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mercoledì 19 marzo 2025

Confagricoltura lancia l'allarme: "Danni ingenti da fauna selvatica, agricoltori in difficoltà"

 Il presidente Venturi: "Le nostre aziende sono in crisi. Necessario un intervento urgente"



Il settore agricolo affronta una crisi sempre più grave a causa dell'incontrollata proliferazione della fauna selvatica. A denunciarlo è Confagricoltura Bologna, che evidenzia i danni significativi subiti dalle aziende agricole del territorio. "Ungulati, fagiani, oche selvatiche, nutrie, lepri, corvi, colombacci e persino i parrocchetti dal collare stanno mettendo a dura prova le coltivazioni, con danni che si intensificano con l'arrivo della primavera", afferma Davide Venturi, presidente dell'associazione.

Secondo Confagricoltura, i terreni appena seminati sono sempre più spesso presi d'assalto da stormi di volatili, rendendo inefficaci gli strumenti di prevenzione attualmente a disposizione degli agricoltori. Particolarmente complessa appare la gestione delle oche selvatiche, che non rientrano tra le specie cacciabili, lasciando gli agricoltori privi di soluzioni efficaci. A questa problematica si aggiunge l'emergenza cinghiali, i cui danni non si limitano ai raccolti ma rappresentano anche un rischio per la sicurezza stradale.

Nel 2024 le richieste di indennizzo per danni da fauna selvatica inoltrate dagli agricoltori bolognesi sono state centinaia. Tuttavia, spiega Venturi, la burocrazia rallenta i risarcimenti e i fondi stanziati non coprono adeguatamente le perdite reali. "Gli agricoltori si trovano a fronteggiare il problema in solitudine, senza strumenti tempestivi ed efficaci. Se non si interviene al più presto, il rischio è la chiusura di molte aziende già provate da altre difficoltà", avverte il presidente di Confagricoltura Bologna.

A preoccupare gli agricoltori non è solo la fauna selvatica, ma anche la crescente presenza del lupo, ormai diffuso non solo nelle aree montane, ma anche in pianura. "La questione non può essere ignorata. Servono piani di gestione adeguati per proteggere le imprese agricole e zootecniche", sottolinea Venturi, che chiede l'apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni per trovare soluzioni efficaci. L'obiettivo è garantire un equilibrio tra la tutela delle aziende agricole e la salvaguardia della biodiversità.

martedì 22 ottobre 2024

Manes Bernardini: "Urgente una revisione della strategia idraulica. Agricoltori in prima linea per la manutenzione del territorio"

 


Manes Bernardini (nella foto) lancia l'allarme sulla necessità di una revisione totale della strategia e delle infrastrutture idrauliche di Bologna e dell'area metropolitana. Alla luce dei cambiamenti climatici, il sistema idraulico attuale non è più in grado di gestire i volumi d’acqua record che si verificano sempre più frequentemente.

Bernardini propone un piano straordinario di investimenti per modernizzare la rete fluviale, che si trova in uno stato di sofferenza, se non di collasso. Denuncia anche la scarsa manutenzione delle aree boschive a monte, che non vengono curate da oltre 50 anni, aggravando la situazione.

Come soluzione immediata, Bernardini suggerisce di coinvolgere il mondo agricolo, definendo gli agricoltori "le prime sentinelle del territorio". Grazie al Decreto Legislativo 18 maggio n. 228/2001, che consente deroghe sulle norme di appalto, è possibile affidare agli agricoltori la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio, come la pulizia di fossati, aree boschive e scoli.

Questa iniziativa, oltre a garantire una gestione più efficiente del territorio, fornirebbe un sostegno diretto al settore agricolo, anch'esso duramente colpito dagli eventi climatici recenti.

lunedì 26 febbraio 2024

Agricoltori in piazza a Bruxelles

 Oggi, lunedì 26 febbraio, in corteo da Stazione Luxembourg a Rue de la Loi.  Alla Commissione UE chiedono alcune semplificazioni 


Coldiretti  informa:


Migliaia di agricoltori della Coldiretti scendono in piazza con una grande mobilitazione per chiedere alle istituzioni europee risposte immediate e strumenti certi per cambiare le regole che minacciano la sopravvivenza del settore, tra norme capestro e regolamenti inadeguati che fanno aumentare i costi a carico delle aziende deprimendo la produzione nazionale a beneficio delle importazioni dall’estero. Presente anche una delegazione di Coldiretti Bologna guidata dalla Presidente provinciale, Valentina Borghi e dal Direttore Marco Allaria Olivieri.

L'appuntamento è fissato per lunedì 26 febbraio, a Bruxelles, in occasione della discussione del Consiglio dei Ministri agricoli dell'Ue sulla semplificazione della Politica Agricola Comune (Pac).

A partire dalle ore 10.00, in concomitanza dei lavori, si terrà la manifestazione organizzata da Coldiretti che partirà dalla Stazione Luxembourg per raggiungere Rue de la Loi, nei pressi della Commissione e del Consiglio europei.

“Nelle proposte avanzate dalla Commissione – spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in merito al pacchetto semplificazione per l'agricoltura che la Commissione UE ha inviato alla presidenza belga dell’UE – abbiamo letto alcune semplificazioni da noi proposte, ma manca completezza e certezza dei dettagli. Si sono, finalmente, accorti di alcuni aspetti su cui intervenire, come ad esempio la condizionalità ambientale e la razionalizzazione dei controlli. Sono positive anche le ipotesi di intervento per i piccoli agricoltori. Però – precisa Prandini – al momento sono solo dichiarazioni: i tempi delle aziende non combaciano con i tempi della burocrazia europea. Noi vogliamo risposte concrete e interventi immediati. Non è più tempo di annunci, serve cambiare le regole che penalizzano l’agricoltura. La posizione di Coldiretti non cambia: lunedì saremo di nuovo a Bruxelles a manifestare in piazza insieme a migliaia di agricoltori per avere tempi e strumenti certi per cambiare le politiche europee che minacciano la sopravvivenza del settore”.

In piazza saranno presenti anche le associazioni di categoria provenienti da diverse parti dell'Unione Europea, tra cui la Spagna (Asaja), il Portogallo (Cap), il Belgio (Fwa), che si uniranno alla Coldiretti per trasformare le proteste in proposte concrete.

venerdì 7 ottobre 2022

Da Aemil Banca finanziamenti agli agricoltori contro il caro energia

 L’Istituto di credito  stanzia 20 milioni di euro per permettere alle aziende agricole emiliane di spalmare i costi energetici del 2021 sui prossimi 10 anni

 

Emil Banca stanzia 20 milioni di euro per tagliare le bollette degli agricoltori. 

 

Il plafond messo in campo dalla Banca di Credito Cooperativo del Gruppo BCC Iccrea servirà per concedere liquidità in tempi rapidi, a basso costo e con la garanzia Ismea, alle aziende alle prese con l’aumento dei costi energetici che così potranno spalmare i costi sostenuti nel 2021, in un periodo molto lungo: 10 anni.  


I finanziamenti, che potranno avere un importo massimo di 35.000, avranno una durata di 120 mesi di cui 24 di preammortamento. 
L’importo del finanziamento, che non potrà superare il 100% dell’ammontare dei costi per energia, carburanti e/o materie prime sostenute dalle aziende durante il 2021, sarà interamente coperto da garanzia statale.

 

“Nel caso arrivi il via libera all’aumento del valore della garanzia statale - ha dichiarato il direttore generale di Emil Banca, Daniele Ravaglia ( nella foto) siamo pronti ad alzare l’importo massimo del finanziamento e, se sarà necessario, anche il plafond dedicato a questo prodotto. Ma il credito, da solo, non basterà per uscire da questa pericolosa crisi. Oltre che di importanti interventi pubblici, le aziende, anche quelle agricole, hano bisogno di innovare - ha concluso - Devono puntare con forza alla sostenibilità e all’implementazione delle più moderne tecniche di risparmio energetico ed idrico. Noi, da diversi anni offriamo gratuitamente alle nostre aziende socie e clienti un percorso, Agrimanager, in collaborazione con la Cooperativa Agri 2000 per portare questi concetti dentro le tante aziende agricole della regione. Lo scorso anno ben 7.000 sono state coinvolte lo scorso anno, e l’edizione che partirà a novembre di quest’anno sarà incentrata proprio su come gestire l’impresa nel tempo dell’incertezza”. 

venerdì 14 gennaio 2022

Dagli agricoltori un grido: " O noi o i cinghiali'

Dario Mingarelli ha raccolto le pressanti e disperate richieste degli agricoltori dell'Appennino e scrive: 

Sono più di 30 anni che la montagna soffre l’assalto degli ungulati. Assalto mai fermato dai piani faunistici della Regione,    dall’Istituto per la Fauna Selvatica, né dai Comuni ( le cui competenze in materia sono limitate), a dispetto degli innumerevoli proclami e sottoscrizioni di impegni che si proponevano di agire in modo da contenere il numero dei ‘vandali’ a quello compatibile con gli spazi ( gli ettari) presenti. Addirittura al di sotto della ‘cosiddetta linea rossa’, quella che delimita la bassa collina dalla montagna, era stata prevista l’eradicazione al fine di difendere l’agricoltura di grande qualità della bassa collina. Gli Unni a quattro zampe sono arrivati invece  da tempo in pianura e vi scorrazzano liberamente. La situazione incontrollata ha creato in montagna problemi molto gravi ed è tale da far temere di essere arrivati a un punto di non ritorno. E’ sfuggita  di mano ai responsabili della gestione della Fauna selvatica. Gli agricoltori sono stremati e sfiduciati. Si trovano nell’impossibilità di arginare i danni che vengono arrecati alle loro coltivazioni ogni anno.


A rendere la loro condizione intollerabile si aggiunge il fatto che i risarcimenti (molto contenuti rispetto ai valori reali dei danni), richiedono una tale iter burocratico da scoraggiare.

Nella incomprensione di coloro che dovrebbero porre mano a interventi risolutivi, molti di loro non riescono a fare domande di risarcimento, tanti altri nemmeno le producono, altri ancora la inoltrano senza avere esito positivo. Siamo comunque nella tragica situazione che, pur spendendo  pubblico denaro per ricompensare ( si fa per dire) il danno,  non si  ottengono risultati. I risarcimenti non soddisfano i danneggiati  e il numero degli ungulati cresce in modo esponenziale senza controllo. La caccia diverte pochi e non risolve la grande natalità e i danni procurati all’agricoltura sono di gran lunga  superiori  ai rimedi.

Non si faccia poi l’elenco delle provvidenze pubbliche, come qualcuno ha fatto: vi si accede per graduatoria e come ogni graduatoria ha delle categorie preferite, come gli spazi in parchi. Molto spesso gli agricoltori sono fuori da questi ambiti areali e finiscono per essere  in posizioni non finanziate delle graduatorie.

I suggerimenti mandati in Regione, e siamo ai tempi in cui esistevano le Comunità Montane, non sono stati nemmeno considerati. Oggi l’Unione degli 11 Comuni della Montagna preferisce inspiegabilmente tacere così che coloro che sono intenzionati a tornare in agricoltura ( e Dio sa quanto sarebbero utili e graditi), vista la situazione,  abbandonano. La popolazione degli ungulati è  quasi pari a quella antropica e l’orda vorace mette  in seria difficoltà  non solo le coltivazioni  ma anche i boschi. Il loro grufolare nel fondo erboso impedisce la ricrescita del ceduo. Purtroppo anche gli incidenti stradali sono diventati numerosi.

Grazie a leggi sbagliate, ora gli ungulati hanno un padrone, non sono più  RES  NULLIUS, ma sono  di proprietà dello Stato che non vuole o non ce la fa a regolare la situazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un immane disastro.

Spero e auspico che l’Unione dei Comuni dell’Appennino si svegli e pretenda una risposta esauriente dai politici e dai responsabili della gestione della fauna appenninica.

mercoledì 17 novembre 2021

Cinghiali e caccia: La Regione apre alla 'autodifesa' degli agricoltori

Il presidente di Coldiretti Nicola Bertinelli: "Accolte le nostre richieste".


Dubbio invia e chiede la pubblicazione di questo articolo di Bologna Today

 

Gli agricoltori dell'Emilia-Romagna potranno difendersi autonomamente dai cinghiali: nel nuovo piano faunistico-venatorio che verrà discusso a breve in giunta regionale ci sono infatti "novità che rappresentano un risultato importantissimo per il bene degli imprenditori agricoli e per tutta la cittadinanza", dice Nicola Bertinelli, presidente regionale di Coldiretti, uscendo dalla riunione del tavolo presieduto dall'assessore Alessio Mammi.

E' in questa riunione, infatti, che è stata presentata la bozza del piano di controllo del cinghiale e lì viene accolta ‘buona parte delle richieste di Coldiretti riguardo le possibilità di autodifesa da parte degli agricoltori’. Cioè quello che avevamo chiesto a gran voce in occasione della manifestazione dello scorso 8 luglio- prosegue Bertinelli- e ora, in una bozza che ha già ricevuto l'ok dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), si legge che gli agricoltori posso provvedere all'autodifesa dai cinghiali nella loro proprietà o direttamente o, se non provvisti di licenza di caccia, coadiuvati da dipendenti e persone di loro fiducia".

Coldiretti Emilia Romagna esprime soddisfazione anche per i provvedimenti che, tenendo conto delle più recenti disposizioni emanate dal Consiglio di Stato riguardo i coadiutori, prevedono che l'elenco di questi possa essere fornito ogni cinque anni e che, per la prima volta in assoluto, le carni dei cinghiali abbattuti restino di proprietà del titolare dell'azienda.

"Un provvedimento per il quale ci siamo battuti e che la Regione ha recepito -conclude il direttore regionale di Coldiretti Marco Allaria Olivier- e che va nella direzione di garantire maggiormente la difese delle nostre produzioni. Uno strumento più concreto per il contenimento di questi selvatici che tanti danni hanno causato alle aziende agricole, ma hanno creato e creano anche tanti pericoli per i cittadini".

martedì 6 luglio 2021

Gli agricoltori si mobilitano contro i cinghiali: giovedì 8 luglio saranno in piazza a Montecitorio e in tutta Italia per protesta



La Coldiretti informa:

 

Non è mai stato così alto l’allarme per l’invasione di cinghiali in Italia che con l’emergenza Covid hanno trovato campo libero in spazi rurali e urbani, spingendosi sempre più vicini ad abitazioni e scuole fino ai parchi dove giocano i bambini. Gli animali selvatici distruggono produzioni alimentari, sterminano raccolti, assediano campi, causano incidenti stradali con morti e feriti e si spingono fino all’interno dei centri urbani dove razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone #bastacinghiali.

Una situazione che ha ormai oltrepassato il limite di guardia con gli agricoltori esasperati che giovedì 8 luglio dalle 9  a Roma in piazza Montecitorio scatenano la più grande protesta mai realizzata prima nella Capitale e con le mobilitazioni in tutte le Regioni, da Milano a Napoli, da Torino a Bologna, da Palermo a Cagliari, con il coinvolgimento di decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pastori e cittadini e le dolorose testimonianze di chi è stato personalmente colpito ed ha paura per l’incolumità della propria famiglia.

Saranno presenti insieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini rappresentanti delle istituzioni e della politica a livello nazionale.

Per l’occasione sarà diffuso l’esclusivo Dossier Coldiretti su “Covid e l’assedio dei cinghiali in Italia”, sui rischi per la sicurezza, l’ambiente e la salute e le proposte concrete per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole e la tranquillità dei cittadini.

 

giovedì 24 giugno 2021

Giornate di fuoco nelle campagne: irrigazioni indispensabili e boom di costi per gli agricoltori.

A rischio le produzioni su terreni non irrigui. I cambiamenti climatici  chiedono di accelerare e rendere irrigui i terreni coltivati a seminativo, persino i vigneti e gli oliveti”  

 


di Barbara Bertuzzi 

 

Il clima torrido sta complicando lo svolgimento delle attività agricole nelle campagne. Tutte le colture emiliano-romagnole soffrono del repentino passaggio da una primavera fresca a un’estate di fuoco. «Mais, soia, pomodoro da industria, patate, orticole, viti e alberi da frutto necessitano di un apporto idrico costante per via di temperature elevate sia nelle ore diurne ma soprattutto in quelle notturne, accompagnate spesso da vento caldo. Le irrigazioni sono indispensabili nella fase di allegagione come pure nella fase di crescita del frutto. Ciò implica un aumento di costi per la distribuzione della risorsa idrica a scopo irriguo e per la gestione e manutenzione degli impianti - osserva Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - un aggravio di spese sempre maggiore per l’agricoltore a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. Bisogna inoltre effettuare irrigazioni non abbondanti per evitare il rischio di una diffusione di patologie fungine scatenate da alti livelli di umidità e ristagni d’acqua».

 

L’emergenza idrica non ha risparmiato neppure i frutticoltori colpiti dalle gelate di aprile, che nonostante la scarsa o nulla produzione devono continuare a dare acqua alle piante per non compromettere l’intero impianto frutticolo.  

 

«Attenzionare e garantire la disponibilità di risorsa idrica, in particolare nelle aree servite dagli affluenti appenninici del Po. Il climate change ci chiede di accelerare e rendere irrigui i terreni coltivati a seminativo, persino i vigneti e gli oliveti», conclude il presidente regionale di Confagricoltura.

 

domenica 14 febbraio 2021

Incontro dei 'Distretti Biologici dell'Appennino bolognese

Riceviamo: 

Giovedì 25 febbraio , dalle 10, si terrà un incontro aperto online, a cura del Comitato Promotore del Distretto Biologico dell’Appennino Bolognese e dal GAL Appennino Bolognese, con agricoltori, trasformatori di prodotti agricoli, diffusori e promotori di produzioni biologiche e riconversione agro-ecologica dell’Appennino Bolognese.


E’ necessaria la preiscrizione all'evento compilando il seguente modulo entro il prossimo 23 febbraio > bit.ly/GALForm

                                                                                

venerdì 28 agosto 2020

Pomodoro da industria, via libera agli indennizzi per gli agricoltori danneggiati

Confagricoltura E. Romagna: «Vogliamo dire “grazie” a Mipaaf e Regione per l’intervento risolutivo. Bene l’OI Pomodoro da industria del Nord Italia e le Op che hanno serrato le fila a sostegno delle imprese produttrici»
 
di Barbara Bertuzzi 

«È durante la tempesta che conosciamo il navigatore – dichiara, parafrasando le parole di Seneca, il presidente dei produttori di pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna, Giovanni Lambertini -. Vogliamo dire “grazie” al Ministero delle Politiche Agricole e all’Assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, in visita stamane alla filiera del pomodoro nel Parmense, per l’intervento tempestivo e risolutivo: l’ok sugli indennizzi agli agricoltori danneggiati dalle anomalie del clima. Il nostro plauso va anche all’OI Pomodoro da industria del Nord Italia e alle Organizzazioni di produttori (Op), che hanno serrato le fila a sostegno delle imprese produttrici».
 
Il Mipaaf ha infatti autorizzato le Op ortofrutticole ad attivare, su richiesta, l’intervento di ‘mancata raccolta’ del pomodoro da industria nell’ambito della Misura 6 dei programmi operativi “prevenzione e gestione delle crisi di mercato”. La procedura è partita, adesso le Op potranno presentare alla Regione la modifica del proprio programma operativo e comunicarlo all’organismo pagatore.
 
Una risposta veloce, che accoglie le richieste di Confagricoltura, soprattutto per l’Emilia Romagna dove sono oltre 25.300 gli ettari coltivati su un totale complessivo di 37.071 nel bacino del Nord Italia, che include anche Lombardia, Piemonte, Veneto. Qui il caldo eccessivo ha favorito la maturazione in contemporanea delle bacche, rendendo complicato, talora impossibile, il ritiro del pomodoro pronto per la raccolta da parte delle industrie, già operanti al massimo della propria capacità produttiva.
 
«La catena del valore ha lavorato bene e unita: nessuna programmazione produttiva può vincere le pazzie del clima». Lambertini tiene a sottolineare, in particolare, «l’impegno profuso dalla parte industriale per limitare l’impatto di questa “tempesta perfetta”. Un’annata difficile fin dalla messa a dimora delle nuove piantine, lo scorso marzo, in pieno lockdown, e poi - conclude il produttore piacentino - è proseguita così, tra le avversità meteo e con l’handicap di due stabilimenti attivi in meno, rispetto alla campagna precedente, in grado di soddisfare le richieste di ritiro e trasformazione».

domenica 12 gennaio 2020

Confagricoltura Bologna: "La gestione dei cinghiali nelle aree limitrofe alla città di Bologna richiede collaborazioni. Gli agricoltori 'ci sono "'.

di Barbara Bertuzzi

«È giunto il momento di attuare un reale e costante coordinamento tra i vari soggetti preposti alla gestione del problema “cinghiale” nel territorio limitrofo alla città di Bologna, che comprende anche il Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa. E' necessario che Ente Parco, ATC e aziende private collaborino attivamente e mettano in campo azioni concertate e sinergiche. Il mondo agricolo ha le competenze necessarie per svolgere questo ruolo di coordinamento affinché si possa raggiungere, senza se e senza ma, quella tanto agognata riduzione numerica che tutti noi, da anni, richiediamo». È la replica di Confagricoltura Bologna alla nota diffusa dall’Ente Parco dei Gessi, con dati aggiornati relativi agli abbattimenti e al controllo del numero dei capi. Che riprende le parole del presidente, Gabriele Minghetti, quando afferma che “si sarebbe potuto fare e ottenere ben di più; si tratta di prendere atto del fatto che se lo si vuole davvero, il problema può essere affrontato e risolto in tempi contenuti, attraverso il lavoro convinto e condiviso di tutti i soggetti coinvolti”.
«Accogliamo positivamente - prosegue Confagricoltura Bologna - la notizia della possibile inversione di tendenza sul numero di capi, che fa ben sperare sulla riduzione della presenza del cinghiale nel territorio del Parco. È la prima volta che accade dopo anni, anche se temiamo che qualche motivo sia da ricercare nell’eccesso di burocrazia per la segnalazione dei danni. Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno stavolta».
Peraltro, come sottolineato dal presidente delle comunità del Parco, “se in tutte le aree esterne al Parco dei Gessi Bolognesi si fosse messa in atto la stessa pressione di prelievo esercitata nell'area protetta, sarebbero stati abbattuti 6.350 capi in più, a tutto vantaggio del raggiungimento dell'obiettivo da tutti condiviso".
Il riferimento va al Piano straordinario fortemente voluto dal mondo agricolo e varato dalla Regione nella primavera 2018 per ridurre il numero di cinghiali nel territorio limitrofo alla città di Bologna, che comprende anche il Parco dei Gessi. I cinghiali, da oltre dieci anni, sono diventati una calamità per agricoltori, cittadini, automobilisti e tutela della biodiversità.


lunedì 16 dicembre 2019

Una mano agli agricoltori colpiti dalla cimice asiatica

Venti milioni di euro di finanziamenti agevolati per le aziende della Regione associate a Cia e Confagricoltura

di Filippo Benni

Credito in tempi rapidi e a basso costo per permettere alle aziende agricole di risollevarsi dopo un’annata rovinata dalla cimice asiatica. Grazie all’impegno del credito cooperativo e delle associazioni di categoria, le aziende agricole della regione avranno fino a cinque anni di tempo per recuperare i maggiori costi sostenuti o il mancato guadagno maturato la scorsa estate.


Emil Banca, La Bcc, Confagricoltura e Cia dell’Emilia-Romagna hanno infatti firmato un accordo per permettere alle aziende agricole di ottenere liquidità a costi calmierati, con una durata che può arrivare fino a 60 mesi, attraverso un prodotto che permette di rinviare all’anno prossimo la restituzione del prestito che potrà arrivare fino al 100 per cento dei danni subiti. E per la valutazione dei danni o del mancato guadagno da perdita del raccolto basterà una semplice autocertificazione dell’azienda agricola convalidata da una delle due associazioni di categoria.

Nello specifico, il prodotto prevede finanziamenti a tassi calmierati di un importo massimo di 500 mila euro e di durata fino a 60 mesi con la possibilità di attivare un pre-ammortamento di sei mesi ad un tasso decisamente inferiore a quello previsto dal mercato.

Il finanziamento, che sarà erogato in tempi rapidissimi, potrà essere richiesto a copertura dei danni subiti in termini di minori ricavi e/o maggiori costi a seguito dell’attacco della cimice asiatica o di altre patologie della frutta subite durante il 2019.

L’importo massimo finanziabile è pari al 100% del mancato reddito e dei maggiori costi per la cui valutazione basterà una semplice autocertificazione dell’azienda agricola convalidata dall’associazione di categoria della provincia in cui l’azienda è attiva.

Potranno accedere ai finanziamenti tutte le aziende agricole associate a Confagricoltura o alla Cia della provincie di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ferrara e Mantova, Ravenna, Forlì-Cesena.

 Daniele Ravaglia (direttore generale Emil Banca), Cristiano Fini (presidente regionale Cia) e Guido Zama (direttore regionale confagricoltura)


mercoledì 18 settembre 2019

La Cimice asiatica porta in piazza gli agricoltori Emiliano Romagnoli

Confagricoltura, 'comparto sta perdendo i suoi pezzi migliori'



"Il comparto ortofrutticolo dell'Emilia-Romagna sta perdendo i suoi pezzi migliori, non è accettabile". È il grido di protesta che si è levato oggi dai presidi davanti a diverse prefetture della regione di agricoltori, alcuni alla guida del proprio trattore, e sindacati del settore per denunciare la crisi dell'ortofrutta e i danni provocati dalla cimice asiatica. Presidi si sono svolti in diverse piazze, da Ferrara a Bologna, Modena, Ravenna, Forlì-Cesena.
"È l'epilogo di un'annata in cui tutto è andato storto - spiega Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, in corteo a Ferrara - Il danno da cimice è stimato in circa 200 milioni di euro, su una produzione lorda vendibile ortofrutticola di 1.151 miliardi di euro, pari al 25%" di quella agricola della regione. "Poi la crisi dei prezzi ha fatto il resto, riducendo all'osso il reddito d'impresa". A Bologna una delegazione ha incontrato il prefetto Patrizia Impresa dopo la riunione di ieri con i rappresentanti di Coldiretti.

lunedì 15 luglio 2019

Lupi e orsi fanno strage negli allevamenti, agricoltori in piazza

Coldiretti sollecita:

Agricoltori in piazza contro la quotidiana strage di animali allevati da pare di lupi ed orsi ma anche contro i continuì attacchi degli animali selvatici che distruggono le colture. La protesta delle imprese agricole della Coldiretti è partita dal Trentino Alto Adige dove un migliaio di aziende ha manifestato a Trento, in piazza Dante per protestare contro i gravi danni causati dai grandi predatori alle attività di montagna con rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone. Simbolo della manifestazione in piazza con allevatori e agricoltori la capretta “Cappuccettorosso” scampata all’assalto dei lupi #stoconcappuccettorosso.
Una situazione fuori controllo per la quale le misure ordinarie non bastano più e la resistenza di chi lavora e vive sul territorio è ormai al limite considerato che nel solo territorio del Trentino ci sono quasi 70 orsi fra cui il pericoloso M49 che negli ultimi quattro mesi del 2019 è stato protagonista di 16 tentativi di intrusione in zone abitate e 13 uccisioni di animali da allevamento. Ma in circolazione ci sono poi 7 branchi di lupi o ibridi che mettono a rischio anche l’integrità genetica della specie.
Agli animali uccisi si aggiungono i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti negli animali sopravvissuti.
Negli ultimi anni si è reso necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. La resistenza degli agricoltori è al limite è urgente trovare nuove modalità di azione all’interno dei piani di governo della fauna selvatica che permettano di organizzare in maniera più efficace un sistema di gestione di questi animali predatori, che non sono più specie in via di estinzione.
Sono necessarie misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni che minacciano anche le città. La Coldiretti ha chiesto che il problema dei predatori sia affrontato ai massimi livelli in un vertice con il Ministero dell’Ambiente e con il Presidente della Regione per stabilire le misure da adottare a tutela delle comunità montane.
Ma l’allarme non riguarda solo le montagne e l’orso. Le incursioni ormai quotidiane di lupi e cinghiali interessano praticamente tutte le regioni italiane, dalla Toscana al Lazio, dalla Puglia alle Marche, dall’Umbria alla Sardegna, dove i danni ormai non si contano più, mettendo a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole. Tale situazione si somma ai problemi di sovrappopolamento di numerose altre specie selvatiche, dai cinghiali ai caprioli fino alle nutrie che si moltiplicano in una situazione di assoluta mancanza di adeguate misure di programmazione necessaria per evitare il conflitto con il lavoro agricolo.Un tema denunciato dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini anche al Villaggio di Milano, “incassando” l’impegno del vicepremier Matteo Salvini per la tutela delle stalle italiane, a partire dai danni provocati dalla fauna selvatica perché “orsi e cinghiali non possono essere più importanti delle vacche e pecore”.
Gli animali selvatici che distruggono i raccolti, sterminano gli animali, causano incidenti stradali per un totale di danni nei campi che in Italia raggiunge i 100 milioni di euro, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche delle vittime.

lunedì 27 maggio 2019

Rivolta dei cacciatori di cinghiale, replica di Confagricoltura Bologna

«I ricatti sono inaccettabili. Pure il calendario degli anni passati prevedeva la caccia di selezione al cinghiale per 11 mesi l’anno. Perché solo ora parte la rivolta? I promotori della manifestazione hanno avuto due anni di tempo per presentare osservazioni lungo tutto l’iter di approvazione del nuovo Piano Faunistico»

Riceviamo: 

«La caccia di selezione al cinghiale, per 11 mesi l’anno, era prevista anche nella normativa degli anni passati, prima dell’entrata in vigore del nuovo Piano Faunistico. I ricatti sono inaccettabili». È dura la replica del presidente di Confagricoltura Bologna, Guglielmo Garagnani, ai cacciatori di cinghiale dell’Appennino che hanno annunciato lo stop dell’attività di selezione come protesta contro le nuove norme della Regione.

«La scelta fatta dalla Regione Emilia-Romagna di includere, all’interno del nuovo Piano Faunistico, maggiori tutele per le aziende agricole - continua il presidente di Confagricoltura Bologna – è frutto delle istanze presentate dalle nostre rappresentanze sindacali, proprio per contrastare e dare una soluzione fattiva all’annoso problema dei danni a colture e allevamenti arrecati dalla presenza eccessiva di capi sul territorio».

Inoltre, Confagricoltura Bologna ricorda ai promotori della protesta che «il Piano Faunistico è stato in gestazione due anni e l’oggetto della rivolta non è una novità dell’ultima ora».

«Tutti hanno avuto la possibilità di manifestare il proprio punto di vista piuttosto che presentare osservazioni scritte lungo l’iter biennale che ha portato all’approvazione del documento. Perché solo ora parte la rivolta? Diciamo no a qualsiasi forma di manifestazione pretestuosa, soprattutto se promossa da chi per anni ha fatto il bello e il brutto tempo, anche sulla pelle degli agricoltori. Con rammarico, prendiamo atto dell’ennesimo fallimento dell’ATC BO3 in merito alla gestione del fenomeno ungulati, oramai fuori controllo, e al silenzio assordante delle associazioni venatorie», è la chiosa del presidente Garagnani.

martedì 27 novembre 2018

Lupi in montagna: “Quali sono le tutele per gli allevatori”?

Bignami - Evangelisti. “La presenza dei lupi scoraggia agricoltori e allevatori. Serve davvero una politica per la tutela della montagna”

L’attacco da parte di un branco di cinque o sei lupi, ai danni delle capre di un’azienda agricola di Gaggio Montano, è un episodio che deve essere guardato con grande preoccupazione. 
L’attacco infatti è avvenuto in pieno giorno ed effettivamente si è assistito, negli ultimi anni, a un mutamento nel comportamento dei lupi che ormai non fanno fatica ad avvicinarsi anche in zone dove la presenza dell’uomo dovrebbe fare da deterrente. Pertanto, sono perfettamente condivisibili i timori e le paure dei titolari dell’azienda che non solo chiedono più attenzione per la montagna, ma mettono anche in evidenza come molte persone abbiano paura, ormai, di girare nei boschi”.
A parlare sono Galeazzo Bignami, deputato di Forza Italia, e Marta Evangelisti, consigliere metropolitano di Uniti per l’Alternativa, che presenteranno, nelle sedi di competenza, due interrogazioni su quanto accaduto a Gaggio Montano. Analoga interrogazione sarà presentata anche in Regione dal Gruppo Forza Italia.
Purtroppo non sono casi isolati, sono diversi gli episodi di questo tipo verificatisi negli ultimi anni – proseguono -. Fermo restando che il lupo è una specie protetta, è altrettanto indubbio che la politica debba seriamente intervenire per garantire l’equilibrio e la coesistenza, in particolare nelle aree montane dove si rischia davvero lo spopolamento. Agricoltori e allevatori sono scoraggiati, non viene loro garantita la tempestività del risarcimento, a volte i risarcimenti stessi non sono adeguati e sufficienti e non si può sempre invocare la carenza di risorse. Se davvero si vuole valorizzare e promuovere la montagna, che rappresenta gran parte del nostro territorio nazionale, si abbia davvero il coraggio di mettere in campo politiche a tutela di chi la montagna la vive e la fa prosperare, agricoltori e allevatori che troppo spesso vengono fatti passare in secondo piano a causa di politiche fintamente ambientaliste che finiscono solo per provocare l’abbandono di questi territori”.

venerdì 13 aprile 2018

Otto agricoltori schiacciati dal trattore in pochi giorni.


di Carlo Soricelli
curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. Salvate la vita agli agricoltori: informali che in questo momento guidare un trattore è un pericolo mortale, il terreno è infido.
Altri due agricoltori ieri 11 aprile hanno perso la vita schiacciati dal trattore che guidavano. Otto negli ultimi 4 giorni. Come non indignarsi?
Ho lanciato inutilmente l’allarme alla fine di marzo. Molti sono anziani, ma tanti anche giovani. Ho chiesto ai governi che si sono succeduti di fare almeno una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. A febbraio 2014, pochi giorni dopo l’insediamento del governo Renzi, ho mandato al premier , a Martina e a Poletti una mail dove scrivevo che il governo sarebbe stato giudicato da quello che avrebbe fatto. Li pregavo di fare qualcosa. Una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo e di mettere a disposizione fondi per la messa in sicurezza dei mezzi. Niente. Ne sono morti nell’ultima legislatura oltre 650 in questo modo atroce e 1400 da quando ho aperto l’Osservatorio il 1° gennaio 2008. Ma l’aspetto più inquietante e più atroce è che, per l’ennesima volta, la primavera scorsa hanno rinviato una legge europea del 2003 che obbligherebbe chi guida questo mezzo a sottoporsi a un esame per avere un patentino d’idoneità alla guida. Come permettere che guidi un mezzo così pericoloso un 87enne, come il Morto di ieri di Cesena? Che dire? Mi fermo qui, sono solo un metalmeccanico che con lavoro volontario ha deciso dopo la tragedia della Thyssenkrupp di fare qualcosa per i lavoratori del Paese: un Osservatorio Indipendente, privo di interessi economici e politici che monitora i morti sul lavoro. Sono una formica che si batte contro il potere cieco e sordo, ma sono tenace e continuerò a denunciare queste autentiche barbarie. Le Istituzioni sono anche mie, lo Stato sono anch’io e i Governi del paese non possono stare sempre dalla parte dei potenti e delle lobby. Siamo in questo momento a 180 morti complessivi sui luoghi di lavoro, ma almeno altrettanti sono morti sulle strade e in itinere. Il 1° Maggio in segno di solidarietà porta il lutto al braccio.

sabato 18 novembre 2017

Gli agricoltori festeggiano la GIORNATA PROVINCIALE DEL RINGRAZIAMENTO a Crevalcore.


Coldiretti informa:  

Domani, domenica 19 novembre, Coldiretti Bologna celebra la Giornata provinciale del Ringraziamento, il tradizionale appuntamento in cui gli agricoltori ringraziano il Signore per i doni della terra.


La Giornata quest’anno si svolgerà a Crevalcore, a cinque anni dal disastroso terremoto dell’Emilia che nel 2012 colpì pesantemente la zona nord-ovest della provincia. 

Poiché la chiesa principale di Crevalcore è ancora inagibile, la S. Messa sarà celebrata alle 10 nella chiesa provvisoria “Beata Vergine dei Poveri” nel piazzale del parco Nord dove Coldiretti porterà, in sostituzione di quello lesionato dal sisma, un campanile mobile su cui l’associazione Campanari di San Matteo della Decina eseguirà sonate nell’arco della giornata.

 
PROGRAMMA della GIORNATA

Alle 10, S. Messa presso la Chiesa provvisoria “Beata Vergine dei Poveri”, piazzale Parco Nord
Alle 11.30,  Benedizione della macchine agricole, via Cavour.

In via Matteotti e via Roma:
dalle 9 alle 18 
-    mercato aziende agricole: vendita dei prodotti tipicio
-    Mostra di macchine agricole.
-    Zucchero filato 100% italiano, a cura dei soci di Coprob.
-    Mostra degli animali da fattoria
-   Campane in concerto
     dell’Associazione di San Matteo della Decima.


sabato 12 agosto 2017

Sempre 'meno logico' il mercato della frutta. Coldiretti: “ Salgono i prezzi al dettaglio, ma diminuiscono del 40% quelli nei campi. I centesimi dati agli agricoltori diventano euro per i consumatori”.


COLDIRETTI DENUNCIA:

Aumentano sopra la media i prezzi al dettaglio della frutta (+1,8%) e dei vegetali freschi (+1,9%) rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma nelle campagne è crisi con le quotazioni che non coprono i costi di produzione e fanno chiudere le aziende. I prezzi nelle campagne sono in calo dal 20% per le pesche al 34% per i cocomeri, dal 44% per i meloni al 45% per i cavolfiori secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati Ismea.
La situazione è drammatica con la forbice dei prezzi tra produzione e consumo che si è allargata in una situazione in cui – sottolinea la Coldiretti - l’agricoltura deve fare i conti con i gravi danni provocati dal caldo e dalla siccità. I prezzi della frutta aumentano di 3-4 volte dal campo alla tavola con i centesimi pagati agli agricoltori che diventano euro per i consumatori . Proprio nel momento in cui si assiste ad un aumento della domanda per fronteggiare il grande caldo, pratiche commerciali sleali lungo la filiera stanno provocando situazioni di crisi diffuse per i coltivatori di frutta estiva – sottolinea la Coldiretti – che chiede interventi per prevenire e perseguire tali pratiche. Occorre – continua l'associazione agricola - estendere al più presto l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della frutta trasformata in conserve e succhi per evitare che venga spacciata come Made in Italy quella importata dall’estero, ed aumentare i controlli sull’ortofrutta fresca di importazione, spesso etichettata e venduta per nazionale . Serve un impegno di filiera per salvare il frutteto italiano che – conclude la Coldiretti - si è ridotto di un terzo (-33 per cento) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante con il rischio di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.