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martedì 28 gennaio 2020

Fondi per l'agricoltura. Soddisfazione di Confagricoltura


Soddisfazione di Confagricoltura Emilia Romagna per lo stanziamento da parte di via Aldo Moro di nuovi fondi statali, 21,2 milioni di euro, da destinare all’agricoltura. Richiesto maggior impegno a sostegno delle aziende frutticole emiliano romagnole contro cimice asiatica e crisi dei prezzi

Riceviamo:

Plauso di Confagricoltura Emilia Romagna per lo stanziamento da parte di via Aldo Moro di nuovi fondi statali, 21,2 milioni di euro per l’esattezza, da destinare all’agricoltura con priorità alla filiera lattiero-casearia, ai giovani imprenditori, al comparto saccarifero e alla sicurezza delle imprese. Tuttavia, è stato richiesto dall’organizzazione degli imprenditori agricoli maggior impegno a sostegno delle aziende frutticole emiliano romagnole, danneggiate da cimice asiatica e crisi dei prezzi. «Desideriamo esprimere un ringraziamento speciale alla Regione Emilia-Romagna per aver accolto le nostre richieste, canalizzando i fondi statali in arrivo verso quei comparti in difficoltà, in particolare verso i progetti della filiera latte che erano rimasti esclusi dal finanziamento nell’ambito della programmazione del Piano di sviluppo rurale - ha dichiarato Alberto Mazzoni, vice-presidente di Confagricoltura Emilia Romagna a margine dell’incontro di oggi, in Regione, tra il ministro del Mipaaf, Teresa Bellanova, il governatore uscente Stefano Bonaccini e l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli -. Il risultato è frutto anche dell’azione sindacale svolta da Confagricoltura Emilia Romagna ed è una risposta concreta alle imprese che negli ultimi anni si sono fatte carico di investimenti aziendali importanti per mantenere alti gli standard quali-quantitativi della produzione».
«Apprendiamo con soddisfazione che è uscita anche la bozza di modifica del Regolamento comunitario n. 1308 sull’OCM Ortofrutta, che contiene le richieste avanzate all’Ue dalla Regione - in accordo con le associazioni agricole -, per affrontare il tema della cimice asiatica. Il Ministro Bellanova ci ha inoltre rassicurato che verranno stanziate risorse aggiuntive dall’Ue. Dalla Giunta regionale invece è stato dato il via libera, in settimana, alla delibera di delimitazione delle aree danneggiate che include lo sgravio contributivo per i lavoratori. Infine prendiamo atto della decisione dell’Abi di sospendere le rate dei mutui per 12 mesi alle aziende colpite, che è perlomeno un punto di partenza (gli agricoltori avevano infatti chiesto il blocco per 24 mesi). Siamo fiduciosi e invitiamo le Istituzioni a non abbassare la guardia, dando un reale sostegno all’agricoltura e all’agroalimentare dell’Emilia Romagna, modello di eccellenza dell’economia nazionale», ha concluso il vice-presidente di Confagricoltura Emilia Romagna.

«Apprendiamo con soddisfazione che è uscita anche la bozza di modifica del Regolamento comunitario n. 1308 sull’OCM Ortofrutta, che contiene le richieste avanzate all’Ue dalla Regione - in accordo con le associazioni agricole -, per affrontare il tema della cimice asiatica. Il Ministro Bellanova ci ha inoltre rassicurato che verranno stanziate
risorse aggiuntive dall’Ue. Dalla Giunta regionale invece è stato dato il via libera, in settimana, alla delibera di delimitazione delle aree danneggiate che include lo sgravio contributivo per i lavoratori. Infine prendiamo atto della decisione dell’Abi di sospendere le rate dei mutui per 12 mesi alle aziende colpite, che è perlomeno un punto di partenza
(gli agricoltori avevano infatti chiesto il blocco per 24 mesi). Siamo fiduciosi e invitiamo le Istituzioni a non abbassare la guardia, dando un reale sostegno all’agricoltura e all’agroalimentare dell’Emilia Romagna, modello di eccellenza dell’economia nazionale», ha concluso il vice- presidente di Confagricoltura Emilia Romagna.

domenica 12 gennaio 2020

Confagricoltura Bologna: "La gestione dei cinghiali nelle aree limitrofe alla città di Bologna richiede collaborazioni. Gli agricoltori 'ci sono "'.

di Barbara Bertuzzi

«È giunto il momento di attuare un reale e costante coordinamento tra i vari soggetti preposti alla gestione del problema “cinghiale” nel territorio limitrofo alla città di Bologna, che comprende anche il Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa. E' necessario che Ente Parco, ATC e aziende private collaborino attivamente e mettano in campo azioni concertate e sinergiche. Il mondo agricolo ha le competenze necessarie per svolgere questo ruolo di coordinamento affinché si possa raggiungere, senza se e senza ma, quella tanto agognata riduzione numerica che tutti noi, da anni, richiediamo». È la replica di Confagricoltura Bologna alla nota diffusa dall’Ente Parco dei Gessi, con dati aggiornati relativi agli abbattimenti e al controllo del numero dei capi. Che riprende le parole del presidente, Gabriele Minghetti, quando afferma che “si sarebbe potuto fare e ottenere ben di più; si tratta di prendere atto del fatto che se lo si vuole davvero, il problema può essere affrontato e risolto in tempi contenuti, attraverso il lavoro convinto e condiviso di tutti i soggetti coinvolti”.
«Accogliamo positivamente - prosegue Confagricoltura Bologna - la notizia della possibile inversione di tendenza sul numero di capi, che fa ben sperare sulla riduzione della presenza del cinghiale nel territorio del Parco. È la prima volta che accade dopo anni, anche se temiamo che qualche motivo sia da ricercare nell’eccesso di burocrazia per la segnalazione dei danni. Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno stavolta».
Peraltro, come sottolineato dal presidente delle comunità del Parco, “se in tutte le aree esterne al Parco dei Gessi Bolognesi si fosse messa in atto la stessa pressione di prelievo esercitata nell'area protetta, sarebbero stati abbattuti 6.350 capi in più, a tutto vantaggio del raggiungimento dell'obiettivo da tutti condiviso".
Il riferimento va al Piano straordinario fortemente voluto dal mondo agricolo e varato dalla Regione nella primavera 2018 per ridurre il numero di cinghiali nel territorio limitrofo alla città di Bologna, che comprende anche il Parco dei Gessi. I cinghiali, da oltre dieci anni, sono diventati una calamità per agricoltori, cittadini, automobilisti e tutela della biodiversità.


sabato 14 dicembre 2019

Confagricoltura Bologna sarà presente all’incontro visto l’importanza della castanicoltura nel comparto agroforestale nella provincia

Si chiama “Gnomoniopsis” la nuova minaccia per i castagneti: un convegno a Vergato per parlare di questo fungo

di Claudio Cervellati
335/17.37.302

Lunedì prossimo, 16 dicembre, alle 10, si terrà a Vergato, presso la sede dell’Unione dell’Appennino bolognese in via Berlinguer 301, il convegno “Le problematiche fitosanitarie del Castagno”.
Un incontro per fare il punto sulle strategie per contrastare vecchi nemici dei castagneti come il cinipide e bacato e minacce più recenti come quelle del fungo che fa marcire le castagne.
Si affronterà principalmente la nuova emergenza fitosanitaria, quella della “Gnomoniopsis castaneae”, grazie alle relazioni del funzionari del servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna.

La Gnomoniopsis castaneae è un fungo ascomicete che provoca una malattia delle castagne chiamata marciume gessoso (o marciume bruno). La malattia non è nuova in Italia e tanto meno in Emilia-Romagna. Le prime segnalazioni risalgono infatti al 2005 in Piemonte. Successivamente è stata rinvenuta in Campania, Lazio, Emilia-Romagna e in altre aree castanicole italiane. La malattia è nota anche in Francia, Svizzera, Grecia, Spagna, Slovenia e Regno Unito. Negli ultimi anni però ha avuto una recrudescenza con conseguenti gravi perdite alle produzioni. I danni si possono avere al momento della raccolta così come successivamente, durante la conservazione.

Esternamente le castagne colpite non mostrano alcuna anomalia ma appaiono morbide al tatto; possono essere infatti contaminate internamente dal fungo già al momento della raccolta. I sintomi del marciume gessoso sono rilevabili solo all’interno dei frutti raccolti: il colore vira al bruno e la polpa infetta risulta molle e spugnosa. Con il progredire dei sintomi il frutto diventa duro, bianco e gessoso fino a dare alle castagne un aspetto mummificato, oltre che un sapore sgradevole per cui non sono più commercializzabili. Sono in corso studi sulla biologia del fungo, visto che purtroppo i trattamenti fungicidi non sono applicabili perché la colonizzazione dei tessuti avviene dall’interno, con vento, insetti e piogge che favoriscono la diffusione del patogeno. Però ci sono delle strategie da adottare: la rimozione dei vecchi ricci da terra, visto che possono ospitare il fungo per una stagione intera e da qui permettergli di diffondersi; la raccolta tempestiva del prodotto, specie in periodi umidi e piovosi che favoriscono la diffusione del fungo; il congelamento dei frutti raccolti per inibire la crescita del fungo. Di questo e di molto altro ancora si parlerà nel corso del convegno.
 
Dopo l’introduzione di Emilio Pedone, responsabile dell’area tecnica dell’Unione dell’Appennino bolognese, il tema sarà affrontato alle 10,15 da Carla Montuschi. Sarà inoltre proposto un strumento utile alla conoscenza della malattia, un questionario su Gnomognopsis a cura di Giovanni Benedettini e Federica Migliorini.

Alle 11,15 Massimo Bariselli affronterà il problema piuttosto ancora attuale di cinipide e bacato. La mattinata di studi sarà conclusa alle 11,45 da Giorgio Maresi del Centro trasferimento tecnologico, Fondazione Edmund Mach, che parlerà dell’ecosistema castagneto in un mondo che cambia.



lunedì 25 novembre 2019

Appello alle forze politiche di APE Bologna - Confedilizia, Confagricoltura Bologna, e F.I.A.I.P. Bologna


Riceviamo:

In merito alla norma inserita nella Legge di Bilancio che offre la possibilità ai comuni di riscuotere direttamente i loro tributi (in particolare IMU, TASI E TARI) e di utilizzare gli stessi metodi e strumenti che usa l’Agenzia delle Entrate, misure finalizzate a velocizzare il recupero delle imposte, attraverso la possibilità di richiedere il pignoramento del conto corrente, trascrivere ipoteca, o procedere al fermo amministrativo dell’auto del contribuente, sia dopo la mancata risposta all’avviso di accertamenti e nei casi al di sotto dei 10.000 all’intimazione di pagamento, le Associazioni APE Bologna – Confedilizia, Confagricoltura Bologna, F.I.A.I.P. Bologna, oggi riunite presso la sede di APE Bologna - Confedilizia , Via Altabella 3, esprimono forte preoccupazione in difesa dei contribuenti e dei loro patrimoni, mobiliari e immobiliari, e si appellano ai parlamentari, di ogni forza politica, eletti sul territorio della città metropolitana di Bologna affinchè si attivino in parlamento e presso il governo perché la manovra di bilancio non si traduca:
 
1) In una duplicazione o mancato coordinamento con l’Agenzia delle Entrate.
2) In una riduzione delle garanzie del contribuente rispetto a quanto previsto dallo Statuto in sua tutela.
 
Il tutto in un momento in cui il settore immobiliare – che rappresenta il principale asset sul quale il fisco opera per risolvere i problemi della finanza pubblica, in spregio al principio del reddito prodotto e della progressività- è già fortemente penalizzato.


lunedì 18 novembre 2019

Confagricoltura Bologna: “Plastic tax e Sugar tax, eco-illogiche, dannose e contradditorie"

Danni incalcolabili all’agricoltura bolognese, solo la barbabietola da zucchero conta in provincia 7.500 ettari coltivati. Sotto attacco i big dell’agroalimentare espressione della città. Si colpisce proprio chi ha imboccato da tempo la via della sostenibilità, a zero impatto ambientale


«Chiediamo al Governo – recita il presidente di Confagricoltura Bologna, Guglielmo Garagnani -  di rivedere tali misure. Sono incalcolabili i danni al tessuto produttivo e sociale bolognese, ai big dell’agroalimentare espressione della città come il gruppo lattiero-caseario Granarolo e lo zuccherificio Coprob - quest’ultimo è l’unico su scala nazionale a produrre ancora zucchero 100% italiano -, col rischio poi di vedere scomparire produzioni agricole storiche quali la barbabietola da zucchero che solo in provincia conta una superficie coltivata di 7.500 ettari. Peraltro, essere “contro” la plastic tax e la sugar tax non vuole dire scarsa attenzione all’ambiente e alla sicurezza alimentare. Tutt’altro. Invece si colpisce proprio chi ha imboccato da tempo la via della sostenibilità, a zero impatto ambientale, senza vincoli e balzelli imposti per legge».   

Sotto attacco è l’agricoltura dell’intera regione, con le sue filiere di qualità: si stima un danno complessivo pari a 50 milioni di euro per l’agrifood dell’Emilia-Romagna oltre a inevitabili ricadute sull’occupazione. «Ma l’effetto delle due imposte potrebbe aprire scenari drammatici soprattutto per l’economia bolognese – avverte Garagnani. Per Granarolo, il malus di costi si aggira intorno 17,5 milioni di euro; per la Coprob - con due stabilimenti attivi a Minerbio (Bo) e Pontelongo (Pd), 7.000 aziende agricole conferenti e 30.000 ettari coltivati a bietole, di cui 20.000 in Emilia-Romagna e la restante parte in Veneto - il futuro potrebbe essere incerto, con il timore di dover dire addio all’unica fortezza dello zucchero italiano. Nel contesto di un mercato saccarifero in drastico calo, sarebbe più opportuno premiare le aziende italiane che utilizzano zucchero nostrano e favorire contratti di filiera basati su una maggiore equità e sostenibilità sociale».

lunedì 27 maggio 2019

Rivolta dei cacciatori di cinghiale, replica di Confagricoltura Bologna

«I ricatti sono inaccettabili. Pure il calendario degli anni passati prevedeva la caccia di selezione al cinghiale per 11 mesi l’anno. Perché solo ora parte la rivolta? I promotori della manifestazione hanno avuto due anni di tempo per presentare osservazioni lungo tutto l’iter di approvazione del nuovo Piano Faunistico»

Riceviamo: 

«La caccia di selezione al cinghiale, per 11 mesi l’anno, era prevista anche nella normativa degli anni passati, prima dell’entrata in vigore del nuovo Piano Faunistico. I ricatti sono inaccettabili». È dura la replica del presidente di Confagricoltura Bologna, Guglielmo Garagnani, ai cacciatori di cinghiale dell’Appennino che hanno annunciato lo stop dell’attività di selezione come protesta contro le nuove norme della Regione.

«La scelta fatta dalla Regione Emilia-Romagna di includere, all’interno del nuovo Piano Faunistico, maggiori tutele per le aziende agricole - continua il presidente di Confagricoltura Bologna – è frutto delle istanze presentate dalle nostre rappresentanze sindacali, proprio per contrastare e dare una soluzione fattiva all’annoso problema dei danni a colture e allevamenti arrecati dalla presenza eccessiva di capi sul territorio».

Inoltre, Confagricoltura Bologna ricorda ai promotori della protesta che «il Piano Faunistico è stato in gestazione due anni e l’oggetto della rivolta non è una novità dell’ultima ora».

«Tutti hanno avuto la possibilità di manifestare il proprio punto di vista piuttosto che presentare osservazioni scritte lungo l’iter biennale che ha portato all’approvazione del documento. Perché solo ora parte la rivolta? Diciamo no a qualsiasi forma di manifestazione pretestuosa, soprattutto se promossa da chi per anni ha fatto il bello e il brutto tempo, anche sulla pelle degli agricoltori. Con rammarico, prendiamo atto dell’ennesimo fallimento dell’ATC BO3 in merito alla gestione del fenomeno ungulati, oramai fuori controllo, e al silenzio assordante delle associazioni venatorie», è la chiosa del presidente Garagnani.