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martedì 23 settembre 2025

Volontariato o burocrazia? La caccia diventa un caso politico in Emilia-Romagna

 



Un sistema che per decenni ha funzionato senza costi per la collettività rischia di essere sostituito da appalti esterni. È la “tabellazione”, l’attività con cui i cacciatori installano i cartelli che delimitano aree protette, parchi e zone di rispetto. La Regione Emilia-Romagna starebbe pensando di affidarla a cooperative tramite gara d’appalto, scelta che ha sollevato le critiche del consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica).

Il caso rivela uno scontro di fondo tra due visioni opposte: da una parte la gestione del territorio basata sul volontariato e sulla sinergia tra cacciatori e agricoltori; dall’altra un modello burocratico e oneroso. A complicare il quadro, il cambio di atteggiamento delle guardie provinciali, oggi meno disponibili alla collaborazione.

Mastacchi ( nella foto)  indica negli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) la soluzione più logica: strutture pubbliche già coordinate dalla Regione, con esperienza consolidata e rapporti radicati sul territorio. Ma il loro mancato coinvolgimento lascia aperti interrogativi su costi, efficienza e sul riconoscimento del valore del volontariato.

giovedì 2 gennaio 2025

L'invasione dei cinghiali: danni, malattie e interventi sul territorio



Un solo cinghiale, se di dimensioni importanti, può arrecare danni notevoli ai terreni agricoli. Questa è l’opinione di Gianfranco Nanni (nella foto) capo del distretto di caccia numero 6, che coordina le attività venatorie nell'area tra Mongardino, Calderino e Montasico, in provincia di Bologna. 

Gli agricoltori da tempo lamentano gli effetti devastanti della presenza dei cinghiali, animali che, alla ricerca di cibo, creano solchi profondi nei campi coltivati, con ripercussioni significative sulle rese agricole. Ma al problema dell'invadenza di questi ungulati si aggiunge una nuova emergenza sanitaria: la peste suina africana. I cinghiali, infatti, non solo ne sono vittime, ma anche potenziali portatori, mettendo a rischio gli allevamenti di suini industriali e domestici.

Se la malattia dovesse raggiungere un allevamento, le conseguenze sarebbero drammatiche: l'abbattimento di tutti i capi infetti e la perdita di uno dei settori di eccellenza della filiera alimentare emiliano-romagnola, quello delle carni suine e dei salumi. Per prevenire il contagio, sono state adottate rigorose misure di biosicurezza, tra cui la separazione totale tra cinghiali selvatici e maiali allevati. Inoltre, si conta sull'intervento dei lupi, predatori naturali e “spazzini” di carcasse infette, e sull'attività venatoria. 

La strategia di contenimento del distretto di caccia 6 

“Grazie a una buona coordinazione fra le squadre, siamo in grado di intervenire in modo incisivo, quasi chirurgico, dopo un'attenta verifica della situazione”, spiega Gianfranco Nanni. L'organizzazione del distretto si basa su dati raccolti in una vasta area, che consentono di agire in modo mirato. 

Secondo Nanni, rispetto all'anno scorso, i danni causati dai cinghiali sono diminuiti sensibilmente, grazie all'efficacia delle operazioni messe in atto. Due sono i metodi principali utilizzati per il contenimento selettivo: 

La braccata: coinvolge un numero consistente di cacciatori posizionati in punti strategici e una muta di cani che esplora l'area per stanare e indirizzare i cinghiali verso i tiratori. 

La girata: un intervento più mirato, con pochi cacciatori e un solo cane, utilizzato in aree specifiche dove è necessario un prelievo selettivo. 

Una gestione organizzata e trasparente 

La suddivisione del territorio di caccia è gestita proporzionalmente al numero di squadre operative. “Ogni anno è prevista una rotazione delle aree assegnate alle squadre”, sottolinea Nanni. “In questo modo, si evita che i gruppi riducano volutamente il prelievo per garantire una maggiore abbondanza di selvaggina nell’anno successivo. Al contrario, la rotazione incentiva le squadre a raggiungere gli obiettivi prefissati, contribuendo al contenimento del numero di capi e alla protezione dei terreni agricoli”. 

Il ruolo dei cacciatori, dunque, si rivela fondamentale per mitigare i rischi associati alla sovrappopolazione dei cinghiali, ridurre i danni all'agricoltura e prevenire la diffusione di malattie. Una sfida complessa che richiede coordinazione, competenza e un impegno costante da parte di tutte le parti coinvolte. 


martedì 27 agosto 2024

 Il calendario venatorio sarà il solito inganno ?

Se lo chiedono Marta Evangelisti, Capogruppo FDI in Regione, e Lorenzo Biagioni  responsabile territoriale Caccia di FDI

 

Marta Evangelisti 

Dopo il lavoro di ascolto e studio svolto fuori dall’aula dando voce ai veri protagonisti della caccia che sono  i cacciatori, è stato presentato dalla Giunta Regionale il calendario venatorio per il prossimo esercizio cui Fratelli d’Italia ha votato contro: “A  nostro avviso  è del tutto inutile continuare ad approvare calendari fotocopia se poi un semplice ricorso può mettere in discussione tutto e a farne le spese è solo chi ha già sborsato somme, organizzato attività e vorrebbe solo cacciare”, sostengono Evangelisti e Biagioni.

“ Non avevamo torto, a dispetto di chi ha fatto ironia rispetto a quel voto. Infatti, pare che ancora una volta  le associazioni  ambientaliste abbiano proposto ricorso avverso al calendario venatorio 2024-25 con richiesta anche di sospensiva cautelare”.

“ La Regione deve cautelarsi,” spiega Biagioni (nella Foto), “per poter intervenire in modo fattivo e non mortificare ancora gli operatori, ma no lo fa. Si ritarda a presentare il calendario, sapendo già che le associazioni contrarie alla caccia faranno ricorso. Cosicché si  otterranno delle modifiche  a danno dell’attività venatoria e  i cacciatori non riusciranno ad attuare il piano dei prelievi programmati, con danno per l’agricoltura e per gli stessi cacciatori. Sembra una procedura concordata per non urtare le associazioni ambientaliste. In altre regioni si procede in altro modo e si ottiene il risultato programmato”. 

“ Vero è che il nostro Governo ha già messo mano per quanto riguarda le procedure, sicuramente accelerate,” aggiunge l’Evangelisti, “ ma è altrettanto vero che, seppure si andasse alla prima udienza utile, questa difficilmente entrerà nel merito prima della entrata in vigore del calendario, ovvero del 15 settembre. Ovviamente è ciò che auspicheremo, sia per dare corso agli intendimenti governativi che hanno dato vita alla modifica della legislazione statale, sia nell’interesse di chi ha sempre chiesto risposte certe, come i cacciatori, con i quali  la Regione ha sempre tentato di farsi bella abbassando poi la testa nei confronti di quella componente ambientalista di cui ha rappresentanti in consiglio, abbassando la testa al primo problema. E’ un film che i cacciatori avevano già visto troppe volte e che corre il rischio di ripetersi”. 

giovedì 30 maggio 2024

Il no di Fratelli D’Italia al calendario venatorio

Manca la certezza di attuazione

Marta Evangelisti, capogruppo FDI in Regione e Lorenzo Biagioni, responsabile territoriale caccia FDI, scrivono: 

 

Riteniamo che la priorità, ancor prima di approvare il calendario venatorio, dove essere fornire ai cacciatori la certezza che ciò che verrà approvato si tradurrà  poi in fatti certi. 

Ovvero sarebbe legittimo sapere che il periodo di caccia  non sarà più decurtato di 5 giorni prima dell’apertura oppure chiuso anticipatamente, a maggior ragione soprattutto dopo che i cacciatori hanno già  provveduto a versare le tasse nelle casse della Regione. Occorre poi assumersi la responsabilità di dire che qualora il documento fosse impugnato, la Regione  si troverà preparata ad agire dando comunque la possibilità ai cacciatori di poter svolgere la propria attività.

Non abbiamo potuto quindi condividere la semplice approvazione, avvalorando un copione già scritto perché così si rischia mettere di nuovo in difficoltà l’attività dei cacciatori e per questo il voto del gruppo è stato negativo. 

sabato 7 ottobre 2023

La caccia a 360 gradi

Presentazione della legislazione che disciplina la materia. Doveri dei cacciatori di selezione e diritti dei cittadini 

Matteo informa:

Incontro pubblico lunedì prossimo,  9 ottobre, alle 20.30, a Tignano Roma di Sasso Marconi ,  per precisazioni e  approfondimenti sulla caccia di selezione. 

All'incontro relazioneranno tecnici e operatori del settore. 



sabato 23 settembre 2023

Il Calendario venatorio non può essere una sorpresa dell’ultimo minuto

Marta Evangelisti (FDI) ha presentato un interrogazione per chiarimenti sulla stagione venatoria

La consigliera regionale informa:

Nella giornata odierna il gruppo consiliare di FDI ha depositato in Regione un’interrogazione in cui domanda alla Giunta se tutto si è fatto in merito alla questione dell’esito del ricorso al Tar presentato dalla Lac con lo scopo di modificare il calendario venatorio. 

È fondamentale ricordare che, a fronte dell’approvazione del calendario venatorio, i cacciatori hanno provveduto al pagamento delle tasse, salvo ora subire la modifica improvvisa al calendario. 

È inoltre opportuno ricordare che la regione Emilia Romagna è già purtroppo conosciuta per questi cambiamenti in piena stagione venatoria, diversamente da quanto accade in Lombardia, dove, a fronte della medesima situazione, le associazioni venatorie e la Regione si sono battute per evitare modifiche a ciò che era già stato approvato.

Non possiamo poi che rilevare con grande rammarico come i partiti di maggioranza si siano disinteressati a quanto successo, lasciando sostanzialmente soli i cacciatori. 

Le problematiche in termini di danno all’agricoltura soprattutto nell’ Atc BO1 potrebbero essere notevoli e di conseguenza anche il risarcimento dei danni. 

Riteniamo quindi doveroso un vero e proprio impegno da parte dell’Assessorato caricandosi delle proprie responsabilità, prima ancora dei termini economici, affrontandolo in termini di abbattimenti.

mercoledì 13 settembre 2023

Doppietta al chiodo fino al 1 ottobre, non al 17 settembre come annunciato.

 


Marta Evangelisti,  capogruppo FDI in Regione  e Lorenzo Biagioni, responsabile attività venatoria area metropolitana, in un comunicato dal titolo ironico “ La gestione dell’attività venatoria in Emilia Romagna sembra sempre più una barzelletta”, scrivono:

 

Apprendiamo che, nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 13settembre, la Regione attraverso una nota esplicativa informa tutti gli interessati al mondo venatorio, che avverrà nei prossimi giorni un adeguamento al calendario venatorio 2023/2024.

In risposta alla notizia di qualche giorno fa, ovvero, il risultato del ricorso al TAR di Bologna presentato dalla LAC, la Regione rende noto che l’attività venatoria alle specie stanziali inizierà il 1 ottobre e non più il 17 settembre.

Sembra chiaro a tutti che a pagarne(in tutti i sensi) siano i cacciatori, coloro che hanno già provveduto a versare nelle casse regionali e non solo le somme necessarie per svolgere la suddetta attività, evidentemente a seguito dell’approvazione del calendario venatorio avvenuta lo scorso maggio.

La regione Emilia Romagna è ormai nota per servire questi “scherzi” a giochi iniziati, è importante ricordare che l’annata passata, i cacciatori si sono visti arrivare chiusure anticipate per diverse specie in piena attività venatoria.

Chiaramente sorgono spontanee le domande, perché adesso? Perchè qualche giorno prima dell’apertura? Perchè il calendario venatorio è stato approvato ed ora ci troviamo a doverlo adeguare? perchè non essere chiari fin da subito e approvare una ed una sola volta all’anno un calendario, senza doverlo poi modificare qualche istante prima dell’inizio o addirittura come l’anno scorso in corso?

Notiamo un piccolo segnale dalla Regione in merito ad alcuni punti del ricorso, ma crediamo sia un fievole risposta, data dal fatto che non possono essere queste associazioni mediante loro manovre ha dettare i tempi. Auspichiamo un maggiore impegno e un vero interesse alla materia in oggetto da parte della Regione e nel suo assessorato. Crediamo sia giusto nel rispetto di tutti qui cittadini-cacciatori che provvedono sempre a devolvere quanto richiesto nei tempi richiesti.

Siamo anche a doverci confrontare anche con qualche scomodo pensiero, non è che queste associazioni animaliste e ambientaliste usano a proprio piacimento l’arma del ricorso al TAR proprio per creare disagi nell’immediato.

Fratelli d’Italia come partito e nella figura del Ministro dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, è al fianco dei cacciatori e si batterà nella difesa dei loro diritti, ricordiamo come sottolineato da quest’ultimo qualche giorno fa che i cacciatori contribuiscono alle attività di ripopolamento e bio-regolamentazione aggiungendo che sono il tramite più vero tra gli uffici tecnici e la natura del nostro Appennino nel suo insieme.

martedì 12 settembre 2023

Caccia. La Regione valuta il ricorso contro l’ordinanza del Tar di Bologna su alcuni aspetti relativi a provvedimenti sospensivi del calendario venatorio

Il provvedimento non riguarda l’attività legata alla preapertura e non sono previsti cambiamenti per il l’attività di addestramento dei cani


La Regione sta valutando la possibilità di ricorrere in appello contro l’ordinanza del Tribunale amministrativo di Bologna in cui si accolgono alcune misure sospensive relative al calendario venatorio 2023/24.

In particolare, l’attenzione della Regione è puntata sui periodi di apertura e chiusura della caccia e le giornate aggiuntive per il periodo ottobre-novembre.

La motivazione sta nel fatto che lo stesso calendario che era stato presentato nella stagione venatoria precedente, era stato approvato integralmente, e non era stato oggetto di queste prescrizioni cautelative che invece vengono introdotte quest’anno. Nemmeno da parte dello stesso Tar, che non aveva adottato analogo provvedimento.

La Regione inoltre è intenzionata a chiedere al Tar di pronunciarsi sulla vicenda il prima possibile, e non a marzo 2024 come è stato calendarizzato. Questo perché, semplicemente, la stagione venatoria a quell’epoca sarà già conclusa.

Resta il fatto che, comunque, l’ordinanza del Tar conserva gran parte dell’impianto normativo originale, di cui quindi il Tribunale riconosce la bontà e validità.

Inoltre, la Regione sottolinea che l’ordinanza contiene il richiamo ad adeguarsi ai pareri Ispra, nonostante la legge assegni alle Regioni il potere di individuare, sulla base di proprie motivazioni specifiche, le date di apertura e di chiusura delle specie, all’interno di un periodo a cui la Regione Emilia-Romagna si è sempre attenuta.

Il parere dell’Istituto, infatti, è obbligatorio, ma non vincola le scelte che gli organi regionali possono attuare, con motivazioni adeguate.

Va specificato, infine, che il provvedimento non riguarda l’attività legata alla preapertura, prevista dal calendario per le specie Cornacchia Grigia, Ghiandaia, Gazza, Merlo, Colombaccio e Tortora che continuerà nelle modalità previste.

Così come non sono previsti cambiamenti per quanto riguarda il prelievo in deroga delle specie storno e piccione e l’attività di addestramento cani.

sabato 11 marzo 2023

Gli ungulati delizia per alcuni e drammi per altri

 


I selvatici di grossa stazza si sono riappropriati da tempo dell’Appennino e il loro numero è tale da essere costretti alla transumanza non in alta montagna ma in pianura. Da tempo hanno infatti scoperto l’accoglienza dei centri abitati e non stupisce più l’imbattersi in caprioli o daini nei viali o nei parchi cittadini.

E’ recente la notizia che persino un lupo, più incuriosito che intimorito, abbia varcato la cintura abitata della città e si sia concesso una bel fuori programma fra le vie storiche del centro cittadino.

A creare preoccupazione però la presenza impattante dei cinghiali che costringe gli agricoltori a convivere con diffuse e voraci mandrie il cui grufolare alla ricerca del cibo lascia tracce profonde sulle coltivazioni con la conseguente diminuzione della quantità e qualità del prodotto.

Confagricoltura ha poi messo in rilievo come non vengano raggiunti gli obiettivi dei piani di controllo, la cui funzione è quella di indicare quale numero di capi di ogni specie di ungulati annualmente deve essere prelevato al fine di contenerne il numero a quello che non crea danni rilevanti all’agricoltura. Ciò genera uno squilibrio impattante. Indirettamente il dito è puntato verso i cacciatori e l’accusa è quella di non abbattere capi a sufficienza e lasciarne troppi per la stagione successiva. 

 Abbiamo incontrato il presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) BO3, Lorenzo Benedetti ( nella foto) per un confronto sull’accusa: “Dare la responsabilità esclusivamente ai cacciatori è strumentale e infondato” esordisce il presidente. “Ognuno scarica la responsabilità su altri. La caccia di selezione al cervo e al capriolo raggiunge ottime percentuali di successo. Perché non dovrebbe essere lo stesso per il cinghiale? La verità è che ci sono difficoltà oggettive. Mentre per gli altri ungulati le quote di prelievo sono calcolate in base a censimenti e successive valutazioni faunistiche, per il cinghiale i censimenti non sono fattibili e le quote assegnate alle squadre sono calcolate proporzionalmente ai danni: se questi sono aumentati a confronto con quelli dell’anno precedente si incrementa la quantità di capi da prelevare. Ma è tutto fittizio, privo di ogni attendibilità. Il cinghiale è un animale mobilissimo, questo rende impossibile quantificarne la presenza. E’ inoltre molto prolifico: la femmina ha due cicli riproduttivi l’anno e si registra fino a otto nascite per volta. Quindi in sostanza si naviga a vista su stime non realistiche e non significative quanto a capacità di prelevare e soglie di presenza di animali compatibili col territorio . Poi l'organizzazione e il funzionamento delle squadre di caccia comporta dei costi: il mantenimento dei cani, fuoristrada col verricello, locali attrezzati per il trattamento delle carcasse, gestione dei rifiuti sanitari e altre voci la cui compensazione dipende anche dal successo della stagione venatoria. L'ATC, come ente di diritto privato con funzioni pubbliche per la gestione faunistica e venatoria, si finanzia esclusivamente con quote associative dei cacciatori. Queste risorse servono a sostenere gli oneri a nostro carico tra cui i pagamenti dei danni da fauna selvatica, e le recinzioni delle coltivazioni di pregio come vigne e castagneti.”

" La quantità e la diffusione dei suidi selvatici trova poi un altro grosso fattore di favore per la presenza nel nostro territorio di parchi regionali e di aziende faunistico-venatorie che rappresentano un serbatoio spesso non adeguatamente controllato, comunque fuori dalle competenze dei cacciatori ATC. Tutte queste ampie aree diventano zona di rifugio per gli ungulati nei periodi di caccia,” aggiunge Gianfranco Nanni ( nella foto), a capo del distretto n.6.

La proliferazione incontrollata dei cinghiali è soprattutto una delle tante conseguenze del cambiamento dell'ambiente rurale, specie in Appennino. I cacciatori fanno quanto è possibile e il loro contributo è irrinunciabile ”, sostiene il presidente. “Non va dimenticato che sono volontari, che la loro età media si aggira fra i 60 -70 anni. E' anche una categoria malvista e in crescente diminuzione per lo scarsissimo ricambio generazionale. Tutti i distretti ATC BO3 hanno indici di densità venatoria molto al di sotto deò consentito e le nostre squadre hanno componenti che vengono dal Veneto o dalla Toscana e questo aumenta i costi”.

Ma allora come possono essere accolte le preoccupazioni degli agricoltori ?

La legge consente la possibilità di autodifesa del singolo agricoltore, anche col supporto di coadiutori, ” precisa Nanni. “ Costoro però debbono essere abilitati all’esercizio venatorio e prima di agire debbono darne precisa informazione a chi è proposto a questo compito. La cattura e l'abbattimento di cinghiali tutto l'anno e in prossimità dei raccolti sta fornendo un contributo significativo al controllo della specie sebbene, ad un anno di applicazione necessiti di qualche perfezionamento".

venerdì 13 gennaio 2023

Monte Sole. Lupi trovati uccisi, chiusa la caccia

 

foto d'archivio

Doppiette a riposo a Monte Sole. Sono state trovate nelle aree adiacenti al parco tre carcasse di lupo uccisi da colpi da arma da fuoco e il Consiglio direttivo dell’ente, applicando il regolamento che disciplina l’attività all’interno del parco, ha deliberato la chiusura della caccia al capriolo e al cinghiale per 12 mesi.

Nella delibera si legge poi che nell’intento di contenere il numero dei capi selvatici all’interno del parco a quello ritenuto idoneo per garantire la salvaguardia delle attività agricole, il prelievo dei cinghiali in eccesso sarà effettuato unicamente con ‘operazioni di controllo’ affidate al personale preparato a questo compito.

Delusione da parte dei cacciatori poiché ancora una volta dopo  un illecito, la colpa, anche se non  formalmente addebita a loro, agli occhi dell’opinione pubblica risulta a loro carico e visto che la sanzione è  contro di  loro, tale opinione viene ancor più rafforzata.

I cacciatori invece rigettano con forza l’eventuale accusa facendo notare che essi conoscono molto bene le regole che disciplinano la caccia nel parco e non è per nulla nel loro interesse infrangerle.

mercoledì 17 novembre 2021

Cinghiali e caccia: La Regione apre alla 'autodifesa' degli agricoltori

Il presidente di Coldiretti Nicola Bertinelli: "Accolte le nostre richieste".


Dubbio invia e chiede la pubblicazione di questo articolo di Bologna Today

 

Gli agricoltori dell'Emilia-Romagna potranno difendersi autonomamente dai cinghiali: nel nuovo piano faunistico-venatorio che verrà discusso a breve in giunta regionale ci sono infatti "novità che rappresentano un risultato importantissimo per il bene degli imprenditori agricoli e per tutta la cittadinanza", dice Nicola Bertinelli, presidente regionale di Coldiretti, uscendo dalla riunione del tavolo presieduto dall'assessore Alessio Mammi.

E' in questa riunione, infatti, che è stata presentata la bozza del piano di controllo del cinghiale e lì viene accolta ‘buona parte delle richieste di Coldiretti riguardo le possibilità di autodifesa da parte degli agricoltori’. Cioè quello che avevamo chiesto a gran voce in occasione della manifestazione dello scorso 8 luglio- prosegue Bertinelli- e ora, in una bozza che ha già ricevuto l'ok dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), si legge che gli agricoltori posso provvedere all'autodifesa dai cinghiali nella loro proprietà o direttamente o, se non provvisti di licenza di caccia, coadiuvati da dipendenti e persone di loro fiducia".

Coldiretti Emilia Romagna esprime soddisfazione anche per i provvedimenti che, tenendo conto delle più recenti disposizioni emanate dal Consiglio di Stato riguardo i coadiutori, prevedono che l'elenco di questi possa essere fornito ogni cinque anni e che, per la prima volta in assoluto, le carni dei cinghiali abbattuti restino di proprietà del titolare dell'azienda.

"Un provvedimento per il quale ci siamo battuti e che la Regione ha recepito -conclude il direttore regionale di Coldiretti Marco Allaria Olivier- e che va nella direzione di garantire maggiormente la difese delle nostre produzioni. Uno strumento più concreto per il contenimento di questi selvatici che tanti danni hanno causato alle aziende agricole, ma hanno creato e creano anche tanti pericoli per i cittadini".

sabato 28 agosto 2021

La stagione venatoria si apre con troppe incertezze

FdI: Organizzazione venatorie se ci siete battete un colpo.


 

Lorenzo Biagioni, responsabile caccia e attività venatoria di FdI Bologna scrive:


Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con il totale disinteresse da parte del governo ed organi competenti in materia di caccia. Infatti dopo la piuttosto dubbia gestione dell’annata venatoria della scorsa stagione causa Covid, ora a pochi giorni dall’apertura della nuova stagione venatoria ci troviamo già a fare i conti con la modifica del calendario regionale, in particolare riguardo l’abbattimento della tortora. Dal  24/08/2021 è infatti stata sospesa la caccia a  tale specie per la stagione 2021/2022 causa la mancanza di un piano nazionale in materia, nonostante siano state proposte diverse soluzioni ma non sono state minimamente considerate da ISPRA e Ministero dell’Ambiente.


A fronte di quanto detto, siamo preoccupati sul come le istituzioni competenti comunicheranno ai cacciatori quanto deliberato, il tutto a davvero pochi giorni dall’inizio.

Con un futuro per noi cacciatori sempre più ristretto e delineato siamo a fare appello a tutte le associazioni venatorie affinché si uniscano a fare “battaglia” In tutti gli uffici competenti affinché l’attività venatoria venga trattata in modo equo e pari a qualsiasi altra attività e non bistrattata con questi giochini di poco conto.

giovedì 29 aprile 2021

Caccia agli ungulati. I conti non tornano. Il piatto piange, anzi è vuoto.

Il 25% delle carni dei cinghiali abbattuti è destinato ai volontari selecontrollori mentre la parte restante venduta e l'introito riconosciuto all’Ente di provenienza. Né il 25% spettante ai cacciatori né il 75% spettante all’Ente pubblico è stato assegnato.  

 

Il capogruppo di RETE CIVICA - Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ( nella foto)  ha presentato un’interrogazione alla Giunta Regionale riguardo all'attività venatoria di controllo della popolazione degli ungulati e in particolare dei cinghiali.  

In Emilia-Romagna il cinghiale appare insediato stabilmente e in modo pressoché uniforme principalmente nel complesso Appenninico. Danni alle colture e incidenti stradali sono i due eventi che caratterizzano la presenza del cinghiale e che danno luogo a costi di rimborso dei danni a carico delle istituzioni, nella misura in cui l'animale è presente.  

È per questo che, per effetto delle disposizioni della Legge Regionale e del Regolamento Ungulati, il cinghiale è cacciabile in Emilia-Romagna. È inoltre oggetto di consistenti abbattimenti effettuati in regime di piano di limitazione numerica, ai sensi dell’art. 19 della Legge Nazionale. Dall´analisi delle serie storiche dei dati raccolti si registra una generale tendenza all'incremento del loro numero in Regione.  Si rileva inoltre come il cinghiale sia la specie più impattante tra quelle che hanno prodotto danni alle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, producendo perdite economiche per oltre tre milioni di euro. 

La Città Metropolitana ha approvato il ''Protocollo sperimentale per la gestione degli interventi in piano di controllo cinghiali ed attività correlate conseguenti, in scenario Covid-19'' attivandolo in via sperimentale a decorre dal maggio 2020 al maggio 2021, in quanto la presenza pervasiva del cinghiale nell'area metropolitana interferisce da tempo con l'uomo e ha accentuato negli anni l'allarme sociale e i rischi alla pubblica incolumità, i danni alle colture e all'ecosistema.  

La Città Metropolitana aveva inoltre disposto che il 25% circa delle carni fosse riconsegnato ai volontari per compensarli del loro sforzo venatorio, mentre la parte restante, venduta dal Centro, fosse riconosciuta all’Ente di provenienza (Regione, Provincia o in questo caso la Città Metropolitana) con un corrispettivo in base al quantitativo venduto.  

Si rileva però che dal 2017 ad oggi né il 25% spettante ai cacciatori né il 75% spettante all’Ente di provenienza è stato assegnato e per quanto la pandemia possa aver influito sulle normali attività gestionali, il ritardo accumulato nelle annate precedenti il Covid 19 non trova giustificazione.  

Non c'è dubbio che i mancati ristori rappresentino un danno per i cacciatori, per l’attività svolta dai Centri lavorazioni carni degli ATC e un mancato introito per l’Ente pubblico. Fatto questo che incide sulle politiche di prevenzione che potevano essere portate avanti e che invece non si concretizzano.  

Oltre al mancato introito per l'Ente pubblico, di grande impatto può risultare anche il danno per i cacciatori. Il numero dei cacciatori sta costantemente calando, fatto che prefigura un problema non da poco perché verranno a mancare le risorse umane che rendono possibile l'attuazione del Piano di Controllo. Disincentivarli non gratificandoli con quanto loro dovuto può rivelarsi controproducente.  

Alla Giunta il Consigliere Mastacchi chiede se non ritenga opportuno intervenire, così come previsto dall’art 40 della LR.13 del 2015, per uniformare a livello normativo i criteri di gestione dei piani di controllo, al fine di ottenere su tutto il territorio regionale una puntuale rendicontazione economica e amministrativa delle azioni poste in essere dai referenti circa la distribuzione dei compensi ai coadiutori.

Propone inoltre di intervenire con un aggiornamento normativo per garantire a livello regionale una puntuale rotazione dei referenti nell’ambito dei piani di controllo, ai fini di una maggior trasparenza e di un piano di contenimento dei danni più efficace ed efficiente.  

 

venerdì 15 gennaio 2021

Lorenzo Biagioni è il nuovo responsabile per la caccia di Fratelli d'Italia


Lorenzo Biagioni ( nella foto)  ha annunciato con evidente soddisfazione la sua nomina a referente per la Caccia del suo partito, Fratelli d'Italia. Nomina che si aggiunge a quella di referente politico per Sasso Marconi. In una nota egli scrive:


E’ con immensa gioia che prendo atto e vi comunico della recente nomina di “RESPONSABILE DELLA CACCIA E ATTIVITA’ VENATORIA” per l’area metropolitana e Città di Bologna di Fratelli d’Italia.

Ricordo a tutti coloro che leggeranno quanto segue che la caccia è uno SPORT ludico-ricreativo riconosciuto dal CONI.

Sono consapevole che ormai il territorio emiliano romagnolo sta drasticamente perdendo cacciatori a causa di una cattiva gestione nel corso degli ultimi anni e una pressoché assente promozione che ha contribuito al mancato ricambio generazionale.

Mi aspetta quindi un duro lavoro tra battaglie e collaborazioni al fine d’invertire questo trend negativo, è necessario stimolare chi ha la facoltà di attivare una campagna di cultura venatoria. Come in tutti gli altri sport i giovani devono sapere che cos’è la caccia e cosa significa attività venatoria, è doveroso portare avanti le battaglie contro chi definisce la caccia una pratica cruda e violenta, senza avere la minima idea di cosa in realtà è questa attività.

La caccia per alcuni è passione, è sport a contatto con la natura, è vita, ma per altri è indirettamente o direttamente lavoro. Essa è un sport nobile, di conseguenza l’indotto economico che apporta al paese è tuttora importante, inevitabile quindi sarà per me difendere quest’attività a denti stretti.

Consapevole di un mondo in costante evoluzione, credo che il sistema venatorio ha la necessità di creare attraverso la commercializzazione della propria selvaggina italiana, risorse economiche preziose. Noto come la popolazione da un lato si mostra interessata alla selvaggina, anche grazie alla promozione di chef e ristoratori come cibo del futuro, ma allo stesso tempo sempre più prende distanza dall’attività venatoria. Certo che la politica in questo avrà il compito di essere protagonista con la consapevolezza che sarà un duro lavoro, che necessiterà di sforzi importanti, sono orgoglioso e fiero di rappresentare questa comunità sportiva.

Ringrazio la direzione di Fratelli d’Italia Bologna per avermi incaricato, fiducioso che i miei sforzi non saranno vani.

Lorenzo Biagioni

Responsabile provinciale e cittadino Dipartimento caccia e attività venatoria Fratelli d’Italia Bologna


 

martedì 24 novembre 2020

Covid-19, concesse deroghe per la caccia ma non per le guardie ecologhiche. Così si azzerano i controlli sull’attività venatoria

La consigliera regionale Piccinini (M5S) ritorna sul tema ' caccia' e lamenta le disparità di trattamento fra attuatori e controllori dell'attività venatoria

 

Riceviamo: 

Mentre ai cacciatori è stato concesso di muoversi liberamente anche fuori regione per sparare ai cinghiali, le Guardie ecologiche volontarie restano soggette alle rigide restrizioni anti-Covid che vietano di poter oltrepassare anche soltanto il confine del proprio Comune. Con il risultato che i controlli sulla caccia in queste settimane sono di fatto azzerati”. È quanto denuncia Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, all’interno di un’interrogazione presentata alla Regione dopo aver ricevuto diverse segnalazioni sul tema che riguardano in particolare la provincia di Rimini. “Si tratta di un paradosso che sottolinea ancora di più l’errore commesso nei giorni scorsi nel dare il via libera indiscriminato alle battute di caccia al cinghiale derogando alle norme che impongono il divieto di spostarsi da un comune all’altro e di oltrepassare i confini della propria regione – spiega Silvia Piccinini – Chi dovrebbe vigilare sul rispetto delle regole per la caccia non gode della stessa ‘immunità’ concessa ai cacciatori. Le Guardie volontarie, infatti, spesso provenienti da vari comuni, sono impossibilitate a ritrovarsi per formare le pattuglie visto che per regolamento questo personale può svolgere solo un’attività di gruppo. Una situazione che rende praticamente nulli i controlli sulle norme che regolano la caccia”. Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle invita nuovamente la Regione a fare un passo indietro rispetto alla decisione di concedere il via libera agli spostamenti dei cacciatori per sparare ai cinghiali o quantomeno a concedere la “stessa libertà” anche alle Guardie ecologiche volontarie. “Con la scusa dei danni all’agricoltura e della peste suina nei fatti si stanno creando delle zone franche per i cacciatori. Come abbiamo già ribadito esistono metodi più efficaci per affrontare questi problemi e anzi, quello di affidarsi alla caccia per cercare di limitare il diffondersi della peste suina, potrebbe addirittura essere controproducente portando ad ottenere l’effetto contrario. Ecco perché – conclude Silvia Piccinini – i controlli sul nostro territorio devono essere sempre garantiti. La Regione rimedi subito a questo problema”.  

 

domenica 22 novembre 2020

No agli spostamenti dei cacciatori da un comune all’altro per sparare ai cinghiali.

Piccinini (M5S): “Regione faccia marcia indietro sulla caccia”  

Riceviamo:

La Regione faccia marcia indietro sul via libera alla caccia al cinghiale anche con cacciatori che provengono oltre i confini dell’Emilia-Romagna: è quanto chiede Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha depositato un’interrogazione dopo che ieri la Prefettura di Bologna ha dato l’ok, rispondendo proprio a un quesito della Regione che riguardava lo spostamento delle “doppiette” anche da regioni diverse, per consentire la caccia ai cinghiali. “In un momento dove tutti noi siamo soggetti a restrizioni e obblighi da osservare, con questo via libera si va a creare una vera e propria zona franca che consentirà ai cacciatori di continuare a sparare indisturbati – spiega Silvia Piccinini – Si tratta di una decisione che non condividiamo anche perché presa partendo da presupposti sbagliati, ovvero che oltre all’esigenza di diminuire i danni causati dai cinghiali alle produzioni agricole, i piani di abbattimento siano necessari anche per limitare il rischio di una possibile diffusione della pesta suina africana proprio attraverso i cinghiali”. Per la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, infatti, dare il via libera indiscriminato alle attività venatorie potrebbe peggiorare ancor di più la situazione per quanto riguarda la diffusione di epidemie legate al mondo animale: secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, infatti, il virus della peste suina potrebbe essere arrivato in Europa proprio con cinghiali e maiali selvatici spinti verso l’Unione Europea da battute di caccia su grande scala praticate in Russia. “Inoltre – aggiunge Silvia Piccinini – l’ultimo rapporto pubblicato qualche settimana fa dall’IPSEB (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), massima autorità scientifica su natura e biodiversità, sottolinea al contrario, come il rischio di pandemie può essere notevolmente ridotto contenendo le attività umane che causano la perdita di biodiversità, aumentando il livello di conservazione della natura e allargando l’estensione delle aree protette esistenti, creandone delle nuove. Ecco perché, soprattutto in questo momento, dare il via libera alla caccia può essere addirittura controproducente aumentando il rischio sanitario legato anche alla diffusione delle peste suina”.

 

sabato 21 novembre 2020

Caccia. La Regione Emilia-Romagna per prima ha chiesto al Governo una deroga al limite comunale per gli spostamenti dei cacciatori


di Barbara Bertuzzi   

«Gli agricoltori di Confagricoltura Emilia Romagna avanzano le proprie istanze; la Regione prontamente risponde». È corale il grazie all’Assessorato regionale all’Agricoltura da parte dell’organizzazione degli imprenditori agricoli, in merito all’azione intrapresa per favorire il proseguimento dei piani di controllo della fauna selvatica.

In particolare si tratta dell’attività venatoria legata al contenimento dei cinghiali sul territorio, resa alquanto difficile dalle misure anti Covid adottate a livello nazionale, ma ritenuta indispensabile al fine di scongiurare situazioni di pericolo per la pubblica incolumità, ingenti danni alle produzioni agricole e soprattutto impedire la diffusione della peste suina africana.

«La Regione Emilia-Romagna diventa così apripista nella gestione della fauna selvatica: per prima ha chiesto al Governo una deroga al limite comunale per gli spostamenti, almeno per la caccia al cinghiale e per dare la possibilità alle squadre di attivarsi», dichiara il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini.

 

giovedì 19 novembre 2020

BIAGIONI(FDI): “La Caccia e una attività attuata in grandi spazi. Il rischio Covid è nullo. Limitrla è un errore. ”

Riportiamo le considerazioni del presidente del Circolo Fratelli d'Italia Sasso Marconi, Lorenzo Biagioni, in merito alla caccia, attività soggetta alle limitazioni 'pandemia'.

 

L'Emilia Romagna da domenica è divenuta zona arancione. E cosi a pagarne le conseguenze saranno anche i cacciatori, una categoria, una porzione di popolazione che continuamente viene tartassata e ora si vede anche doversi limitare. Ricordiamo però che questa attività si svolge all'aperto, tra infinite pianure, campagne sperdute e montagne dove la popolazione è assente. La caccia, lo sport più antico del mondo, un mondo che crea ancora oggi un indotto a dir poco importante, che dà lavoro a migliaia di persone. Siamo quindi a ricordare che la regolamentazione della caccia prevede la divisione delle province in ambiti territoriali di caccia ( i famosi Atc), quindi ci chiediamo come nella creazione dei vari dpcm non sia stata calcolata la possibilità di muoversi all'interno del proprio Atc ( peraltro concessione che ogni cacciatore ha già provveduto a pagare) e non limitato al comune. Non crediamo che un cacciatore che prende il suo cane e si sposta dal proprio comune per svolgere quest'attività all'interno dell' Atc d'appartenenza possa rappresentare una fonte di contagio. Sottolineiamo inoltre che la caccia è un'attività di svago che si fa all'aperto e può aiutare tutte quelle persone che si trovano costrette a rimanere in casa per tutto il resto del tempo. Capiamo purtroppo che la situazione è di emergenza, ma rimaniamo convinti che ogni situazione che possa limitare la libertà del cittadino andava analizzata in modo preciso. La caccia, la pesca, la raccolta dei funghi e tartufi per alcuni è una passione ma per altri è un lavoro, direttamente e indirettamente. Come si fa a non vedere che ognuna di queste attività andava incentivata e non limitata, permettendo di portare il cittadino lontano da possibili situazioni di assembramento. I cacciatori sono prima di tutto persone, che in seguito al conferimento di un corso e di svariati esami, praticano uno sport con l'uso dell'arma da fuoco, detengono quindi un porto d'armi, ne consegue perciò una comunità di persone responsabili e diligenti. Tutto questo porta a pensare che, se giustamente e responsabilmente regolamentata, la caccia in questo momento non doveva in nessun modo subire limitazioni, ma solo accorgimenti.

 

sabato 14 novembre 2020

Confagricoltura «No al blocco della caccia e alla sospensione del prelievo del cinghiale. È un rischio che non ci possiamo permettere».

di Barbara Bertuzzi   

«Non abbassare la guardia sulla gestione della fauna selvatica nelle ore in cui l’epidemia da Covid-19 si trascina dietro una raffica di contraccolpi sociali ed economici. Ci si deve pensare adesso perché dopo sarà troppo tardi». Il monito di Confagricoltura Emilia Romagna è rivolto alle istituzioni «affinché sia scongiurato il blocco della caccia in particolare l’attività venatoria legata ai piani di prelievo del cinghiale».

Nello specifico, si chiede alla Regione «di proseguire con l’attuazione dei piani di controllo faunistico messi a punto nel periodo del lockdown di marzo e aprile, fermo restando il pieno rispetto della normativa anti-Covid vigente (mascherine e distanziamento) da parte dei cacciatori chiamati ad assolvere il loro compito».


Come sottolinea l’organizzazione degli imprenditori agricoli, «il rischio è elevato e non ce lo possiamo permettere, sia per l’incolumità pubblica – infatti, la diffusione incontrollata degli ungulati nelle aree urbane ha causato gravi problemi di ordine pubblico e incidenti stradali – sia per i danni all’agricoltura e all’operato delle imprese agricole, che in un momento così delicato si trovano a fronteggiare la recrudescenza del fenomeno peggiorata anche dal rallentamento, inevitabile, dell’attività venatoria nei mesi del lockdown».

 Preoccupano, inoltre, i casi di peste suina africana (PSA) verificatisi in Germania, tanto da spingere gli allevatori europei a chiedere maggiori controlli e misure di protezione per evitare che il virus si propaghi ulteriormente. A tal proposito, Confagricoltura ha accolto con favore l’annuncio della ministra Bellanova di un decreto d’urgenza che verrà predisposto di concerto tra i ministeri di Politiche agricole e Salute, ed auspica interventi tempestivi ed efficaci: la PSA, avverte l’organizzazione agricola, rappresenta un pericolo di dimensioni enormi per gli allevamenti e si sta avvicinando al nostro Paese.

 

martedì 14 luglio 2020

Evangelisti: “Lupi, cinghiali e caccia: Regione e Città metropolitana scontentano tutti, dalle associazioni ai cittadini”

Dal consiglio metropolitano


Da Gaggio Montano alla Valsamoggia, da Grizzana a Montese nel modenese, la fauna selvatica continua ad essere al centro dei problemi degli agricoltori, ma anche dei cacciatori e dei cittadini, senza che gli enti preposti facciano alcunché. Le associazioni degli agricoltori all’unisono denunciano come siano totalmente disattese le indicazioni del piano faunistico regionale - già di per sé peraltro carente - , la gestione di ATCBO3 è ormai una barzelletta, allo sbando, senza presidente, con un consiglio dimissionario, esposti pendenti, senza che avvenga il pluri invocato commissariamento. Restano senza seguito anche le segnalazioni proposte ai vari livelli istituzionali, in quanto, terminata la campagna elettorale, rimangono sempre e solo le promesse disattese, le rassicurazioni che tutto sia sotto controllo, che il problema non sussiste e che siamo noi, dai banchi dell’opposizione a dover studiare o peggio dei visionari, millantatori di problemi inesistenti.
 
Non è recintando tutto l’Appennino che si proteggono le colture, che si preserva dagli ingenti danni anche ambientali, non lo si fa neppure con risarcimenti a spot: occorre una politica seria a tutela della proprietà privata - riconosciuta ad oggi solamente per pagare tasse, tributi e balzelli vari - e la assunzione di responsabilità nei confronti della fauna selvatica coinvolgendo anche il governo centrale, oltre seri piani di controllo. L’assessore regionale ed il consigliere delegato della Città metropolitana, se hanno capito realmente le problematiche, per quanto potranno sottovalutare ancora la drammatica situazione denunciata da tutte le categorie? Chi ripagherà i territori dei danni a vario titolo subiti? A quando politiche ed interventi concreti e mirati? Invochiamo non più risposte vacue ma provvedimenti ed interventi risolutivi e per questo continueremo a denunciare quanto cittadini, agricoltori e cacciatori ci stanno rappresentando, in tutti i livelli istituzionali, da Bologna a Roma”.

Lo dichiarano
Marta Evangelisti Consigliera Città metropolitana Uniti per l’Alternativa
On Galeazzo Bignami FDI