domenica 1 maggio 2016

Garanzia Giovani, dossier di Adapt a due anni dal lancio: “Flop annunciato, 600mila persone rimaste a mani vuote”

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Garanzia Giovani, dossier di Adapt a due anni dal lancio: “Flop annunciato, 600mila persone rimaste a mani vuote”



Compleanno amaro per il piano europeo avviato nel 2014. Per il quale l’Italia ha ricevuto 1,5 miliardi da Bruxelles. A dirlo è il nuovo report del centro studi sul lavoro fondato da Marco Biagi. “Infranti i sogni di quei ragazzi che hanno creduto al governo”, dice il direttore scientifico Michele Tiraboschi. Fra improbabili annunci pubblicati sul portale del ministero guidato da Giuliano Poletti, pagamenti in ritardo e la scarsa trasparenza delle Regioni. A fronte di 897mila iscritti ci sono solo 300mila proposte di tirocini e stage




Speranze tradite. Annunci improbabili. Pagamenti in ritardo. E nessuna prospettiva per il futuro. Quello di Garanzia Giovani sarà un compleanno amaro. Domenica il piano europeo di contrasto alla disoccupazione giovanile, per il quale l’Italia ha ricevuto 1,5 miliardi di euro da Bruxelles (un quarto dell’intera somma stanziata per gli Stati con un tasso di giovani fra i 15 e i 24 anni che non studiano né lavorano superiore al 25%), compirà infatti due anni. Lanciata simbolicamente il 1° maggio 2014, giorno della festa del lavoro, nel nostro Paese la Youth Guarantee si è però rivelata un fallimento. Anzi, “un flop annunciato da rimettere il prima possibile nel cassetto”, come la definisce Michele Tiraboschi, docente di Economia all’università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore scientifico di Adapt, che in un nuovo report ha analizzato lo stato dell’arte del piano. Con giudizi tutt’altro che positivi.
PORTE CHIUSEPerché “resta difficile riporre ora in un cassetto, assieme ai sogni di gloria di una rinnovata festa del lavoro aperta a quanti ne sono sempre stati esclusi, anche quella massa di giovani italiani che ha creduto alla parola del governoscrive il numero uno del centro studi sul lavoro fondato da Marco Biagi. Un vero e proprio esercito di giovani di belle speranze che hanno preso sul serio la promessa di una ‘garanzia’ iscrivendosi al programma e mettendosi pazientemente in coda a una porta che, però, per la maggioranza di loro, è rimasta chiusa alimentando rabbia e delusione. Del resto “i numeri parlano chiaro ed è davvero difficile trovarne una interpretazione positiva – aggiunge –. Se si guarda l’evoluzione dei tassi di occupazione e disoccupazione giovanile e del numero di Neet (cioè i giovani che non studiano né lavorano, ndr) emerge chiaramente come non vi sia stata nessuna significativa inversione di tendenza a partire dal 1° maggio 2014”. Proprio così. Al netto delle cancellazioni, al piano si sono finora iscritti 897mila giovani di età compresa fra 15 e 29 anni (l’Italia ha infatti deciso di alzare l’asticella), di cui 659mila “presi in carico”. Hanno cioè sostenuto un colloquio con il centro per l’impiego e sottoscritto un patto di servizio. Per molti, a cominciare dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si tratta di “numeri buoni”. “Sta andando meglio di quel che credessimo”, ha spiegato il 30 marzo scorso l’ex presidente di Legacoop.
A MANI VUOTEMa purtroppo non è così. Il motivo? “Se andiamo ad analizzare il vero numero importante, quello sulle proposte concrete fatte ai giovani iscritti, il quadro si incupisce – scrive Tiraboschi –. Secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro queste ammontano a circa 300 mila: circa un terzo degli iscritti al netto delle cancellazioni. Una cifra che di per sé certifica il fallimento del piano e getta una ombra scura sulle illusioni di quei 600 mila ragazzi che restano al momento a mani vuote. Insomma, una presa in giro. Non solo. Infatti circa il 60% delle proposte “consiste in tirocini di dubbia valenza formativa, mentre i contratti di lavoro veri e propri sono poco più del 10%, con un boom a dicembre 2015, ultimo mese in cui una impresa poteva usufruire del combinato disposto di Garanzia Giovani e decontribuzione per l’assunzione di un giovane con un contratto a tutele crescenti. E ancora: le offerte pubblicate sul sito del dicastero guidato da Poletti sono in molti casi decisamente inappropriate al contesto. Si passa dal maggiordomo al facchino, dal manovale con esperienza al pizzaiolo, dalla segretaria all’addetto al caricamento dati. “Tutti lavori nobili – ricorda il presidente di Adapt – ma per i quali non si vede l’esigenza di un tirocinio al posto di un vero e proprio contratto”.
TRASPARENZA CERCASIL’altro nodo dolente è rappresentato dalle Regioni. Se da una parte è vero che ognuna ha definito e attuato un piano di implementazione e i bandi regionali sono presenti in tutta Italia, seppur in ritardo sulla tabella di marcia, dall’altro esiste una conclamata difficoltà di valutare i risultati raggiunti a livello locale. “Ad un anno dall’avvio di Garanzia Giovanisi fa notare nel dossiersolo un terzo delle Regioni forniva un report regionale periodico e, dopo un altro anno, la situazione non si è evoluta. Alcune Regioni compilano tali report ma non li rendono consultabili al pubblico se non su richiesta”. E così “i risultati di Garanzia Giovani divisi per Regione restano difficilmente accessibili e la situazione si mantiene poco trasparente e chiara”. Con 169.073 registrazioni, la Sicilia è la Regione con più iscritti al piano. Il 70,61% (119.386) sono stati “presi in carico”, ma ad oggi non si conosce il numero delle proposte concrete. Stesso discorso per la Campania, dove si sono registrati in quasi 129 mila e in 63.608 sono stati “presi in carico” (49,33%). Non mancano i casi virtuosi, come quelli di Lombardia e Veneto. La prima risulta la Regione che al momento ha saputo offrire proposte concrete al maggior numero di giovani (43.944), mentre in Veneto il rapporto tra presi in carico e iscritti è sopra la media nazionale (69%) e la percentuale degli attivati è la più alta tra le regioni per le quali questo dato è disponibile (l’85%). Più in generale, comunque, il rapporto totale fra registrati e presi in carico si attesta al 64,67%.
RISCHIO ESCLUSIONEAspetti negativi, questi, sottolineati anche dalla Commissione europea. La quale, pur non producendo un report specifico di valutazione periodica sulla Garanzia Giovani, in un recente dossier (Country Report Italy 2016) ha messo nero su bianco le problematiche esistenti nel nostro Paese. A cominciare dall’elevata percentuale di Neet, che resta una delle più alte in Europa ed è pari al 22% nella fascia d’età 15-24 anni. “Emerge quindi preoccupazione per l’elevato rischio di esclusione dei giovani dal mercato del lavoro – ricorda Adapt – che colpisce in particolar modo i giovani dai profili medio-bassi. Ma non c’è solo questo. La commissione ha infatti sottolineato come la piena implementazione della Youth Guarantee e la capacità di proporre offerte di qualità rimangono ancora la sfida principale visto che, nonostante una accelerazione delle prese in carico, ancora soltanto un terzo di coloro che sono registrati hanno ricevuto una offerta concreta (e tra le cause di ciò è indicata quella del frammentato scenario regionale, sia dal punto di vista degli schemi di implementazione sia da quello della comunicazione del piano). Infine, per Bruxelles resta preoccupante la scarsa diffusione dell’istruzione terziaria che, ferma al 23,9% per la fascia d’età 30-34 anni è tra le più basse d’Europa.

Report morti sul lavoro nei primi 4 mesi del 2016.




Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ( http://cadutisullavoro.blogspot.it ) , riporta: “ Calo irrisorio delle morti sul lavoro nei primi 4 mesi del 2016. Aumento dell'7,8% nel 2015 rispetto al 2008”

Calo  irrisorio delle morti sui luoghi di lavoro nei primi 4 mesi del 2016 rispetto al 30 aprile del 2015, sono 192 (oltre 400 se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere) Erano sui luoghi di lavoro 194 il 30 aprile 2015 -1 %. Erano 177 sui luoghi di lavoro il 30 aprile del 2008 +7.9%. Purtroppo qui in Italia ci sono lavoratori di seria A e di serie B anche su queste tragedie. Perché mai un lavoratore in nero, una Partita IVA individuale, un carabiniere, un poliziotto, un agricoltore schiacciato dal trattore non deve essere considerato un morto sul lavoro? E’ questo purtroppo che accade in questi anni se si guardano solo le statistiche ufficiali. Certo che se si cancellano delle statistiche tutti questi morti sul lavoro il panorama diventa più roseo. Dal 1° gennaio 2008, il giorno d’apertura dell’Osservatorio non c’è stato nessun calo. E perché mai l’INAIL non dice mai che monitora solo i suoi assicurati e che in tantissimi non lo sono, e tra questi anche tanti morti sul lavoro? Questi sono i misteri italiani. Certo che scrivere per anni che le morti sul lavoro non sono mai calate, informare stampa e televisioni e cittadini e nessuno che va a vedere se quello che scrivo è vero, è veramente disarmante per chi credeva e crede di poter dare una mano a questo Paese col suo lavoro volontario. Ancora una volta occorre ricordare che l’INAIL monitora solo i propri assicurati e quelle che diffonde sono le denunce pervenute a questo Istituto dello Stato. Tra queste denunce ci sono anche le morti sulle strade e in itinere, molte di queste denunce non verranno poi accettate. Non si possono considerare dei fantasmi i lavoratori che muoiono per infortuni e che non sono assicurati all’INAIL. Tra questi diverse categorie che hanno assicurazioni proprie ci sono tutte le Forze Armate, i Vigili del Fuoco, le partite iva individuali che sono tantissime, gli agricoltori, ecc. Occorre poi aggiungere i lavoratori in nero. Se non si prendono in considerazione questi lavoratori non sarà mai possibile vedere calare questo fenomeno devastante per oltre 1000 famiglie ogni anno. Ricordiamo la carneficina che ogni anno si verifica a causa dello schiacciamento del guidatore provocata dal ribaltamento del trattore. Già 31 dall’inizio dell’anno. Nel 2015 sono state 132, nel 2014 sono state 152. A queste occorre poi aggiungere i trasportati, a volte anche bambini che muoiono in questo modo atroce. Occorre urgentemente che il Ministro delle Politiche Agricole s’impegni con determinazione nel cercare di dimezzarle, con una forte campagna informativa sulla pericolosità del mezzo e d’incentivi per la rottamazione o della la messa in sicurezza dei trattori vecchi. E’ dal 2008 che denuncio queste morti, ma con scarsi risultati. CONTINUERO’ A FARLO.
Se hai un parente o un amico che guida il trattore avvertilo del pericolo mortale che corre guidando questo mezzo. Ricordo che oltre il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro sono provocate dal trattore. Domani è la Festa dei Lavoratori, fai un piccolo sacrificio ovunque tu vada, indossa qualcosa di nero per manifestare la tua solidarietà per queste tragedie che ogni anno portano il lutto in oltre 1000 famiglie. Uniti e sensibili sconfiggeremo questo triste fenomeno.
Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
1° maggio 2016
SONO 191 I MORTI PER INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO al 30 aprile. Al 31 marzo 2016 sono stati 133, il 31 marzo del 2015 erano 122 (+ 8,3%) lo stesso giorno del 2008 erano 121 (+9,1) e questo nonostante si siano persi centinaia di migliaia di posti di lavoro dall’anno d’apertura dell’osservatorio. Sono 191 i primi 4 mesi del 2016 -1,1%. Erano 177 il 30 aprile del 2008 +6,9% e questo nonostante si siano persi tantissimi posti di lavoro. Nel mesi di aprile sono morti sui LUOGHI DI LAVORO 56 lavoratori. A questi occorre aggiungerne almeno altrettanti che sono morti sulle strade e in itinere.
Con le morti sulle strade e in itinere dall’inizio dell’anno si superano i 400 morti complessivi per infortuni di tutti i lavoratori, e non solo degli assicurati INAIL
Sito Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it
Morti per infortuni sui luoghi di lavoro nel 2016 per regione e provincia.
Emilia-Romagna 20 Bologna (4). Forlì-Cesena (3), Ferrara (1), Modena (2), Parma (1), Piacenza (2), Ravenna (2), Reggio Emilia (4), Rimini (1). Veneto 19 Venezia (2), Belluno (1), Padova‎ (5), Rovigo (), Treviso (3), Verona (3), Vicenza (5). Campania 19 Napoli (12 di questi 3 in mare), Avellino (1), Benevento (), Caserta (1), Salerno (5). Toscana 17 Firenze (), Arezzo (2), Grosseto () , Livorno (2), Lucca (3), Massa Carrara (5), Pisa‎ (2), Pistoia (1) , Siena (2) Prato (1). Piemonte 14 Torino (3), Alessandria (1), Asti (3), Biella (), Cuneo (7), Novara (), Verbano-Cusio-Ossola () Vercelli (). Sicilia 14 Palermo (1), Agrigento (3), Caltanissetta (2), Catania (2), Enna (1), Messina (3), Ragusa (1), Siracusa (), Trapani‎ (1). Lombardia 11 Milano (), Bergamo (3), Brescia (6), Como (2), Cremona (), Lecco (), Lodi (), Mantova (), Monza Brianza ( ), Pavia (), Sondrio (), Varese. Lazio 12 Roma (5), Viterbo (3) Frosinone (2) Latina (2) Rieti (). Puglia 8 Bari (), BAT (1), Brindisi (1), Foggia (1), Lecce (1), Taranto (4) Trentino-Alto Adige 6 Trento (3), Bolzano (3). Sardegna 8 Cagliari (4), Carbonia-Iglesias (), Medio Campisano (), Nuoro (), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (1), Sassari (3). Marche 7 Ancona (1), Macerata (4), Fermo (), Pesaro-Urbino (), Ascoli Piceno (1). Abruzzo 7 L'Aquila (1), Chieti (2), Pescara (2) Teramo (2). Umbria 4 Perugia (1) Terni (3). Calabria 4 Catanzaro (2), Cosenza (1), Crotone (), Reggio Calabria (1) , Vibo Valentia (). Liguria 3 Genova (2), Imperia (1), La Spezia (), Savona (). Friuli-Venezia Giulia 2 Trieste, Gorizia (), Pordenone (1) , Udine (1). Molise 1 Campobasso (1), Isernia (). Basilicata Potenza () Matera () Valle D’Aosta () I lavoratori morti sulle autostrade, all’estero e in mare non sono segnalati a carico delle province-
Consigliamo a tutti quelli che si occupano di queste tragedie di separare chi muore per infortuni sui luoghi di lavoro, da chi muore sulle strade e in itinere con un mezzo di trasporto. I lavoratori che muoiono sulle strade e in itinere sono a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro, ma richiedono interventi completamente diversi dai lavoratori morti sui luoghi di lavoro. E su questo aspetto che si fa una gran confusione. Ci sono categorie come i metalmeccanici che sui luoghi di lavoro hanno pochissime vittime per infortuni, poi, nelle statistiche ufficiali, non separando chiaramente le morti causate dall’itinere, dalle morti sui luoghi di lavoro, risultano morire in tantissimi in questa categoria che è numerosissima e ha una forte mobilità per recarsi o tornare dai luoghi di lavoro. E’ ricominciata la strage di agricoltori schiacciati dal trattore, sono già 30 dall’inizio dell’anno, Tutti gli anni sui LUOGHI DI LAVORO il 20% di tutte le morti per infortuni sono provocate da questo mezzo. 132 sono i morti schiacciati dal trattore nel 2015 e 152 nel 2014. Contiamo molto della sensibilità dei media e dei cittadini che a centinaia ogni giorno visitano il sito. In questi nove anni di monitoraggio le percentuali delle morti nelle diverse categorie sono sempre le stesse: l’agricoltura sempre la categoria con più vittime, seguono l’edilizia, i servizi, i metalmeccanici e l’autotrasporto.
Morti sul lavoro nel 2015
Le morti sulle autostrade e all’estero non sono segnalate nelle province
SONO STATI 678 I MORTI PER INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO nel 2015
CONTRO I 661 del 2014 +2,6%. ERANO 637 nel 2008 +6,1%
L’INAIL nel 2014 ha riconosciuto complessivamente 662 morti sul lavoro, di questi il 52% sono decessi in itinere e sulle strade ma le denunce per infortuni mortali sono state 1107. Crediamo che anche per il 2015 ci siano più o meno le stesse percentuali. Nel 2015 tra gli assicurati INAIL sembra ci sia stata un'inversione di tendenza, per la prima volta dopo tantissimi anni questo Istituto vede aumentare le denunce per infortuni mortali. Ma le denunce non comportano necessariamente un riconoscimento dell'infortunio mortale. Sta a noi che svolgiamo un lavoro volontario, senza interesse di nessun tipo, far conoscere anche questo aspetto ai cittadini italiani.

Oggi a Pian del Voglio, Mercato Italiano.

Marco Finelli ricorda:


sabato 30 aprile 2016

Ancora 'scacchi' a Borgonuovo.

Laila nella finale.
Il torneo di scacchi di Borgonuovo è stato vinto da Laila Rende di Casteldebole. Piazza d'onore a Sebastiano Ravanelli e al terzo posto si è classificato Leonardo Falchi.

Il podio
I giovanissimi aspiranti 'campioni' si sono affrontati questa mattina dopo essersi stretti la mano a impegno che la 'tenzone' sarebbe stata cavalleresca e così è avvenuto. Sotto gli occhi vigili dei loro maestri del Circolo Scacchi di Sasso Marconi, Paolo Ielo, Eugenio Salamone, Stefano Cerasi, e con i tempi cadenzati dal cronometro regolamentare, hanno affrontato ognuno gli avversari con diligenza e attenzione. Laila ha sbaragliato i preparati avversari un po' a sorpresa, poiché dopo un inizio incerto e la prima partita persa, si è rifatta vincendo tutti gli altri confronti diretti e giungendo prima anche grazie a una distrazione dell'ultimo avversario. Ma si sa, lo scacchi è un gioco per 'cavalieri' e Sebastiano cavaliere è stato.

Il prossimo terneo si terrà nella Scuola Media di  Marzabotto. 








La finale

 
E dopo la fatica della partita, una bella bevuta.

Incidente sulla Porrettana, fortunatamente senza gravi conseguenze.

Singolare incidente questa mattina poco dopo le 12.30 sulla vecchia Porrettana nel tratto che precede la diritta dell'Altopiano Marconi.

Una vettura, che proveniva da Sasso Marconi diretta a Casalecchio, pochi metri prima della curva che porta al tratto diritto ha sbandato finendo contro il terrapieno alla sinistra e rimbalzando poi di nuovo sulla propria carreggiata dove si è fermata per il blocco delle ruote.

L'impatto è stato violento. Fortunatamente nel momento dell'incidente la strada era libera anche se l'ora era di punta. L'autista, un fiorentino che non ha riportato danni fisici, ha spiegato l'accaduto con la presenza di un'auto in sorpasso che lo avrebbe costretto alla manovra ' pericolosa'.

Il traffico si è appesantito, ma non è stato interrotto.

Sul posto è intervenuta la Polizia Municipale di Sasso Marconi per i rilievi e l'indagine sull'accaduto.