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giovedì 30 luglio 2026

Controlli nelle campagne del Bolognese: scoperti 18 lavoratori in nero e 3 irregolari, sospese tre aziende agricole




Diciotto lavoratori in nero, tre cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno, numerose violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e tre aziende agricole sospese. È il bilancio della vasta operazione di controllo condotta tra il 9 giugno e il 29 luglio dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) e dall'Ispettorato dell'Area Metropolitana di Bologna, con il supporto del Comando provinciale dell'Arma, nell'ambito della vigilanza straordinaria disposta dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro per contrastare caporalato e sfruttamento nel settore agricolo.

Le verifiche, svolte quotidianamente lungo l'intera filiera agroalimentare, hanno interessato 18 aziende agricole risultate irregolari. Ai controlli hanno preso parte i militari del NIL, gli ispettori ordinari e tecnici dell'Ispettorato del lavoro, affiancati dai Carabinieri delle Stazioni territoriali, in un'azione coordinata che conferma l'attenzione delle istituzioni verso un comparto particolarmente esposto al rischio di sfruttamento.


Lavoratori in nero e stranieri senza permesso

L'attività ispettiva ha evidenziato che circa il 20% dei lavoratori controllati presentava una posizione irregolare. In particolare, 18 braccianti sono risultati impiegati completamente "in nero", senza contratto, copertura assicurativa o contributi previdenziali.

La maggior parte della manodopera impiegata era costituita da lavoratori extracomunitari, soprattutto di nazionalità pakistana, oltre a marocchini e albanesi. Tra i 18 lavoratori irregolari, 13 erano cittadini pakistani.

I casi più gravi hanno riguardato tre lavoratori stranieri privi di regolare permesso di soggiorno: due cittadini pakistani, impiegati nelle attività stagionali di raccolta dei cereali, coltivazione del girasole e raccolta di prodotti ortofrutticoli, e un cittadino albanese addetto alla raccolta ortofrutticola. Tutti erano sprovvisti della formazione obbligatoria sulla sicurezza e non erano mai stati sottoposti alla prevista sorveglianza sanitaria.

Gli ispettori hanno inoltre accertato irregolarità relative a ore di lavoro non registrate sul Libro Unico del Lavoro e compensi corrisposti fuori busta, con conseguente evasione fiscale e contributiva.

Le violazioni sulla sicurezza

I controlli hanno riguardato anche il rispetto della normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Quasi tutti i lavoratori irregolari erano privi della formazione obbligatoria e delle visite mediche previste.

Per questo sono state impartite specifiche prescrizioni ai datori di lavoro, chiamati ad avviare immediatamente i dipendenti alla formazione, all'addestramento per l'utilizzo delle macchine agricole e dei fitofarmaci e alla sorveglianza sanitaria.

Sono inoltre emerse ulteriori criticità:

  • in sette aziende sono state riscontrate carenze nella manutenzione e nell'idoneità delle attrezzature di lavoro;
  • in due aziende sono state contestate gravi irregolarità nello stoccaggio dei fitofarmaci;
  • in un'azienda è stata rilevata l'assenza di adeguate protezioni contro il rischio di caduta dall'alto.

Durante tutti gli accessi ispettivi è stato verificato anche il rispetto dell'ordinanza regionale sul rischio calore, che prevede particolari tutele per chi lavora all'aperto nei campi.

Sospensioni, denunce e sanzioni

Al termine dell'operazione sono stati adottati diversi provvedimenti:

  • sospensione dell'attività imprenditoriale per tre aziende agricole, nelle quali la percentuale di lavoratori irregolari superava il limite del 10% previsto dalla legge;
  • tre comunicazioni di reato alla Procura della Repubblica per l'impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno, ai sensi dell'articolo 22, comma 12, del D.Lgs. 286/1998;
  • sanzioni amministrative per circa 48 mila euro per lavoro nero, omesse comunicazioni obbligatorie di assunzione e irregolarità nella tenuta del Libro Unico del Lavoro;
  • ammende per 25 mila euro per violazioni della normativa sulla salute e sicurezza.

Complessivamente, l'ammontare delle sanzioni supera i 73 mila euro.

«Tutela della dignità dei lavoratori»

"L'attività congiunta dell'Ispettorato del Lavoro e dell'Arma dei Carabinieri – sottolineano gli organi ispettivi – mira innanzitutto a tutelare la salute e la dignità dei lavoratori, contrastando pratiche che alterano la concorrenza e penalizzano le numerose aziende agricole che operano nel rispetto delle regole."

I controlli, concludono le autorità, proseguiranno anche nelle prossime settimane su tutto il territorio metropolitano bolognese.

martedì 26 maggio 2026

L'aiuto del GAL Appennino Bolognese per gli imprenditori agricoli

 



Il GAL Appennino Bolognese comunica la pubblicazione del bando AB_SRD03 a) Agriturismo, rivolto agli imprenditori agricoli interessati a investimenti per la diversificazione delle attività aziendali in ambito agrituristico.

Destinatari del bando

Possono presentare domanda:

·         imprenditori agricoli, singoli o associati, ai sensi dell’articolo 2135 del Codice Civile.

Entità degli investimenti

·         Spesa minima ammissibile: 20.000 euro

·         Spesa massima ammissibile: 200.000 euro

Contributi previsti

L’intensità dell’aiuto varia in base alla localizzazione degli interventi:

·         45% per gli interventi realizzati in zona C

·         50% per gli interventi realizzati in zona D

Scadenze

Le domande potranno essere presentate fino al 30 settembre 2026 alle ore 13.00

Per consultare il testo completo del bando e la scheda riassuntiva:
Pagina ufficiale del bando AB_SRD03 Agriturismo

 

Sviluppo Rurale Emilia-Romagna 2023-2027: altri bandi aperti

Il GAL ricorda inoltre che sono attivi diversi bandi regionali nell’ambito del programma Sviluppo Rurale 2023-2027.
I bandi elencati di seguito non sono gestiti dal GAL Appennino Bolognese: per informazioni è necessario rivolgersi agli uffici regionali indicati nei singoli avvisi.

Elenco dei bandi regionali

·         SRD01 – Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole – Frutteti resilienti
Scadenza: 30 giugno 2026

·         SRD03 – Investimenti nelle aziende agricole per la diversificazione in attività non agricole – Azione d) Trasformazione di prodotti agricoli
Scadenza: 14 luglio 2026

·         SRD03 – Investimenti nelle aziende agricole per la diversificazione in attività non agricole – Azione b) Agricoltura sociale
Scadenza: 14 luglio 2026

·         SRE01 – Insediamento dei giovani agricoltori e SRD01 – Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole
Scadenza: 18 settembre 2026

·         SRH01 – Erogazione servizi di consulenza (II edizione 2025)
Scadenza: 12 novembre 2026

·         SRH03 – Formazione degli imprenditori agricoli, degli addetti alle imprese agricole e dei soggetti pubblici e privati funzionali allo sviluppo delle aree rurali
Scadenza: 11 dicembre 2026

Contatti

Per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento presso gli uffici del GAL Appennino Bolognese:

·         Email: info@bolognappennino.it

·         Telefono: 051 4599907

domenica 10 maggio 2026

Coltivare dialogo e comunità: il Biodistretto dell’Appennino Bolognese apre il confronto sul futuro della terra

A Grizzana Morandi un seminario dedicato ad agricoltura, relazioni territoriali e nuove alleanze tra produttori, cittadini e comunità locali



Un momento di confronto per riflettere sul futuro dell’agricoltura appenninica e sul ruolo delle comunità locali nella costruzione di nuove reti territoriali. Lunedì 11 maggio 2026, dalle 18.30 alle 22.30, la trattoria “Nel Castagneto” di località Castagneti, a Grizzana Morandi, ospiterà il seminario informativo promosso dal Biodistretto dell’Appennino Bolognese dal titolo “Coltivare dialogo, comunità e alleanze”.

L’iniziativa si inserisce nel progetto “Intelligenza Naturale”, percorso dedicato alle storie, ai saperi e alle esperienze di chi coltiva e alleva con attenzione alla qualità, alla sostenibilità e al legame con il territorio. L’incontro nasce con l’obiettivo di aprire un confronto concreto sulle opportunità per chi vive e lavora la terra nella zona della Sinistra Reno, approfondendo il tema delle relazioni tra aziende agricole, filiere locali e comunità.

Al centro del dibattito vi saranno le prospettive dell’agricoltura artigiana e agroecologica, considerate non solo attività economiche ma strumenti di presidio sociale e culturale delle aree montane. Il seminario intende infatti favorire collaborazione, formazione, visibilità e nuove connessioni tra produttori, cittadini e realtà territoriali, immaginando un Appennino più vivo, coeso e capace di generare futuro.

Interverranno Cristina Fustini della Trattoria “Nel Castagneto”, Marco Bondioli della Fattoria “La Pulcina”, Antonio Contini Carboni dell’azienda agricola Contini & Carboni e Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto dell’Appennino Bolognese.

La serata si concluderà alle 20.30 con un assaggio nutrivo a base dei prodotti delle aziende partecipanti, in un momento conviviale pensato per valorizzare le produzioni locali e favorire il dialogo diretto tra operatori e cittadini.

L’appuntamento rappresenta un’occasione per mettere al centro il rapporto tra agricoltura, paesaggio e comunità, riaffermando il valore delle economie locali e della cooperazione territoriale nell’Appennino bolognese.

lunedì 27 aprile 2026

Agroecologia a Monte Sole: un seminario per rilanciare agricoltura e comunità nell’Appennino bolognese

 



Marzabotto  – Un incontro pubblico per riflettere sul futuro dell’agricoltura e delle aree montane, partendo da un luogo simbolo della storia e della memoria. È in programma il 29 aprile 2026, dalle 9:30 alle 13:30, a Monte Sole (Marzabotto), il seminario informativo dal titolo “Agroecologia: una nuova possibilità”, promosso nell’ambito delle attività del Biodistretto dell’Appennino Bolognese, con il coinvolgimento del Comune di Marzabotto.

L’iniziativa si inserisce in un contesto dal forte valore storico e civile: proprio tra questi pascoli e boschi, nel 1944, furono sterminate centinaia di famiglie contadine. Oggi, nello stesso territorio, si intende rilanciare una prospettiva diversa, fondata su nuove modalità di abitare, produrre e vivere la montagna.

Il seminario vedrà la partecipazione di esperti di rilievo internazionale e nazionale. Interverranno, tra gli altri, Miguel Altieri e Clara Nicholls della Berkeley University, insieme a Lorenzo Negrini dell’Università di Bologna, che approfondiranno le opportunità offerte dall’agroecologia per lo sviluppo sostenibile di colline e aree montane.

Accanto al contributo accademico, spazio anche alle esperienze concrete: Carlo Murer, esponente del Biodistretto Terre Bellunesi e presidente della cooperativa Pascolando, porterà esempi di gestione agroecologica del territorio. Insieme a lui, Maurizio Agostini di Rete Humus. Previsti inoltre gli interventi istituzionali di Luca Vignoli, vicesindaco e assessore all’agricoltura di Marzabotto, e di Tiberio Rabboni, presidente dell’Ente Parchi Emilia Orientale.

Durante la mattinata saranno illustrati i benefici del modello agroecologico, che punta a coniugare tutela dell’ambiente, biodiversità e sostenibilità economica, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comunità locali e territorio.

L’evento si terrà presso il Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, in via San Martino 25, e rappresenta un’occasione di confronto aperto tra istituzioni, mondo accademico e realtà agricole, per immaginare nuove prospettive di sviluppo per l’Appennino bolognese.

 

lunedì 12 gennaio 2026

Masterplan Castagno: le proposte di UNCEM e le nuove linee di azione per le montagne italiane

 


 Richiesto da Dubbio: 

Dieci anni fa, il 5 dicembre 2015, UNCEM – Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani – insieme a IPLA, all’Università di Torino e al Centro Nazionale di Castanicoltura, lanciava il primo Masterplan Castagno, un documento strategico pensato per rilanciare una delle colture simbolo delle aree montane italiane.

A distanza di un decennio, molte di quelle intuizioni si confermano attuali e vengono oggi rilanciate e rafforzate. Il percorso avviato nel 2015, infatti, non si è mai interrotto: nel tempo è cresciuto, si è arricchito di esperienze, dati, pratiche territoriali e nuove consapevolezze, fino a delineare un piano rinnovato, capace di guardare al futuro con maggiore incisività.

Il nuovo Masterplan Castagno si inserisce in un contesto profondamente mutato, segnato dalla crisi climatica, dallo spopolamento delle aree interne e dalla necessità di ripensare i modelli di sviluppo delle montagne italiane. In questo quadro, il castagno torna a essere un elemento strategico: non solo risorsa produttiva, ma vero e proprio vettore di protezione ambientale, presidio del territorio, strumento di adattamento climatico e di economia locale sostenibile.

Per UNCEM, il castagno rappresenta uno snodo centrale delle politiche per la montagna. La montagna è, prima di tutto, agricoltura e gestione forestale attiva: due dimensioni inscindibili che garantiscono cura del paesaggio, sicurezza idrogeologica, biodiversità e opportunità di lavoro. Investire sul castagno significa quindi investire su comunità, filiere locali, conoscenze tradizionali e innovazione.

Le nuove linee di azione del Masterplan puntano a integrare tutela e produzione, rafforzare la ricerca, sostenere i castanicoltori, valorizzare i prodotti e riconoscere al castagneto un ruolo chiave nelle strategie nazionali per le aree montane. Un impegno che guarda alle radici, ma con uno sguardo lucido e concreto rivolto al futuro delle montagne italiane.

Ripartiamo da qui.

·          UNCEM Masterplan Castagno 11-12-2025 2 MB

 

sabato 6 dicembre 2025

Monte Sole rivuole attivare le sue maronaie

Annunciato un progetto per il recupero dei castagneti abbandonati del Parco



 L’Ente bolognese per le aree protette e la biodiversità e l’Accademia Nazionale di Agricoltura, con il supporto della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, hanno siglato un accordo di collaborazione finalizzato al recupero e alla valorizzazione dei castagneti abbandonati nel Parco Storico di Monte Sole.


L’intervento riguarda diverse centinaia di ettari di proprietà privata, per lo più di piccola o piccolissima dimensione, oggi in condizioni di abbandono manutentivo e gestionale. Tale situazione, aggravata dalle mutate condizioni climatiche — periodi prolungati di siccità e temperature costantemente superiori alla media — favorisce il degrado, la diffusione di fitopatie e il rischio di incendi boschivi.

L’obiettivo del progetto è creare le condizioni tecniche e operative per ripristinare una gestione attiva dei castagneti, sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, contribuendo al contempo alla conservazione di un habitat fondamentale per la biodiversità forestale e per la storia e la cultura locali.

L’accordo prevede che l’Accademia Nazionale di Agricoltura analizzi lo stato di salute dei castagneti, anche attraverso immagini satellitari, valutando vocazionalità degli areali e caratteristiche delle diverse cultivar da frutto e da legno. Al termine della fase di studio, l’Ente bolognese per le aree protette e la biodiversità, con il supporto dei tecnici dell’Accademia, attiverà un confronto con i proprietari interessati per promuovere gli interventi selvicolturali più adeguati e definire i relativi piani di fattibilità, anche in relazione agli strumenti di sostegno pubblico disponibili.

Il progetto è finanziato con le risorse destinate ai parchi regionali bolognesi dalla recente intesa tra l’Ente e la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

«Il cambiamento climatico — ha dichiarato Tiberio Rabboni, Presidente dell’Ente bolognese per le aree protette e la biodiversità — sta sottoponendo a stress inediti una parte rilevante del patrimonio forestale delle aree protette. È quindi indispensabile intervenire per salvaguardare e rigenerare gli areali in difficoltà, prima che sia troppo tardi. Il progetto per il ripristino dei castagneti del Parco Storico di Monte Sole nasce proprio da questa necessità. Ringrazio la Fondazione del Monte per il sostegno e l’Accademia Nazionale di Agricoltura per la competenza tecnico-scientifica messa a disposizione. Confido che i proprietari sapranno cogliere l’opportunità offerta.»

«La tutela dei boschi e delle montagne — ha sottolineato il Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, Giorgio Cantelli Forti — è fondamentale per mantenere l’equilibrio ambientale e contrastare il dissesto idrogeologico che interessa numerose aree del Paese. Recuperare i castagneti, che per secoli hanno rappresentato una risorsa economica e alimentare per le comunità appenniniche, significa favorire nuove opportunità di sviluppo per territori oggi abbandonati o in sofferenza. L’accordo con l’Ente Parchi rappresenta un importante passo avanti nella salvaguardia dei nostri monti e delle comunità locali.»

«Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto — ha dichiarato Pierluigi Stefanini, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna — perché crediamo nella tutela del patrimonio naturale e culturale del territorio. L’iniziativa è perfettamente in linea con lo spirito dell’Agenda 2030, che richiama all’urgenza di proteggere gli ecosistemi, contrastare il degrado ambientale e promuovere uno sviluppo sostenibile. Il recupero dei castagneti non è solo un intervento ambientale, ma anche un’opportunità per generare nuove ricadute sociali ed economiche. Confido che molti proprietari vorranno aderire.»

lunedì 20 ottobre 2025

Rete Civica propone una nuova legge per rilanciare l’agriturismo in Emilia-Romagna

 “Più qualità, meno burocrazia e regole aggiornate per restare competitivi”



Si è svolta oggi, nella Sala Stampa dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, la conferenza organizzata dai consiglieri regionali di Rete Civica, Elena Ugolini e Marco Mastacchi (nella foto) , per presentare il Progetto di legge – a prima firma Mastacchi – che propone la modifica della legge regionale sull’agriturismo (L.R. 4/2009).

L’iniziativa punta a valorizzare e modernizzare il settore, rafforzando la competitività delle imprese agricole, sostenendo le piccole e medie aziende, promuovendo uno sviluppo rurale sostenibile e semplificando le procedure amministrative.

“Abbiamo cominciato a trattare questo tema già nella legislatura Bonaccini, su sollecitazione degli agricoltori”, ha spiegato Mastacchi. “C’era grande aspettativa, ma il percorso si è interrotto con la chiusura anticipata del mandato. Ci si aspettava che il presidente De Pascale riprendesse in mano il dossier, ma dopo quasi un anno dal suo insediamento non c’è ancora nulla di concreto.”

Depositato il 15 ottobre, il progetto nasce dall’esigenza di aggiornare una normativa ormai datata e troppo rigida rispetto alle attuali dinamiche socio-economiche.

“La legge in vigore non è più al passo con i tempi. Dal 2009 ad oggi è cambiato il mondo”, ha sottolineato Ugolini. “Occorre rafforzare la competitività del comparto, favorendo un legame virtuoso tra produzione agricola, accoglienza rurale e valorizzazione del territorio. Gli agricoltori possono essere sentinelle nella cura dell’ambiente e un presidio contro lo spopolamento delle aree interne, ma solo se le loro attività sono sostenibili anche dal punto di vista economico.”

Tra i punti chiave del testo spicca la revisione del concetto di “pasto” in ambito agrituristico, introducendo il principio dell’impiego prevalente di prodotti di eccellenza regionale (DOP, IGP, BIO), di filiera corta e del territorio, ed eliminando le rigide percentuali minime di prodotti aziendali previste dalla legge attuale.

“Oggi un agricoltore, per restare in regola, è spesso costretto a scegliere prodotti di basso valore”, ha osservato Mastacchi. “Le percentuali basate su quantità e non su qualità finiscono per penalizzare chi lavora bene. Vogliamo invece una legge che premi la qualità e valorizzi le eccellenze regionali. Questo è il cuore del nostro progetto di legge.”

Un’altra novità riguarda la semplificazione delle procedure di subentro (affitto o cessione) nelle attività agrituristiche, per favorire il passaggio generazionale.

“Oggi, per un subentro, l’attività deve essere sospesa e tutte le pratiche ripresentate ex novo”, ha spiegato Mastacchi. “Proponiamo un sistema di autocertificazione, con controlli successivi da parte degli enti pubblici, per garantire continuità e non perdere clienti.”

Il progetto prevede inoltre di ampliare la capacità ricettiva, aumentando il numero massimo di posti letto e introducendo maggiore flessibilità per l’ospitalità in spazi aperti. Particolare attenzione è riservata all’Ospitalità Rurale Familiare (O.R.F.), riconosciuta come modello autentico e semplificato di accoglienza legato alla tradizione contadina.
Nel testo vengono anche riconosciuti formalmente l’enoturismo e l’oleoturismo come attività multifunzionali in grado di valorizzare le produzioni vitivinicole e olivicole regionali.

Gli obiettivi strategici della riforma sono chiari: incentivare la qualità e la territorialità dell’offerta agrituristica, valorizzare le produzioni locali, promuovere la nascita di biodistretti e reti tra imprenditori, e facilitare l’accesso di nuovi operatori grazie a semplificazione e sostenibilità economica.

“Questo progetto di legge vuole essere una base di partenza”, ha concluso Mastacchi. “Ci sarà molto da fare e sarà fondamentale il confronto con tutte le parti coinvolte. L’obiettivo è costruire insieme una normativa moderna, equa e realmente a servizio del mondo agricolo e del turismo rurale.”

lunedì 13 ottobre 2025

Cimice asiatica, torna l’allarme anche in Emilia-Romagna

 Mammi: “Nel 2025 peggioramento dopo due anni di tregua. Dieci milioni già stanziati per indennizzi. In corso ricerche internazionali”



Dopo un biennio di relativa tregua, torna a crescere in Emilia-Romagna l’allarme per la cimice asiatica (Halyomorpha halys), l’insetto infestante originario dell’Asia orientale che negli ultimi anni ha causato gravi danni alle colture frutticole e orticole del Nord Italia.

Solo nella nostra regione sono stati stanziati oltre 10 milioni di euro in ristori e indennizzi per gli agricoltori colpiti. Nel 2025, dopo due anni di miglioramento, la situazione è tornata a peggiorare e per questo stiamo portando avanti nuove ricerche, anche in collaborazione con istituti scientifici degli Stati Uniti, per individuare soluzioni efficaci e durature”, ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, rispondendo in Assemblea legislativa a un’interrogazione presentata dalla consigliera di Fratelli d’Italia Annalisa Arletti.

Secondo Mammi, “l’Emilia-Romagna si trova oggi in una condizione analoga a quella di altre regioni del Nord, come il Veneto e la Lombardia”, dove l’insetto ha ripreso a diffondersi in seguito a condizioni climatiche favorevoli e alla riduzione dell’efficacia dei sistemi di contenimento biologico.

L’assessore ha ricordato che la Regione è impegnata su più fronti: dal monitoraggio delle popolazioni di cimice asiatica alla diffusione del parassitoide “vespa samurai” (Trissolcus japonicus), introdotto in via sperimentale negli anni scorsi per limitare la riproduzione dell’insetto. Parallelamente, prosegue il confronto con le organizzazioni agricole per valutare ulteriori misure di sostegno economico alle imprese danneggiate.

L’obiettivo, ha concluso Mammi, “è tutelare il reddito degli agricoltori e la qualità delle nostre produzioni, garantendo al contempo un approccio sostenibile nella lotta agli insetti infestanti”.

sabato 27 settembre 2025

La patata di Tolè ottiene il marchio De.Co.

 Presentazione oggi alla 62ª Sagra della Patata



La patata di Tolè è entrata ufficialmente tra i prodotti a denominazione comunale. Il marchio De.Co. (Denominazione Comunale di Origine) sarà presentato oggi, sabato 27 settembre, alle ore 10 al Teatro parrocchiale di Tolè, nell’ambito della 62ª edizione della Sagra della Patata. Nell’occasione sarà inaugurata anche la scultura “La raccolta delle patate” dell’artista Paolo Gualandi, destinata a diventare simbolo della tradizione agricola locale.

Coltivata da generazioni sull’Appennino bolognese, la patata di Tolè deve le sue qualità organolettiche al terreno e alle tecniche di produzione affinate nel tempo. La varietà gialla è ideale per la frittura, mentre la bianca è perfetta per gnocchi e purè, rendendo il prodotto versatile in cucina e protagonista di molte ricette tradizionali.

“Il riconoscimento De.Co. – commenta il sindaco di Vergato, Giuseppe Argentieri – valorizza un prodotto tipico che caratterizza il nostro Appennino e, in particolare, la frazione di Tolè. È un orgoglio per la comunità e un’occasione di visibilità per gli agricoltori locali. Ringrazio la Proloco e Paolo Gualandi per la scultura, che sottolinea in modo permanente la vocazione agricola della frazione e la dignità di questo prodotto, dalle nostre zdaure fino ai ristoranti e agriturismi del territorio”.

La festa proseguirà domani, domenica 28 settembre, con fiera, mercato, mercatino del riuso, stand gastronomici, musica e iniziative per tutte le età.

venerdì 26 settembre 2025

62ª Sagra della Patata di Tolè

Un weekend di festa, tradizione e identità



di Roberto Giusti

 

Tolè si prepara a vivere un fine settimana all’insegna della convivialità con la 62ª edizione della Sagra della Patata, in programma domani, sabato 27 e domenica 28 settembre 2025.
Un appuntamento che ogni anno richiama centinaia di visitatori e che quest’anno avrà un significato speciale: la Patata di Tolè ottiene il riconoscimento di prodotto De.Co. – Denominazione Comunale di Origine, a conferma del suo valore come eccellenza del territorio.

La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco Tolè APS con il patrocinio del Comune di Vergato, propone un calendario ricco di iniziative.

  • Sabato 27 settembre (ore 10.00, Teatro Parrocchiale di Tolè) si terrà il convegno “La Patata di Tolè è De.Co.”, con la partecipazione di amministratori, esperti ed esponenti del settore agroalimentare. Seguiranno il dibattito, la presentazione dell’opera “La raccolta delle patate” di Paolo Gualandi – che sarà inaugurata ufficialmente il giorno successivo – e un rinfresco aperto a tutti.


  • Domenica 28 settembre sarà la giornata clou della Sagra: fiera, mercato, mercatino del riuso, stand gastronomici, attività per bambini, musica e intrattenimento animeranno il paese per tutta la giornata. Alle 16.00, in Piazza Don Celso Lolli, si svolgerà l’attesa inaugurazione della scultura “La raccolta delle patate” di Paolo Gualandi, destinata a diventare simbolo della tradizione agricola e memoria condivisa della comunità.

La Sagra della Patata è molto più di un evento gastronomico: rappresenta un’occasione di valorizzazione culturale, di identità collettiva e di legame con la terra. Un momento per riscoprire le radici della comunità e promuovere un prodotto tipico che racconta storia e resilienza dell’Appennino bolognese.

L’Amministrazione comunale di Vergato – si legge nella nota ufficiale – rivolge un sentito ringraziamento alla Pro Loco di Tolè e a tutti i volontari per l’impegno che ogni anno rende possibile questa storica manifestazione; all’artista Paolo Gualandi per la nuova opera donata alla comunità; alle istituzioni che prenderanno parte al convegno; agli operatori, agli espositori e a tutti coloro che contribuiranno a rendere viva anche questa edizione della Sagra.”

Un weekend, dunque, che unisce festa, cultura e tradizione, celebrando la Patata di Tolè come eccellenza locale e simbolo di un territorio da custodire e tramandare.

lunedì 22 settembre 2025

Abitare la campagna e la montagna: un incontro internazionale per ripensare le comunità rurali

Dal 26 al 28 settembre  a Monte Sole, Marzabotto, il confronto tra biodistretti italiani ed europei



Tre giorni di dialogo, confronto e progettualità comune per ripensare il futuro delle aree rurali e montane: è questo l’obiettivo dell’incontro “Abitare la campagna e la montagna: agricolture che costruiscono comunità”, promosso dal Biodistretto dell’Appennino Bolognese, che si terrà dal 26 al 28 settembre 2025 a Il Poggiolo, Monte Sole, Marzabotto (BO).

L’evento, di respiro nazionale e internazionale, riunirà i biodistretti e le realtà agroecologiche impegnate nella costruzione di economie locali, ecologiche e socialmente sostenibili. Saranno presenti agricoltori, allevatori, artigiani, ristoratori, ricercatori, associazioni di categoria, scuole, università, ambientalisti, amministratori pubblici e cittadini, per condividere esperienze, buone pratiche e visioni di futuro.

Al centro del dibattito, la convinzione che la campagna e la montagna non siano solo luoghi da preservare, ma territori da abitare e rigenerare: spazi di vita, di lavoro e di comunità. Qui l’agricoltura si intreccia con la cultura, il cibo diventa strumento di relazione, le reti sociali si trasformano in laboratori di innovazione.

«Chi ricuce comunità o ne inventa di nuove mette radici e contrasta le frane materiali e simboliche che attraversano i nostri territori», sottolineano gli organizzatori.

La tre giorni proporrà momenti di confronto tra esperienze locali e internazionali, testimonianze di agricolture resilienti, tavoli di lavoro per costruire progetti condivisi e uno spazio di riflessione politica: come riportare vita, economia e lavoro pulito nelle campagne e nelle montagne.

Una rete che cresce

L’iniziativa nasce in collaborazione con i Biodistretti dell’Emilia-Romagna e con l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica promotrice del Biodistretto Appennino Tosco Emiliano. La partecipazione attesa è ampia e variegata: biodistretti di Lazio, Puglia, Veneto (Dolomiti Bellunesi), Sicilia (Monti Iblei), Basilicata e Piemonte, oltre a rappresentanti da Francia e Germania.

L’appuntamento di Monte Sole vuole così diventare un crocevia europeo di pratiche e idee per la transizione ecologica, partendo dai territori e dalle persone che li abitano. Un invito non solo a riflettere, ma a costruire insieme nuove comunità rurali, capaci di unire sostenibilità, lavoro e qualità della vita.




 

venerdì 22 agosto 2025

Il ritorno della mela Rosa Romana

 Antica varietà dell’Appennino bolognese


di Valentina Pagani


C’era una volta sull’Appennino un’unica varietà di mela appartenente alla famiglia delle mele rosse invernali: c’era una volta… ed è tornata!
La mela rosa romana era un tempo una mela diffusissima nei frutteti agricoli dell’Appennino; nei campi e nei frutteti delle campagne collinari e montane era la regina incontrastata. Le proprietà organolettiche della rosa romana erano molte e molto apprezzate: con la polpa soda e molto croccante, il suo consumo di massa si è sempre basato su questa qualità del frutto. Oggi questa antica coltivazione del frutto torna ad essere protagonista grazie alla passione e all’impegno di alcuni produttori locali e di istituti agrari e di ricerca. Essa rappresenta anche un tassello di grande valore verso la biodiversità e il recupero del territorio, che risente fortemente dell’abbandono e che invece ha ancora caratteristiche ottimali per offrire coltivazioni di elevata qualità.

Quasi sicuramente ricorderanno quanto questo frutto, a voi sconosciuto, portava con sé il ricordo di inverni passati trascorsi scaldandosi nei vecchi focolari. Fu proprio in quegli anni che la mela rosa romana perse pian piano terreno rispetto alle produzioni intensive delle nuove varietà di mele. Come Elstar, Golden, Granny Smith, Pink Lady e Fuji che oggi conosciamo così bene. Esse stavano diventando più redditizie, più standardizzate e omogenee e soprattutto più richieste dai mercati. La rosa romana era ed è tutt’ora una mela non facile: si raccoglie in ottobre ma si consuma solo mesi dopo, a partire da Natale. Essa necessita di un processo di maturazione lento, che avviene naturalmente, per poter raggiungere la sua dolcezza e diventare pronta al consumo.

A differenza delle mele di massa, che necessitano di uno stoccaggio in frigoriferi per lunghi mesi prima di essere vendute, la rosa romana ha bisogno di pazienza. È il tempo che rende questo frutto tanto speciale e unico. Una caratteristica che la rende oggi molto interessante per il consumatore moderno, attento alla qualità, alla genuinità e alla storia dei prodotti che acquista.

Grazie all’impegno dell’Istituto Agrario di Imola, della Fondazione Navarra e della Facoltà di Agraria di Bologna, insieme ad alcuni imprenditori agricoli coraggiosi, la rosa romana è stata riportata in auge. Un lavoro che ha comportato anni di ricerca sul DNA degli antichi meli, il recupero di antiche piante sopravvissute nei cortili e nei frutteti delle famiglie contadine, la selezione accurata dei frutti migliori e la reintroduzione di questa mela nei circuiti produttivi.

Oggi, finalmente, la rosa romana è tornata a far parte del nostro patrimonio agricolo ed enogastronomico, portando con sé non solo un prodotto di altissima qualità ma anche un pezzo di storia delle nostre campagne.

Il messaggio che arriva dal territorio e dall’impegno del Consorzio con i piccoli produttori sembra portato a un’agricoltura non a scala principale: possono usufruirne le piccole aziende a conduzione familiare, che tutti noi auspichiamo possano tornare ad avere un ruolo centrale nell’economia e nella società.

Per ulteriori informazioni e contatti visitare il sito www.melaromana.it (in allestimento).
Un sito internet che raccoglie tutte le informazioni storiche e scientifiche legate a questo frutto e che sarà un punto di riferimento per chi vorrà saperne di più sulla coltivazione, la trasformazione e il consumo delle mele rosa romana.

Ricetta di mele rosa cotte alla Rosa Romana

Un fragrante ricordo in ogni casa delle nostre nonne e della tipica tradizione contadina. Una preparazione semplice e salutare per un dessert che esalta le qualità della mela.

Ingredienti:

  • mele rosa romana
  • zucchero di canna q.b.
  • cannella q.b.
  • vino rosso corposo (es. Sangiovese)

Preparazione:
Lavate bene le mele, togliete il torsolo e tagliatele a dadini.
Mettetele in una casseruola con un po’ di zucchero e un bicchiere di vino rosso.
Aggiungete una spolverata di cannella.
Cuocete a fuoco lento fino a quando la mela diventa morbida e succosa.
Servite ben calde.

(Inviato da Dario Mingarelli) 

giovedì 21 agosto 2025

A Mongardino i pomodori diventano veri “pomi d’oro”

 



MONGARDINO (Sasso Marconi) – Nel cuore delle colline bolognesi i pomodori possono davvero trasformarsi in tesori di natura. A dimostrarlo è Stefano Calzolari, appassionato orticoltore di Mongardino, che nei giorni scorsi ha raccolto due esemplari straordinari dal suo orto: ciascuno di essi supera il chilo e trecento grammi di peso.

Calzolari li mostra con discrezione, senza ostentazioni, quasi a voler sottolineare che per lui le dimensioni eccezionali non sono un evento isolato, ma il risultato naturale di anni di dedizione. «Non è tanto la grandezza che conta – spiega – quanto la qualità del raccolto e la soddisfazione di veder crescere bene ciò che si è curato con passione».

Figlio di una famiglia con solide radici agricole, Stefano ha ereditato dal padre tecniche e saperi tradizionali, ma non si è fermato alla memoria: li ha arricchiti con osservazioni personali, sperimentazioni e continue ricerche sul campo. Il suo orto è così diventato un piccolo laboratorio di agricoltura sostenibile, dove il rispetto dei cicli naturali e l’attenzione al terreno si traducono in produzioni sane e generose.

I due “pomi d’oro” di Mongardino non sono dunque solo una curiosità da record, ma il simbolo di un legame forte con la terra e della capacità di coniugare tradizione e innovazione. Una lezione silenziosa, che invita a riscoprire il valore del lavoro agricolo come patrimonio vivo delle nostre comunità rurali.