“Questa mattina ho partecipato con convinzione alla
manifestazione davanti a Palazzo Montecitorio,
organizzata dal Coordinamento dei Comuni, per dare voce a chi non accetta di
vedere il proprio territorio cancellato o declassato da decisioni burocratiche
calate dall’alto”.
Con queste parole il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti ( nella foto) è intervenuto sulla protesta
svoltasi a Roma contro la
declassificazione dei Comuni montani, iniziativa che ha riunito amministratori
locali e cittadini sotto lo slogan “Insieme con le nostre comunità”.
Al centro della mobilitazione, il recente Dpcm che ha
escluso 346 comuni italiani dalla classificazione montana, con il conseguente
rischio di perdere fondi, agevolazioni e servizi considerati essenziali per le
aree interne del Paese. Fra i declassati, Sasso Marconi e Marzabotto.
Secondo Croatti, il provvedimento
rappresenta “un’ingiustizia che condanna territori e cittadini”, ignorando le
difficoltà strutturali, logistiche e climatiche che caratterizzano la vita
nelle zone montane.
“La perdita dello status di comune
montano – sottolinea il senatore – significa rinunciare ai fondi Fosmit, alle
premialità agricole, al bonus nuovi nati e alle agevolazioni sul riscaldamento.
Ma il danno più grave riguarda la scuola: senza deroghe, molte classi montane
rischiano di scomparire, costringendo bambini e famiglie a spostamenti sempre
più difficili e favorendo lo spopolamento dei piccoli centri”.
Nel corso dell’intervento, Croatti ha
inoltre criticato duramente l’azione del Governo, accusato di “svuotare le aree
interne per decreto”, e ha espresso apprezzamento per la risposta della Regione Emilia-Romagna, che ha annunciato misure
di sostegno per i comuni esclusi dalla classificazione.
“È positivo – ha dichiarato – il
pronto intervento della Regione Emilia-Romagna, che ha deciso di coprire con
proprie risorse i tagli derivanti dalle decisioni governative, dimostrando una
sensibilità che a Roma purtroppo manca”.
Croatti ha ricordato anche che nove
comuni hanno già presentato ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento,
definendo l’iniziativa “un segnale di resistenza istituzionale” contro criteri
ritenuti troppo numerici e lontani dalla realtà dei territori.
“Non si
tratta soltanto di una questione amministrativa – conclude il senatore
pentastellato – ma di una vera battaglia di dignità. I piccoli comuni montani
rappresentano presidi fondamentali di legalità, cultura, sostenibilità
ambientale e coesione sociale. Saremo il megafono di queste comunità nelle sedi
istituzionali. La montagna non si declassa: si sostiene e si valorizza”.