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giovedì 2 gennaio 2025

L'invasione dei cinghiali: danni, malattie e interventi sul territorio



Un solo cinghiale, se di dimensioni importanti, può arrecare danni notevoli ai terreni agricoli. Questa è l’opinione di Gianfranco Nanni (nella foto) capo del distretto di caccia numero 6, che coordina le attività venatorie nell'area tra Mongardino, Calderino e Montasico, in provincia di Bologna. 

Gli agricoltori da tempo lamentano gli effetti devastanti della presenza dei cinghiali, animali che, alla ricerca di cibo, creano solchi profondi nei campi coltivati, con ripercussioni significative sulle rese agricole. Ma al problema dell'invadenza di questi ungulati si aggiunge una nuova emergenza sanitaria: la peste suina africana. I cinghiali, infatti, non solo ne sono vittime, ma anche potenziali portatori, mettendo a rischio gli allevamenti di suini industriali e domestici.

Se la malattia dovesse raggiungere un allevamento, le conseguenze sarebbero drammatiche: l'abbattimento di tutti i capi infetti e la perdita di uno dei settori di eccellenza della filiera alimentare emiliano-romagnola, quello delle carni suine e dei salumi. Per prevenire il contagio, sono state adottate rigorose misure di biosicurezza, tra cui la separazione totale tra cinghiali selvatici e maiali allevati. Inoltre, si conta sull'intervento dei lupi, predatori naturali e “spazzini” di carcasse infette, e sull'attività venatoria. 

La strategia di contenimento del distretto di caccia 6 

“Grazie a una buona coordinazione fra le squadre, siamo in grado di intervenire in modo incisivo, quasi chirurgico, dopo un'attenta verifica della situazione”, spiega Gianfranco Nanni. L'organizzazione del distretto si basa su dati raccolti in una vasta area, che consentono di agire in modo mirato. 

Secondo Nanni, rispetto all'anno scorso, i danni causati dai cinghiali sono diminuiti sensibilmente, grazie all'efficacia delle operazioni messe in atto. Due sono i metodi principali utilizzati per il contenimento selettivo: 

La braccata: coinvolge un numero consistente di cacciatori posizionati in punti strategici e una muta di cani che esplora l'area per stanare e indirizzare i cinghiali verso i tiratori. 

La girata: un intervento più mirato, con pochi cacciatori e un solo cane, utilizzato in aree specifiche dove è necessario un prelievo selettivo. 

Una gestione organizzata e trasparente 

La suddivisione del territorio di caccia è gestita proporzionalmente al numero di squadre operative. “Ogni anno è prevista una rotazione delle aree assegnate alle squadre”, sottolinea Nanni. “In questo modo, si evita che i gruppi riducano volutamente il prelievo per garantire una maggiore abbondanza di selvaggina nell’anno successivo. Al contrario, la rotazione incentiva le squadre a raggiungere gli obiettivi prefissati, contribuendo al contenimento del numero di capi e alla protezione dei terreni agricoli”. 

Il ruolo dei cacciatori, dunque, si rivela fondamentale per mitigare i rischi associati alla sovrappopolazione dei cinghiali, ridurre i danni all'agricoltura e prevenire la diffusione di malattie. Una sfida complessa che richiede coordinazione, competenza e un impegno costante da parte di tutte le parti coinvolte. 


lunedì 16 settembre 2024

I cinghiali rappresentano un problema per il numero eccessivo e perchè portatori della 'peste suina'


A Gaggio Montano la presenza dei cinghiali sta diventando un problema crescente. Questi animali selvatici, attratti dalle aree urbane in cerca di cibo, stanno causando danni ai giardini, alle coltivazioni e creando situazioni di pericolo per la sicurezza dei residenti e degli automobilisti. Le segnalazioni di avvistamenti all'interno del centro abitato sono sempre più frequenti, portando le autorità locali a cercare soluzioni per gestire questa invasione. Il fenomeno riflette una sfida più ampia di convivenza tra fauna selvatica e aree urbanizzate.

Per contenere, se non eliminare, il fenomeno della presenza dei cinghiali all'interno dell’abitato, l'amministrazione comunale di Gaggio Montano è intervenuta con un'ordinanza che vieta l’abbandono di cibo nell’area residenziale, al fine di evitare che gli animali siano attratti dalla disponibilità di cibo e si spingano nel centro abitato. L’ordinanza prevede inoltre che la Polizia locale della Città Metropolitana possa intervenire, se ritenuto necessario, con l’abbattimento immediato degli ungulati per impedirne l’arrivo nei centri urbani, avvalendosi del supporto di esperti cacciatori formati per i piani di controllo della specie.

La problematica non riguarda solo l’abitato di Gaggio Montano, ma è ormai diffusa in tutto l'Appennino. Anche il Consigliere regionale di Rete Civica, Marco Mastacchi ( nella foto), si è interessato al tema, esprimendo preoccupazione per il possibile arrivo della peste suina trasmessa dai cinghiali. In un'interrogazione, Mastacchi ha sottolineato che una popolazione di cinghiali superiore all'equilibrio naturale è un fattore determinante nella diffusione del virus e che questo squilibrio ha creato un substrato ideale per la propagazione della peste suina africana, che in Lombardia e Piemonte ha avuto un impatto devastante sugli allevamenti di suini. Ha quindi chiesto alla Giunta regionale informazioni dettagliate sulle azioni intraprese e in corso per prevenire lo sconfinamento del virus, monitorare le misure di contenimento e controllare la protezione del territorio e degli allevamenti dall'epidemia.

giovedì 27 giugno 2024

Agricoltori in corteo contro i cinghiali fino alla sede della Regione

150 trattori in marcia a Bologna: 'Serve un piano straordinario'


"I cinghiali non rappresentano più solo un problema per i raccolti dei nostri agricoltori, ma anche per la sicurezza dei cittadini.

Coldiretti è in piazza oggi per dare un messaggio ancora più forte a tutte le Istituzioni e accendere i riflettori sui danni e i pericoli causati dai cinghiali e dalla fauna selvatica incontrollata.

Siamo qui a chiedere l'adozione di un piano regionale straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica". Lo ha detto il presidente regionale di Coldiretti, Nicola Bertinelli per la mobilitazione che ha visto oltre 4mila agricoltori da tutta l'Emilia-Romagna sfilare in corteo fino alla sede della Regione per denunciare "i problemi sanitari, sociali, economici e ambientali causati dai cinghiali e da tutta la fauna selvatica".
    Scortati da oltre 150 trattori, gli agricoltori di Coldiretti sono passati su via Stalingrado fino a viale Aldo Moro. "I selvatici distruggono le nostre produzioni di eccellenza, mettendo a rischio un parte significativa di un export che nel 2023 ha raggiunto gli 11 miliardi di euro di valore" ha detto il direttore regionale di Coldiretti, Marco Allaria Olivieri. Che ha aggiunto: "Inoltre i cinghiali hanno una responsabilità fondamentale per la diffusione della peste suina africana. È a rischio la sopravvivenza di 31mila allevamenti italiani e un intero comparto strategico dell'agroalimentare made in Italy, che genera un fatturato di 20 miliardi di euro l'anno e garantisce occupazione a 100 mila persone in Italia".

lunedì 17 giugno 2024

I cinghiali bloccano le iniziative agricole in Appennino e portano la peste suina, ma ciò non interessa più nessuno

Branchi affamati assaltono piantagiani e rovinano campi e pare tutto ciò sia voluto: che il progetto politico sia quello di eradicare l’uomo dall’Appennino, è ormai evidente


 

Raccogliamo la denuncia amareggiata, se non sconsolata, di Riccardo Evangelisti, riportata su Bar Diavolo e inviata da Dubbbio:


Che disastro….il quadro di una gestione faunistica fallimentare…tralasciando i danni all’agricoltura di cui in montagna non interessa più nulla a nessuno; ma un’immagine del genere con un’epidemia di peste suina che sta dilagando e rischia di mettere in ginocchio l’economia della nostra regione è tremenda….ma avanti pure a riempirci di cinghiali!!! Saranno contenti i cacciatori che almeno sanno di averne per il prossimo anno….

Che disastro!! Questa non è biodiversità ma l’abbandono più totale…..


lunedì 22 aprile 2024

Sos peste suina nei cinghiali

 L'assessore regionale: 'Convivere col virus è impensabile, va eradicato'

 

Ridurre drasticamente il numero dei cinghiali eradicando il virus della peste suina africana (Psa) per salvare gli allevamenti e le esportazioni di carne di maiale, perché il rischio di ricadute dell'epidemia sulle imprese e sull'occupazione è drammatico.

È l'Sos lanciato dall'assessore regionale all'Agricoltura in Emilia-Romagna, Alessio Mammi, intervenuto nelle Commissioni Politiche per la salute e Politiche economiche che si sono riunite in seduta congiunta per affrontare, fra gli altri temi, proprio le misure di contrasto alla diffusione della peste suina africana.


    "L'emergenza è nazionale - ha sottolineato Mammi - e non si può pensare di convivere con il virus, ma occorre puntare alla sua eradicazione perché la nostra produzione di salumeria è un'eccellenza conosciuta a livello mondiale. La Psa sta producendo danni economici con mercati chiusi in Estremo oriente e altri Paesi che minacciano il blocco dell'export. Ci sono problemi negli allevamenti, anche se finora non stati raggiunti dal virus, con la riduzione dei prezzi e la perdita di reddito.
    Ci sono conseguenze gravi sul piano economico che possono trasformarsi in problemi sociali, perché alcune aziende hanno già chiesto la cassa integrazione".
    "Occorrono sospensione dei mutui, sostegno ai lavoratori, agevolazioni fiscali". L'assessore Mammi ha chiesto "un incontro al governo: dobbiamo salvaguardare l'export, riaprire i mercati di Giappone e dell'Estremo oriente, avere un confronto con la Ue sui selvatici infetti (se viene trovata una carcassa a 15 chilometri da un salumificio, a quest'ultimo vengono imposte limitazioni)". Dalla Regione sono stati stanziati 10 milioni per la biosicurezza negli allevamenti: barriere di protezione e tecnologie per la sanificazione. "Se oggi il virus non è entrato in nessun allevamento è grazie alla prevenzione attuata con risorse e formazione".
    In regione finora sono state trovate 150 carcasse di cinghiali positive al virus. Interessate le province di Piacenza e Parma. L'export di salumi è bloccato verso Giappone, Cina, Corea del Sud e Taiwan, mentre in altri Paesi ci sono limiti e si esportano solo mortadella e prosciutto cotto o, come negli Usa, solo prosciutto crudo a lunga stagionatura che inattiva il virus. (ANSA)

venerdì 15 settembre 2023

L’allarme e la richiesta di aiuto di Rossella Belloli

 



A tutti coloro che percorrono la strada di Ponte della Venturina:  state attenti perché da almeno due settimane ci sono cinghiali piuttosto grossi che passeggiano tranquillamente sulla strada, rovesciano i bidoni dell' umido per cercare cibo e non hanno paura né della gente né delle macchine.

Foto dal Web

Per favore non commentate sono buoni insieme alle tigelle.... piuttosto accettiamo suggerimenti per eliminare il problema.

 

sabato 11 marzo 2023

Gli ungulati delizia per alcuni e drammi per altri

 


I selvatici di grossa stazza si sono riappropriati da tempo dell’Appennino e il loro numero è tale da essere costretti alla transumanza non in alta montagna ma in pianura. Da tempo hanno infatti scoperto l’accoglienza dei centri abitati e non stupisce più l’imbattersi in caprioli o daini nei viali o nei parchi cittadini.

E’ recente la notizia che persino un lupo, più incuriosito che intimorito, abbia varcato la cintura abitata della città e si sia concesso una bel fuori programma fra le vie storiche del centro cittadino.

A creare preoccupazione però la presenza impattante dei cinghiali che costringe gli agricoltori a convivere con diffuse e voraci mandrie il cui grufolare alla ricerca del cibo lascia tracce profonde sulle coltivazioni con la conseguente diminuzione della quantità e qualità del prodotto.

Confagricoltura ha poi messo in rilievo come non vengano raggiunti gli obiettivi dei piani di controllo, la cui funzione è quella di indicare quale numero di capi di ogni specie di ungulati annualmente deve essere prelevato al fine di contenerne il numero a quello che non crea danni rilevanti all’agricoltura. Ciò genera uno squilibrio impattante. Indirettamente il dito è puntato verso i cacciatori e l’accusa è quella di non abbattere capi a sufficienza e lasciarne troppi per la stagione successiva. 

 Abbiamo incontrato il presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) BO3, Lorenzo Benedetti ( nella foto) per un confronto sull’accusa: “Dare la responsabilità esclusivamente ai cacciatori è strumentale e infondato” esordisce il presidente. “Ognuno scarica la responsabilità su altri. La caccia di selezione al cervo e al capriolo raggiunge ottime percentuali di successo. Perché non dovrebbe essere lo stesso per il cinghiale? La verità è che ci sono difficoltà oggettive. Mentre per gli altri ungulati le quote di prelievo sono calcolate in base a censimenti e successive valutazioni faunistiche, per il cinghiale i censimenti non sono fattibili e le quote assegnate alle squadre sono calcolate proporzionalmente ai danni: se questi sono aumentati a confronto con quelli dell’anno precedente si incrementa la quantità di capi da prelevare. Ma è tutto fittizio, privo di ogni attendibilità. Il cinghiale è un animale mobilissimo, questo rende impossibile quantificarne la presenza. E’ inoltre molto prolifico: la femmina ha due cicli riproduttivi l’anno e si registra fino a otto nascite per volta. Quindi in sostanza si naviga a vista su stime non realistiche e non significative quanto a capacità di prelevare e soglie di presenza di animali compatibili col territorio . Poi l'organizzazione e il funzionamento delle squadre di caccia comporta dei costi: il mantenimento dei cani, fuoristrada col verricello, locali attrezzati per il trattamento delle carcasse, gestione dei rifiuti sanitari e altre voci la cui compensazione dipende anche dal successo della stagione venatoria. L'ATC, come ente di diritto privato con funzioni pubbliche per la gestione faunistica e venatoria, si finanzia esclusivamente con quote associative dei cacciatori. Queste risorse servono a sostenere gli oneri a nostro carico tra cui i pagamenti dei danni da fauna selvatica, e le recinzioni delle coltivazioni di pregio come vigne e castagneti.”

" La quantità e la diffusione dei suidi selvatici trova poi un altro grosso fattore di favore per la presenza nel nostro territorio di parchi regionali e di aziende faunistico-venatorie che rappresentano un serbatoio spesso non adeguatamente controllato, comunque fuori dalle competenze dei cacciatori ATC. Tutte queste ampie aree diventano zona di rifugio per gli ungulati nei periodi di caccia,” aggiunge Gianfranco Nanni ( nella foto), a capo del distretto n.6.

La proliferazione incontrollata dei cinghiali è soprattutto una delle tante conseguenze del cambiamento dell'ambiente rurale, specie in Appennino. I cacciatori fanno quanto è possibile e il loro contributo è irrinunciabile ”, sostiene il presidente. “Non va dimenticato che sono volontari, che la loro età media si aggira fra i 60 -70 anni. E' anche una categoria malvista e in crescente diminuzione per lo scarsissimo ricambio generazionale. Tutti i distretti ATC BO3 hanno indici di densità venatoria molto al di sotto deò consentito e le nostre squadre hanno componenti che vengono dal Veneto o dalla Toscana e questo aumenta i costi”.

Ma allora come possono essere accolte le preoccupazioni degli agricoltori ?

La legge consente la possibilità di autodifesa del singolo agricoltore, anche col supporto di coadiutori, ” precisa Nanni. “ Costoro però debbono essere abilitati all’esercizio venatorio e prima di agire debbono darne precisa informazione a chi è proposto a questo compito. La cattura e l'abbattimento di cinghiali tutto l'anno e in prossimità dei raccolti sta fornendo un contributo significativo al controllo della specie sebbene, ad un anno di applicazione necessiti di qualche perfezionamento".

venerdì 13 gennaio 2023

Monte Sole. Lupi trovati uccisi, chiusa la caccia

 

foto d'archivio

Doppiette a riposo a Monte Sole. Sono state trovate nelle aree adiacenti al parco tre carcasse di lupo uccisi da colpi da arma da fuoco e il Consiglio direttivo dell’ente, applicando il regolamento che disciplina l’attività all’interno del parco, ha deliberato la chiusura della caccia al capriolo e al cinghiale per 12 mesi.

Nella delibera si legge poi che nell’intento di contenere il numero dei capi selvatici all’interno del parco a quello ritenuto idoneo per garantire la salvaguardia delle attività agricole, il prelievo dei cinghiali in eccesso sarà effettuato unicamente con ‘operazioni di controllo’ affidate al personale preparato a questo compito.

Delusione da parte dei cacciatori poiché ancora una volta dopo  un illecito, la colpa, anche se non  formalmente addebita a loro, agli occhi dell’opinione pubblica risulta a loro carico e visto che la sanzione è  contro di  loro, tale opinione viene ancor più rafforzata.

I cacciatori invece rigettano con forza l’eventuale accusa facendo notare che essi conoscono molto bene le regole che disciplinano la caccia nel parco e non è per nulla nel loro interesse infrangerle.

martedì 6 dicembre 2022

Cinghiali, un problema sempre più irrisolto

 Che in tanti si erano impegnati a risolvere, ma era la solita manfrina. L’economia agricola della montagna e della collina è mortificata. Le razzie dei cinghiali sono protette, le produzioni agricole costrette all’abbandono

 

 Sono ormai decenni che il nostro territorio vede aumentare in misura eccessiva ed esponenziale l’espansione dei cinghiali. Il costo di questa ormai straripante presenza si traduce da troppo tempo in enormi danni arrecati all'agricoltura, in incidenti stradali troppo spesso mortali e che coinvolgono cittadini ignari, e nel rischio di diffusione della peste suina africana,” denuncia il consigliere regionale di Rete Civica, Marco Mastacchi (nella foto), in un’interrogazione. 

Con Delibere di Giunta e di Consiglio emanate dal 1994 al 1999, la provincia di Bologna aveva assunto impegni precisi per risolvere il problema. Impegni rimasti vuote parole sulla carta e a farne le spese è l’agricoltura dell'Appennino che continua ad essere tenuta sotto scacco dagli ungulati e a subirne, impotente, i danni.

Si è assistito nel tempo a diversi ed encomiabili tentativi da parte di alcuni imprenditori di creare opportunità di lavoro e di reddito nelle nostre zone: parliamo di coltivazione di grani antichi, o della mela 'rosa romana', prodotti biologici e coltivazioni di nicchia. Questi imprenditori vanno sostenuti e premiati. Chi è disposto ad investire nel nostro Appennino, deve trovare disponibilità e collaborazione e non deve essere mortificato e demotivato dalla burocrazia. Va tenuto in considerazione che la caccia, la pesca, i prodotti del sottobosco debbono essere 'parte rilevante dell’economia delle zone montane', così come stabilisce l’art.8 della legge 97 del 1994, che dopo quasi 30 anni rimane disatteso, mentre i proprietari dei terreni sono sovrani dei loro beni solo quando si tratta di pagare le tasse. Si dovrebbe cercare di evitare l’esodo della gente della montagna e dare la possibilità agli agricoltori di fare reddito con i propri terreni: solo con la loro insostituibile esperienza si può evitare il degrado del nostro Appennino.

Già da tempo la cittadinanza si è attivata con la raccolta di circa 10.000 firme per chiedere, a nome di agricoltori, proprietari dei terreni e semplici cittadini, di intervenire con provvedimenti volti a risolvere i diversi problemi ancora in essere. Non più tardi di questa estate le richieste sono state nuovamente presentate alla Regione Emilia-Romagna dal Comitato per la Montagna nella persona del suo Presidente, senza però ottenere alcuna risposta. Per risolvere il problema è necessaria la piena consapevolezza di tutti, occorre creare una collaborazione istituzionale a tutti i livelli, un impegno comune per valorizzare il nostro territorio".

Mastacchi interroga la Giunta sulle azioni che intende intraprendere nel breve periodo per risolvere il problema dell’eccessiva presenza di cinghiali nel nostro Appennino, considerando che non è solo un problema degli agricoltori, ma, a causa di una densità di fauna che spinge i selvatici a valle, di tutti i cittadini che si trovano nelle aree montane e non, oltre ad interessare la viabilità nei territori di pianura. Chiede inoltre se si preveda e in che modo, il coinvolgimento delle realtà territoriali del nostro Appennino come le associazioni agricole, i cacciatori e i sindaci dei territori coinvolti, per operare sinergicamente nella risoluzione del problema, considerate anche le difficoltà create dalla pandemia e dalla situazione economica, che ha portato alle stelle i costi delle materie prime mentre i prezzi dei prodotti agricoli sono rimasti irrisori.


mercoledì 12 ottobre 2022

I cinghiali invadono i parchi e l’abitato di Casalecchio di Reno

 Una ordinanza del sindaco ordina  un piano di controllo per contenerne la presenza



Nella ordinanza si legge:

nelle ultime settimane sono continue le segnalazioni della presenza  nel territorio urbanizzato del Comune di Casalecchio di Reno (Parco della Chiusa, Piazza Stracciari, Piazza dei Caduti, Lungoreno Romanville, Via Marroni, Via Jacchia e Via Curiel) di gruppi di cinghiali di varie classi di età e di sesso. 

La presenza incontrollata di cinghiali può comportare contatti fortuiti e non voluti con animali domestici e cittadini. Inoltre  possono essere portatori di malattie  e rapprendano un pericolo  per la circolazione stradale, in particolar modo nelle ore serali

Si ordina quindi alla Polizia Locale della Città Metropolitana di Bologna l’attuazione di un piano di controllo e contenimento dei cinghiali e  il divieto a chiunque di lasciare cibo incustodito nelle varie colonie feline.


venerdì 14 gennaio 2022

Dagli agricoltori un grido: " O noi o i cinghiali'

Dario Mingarelli ha raccolto le pressanti e disperate richieste degli agricoltori dell'Appennino e scrive: 

Sono più di 30 anni che la montagna soffre l’assalto degli ungulati. Assalto mai fermato dai piani faunistici della Regione,    dall’Istituto per la Fauna Selvatica, né dai Comuni ( le cui competenze in materia sono limitate), a dispetto degli innumerevoli proclami e sottoscrizioni di impegni che si proponevano di agire in modo da contenere il numero dei ‘vandali’ a quello compatibile con gli spazi ( gli ettari) presenti. Addirittura al di sotto della ‘cosiddetta linea rossa’, quella che delimita la bassa collina dalla montagna, era stata prevista l’eradicazione al fine di difendere l’agricoltura di grande qualità della bassa collina. Gli Unni a quattro zampe sono arrivati invece  da tempo in pianura e vi scorrazzano liberamente. La situazione incontrollata ha creato in montagna problemi molto gravi ed è tale da far temere di essere arrivati a un punto di non ritorno. E’ sfuggita  di mano ai responsabili della gestione della Fauna selvatica. Gli agricoltori sono stremati e sfiduciati. Si trovano nell’impossibilità di arginare i danni che vengono arrecati alle loro coltivazioni ogni anno.


A rendere la loro condizione intollerabile si aggiunge il fatto che i risarcimenti (molto contenuti rispetto ai valori reali dei danni), richiedono una tale iter burocratico da scoraggiare.

Nella incomprensione di coloro che dovrebbero porre mano a interventi risolutivi, molti di loro non riescono a fare domande di risarcimento, tanti altri nemmeno le producono, altri ancora la inoltrano senza avere esito positivo. Siamo comunque nella tragica situazione che, pur spendendo  pubblico denaro per ricompensare ( si fa per dire) il danno,  non si  ottengono risultati. I risarcimenti non soddisfano i danneggiati  e il numero degli ungulati cresce in modo esponenziale senza controllo. La caccia diverte pochi e non risolve la grande natalità e i danni procurati all’agricoltura sono di gran lunga  superiori  ai rimedi.

Non si faccia poi l’elenco delle provvidenze pubbliche, come qualcuno ha fatto: vi si accede per graduatoria e come ogni graduatoria ha delle categorie preferite, come gli spazi in parchi. Molto spesso gli agricoltori sono fuori da questi ambiti areali e finiscono per essere  in posizioni non finanziate delle graduatorie.

I suggerimenti mandati in Regione, e siamo ai tempi in cui esistevano le Comunità Montane, non sono stati nemmeno considerati. Oggi l’Unione degli 11 Comuni della Montagna preferisce inspiegabilmente tacere così che coloro che sono intenzionati a tornare in agricoltura ( e Dio sa quanto sarebbero utili e graditi), vista la situazione,  abbandonano. La popolazione degli ungulati è  quasi pari a quella antropica e l’orda vorace mette  in seria difficoltà  non solo le coltivazioni  ma anche i boschi. Il loro grufolare nel fondo erboso impedisce la ricrescita del ceduo. Purtroppo anche gli incidenti stradali sono diventati numerosi.

Grazie a leggi sbagliate, ora gli ungulati hanno un padrone, non sono più  RES  NULLIUS, ma sono  di proprietà dello Stato che non vuole o non ce la fa a regolare la situazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un immane disastro.

Spero e auspico che l’Unione dei Comuni dell’Appennino si svegli e pretenda una risposta esauriente dai politici e dai responsabili della gestione della fauna appenninica.

mercoledì 17 novembre 2021

Cinghiali e caccia: La Regione apre alla 'autodifesa' degli agricoltori

Il presidente di Coldiretti Nicola Bertinelli: "Accolte le nostre richieste".


Dubbio invia e chiede la pubblicazione di questo articolo di Bologna Today

 

Gli agricoltori dell'Emilia-Romagna potranno difendersi autonomamente dai cinghiali: nel nuovo piano faunistico-venatorio che verrà discusso a breve in giunta regionale ci sono infatti "novità che rappresentano un risultato importantissimo per il bene degli imprenditori agricoli e per tutta la cittadinanza", dice Nicola Bertinelli, presidente regionale di Coldiretti, uscendo dalla riunione del tavolo presieduto dall'assessore Alessio Mammi.

E' in questa riunione, infatti, che è stata presentata la bozza del piano di controllo del cinghiale e lì viene accolta ‘buona parte delle richieste di Coldiretti riguardo le possibilità di autodifesa da parte degli agricoltori’. Cioè quello che avevamo chiesto a gran voce in occasione della manifestazione dello scorso 8 luglio- prosegue Bertinelli- e ora, in una bozza che ha già ricevuto l'ok dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), si legge che gli agricoltori posso provvedere all'autodifesa dai cinghiali nella loro proprietà o direttamente o, se non provvisti di licenza di caccia, coadiuvati da dipendenti e persone di loro fiducia".

Coldiretti Emilia Romagna esprime soddisfazione anche per i provvedimenti che, tenendo conto delle più recenti disposizioni emanate dal Consiglio di Stato riguardo i coadiutori, prevedono che l'elenco di questi possa essere fornito ogni cinque anni e che, per la prima volta in assoluto, le carni dei cinghiali abbattuti restino di proprietà del titolare dell'azienda.

"Un provvedimento per il quale ci siamo battuti e che la Regione ha recepito -conclude il direttore regionale di Coldiretti Marco Allaria Olivier- e che va nella direzione di garantire maggiormente la difese delle nostre produzioni. Uno strumento più concreto per il contenimento di questi selvatici che tanti danni hanno causato alle aziende agricole, ma hanno creato e creano anche tanti pericoli per i cittadini".

martedì 6 luglio 2021

Gli agricoltori si mobilitano contro i cinghiali: giovedì 8 luglio saranno in piazza a Montecitorio e in tutta Italia per protesta



La Coldiretti informa:

 

Non è mai stato così alto l’allarme per l’invasione di cinghiali in Italia che con l’emergenza Covid hanno trovato campo libero in spazi rurali e urbani, spingendosi sempre più vicini ad abitazioni e scuole fino ai parchi dove giocano i bambini. Gli animali selvatici distruggono produzioni alimentari, sterminano raccolti, assediano campi, causano incidenti stradali con morti e feriti e si spingono fino all’interno dei centri urbani dove razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone #bastacinghiali.

Una situazione che ha ormai oltrepassato il limite di guardia con gli agricoltori esasperati che giovedì 8 luglio dalle 9  a Roma in piazza Montecitorio scatenano la più grande protesta mai realizzata prima nella Capitale e con le mobilitazioni in tutte le Regioni, da Milano a Napoli, da Torino a Bologna, da Palermo a Cagliari, con il coinvolgimento di decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pastori e cittadini e le dolorose testimonianze di chi è stato personalmente colpito ed ha paura per l’incolumità della propria famiglia.

Saranno presenti insieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini rappresentanti delle istituzioni e della politica a livello nazionale.

Per l’occasione sarà diffuso l’esclusivo Dossier Coldiretti su “Covid e l’assedio dei cinghiali in Italia”, sui rischi per la sicurezza, l’ambiente e la salute e le proposte concrete per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole e la tranquillità dei cittadini.

 

domenica 22 novembre 2020

No agli spostamenti dei cacciatori da un comune all’altro per sparare ai cinghiali.

Piccinini (M5S): “Regione faccia marcia indietro sulla caccia”  

Riceviamo:

La Regione faccia marcia indietro sul via libera alla caccia al cinghiale anche con cacciatori che provengono oltre i confini dell’Emilia-Romagna: è quanto chiede Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha depositato un’interrogazione dopo che ieri la Prefettura di Bologna ha dato l’ok, rispondendo proprio a un quesito della Regione che riguardava lo spostamento delle “doppiette” anche da regioni diverse, per consentire la caccia ai cinghiali. “In un momento dove tutti noi siamo soggetti a restrizioni e obblighi da osservare, con questo via libera si va a creare una vera e propria zona franca che consentirà ai cacciatori di continuare a sparare indisturbati – spiega Silvia Piccinini – Si tratta di una decisione che non condividiamo anche perché presa partendo da presupposti sbagliati, ovvero che oltre all’esigenza di diminuire i danni causati dai cinghiali alle produzioni agricole, i piani di abbattimento siano necessari anche per limitare il rischio di una possibile diffusione della pesta suina africana proprio attraverso i cinghiali”. Per la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, infatti, dare il via libera indiscriminato alle attività venatorie potrebbe peggiorare ancor di più la situazione per quanto riguarda la diffusione di epidemie legate al mondo animale: secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, infatti, il virus della peste suina potrebbe essere arrivato in Europa proprio con cinghiali e maiali selvatici spinti verso l’Unione Europea da battute di caccia su grande scala praticate in Russia. “Inoltre – aggiunge Silvia Piccinini – l’ultimo rapporto pubblicato qualche settimana fa dall’IPSEB (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), massima autorità scientifica su natura e biodiversità, sottolinea al contrario, come il rischio di pandemie può essere notevolmente ridotto contenendo le attività umane che causano la perdita di biodiversità, aumentando il livello di conservazione della natura e allargando l’estensione delle aree protette esistenti, creandone delle nuove. Ecco perché, soprattutto in questo momento, dare il via libera alla caccia può essere addirittura controproducente aumentando il rischio sanitario legato anche alla diffusione delle peste suina”.

 

venerdì 29 maggio 2020

I cinghiali mi attaccano.

Dubbio propone di dare ospitalità alla denuncia di Rossella Belloli riportata nel facebook di ‎BAR DIAVOLO:


Non so se il luogo virtuale sia giusto, ma chiedo aiuto a voi tutti: come possiamo fare per evitare che mandrie di cinghiali invadano anche l'ingresso di casa. 
10 minuti fa a Ponte della Venturina i componenti di un bel gruppo erano beatamente a spasso per il marciapiede come nulla fosse... non hanno paura ormai di niente... Ma la cinghiala 'dà dietro' alla gente e noi che arriviamo a quest'ora li incrociamo che tentano di attaccarci. Mi è giunta notizia che qualche buontempone gli dà da mangiare anche giù al parco della Venturina, chili e chili di pane... Mi date una mano a diffondere la mia richiesta d'aiuto, Se qualcuno ha qualche conoscenza per farli allontanate dal centro abitato perché è pericoloso me la riporti affinche si possa intervenire in modo efficace.

mercoledì 27 maggio 2020

Evangelisti: “Cinghiali, pericolo sottostimato dagli enti”

Dubbio da 'Città Metropolitana di Bologna'


L’episodio occorso a Casalecchio si va ad aggiungere all’avvistamento di altri esemplari qualche sera prima lungo la ciclabile dello stesso Comune, che avrebbe potuto sortire lo stesso risultato. Di qualche settimana fa invece l’episodio mortale di San Lazzaro. Ma di cosa ci stupiamo?” chiede la Consigliera metropolitana Marta Evangelisti che sul problema ha depositato una nuova interpellanza, in risposta alle argomentazioni poco convincenti ricevute in precedenza e a fronte dei nuovi accadimenti.
“Già perché ormai, nonostante in Città metropolitana neghino, la fauna selvatica è davvero un problema e un pericolo in tutta la provincia, dalle porte delle Città alla Montagna, i cinghiali in particolare. Le misure anche recentemente adottate non sono adeguate e frutto di una visione unidirezionale che lascia pensare o a una scarsa conoscenza del territorio e del tema, oppure, se si volesse mal pensare, ma non vogliamo farlo, a finalità che poco hanno a che fare con la risoluzione del problema, dei pericoli e dei danni” riferisce la consigliera. “I cinghiali sono anche in città ma gli abbattimenti e le attenzioni da parte delle amministrazioni sembrano concentrarsi in Montagna, purtroppo però questi animali ancora non si spostano né in treno né in monopattino. C’è bisogno di intervenire a 360 gradi. Come, è presto detto” prosegue la stessa “il Piano Faunistico Venatorio regionale andrebbe rivisto, e andrebbe concentrato anche sulla città”.

“È in questa organizzazione che si dovrebbe trovare l’equilibrio, quindi a fianco del Referente di Distretto ci dovrebbe essere per il territorio di competenza il Caposquadra o chi per lui, che collabora in sinergia e individua le vere problematiche indirizzando la gestione. Ancora, andrebbe trovata una regolamentazione condivisa con gli attori principali per definire quali sono i veri obbiettivi: solo in questo modo si amplia la platea di chi lavora e mettendo da parte chi pensa che la caccia sia solo un passatempo.
La Città metropolitana invece ha adottato recentemente un protocollo, sulla cui legittimità ci sono forti dubbi: è del tutto evidente che le motivazioni degli operatori interessati rimangono alte se di pari passo c’è un percorso di coinvolgimento nelle scelte decisionali. Inutile mandare ad abbattere i capi dove c’è meno necessità, o peggio, chi non ha conoscenza diretta, peraltro in assenza di un nuovo regolamento e con l’utilizzo delle fascette dell’anno precedente, così allo sbaraglio, determinando anche situazioni di pericolo. È necessaria invece una pressione venatoria maggiore proprio dove i rischi sono più elevati quindi, a ridosso delle città, cercando di dirigere lì i cacciatori o aventi diritto (selettori) e non come si sta cercando di fare nei distretti montani, solo perché sono iscritti lì. Questo purtroppo sottrae risorse preziose che potrebbero risolvere i problemi dove realmente sono.

“In poche parole” conclude Evangelisti “l’attenzione deve essere rivolta al territorio, ai cittadini, agli agricoltori, al risarcimento dei danni, forse anche cambiando un po’ più spesso la composizione delle commissioni tecniche e lasciando in secondo piano la filiera della carne che poco attiene alla risoluzione di questi problemi ma magari soddisfa altro e altri. Per troppo tempo non vi è stato un vero controllo anche da parte degli Amministratori, sempre politicamente allineati a queste scelte calate da non si sa chi: oggi però qualcuno dovrà rispondere di quanto sta accadendo”.

lunedì 11 novembre 2019

Cinghiali nel mirino di Confagricoltura.

«Non vogliamo rivivere l’incubo della “cimice asiatica” con conseguenze inarrestabili sulla tenuta economica e sociale del territorio. L’emergenza va affrontata: gli ungulati sono il principale vettore di trasmissione della peste suina; diversi quindi gli ambiti da attenzionare per garantire la sicurezza e la salute pubblica, a difesa anche della filiera delle carni suine che è strategica per l’Emilia-Romagna»

Riceviamo:

«Non vogliamo arrivare tardi e rivivere l’incubo della “cimice asiatica” con conseguenze inarrestabili sulla tenuta economica e sociale del territorio. L’emergenza va affrontata: gli ungulati sono il principale vettore di trasmissione della peste suina; diversi quindi gli ambiti da attenzionare per garantire in primis la sicurezza e la salute pubblica, a difesa anche della filiera delle carni suine che è strategica per l’Emilia-Romagna». Così la presidente regionale di Confagricoltura, Eugenia Bergamaschi, invita ad aprire gli occhi e, senza creare falsi allarmismi sulla proliferazione della peste suina - pur avendo ben presente le situazioni già allarmanti nei paesi asiatici e dell’Europa dell’Est -, chiede «interventi rapidi e puntuali per il contenimento del numero di capi soprattutto nelle aree più sensibili dove, spesso grazie alla segnalazione degli agricoltori, si sono verificati casi eccezionali di sovrappopolazione e incidenti rischiosi per l’incolumità dei cittadini».

Confagricoltura Emilia Romagna rimarca anzitutto l’urgenza di rivedere il quadro normativo nazionale (legge n. 157/92) e ricorda alle associazioni venatorie il proprio ruolo nell’attuazione dei piani di contenimento, come riportato nel testo del Piano faunistico regionale.»

L’organizzazione agricola esorta a uscire dalla sterile fase della contrapposizione tra mondo venatorio e mondo ambientalista, acquisendo tutti la consapevolezza che il problema della gestione della fauna selvatica, degli ungulati ma anche dei lupi, va affrontato pure con misure che prevedano il riequilibrio delle presenze faunistiche sul territorio.

martedì 29 ottobre 2019

Morì aggredito dai cinghiali, la Regione Sicilia condannata al risarcimento dei danni

Il giudice monocratico ha riconosciuto la responsabilità della Regione Sicilia per la morte di Salvatore Raimondo, l'uomo aggredito dai cinghiali vicino casa sua, la Regione secondo il giudice non ha adottato le misure di prevenzione necessarie

Il signor Dubbio segnala:

Arriva una sentenza di condanna che conferma la responsabilità della Regione Sicilia per la morte di Salvatore Raimondo, l’uomo che nel 2015, all’età di 77 anni morì dopo essere stato aggredito da un branco di cinghiali
 


Raimondo si trovava nella sua casa di campagna, per pochi minuti uscì fuori dall’abitazione a prendere un po’ d’aria, a passeggio con i cani, quando si ritrovò un branco di cinghiali che lo aggredirono. L’uomo iniziò ad urlare richiamando l’aiuto della moglie che non esitò un attimo a soccorrere il marito. Per il 77enne non ci fu più nulla da fare, mentre la donna rimase ferita. La notizia sconvolse tutto il palermitano suscitando non poche polemiche su una morte assurda e che poteva essere evitata con qualche accortezza in più da parte degli organi competenti.
Dunque è arrivata la sentenza tanto attesa dai familiari della vittima che annuncia la responsabilità da parte della Regione Sicilia: “La Regione non ha avviato un'azione appropriata per fermare la proliferazione dei cinghiali nelle Madonie. La Regione non ha attuato i piani di intervento mirato che, ove posti in essere, avrebbero potuto evitare l'evento dannoso, di per sé prevedibile sotto il profilo della imputabilità soggettiva".
Con questa motivazione il giudice monocratico ha condannato l'assessorato all'Agricoltura a pagare circa 371 mila euro ai familiari di Salvatore Raimondo. Il giudice ha accolto quindi la tesi dei legali dei familiari della vittima i quali affermano che l’eccessivo numero di cinghiali in giro rappresenta un grave pericolo.

lunedì 23 settembre 2019

Noi vittime in Appennino: l'inascoltato grido di chi subisce senza difesa.

Riportiamo la denuncia sconsolata di Stefano Testa inviata dal signor Dubbio poiché delinea una situazione di grande disagio per chi risiede in collina e si aggiunge alla tante altre situazioni di difficoltà che pesano sul quotidiano di chi ha deciso di 'accasarsi in Appennino' o soffre di un amore per il silenzio montanaro più grande del chiasso cittadino. La conclusione è l'abbandono, a dispetto dei tanti annunci dei politici di adoperarsi per scongiurare lo spopolamento dei luoghi appenninici, a favore del ripopolamento.

Stefano Testa scrive:
 
MI ARRENDO!

Trentacinque anni fa siamo andati a vivere in una casa, su un monte sopra Porretta. Anno dopo anno, abbiamo strappato all'abbandono e ai rovi pezzi di terra che con amore abbiamo trasformato in prati e campi. Abbiamo piantato alberi e siepi, costruito aiuole, coltivato un centinaio di piante di rose antiche.
Abbiamo tirato lunghe recinzioni, calandoci nelle scarpate più ripide, riparando ogni volta le falle che i cinghiali vi aprivano.
Ora, però, alziamo bandiera bianca: questa guerra sta diventando impari e la fatica è troppa. Ogni notte questi schifosi entrano e arano, mangiano, stroncolano. Ogni volta da un punto diverso. Non c'è recinzione che tenga.
Questa terra tornerà a essere l'ammasso di vitalba, ragge ed edera che era presente prima del nostro arrivo. Con buona pace della bellezza e dell'accoglienza del nostro territorio, del recupero delle nostre frazioni storiche e con i miei più sentiti ringraziamenti a quelli che, a metà degli anni '70, introdussero questi animali per il loro esclusivo divertimento.

domenica 15 settembre 2019

Cinghiali in città: le regole per non correre rischi.


Primo, non dare da mangiare ai cinghiali in città. Ispra ricorda che fornire cibo è una pratica assolutamente sconsigliabile, perché favorisce l’abitudine di questi animali all'uomo con potenziali rischi per le persone, senza dimenticare che tale comportamento implica rischi anche per gli stessi animali. Va ricordato che la presenza di cinghiali nelle aree urbane è strettamente legata alla disponibilità di scarti alimentari e di rifiuti organici per questo animale selvatico. Il cinghiale è, per sua natura, un animale selvatico e può reagire all'interazione mordendo o spingendo violentemente. Inoltre, questa frequentazione comporta rischi per gli animali domestici - cani e gatti - che possono essere aggrediti dai cinghiali con conseguenze anche gravi. 
 
Cinghiali in città: le regole per non correre rischi

Facilitando la presenza dei cinghiali vicino a strade e abitazioni, non è da sottovalutare il rischio di incidenti stradali che possono essere provocati dal loro attraversamento.Si ricorda che il foraggiamento dei cinghiali è espressamente vietato dalla legge 221/2015 che prevede, per chi contravviene a tale divieto, l'arresto da 2 a 6 mesi o l'ammenda da € 500 a 2.000.  Per la città di Roma vige una specifica ordinanza del 2016 in cui si ordina di “non distribuire alimenti ai colombi, gabbiani e altri animali appartenenti alla fauna selvatica su aree pubbliche” perseguibile con una sanzione da € 50 a 500.