Visualizzazione post con etichetta Regione Emilia Romagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Regione Emilia Romagna. Mostra tutti i post

venerdì 26 giugno 2026

Evangelisti (FdI): “Strada di Lizzano in Belvedere impraticabile da gennaio: la Regione solleciti il Comune a ripristinarla”

 



Con un’interrogazione la capogruppo di FdI invita inoltre a garantire l’efficacia dei riscontri forniti al difensore civico al quale si sono rivolti alcuni cittadini

La Regione solleciti l’amministrazione comunale di Lizzano in Belvedere a sistemare via Svolta, con particolare attenzione alle barriere stradali e al potenziale rischio per i mezzi di soccorso medico. Lo chiede con un’interrogazione Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) ricordando che il tratto stradale è intralciato da alberi e rami crollati in seguito alle forti raffiche di vento del 3 gennaio scorso.

“Vista la mancanza di interventi da parte del Comune – ha spiegato la capogruppo di FdI – i familiari di una residente hanno presentato istanza al difensore civico regionale che ne ha disposto l’archiviazione in seguito all’impegno dell’amministrazione di programmare la manutenzione ordinaria e straordinaria. Tuttavia, ad oggi, non risulta alcun intervento. La mancata attuazione degli impegni dell’ente vanifica l’istituto e l’efficacia della mediazione del difensore civico costringendo i cittadini lesi nei propri diritti a dover riavviare iter burocratici”.

Da qui l’atto ispettivo per sollecitare l’esecutivo affinché “garantisca il rispetto dei riscontri forniti dai Comuni al difensore civico regionale, evitando che le archiviazioni formali si traducano in un prolungato e indefinito immobilismo materiale a danno dei cittadini fragili”.

(Lucia Paci)

venerdì 15 maggio 2026

PRIT e grandi incompiute: il Passante di Bologna torna al centro del dibattito in Regione

 



Un question time del consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica) riporta all’attenzione dell’Assemblea legislativa il tema del Passante di Bologna e, più in generale, la paralisi delle principali infrastrutture regionali. Al centro dell’intervento, la frammentazione della pianificazione e la mancanza di una visione unitaria sugli interventi previsti dal Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT), dal Passante alla Cispadana, fino al quadruplicamento ferroviario.

Mastacchi ha chiesto alla Giunta quale sia lo stato di avanzamento aggiornato del progetto del Passante di Mezzo di Bologna, con particolare riferimento al cronoprogramma, ai costi complessivi e alle criticità ancora aperte, oltre a un aggiornamento sul quadro di attuazione del PRIT.

Per chi attraversa quotidianamente l’Emilia-Romagna, il nodo bolognese rappresenta da anni uno dei principali punti critici della mobilità regionale. Dopo oltre vent’anni di dibattiti, opere considerate strategiche come il Passante di Mezzo restano infatti sospese in una situazione di incertezza che, secondo Mastacchi, evidenzia l’obsolescenza di modelli di mobilità concepiti decenni fa e oggi sempre meno adeguati alle trasformazioni economiche e territoriali.

A pesare è anche il quadro economico. L’aumento dei costi delle materie prime ha fatto lievitare la stima complessiva dell’opera fino a circa 3,5 miliardi di euro, mettendo in discussione gli accordi originari con i concessionari. Secondo il consigliere, il problema non riguarda soltanto la sostenibilità finanziaria, ma anche l’efficacia strategica di un investimento così rilevante su un’infrastruttura progettata oltre vent’anni fa.

Nel corso del dibattito è stato affrontato anche il tema del quadruplicamento ferroviario. Mastacchi ha richiamato recenti audizioni in Commissione Trasporti, sostenendo che la scelta di privilegiare l’“Alta Capacità” per il traffico merci, anziché l’“Alta Velocità” orientata ai passeggeri, rischi di produrre infrastrutture sovradimensionate rispetto alla domanda reale. A suo giudizio, l’esperienza della dorsale Torino-Milano-Napoli-Salerno dimostrerebbe come il traffico merci sulle linee AV sia rimasto marginale negli ultimi venticinque anni, rendendo discutibile l’investimento aggiuntivo richiesto dall’Alta Capacità.

Altro nodo evidenziato è quello della Cispadana. Lo stallo legato alla concessione dell’A22 e alle valutazioni della Corte di Giustizia Europea avrebbe trasformato i ritardi in un elemento strutturale, bloccando un’opera attesa da anni dai territori interessati. Secondo Mastacchi, il combinarsi di contenziosi, divisioni sul modello infrastrutturale e programmazione frammentata rischia di generare una dispersione di risorse pubbliche e una moltiplicazione degli sprechi.

Nel suo intervento, il consigliere ha criticato la logica della progettazione “per lotti”, sostenendo che l’assenza di una copertura economica integrale lungo tutto il ciclo di vita delle opere produca inevitabilmente inefficienze operative e interventi incompleti. Da qui la richiesta di una revisione profonda del PRIT, alla luce delle mutate condizioni economiche, dei nuovi costi energetici e delle trasformazioni nelle esigenze di mobilità.

L’assessora regionale Irene Priolo ha ricordato come le opere in questione rientrino prevalentemente nelle competenze del Governo nazionale, sottolineando tuttavia la disponibilità della Regione a collaborare per favorirne la realizzazione. Priolo ha inoltre ribadito la necessità di aggiornare il PRIT con una visione strategica al 2040, individuando priorità infrastrutturali e una programmazione per stralci funzionali coerente con le risorse disponibili nel Contratto di Programma.

In replica, Mastacchi ha ricordato che il Passante venne presentato già nel 2018 dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi come un’opera destinata a essere completata in tempi brevi, ma successivamente rallentata da un complesso iter amministrativo. Secondo il consigliere, i ritardi sarebbero stati aggravati anche da una revisione progettuale promossa dall’allora amministrazione comunale di Bologna, che avrebbe trasformato l’intervento in un’opera più ambiziosa e costosa.

Mastacchi ha infine sottolineato che interventi storici come la Variante di Valico, disciplinata dalla Convenzione del 1990, non possono essere ulteriormente rinviati o ricondotti a nuovi Piani Economico-Finanziari, trattandosi di opere già finanziate. Da qui la richiesta conclusiva di procedere con continuità e determinazione, nel rispetto degli impegni assunti e con una programmazione infrastrutturale finalmente organica e coerente.

domenica 3 maggio 2026

Centri ricreativi estivi 2026

 Avviso rivolto ai gestori di centri estivi per aderire al "Progetto per il contrasto alle povertà educative e la conciliazione vita-lavoro – anno 2026".


Riceviamo: 


La Regione Emilia-Romagna ha approvato, anche per l’anno 2026 il “Progetto per il contrasto alle povertà educative e la conciliazione vita-lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, finalizzato a rendere disponibile un sostegno economico alle famiglie dei bambini e dei ragazzi per la frequenza ai centri estivi nel territorio regionale e aderenti , rendendo disponibile un contributo per concorrere alla copertura del costo di iscrizione.

Il progetto è finanziato con risorse del Fondo Sociale Europeo e, precisamente, con le risorse di cui al PR FSE+ Priorità 3 Inclusione - Obiettivo specifico K.

Destinatari e importo dei contributi

Il contributo è rivolto a famiglie, anche affidatarie, con ISEE fino a 26.000,00, con figli dai 3 ai 13 anni (17 anni se con disabilità certificata), quindi nati dal 2013 al 2023 in cui uno (in caso di famiglie monogenitoriali) o entrambi i genitori risultino occupati e residenti in un Comune del Distretto dell’Appennino Bolognese, che avranno la necessità di utilizzare i centri estivi nel periodo estivo di sospensione delle attività scolastiche (giugno/settembre 2026).

Possono chiedere il contributo anche le famiglie nelle quali uno o entrambi i genitori siano in cassa integrazione, mobilità, disoccupati purché abbiano sottoscritto un Patto di servizio con i centri per l’impiego con il quale si sono impegnati a fruire di un percorso di politica attiva per la ricerca di un’occupazione. Inoltre, possono beneficiarne famiglie in cui anche un solo genitore è impegnato in modo continuativo in compiti di cura, se nel nucleo familiare è presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente.

Il contributo è finalizzato alla copertura, totale o parziale in funzione del costo effettivo, della rata di frequenza settimanale, con un contributo massimo complessivo di 300 euro per ciascun figlio, e nel limite di 100 euro a settimana; può essere utilizzato anche per settimane non consecutive e in centri estivi differenti. È cumulabile con altri contributi, purché non si superi il costo effettivo del servizio.

Come fare?

L'Istituzione servizi educativi e culturali dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese, ha approvato l’avviso pubblico per l’individuazione dei soggetti gestori di centri estivi che intendono aderire al progetto per l'anno 2026.

I gestori che intendono aderire al progetto, entro il 20 maggio 2026, dovranno trasmettere all’indirizzo isec.unioneappennino@cert.cittametropolitana.bo.it la documentazione seguente, redatta esclusivamente sugli appositi moduli predisposti:

1. modulo di domanda

2. progetto educativo ed organizzativo

3. documento di identità del titolare/legale rappresentante

Ricordiamo, inoltre, che prima dell'inizio dell'attività del centro estivo è necessario trasmettere la SCIA al Comune sede della struttura per l'attività del centro estivo e per l'eventuale somministrazione dei pasti.

La SCIA dovrà essere trasmessa tramite la piattaforma regionale Accesso Unitario, alla quale occorre accedere tramite SPID del titolare/rappresentante legale o delegato.

È possibile trovare il modulo da compilare seguendo il percorso: Comune destinatario - SUAP - Modulistica Attività Produttive - Agricoltura Commercio Demanio Turismo e Altre Attività Produttive - Servizi educativi e ricreativi per infanzia e minori - Centri estivi. Per terminare l'invio della pratica occorre scaricare e firmare digitalmente il modulo.


venerdì 1 maggio 2026

Territorio Bologna, Evangelisti (FdI): “La Regione sostenga e rilanci il comprensorio del Corno alle Scale”

 La capogruppo chiede un confronto con gli enti locali per un piano alternativo dopo lo stop alla funivia



di Lucia Paci


La Regione Emilia-Romagna intervenga per sostenere e rilanciare il comprensorio del Corno alle Scale, nel territorio di Lizzano in Belvedere , alla luce dello stop al progetto di realizzazione della funivia. È questa la richiesta avanzata da Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia), che ha presentato un’interrogazione per sollecitare un confronto con gli enti locali e definire un piano alternativo di sviluppo turistico e infrastrutturale per l’area.

Al centro dell’atto ispettivo vi sono le conseguenze dello stop deciso dalla Regione Toscana nell’ambito del procedimento autorizzativo, motivato da criticità di carattere ambientale e paesaggistico, anche in relazione ai vincoli insistenti sull’area interessata. Uno stop che rischia di incidere sul progetto di sviluppo condiviso tra Emilia-Romagna e Toscana.

“Il versante emiliano, e in particolare il comprensorio del Corno alle Scale – sottolinea Evangelisti – è direttamente interessato dalle ricadute della mancata realizzazione dell’opera. Il governo nazionale ha già concesso due proroghe per la realizzazione della funivia e resta aperta la questione relativa alla destinazione delle risorse economiche inizialmente previste per l’infrastruttura, considerata strategica per entrambi i versanti regionali e di forte impatto sulle economie locali”.

Secondo la capogruppo di Fratelli d’Italia, la funivia rappresentava “una concreta opportunità di crescita e rilancio del territorio”, attesa da anni da cittadini, operatori economici e gestori degli impianti. “La prospettiva della sua realizzazione – aggiunge – ha alimentato aspettative, investimenti e programmazioni da parte delle comunità locali”.

Con l’interrogazione, Evangelisti chiede quindi di conoscere la posizione della Regione Emilia-Romagna dopo il parere negativo e lo stop al progetto, oltre a sapere se l’ente sia stato formalmente coinvolto o aggiornato nell’ambito della Conferenza dei Servizi svolta dalla Regione Toscana.

“È necessario avviare interlocuzioni con la Regione Toscana – conclude – per ridefinire il progetto complessivo di sviluppo dell’Appennino tosco-emiliano, chiarire la destinazione delle risorse economiche previste e verificare la possibilità di reindirizzarle verso interventi sul versante emiliano”.

domenica 26 aprile 2026

Protezione civile, attivo il canale WhatsApp “Allerta Meteo ER”

 Bollettini quotidiani, allerte e aggiornamenti in tempo reale direttamente sullo smartphone



Un nuovo strumento per restare sempre informati sulle condizioni meteorologiche in Emilia-Romagna. Il servizio “Allerta Meteo Emilia-Romagna” è da oggi disponibile anche su WhatsApp, con un canale dedicato a cui è già possibile iscriversi. L’iniziativa si affianca ai canali già attivi su Telegram e X, ampliando le modalità di diffusione delle informazioni alla cittadinanza.

Attraverso l’iscrizione al canale WhatsApp, gli utenti potranno ricevere ogni giorno i bollettini di vigilanza e le eventuali allerte meteo emesse da Arpae e dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile, direttamente sul proprio smartphone.

In caso di necessità, il canale fornirà anche aggiornamenti in tempo reale, segnalazioni di fenomeni intensi come temporali, monitoraggi in corso, approfondimenti e indicazioni utili sui comportamenti da adottare durante le situazioni di allerta.

Per iscriversi al canale WhatsApp visitare il seguente link e cliccare su “Segui il canale”.

lunedì 9 marzo 2026

Erika Muratori in presidio davanti alla Regione: “Servono più tutele per le persone con disabilità”

 Erika Muratori in presidio davanti alla Regione: “Servono più tutele per le persone con disabilità”



Torniamo a parlare della vicenda di Erika Muratori (nella foto), la giovane con disabilità che nelle scorse settimane ha denunciato la rottura della sua carrozzina elettrica durante un viaggio, uno strumento per lei essenziale non solo per gli spostamenti quotidiani ma anche per garantire autonomia e qualità della vita.

Questa mattina Muratori ha organizzato un presidio davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna, per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità e sulle criticità che ancora oggi riguardano l’accessibilità e i servizi di assistenza.

La protesta, pacifica ma determinata, nasce proprio dall’esperienza personale della giovane: la carrozzina elettrica danneggiata durante il viaggio rappresenta infatti molto più di un semplice ausilio tecnico. Senza di essa, per chi vive una condizione di disabilità motoria, vengono meno libertà di movimento, indipendenza e la possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale.

Durante il presidio, Muratori ha chiesto interventi concreti per rafforzare le tutele e migliorare i servizi dedicati alle persone con disabilità. Tra le richieste, maggiori garanzie per il trasporto e la tutela degli ausili fondamentali, procedure più rapide per la riparazione o sostituzione delle carrozzine e un impegno più forte delle istituzioni per abbattere le barriere che ancora limitano l’accessibilità.

L’iniziativa vuole essere anche un momento di sensibilizzazione pubblica: la storia di Erika, infatti, mette in luce una problematica che riguarda molte persone con disabilità e le difficoltà che spesso incontrano negli spostamenti e nell’accesso ai servizi.

Il presidio davanti alla Regione rappresenta quindi non solo una richiesta di risposte sul suo caso specifico, ma anche un appello più ampio affinché i diritti delle persone con disabilità siano garantiti in modo concreto ed efficace.

(Inviato da Dubbio) 

sabato 28 febbraio 2026

“Senza mobilità non c’è libertà”: manifestazione il 9 marzo davanti alla Regione

 



Una manifestazione per rivendicare il diritto alla mobilità come diritto fondamentale della persona. È in programma sabato 9 marzo, dalle ore 10 alle 13, davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna, in viale Aldo Moro a Bologna, l’iniziativa dal titolo “Senza mobilità non c’è libertà”.

Al centro della mobilitazione, promossa da cittadini e associazioni, la richiesta di interventi concreti e tempestivi a sostegno delle persone con disabilità che utilizzano ausili per gli spostamenti quotidiani. La mobilità – sottolineano gli organizzatori – rappresenta una condizione essenziale per l’autonomia, l’inclusione sociale, il lavoro e la piena partecipazione alla vita pubblica.

Tre le principali rivendicazioni:

·         Riparazione degli ausili in giornata, per evitare lunghi periodi senza carrozzina o scooter elettrico;

·         Sostituzione immediata dei dispositivi non funzionanti, garantendo continuità negli spostamenti;

·         Assicurazione obbligatoria, per tutelare utenti e terzi.

L’appuntamento intende richiamare l’attenzione delle istituzioni regionali sulla necessità di procedure più rapide ed efficaci nella gestione e manutenzione degli ausili, considerati strumenti indispensabili e non semplici dispositivi accessori.

Lo slogan scelto per la giornata sintetizza il messaggio della protesta: senza la possibilità di muoversi liberamente, viene meno una parte sostanziale della libertà personale. La manifestazione si propone come momento di sensibilizzazione pubblica e di confronto diretto con la Regione, affinché il diritto alla mobilità sia riconosciuto e garantito in modo pieno ed effettivo. 

martedì 24 febbraio 2026

Lupi nei centri abitati , interrogazione di Evangelisti (FdI) in Regione

 



Con una interrogazione Marta Evangelisti, consigliere regionale e presidente del gruppo di Fratelli d’Italia,  sottolinea come da tempo venga segnalata con crescente frequenza la presenza di lupi nei centri abitati, in particolare nell’area provinciale di Bologna. Tra le zone interessate figurano Pianoro e l’area residenziale compresa tra Rastignano e Montecalvo, dove l’8 gennaio è stata rinvenuta la carcassa di un esemplare.

Sul caso sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Forestale e i veterinari dell’Ausl e dell’Istituto Zooprofilattico, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti. L’animale presentava due fori compatibili, secondo le prime valutazioni, con colpi d’arma da fuoco. Alcuni residenti avrebbero inoltre segnalato alle forze dell’ordine la presenza di presunti bracconieri nella zona.

Evangelisti ricorda che il lupo è una specie protetta dalla normativa vigente, anche a livello europeo, ma evidenzia come negli ultimi anni gli avvistamenti si siano intensificati, in particolare lungo la Fondovalle Savena e in diversi comuni del Bolognese, tra cui Budrio, Molinella, Valsamoggia, Calderara di Reno e Anzola dell’Emilia.

Secondo la consigliera, la presenza sempre più frequente dei lupi nei centri abitati sta generando preoccupazione tra i cittadini e criticità per le attività agricole e zootecniche, con possibili ripercussioni anche sul turismo e sul presidio delle aree montane e collinari. Viene inoltre ribadita la necessità di garantire risarcimenti tempestivi e adeguati agli allevatori che subiscono danni.

Con l’atto , Evangelisti chiede alla Giunta regionale se sia a conoscenza dei fatti segnalati e quale valutazione ne dia. In particolare domanda:

·         se esistano dati ufficiali relativi ai censimenti dei lupi sul territorio metropolitano di Bologna e, in caso affermativo, quanti esemplari e nuclei familiari siano stati rilevati;

·         quali misure siano state adottate per monitorare la presenza dei lupi in Emilia-Romagna;

·         quali azioni siano state intraprese o si intendano intraprendere per tutelare l’incolumità dei cittadini e la sicurezza delle attività agricole e zootecniche;

·         se siano previste iniziative di prevenzione e contrasto al bracconaggio;

·         quanti e quali risarcimenti siano stati riconosciuti a fronte dei danni causati dalla fauna selvatica.

L’obiettivo, conclude la consigliera, è garantire un equilibrio tra la tutela di una specie protetta e la sicurezza delle comunità locali, in particolare nelle aree montane e periferiche, dove il rischio di abbandono del territorio rappresenta una criticità crescente.

martedì 3 febbraio 2026

Attrarre talenti è fondamentale, ma trattenerli lo è ancora di più.

 


La Regione Emilia-Romagna investe 1,3 milioni di euro in servizi di accoglienza e accompagnamento dedicati a professionisti ad alta specializzazione, italiani e internazionali. Il progetto prevede sportelli dedicati, informazioni multilingue, accesso semplificato ai servizi, orientamento al lavoro e un’attenzione specifica anche ai nuclei familiari.
La competitività economica, sottolinea Michele de Pascale (nella foto)Economia, , passa dalla capacità di costruire una comunità aperta, in grado di offrire opportunità di vita oltre che di lavoro. È questa la direzione scelta dall’Emilia-Romagna per sostenere la propria crescita. 

Fonte: post di Michele de Pascale  

lunedì 2 febbraio 2026

Urbanizzazione del PUA “Sapaba” e rischio idraulico del Reno: interrogazione in Regione

 



Dubbio invia:


Un’interrogazione a risposta scritta è stata presentata dalla consigliera regionale Silvia Larghetti ( nella foto) in merito alle aree destinate all’urbanizzazione del Piano Urbanistico Attuativo (PUA) “Sapaba”, nel territorio comunale di Casalecchio di Reno, e ai possibili effetti sulla propagazione delle piene del fiume Reno.

Il PUA “Sapaba”, originariamente approvato dal Consiglio comunale di Casalecchio di Reno con deliberazione n. 44 del 20 aprile 2009 ai sensi della legge regionale n. 20/2000, riguarda il subcomparto C 3.98, oggi identificato dal Piano strutturale comunale come “area n. 9 Sapaba”. Nel 2017 il soggetto attuatore ha presentato una proposta di variante migliorativa del disegno urbano, approvata dal Consiglio comunale con deliberazione n. 10 del 26 febbraio 2019.

A seguito dell’approvazione della variante, supportata da specifici approfondimenti idraulici richiesti dall’Autorità competente nell’ambito della Conferenza dei servizi, la configurazione finale dell’intervento colloca le aree edificabili all’interno della “fascia di pertinenza fluviale di monte”, ma al di fuori dell’“area ad alta probabilità di inondazione” individuata dal Piano stralcio di assetto idrogeologico (PSAI) del fiume Reno.

Le porzioni destinate all’urbanizzazione risultano quindi esterne all’area P3, caratterizzata da elevata probabilità di esondazione, ma ricadono comunque nell’area P2 del Piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA), relativa ad eventi alluvionali poco frequenti. La fascia ad alta probabilità di inondazione, coincidente con l’area P3 del PGRA, è stata esclusa da qualsiasi intervento edilizio o morfologico ed è stata mantenuta a quota esondabile per non ridurre la sezione idraulica del fiume in caso di piene con tempo di ritorno inferiore ai 200 anni. In quest’ottica è stata inoltre prescritta la rimozione di un arginello realizzato nei primi anni Duemila a protezione del frantoio Sapaba, al fine di favorire la funzione di laminazione naturale dell’area.

Le quote dei piani di posa degli edifici e delle opere di urbanizzazione sono state innalzate per garantire un franco di un metro rispetto al livello della piena duecentennale definita dal PSAI.

Nell’interrogazione si ricorda come PSAI e PGRA siano strumenti tra loro coerenti per perimetrazioni, obiettivi e finalità. Il PGRA, aggiornato nel 2021 e adottato dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po il 21 dicembre dello stesso anno, non ha introdotto modifiche alla perimetrazione dell’area Sapaba. Tuttavia, i recenti eventi alluvionali che hanno colpito ampie zone dell’Emilia-Romagna hanno interessato anche territori precedentemente considerati al riparo dal rischio di esondazione.

Alla luce di questi elementi, la consigliera Larghetti chiede alla Giunta regionale e all’assessore competente se non si ritenga opportuno rivalutare l’impatto delle aree urbanizzate del PUA “Sapaba” sulla propagazione delle piene del fiume Reno, anche nell’ambito delle attività di aggiornamento idrologico, idraulico, morfologico e ambientale dei corsi d’acqua del bacino del Reno curate dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. 

venerdì 30 gennaio 2026

Distribuzione di alberi nei vivai regionali e privati

 Mettiamo radici per il futuro: al via la consegna gratuita di piante forestali


Prosegue anche quest’anno la campagna di distribuzione gratuita di giovani alberi e arbusti promossa dalla Regione attraverso i vivai forestali regionali e i vivai privati convenzionati. Un’iniziativa che unisce tutela ambientale, biodiversità e partecipazione attiva dei cittadini, con l’obiettivo di rafforzare la rete verde del territorio.

La distribuzione sarà attiva fino al 31 marzo nei vivai forestali regionali e fino al 15 aprile nei vivai privati convenzionati, compatibilmente con la disponibilità delle piante e con l’andamento climatico.

Le essenze messe a disposizione sono specie autoctone, selezionate perché adatte alla messa a dimora in pianura, collina e montagna. Le piante sono destinate a interventi di:

·         forestazione diffusa;

·         rinaturalizzazione di aree degradate;

·         realizzazione di siepi e filari;

·         sistemazione di aree verdi rurali e urbane;

·         miglioramento del paesaggio agricolo e periurbano.

Anche una singola pianta o una siepe possono diventare un tassello fondamentale di una rete ecologica capace di favorire la biodiversità, migliorare la qualità dell’aria, proteggere il suolo e rendere i territori più resilienti ai cambiamenti climatici. Un beneficio che riguarda non solo flora e fauna, ma anche le comunità che vivono questi spazi.

La distribuzione è rivolta a:

·         enti pubblici;

·         associazioni e soggetti del terzo settore;

·         cittadini;

·         imprese, in particolare agricole e forestali.

Per ciascuna categoria sono previste modalità e quantitativi specifici, consultabili nelle FAQ dedicate pubblicate sui canali istituzionali regionali.

Per accedere alla distribuzione è necessario:

1. Consultare l’elenco dei vivai forestali regionali e dei vivai privati convenzionati, disponibile sul portale della Regione o tramite gli uffici forestali territoriali.

2. Verificare le specie disponibili, i periodi di ritiro e le eventuali modalità di prenotazione.

3. Presentarsi al vivaio nel periodo indicato, muniti della documentazione richiesta (diversa a seconda che si tratti di enti, associazioni, cittadini o imprese).

I vivai regionali sono distribuiti sul territorio per garantire una copertura equilibrata delle diverse aree, dalla pianura all’Appennino, facilitando l’accesso alle piante e riducendo gli spostamenti.

Il successo dell’iniziativa non si esaurisce con il ritiro delle piante. La Regione raccomanda particolare attenzione alla corretta messa a dimora, alla cura nei primi anni di crescita e al rispetto delle indicazioni tecniche fornite dai vivai. Un attecchimento corretto è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle piante e la piena efficacia degli interventi ambientali.

Mettere radici oggi significa investire nel futuro: un gesto semplice, ma concreto, per costruire territori più verdi, sani e vivibili. 

venerdì 23 gennaio 2026

Trasporto ferroviario, il CRUFER incalza la Regione: “Servono risposte immediate su guasti, sicurezza e servizi”

 

Foto dal Web


Il Comitato Regionale degli Utenti Ferroviari dell’Emilia-Romagna (CRUFER) torna a sollecitare con forza un incontro con l’Assessore regionale all’Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti, denunciando ritardi e mancate risposte su alcune delle principali criticità del sistema ferroviario regionale.

La richiesta fa seguito agli impegni assunti nel corso della riunione del 20 novembre 2025, in particolare sul tema delle interruzioni del servizio, rispetto ai quali – sottolinea il Comitato – non sono ancora arrivati i necessari approfondimenti né riscontri concreti. Da qui la necessità di un confronto urgente con la Regione, che coinvolga anche le Associazioni dei consumatori e i Comitati degli utenti ferroviari aderenti al CRUFER.

Numerosi i nodi irrisolti indicati dal Comitato, che continuano a incidere pesantemente sulla quotidianità di migliaia di pendolari:

  • l’andamento del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM), anche dopo l’attivazione di nuove tratte, rispetto al quale mancano ancora dati puntuali e trasparenti su frequentazione e affluenza dei singoli treni, promessi da tempo;
  • il continuo e preoccupante susseguirsi di guasti alle infrastrutture, che provoca disservizi ricorrenti, cancellazioni e ritardi, senza che sia stata finora fornita una strategia chiara di prevenzione;
  • la sicurezza su linee e stazioni, tema sempre più critico alla luce dell’aumento delle segnalazioni di aggressioni e dei ritardi causati da permanenze indebite a bordo treno, oltre alla necessità di fare chiarezza sull’efficacia della sperimentazione delle body-cam per i capitreno;
  • l’andamento dei servizi notturni, che il Comitato giudica ancora insufficiente sia sul piano dell’offerta sia su quello della sicurezza, nonostante le ripetute richieste di potenziamento;
  • lo stato di avanzamento degli studi di Rete Ferroviaria Italiana per il raddoppio delle tratte Casalecchio–Sasso Marconi e Modena–Carpi, sui quali – evidenzia il CRUFER – permangono forti incertezze e scarsa comunicazione.

«Il confronto con la Regione non può più essere rinviato – evidenzia il CRUFER – perché i disagi subiti quotidianamente dagli utenti non sono più tollerabili». Il Comitato chiede risposte puntuali, dati verificabili e un cronoprogramma chiaro, ribadendo che il dialogo istituzionale deve tradursi in azioni concrete e misurabili, non in ulteriori rinvii.

domenica 18 gennaio 2026

Tagli al Fondo per la qualità dell’aria: interrogazione in Aula alla Giunta regionale

 



Una interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula è stata presentata dal consigliere del PD Raffaele Donini ( nella foto) all’attenzione del Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Maurizio Fabbri, in merito alla drastica riduzione delle risorse previste dalla legge di bilancio 2026 per il Fondo destinato al miglioramento della qualità dell’aria nella Pianura Padana.

Nel testo, il consigliere regionale firmatario evidenzia come il taglio ai finanziamenti incida in modo significativo sulla capacità delle Regioni interessate di programmare e realizzare interventi strutturali di contrasto all’inquinamento atmosferico, proprio in una fase in cui iniziavano a manifestarsi primi segnali positivi sul fronte del miglioramento degli indicatori ambientali.

Le risorse del Fondo, ricorda l’interrogazione, sono destinate a sostenere misure di riduzione dei principali inquinanti atmosferici, il supporto ai piani regionali per la qualità dell’aria e la transizione verso modelli produttivi, di mobilità e abitativi meno emissivi. Un impegno particolarmente rilevante per la Pianura Padana, riconosciuta come una delle aree più inquinate d’Europa per concentrazioni di PM2,5 e altri inquinanti, a causa di fattori orografici, densità abitativa, traffico veicolare, attività industriali e agricole.

Secondo il consigliere, la riduzione delle risorse rischia di tradursi in una contrazione delle attività di abbattimento delle emissioni, con effetti diretti su settori strategici come mobilità, riscaldamento civile, industria e agricoltura. Una scelta che, sottolinea il documento, potrebbe avere ricadute negative sulla salute pubblica, considerata la stretta correlazione tra inquinamento atmosferico e aumento delle patologie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche, come dimostrato da numerosi studi scientifici e rapporti delle autorità sanitarie.

L’interrogazione richiama inoltre l’attenzione sugli effetti economici e sociali del peggioramento della qualità dell’aria, evidenziando come la prevenzione ambientale contribuisca a ridurre i costi sanitari e le disuguaglianze legate all’esposizione prolungata agli inquinanti. Particolarmente critico, viene osservato, è il ridimensionamento dei finanziamenti alla luce della perdurante procedura di infrazione europea per il superamento dei limiti di qualità dell’aria, che interessa anche i territori del bacino padano.

Nel testo si sottolinea inoltre il rischio che la riduzione delle risorse statali possa comportare una traslazione degli oneri sanzionatori sulle amministrazioni regionali, nonostante gli accordi di programma sottoscritti in passato tra il Ministero dell’Ambiente e le Regioni della Pianura Padana prevedessero impegni finanziari certi e pluriennali, indispensabili per garantire continuità ed efficacia alle politiche di risanamento atmosferico.

Alla luce di queste considerazioni, il consigliere chiede alla Giunta regionale se non ritenga opportuno sollecitare il Governo a riconsiderare la scelta di ridurre drasticamente le risorse del Fondo e ad adottare iniziative a tutela dei territori maggiormente esposti all’inquinamento atmosferico, sostenendo gli interventi di riduzione delle emissioni e di protezione della salute pubblica. Viene inoltre chiesto se la Regione intenda farsi promotrice, in sede di Conferenza Stato-Regioni, di un’iniziativa formale per evidenziare l’incoerenza tra il taglio dei finanziamenti e gli impegni pluriennali assunti dal Ministero dell’Ambiente con le Regioni del bacino padano.

martedì 13 gennaio 2026

Carrozzina rotta in vacanza, negato il rimborso di 36 euro: interrogazione in Regione

 



di Dubbio


Un rimborso da 36 euro negato diventa un caso politico in Emilia-Romagna. È quanto emerge da un’interrogazione a risposta orale in Commissione rivolta alla Giunta regionale e indirizzata alla Presidente dell’Assemblea legislativa, Emma Petitti, che accende i riflettori su una vicenda che coinvolge una cittadina con disabilità motoria residente a Sasso Marconi.

La protagonista è E.M., costretta a utilizzare quotidianamente una carrozzina personalizzata fornita dall’Ausl di Bologna. Nel giugno 2022, durante una vacanza in Spagna, la carrozzina si è improvvisamente rotta, rendendo necessaria una riparazione urgente per consentirle di proseguire la mobilità. L’intervento, effettuato sul posto, è costato 36 euro, somma pagata direttamente dall’interessata.

Al rientro in Italia, E.M. ha chiesto il rimborso della spesa all’Ausl di Bologna, che però lo ha negato motivando la decisione con l’assenza di un preventivo autorizzato prima dell’intervento. Una circostanza che, secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, mal si concilierebbe con l’urgenza della riparazione e con la condizione di disabilità permanente della donna.

La cittadina si è quindi rivolta al Difensore civico regionale, ma anche questo tentativo si è concluso senza esito: il procedimento è stato archiviato per mancanza di riscontro da parte dell’Ausl, nonostante i solleciti ufficiali inviati dall’ufficio del Difensore civico.

Da qui le domande rivolte alla Giunta: se il mancato rimborso di una spesa così contenuta e sostenuta per un intervento urgente all’estero sia coerente con gli indirizzi regionali in materia di disabilità; se la decisione dell’Ausl di Bologna non appaia vessatoria e iniqua nei confronti dell’interessata; e, più in generale, quale sia il giudizio complessivo dell’esecutivo regionale sull’intera vicenda.

Un caso di pochi euro, ma dal forte valore simbolico, che riapre il dibattito su burocrazia, diritti e reale attenzione alle esigenze quotidiane delle persone con disabilità.

lunedì 12 gennaio 2026

La Regione: 'sulla montagna Calderoli fa una riforma contro l'Appennino'

Baruffi, 'algoritmo truffaldino, norme pensate solo per le Alpi'



"La proposta sulla Montagna e i criteri sulla montanità annunciati ieri dal ministro Calderoli sono irricevibili.

Con un algoritmo truffaldino si tagliano un terzo dei Comuni montani sul piano nazionale e oltre il 40% di quelli dell'Emilia-Romagna.

Sarà tutto l'Appennino a essere penalizzato, ovvero la dorsale del Paese". Lo dice l'assessore regionale dell'Emilia-Romagna a Montagna e aree interne (nonché responsabile enti locali del Pd) Davide Baruffi, è intervenuto all'assemblea annuale di Uncem, in corso, a L'Aquila, sulle novità annunciate ieri dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, in merito alla nuova legge nazionale.
    "Non è un caso che l'annuncio del Ministro venga da Cortina: è una controriforma pensata per le Alpi e contro l'Appennino, contrapponendo territori e territori, comuni e comuni. D'altro canto, se le risorse stanziate sono sempre le stesse del passato, cioè pochissime, ma si annunciano mirabolanti nuovi servizi, allora l'unico modo per distribuire qualche euro in più a chi starà dentro è tagliare fuori tutti gli altri".
    "Le stesse alluvioni degli ultimi anni - prosegue Baruffi - ci hanno insegnato quanto sia fondamentale tenere legate collina e montagna, e ora arriva una controriforma che riporta indietro di quarant'anni il dibattito e azzera tutto, tagliando le gambe alle comunità e ai progetti che abbiamo faticosamente costruito.
    In conferenza delle Regioni daremo battaglia. Temevamo che saremmo arrivati qui ma appenderlo da un annuncio a Cortina anziché nella sede di confronto istituzionale preposta, prevista proprio per la prossima settimana, è davvero anche poco rispettoso". (ANSA)

domenica 11 gennaio 2026

Prorogato al 30 aprile 2026 il servizio regionale di rimozione dei rifiuti

 



La Regione Emilia-Romagna ha disposto la proroga del termine di ultimazione del servizio di rimozione dei rifiuti abbandonati illecitamente, comprensivo degli interventi di pulizia e della gestione e smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, affidato a Herambiente Servizi Industriali S.r.l.

Il servizio era stato assegnato con determinazione dirigenziale n. 15678 del 30 luglio 2024, tramite affidamento diretto ai sensi del Codice dei contratti pubblici, per operare in alcune aree di proprietà regionale. Successivamente, con determinazione n. 27628 del 17 dicembre 2024, il contratto era stato incrementato nelle risorse economiche e prorogato fino al 31 dicembre 2025.

A seguito di una richiesta formale presentata dalla società affidataria, motivata dalla necessità di completare alcune attività non concluse per ragioni organizzative e operative, la Responsabile unica del progetto ha autorizzato un’ulteriore proroga. Il nuovo termine per la conclusione delle prestazioni è fissato al 30 aprile 2026, senza costi aggiuntivi per l’amministrazione e con il mantenimento delle condizioni contrattuali già stabilite.

La Regione ha inoltre precisato che le risorse economiche già impegnate restano capienti e che la quota di spesa relativa alle attività che si svolgeranno nel 2026 sarà reimputata al bilancio dell’esercizio competente secondo la normativa contabile vigente.

(Inviato da Dubbio) 

martedì 6 gennaio 2026

Allerta meteo, Evangelisti (FdI): “Servono standard regionali chiari e omogenei”

 



La consigliera regionale Marta Evangelisti, presidente del Gruppo Fratelli d’Italia, ha presentato un’interpellanza alla Giunta dell’Emilia-Romagna sui sistemi di allerta e comunicazione alla popolazione in caso di rischio idraulico e alluvionale.

Alla luce delle recenti notizie sull’attivazione di sirene e altri strumenti di allarme in alcune aree della regione, Evangelisti sottolinea come l’efficacia dell’allerta dipenda non solo dalle previsioni, ma anche dalla chiarezza, tempestività e uniformità della comunicazione ai cittadini. In assenza di standard regionali omogenei, avverte, si rischiano disuguaglianze tra territori anche a parità di rischio.

Richiamando il ruolo attribuito alle Regioni dal Codice della Protezione Civile e le buone pratiche già adottate in Lombardia e Veneto, la consigliera chiede alla Giunta di chiarire quali standard regionali siano oggi definiti per sirene, sistemi di messaggistica, pannelli informativi e integrazione con i piani di protezione civile.

L’interpellanza chiede inoltre quali criteri vengano utilizzati per il finanziamento e la distribuzione dei sistemi di allerta, in relazione al livello di rischio, alla popolazione esposta e alle caratteristiche dei territori.

sabato 27 dicembre 2025

De Pascale: “Situazione simile al 2023, ma i fiumi hanno tenuto. Interventi efficaci, ora accelerare”

 



Una circolazione atmosferica analoga a quella del 2023, con piogge estremamente abbondanti e persistenti, ma senza le conseguenze drammatiche di allora. È il bilancio tracciato dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, commentando l’emergenza maltempo che ha interessato la regione negli ultimi giorni.

“Questa volta il sistema ha tenuto: non si sono registrate tracimazioni né rotture arginali – sottolinea de Pascale –. È un segnale importante, frutto anche degli interventi già realizzati, e allo stesso tempo la conferma dell’urgenza di metterne in campo molti altri”.

Il presidente difende anche le evacuazioni preventive disposte in alcune aree. “La misura precauzionale di procedere ad evacuazioni temporanee è sempre fondamentale per garantire la massima tutela delle persone. Comprendiamo la rabbia di chi ha vissuto un disagio così forte in giornate che dovrebbero essere dedicate alla serenità, ma colonne d’acqua tra i 10 e i 15 metri, anche se contenute entro gli argini, non possono mai essere sottovalutate”.

De Pascale ha infine rivolto un ringraziamento all’intero sistema di protezione civile impegnato nel monitoraggio costante della situazione. “Continueremo a mantenere alta l’attenzione – conclude – con controlli sugli argini, verifiche tecniche e un raccordo continuo con i territori, affinché il ritorno alla normalità avvenga in piena sicurezza”.

lunedì 8 dicembre 2025

Verso un sistema integrato di tutele per i caregiver familiari. Sostegno a chi concilia lavoro e assistenza

 


La Commissione regionale ‘Politiche per la Salute e Politiche Sociali’ ha discusso e approvato nuove misure a sostegno dei caregiver familiari che si trovano a conciliare attività lavorativa e compiti di cura. Al centro del confronto, una risoluzione che impegna la Giunta ad aderire al Manifesto dell’associazione CARER ETS e a promuovere una strategia integrata tra welfare aziendale e pubblico.

I dati fotografano un fenomeno diffuso ma ancora in larga parte sommerso: in Italia quasi 8 milioni di persone si occupano di familiari con disabilità o non autosufficienti. Tra queste, 2,3 milioni dedicano oltre 20 ore settimanali alla cura, spesso affiancandola al lavoro. Le conseguenze occupazionali sono rilevanti: più di 3,2 milioni di caregiver hanno lasciato il lavoro e altri 2 milioni hanno scelto il part-time per far fronte agli impegni assistenziali. Una condizione che alimenta vulnerabilità economica, isolamento sociale e un peggioramento della salute, con un impatto particolarmente forte sulle donne e sui lavoratori over 45.

L’Emilia-Romagna conferma il suo ruolo pionieristico: è stata la prima Regione a riconoscere formalmente la figura del caregiver familiare . Il Fondo regionale  prevede 3 milioni di euro all’anno per il triennio 2025-2027, cui si sommano 2,3 milioni provenienti da fondi nazionali. Strumenti già attivi come il portale “CaregivER” e la rete dei referenti territoriali offrono informazioni, formazione e servizi di sollievo.

Un tema centrale del dibattito è stato l'impatto della recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che riconosce ai caregiver lavoratori il diritto a “accomodamenti ragionevoli” sul luogo di lavoro, come modifiche di orario o turni per conciliare assistenza e attività professionale. Una decisione vincolante per tutti gli Stati membri, che la Regione intende utilizzare per sollecitare il Governo all’adozione di misure più incisive.

Con l’approvazione della risoluzione, la Regione si impegna a farsi promotrice, in Conferenza Stato-Regioni, di una richiesta formale per una legge nazionale organica che includa il riconoscimento dei contributi figurativi per i periodi di sospensione dal lavoro, tutele previdenziali adeguate e la definizione di Livelli Essenziali delle Prestazioni uniformi su tutto il territorio italiano.

La proposta approvata in Commissione si sviluppa lungo quattro direttrici strategiche: riconoscimento e professionalizzazione dei caregiver attraverso un Elenco regionale unico e percorsi formativi certificati; sostegno alla conciliazione vita-lavoro tramite l’adesione al Manifesto CARER e la promozione di buone pratiche tra imprese e territorio; rafforzamento della rete dei servizi territoriali; azione istituzionale per una normativa nazionale organica.

“Il caregiver familiare non è più un attore sussidiario, ma un pilastro strutturale del sistema di welfare”, si legge nel documento. “È urgente una risposta istituzionale organica per prevenire l’insostenibilità del sistema e garantire dignità e tutele a chi svolge un compito essenziale”.

“Sono molto soddisfatto di questo importante risultato”, commenta il consigliere Marco Mastacchi ( nella foto), le cui proposte sono state ampiamente accolte. “Un ulteriore passo avanti verso un pieno riconoscimento e un maggiore sostegno a figure sempre più cruciali per il nostro sistema sociale e sanitario”.

sabato 15 novembre 2025

Minori, Mastacchi (Rete Civica): “La Regione renda noti i risultati del sistema di affidamento nel triennio 2022-2024”

 Il consigliere: “Senza tracciabilità difficile valutare continuità ed efficacia dei percorsi”



Chiedere chiarezza sui risultati conseguiti dal sistema regionale di affidamento e accoglienza dei minori nel triennio 2022-2024. È quanto sollecita alla Regione il consigliere Marco Mastacchi (Rete Civica) attraverso un’interrogazione rivolta alla Giunta, con particolare attenzione ai percorsi di reinserimento stabile nel nucleo familiare d’origine e al raggiungimento dell’autonomia personale e sociale dei minori coinvolti.

«Nel triennio 2022–2024 – spiega Mastacchi – secondo i dati forniti dalla Regione Emilia-Romagna sono stati accolti complessivamente 1.018 minori in affido nel 2022, 1.012 nel 2023 e 913 nel 2024. Tuttavia, da questi numeri non è possibile comprendere se si tratti degli stessi minori che proseguono il percorso negli anni successivi o di nuovi ingressi».

Per il consigliere, la mancanza di tracciabilità dei percorsi rende difficile valutare la continuità e l’efficacia del sistema di tutela, «dal momento che non è dato sapere se e in che misura gli interventi abbiano prodotto gli esiti attesi: il rientro stabile nella famiglia d’origine quando previsto, il raggiungimento dell’autonomia personale e sociale nei casi in cui il reinserimento non sia stato possibile, o la costruzione di una rete educativa e relazionale capace di accompagnare il minore nella crescita».

Mastacchi sottolinea che la valutazione dell’efficacia degli interventi non può limitarsi alla rilevazione numerica dei casi attivi, ma deve includere anche un’analisi qualitativa degli esiti raggiunti. Per questo chiede alla Giunta di indicare quanti minori abbiano concluso positivamente il percorso di affido nel triennio considerato, quali criticità siano state riscontrate e se siano previste azioni di rafforzamento o innovazione del sistema di affidamento e accoglienza regionale.

(Giorgia Tisselli)