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lunedì 20 aprile 2020

Fase 2: non lasciate a casa più a lungo gli anziani

Le organizzazioni sindacali contro l'ipotesi di costringere a casa gli anziani alla ripresa della mobilità, seppur condizionata, dei cittadini nella cosiddetta fase 2.



lunedì 10 febbraio 2020

Sindacati allarmati, sembra confermata la chiusura della sede Polstrada Casalecchio

Sembrerebbe confermata l’intenzione di sopprimere diversi Distaccamenti della Polizia Stradale, tra cui quello di Casalecchio

da Dubbio 

"Non possiamo che esprimere ancora forte preoccupazione per il futuro del Distaccamento di Polizia Stradale di Casalecchio di Reno - lo scrivono i sindacati di polizia Siulp e Siap - già nei mesi scorsi a fronte di un decreto spuntato in concomitanza della campagna elettorale a firma del Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Franco Gabrielli per cui facemmo vibranti proteste al fine di far comprendere l’importanza di evitare la soppressione di quel presidio di Polizia attesa anche la zona ove insiste".
"Da lì - continuano i sindacati - grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale che ha messo a disposizione un immobile per abbattere i costi passivi, dei parlamentari locali, nonché del rieletto governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini il quale interessò direttamente la Ministra degli Interni Luciana Lamorgese, pareva scongiurata la chiusura". 

Promesse da marinaio ?  

giovedì 10 ottobre 2019

30 dipendenti della Nike di Casalecchio a rischio per la chiusura della sede: per loro il trasferimento è l'unica via

Secondo i sindacati non hanno possibilità di scelta. Altrimenti devono dimettersi perdendo il lavoro e l'indennità di disoccupazione


La sede Nike di Casalecchio di Reno chiuderà entro luglio 2020 e per i 30 dipendenti si profila un trasferimento a Milano.
Cgil, Cisl e Uil denunciano che non vi sono alternative e sembra che, al momento, i margini di trattativa siano scarsi nonostante i loro sforzi per cercare di concordare “piccoli aggiustamenti o percorsi alternativi per offrire protezione e sostegno per coloro che, per ragioni soggettive o oggettive, non sono nelle condizioni di trasferirsi nella sede milanese”, ma la dirigenza sarebbe “irremovibile. Lavoratrici madri, donne e uomini con impegni di cura e assistenza a genitori anziani, soggetti fragili non hanno molte possibilità di scelta: dimettersi, perdendo non solo il lavoro, ma anche probabilmente l'ammortizzatore sociale dell'indennità di disoccupazione (Naspi)”. Per i sindacati, "un comportamento inaccettabile per una multinazionale che ha fatto del motto 'prima le persone' la sua bandiera; che nel suo Codice etico cita che 'le azioni concernenti il lavoro di ogni dipendente devono rispecchiare determinati standard di onestà, lealtà, affidabilità, correttezza, attenzione per gli altri e responsabilità".

martedì 8 ottobre 2019

Pace fatta fra Ausl e sindacati

Esito positivo dell’incontro, in sede Prefettizia, tra Ausl Bologna e le OO.SS per la riorganizzazione dei Sert. Sospeso lo stato d’agitazione.

L'Azienda USL di Bologna informa:

A seguito del confronto avvenuto in sede prefettizia in data odierna tra l'AUSL e le OO.SS. presenti, in rappresentanza sia degli operatori della dirigenza che degli operatori del comparto, le parti hanno condiviso di intensificare il dialogo sulle azioni programmate attraverso incontri tecnici congiunti. E' stata garantita la copertura del turn over entro l'anno in corso e la verifica di eventuali ulteriori necessità a seguito dell'implementazione della riorganizzazione. E' stata riaffermata la centralità della continuità nell'offerta sanitaria ai cittadini con vulnerabilità sociale e l'importanza di effettuare azioni che coinvolgano maggiormente questo tipo di utenza.

martedì 30 ottobre 2018

Sindacati, non lavorare l'1 novembre

L'appello delle sigle del commercio in Emilia-Romagna

I sindacati confederali del commercio dell'Emilia-Romagna invitano ad astenersi dal lavoro nei centri commerciali il primo novembre, festa di Ognissanti.
    Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil ricordano ai lavoratori che "sulla base delle norme contrattuali vigenti, e alla luce delle recenti sentenze della Cassazione potranno rifiutarsi di effettuare prestazioni lavorative in tutte le festività, senza incorrere in nessuna sanzione.
    I tre sindacati chiedono inoltre "di porre un limite alle aperture incontrollate che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio. E "di escludere la possibilità di aprire in occasione delle festività nazionali, restituendo a questi giorni il valore civile e religioso che è patrimonio della nostra storia e della nostra cultura", oltre che "di restituire agli Enti locali congiuntamente alle parti sociali la prerogativa di definire la regolamentazione delle aperture territoriali.

sabato 11 agosto 2018

I sindacati Emiliano Romagnoli, “ astenersi dal lavoro il 15 agosto”

Chiesto incontro al Mise per immediato intervento legislativo

Invito ai dipendenti del commercio e agli addetti nei centri commerciali a non lavorare, nella giornata festiva di Ferragosto. A lanciarlo sono i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dell'Emilia-Romagna che hanno richiesto un incontro al Ministro dello Sviluppo Economico auspicando un immediato intervento legislativo.
    Le organizzazioni sindacali, spiega una nota, hanno più volte ipotizzato modifiche al decreto 'Salva Italia' così da porre un limite a aperture incontrollate; escludere la possibilità di aprire per le festività nazionali; restituire a istituzioni locali e parti sociali la facoltà di definire le aperture; riconsegnare alle istituzioni locali la prerogativa di determinare quali e quanti nuovi insediamenti commerciali è possibile avviare. A giudizio dei sindacati, "questi anni di liberalizzazioni hanno contribuito ad aumentare i metri quadri di area vendita generando una concorrenza selvaggia i cui costi si stanno scaricando sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro".

martedì 1 maggio 2018

La Demm diventa tedesca.

Incontro il prossimo 4 maggio. Previsti 121 dipendenti su 195, azzerato contratto


Da ANSA
 
Finisce in mani tedesche, quelle di Certina - holding di ristrutturazioni aziendali controllata da Scv - la Demm di Porretta, azienda metalmeccanica da 3 anni in amministrazione straordinaria. Lo comunicano la Fiom-Cgil e la Fim-Cisl bolognesi secondo cui "l'offerta d'acquisto presentata prevede il passaggio attraverso una newco con il trasferimento di 125 dipendenti sui 191 attuali, nonché l'azzeramento della contrattazione aziendale, applicando agli stessi il contratto collettivo nazionale di Federmeccanica".
    Nel corso delle assemblee sindacali svolte oggi è stata illustrata l'offerta e annunciato ai lavoratori l'incontro con Certina che si terrà il prossimo 4 maggio durante il quale, verranno chiesti la "salvaguardia del più alto numero occupazionale ed il mantenimento dei diritti oggi presenti in Demm".
    Inoltre, viene sottolineato dai sindacati, si chiede "alle istituzioni tutte, a partire dal Ministero dello Sviluppo Economico l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali disponibili".

venerdì 2 febbraio 2018

Treni regionali regolari domenica in Emilia romagna


Sindacati differiscono sciopero personale mobile di Trenitalia


Da ANSA
 
Treni regionali regolari domenica prossima in Emilia-Romagna. Lo annuncia una nota delle Ferrovie dello Stato.
    Le segreterie regionali dei sindacati Filt, Fit, Uilt, Ugl e Fast - spiega la nota - hanno infatti differito lo sciopero del personale mobile della Divisione Passeggeri Regionale Emilia-Romagna di Trenitalia, programmato dalle 9 alle 17 di domenica 4 febbraio.

venerdì 26 gennaio 2018

Sospeso lo sciopero dei treni in Emilia Romagna.

Era indetto per il 28 gennaio. Solidarietà a vittime Pioltello
 


Da ANSA

"Le segreterie regionali dell'Emilia-Romagna esprimono il loro cordoglio alle famiglie delle vittime del gravissimo incidente occorso questa mattina in Lombardia e accolgono senza esitazione l'invito a differire lo sciopero del personale di Trenitalia proclamato nella regione per il giorno 28.01.2018". Lo hanno deciso i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl e Fast, in seguito al deragliamento di un convoglio Trenord avvenuto a Pioltello (Milano), nel quale tre persone sono morte e decine sono rimaste ferite.

sabato 1 luglio 2017

Videosorveglianza, Ausl e Sindacati hanno firmato la preintesa .


L'Azienda USL di Bologna informa:

La direzione aziendale e le organizzazioni sindacali del comparto hanno firmato il 29 giugno, una preintesa in materia di videosorveglianza.

La firma della preintesa fa seguito all’adeguamento delle linee guida aziendali in materia di videosorveglianza, che tengono conto delle novità via via introdotte dal Garante della privacy. Queste novità rendevano necessario un intervento di armonizzazione degli atti aziendali con le norme applicate per la gestione dei diversi impianti di videosorveglianza.

Al centro della attenzione della Azienda, oltre al rispetto delle norme sulla tutela della privacy, l’interesse prioritario per le garanzie di sicurezza per cittadini e operatori.
In attesa del perfezionamento degli accordi con le OOSS, in coerenza con le indicazioni sul tema da parte della Prefettura si è garantito il funzionamento delle telecamere più significative in termini di sicurezza, in particolare quelle perimetrali. Contestualmente si è proceduto ad un piano di graduale spegnimento di alcuni impianti, nell'ambito della verifica complessiva avviata su tutte le telecamere esistenti.
La sigla della preintesa è la premessa per il perfezionamento dell’Accordo tra Azienda e OOSS, necessario per dare piena attuazione alle procedure e alle garanzie connesse riguardanti l’intero sistema di videosorveglianza.

mercoledì 29 marzo 2017

Licenziamenti Stampi, Saliera: "Mettere in campo tutte le possibilità di trovare una soluzione". 62 dipendenti non hanno più diritto alla cassa integrazione.


 © ANSA


Da ANSA


"Esprimo vicinanza e solidarietà ai lavoratori della Stampi Group di Monghidoro e alle loro famiglie: stanno vivendo un dramma che non può lasciare indifferenti. L'auspicio è che si perseguano tutte le strade, tutte le possibilità per trovare soluzioni perché nessuno sia abbandonato a un destino ingiusto e che lede la dignità delle persone e impoverisce un territorio già di per se fragile come la nostra montagna". Così Simonetta Saliera, presidente dell'Assemblea legislativa regionale, sulla notizia "diffusa da alcuni siti Internet sul licenziamento di tutti i dipendenti dell'azienda di Monghidoro".
    L'azienda, chiusa un anno fa, è fallita dopo quasi 9 mesi di presidio dei dipendenti. I 62 dipendenti saranno licenziati perchè non hanno più diritto alla cassa integrazione nonostante una proposta d'acquisto per parte dell'attività. "E' un fulmine a ciel sereno - commenta a Repubblica.it Giuliano Macchiavelli, delegato aziendale Fiom Cgil - Pensavamo di essere arrivati a una soluzione".
   

mercoledì 3 febbraio 2016

Manz di Sasso Marconi. Prove di accordo.




Tregua di 15 giorni alla Manz di Sasso Marconi. Sindacati e azienda hanno convenuto di sospendere per due settimane la procedura di mobilità dei 9 licenziamenti per consentire alle parti di ricercare e quindi verificare se vi sono le condizioni per procedere in modo concordato.
 Il 16 di febbraio prossimo la Città metropolitana ospiterà un incontro per fare il punto della situazione, cui parteciperanno tutte le parti in causa. Saranno messe a confronto le varie proposte e si saprà quale è il 'futuro prossimo' del sito produttivo di Sasso Marconi. La proprietà è rimasta comunque ferma sulle sue posizioni. I licenziamenti saranno 9.
Importante la sospensione poiché, essendo il numero di lavoratori dichiarati in esubero inferiore a 10, la procedura è semplificata e si conclude in tempi brevi, “ ha detto Lorenzo Tamarri della Fim-Cisl . “Noi abbiamo ribadito che l'unico modo di procedere debba essere quello della 'volontarietà' dei dimissionari. L'azienda ha già presentato un pacchetto di offerte che potrebbe agevolare la soluzione. Il 16 si potrà verificare e valutare”.



venerdì 29 gennaio 2016

Anche alla Manz di Sasso Marconi, presidio degli operai ai cancelli.

E' il secondo giorno di sciopero allo stabilimento della multinazionale tedesca Manz di Sasso Marconi e il primo di presidio ai cancelli. A portare i lavoratori a incrociare le braccia, la notizia che la proprietà ha annunciato  9 esuberi e l'intenzione quindi di ridurre l'organico, dalle 91 unità oggi in carica, a 82. La notizia è giunta inattesa e ha avuto l'effetto di una bomba.
Voci di possibili difficoltà della Manz a Sasso Marconi ne giravano. Ma erano considerate 'sfoghi irrazionali di gufi' poiché gli indicatori produttivi ed economici del sito erano rassicuranti. La produzione aveva mercato e il fatturato era buono.
Nello stabilimento di Sasso Marconi, erede della sezione meccanica della storica Arcotronics, si realizzano principalmente batterie al litio e lo scorso anno ha fatto registrare un aumento di fatturato del 20 %, sottolineano i lavoratori.
La ragione degli scioperanti la riferisce Primo Sacchetti ( nella foto) della Fiom: “L'atteggiamento dell'azienda è inaccettabile. Siamo di fronte a una azione unilaterale. Manca persino un progetto di uscita concordata che metta in campo ammortizzatori sociali. Il modo di procedere è persino peggiore di quello della Saeco di Gaggio Montano. Abbiamo istituito il tavolo di crisi”, continua Sacchetti, “cui parteciperanno anche Regione e Città metropolitana. La proprietà non può prendere una tale posizione. Come sindacato abbiamo già fatto una proposta. E' poi incomprensibile che si serva di 30 lavoratori esterni e punti contemporaneamente alla riduzione dell'organico”. 

Anche Lorenzo Tamarri ( nella foto) della Fim CISL si dice preoccupato per il modo di procedere. “ Siamo ormai diventati numeri di un elenco impersonale. In una sede lontana si decide di ridurre del 10 % l'organico e una scure si abbassa per soddisfare tale percentuale in tutti i siti produttivi del gruppo. Qui a Sasso Marconi la situazione è particolarmente preoccupante poiché essendo il numero degli esuberi inferiore a 10 la procedura per il licenziamento è più breve e semplificata, quindi più pericolosa. Vogliamo entrare nel merito in un confronto costruttivo con la proprietà. Siamo al secondo giorno di sciopero e non sono escluse altre azioni se l'azienda rimane sulle sue posizioni”. 

Stefano Tomesani
Per la RSU, Stefano Tomesani e Roberto Francia, il primo nella logistica, il secondo impiegato, non nascondono il loro disappunto: “E' incredibile. Non ci saremmo mai aspettati dalla proprietà la denuncia di esuberi perchè tutto andava bene: fino a poco tempo fa si assumeva e si ipotizzavano altre assunzioni.
Roberto Francia
Preoccupa poi la chiusura della direzione generale a discutere la proposta”.


 Nubi sempre più grigie all'orizzonte occupazionale della Valle del Reno.


giovedì 28 gennaio 2016

Appennino senza pace, anche Manz licenzia: "Multinazionali sfruttano e lasciano macerie" Un'altra multinazionale pronta a licenziare sull'Appennino. Sindacati "pericolosa tendenza a emulazione fra multinazionali di un territorio già provato dalla crisi". Attacchi anche dalla politica: "Vengono in regione e fanno razzia delle nostre attività per poi sparire"



Da Bologna Today




La Manz, multinazionale tedesca che occupa circa 1800 persone in tutto il mondo, ha comunicato la decisione di sopprimere 171 posti di lavoro, 9 dei quali riguarderanno lo stabilimento di Sasso Marconi. Lo rende noto Fiom Cgil e Fim Cisl, denunciando che "i licenziamenti risultano totalmente incomprensibili anche alla luce delle performance positive che lo stabilimento di Sasso  ha potuto vantare nell’ultimo biennio, sia in termini di produttività, sia in termini di fatturato. Tanto più se se si pensa che nello stabilimento , che oggi occupa 91 addetti, sono presenti altri trenta lavoratori appartenenti a ditte esterne". I sindacati fanno sapere di aver proposto "un ampio ventaglio di soluzioni alternative ai licenziamenti: dalla Cassa Integrazione, ai Contratti di solidarietà, alla Mobilità incentivata su base volontaria. MANZ ha rifiutato qualsiasi proposta".
Pronta la reazione dei lavoratori MANZ di Sasso Marconi che nella giornata di ieri hanno scioperato e torneranno a mobilitarsi, annunciando un ulteriore pacchetto di quattro ore da effettuarsi domani, data in cui è previsto il prossimo incontro con la Direzione aziendale.
PREOCCUPAZIONE PER L'APPENNINO. La situazione Manz preoccupa ancor di più i sindacati, se inserita nel contesto: "pare collocarsi sulla scia di quanto sta purtroppo accadendo, da qualche mese a questa parte, in tutto il territorio dell’Appennino bolognese" (vedi ad esempio il caso Philps Saeco).
"Una pericolosa tendenza all’emulazione - graffiano ancora Cgil e Cisl - sembra infatti diffondersi fra le aziende, in particolar modo fra le multinazionali, di un territorio già così duramente provato dalla crisi, e il rischio che si apra una stagione complessa e difficile è più che mai concreto".

Sferzata alle multinazionali operanti sul nostro territorio anche da parte di L'Altra Emilia Romagna, che accusa: "Vengono in regione e fanno razzia delle nostre attività industriali per poi sparire dopo aver sfruttato lo sfruttabile lasciando macerie alle spalle".

 Per Piergiovanni Alleva ( nella foto), consigliere regionale AER è "inaccettabile che un'altra multinazionale, stavolta tedesca, la Manz di Sasso Marconi, abbia licenziato 9 lavoratori in assenza di qualsiasi giustificato motivo". Alleva sprona la politica " a far sentire la propria voce anche con la necessaria durezza quando è il caso. E' ora quindi che, in base all'articolo 41 della Costituzione,  nella nostra regione la clausola sociale diventi quella automatica e naturale alla base di tutti gli accordi di insediamento, penso ad esempio alla recente costruzione della fabbrica della Philip Morris dove sarebbe stato opportuno farlo". Clausole che - ribadisce Alleva - sono "fondamentali perché queste intese a favore di terzi danno diritti risarcitori a capo dei lavoratori in caso di disimpegno immotivato dell'impresa".
Per scongiurare la delocalizzazione nelle aziende già presenti - l'AER pensa "bisognerebbe ricorrere al sistema con il quale negli anni Ottanta fu sconfitta la pirateria nei contratti: quindi bisogna pensare ad un sistema di aggravio o alleggerimento dei carichi contributivi e fiscali da modulare in base all'impegno a non delocalizzare per almeno una decina d'anni". 





Manz annuncia licenziamenti a Sasso Marconi. Torna l'S.o.s per il lavoro in Appennino



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venerdì 11 dicembre 2015

Esuberi in Saeco: scontro al Ministero, Philips non arretra. Tenere vivo il dialogo con Philips e mettere sul piatto "tutti gli strumenti a disposizione che possano consentire il rilancio dell'azienda senza perdita di posti di lavoro". Questa la strategia del ministro Guidi. Sindacati accusano: 'Dovevano essere assunzioni, sono diventati esuberi'

Da BolognaToday

Il ministro Federica Guidi
Tenere vivo il dialogo con Philips e mettere sul piatto "tutti gli strumenti a disposizione che possano consentire il rilancio dell'azienda senza perdita di posti di lavoro". Questa la strategia del ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, per provare a fare breccia nella determinazione di Philips di tagliare 243 addetti dello stabilimento di Gaggio Montano, sull'Appennino bolognese. Guidi l'ha esposta oggi al tavolo di confronto con azienda, sindacati e istituzioni locali.
Un incontro non lungo in cui Philips ha confermato tutte le sue intenzioni anche se Guidi, riferisce una nota del ministero, aveva invitato l'azienda "a riconsiderare le conseguenze che il piano illustrato potrà avere sull'occupazione (sono stati dichiarati 243 esuberi) in un territorio già fortemente compromesso dalla crisi economica". La proprietà non arretra, ma Guidi tornerà alla carica: "Per arrivare il più rapidamente possibile a una ''buona soluzione per tutti i soggetti coinvolti'', il ministro ha richiesto un incontro urgente con Philips, azionista di controllo di Saeco". Inoltre, ha invitato le parti a "continuare il confronto rimuovendo qualsiasi pregiudiziale; ciò al fine di consentire il proseguimento della trattativa in un clima finalizzato alla ricerca rapida di un accordo". Insomma, tenere vivo il dialogo per non far cadere la situazione fino a farla sfociare in atti unilaterali.
Intanto Guidi ha appunto garantito, insieme alla Regione, "l'impegno del Governo a mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione che possano consentire il rilancio dell''azienda senza perdita di posti di lavoro".
AFFONDO SINDACATI. Dovevano essere assunzioni, invece sono diventati 243 esuberi. E' il paradosso-beffa che oggi, al tavolo al ministero dello Sviluppo economico, i delegati di Saeco hanno denunciato per provare come i licenziamenti annunciati siano "inspiegabili"; e come Philips abbia infranto i patti contenuti negli accordi del 2011 quando la multinazionale prese il timone dell'azienda di Gaggio Montano. E' stato Stefano Stefanelli, Rsu della Fim, a raccontare che a Gaggio era atteso un aumento dei volumi produttivi da 150.000 prodotti l'anno, quando ne "sarebbero bastati 50-70.000" per mettere al riparo lo stabilimento da problemi occupazionali. Ma di quei prodotti in più da fare non ne è arrivato neanche uno.

Ricapitolando: arriva Philips e assegna, mettendolo negli accordi, a Gaggio i prodotti di gamma medi-alta, ma "tre di questi prodotti nuovi si sono rivelati una promessa falsa, mai visti. Uno lo hanno fatto fare in Romania e a noi è stato assegnato un prodotto che si vende a prezzi più bassi di ciò che realizzano in Romania, quindi di gamma più bassa. E così- dice Stefanelli parlando alla ''Dire''- l'impegno preso non è stato rispettato: ci hanno lasciato prodotti più poveri e senza i volumi aggiuntivi che, se confermati, ci avrebbero portato non alla semplice sopravvivenza ma a fare assunzioni". In tutto questo poi, i lavoratori lamentano una seconda beffa: allo stabilimento di Gaggio erano stati assegnati obiettivi di qualità ed efficienza da raggiungere; obiettivi centrati, peraltro. "Sulla qualità siamo oltre il 100%, l'assenteismo è calato dal 9% al 5%, eppure è finita come sapete. Diciamo che ci siamo comportati bene e ci hanno sonoramente bocciato" preferendo la Romania, "perchè? Possiamo solo dedurre che là la marginalità è più alta", conclude l'Rsu.



ANSA titola: "Saeco, distanza tra azienda e sindacati. Società conferma esuberi. Fim-Fiom, indisponibili a ridurre posti".  
Distanza, tra azienda e sindacati, nella vertenza Saeco. Al ministero dello Sviluppo Economico, alla presenza del ministro Guidi, la società ha confermato, nel piano industriale, la presenza di 243 esuberi mentre Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno ribadito la loro indisponibilità a soluzioni che comportano la diminuzione dell'occupazione. Guidi ha auspicato un approccio alla trattativa senza pregiudiziali e ha chiesto di incontrare direttamente l'azionista Philips fin dalla prossima settimana.
   


martedì 28 ottobre 2014

Crisi Kemet, alla ricerca di una soluzione che garantisca un futuro allo stabilimento di Pontecchio Marconi.




Stefano Mazzetti

Alberto Monti
Martedì prossimo,  4 novembre, alle 17 in Regione, si aprirà il tavolo istituzionale che riguarda la Kemet. Al confronto è stato invitato il presidente della Kemet  e parteciperanno   rappresentati delle istituzioni, degli enti territoriali, oltre  ovviamente, a quelli sindacali.
Lo ha annunciato il sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti  nel suo intervento in piazza al termine della manifestazione indetta dalla RSU per sensibilizzare sul difficile momento che sta attraversando lo stabilimento della Kemert di Borgonuovo.  “ Io sono il garante degli accordi sottoscritti da Kemet e dagli enti locali, “ ha detto il primo cittadino. “Se qualcuno  manca a quegli accordi dovrà spiegarne le ragioni. Per questo all’incontro si dovranno  trovare i protagonisti dell’accordo di allora. Il Comune ha onorato gli impegni. Il problema è difficile e complesso non mollerò comunque di un centimetro perché rimanga sul territorio comunale”.    
E che il momento sia difficile lo ha ricordato  il segretario provinciale della Fiom Alberto Monti . Ha sottolineato infatti che una componente dei lavoratori non era presente in corteo  perché impegnata in un presidio in fabbrica. Ieri sera è arrivato nello stabilimento un camion con il compito di trasferire altrove i materiali di una lavorazione. Gli operari si sono opposti  e hanno organizzato una vigilanza costante. “ Siamo di fronte a  un evidente attacco ai diritti dei lavoratori” ha detto Monti.  “E’ ora di dire basta a chi crede di poter ‘stracciare’ il patrimonio dei diritti di chi lavora.  Ora vogliamo parlare con chi conta davvero e non con la dirigenza locale”. 


Ha introdotto l’incontro in piazza Stefano Zoli della Fiom  che ha ricordato come la vertenza sia nata il 5 agosto scorso con l’annuncio della direzione Kemet di un potenziale esubero di 53 impiegati e di voler riorganizzare i turni di lavoro. L’azienda  ha in seguito abbandonato il tavolo annunciando di ritenere superati gli accordi sindacali di stabilimento. “Chiediamo di riattivare la trattativa in Regione, per valutare le soluzioni alternative ai licenziamenti. Gli investimenti annunciati non sono quelli utili per  le nuove lavorazioni innovative in cui si era impegnata , ma utili a potenziare quelle  presenti che già si fanno in Bulgaria e in Macedonia e ciò crea notevoli interrogativi sul futuro di Borgonuovo. Il tema da affrontare è quello  della prospettiva di sviluppo . L’azienda si è presa un impegno in tal senso che deve mantenere”.
Domani ci sarà un incontro per valutare come affrontare il nuovo calo di ordinativi e i timori sono molti. Già ora circa trecento lavoratori su i 480 che lavorano in Kemet sono coinvolti in un programma di cassa integrazione a turni. 



Il corteo attraversa il mercato

martedì 23 settembre 2014

Kemet.No dei lavoratori agli esuberi e al prolungamento dell'orario di lavoro.



No ai cambi di orari dei turnisti e un no alla proposta di 50 esuberi, è il mandato assegnato dai lavoratori della Kemet di Pontecchio Marconi alla  rappresentanza sindacale unitaria dell’azienda (RSU), impegnata in un confronto con la proprietà sul futuro organizzativo delle stabilimento sassese.
E’ stato l’esito dell’assemblea che si è tenuta ieri, lunedì 22 settembre,  per  turno di lavoro dopo il primo incontro tra sindacati e direzione aziendale nella quale l’azienda ha informato dell’intenzione di dichiarare un esubero di 50 unità lavorative delle 480 che hanno occupazione alla Kemet di Pontecchio e di voler prolungare  di 5 ore il tempo di lavoro settimanale, con conseguenti ricadute sui tempi per turno.

La discussione si è  catalizzata sul rifiuto assoluto alla mediazione relativa agli orari di lavoro che peggiorino ancor più i turnisti, per altro già impegnati a garantire un utilizzo degli impianti a 126 ore settimanali. Il lavoro parte all’ora 0 del lunedì e prosegue ininterrottamente fino al sabato alle 6. La proposta dell’azienda comporterebbe un prolungamento fino alle 11 del sabato mattina e una rimodulazione degli orari dei singoli turni-
Sul  punto ‘esuberi dichiarati da Kemet’ le Organizzazioni Sindacali hanno già dichiarato la indisponibilità a fare accordi dove si prevedano licenziamenti imposti,  quindi la RSU ha ribadito tale posizione.
Le assemblee sono terminate con l'impegno di rivedersi  al termine di ogni incontro futuro fra sindacati e azienda e  con la proposta di un pacchetto di scioperi da calendarizzare.

giovedì 18 settembre 2014

Pietro Fortuzzi chiede un Consiglio Comunale Aperto per valutare la 'situazione Kemet'.



Il consigliere comunale Pietro Fortuzzi, con una interrogazione, ha chiesto al sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti la ‘ convocazione urgente di un consiglio comunale aperto con la presenza  di sindacati, Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) e lavoratori  della Kemet per informare sulla situazione  occupazionale del polo produttivo di Pontecchio Marconi dopo gli incontri avvenuti in questi giorni’ . La dirigenza dell’azienda ha ‘denunciato’ un esubero di circa 50 unità operative. Inoltre chiede una riorganizzazione dei turni di lavoro che comporta un aumento di 5 ore lavorative per turnista la settimana.
Abbiamo raggiunto telefonicamente i componenti della Rappresentanza Sindacale Unitaria ( RSU) dello stabilimento di Pontecchio Marconi. Hanno valutato positivamente la richiesta di Fortuzzi e giudicato opportuno coinvolgere la cittadinanza e le istituzioni in un confronto che rischia di impoverire ulteriormente l’organico produttivo della Kemet e peggiorare in modo rilevante le condizioni di lavoro per chi conserva il posto.