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mercoledì 22 gennaio 2025

De Maria (PD): “Bene il ritiro della procedura di licenziamenti alla Marzocchi Pompe”

 



Fumata bianca alla Marzocchi Pompe di Casalecchio di Reno. Dall’incontro tenutosi nel pomeriggio è arrivata la tanto attesa notizia: la procedura di licenziamento collettivo, che aveva destato forte preoccupazione tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali, è stata ufficialmente ritirata.

A dare l’annuncio è stato l’onorevole Andrea De Maria, deputato del Partito Democratico, che ha espresso soddisfazione per l’esito positivo della trattativa. “È un bene che la procedura dei licenziamenti alla Marzocchi Pompe sia stata ritirata. Giusto che l’attenzione resti alta per garantire la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e per accompagnare lo sviluppo della vertenza”, ha dichiarato in un comunicato stampa.

De Maria ha inoltre ribadito il suo impegno a sostenere le iniziative promosse dai lavoratori e dalle loro rappresentanze sindacali, sottolineando l’importanza di mantenere un dialogo costruttivo tra tutte le parti coinvolte.

La vertenza della Marzocchi Pompe aveva acceso i riflettori su una preoccupante situazione di crisi che minacciava non solo i dipendenti dell’azienda, ma anche il tessuto economico e sociale del territorio. La decisione di ritirare i licenziamenti rappresenta un primo passo verso la costruzione di un piano che possa garantire continuità produttiva e occupazionale.

Resta ora da capire quali saranno le prossime mosse per mettere in sicurezza l’azienda e i lavoratori. Il ruolo delle istituzioni, insieme a quello dei sindacati, sarà cruciale per monitorare l’evoluzione della situazione e individuare soluzioni di lungo periodo. Intanto, la notizia di oggi segna una vittoria importante per chi si è mobilitato in difesa del lavoro.

Sciopero alla Marzocchi Pompe di Casalecchio di Reno: lavoratori contro i licenziamenti

 



Proteste e tensioni alla Marzocchi Pompe Spa, storica azienda di Casalecchio di Reno specializzata nella progettazione e produzione di pompe e motori. Oggi i dipendenti hanno incrociato le braccia e organizzato un presidio per contestare i 38 licenziamenti annunciati dall’azienda lo scorso 17 gennaio. La decisione, comunicata con brevissimo preavviso, ha scosso i 254 lavoratori degli stabilimenti di Casalecchio e Zola Predosa, gettando ombre sul futuro della società e dei suoi dipendenti.

Un "fulmine a ciel sereno"
La comunicazione dei licenziamenti collettivi è arrivata inaspettata, soprattutto considerando che l’azienda non aveva manifestato segnali di difficoltà economica o gestionali. Al contrario, negli ultimi anni Marzocchi Pompe ha compiuto importanti investimenti immobiliari. Tra questi, l’acquisto di un nuovo stabilimento di 2.500 metri quadrati a Zola Predosa, costato oltre un milione di euro e situato nello stesso complesso industriale in cui erano stati acquisiti altri immobili nel 2022.

I lavoratori, sorpresi e amareggiati, definiscono la decisione "inspiegabile" e temono che la scelta possa segnare l’inizio di un processo di ridimensionamento della storica realtà produttiva.

La politica interviene
La vicenda ha attirato anche l’attenzione del deputato PD Andrea De Maria, che ha espresso solidarietà ai lavoratori e ha annunciato iniziative parlamentari per affrontare la vertenza. "La notizia dei licenziamenti con brevissimo preavviso alla Marzocchi Pompe è di straordinaria gravità. Tutta la mia solidarietà ai lavoratori e il mio sostegno alle loro iniziative di lotta", ha dichiarato l’onorevole in una nota ufficiale.

Il primo confronto con la direzione
Nella giornata odierna, in concomitanza con lo sciopero, si è svolto il primo incontro tra le rappresentanze sindacali e la direzione aziendale. I lavoratori chiedono chiarimenti sulle motivazioni che hanno portato all’apertura della procedura di licenziamento collettivo e auspicano un confronto che possa portare al ritiro della procedura di licenziamento e a  una soluzione condivisa.

venerdì 22 dicembre 2017

Lavoro a Lama di Reno. Dismeco li licenzia e il giudice ordina il reintegro


Il sindacato esulta per la vittoria del ricorso contro il licenziamento di due lavoratori di nazionalità pakistana discriminati.

Prima messi in cassa integrazione e poi licenziati 'per giustificato motivo oggettivo' da parte dell'azienda Dismeco. Così i due lavoratori hanno fatto ricorso, difesi dagli avvocati Stefania Mangione e Alberto Piccinini, si sono presentati davanti al Giudice del lavoro che lo ha accolto dichiarando nulli i due licenziamenti e richiedendo, in base all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il reintegro.
( Fonte Bolognatoday)

venerdì 15 luglio 2016

SASSO MARCONI licenzia il PICCOLO GRUPPO: sei educatori impegnati in un servizio educativo rivolto a preadolescenti.

Un comunicato del Piccolo Gruppo denuncia:


Venerdì 17 giugno il comune di Sasso Marconi ha preannunciato la chiusura dell’intervento educativo Piccolo Gruppo a partire da settembre 2016.

 Si tratta di un servizio di prevenzione, in collaborazione con le altre agenzie educative del territorio di Sasso Marconi, che ha radici storiche profonde ed è rivolto ad un gruppo ristretto composto da circa 7 minori seguiti dai Servizi Sociali e a rischio di esclusione sociale e di dispersione scolastica. I frequentanti del gruppo sono preadolescenti residenti nella municipalità, per i quali l’intervento educativo è stato calibrato in base alla specificità dei loro bisogni.
 
Noi Educatori Uniti contro i Tagli segnaliamo la gravità di tale scelta, che si pone in continuità con le tendenze politico-sociali di tagli degli ultimi anni: svilire e poi chiudere i servizi della prevenzione.
 
Viviana Tarozzi, responsabile servizi educativi Città di Sasso Marconi, ha spiegato:
Da alcuni anni l'amministrazione comunale di Sasso Marconi sta lavorando in modo nuovo. La ratio anche nel caso del servizio educativo rivolto ai preadolescenti è una sorta di transizione da un modello orientato al contrasto mirato del disagio (innovativo all'epoca dei Piani di Zona del 2003 quando è partito il Piccolo Gruppo) ad un modello che oggi predilige lo sviluppo di condizioni di vita il più possibile inclusive con interventi diversi e trasversali, che comprendono coesione tra generazioni, culture e storie di vita differenti. Negli anni sono cambiate molte cose, sia le risorse disponibili sia le esigenze di prevenzione. Oggi intendiamo coraggiosamente promuovere tutte le forme di inclusione possibile perchè sono quelle che hanno dato i migliori risultati sia quantitativi sia qualitativi.



martedì 1 marzo 2016

Schiarita alla Manz di Sasso Marconi: evitati i licenziamenti. I lavorotori votano l'intesa alla unanimità: mobilità volontaria e uscite volontarie incentivate.


Riceviamo e pubblichiamo.
Buone notizie per i lavoratori dello stabilimento Manz di Sasso Marconi: presso la sede della Città Metropolitana, la multinazionale tedesca e le Organizzazioni sindacali, alla presenza delle Istituzioni, hanno raggiunto un’intesa sul tema dei nove esuberi dichiarati dall’Azienda.
Dopo una lunga trattativa, oggi è stato siglato ufficialmente l' accordo che prevede l’utilizzo dello strumento della mobilità volontaria di accompagnamento alla pensione (con una piena integrazione salariale), nonché uscite volontarie incentivate economicamente ritenute congrue dai lavoratori. Lo riferiscono Fiom-Cgil Bologna e Fim Cisl Bologna, in una nota congiunta, aggiungendo che "l’azienda ha dichiarato inoltre di ritenere chiuso il processo di riorganizzazione aziendale e si impegna a riaprire una discussione su un Piano industriale che dia concrete prospettive di sviluppo al sito produttivo di Sasso Marconi".
Ma i sindacati sono soddisfatti solo a metà: "La vicenda Manz - dicono Fiom-Cgil e Fim Cisl - che pure si è conclusa positivamente, ha evidenziato per l’ennesima volta il tema dell’eccessivo potere delle multinazionali; un potere favorito anche dalla mancanza di un quadro normativo chiaro e vincolante". E' per questo che i sindacalisti invocano "provvedimenti urgenti e concreti che impongano, in particolar modo alle imprese globali, una maggiore responsabilità sociale e un maggior rispetto degli accordi e del territorio in cui si trovano ad operare". A tal proposito, ricordano i sindacati, "il Patto per il lavoro firmato da Regione Emilia Romagna, Cgil, Cisl, Uil, Unindustria, ecc. non può continuare a esistere solo sulla carta, è anzi necessario che le Istituzioni si facciano maggiormente carico della suo rispetto e della sua applicazione".

giovedì 28 gennaio 2016

La Lega Nord partecipa domani al presidio della Saeco a Gaggio Montano.




Riceviamo e pubblichiamo:

La Lega Nord delle regioni Emilia-Romagna e Toscana sarà domani, venerdì 29 gennaio,  alle 10.30, a Gaggio Montano, in supporto all'azione dei lavoratori della Saeco.
I consiglieri regionali emiliani Alan Fabbri e Daniele Marchetti, quello toscano Claudio Borghi Aquilini e la candidata sindaco di Bologna, Lucia Borgonzoni, assieme a tutti gli esponenti locali della Carroccio si uniranno al presidio di protesta presso la sede della Saeco.
"Quando sono aziende sane e produttive a chiudere per trasferirsi all'estero - ha dichiarato Daniele Marchetti - non si può dare la colpa alla crisi. Le responsabilità, oltre a quelle dirigenziali, sono da
individuare nelle istituzioni, manifestamente incapaci di trattenere le imprese sul proprio territorio".




Appennino senza pace, anche Manz licenzia: "Multinazionali sfruttano e lasciano macerie" Un'altra multinazionale pronta a licenziare sull'Appennino. Sindacati "pericolosa tendenza a emulazione fra multinazionali di un territorio già provato dalla crisi". Attacchi anche dalla politica: "Vengono in regione e fanno razzia delle nostre attività per poi sparire"



Da Bologna Today




La Manz, multinazionale tedesca che occupa circa 1800 persone in tutto il mondo, ha comunicato la decisione di sopprimere 171 posti di lavoro, 9 dei quali riguarderanno lo stabilimento di Sasso Marconi. Lo rende noto Fiom Cgil e Fim Cisl, denunciando che "i licenziamenti risultano totalmente incomprensibili anche alla luce delle performance positive che lo stabilimento di Sasso  ha potuto vantare nell’ultimo biennio, sia in termini di produttività, sia in termini di fatturato. Tanto più se se si pensa che nello stabilimento , che oggi occupa 91 addetti, sono presenti altri trenta lavoratori appartenenti a ditte esterne". I sindacati fanno sapere di aver proposto "un ampio ventaglio di soluzioni alternative ai licenziamenti: dalla Cassa Integrazione, ai Contratti di solidarietà, alla Mobilità incentivata su base volontaria. MANZ ha rifiutato qualsiasi proposta".
Pronta la reazione dei lavoratori MANZ di Sasso Marconi che nella giornata di ieri hanno scioperato e torneranno a mobilitarsi, annunciando un ulteriore pacchetto di quattro ore da effettuarsi domani, data in cui è previsto il prossimo incontro con la Direzione aziendale.
PREOCCUPAZIONE PER L'APPENNINO. La situazione Manz preoccupa ancor di più i sindacati, se inserita nel contesto: "pare collocarsi sulla scia di quanto sta purtroppo accadendo, da qualche mese a questa parte, in tutto il territorio dell’Appennino bolognese" (vedi ad esempio il caso Philps Saeco).
"Una pericolosa tendenza all’emulazione - graffiano ancora Cgil e Cisl - sembra infatti diffondersi fra le aziende, in particolar modo fra le multinazionali, di un territorio già così duramente provato dalla crisi, e il rischio che si apra una stagione complessa e difficile è più che mai concreto".

Sferzata alle multinazionali operanti sul nostro territorio anche da parte di L'Altra Emilia Romagna, che accusa: "Vengono in regione e fanno razzia delle nostre attività industriali per poi sparire dopo aver sfruttato lo sfruttabile lasciando macerie alle spalle".

 Per Piergiovanni Alleva ( nella foto), consigliere regionale AER è "inaccettabile che un'altra multinazionale, stavolta tedesca, la Manz di Sasso Marconi, abbia licenziato 9 lavoratori in assenza di qualsiasi giustificato motivo". Alleva sprona la politica " a far sentire la propria voce anche con la necessaria durezza quando è il caso. E' ora quindi che, in base all'articolo 41 della Costituzione,  nella nostra regione la clausola sociale diventi quella automatica e naturale alla base di tutti gli accordi di insediamento, penso ad esempio alla recente costruzione della fabbrica della Philip Morris dove sarebbe stato opportuno farlo". Clausole che - ribadisce Alleva - sono "fondamentali perché queste intese a favore di terzi danno diritti risarcitori a capo dei lavoratori in caso di disimpegno immotivato dell'impresa".
Per scongiurare la delocalizzazione nelle aziende già presenti - l'AER pensa "bisognerebbe ricorrere al sistema con il quale negli anni Ottanta fu sconfitta la pirateria nei contratti: quindi bisogna pensare ad un sistema di aggravio o alleggerimento dei carichi contributivi e fiscali da modulare in base all'impegno a non delocalizzare per almeno una decina d'anni". 





Manz annuncia licenziamenti a Sasso Marconi. Torna l'S.o.s per il lavoro in Appennino



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venerdì 22 gennaio 2016

Saeco, dalla Philips nessuna apertura «I licenziamenti sono inevitabili» La multinazionale olandese conferma i 243 esuberi Inutili gli incontri e l’impegno del ministro Guidi

Un lettore ha inviato questo articolo del Corriere di Bologna


Philips non si smuove, neanche un po’, sulla vertenza Saeco. Di fronte al proposito del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi di consultare i vertici dell’azienda, l’azienda in una nota «sottolinea che il management che finora ha costantemente interloquito con il ministero ha un mandato chiaro e pieno in relazione all’esecuzione del piano che più volte e in diverse sedi è stato illustrato ed argomentato».
 
Dunque, le cose non andranno diversamente andando a bussare alla casa madre olandese. «Si tratta di un piano che, pur prevedendo conseguenze dolorose ed inevitabili- sottolinea Saeco- è incentrato su consistenti misure finalizzate a rilanciare il sito emiliano, a creare le condizioni più adeguate per realizzare importanti investimenti, ma soprattutto a garantire un futuro stabile e sostenibile ad altri 315 dipendenti». Per gli altri 243 sono confermati gli esuberi, come è stato detto ieri durante l’incontro al ministero dello Sviluppo economico. L’azienda inoltre tiene «a riconoscere il grande impegno, la grande passione e la professionalità che il ministro Federica Guidi ha dimostrato nell’approccio alla situazione di Gaggio Montano. Proprio per questo motivo tutte le proposte messe sul tavolo sono state sempre analizzate ai più alti livelli aziendali». Ma «nonostante l’impegno profuso sia da parte del ministero nella relativa elaborazione sia da parte dell’azienda nella conseguente valutazione, dette proposte non sono sostenibili e neppure compatibili con un futuro rilancio dello stabilimento».
«Philips deve aprire una trattativa vera, non può continuare a ripetere che quello è il piano. Lo abbiamo capito, ma non va bene». Il monito alla multinazionale OLANDESE proprietaria della Saeco di Gaggio Montano, dove a dicembre sono stati dichiarati 243 esuberi, è del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. «Sono d’accordo con Federica Guidi. Il Governo ha chiesto che ci sia un rappresentante della casa madre che venga a discutere di questo tema», assicura Poletti.
La nota con cui la Philips, proprietaria della Saeco, conferma i 243 esuberi nello stabilimento di Gaggio Montano e fa capire al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che le cose non cambieranno neanche se dovesse convocare a Roma il presidente Frans Van Houten «è uno schiaffo all’impegno del ministro per modificare la situazione». Non usa mezzi termini Stefano Zoli, della Fiom-Cgil, per commentare l’ultima presa di posizione della multinazionale olandese, definita «l’ennesimo tentativo di drammatizzare la situazione».

domenica 13 dicembre 2015

Alla Leopolda una dipendente Saeco «Una legge contro chi delocalizza» E il ministro Poletti: «Faremo tutto ciò che è in nostro potere per evitare i licenziamenti»


Un lettore ha inviato questo articolo del Corriere Bologna. 


 Una legge che impedisca alle multinazionali di fare come «sta facendo la Philips con la Saeco» che sta portando tutto in Romania. È quanto chiedono dalla Leopolda i dipendenti dell’azienda Emiliana, in presidio permanente dalla fine di novembre contro il piano di mobilità presentata dalla società. Per tutti loro ha parlato Cinzia Nanni, operaia della Saeco da 26 anni, 9 in più del marito. Ora entrambi rischiano il posto di lavoro. «Ringrazio il presidente del Consiglio, il ministro e tutti voi di avermi dato la possibilità di portare la nostra voce qui alla Leopolda. La Saeco non si tocca», ha concluso.
POLETTI - Sulla vicenda della Saeco di Gaggio Montano, azienda controllata da Philips è intervenuto anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. «Faremo tutto ciò che è in nostro potere per evitare i licenziamenti», ha detto il ministro. Dopo il faccia a faccia tra azienda, istituzioni e sindacati andato in scena nei giorni scorsi al ministero dello Sviluppo Economico in cui la società è rimasta sulle proprie posizioni, «continueremo a litigare e a combattere - assicura Poletti - per far capire che investire in Italia è un’opportunità così come hanno fatto molte altre multinazionali», alcune proprio nel Bolognese. «È sufficiente pensare - argomenta - alla Philip Morris e alla Lamborghini». Quanto alle delocalizzazioni all’estero, sottolinea il ministro del Lavoro al quotidiano bolognese, «non sono solo le multinazionali ad aver guardato ad altri Paesi di Europa o del mondo. Anche molte aziende italiane hanno deciso di delocalizzare. Ultimamente però stiamo notando un’inversione di tendenza con molti che stanno decidendo di tornare a casa».
LA CRISI - Tornando al tema Saeco, osserva Poletti, «il Governo, come conferma la nuova legge del lavoro, sta facendo il massimo sforzo per rendere conveniente a qualsiasi impresa restare o investire in Italia. Poi, ovviamente, non possiamo costringere nessuno». Ad ogni modo, prosegue, «per la Saeco non ci arrendiamo e andremo avanti assieme alle organizzazioni sindacali affinché questa vertenza entri a far parte dei successi». Se così non fosse, conclude Poletti, «non lasceremo soli i lavoratori che dovessero perdere il posto attuando tutti gli strumenti a disposizione, con l’obiettivo finale di un nuovo impiego».

giovedì 6 agosto 2015

Casalecchio di Reno. Chiude la pasticceria ‘Dolce Lucia’. Licenziati i dieci dipendenti.










Da R.it Bologna

 Addio Dolce Lucia: "E' improvvisa e senza alcun preavviso la dipartita dello storico bar-pasticceria", da anni punto di riferimento nel cuore di Casalecchio, Comune alle porte di Bologna. E' la Filcams-Cgil ad annunciare che "chiude un pezzo di storia", con "altri 10 lavoratori improvvisamente disoccupati", mentre "i cittadini di Casalecchio, da stamane, non potranno più fare le loro soste per colazione, aperitivi, ordinare pasticceria di qualità per le liete ricorrenze".

Cosa è successo lo racconta Andrea Carrà, della Filcams: il locale è di proprietà della pasticceria "Pollacci srl", alcuni mesi fa è stato dato in fitto d'azienda alla costituita società "Dolce lucia 2015 srl" che fa capo sempre alla famiglia Pollacci. Questo per "facilitare la cessione del locale ad un imprenditore del settore interessato". Ma le cose non sono andate per il verso giusto. "Dopo lunga trattativa si stava ormai per concludere, ma è intervenuto il fallimento della proprietà "Pasticceria pollacci srl". Ciò ha fatto recedere da ogni disponibilità all'acquisto", spiega Carrà. E solo venerdì scorso, alla sera, si è saputo che la "Dolce Lucia 2015" intendeva recedere già dal 6 agosto, cioè da oggi, dal contratto di fitto d'azienda, restituendo l'attività alla società fallita.

"Come sindacato, pur nello scarsissimo tempo disposizione abbiamo fatto di tutto per evitare la chiusura del locale. Abbiamo interessato l'amministrazione, il sindaco di Casalecchio che si è reso disponibile a offrire ogni collaborazione affinchè si evitasse la cessazione dell'attività. Ma purtroppo pure gli appelli e le telefonate fatte dal sindaco non hanno prodotto ripensamenti", allarga le braccia Carrà.

Ieri sera alle 16.30 dal notaio è stato sottoscritto il recesso dal fitto d'azienda, alle 18.30 i dipendenti sono stati convocati per ricevere la lettera di licenziamento immediato "e da stamane serrande tristemente abbassate". Nel dirlo la Filcams denuncia "una irresponsabile gestione dei tempi, ed ora non possiamo che appellarci alla curatela ed al giudice affinchè sia fatta al più presto l'asta per la cessione del locale, agli imprenditori del settore a far emergere offerte evitando vada deserta l'asta ed a questi ultimi a rendersi disponibili a proporre una riassunzione a quei dipendenti che per anni hanno offerto la loro professionalità ed esperienza così apprezzata dalla clientela".

mercoledì 8 ottobre 2014

Vertenza Kemet. La proprietà ha abbandonato il tavolo della trattativa. Si va verso lo 'sciopero articolato'.



L'ingresso della Kemet

Un’ora di sciopero per turno di lavoro e assemblea sindacale per ‘fare il punto della situazione’. E’ quello che è avvenuto oggi, mercoledì 8 ottobre, allo stabilimento Kemet di Pontecchio Marconi , dopo  l’arrivo della notizia che la direzione aziendale ha abbandonato il tavolo della trattativa per la vertenza in atto. Vertenza  innescata dall’annuncio della proprietà di ’50 esuberi’ e di voler prolungare l’orario di lavoro settimanale dello stabilimento, con conseguente modifica e prolungamento dei singoli turni. Lo stabilimento è attivo ora ininterrottamente dalle ore 0 del lunedì alle 6 del sabato mattina. La modifica dei turni porterebbe un  prolungamento pro capite di  5 ore la settimana a parità di stipendio.
Oltre alla modifica dei turni, ciò che non viene accettato è la denuncia di  50 esuberi  che coinvolgono principalmente il personale impiegatizio e organizzativo.
L’assemblea, oltre a informare l’intero organico dell’azienda  di ciò che stava accadendo, ha valutato  anche  valutare il modo di operare utile a  scongiurare il danno occupazionale e contenere quello organizzativo dei turni di lavoro.  La prima proposta è quella di un ‘pacchetto di scioperi concordati’. Ciò significa l’interruzione del lavoro per tempi contenuti di singoli reparti per volta con probabile interruzione del lavoro nell’intero stabilimento.
Gianni Passini
All’arrivo al cancello di ingresso  in attesa del rientro in produzione, gli operai  non hanno mancato di esternare la loro preoccupazione: “ Ci sono accordi sottoscritti che vanno rispettati” ha detto Gianni Passini, riferendosi all’intesa fra enti locali, sindacati e proprietà che imponeva alla azienda  la realizzazione di un nuovo stabilimento all’avanguardia,  un organico di lavoro  numericamente concordato e contemporaneamente l’agevolazione per l’azienda della trasformazione in residenziale dell’ampio lotto dove insiste lo stabilimento storico a Sasso Marconi. “Fino ad ora la Kemet ha avuto un comportamento sufficientemente in linea con gli accordi”, ha commentato Devis Coriambi della RSU al termine della prima assemblea. “Gli attuali 50 esuberi invece li smentiscono. Dalla politica ci aspettiamo che, in caso si proceda ai 50 licenziamenti annunciati e alla modifica degli orari di lavoro,  si passi alla cancellazione della concessione edilizia e ciò in  ovvia conseguenza della rottura unilaterale degli accordi da parte dell’azienda”.
Eugenio Salamone e la petizione di Un'Altra Sasso



Intanto, da parte del gruppo politico Un’Altra Sasso, è in corso una raccolta di firme a sostegno di una petizione che condanna le intenzioni aziendali.









giovedì 20 marzo 2014

Lama di Reno. Un giardinetto ricorderà i licenziati della Cartiera.



Di Gian Paolo Frabboni.

Sabato  prossimo 22 marzo, alle 11, il sindaco di Marzabotto  Romano Franchi presiederà la cerimonia di intitolazione di un giardinetto a Lama di Reno, ai ‘Lavoratori licenziati per rappresaglia politico-sindacale e religiosa’.

Il luogo ove si trova il giardinetto, un’area prossima agli stabilimenti della Cartiera,  è particolarmente simbolico poiché  è stato testimone di tutti i tipi di violenze connesse  in tempo di  guerra: bombardamenti, rastrellamenti, invio nei campi di lavoro nazisti, violenze nazifasciste e morte.  
Nel momento in cui riprendeva nuova vita con l’arrivo della Pace dopo la sconfitta tedesca, ha dovuto assistere a un altro tipo le prepotenze, quelle del padronato: le intimidazioni  e i soprusi ai danni dei  lavoratori quando tentarono di fare valere i diritti garantiti dalla Costituzione Italiana che fonda le sue radici proprio nel lavoro.
L'intitolazione del giardinetto è indirizzata  a coloro che , vittime di soverchierie attuate dalle aziende,
venivano licenziati (senza giusta causa) per motivi politici o sindacali , come è avvenuto in tutto
il territorio nazionale e, come si è ripetuto, anche in alcuni casi proprio nella cartiera che  sta
accanto al giardinetto. Oggi, con la intitolazione  si vuole dare forma e memoria a quei  lavoratori che ebbero il coraggio di pretendere  quanto l’ordinamento repubblicano garantiva loro e che invece  veniva negato, pagandone anche le conseguenze fino a subire l’onta del carcere.