mercoledì 28 gennaio 2015

Spese pazze in Regione, a ottobre il processo della Corte dei Conti. Ai sette capigruppo consiliari vengono contestate spese del 2012 ritenute illecite .



Un lettore ha inviato questo articolo del Corriere di Bologna.

In attesa della decisione sulla conferma o sull’annullamento del sequestro conservativo dei beni, è stato fissato per il 7 ottobre il giudizio nel merito davanti alla Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna per sette ex capigruppo dell’assemblea legislativa, ai quali vengono contestate spese ritenute illecite e affrontate dai gruppi consiliari nel 2012. È il versante contabile dell’inchiesta penale per peculato della Procura di Bologna, che però riguardava il periodo precedente (giugno 2010-dicembre 2011) e si è conclusa con 42 avvisi di fine indagine. Il sequestro di 1,2 milioni, intanto, è stato discusso in mattinata in un’udienza in camera di consiglio dove i capigruppo erano rappresentati dall’avvocato Antonio Carullo; il collegio dei giudici contabili si è riservato: la decisione è attesa fra qualche giorno. Circa la metà della somma sequestrata riguarda l’ex capogruppo Pd Marco Monari (610mila euro); citati in giudizio con lui anche l’Idv Liana Barbati (147mila euro), Gian Guido Naldi di Sel-Verdi (105mila euro) Luigi Giuseppe Villani del Pdl (100mila euro), Matteo Riva del gruppo Misto (96mila euro), Roberto Sconciaforni di Fds (90mila euro), Andrea Defranceschi del M5S (67mila euro) e Silvia Noè dell’Udc (45mila euro). Un altro fronte contabile aperto riguarda poi quasi tutti i consiglieri uscenti, tra cui l’attuale presidente della Regione Stefano Bonaccini, che in estate avevano ricevuto inviti a dedurre. A breve anche su questo punto la Procura regionale, presieduta da Salvatore Pilato chiuderà le proprie valutazioni.

1 commento:

Anonimo ha detto...

pare evidente il livore di questa onesta magistratura nell'accanirsi contro il certo candore di codesti esempi di onestà politica. prendersela poi con i rappresentanti del mitico partito dei moralisti a prescindere appare come mera provocazione.