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giovedì 30 luglio 2026

Controlli nelle campagne del Bolognese: scoperti 18 lavoratori in nero e 3 irregolari, sospese tre aziende agricole




Diciotto lavoratori in nero, tre cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno, numerose violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e tre aziende agricole sospese. È il bilancio della vasta operazione di controllo condotta tra il 9 giugno e il 29 luglio dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) e dall'Ispettorato dell'Area Metropolitana di Bologna, con il supporto del Comando provinciale dell'Arma, nell'ambito della vigilanza straordinaria disposta dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro per contrastare caporalato e sfruttamento nel settore agricolo.

Le verifiche, svolte quotidianamente lungo l'intera filiera agroalimentare, hanno interessato 18 aziende agricole risultate irregolari. Ai controlli hanno preso parte i militari del NIL, gli ispettori ordinari e tecnici dell'Ispettorato del lavoro, affiancati dai Carabinieri delle Stazioni territoriali, in un'azione coordinata che conferma l'attenzione delle istituzioni verso un comparto particolarmente esposto al rischio di sfruttamento.


Lavoratori in nero e stranieri senza permesso

L'attività ispettiva ha evidenziato che circa il 20% dei lavoratori controllati presentava una posizione irregolare. In particolare, 18 braccianti sono risultati impiegati completamente "in nero", senza contratto, copertura assicurativa o contributi previdenziali.

La maggior parte della manodopera impiegata era costituita da lavoratori extracomunitari, soprattutto di nazionalità pakistana, oltre a marocchini e albanesi. Tra i 18 lavoratori irregolari, 13 erano cittadini pakistani.

I casi più gravi hanno riguardato tre lavoratori stranieri privi di regolare permesso di soggiorno: due cittadini pakistani, impiegati nelle attività stagionali di raccolta dei cereali, coltivazione del girasole e raccolta di prodotti ortofrutticoli, e un cittadino albanese addetto alla raccolta ortofrutticola. Tutti erano sprovvisti della formazione obbligatoria sulla sicurezza e non erano mai stati sottoposti alla prevista sorveglianza sanitaria.

Gli ispettori hanno inoltre accertato irregolarità relative a ore di lavoro non registrate sul Libro Unico del Lavoro e compensi corrisposti fuori busta, con conseguente evasione fiscale e contributiva.

Le violazioni sulla sicurezza

I controlli hanno riguardato anche il rispetto della normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Quasi tutti i lavoratori irregolari erano privi della formazione obbligatoria e delle visite mediche previste.

Per questo sono state impartite specifiche prescrizioni ai datori di lavoro, chiamati ad avviare immediatamente i dipendenti alla formazione, all'addestramento per l'utilizzo delle macchine agricole e dei fitofarmaci e alla sorveglianza sanitaria.

Sono inoltre emerse ulteriori criticità:

  • in sette aziende sono state riscontrate carenze nella manutenzione e nell'idoneità delle attrezzature di lavoro;
  • in due aziende sono state contestate gravi irregolarità nello stoccaggio dei fitofarmaci;
  • in un'azienda è stata rilevata l'assenza di adeguate protezioni contro il rischio di caduta dall'alto.

Durante tutti gli accessi ispettivi è stato verificato anche il rispetto dell'ordinanza regionale sul rischio calore, che prevede particolari tutele per chi lavora all'aperto nei campi.

Sospensioni, denunce e sanzioni

Al termine dell'operazione sono stati adottati diversi provvedimenti:

  • sospensione dell'attività imprenditoriale per tre aziende agricole, nelle quali la percentuale di lavoratori irregolari superava il limite del 10% previsto dalla legge;
  • tre comunicazioni di reato alla Procura della Repubblica per l'impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno, ai sensi dell'articolo 22, comma 12, del D.Lgs. 286/1998;
  • sanzioni amministrative per circa 48 mila euro per lavoro nero, omesse comunicazioni obbligatorie di assunzione e irregolarità nella tenuta del Libro Unico del Lavoro;
  • ammende per 25 mila euro per violazioni della normativa sulla salute e sicurezza.

Complessivamente, l'ammontare delle sanzioni supera i 73 mila euro.

«Tutela della dignità dei lavoratori»

"L'attività congiunta dell'Ispettorato del Lavoro e dell'Arma dei Carabinieri – sottolineano gli organi ispettivi – mira innanzitutto a tutelare la salute e la dignità dei lavoratori, contrastando pratiche che alterano la concorrenza e penalizzano le numerose aziende agricole che operano nel rispetto delle regole."

I controlli, concludono le autorità, proseguiranno anche nelle prossime settimane su tutto il territorio metropolitano bolognese.

sabato 7 marzo 2026

Nuovo bando del GAL Appennino Bolognese per la mitigazione del dissesto idrogeologico nelle aziende agricole.

 Prorogata la scadenza per la valorizzazione dei castagneti da frutto



Il GAL Appennino Bolognese informa che è stato pubblicato il bando AB_AS_2B – Interventi di mitigazione del rischio dissesto idrogeologico in azienda agricola, rivolto alle imprese agricole del territorio.

Il bando è destinato a micro, piccole e medie imprese singole con codice ATECO agricolo primario o secondario, secondo la definizione prevista dall’Allegato I del Regolamento UE 2472/2022.

La spesa minima ammissibile è pari a 20.000 euro, mentre la spesa massima ammissibile è fissata a 50.000 euro.

L’intensità del contributo varia in base alla localizzazione degli interventi:

  • 40% per gli interventi realizzati in zona C
  • 60% per gli interventi realizzati in zona D

Le domande di partecipazione possono essere presentate dal 5 marzo 2026 all’8 giugno 2026 entro le ore 12.00.

Il testo completo del bando e la scheda riassuntiva sono disponibili alla pagina dedicata:
https://www.bolognappennino.it/2026/03/05/ab_as_2b-interventi-mitigazione-del-rischio-dissesto-idrogeologico-azienda-agricola/

Prorogata la scadenza del bando per la valorizzazione dei castagneti da frutto

Il Consiglio di Amministrazione del GAL Appennino Bolognese ha approvato una proroga dei termini per la presentazione delle domande relative al bando AB_AS 4B – Valorizzazione castagneti da frutto.

La nuova scadenza è fissata alle ore 12.00 del 10 aprile 2026.

Il testo del bando e la scheda riassuntiva sono consultabili alla pagina:
https://www.bolognappennino.it/2025/12/09/ab_as_4b-valorizzazione-castagneti-frutto/

Bandi Regione Emilia-Romagna – Sviluppo rurale 2023-2027

Nota: i bandi elencati di seguito non sono gestiti dal GAL. Per informazioni dettagliate è necessario fare riferimento agli uffici regionali indicati nei singoli bandi.

Scadenza 13 marzo 2026

  • SRA14 – Allevatori custodi dell’agrobiodiversità
  • SRA10 – Gestione attiva infrastrutture ecologiche
  • SRH04 – Azioni di informazione
  • SRH05 – Azioni dimostrative per il settore agricolo e i territori rurali
  • SRA03 ACA3 – Tecniche di lavorazione ridotta dei suoli
  • SRA04 ACA4 – Apporto di sostanza organica nei suoli
  • SRA26 ACA26 – Ritiro dei seminativi dalla produzione
  • SRA29 – Pagamento per l’adozione e il mantenimento di pratiche e metodi di produzione biologica

Altre scadenze

  • SRG10 – Promozione dei prodotti di qualità
    Scadenza: 24 marzo 2026
  • SRD02 – Azione A2: Investimenti per la riduzione di gas serra e ammoniaca
    Scadenza: 27 marzo 2026
  • SRD04 – Investimenti non produttivi agricoli con finalità ambientale
    Azione 1 – Categoria 1.7: Investimenti per migliorare la coesistenza tra agricoltura, allevamenti e fauna selvatica
    Scadenza: 27 marzo 2026
  • SRD09 – Investimenti non produttivi nelle aree rurali
    Scadenza: 31 marzo 2026
  • SRG01 – Sostegno ai Gruppi Operativi PEI AGRI
    Scadenza: 30 aprile 2026
  • SRH01 – Erogazione servizi di consulenza (II edizione 2025)
    Scadenza: 12 novembre 2026
  • SRH03 – Formazione degli imprenditori agricoli e degli addetti alle imprese dei settori agricoltura, zootecnia e industrie alimentari, nonché dei soggetti pubblici e privati funzionali allo sviluppo delle aree rurali
    Scadenza: 20 novembre 2026

Informazioni e appuntamenti

Per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento presso gli uffici del GAL Appennino Bolognese:

Email: info@bolognappennino.it
Tel.: 051 4599907

 

venerdì 4 aprile 2025

Aziende agricole colpite da frane, Evangelisti (FdI): “La Regione confermi i sostegni”

 



La consigliera regionale Marta Evangelisti (nella foto) ha presentato un’interrogazione per sollecitare la Regione Emilia-Romagna a confermare le misure di sostegno destinate alle aziende agricole danneggiate dalle frane. L’esponente di FdI chiede se l’ente possa intervenire con aiuti economici per le imprese che, a causa della mancanza di infrastrutture stradali, sono costrette a sospendere l’attività e hanno subito una perdita totale del reddito.

Evangelisti ha citato il caso di un’azienda agricola di Casola Valsenio (Ravenna), che nel 2023 ha subito danni indiretti a seguito dell’alluvione, trovandosi isolata a causa di una frana che ha interrotto la viabilità. L’azienda ha cercato un supporto economico interfacciandosi sia con la Regione che con AgriCat, il Fondo mutualistico nazionale per la copertura dei danni catastrofali alle produzioni agricole. Secondo quanto riferito, AgriCat avrebbe confermato che il governo ha stanziato circa 8 milioni di euro per risarcire danni non coperti dal fondo, tra cui quelli causati dalle frane, trasmettendo le segnalazioni alla Regione per una valutazione.

“Tuttavia – ha spiegato Evangelisti – la Regione avrebbe negato l’utilizzo di quei fondi, e anche Cassa Depositi e Prestiti ha chiarito di non poter intervenire con strumenti di supporto. L’azienda, non essendo stata classificata come ‘alluvionata’, non ha potuto accedere a molte forme di aiuto, nonostante il blocco totale dell’attività causato dall’evento alluvionale”.

Da qui l’interrogazione per chiedere se la Regione intenda intervenire con misure economiche a sostegno delle aziende che si trovano in condizioni analoghe a quella di Casola Valsenio.

domenica 18 febbraio 2024

Per le aziende agricole dell’Appennino parte il quarto ciclo di incontri formativi

 Il 20 febbraio la prima data di quattro giornate dedicate agli imprenditori agricoli del territorio

L’ Unione informa:

Prosegue il percorso istituzionale di collaborazione e sostegno alle aziende agricole del territorio, con un quarto ciclo di incontri rivolto agli agricoltori del territorio dell’Appennino. L’obiettivo è quello di contribuire a formare gli imprenditori di piccole e medie aziende di questo ampio territorio montano su quattro temi rilevanti: la normativa vigente negli allevamenti; l’attività di trasformazione in azienda; la castanicoltura e la nuova programmazione del GAL Appennino Bolognese. E’ su questi argomenti che si terranno gli incontri di formazione, rivolti principalmente alle aziende agricole ma aperti a tutti, in programma il 20 e 27 febbraio ed il 5 e 12 marzo, dalle 14.30 alle 17.30 presso la sala civica “Le Caselline” di Pian di Setta (Grizzana Morandi) in via Piana Cinelli 140.

Fondamentale è costituire quell’interfaccia tra imprenditore agricolo e soggetto deputato al controllo, secondo un modello pratico che dimostra ancora una volta quanto sia importante sviluppare azioni coordinate capaci di integrare il lavoro di tutti, favorendo sempre più letture omogenee necessarie per accompagnare le aziende agricole, individuando procedure e procedimenti che siano in grado di rispondere alle normative vigenti, senza far perdere le tipicità caratteristiche dei territori e delle aziende insediate, nel rispetto dei principi di semplificazione, certezza dei tempi ed uniformità applicativa.

Una serie di incontri caratterizzati da un’impostazione operativa che possa dare assistenza e indicazioni alle aziende agricole e fornire le risposte che servono agli operatori da parte delle strutture deputate allo svolgimento delle attività di controllo e programmazione. 

Come spiega Alessandro Santoni, referente istituzionale dell’iniziativa nonché Presidente del Distretto Appennino Bolognese Sindaco di San Benedetto Val di Sambro: “Preservare e valorizzare le attività agricole in Appennino è un nostro ben preciso compito istituzionale fondamentale e prioritario, al pari di altre importanti tematiche che quotidianamente affrontiamo. Questi incontri, e più in generale questo percorso che come Comuni abbiamo fortemente voluto e costruito, dimostrano la volontà, non solo a parole, di riconoscere la centralità del ruolo degli agricoltori nell’economia locale e nella conservazione di ambiente, territorio e paesaggio. Per questo continuiamo a portare avanti l’impegno istituzionale che ci eravamo assunti nei confronti delle Aziende agricole e questo quarto ciclo di incontri rappresenta la conferma di tale volontà,

resa possibile grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL, con tutte la Associazioni di categoria presenti sul territorio. Quest’anno parteciperanno anche funzionari della Regione Emilia-Romagna, oltre ai Presidenti del GAL e del Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese assieme ai loro collaboratori: a tutti va il mio ringraziamento. In tutte le sue attività l’imprenditore agricolo, indipendentemente dalla dimensione, ha la responsabilità di garantire il rispetto delle norme e dei regolamenti vigenti, che sono molteplici e diversi, spesso in aggiornamento e per questo non sempre di facile applicazione. Ecco il motivo per cui abbiamo deciso di avviare questo percorso, utile per chi già opera sul territorio e, perché no, in prospettiva anche per giovani imprenditori agricoli interessati ad avviare le proprie attività sulle nostre montagne. Per continuare ad agevolare il lavoro in azienda, questo corso vuole dunque continuare ad essere di ausilio alla capacità imprenditoriale degli agricoltori e continuare a favorire la diffusione e l’applicazione di buone prassi”. 

Il ciclo di incontri è promosso dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese in collaborazione con l’Unione Savena-Idice, assieme al dipartimento di Sanità Pubblica dell’AUSL di Bologna, la federazione provinciale Coldiretti Bologna, la federazione provinciale CIA Bologna e Modena, Confagricoltura Bologna ed ARAER (Associazione Regionale Allevatori dell’Emilia- Romagna).

domenica 3 febbraio 2019

A Castelmaggiore il maltempo si è preso il raccolto del grano di un anno.

Oltre 200 ettari terreno agricolo alluvionato, decine di aziende colpite  

Coldiretti scrive: 

È il grano la coltura più colpita dall’alluvione del Fiume Reno in provincia di Bologna. Lo afferma Coldiretti provinciale i cui tecnici già da ieri e per tutta la notte sono stati impegnati a monitorare la situazione delle aziende colpite in Comune di Castelmaggiore e Argelato. Sui luoghi dell’alluvione questa mattina ha fatto una sopralluogo anche la presidente di Coldiretti Bologna, Valentina Borghi per verificare danni e necessità delle aziende agricole.
Anche se è ancora presto per un valutazione esatta dei danni – afferma Coldiretti Bologna – da un primo esame sono stati colpiti oltre 200 ettari di terreno agricolo coltivato soprattutto a seminativo ed è stata allagata anche la cantina sociale di Argelato. Sott’acqua in campagna è finito il grano già seminato e c’è il rischio che l’intero raccolto di un anno vada perduto per decine di aziende. Se l’acqua non defluisce in fretta – informa Coldiretti provinciale – le radici delle piantine di grano soffocheranno. A rischio anche le semine primaverili di mais e barbabietole – aggiunge l’organizzazione dei coltivatori – in quanto i terreni erano già stati preparati e l’alluvione ha distribuito sui campi fango frammisto a rami, sassi e rifiuti che renderanno il terreno inutilizzabile nell’immediato futuro.

Stiamo rilevando i danni insieme con i nostri tecnici e nostri associai per verificare se ci sono le condizioni per chiedere lo stato di calamità – ha detto la presidente Valentina Borghi – tuttavia ciò che si è verificato sul Reno ci deve far riflettere sulla necessità di una rigorosa prevenzione.. Bisogna avere gli strumenti per intervenire con celerità proprio per evitare questi disastri. Purtroppo i cambiamenti climatici provocano eventi estremi con sempre maggiore frequenza e il territorio, a partire dagli argini dei fiumi, deve essere in perfetta efficienza per evitare il più possibili danni che si ripercuotono sull’agricoltura, sull’ambiente e su tutta la collettività mettendo anche a rischio la vita delle persone”.






sabato 25 agosto 2018

Si è tornati al furto di macchinari agricoli

Portati a compimento alcune razzie nei magazzini agricoli: si pensa a furti su commissione.

Sono presi di mira le macchine agricole molto costose. I comuni più bersagliati sono quelli della bassa bolognese, tra Castel Maggiore, Granarolo e Castello D'Argile.

Si pensa a una banda ben organizzata e guidata, se non alla riorganizzazione di quella che operava non molto tempo fa nell'Emilia, ma che è stata smantellata dalle forze dell'ordine.

Ciò che poi preoccupa è che i furti pare siano affettuati da operatori molto preparati, sew non specializzati. I ladri smontano e si impossessano persino di centraline.





mercoledì 8 agosto 2018

Il Gal Appennino Bolognese prevede sosategni ad aziende agricole

Risultati immagini per agricoltura in appenninoMarco segnala:

Il Gal prevede investimenti in aziende agricole in approccio individuale e di sistema, finalizzati a "Migliorare le prestazioni economiche e incoraggiare la ristrutturazione e l'ammodernamento delle aziende agricole, in particolare per aumentare la quota di mercato e l'orientamento al mercato nonché la diversificazione delle attività"


Beneficiari: Imprese agricole sia in forma singola, che in forma aggregata quale quella cooperativa, nonché le imprese agricole costituenti “Comunioni a scopo di godimento”.
Tempistica raccolta domande: dal 25/07/2018 al 23/10/2018 ore 12.00
Risorse: 556.667,86 di euro

Sostegno:
  • 50% se imprese condotte da giovani agricoltori e/o in zona con vincoli naturali o altri vincoli specifici (esclusi investimenti finalizzati alla lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti aziendali);
  • 40% negli altri casi e in caso di investimenti finalizzati alla lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti aziendali.
Spese ammissibili:
Ristrutturazione/nuova costruzione immobili produttivi; miglioramenti fondiari; macchinari, attrezzature funzionali al processo innovativo aziendale; impianti di irrigazione e realizzazione di invasi ad uso irriguo; impianti lavorazione/trasformazione dei prodotti aziendali; investimenti funzionali alla vendita diretta delle produzioni aziendali; investimenti immateriali connessi alle precedenti voci di spesa quali onorari di professionisti/consulenti e studi di fattibilità, entro il limite massimo del 10 % delle stesse; investimenti immateriali quali: acquisizione/sviluppo programmi informatici, acquisizione di brevetti/licenze.
Modalità presentazione domande di sostegno:
  • on line compilando la specifica modulistica prodotta dal SIAG - Sistema Informativo Agricolo di AGREA e presentazione presso il Gal Appennino Bolognese. Per poter compilare la domanda on line è necessario farsi accreditare alla piattaforma con procedura Agrea.
  • presso i Centri Autorizzati di Assistenza Agricola - Caa;


Responsabile di procedimento:
Dott. Claudio Ravaglia - Coordinatore  email tel. 051-5278852
Per informazioni tecniche, procedurali e amministrative:
Dott. Alberto Bertini email tel. 051-5278933
Link di riferimento: bando


martedì 27 marzo 2018

Appennino. In 15 anni in montagna hanno chiuso 2 aziende agricole su 3, vanno via anche i giovani. Responsabili i cinghiali.

Il trentenne Stefano Vivarelli, titolare di un’azienda agricola di 22 ettari e attualmente presidente di Coldiretti in comune di Lizzano in Belvedere, si sfoga: “ Produco latte di alta qualità destinato alla produzione dei Parmigiano Reggiano. I cinghiali vanificano le mie fatiche. Penso a malincuore che l’unica soluzione sia chiudere baracca e burattini e cercare un lavoro più tranquillo al di fuori dell’agricoltura”.

 
A chiacchiere si dice di voler rilanciare l'agricoltura in Appennino. Nei fatti si opera per incentivarne l'abbandono. Sembra che la visione dei politici e di chi abita in città ( i redditi di costoro non sono condizionati o mutilati dalla presenza di animali onnivori) è un futuro con l'Appennino abitato da animali e ricco di soli sentieri, la cui manutenzione sarà da affidare a quei pochi 'fortunati' che continueranno ad abitare in Appennino e che con grande magnanimità ( e non altro perchè l'Appennino è area di razzia per la città) verranno ringraziati per il loro 'servizio' alla comunità. Se la lettura è corretta è ora di passare dalle parole ai fatti 'pratici' non ascoltando più i 'parolai' imbroglioni. Il giochino dura ormai da trent'anni e la misura e visibilmente colma.

Hanno ispirato queste considerazioni la denuncia-richiesta di Coldiretti che, come al solito, risulterà sostanzialmente ineccepibile, ma praticamente ignorata, quasi un 'gioco' formale per 'zittire' le 'povere ' vittime. 'Io l'avevo detto', sarà ciò che si sentiranno ripetere i 'tartassati' dai cinghiali.

Ecco la denuncia – richiesta del sindacato degli agricoltori

Emanare al più presto una ordinanza per svolgere una attività di controllo del numero dei cinghiali in eccesso. È quanto chiede Coldiretti Bologna ai sindaci dei comuni di: Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, Alto Reno Terme, Camugnano e Castel di Casio, per evitare il definitivo abbandono della montagna da parte degli agricoltori.
Motivo della richiesta – spiega Coldiretti Bologna – è la continua devastazione dei campi, con decine e decine di ettari di raccolti distrutti in diversi Comuni della montagna bolognese, dove i cinghiali sono ormai fuori controllo, con una densità di animali per ettaro al di sopra del sopportabile dall’uomo e dalla natura. I produttori agricoli sono ormai esasperati – afferma Coldiretti Bologna – di fronte al ripetersi di attacchi alle colture che stanno erodendo irrimediabilmente il reddito già risicato delle imprese agricole nelle zone di montagna. Non è un caso infatti che molti agricoltori stiano abbandonando i campi – rileva Coldiretti Bologna – come dimostra il fatto che dagli anni 2000 ad oggi sulla montagna bolognese due agricoltori su tre hanno chiuso l’azienda e a fronte delle 3.000 imprese agricole censite all’inizio del terzo millennio oggi ne rimangono meno di 1.000.
Nelle zone montane – informa Coldiretti Bologna – i cinghiali hanno preso possesso delle aree agricole e dei boschi rendendo impossibile l’attività di coltivazione e allevamento, al punto da mandare in fumo il raccolto di un anno intero, mettendo in crisi gli allevamenti a causa della distruzione dei campi di foraggio che rende impossibile l’utilizzo del fieno aziendale.
Ad essere colpiti non sono solo le attività agricole – spiega Coldiretti Bologna – ma vengono messe a rischio cose e persone come dimostra la crescita esponenziale degli incidenti stradali che vedono coinvolti proprio i cinghiali. Il carico eccessivo di questi animali – sottolinea Coldiretti – mette in crisi anche l’ecosistema, con forti problemi per la biodiversità in quanto si crea una situazione di forte sofferenza della piccola fauna e della flora, con la distruzione sistematica di gemme e rigetti delle piante, come sostenuto più volte anche dall’Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

A pensare seriamente all’abbandono dell’azienda sono anche coltivatori giovani, come è il caso di Stefano Vivarelli 30 anni, giovane presidente di Coldiretti in comune di Lizzano in Belvedere che alcuni anni fa, grazie ai finanziamenti per il primo insediamento del Piano di Sviluppo Rurale, è diventato titolare di un’azienda agricola di 22 ettari a seminativi (foraggio e cereali) con un allevamento di una trentina di vacche da latte per Parmigiano Reggiano. “È frustrante – dice Vivarelli – perdere l’entusiasmo per questo lavoro perché vedi i tuoi campi devastati e ti trovi nell’impossibilità di utilizzare il foraggio che hai seminato perché i tuoi campi sono diventati la dispensa dove i cinghiali mangiano a loro piacimento e il poco foraggio che ti resta non è nemmeno utilizzabile perché è rovinato e non è adatto per vacche che producono latte di alta qualità destinato alla produzione dei Parmigiano Reggiano. A volte penso che l’unica soluzione sia chiudere baracca e burattini e cercare un lavoro più tranquillo al di fuori dell’agricoltura”.

giovedì 8 settembre 2016

Terremoto, danni strutturali e di mercato per mille aziende agricole. Per sostenerle arriva la caciotta solidale.

Segnalato

Per sostenere gli allevamenti terremotati arriva la caciotta solidale, resa possibile da una mobilitazione straordinaria per garantire ogni giorno la mungitura e l’alimentazione delle mucche sopravvissute, raccogliere quotidianamente il latte su strade dissestate o chiuse, organizzare la trasformazione nella cooperativa dove è diretto ora gran parte del latte proveniente dalle stalle delle aree colpite dal sisma, da Amatrice a Norcia. 

Il progetto per valorizzare e difendere nella ricostruzione l’identità del territori colpiti è nato grazie ad una rete di solidarietà coordinata dalla Coldiretti con la collaborazione della cooperativa Grifo latte che nonostante le difficoltà ha garantito continuità nel ritiro e nella trasformazione del latte mentre l’Associazione Italiana Allevatori (AIA) sulla base delle richieste ha consegnato carrelli per la mungitura e generatori di corrente e i Consorzi Agrari d’Italia (CAI) sono impegnati a fornire cibo per l’alimentazione degli animali.
La caciotta della solidarietà è prodotta con il latte di Amatrice, Norcia e Leonessa e viene venduta al prezzo di 10 euro nei mercati di Campagna Amica dove è riconoscibile da una speciale etichetta per il sostegno alle aree terremotate “Aiutaci ad aiutarli”.
Neanche una goccia di latte deve essere piu’ gettata per far vivere le stalle e garantire il presidio di un territorio dove l’agricoltura e l’allevamento sono una risorsa imprescindibile per contrastare lo spopolamento e l’abbandono e dare un futuro alla popolazione” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “Far vivere le stalle significa far ripartire l’economia e l’occupazione e contrastare l’abbandono in un territorio senza alternative all'agricoltura”.
Accanto alla caciotta, la Coldiretti ha lanciato un’altra iniziativa per sostenere le aziende terremotate. Negli agriturismi di Campagna Amica e Terranostra sarà promossa l’Amatriciana 100 per cento italiana, dal grano nazionale impiegato nella pasta al pomodoro, dal pecorino romano fino al guanciale ottenuto da maiali allevati in Italia, che ora sono scomparsi dal territorio di Amatrice. Due euro a piatto andranno devoluti quale contributo solidale.
Sono quasi mille le aziende agricole delle campagne terremotate dove si sono verificati danni strutturali alle case, alle stalle e ai fabbricati rurali ma anche perdite di mercato per la difficile collocazione del prodotto, costi aggiuntivi per la sistemazione degli animali sfollati con seimila pecore e mucche presenti nella zona ora anche colpita dal maltempo fino al crollo delle presenze negli agriturismi per la paura del sisma. Lo stress provocato dalle scosse ha causato un crollo della produzione di latte.  Non solo stalle ma anche fienili e casolari sono lesionati o distrutti con gli allevatori che non li possono abbandonare e c’è bisogno di roulotte e tende per stare vicini agli animali che devono mangiare tutti i giorni e le mucche vanno munte due volte al giorno.


 

giovedì 13 agosto 2015

Il ‘ladro’ delle aziende agricole è stato preso e arrestato.




Foto dei Carabinieri di Borgo Panigale.
I Carabinieri di Borgo Panigale hanno eseguito un Fermo di Polizia Giudiziaria nei confronti di un 31enne albanese, senza fissa dimora, accusato di ricettazione di mezzo agricolo.
 Il positivo risultato è stato ottenuto a seguito dello svolgimento di una serie coordinata di attività, convenute anche in occasione di un incontro in Prefettura cui avevano partecipato, oltre alle Forze di Polizia, anche i rappresentanti di categoria della Coldiretti, per analizzare il tema dei furti in danno delle aziende agricole della provincia (e in particolare in Valsamoggia). Lunedì notte, i militari stavano ispezionando un’area di Crespellano adiacente alla ‘Nuova Bazzanese’, alla ricerca di veicoli in transito da controllare. Il 31enne è finito in manette poiché tentava di dileguarsi alla guida di un autocarro con targa albanese, non risultato rubato, che trasportava un trattore asportato domenica scorsa in una ditta di Castello di Serravalle. Il mezzo agricolo era nascosto nel cassone del veicolo, dietro a una catasta di vecchi mobili. Perlustrando l’area, gli inquirenti hanno individuato anche un altro trattore, nascosto nei pressi di un casolare abbandonato, di cui il titolare di un terreno di Crespellano aveva denunciato il furto il sabato precedente. La refurtiva, del valore complessivo di 60.000 euro, è stata restituita ai legittimi proprietari e l’albanese, gravato da numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, gli stupefacenti e l’immigrazione clandestina, è stato tradotto in carcere in attesa della convalida del fermo, atto che è stato convalidato ieri mattina durante l’interrogatorio di garanzia.

Dal Comando provinciale dei Carabinieri di Bologna.