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venerdì 12 luglio 2019

Incendio doloso alla Coop di Sasso Marconi


Pompieri all'opera alla Coop di Sasso Marconi. Intorno alle 20.40 un boato ha annunciato lo scoppio di uno dei portoni della struttura commerciale e alte fiamme che sprigionavano un fumo nero hanno fatto intendere che non si trattava un incendio di poco conto. L'allarme è stato immediato e sul posto sono giunti prontamente i Vigili del Fuoco e i Carabinieri di Sasaso Marconi che hanno regolato anche il traffico sulla Porrettana notevolmente appesantito per la presenza dei mezzi di soccorso. Alle 21.30 l'incendio era praticamente domato e si è potuto valutare l'accaduto. Ci sarebbero pochi dubbi sulla natura dolosa del disastro. I carrelli in materiale plastico erano stati avvinati a tre portoni del magazzino per dare inizio al rogo. Il materiale infiammabile dei carrelli ha subito generato alte fiamme che hanno riscaldato l'area fino a generare lo scoppio di uno dei portoni e il propagarsi del fuoco in una ala dell'edificio commerciale. Notevoli i danni anche se contenuti grazie all'immediatezza dell'intervento. 
 

Difficile ipotizzare le ragioni dell'atto criminoso, se una rappresaglia, un avvertimento o un tentativo maldestro di intrusione nell'area commerciale i cui effetti superiori alle attese hanno fatto fuggire i piromani, forse anche ladri. I Carabinieri stanno indagando per dare spiegazioni certe all'origine dell'accaduto. 

 

sabato 21 luglio 2018

Coop spurie, Ispettorato del lavoro: Irregolare il 75% delle controllate

Marco propone

Delle 249 coop ispezionate in Emilia-Romagna nel 2017, 188 sono fuori norma (75%); se si considerano quelle non associate alle maggiori realtà di categoria, il dato raggiunge addirittura l’85%” riporta l’Ispettorato del lavoro
La maggior parte delle cooperative sottoposte al controllo dell’Ispettorato del lavoro sono irregolari. Delle 249 coop ispezionate in Emilia-Romagna nel 2017, 188 sono fuori norma (75%) e la stessa percentuale si riconferma nel primo semestre del 2018. Se si considerano poi le coop non associate alle maggiori realtà di categoria (come Legacoop, Confcooperative e AGCI) il dato raggiunge addirittura l’85% (su 163 coop controllate le irregolari sono 140) e tocca il 90% nei primi mesi di quest’anno”. Lo dicono i dati portati dall’Ispettorato territoriale del lavoro di Bologna in Commissione speciale di ricerca e studio sulle cooperative spurie o fittizie, presieduta da Luca Sabattini, per cercare di quantificare il fenomeno delle false coop nei confini regionali. Questa volta, in Commissione, sono state ascoltate le relazioni di Ispettorato del lavoro, Inail e Inps Emilia-Romagna così da comprendere – sottolinea Sabattini – come i soggetti adibiti al controllo e alle verifiche operino nella loro quotidianità e come, a fronte della loro esperienza, possano aiutare a delineare il problema delle coop spurie.
Questi soggetti irregolari- spiega Fabio Pulvirenti dell’Ispettorato- non aderendo alle centrali cooperative sfuggono anche ai controlli di categoria e sono gli stessi che sfruttano gli spazi di flessibilità nella vigilanza per avvalersi di forme contrattuali distorte o non applicare i contratti nazionali stipulati”. Queste imprese, per Pulvirenti, nulla hanno a che fare con le vere coop e contribuirebbero, invece, ad avvalorare lo stereotipo, “fin troppo diffuso nel mondo del lavoro, delle cooperative come somministratrici di manodopera a basso costo”. Per l’Ispettorato si tratta spesso di attività che scompaiono nel giro di 1-2 anni o che modificano frequentemente la loro compagine statutaria per sfuggire a controlli e sanzioni.
Santo Lazzara di Inail Emilia-Romagna fa notare come questi soggetti sfruttino il meccanismo della “compensazione”, ovvero dichiarino di pagare Inail e Inps con crediti che non hanno, certi che quando ci si accorgerà dell’irregolarità la società sarà già sciolta e il titolare non più rintracciabile. “Il mondo delle coop spurie è per noi un mondo sommerso, perché le nostre banche dati funzionano su base territoriale e spesso le coop che operano qui hanno sede legale in altre regioni italiane se non all’estero”, spiega Lazzara, evidenziando come sarebbe utile poter accedere a buste paga e contratti applicati per smascherare il pagamento dei lavoratori tramite finte trasferte e finti rimborsi spese.
Sulla stessa linea anche Salvatore De Falco di Inps Emilia-Romagna: “Sulla compensazione del fisco il problema è che le finte imprese cooperative sanno che i controlli effettivi dell’Agenzia delle entrate non avverranno prima di cinque anni, termine entro il quale queste cooperative avranno già provveduto a sciogliere la società e a crearne di nuove con altro nome”. De Falco punta il dito anche su quella che chiama “transumanza” di lavoratori, ovvero quando gli stessi dipendenti si spostano da una cooperativa all’altra dopo aver usufruito dell’indennità di mobilità. “Bisogna diffidare, ad esempio, di quelle coop con sede legale a Bologna, magari tutte allo stesso indirizzo, che non hanno appalti in provincia ma lavorano solo fuori regione”.
A questo proposito il presidente Luca Sabattini ha chiesto se fosse possibile tracciare i soggetti che lavorano in Emilia-Romagna ma che hanno sede all’estero e applicano contratti di lavoro esteri. La risposta, da parte degli organi di controllo, è stata chiara: “Tutti sarebbero tenuti a comunicare l’apertura di unità operative in Italia, ma non c’è sanzione e questo ovviamente diventa un problema”.
Michele Facci del Gruppo misto-Mns ha notato come il numero delle coop irregolari sia più alto nelle province di Bologna e Modena (in quest’ultima il dato è legato alla presenza sul territorio del distretto di lavorazione delle carni, di cui fa parte la Castelfrigo). Dai banchi del Partito democratico Antonio Mumolo ha ipotizzato l’introduzione di “interdittive” o di altri strumenti simili che fungano da deterrente, rendendo antieconomico l’utilizzo di una falsa cooperativa. Stefano Caliandro (Pd) ha sottolineato, invece, come il fenomeno delle finte coop sia diventato un elemento strutturale del nostro paese, “da punire più duramente a livello legislativo perché colpisce i lavoratori più deboli”.
La vicepresidente Giulia Gibertoni (M5s), sottolineando “quanto sia importante tutelare la cooperazione sana proprio nella culla della cooperazione”, ha invitato Ispettorato, Inail e Inps ad avanzare proposte e a dare un riscontro quando il progetto di legge regionale sarà pronto.
Banche dati condivise, che permettano di mettere in rete le informazioni, e formazione specifica per gli ispettori del lavoro”. I rappresentanti dei soggetti di controllo sono concordi nel dire che sarebbe utile condividere con una piattaforma informatica le informazioni in proprio possesso, sottoporre a ispezione più sistematica tutte le coop, anche quelle non iscritte alle associazioni, e obbligare i committenti a comunicare i cambi di appalto per tracciare meglio le coop che cambiano compagine societaria.

lunedì 11 gennaio 2016

Coop, la trappola del prestito sociale che la Banca d’Italia finge di non vedere. I 19mila soci delle cooperative di Udine e Trieste finite in concordato rivedranno solo una parte dei loro 129 milioni. E' un assaggio della prossima bomba pronta a scoppiare: quella dei 12 miliardi di risparmi su cui nessuno vigila. Via Nazionale si è tutelata avviando una consultazione sulla modifica delle norme, così potrà dire di aver segnalato il problema.

SEGNALATO da un lettore.


Coop, la trappola del prestito sociale che la Banca d’Italia finge di non vedere





Lo scaricabarile messo in scena dalle autorità pubbliche sulle celebri obbligazioni subordinate di Banca Etruria e compagnia è pronto a replicarsi su una bomba innescata che politici, magistrati e vigilanti vari fingono di non vedere: il “prestito sociale” della Coop, 12 miliardi di risparmi su cui nessuno vigila, nemmeno San Cantone. Il 31 dicembre scorso è defunta la CoopCa, che gestiva una quarantina di supermercati in Carnia. Tremila soci le avevano affidato risparmi per 27 milioni. Recupereranno una parte chissà quando. Nelle stesse condizioni 16 mila risparmiatori che a Trieste avevano depositato 102 milioni alla Coop Operaie.
Notate un dettaglio: il gigante Coop Alleanza 3.0 ha promesso di coprire con un “atto di liberalità” metà delle perdite dei soci CoopCa, disinteressandosi dei fornitori e di centinaia di lavoratori rimasti per strada. Strano: il prestito sociale, dice Legacoop, finanzia l’attività e quindi è per definizione un investimento a rischio, più delle stesse subordinate. Eppure la proposta di concordato preventivo che la CoopCa si è vista omologare dal tribunale di Udine prevede per i titolari del prestito sociale un rimborso superiore ai fornitori. Proprio come se si trattasse dei depositanti di una banca. Nessuno (il governo, la governatrice Debora Serracchiani, Bankitalia) fiata.
Il caso Coop è, dal punto di vista delle regole, più grave di quello delle obbligazioni bancarie. Nei 1.189 supermercati affiliati a Legacoop funziona una vera e propria banca, che raccoglie i risparmi di 1,2 milioni di soci. Siccome però questa banca non si chiama banca, Bankitalia non la vigila. Qui ci addentriamo nella suprema arte della supercazzola bancaria. Chi fa una banca senza l’autorizzazione della Banca d’Italia commette un reato di cui Bankitalia non si interessa. Due anni fa, a specifico quesito del Fatto, gli spin doctor del governatore Ignazio Visco offrirono questa risposta: “L’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico è un reato penale il cui accertamento e la cui repressione sono affidati alla magistratura e alle forze di polizia”.
Al presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, che il 28 ottobre 2013 ha presentato un esposto, la Vigilanza ha fatto sapere di aver “assunto le iniziative reputate doverose”. In seguito Bankitalia ha rivendicato di aver interessato “l’Autorità inquirente” per due segnalazioni ricevute nel 2014. Prendete nota: Visco ha segnalato alla magistratura (senza effetto noto) due casi di banche abusive, presumibilmente Coop, ma non dice quali sono, anche se ci sono 1,2 milioni di soci Coop che, tenendoci i loro risparmi, gradirebbero saperlo e forse, Dio li perdoni, ne avrebbero diritto.
Anche Legacoop fa finta di niente. Il governo Renzi ha imposto per legge l’obbligo per le Coop di pubblicare il bilancio sul sito web ma Unicoop Firenze, la più grossa di tutte, ha deciso di fregarsene. Il sistema ha risposto ai crac di Trieste e Udine con modifiche omeopatiche ai regolamenti. Nell’ultimo rapporto di settore il presidente dell’Ancc-Legacoop, Stefano Bassi, parla del Bataclan ma non dei due crac a marchio Coop. Le norme Bankitalia vietano ai soggetti non bancari i “depositi a vista” (ritirabili con preavviso inferiore alle 24 ore). Le Coop hanno tolto dai loro siti la formula “depositi a vista” sostituendola con “preavviso di almeno 48 ore”. Però, dice il nuovo regolamento “foglia di fico”, “la Cooperativa, qualora ne abbia la disponibilità, può, di volta in volta, rimborsare anche prima del termine suddetto”. Su questa frase la Vigilanza si è costituita l’alibi a futura memoria.
La linea ufficiale è di non vedere che nei punti Coop una banca di fatto gestisce 12 miliardi di risparmi, alla luce del sole. Bastano due argomenti: ufficialmente il prestito sociale è raccolto per finanziare l’attività, eppure viene investito quasi tutto in titoli finanziari; in più è depositato in libretti sui quali il socio Coop, giunto alla cassa, può addebitare il conto della spesa. Più “a vista” di così… Il 27 novembre scorso, proprio mentre esplodeva la polemica sulle subordinate, la Banca d’Italia ha pubblicato un documento di consultazione in vista di una modifica delle norme. Vi si legge che “in considerazione delle problematiche emerse in occasione di alcuni episodi di crisi d’impresa (crac Coop Operaie Trieste e CoopCa, ndr), sono sviluppati interventi sulla raccolta presso i soci effettuata dalle cooperative con basi sociali ampie”.
Spiega la Banca d’Italia: “Alle cooperative, come a tutti i soggetti diversi dalle banche, è fatto divieto di effettuare raccolta ‘rimborsabile a vista’”, però “di fatto (…) le modalità commerciali con cui tale strumento viene presentato possono ingenerare nel pubblico l’idea di una sostanziale equiparazione di questa forma di raccolta rispetto a quella effettuata dalle banche”. Uno legge e pensa: “Ecco, adesso chiamano la polizia”. Macché. Arriverà una nuova norma per definire meglio che cos’è la “raccolta a vista”, e cioè si dirà che “la raccolta è comunque a vista se il prenditore dei fondi si riserva la facoltà di rimborsare il depositante immediatamente all’atto della richiesta o comunque prima di 24 ore dal preavviso”. Le Coop cambieranno qualche parola nei regolamenti, e tutti penseranno di essersi ancora una volta “parati il culo” (in Italia questo linguaggio ha, purtroppo, valore giuridico). E se dovesse fallire un’altra coop Bankitalia dirà di aver segnalato il problema “in tempi non sospetti”. La solita farsa.

Da il Fatto Quotidiano di mercoledì 6 gennaio 2016



venerdì 31 luglio 2015

Sasso Marconi. La Coop si amplia.



Il Consiglio comunale di Sasso Marconi ha approvato la variante al PSC ( ex Piano Regolatore) con cui si concede alla Coop di Sasso Marconi ( e non di Borgonuovo come erroneamente indicato) di ampliare la struttura  commerciale.  Verrebbero sostanzialmente  inglobati  e trasformati in area espositiva alcune parti ora destinate a parcheggio.
La proposta non è passata senza precisazioni e riserve da parte delle opposizioni consiliari che hanno principalmente rilevato come il commercio di vicinato sia già a rischio ‘sopravvivenza’. Una diminuzione di attenzione della clientela per l’incremento dell’offerta commerciale di Coop potrebbe quindi essere fatale per altri negozi. Criticata poi la concessione fatta a Coop di ‘monetizzare’ la  riduzione del numero di parcheggi, anche si previsto dal ‘piano regolatore’. E’ previsto nel PSC un rapporto preciso fra ampiezza della costruzione e numero di parcheggi di servizio ad essa. Questo rapporto può essere superato se il beneficiario della concessione paga al comune la differenza in diminuzione di parcheggi . Le opposizioni avrebbero preferito che il rapporto costruzione- parcheggi fosse stato rispettato.

Un lettore ha inviato l’indirizzo della delibera comunale, nel quale si possono trovare gli estremi della votazione, il testo della delibera e lo schizzo del progetto Coop. http://www.comune.sassomarconi.bologna.it/upload/sassomarconi_ecm8v2/delibere/DELC0043.15c_225_6483.pdf

Chi lo ha inviato ha anche aggiunto “DA PUBBLICARE PER FAR SALVO IL DIRITTO DEI TERZI”.

domenica 26 luglio 2015

LEGA E-R SI ISPIRA A LAZIO: “NIENTE FONDI ALLE COOP. BASTA RISORSE REGIONALI A CHI FINANZIA CANDIDATI E PARTITI”.



Da Lega Nord

 “Stop ai fondi regionali a fondazioni e cooperative che finanziano candidati, liste e partiti”. Lo propone la Lega Nord in Regione Emilia Romagna dopo che l’identica proposta di legge (avanzata dalla destra) è stata approvata, all’unanimità, nel Lazio. “Vedremo come voterà il Pd”, lancia la sfida il capogruppo leghista Alan Fabbri. “In Lazio il presidente Zingaretti ha salutato l’iniziativa come ‘una bella pagina per le istituzioni’, ci aspettiamo che il Pd, dilaniato in fazioni territoriali, anche qui non faccia muro”.
Obiettivo della proposta, dice Fabbri, è “strappare il filo rosso che unisce coop e partiti: legami tossici che hanno alimentato solo corruzione, illeciti e un torbido sistema di compromissioni”.
“L’Emilia Romagna, culla e cuore pulsante del sistema cooperativo, deve riformarsi. E stupisce che - dopo le cronache allarmanti di questi mesi - ancora non l’abbia fatto. È triste vedere come scandali di livello di Mafia Capitale e della metanizzazione di Ischia non abbiano ancora svegliato la politica. Il silenzio del Pd emiliano romagnolo - che evidentemente continua a considerare le coop come propri bancomat - è complice”.




mercoledì 23 ottobre 2013

Casalecchio di Reno – Assalto alla cassa continua della Coop di via Marconi.




Brutta sorpresa questa mattina per i gestori della coop di Casalecchio di Reno. La cassa continua in via Marconi dell’esercizio commerciale era stata fatta esplodere. Nella notte infatti, poco prima delle 3,  ignoti hanno fatto saltare in aria la piccola cassaforte della Coop, presumibilmente utilizzando una miscela di gas esplosivo. Fortunatamente, forse perché disturbati dal tempestivo intervento dei Carabinieri di Casalecchio di Reno e di una squadra dei Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Bologna, i ladri non sono riusciti ad asportare nulla.

I Carabinieri continuano a indagare per risalire ai colpevoli.  

Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

domenica 29 settembre 2013

Coop, il Modello Emiliano è fallito


Fabio Rainieri
Riceviamo e pubblichiamo. 


Nel silenzio generale, in Emilia, si sta consumando la fine del cosiddetto ‘Modello Emiliano’, termine inventato dagli esponenti nazionali dell’allora PC per definire il modello economico di sinistra che, a loro dire, ha portato e garantito il benessere nelle terre in cui da prima il PC poi PDS-DS-PD hanno governato indisturbati dal dopoguerra ad oggi. 
Le cooperative che lì hanno sede, definite da sempre 'Cooperative Rosse', stanno vivendo una crisi come mai era capitato loro. In molte di questi mastodonti dai fatturati di centinai di milioni di euro, con strutture ben diverse dall’idea cooperativa del socio lavoratore per la quale erano nate,  nell’ultimo anno, una dopo l’altra, hanno portato i libri in Tribunale a Reggio. Concordati con pagamento dei debiti al 15% e ‘Newco’, termine coniato per definire le nuove cooperative che continuano le attività redditizie, percentuali e termini prima sconosciuti ora in Emilia sono all’ordine del giorno.
Veri e propri colossi, da sempre contestati dalle imprese private che vi si sono trovate a competere battaglie impari, ma che dalla sinistra venivano portati ad esempio come fiori all’occhiello del proprio modello economico, nel momento del pieno benessere economico e del momento d’oro dell’edilizia erano in grado di funzionare. Imprese che negli anni in Emilia hanno messo all’angolo l’imprenditoria privata nel campo delle costruzioni e non solo, oggi sono moribonde e come loro, purtroppo, migliaia di artigiani che con loro lavoravano. Costoro avevano acquistato appartamenti realizzati dalle cooperative per cui lavoravano e che oggi si trovano senza lavoro, con un mutuo da pagare, con qualche migliaia o decina di migliaia di crediti vantati nei confronti di quelle società che fino a poco tempo fa’ in Emilia erano i leaders del 'Libero Mercato', almeno nel settore delle costruzioni.
Cooperative come Cooperativa Muratori Reggiolo, Orion, Coopsette, Unieco con cantieri privati ed appalti pubblici che superavano abbondantemente i confini reggiani ed emiliani ed altre di minori dimensioni, con migliaia di dipendenti ed un indotto di decine di migliaia di unità, hanno dimostrato la loro enorme fragilità ed antieconomicità, arrivando ad accumulare complessivamente debiti per ben oltre un miliardo di euro. L’errore di un sistema economico come quello emiliano fondato su colossi che, perdute da tempo le finalità solidaristiche per le quali risultavano essere stati creati e per i quali godono di normative differenziate rispetto alle normali imprese private, si trovano oggi tutti in una situazione di drammatica difficoltà che non può essere ricondotta e liquidata solo come la conseguenza di una congiuntura economica.
Le notizie uscite in questi giorni sulla stampa, circa vicinanze tra Coopsette e l’ex Presidente della Regione Umbria in quota PD, su presunti illeciti dovuti a favoritismi riguardanti la realizzazione della Variante di valico, che ha portato agli arresti domiciliari di quest’ultima, getta ombre sui rapporti tra il mondo cooperativo e la politica, rapporti sui quali la magistratura ora indaga e sui quali si spera farà chiarezza. In Emilia oggi è evidente il fallimento del sistema economico del PD, interamente basato sul modello cooperativo, che viste le dimensioni raggiunte, di cooperativo ha ben poco, propinato da sempre come la propria soluzione efficace e vincente nelle terre rosse. Oggi i fatti danno ragione a chi come la Lega Nord, si è da sempre opposta al sistema delle grandi imprese, ancor più a quelle cooperative, ed è da sempre stata vicina alle imprese private, agli artigiani ed ai commercianti che, seppur tra mille difficoltà, con il loro singolo contributo riescono a tenere vivo un tessuto economico che garantisce la continuità del benessere nelle regioni del nord.

Lo denuncia Fabio Rainieri, segretario nazionale della Lega Nord Emilia.