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mercoledì 7 agosto 2024

La Guardia di Finanza ha sequestrato 5 milioni di euro a 4 persone per tentata estorsione ai danni di un imprenditore.

  

Oggi, mercoledì 7 agosto, 

 i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Bologna, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), hanno dato esecuzione - come sviluppo di indagini dirette dal dott. Roberto CERONI della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bologna, con il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo - a un decreto di sequestro preventivo di beni per complessivi di 4,8 milioni di euro, emesso dal Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale felsineo - dott.ssa Grazia NART, nei confronti di 4 persone di origine campana. 

L’operazione  - condotta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria Bologna - costituisce l’esito di investigazioni culminate, lo scorso 6 marzo, nell’arresto dei responsabili, indiziati del reato di tentata estorsione aggravata dal c.d. “metodo mafioso”. 

L’attività delittuosa - perpetrata in danno di un imprenditore bolognese attivo nella logistica e nei trasporti - sarebbe consistita nella cessione, a titolo oneroso, di un credito I.V.A. fittizio detenuto da una società riconducibile ai soggetti indagati. Tale “proposta commerciale” è stata “avanzata” avvalendosi del c.d. “metodo mafioso”, ovvero in virtù della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà derivanti, per alcuni di loro, dalla vicinanza ad appartenenti alla criminalità organizzata di stampo camorristico. 

Successivamente all’arresto, gli investigatori hanno dato corso - su impulso della locale Autorità Giudiziaria - ad accertamenti patrimoniali volti a ricostruire il profilo economico/finanziario di ciascun indagato, oltreché a individuare eventuali beni da sottoporre a sequestro. 

Il Tribunale di Bologna - alla luce delle nuove risultanze investigative e accogliendo le richieste avanzate dall’A.G. inquirente - ha emesso un provvedimento cautelare di natura reale con il quale ha disposto il sequestro preventivo di denaro, beni e utilità fino all’ammontare complessivo di 4,8 milioni di euro. Tra i beni sequestrati, vi è l’intero compendio aziendale di due società preposte alla gestione di altrettante strutture ricettive, ubicate in Montecatini Terme . 

L’articolata attività operativa testimonia, ancor più, il costante e fattivo impegno della Guardia di Finanza nel  contrasto alla criminalità economica e organizzata che consente di intercettare e reprimere ogni forma di inquinamento dell’economia legale per salvaguardare imprese e cittadini onesti.

sabato 30 luglio 2016

La mafia è vicina. In carcere a Bologna un 24enne calabrese per tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Il COMANDO CARABINIERI DI BOLOGNA HA INVIATO:

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Bologna Centro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 24enne, indagato, unitamente ai suoi genitori, padre 48enne e madre 47enne, per tentata estorsione in concorso, con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di due corregionali, titolari di un esercizio commerciale situato a Bologna.
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna, Dott. Bruno Perla, nasce da una richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, Dott. Enrico Cieri, scaturita da un’indagine avviata lo scorso gennaio, a seguito della denuncia sporta dai due esercenti presso la Stazione Carabinieri Bologna Indipendenza, che riferivano di aver subito diverse minacce di morte da parte del 24enne il quale, vantandosi di appartenere a una nota famiglia malavitosa calabrese e di conoscere gente della “Banda della Magliana”, aveva avanzato richieste estorsive di denaro: 500 euro al mese, fino al raggiungimento di 15.000 euro. I genitori avevano corroborato le richieste del figlio, facendo alcune telefonate intimidatorie ai commercianti.
Il giovane aveva maturato rancori nei confronti degli esercenti, dopo che, lo scorso novembre, lo avevano allontanato dall’attività, dove era stato assunto da qualche mese, a causa di problemi legati all’uso di stupefacenti.
Il 24enne, gravato da precedenti di polizia per reati in materia di sostanze stupefacenti, è stato rintracciato ieri notte nell’abitazione di un conoscente situata nei pressi di Ostia. Sottoposto a perquisizione, il giovane è stato trovato in possesso di 22,5 grammi cocaina, 5,5 grammi di marijuana e diverso materiale idoneo al confezionamento della sostanza stupefacente che teneva nascosti in casa, nonché un’ascia occultata in un’auto parcheggiata nelle vicinanze dell’abitazione. Nella circostanza, il giovane, oltre a essere sottoposto all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stato arrestato e tradotto presso la Casa Circondariale “Regina Coeli”, anche per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.





mercoledì 27 aprile 2016

“Rivuoi il cane? Paga!”: 26enne denunciato per tentata estorsione.


Foto dei Carabinieri di Bologna.
I Carabinieri  hanno denunciato un 26enne della provincia di Caserta, domiciliato a Bologna, per tentata estorsione.
Giovedì scorso, una 64enne di Bologna, residente in via Solferino, ha sporto, presso la Stazione Carabinieri Bologna, una denuncia di furto contro ignoti. Nella circostanza, la vittima riferiva di essere stata derubata del suo cagnolino, razza “Barboncino”, di nome Blu, in occasione della visita di una donna che le aveva citofonato chiedendole di entrare nell’atrio condominiale per la “Lettura dei contatori”. Aprendo la porta di casa per verificare l’ingresso della richiedente nell’immobile, Blu usciva senza, tuttavia, fare ritorno. Addolorata dalla perdita del suo amato cagnolino, la 64enne, tra l’altro, ipovedente, dopo aver allertato alcuni suoi conoscenti, provvedeva a fare affiggere dei manifesti in zona con la foto e il nome dell’animale scomparso, il suo numero di telefono e un messaggio con su scritto l’intenzione di ricompensare chiunque lo ritrovasse. Durante la stesura del verbale di denuncia, la 64enne riceveva la telefonata di un soggetto che la informava di aver rinvenuto il suo barboncino ai “Giardini Margherita”, ma di non essere disposto alla restituzione del cane in quanto sua moglie e sua figlia se ne erano talmente innamorate, tanto da decidere di tenerselo. La telefonata proseguiva fino a quando, l’interlocutore, approfittando dell’emotività della vittima, che pregava di riavere il suo cagnolino, si mostrava disponibile a restituirglielo previo pagamento di 200 euro in contanti, che sarebbe dovuto avvenire all’altezza di un civico situato in via Antonio Zanolini. All’appuntamento si sono presentati anche i Carabinieri che hanno mandato a monte il piano del giovane bugiardo che, non solo era celibe e senza figli, ma si era anche inventato di aver nascosto il cane in un appartamento della zona, quando invece, in attesa di ricevere il riscatto, lo aveva abbandonato presso un ufficio situato nelle vicinanze, dove lo stesso lavora per conto di una società di energia elettrica in qualità di “Procacciatore di contratti porta a porta”. Gli inquirenti stanno valutando la posizione di una 25enne di Napoli che, alla vista dei Carabinieri, era stata al “gioco” fingendo di essere la moglie del 26enne, poi, vistasi scoperta, ammetteva le proprie responsabilità affermando di essere soltanto una collega di lavoro del giovane malfattore e di non avere niente a che fare con il ritrovamento del cane.    

Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna   




giovedì 5 dicembre 2013

Per tentata estorsione ai danni di un parroco un trentaseienne finisce ai domiciliari.



Un parroco  dell’hinterland bolognese ha sporto una denuncia di truffa aggravata e continuata nei confronti del 36enne, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali e di polizia per reati di truffa, furto e rapina, nella maggior parte dei casi commessi ai danni di altri parroci al servizio di parrocchie ubicate in zone isolate. Già nel maggio del 2012, il 36enne fu denunciato per aver rubato denaro, un calice e una pisside d’oro dalla stessa parrocchia. L’uomo venne incastrato dalle immagini registrate dall’impianto di video sorveglianza di cui era dotato l’edificio religioso. La Questura di Bologna, per quell’episodio, emise un provvedimento di rimpatrio a carico del malvivente, con il divieto di rientro nel comune per la durata di tre anni. Nonostante la denuncia, l’uomo ha continuato a frequentare la parrocchia per chiedere aiuti economici al prete, asserendo di avere dei problemi con una società italiana incaricata nella riscossione dei tributi e altre difficoltà economiche relative a un’eredità ricevuta dai genitori e a una presunta malattia del figlio. Il sacerdote, mosso a compassione per le sventure riferite dal 36enne, cominciò ad dargli  somme di denaro e anche assegni per un importo documentato pari a 10.000 euro, ma, secondo il parroco, la somma di denaro prestata negli ultimi anni ammonterebbe a 50.000 euro, che il malfattore avrebbe ricevuto con la promessa di restituire al più presto. Lo scorso settembre, il 36enne ha telefoto al parroco chiedendogli un prestito di 200 euro che avrebbe utilizzato per pagare alcune marche da bollo e altre spese per il ritiro di un ipotetico plico destinato al sacerdote con all’interno la somma di denaro pari a 100.000 euro. Di fronte al rifiuto del prete, anziano e con problemi di salute, il36enne gli ha inviato due SMS dal tono minaccioso: “Se non mi manda 200 euro vengo li e le faccio male, le faccio saltare per aria la chiesa” il primo, e “Con questo messaggio, se lei lo fa vedere ai Carabinieri, mi vengono a prendere subito faccia l’ultimo miracolo se non fossi sicuro non rischierei così tanto”, il secondo.
I Carabinieri sono andati a prelevare il 36enne nella sua abitazione con l’accusa di tentata estorsione continuata e lo hanno condotto presso la casa circondariale di Bologna, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Ieri pomeriggio, è stato trasferito presso la propria abitazione agli arresti domiciliari.


Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

martedì 14 maggio 2013

Vergato e Sassuolo – Operazione ‘Engaged’. Eseguite tre ordinanze di custodia cautelare per tentata estorsione con utilizzo di ordigno esplosivo.




“Se non paghi ti ammazziamo in piazza a Vergato”.
In questo modo i componenti di una banda di estorsori si sono rivolti ad un imprenditore della Valle del Reno per farsi consegnare una grossa somma di denaro. Tra essi un ex dipendente dell’impresa che reclamava un grosso credito. Poi sono andati oltre e hanno posizionato davanti al cancello pedonale dell’abitazione un sacchetto di plastica con un ordigno esplosivo.
La vittima si è rivolta ai Carabinieri che, con una attenta e mirata azione di controllo, hanno individuato gli estorsori ed evitato che le minacce si tramutassero in azioni.
Ieri infatti, i Carabinieri  di Vergato, con la collaborazione del Nucleo Cinofili di Bologna e dei Carabinieri di Sassuolo, hanno arrestato i tre indiziati per  tentata estorsione aggravata.
La vicenda ha avuto inizio lo scorso gennaio, quando un ex dipendente di una ditta dell’Alta Valle del Reno si è presentato dal titolare vantando un credito di 130.000 euro, poi sceso a soli 30.000,  credito maturato, secondo l’ex dipendente,  a seguito di rapporti commerciali risalenti agli anni novanta. L’imprenditore si è rifiutato di pagare la somma e per ‘ indebolire la sua resistenza’ è stato avvicinato da due persone determinate a ‘convincerlo’ a versare la somma ad ogni costo.
Nei giorni successivi, anche la famiglia del titolare ha ricevuto delle minacce. L’imprenditore, temendo per la propria vita e per quella dei propri cari, si è allora rivolto ai Carabinieri di Marzabotto,  che hanno subito avviato le opportune indagini e individuato i due delegati che avevano fatto da porta voce all’artefice del piano.
I due sono un 32enne calabrese e un 52enne siciliano, entrambi con precedenti di polizia e residenti nel modenese. Le intercettazioni hanno confermato l’attività di estorsione messa in atto ad danni dell’imprenditore. Le intimidazioni risultano esplicite e spaventose: ‘se l’uomo non paga rimarrà vittima di un esecuzione nella piazza del paese mediante colpi da arma da fuoco’ riportava una telefonata.
La prospettiva di morire ammazzato per mano di due criminali si è poi materializzata la sera del 10 febbraio scorso, quando il perseguitato ha trovato davanti al cancello pedonale della sua abitazione un sacchetto di plastica con all’interno un ordigno esplosivo di fattura artigianale, composto di polvere pirica, una bottiglia piena di liquido infiammabile e un congegno elettronico per l’attivazione dell’innesco con telecomando. La bomba è stata disinnescata dagli Artificieri  e consegnata al RIS di Parma.
La svolta è arrivata con la scoperta di un’impronta lasciata sul congegno esplosivo da uno dei due sospettati. Individuata l’identità del primo , è stato più facile completare il quadro dei responsabili del gruppo.
Durante l’attività investigativa, i Carabinieri hanno trovato e sequestrato anche una pistola giocattolo priva del tappo rosso. I tre malviventi sono stati trasferiti in carcere. Oltre alla pesante accusa di tentata estorsione aggravata dovranno rispondere di porto di esplosivi.
Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna