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venerdì 29 dicembre 2023

I comuni montani con popolazione fino a 3000 abitanti possono sperare di essere esclusi dai versamenti al Fondo di solidarietà.


L’onorevole Andrea De Maria con grande soddisfazione scrive:


In occasione della discussione della Legge di Bilancio la Camera dei Deputati ha approvato oggi, con 317 voti favorevoli e 4 contrari, un mio Ordine del Giorno che esclude  i comuni montani con popolazione fino a 3000 abitanti  dal versamento della quota dell'imposta municipale propria al Fondo di solidarietà.

L' Ordine del Giorno è stato approvato con una riformulazione del Governo che fa riferimento ai vincoli di finanza pubblica.

Il provvedimento si propone di  sostenere i bilanci di comuni che devono fare i conti con particolari criticità nei loro territori e che, rispetto ai costi dei servizi che devono erogare, possono contare su entrate erariali inferiori ad altre amministrazioni locali.

Come è noto un Ordine del Giorno non si traduce in un provvedimento cogente, a differenza degli emendamenti. Auspico quindi che il Governo, nel primo provvedimento utile assuma una iniziativa legislativa corrispondente all' impegno che ha preso oggi.

giovedì 3 ottobre 2019

Emilia-Romagna: Venturi su carenza medici di famiglia in comuni montani

Dubbio segnala

L'assessore alle Politiche per la salute della regione Emilia-Romagna, Sergio Venturi, rileva il problema di garantire la presenza dei medici di famiglia in tutti i territori montani, spiegando che "alcuni medici, pure avendo scelto una zona carente, hanno rinunciato ad aprire lo studio".
Venturi (  nella foto)  evidenzia quindi che "nei prossimi mesi è prevista l'assegnazione di eventuali carenze ancora non coperte ai medici frequentanti il corso di formazione triennale", sostenendo inoltre che “negli ultimi anni abbiamo incrementato il numero di posti nel corso triennale di medicina generale (passando dalle 80 unità nel triennio 2017-2020 alle 167 nel triennio 2018-2021, fino alle 210 unità nel triennio 2019-2022)”.
Venturi inoltre precisa che sono state assegnate le prime zone carenti e per quelle residuali a inizio novembre e' prevista una seconda chiamata, "con una procedura che vede la partecipazione anche di medici inseriti nelle graduatorie di altre regioni e dei medici in possesso del titolo di formazione specifica in medicina generale".
Comunque “a livello regionale il rapporto ottimale medico-popolazione e' rispettato in tutti gli ambiti territoriali- afferma Venturi- e il numero di medici presenti in graduatoria e disponibili all'accettazione delle zone carenti negli ultimi anni e' risultato costantemente e significativamente superiore al numero delle zone carenti assegnate". Restano pero' alcuni ambiti in cui "le carenze si susseguono nel tempo- spiega Venturi - perche' i medici che hanno scelto o che potrebbero scegliere una determinata zona decidono di soprassedere e non aprire lo studio”.
Venturi annuncia che è in programma una riunione della Conferenza delle Regioni con il ministero della Salute, per parlare proprio della carenza di medici e “confidiamo che anche il confronto con i sindacati di categoria possa essere proficuo”.

sabato 29 giugno 2019

Stanziati dalla Regione 4,5 milioni per i piccoli Comuni. Ok a emendamento Pd-Si per premiare le fusioni


SEGNALATO

Il provvedimento, che si rivolge principalmente alle aree montane, ha ottenuto il voto unanime dell’Assemblea legislativa
L’Assemblea legislativa approva gli indirizzi per l’attuazione di progetti nei piccoli comuni, sotto i 50 mila abitanti. Il prossimo luglio verranno pubblicati gli avvisi pubblici con indicate le procedure da seguire.
Già nel 2019, ha spiegato Roberto Poli (Pd), “verranno stanziati 2,5 milioni di euro (altri 2 milioni tra il 2020 e il 2021): i singoli progetti dovranno prevedere un budget di circa 100 milioni di euro, finanziati dalla Regione per l’80 per cento. Verranno finanziati interventi a favore delle comunità, con particolare attenzione alle aree montane”.
Il provvedimento ha ottenuto l’unanimità dell’Assemblea: sì da Partito democratico, Sinistra italiana, Lega nord, Cinquestelle, Fratelli d’Italia e Prodi (Misto).
Il consigliere Igor Taruffi di Sinistra italiana ha presentato un emendamento (assieme al collega Yuri Torri, allo stesso Poli e a un altro dem, Gianni Bessi) per chiedere di “prevedere specifiche premialità per i progetti presentati dai Comuni derivanti da fusioni”.
Andrea Bertani dei Cinquestelle, con la presentazione di un ordine del giorno (assieme alla collega Raffaella Sensoli), ha invece sollecitato chiarimenti sui criteri per la scelta dei progetti proposti, chiedendo “l’approvazione di un atto d’indirizzo con indicate le condizioni di ammissibilità e precedenza”. Richiedendo poi “di dare la precedenza ai progetti collegati a percorsi sulla partecipazione”.
Per Michele Facci (Fdi) con questo provvedimento “si cerca di dare una risposta alle esigenze della cittadinanza nelle realtà periferiche”. Valuteremo con attenzione, ha aggiunto, “le ricadute sul territorio”. Il consigliere si è poi dichiarato favorevole alla proposta Pd-Si sulle premialità ai Comuni che hanno aderito a un processo di fusione.
Massimiliano Pompignoli (Ln) ha invece criticato la scelta di favorire i Comuni arrivati a fusione.
L’Assemblea ha approvato l’emendamento presentato dalla maggioranza, mentre ha respinto l’ordine del giorno dei Cinquestelle.

sabato 8 settembre 2018

Caminetti, nessun divieto nei Comuni montani e quando sono il solo impianto di riscaldamento

Mai stati a rischio pizzerie e ristoranti. Dal 1^ ottobre limitazioni per quelli di vecchia generazione nelle aree al di sotto dei 300 metri e solo nelle case con termosifoni

Marco segnala:


Pellet, camino, stufaNessuna limitazione o divieto d’uso dei caminetti tradizionali, delle stufe o “caldaiette” quando costituiscono il solo impianto di riscaldamento dell’abitazione o dei locali interessati. Quindi, se in casa non ci sono termosifoni o altri tipi di impianti di riscaldamento, i caminetti possono essere accesi e utilizzati.
Allo stesso modo, nessun divieto su utilizzi che non siano esclusivamente per riscaldamento domestico. Piena libertà di accensione e utilizzo, quindi, per cucinare cibi o per fini commerciali in tutto il territorio regionale, senza alcun rischio di spegnimento per pizzerie, ristoranti, ecc.  
Infine, utilizzo libero per gli impianti a biomassa (legna o pellet) di classe 2 stelle o superiore (la classe di appartenenza è indicata nella documentazione fornita dal costruttore e consegnata all’acquisto), nei quali rientra la stragrande maggioranza di quelli recenti o di nuova installazione come quelli acquistati con il contributo del Conto termico nazionale, che incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni.
Dal 1^ ottobre 2018, e per il periodo autunno-inverno, fino al 31 marzo 2019, si confermano pertanto le restrizioni già in vigore nel 2017 per i camini aperti tradizionali (senza sportello a chiusura della sede di fiamma) e le “caldaiette” con efficienza energetica inferiore al 75%, ossia quelle meno efficienti e più inquinanti, di classe “1 stella”. Il divieto riguarda però solo le abitazioni dotate di sistemi alternativi di riscaldamento (ad esempio i termosifoni), nelle aree situate sotto i 300 metri di altitudine. Sono comunque esclusi i Comuni montani per il loro intero territorio.

L’accordo con le Regioni del bacino padano

L’obiettivo comune alle quattro Regioni è quello di ridurre progressivamente l’utilizzo dei vecchi caminetti, altamente inquinanti. Per questo, dal 1^ ottobre 2018 si possono installare solo impianti di classe 3 o superiore e dal 1^ gennaio 2020 si potranno installare solo impianti di classe 4 o superiore.
Una transizione necessaria. Il caminetto aperto di vecchia generazione è infatti una importante fonte di inquinamento. In Emilia-Romagna oltre il 50% delle emissioni di Pm10 è dovuto al riscaldamento domestico a biomassa. Le emissioni di un camino aperto tradizionale sono stimate in 2.880 tonnellate di Pm10 all’anno e quelle di una stufa a legna di 1.228, a fronte delle 17 tonnellate all’anno degli impianti a metano (dati 2013 Inventario emissioni di Arpae).

Le misure del Piano aria integrato regionale

In totale, sono 94 le azioni messe in campo dalla Regione per la qualità dell’aria con il Pair 2020, per un investimento complessivo di 300 milioni di euro: 67 milioni per l’efficienza energetica delle attività produttive; 53 milioni per la riduzione delle emissioni in agricoltura; 14 milioni per la mobilità sostenibile; 160 milioni (50% cofinanziati dalle Aziende di trasporto pubblico locale) per la sostituzione di 600 vecchi autobus. 

sabato 28 ottobre 2017

Appennino. Amministratori a confronto per individuare il futuro.

Riceviamo:

Infrastrutture, vincolo idrogeologico, tutela e valorizzazione dell’agricoltura e delle attività produttive nei piccoli comuni montani come quelli delle Valli del Reno e del Setta.
Sono solo alcuni dei temi trattati ieri sera, venerdì 27 ottobre, nel corso dell’incontro svoltosi al ristorante “Dal Tosco” nella frazione di Lagaro (Castiglione de’ Pepoli) alla presenza di oltre 150 tra cittadini e amministratori e al quale sono intervenuti l’Europarlamentare Elisabetta Gardini, la Senatrice Anna Maria Bernini, l'Onorevole Elio Massimo Palmizio e il Consigliere Regionale Galeazzo Bignami.


Nel corso della serata cittadini e amministratori hanno evidenziato, tra l’altro, l’assoluta necessità di realizzare la bretella di collegamento Reno-Setta considerata altamente strategica per il rilancio dell’Appennino ed inserita, nei mesi scorsi, tra le linee programmatiche della Città metropolitana grazie all'azione del gruppo Uniti per l'Alternativa. E' stata inoltre sottolineata l’importanza di giungere all'apertura del casello di Rioveggio valutando un confronto sulla sua futura collocazione che possa essere funzionale sia alla futura bretella che alla variante di valico.
Al centro della riflessione anche i finanziamenti europei che, pur essendo a bilancio per le infrastrutture e i progetti legati allo sviluppo dell’agricoltura, vengono assegnati solo in minima parte.
“Proprio per questo – afferma il consigliere regionale di FI Galeazzo Bignami, tra i promotori dell’evento – abbiamo ritenuto fondamentale organizzare una serata con rappresentanti dei vari livelli di competenza, perché ci rendiamo conto che per gli amministratori locali e i cittadini non sempre è facile accedere a risorse che sarebbero invece utilissime per il territorio. Abbiamo dato la nostra massima disponibilità a fare da tramite per far conoscere i bandi esistenti ma anche per individuare le priorità di intervento su cui questi bandi vanno ad agire”.

lunedì 26 gennaio 2015

Imu agricola nei comuni montani: ripristinate le esenzioni. In Emilia-Romagna restano 20 i Comuni, parzialmente montani, per i quali l'IMU dovrà essere versata entro il 10 febbraio.



Da Bologna Today



Il Consiglio dei Ministri, nella seduta dello scorso 23 Gennaio, con il Decreto 24 gennaio 2015 n. 4, ha ripristinato l’esenzione dal pagamento dell’IMU sui terreni agricoli nei Comuni montani, classificati tali dall’ISTAT.
'E’ stato posto rimedio ad una scelta sbagliata compiuta con il Decreto 28 novembre 2014, che, sopprimendo l’esenzione per i terreni ricadenti nei Comuni classificati montani - già in essere fin dall’istituzione dell’ICI - avrebbe costretto i proprietari di questi terreni a pagare questa tassa oltre a quella che già pagano ai Consorzi di bonifica.' Così annuncia con soddisfazione l'Uncem (Unione Nazionale Comuni, comunità Enti Montani) Emilia Romagna, sottolineando che 'questi proprietari avrebbero dovuto pagare una tassa sul possesso di terreni quasi sempre privi di reddito, per i quali debbono farsi già carico della manutenzione anche ai fini della salvaguardia idrogeologica.'
La penalizzazione - secondo Uncem -  sarebbe stata assai pesante anche per i Comuni che si erano già visti tagliare i trasferimenti statali per importi pari al presunto introito di questa nuova IMU, che, in Emilia-Romagna, avrebbe interessato 75 Comuni, per un importo complessivo di 9.385.771,00 euro.,
Dal canto suo, l’UNCEM Emilia-Romagna si era attivata nei confronti della Presidenza del Consiglio, del Ministro dell’Economia e Finanze e coinvolgendo i Parlamentari della nostra Regione, per chiedere la modifica del Decreto n. 66/14 e il ripristino dell’esenzione. L’UNCEM nazionale, con il suo Presidente, on. Enrico Borghi, in accordo con le delegazioni regionali, ha condotto una forte iniziativa politica che, coinvolgendo l’Intergruppo Parlamentare per lo sviluppo della montagna, è culminata con la mobilitazione dei Sindaci dei Comuni montani, tenutasi a Roma il 12 gennaio scorso, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, oltre 30 Sindaci della nostra Regione.
Il nuovo Decreto - chiosa l'unione - "ha accolto le ragioni di questa protesta ed ha riparato all’errore compiuto ripristinando l’esenzione dal pagamento dell’IMU sui terreni agricoli ricadenti nei Comuni totalmente montani e, in parte, per quelli solo parzialmente montani."
In Emilia-Romagna rimarranno così 20 i Comuni, parzialmente montani, nei quali l’IMU dovrà essere versata entro il 10 febbraio; in questi Comuni, non dovranno versarla i proprietari e i coltivatori  diretti ovvero imprenditori agricoli professionali; tale esenzione si applica anche sui terreni dati in comodato o in affitto ai suddetti soggetti.

Sesto Potere venerdì scorso ha pubblicato questo articolo: 


Imu sui terreni agricoli montani. Confagricoltura Bologna è “fortemente preoccupata”

Bologna – 23 gennaio 2015 – L’orientamento del Governo annunciato nel pomeriggio, va verso la modifica dei parametri applicativi. Via dunque la scellerata classificazione basata sull’altitudine del municipio che avrebbe finito col penalizzare tanti terreni agricoli posizionati in alto, rispetto alla sede del comune a valle, e avanti con la classificazione fornita dall’Istat.

In sintesi: saranno esentati dall’imposta tutti i terreni agricoli nei comuni classificati “montani” e solo i terreni di proprietà di coltivatori diretti (CD) e imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola (IAP) nei comuni “parzialmente montani”.

 “Pur adottando la classificazione dell’Istat – è la forte preoccupazione di Confagricoltura Bologna – nei comuni “parzialmente montani” come Castel San Pietro, Valsamoggia, Pianoro, San Lazzaro, Ozzano Emilia e Bologna  verrebbero per la prima volta tassati gli agricoltori non rientranti nella categoria coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali”.

“Il paradosso inoltre – conclude Confagricoltura Bologna – si accanisce anche sugli ex comuni della Valsamoggia come Savigno che in base alla classificazione Istat sarebbe rientrato di diritto tra i comuni montani ma ora, dopo la fusione, perde questa connotazione”.


sabato 24 gennaio 2015

Imu agricola, ecco i nuovi criteri: esenzione totale in 3.456 Comuni




Un lettore ha inviato per la pubblicazione questo articolo di Saverio Fossati.


Il Governo, con un Consiglio dei Ministri straordinario, ha risolto il problema dell'Imu agricola montana, fissando nuovi criteri altimetrici per il pagamento con esenzione totale per 3456 comuni (prima erano 1498) e parziale per 655 comuni. I contribuenti, che non rientrano nei parametri per l'esenzione, verseranno l'imposta entro il 10 febbraio 2015. Lo spiega il Consiglio dei ministri in un comunicato.
La soluzione deriva dall'incontro, svolto stamattina, tra il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. Il governo doveva decidere se prorogare l'esenzione, essendo la scadenza del pagamento fissata per lunedì 26 gennaio. «Abbiamo lavorato per una soluzione definitiva e strutturale della vicenda Imu sui terreni montani - ha dichiarato il ministro Maurizio Martina - con il decreto di oggi abbiamo risolto i problemi amministrativi sopravvenuti».

Chi deve pagare e chi non deve versare l’Imu
C’è voluto un decreto legge per arrivare finalmente a chiarire (si fa per dire) chi deve pagare e chi non per l'Imu sui terreni montani 2014 e 2015.
Bisogna fare riferimento, per l'Imu 2015 (che si pagherà a giugno e dicembre 2015), alla colonna R dell'elenco allegato (elaborato dall'Istat). La sigla T significa totalmente montano (quindi esenzione per tutti, indipendentemente dall'altitudine); la sigla P significa parzialmente montano, quindi paga solo chi non è coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale; la sigla NM significa non montano e quindi pagano tutti.
Per l'Imu 2014, la cui scadenza è il 10 febbraio 2015, si fa riferimento alle stesse regole ma con una specie di clausola di tutela che funziona così: chi risultava esente in base al Dm del 28 novembre 2014 continua a esserlo, anche se solo per l'Imu 2014.
Quindi, in sostanza, bisogna dare un'occhiata anche alla colonna P: Qui è indicata l'altitudine della “casa comunale”. Le regole sono queste: tra 0 e 280 metri pagano tutti, tra 281 e 600 pagano solo coloro che non sono coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, oltre i 600 metri non paga nessuno
CASI PARTICOLARI
Chi, per caso, risultasse “non esente” in base all'altitudine ma esente in base alla classificazione T-P-NM non pagherà comunque l'Imu 2014 il 10 febbraio. Mentre chi risulti esente in base all'altitudine, anche se non in base alla classificazione, non pagherà comunque l'Imu 2014 il 10 febbraio.
Il calcolo dell'imposta si fa così:
Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali:
reddito dominicale (si trova sul rogito o sul site delle Entrate) aggiornato del 25% e moltiplicato per 75 = base imponibile, cui si applica l'aliquota Imu decisa dal singolo Comune
Esempio: un terreno con reddito dominicale di 20 euro ha una base imponibile di 1.875 euro, e con un’aliquota dello 0,76% l’Imu dovuta (arrotondata) è pari a 14 euro.
Altri:
reddito dominicale (si trova sul rogito o sul sito delle Entrate) aggiornato del 25% e moltiplicato per 135 = base imponibile, cui si applica l'aliquota Imu decisa dal singolo Comune
Esempio: un terreno con reddito dominicale di 20 euro ha una base imponibile di 3.375 euro, e con un’aliquota dello 0,76% l’Imu dovuta (arrotondata) è pari a 26 euro.