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sabato 5 novembre 2022

Il gruppo di Fratelli d’Italia bolognese chiede chiarimenti: “E’ sospeso il divieto di accensione camini aperti, caminetti stufe a legna o pellet o no ?”

  


 In un comunicato di FDI si legge:

 

E' notizia di pochi giorni fa su come, praticamente nelle stesse ore, due proposte - abbastanza simili - a livello regionale e metropolitano abbiano messo in evidenza profonde differenze fra i diversi ordini amministrativi.

Nell'ultimo consiglio metropolitano la maggioranza ha votato contro una proposta di risoluzione del gruppo Uniti per l'Alternativa (il principale dell'opposizione) che chiedeva - come illustra il capogruppo Diego Baccilieri -  alla Regione di "provvedere a disporre, solo per quest’anno ed in deroga alla normativa di riferimento, la sospensione del divieto di accendere camini aperti, caminetti, stufe a legna o pellet anche al di sotto dei 300 metri di altitudine, una misura per poter venire incontro alle famiglie più bisognose in previsione dei previsti costi aumentati per il riscaldamento".

Quasi in contemporanea, l'assemblea legislativa della regione Emilia - Romagna approvava all'unanimità una risoluzione che si impegnava, tra le altre cose, a definire - nell’ambito dell’accordo di bacino padano delle quattro regioni interessate  - "ogni misura utile a consentire alle famiglie di riscaldarsi anche utilizzando impianti di combustione di biomassa legnosa nelle more della definizione del bonus nazionale e del tetto al prezzo del gas".

"E' avvenuto un evidente cortocircuito tra i livelli metropolitano e regionale - commentano la consigliera regionale Marta Evangelisti ed il senatore Marco Lisei, entrambi di Fratelli d'Italia - mentre la consigliera Angela Bertoni, prima firmataria della risoluzione metropolitana - rimarca come "noi, pur non negando l'importanza dell'inquinamento ambientale, evidenziavamo come fosse importante in questo inverno difficilissimo che si prefigura dare massima attenzione alle fragilità finanziarie delle famiglie e permettere quindi deroghe all'uso di camini e quant'altro anche in pianura".

giovedì 4 ottobre 2018

A Sasso Marconi nessuna limitazione di circolazione e di utilizzo della legna e del pellet


L'assessore di Sasso Marconi, Renzo Corti, precisa:

Dal primo ottobre sono entrate in vigore le limitazioni alla circolazione dei mezzi privati imposte da una direttiva Regionale, PAIR (Piano Aria Integrato Regionale) che impone divieti alla circolazione dalle 8,30 alle 18,30 dei giorni feriali ai veicoli privati rientranti nelle categorie Euro che classificano il livello di emissioni. Ciò che ha fatto più scalpore è il divieto di circolazione per i diesel Euro 4 in quando nelle regioni limitrofe, come Lombardia e Veneto, il limite si ferma ai Diesel Euro 3.
Nella nostra provincia il provvedimento riguarda il Comune di Bologna e per i comuni del cosiddetto circondario bolognese, lascia spazio ai comuni di applicare deroghe. La posizione di ogni ente pubblico si deve concretizzare, con la emissione di una ordinanza e con l’apposizione di cartelli segnaletici ed informativi nelle strade in ingresso nel territorio comunale.

Come Amministrazione Comunale di Sasso Marconi e in particolare come Assessorato alla viabilità, per ora non abbiamo aderito al PAIR, avendo ritenuto il provvedimento troppo penalizzante, anche in relazione al fatto che il territorio de Sasso Marconi è interessato da un tratto  dell’A1 che lo attraversa da nord a sud per circa 10 km. Difficilmente sarebbe stato comprensibile limitare la circolazione sulle strade comunali, quando in parallelo a poca distanza in autostrada poi passa di tutto.
Il Comune non ha quindi adottato nessuna ordinanza di limitazione al traffico e non ha installato nessun cartello che preveda limitazioni. I diesel Euro 4 e gli altri mezzi oggetti di limitazione in altri comuni limitrofi, a Sasso Marconi possono circolare. Il comune sta valutando misure alternative volte alla riduzione delle emissioni in atmosfera da condividere con la cittadinanza. Provvedimento già adottato è la limitazione nelle arterie che attraversano i centri abitati del transito dei mezzi pesanti che  notoriamente sono molto inquinanti, con grande beneficio per chi risiede su queste strade.

Altro provvedimento Regionale entrato in vigore il primo ottobre è quello che impone il divieto di utilizzo di camini e stufe a legna e a pellet. Anche questo divieto non trova applicazione nel territorio di Sasso Marconi in quanto classificato comune montano. Classificazione questa che esclude i comuni interessati dall’applicazione del divieto all’uso di caminetti e stufe.

sabato 8 settembre 2018

Caminetti, nessun divieto nei Comuni montani e quando sono il solo impianto di riscaldamento

Mai stati a rischio pizzerie e ristoranti. Dal 1^ ottobre limitazioni per quelli di vecchia generazione nelle aree al di sotto dei 300 metri e solo nelle case con termosifoni

Marco segnala:


Pellet, camino, stufaNessuna limitazione o divieto d’uso dei caminetti tradizionali, delle stufe o “caldaiette” quando costituiscono il solo impianto di riscaldamento dell’abitazione o dei locali interessati. Quindi, se in casa non ci sono termosifoni o altri tipi di impianti di riscaldamento, i caminetti possono essere accesi e utilizzati.
Allo stesso modo, nessun divieto su utilizzi che non siano esclusivamente per riscaldamento domestico. Piena libertà di accensione e utilizzo, quindi, per cucinare cibi o per fini commerciali in tutto il territorio regionale, senza alcun rischio di spegnimento per pizzerie, ristoranti, ecc.  
Infine, utilizzo libero per gli impianti a biomassa (legna o pellet) di classe 2 stelle o superiore (la classe di appartenenza è indicata nella documentazione fornita dal costruttore e consegnata all’acquisto), nei quali rientra la stragrande maggioranza di quelli recenti o di nuova installazione come quelli acquistati con il contributo del Conto termico nazionale, che incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni.
Dal 1^ ottobre 2018, e per il periodo autunno-inverno, fino al 31 marzo 2019, si confermano pertanto le restrizioni già in vigore nel 2017 per i camini aperti tradizionali (senza sportello a chiusura della sede di fiamma) e le “caldaiette” con efficienza energetica inferiore al 75%, ossia quelle meno efficienti e più inquinanti, di classe “1 stella”. Il divieto riguarda però solo le abitazioni dotate di sistemi alternativi di riscaldamento (ad esempio i termosifoni), nelle aree situate sotto i 300 metri di altitudine. Sono comunque esclusi i Comuni montani per il loro intero territorio.

L’accordo con le Regioni del bacino padano

L’obiettivo comune alle quattro Regioni è quello di ridurre progressivamente l’utilizzo dei vecchi caminetti, altamente inquinanti. Per questo, dal 1^ ottobre 2018 si possono installare solo impianti di classe 3 o superiore e dal 1^ gennaio 2020 si potranno installare solo impianti di classe 4 o superiore.
Una transizione necessaria. Il caminetto aperto di vecchia generazione è infatti una importante fonte di inquinamento. In Emilia-Romagna oltre il 50% delle emissioni di Pm10 è dovuto al riscaldamento domestico a biomassa. Le emissioni di un camino aperto tradizionale sono stimate in 2.880 tonnellate di Pm10 all’anno e quelle di una stufa a legna di 1.228, a fronte delle 17 tonnellate all’anno degli impianti a metano (dati 2013 Inventario emissioni di Arpae).

Le misure del Piano aria integrato regionale

In totale, sono 94 le azioni messe in campo dalla Regione per la qualità dell’aria con il Pair 2020, per un investimento complessivo di 300 milioni di euro: 67 milioni per l’efficienza energetica delle attività produttive; 53 milioni per la riduzione delle emissioni in agricoltura; 14 milioni per la mobilità sostenibile; 160 milioni (50% cofinanziati dalle Aziende di trasporto pubblico locale) per la sostituzione di 600 vecchi autobus. 

venerdì 31 agosto 2018

CAMINETTI E STUFE VIETATE? BIGNAMI-EVANGELISTI: “LIMITAZIONI ECCESSIVE, SERVONO CORRETTIVI URGENTI”


Caminetti e stufe a pellet o a legna vietate se di categoria inferiore alle 2 stelle per l’anno 2018 e alle 3 stelle a partire dal 2019 per tutti i Comuni ubicati al di sotto dei 300 metri di altitudine: una limitazione illogica e priva di buon senso, che metterà in difficoltà tantissime famiglie e che arriva all’improvviso, calata dall’alto e senza alcun confronto”.
Vanno all’attacco il deputato di Forza Italia, Galeazzo Bignami e la consigliera metropolitana di Uniti per l’Alternativa Marta Evangelisti sulle misure introdotte dal Piano Aria Integrato Regionale 2020. “Misure che costringeranno le famiglie ad adeguarsi anche a fronte di una spesa di diverse migliaia di euro senza che sia data loro nemmeno la possibilità di avere una finestra temporale per l’adeguamento. La Regione allora dica chiaramente come intenda aiutare le famiglie ad adeguarsi e con quali incentivi. Capiamo la necessità di intervenire per ridurre le emissioni, ma incidere così pesantemente sul bilancio delle famiglie, in zone anche rurali dove caminetti e stufe sono parte integrante delle abitazioni, appare una limitazione eccessiva”. “L’informativa tra l’altro ci sembra piuttosto tardiva – proseguono – e il tempo per un confronto preventivo sarà inevitabilmente limitatissimo, visto che l’obbligo scatta a partire dal primo ottobre 2018 e durerà fino al 31 marzo di ogni anno. I cittadini sono stati informati su come adeguarsi, su quanto costerà, su quali sono i canali per gli incentivi, a cosa si va incontro se non ci si adegua? Per non parlare dell’ulteriore incombenza a carico dei Comuni che dovranno individuare le zone ‘sotto quota’, con la conseguenza che, all’interno dello stesso Comune, si creeranno delle disparità di trattamento tra cittadini. Nei prossimi giorni elaboreremo delle proposte di correttivi e solleciteremo Regione e Città metropolitana affinché intervengano ognuna per le proprie competenze al fine di risolvere queste evidenti criticità. Certamente chiederemo che l’obbligo sia completamente ripensato e applicato solo agli impianti di nuova installazione”.