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mercoledì 4 ottobre 2017

Il progetto di autonomia dell'Emilia Romagna secondo il consigliere Alleva.

Il consigliere regionale per Regionali Emilia Romagna. Alleva, nuovo consigliere: "L'astensionismo? Uno sciopero contro Renzi"
L'Altra Emilia Romagna, Piergiovanni Alleva ( nella foto), scrive:

"Più titoli che contenuti. Questa è ad oggi, al netto di tante parole fumose, la proposta di autonomia regionale fatta dalla giunta Bonaccini.
 Vorrei quindi poter discutere nel merito ed attentamente questi argomenti per capire cosa il Presidente Bonaccini andrà a contrattare con il governo locale. Ad esempio, per la questione che mi è più cara cioè la tutela del lavoro si citano tre sottocapitoli: le politiche attive, le politiche passive e i controlli, sono tutti temi importantissimi perché su questi la politica nazionale ha sortito effetti  disastrosi.  Riguardo le politiche attive si tratterebbe di voltare pagina, a livello regionale, rispetto alla precarizzazione del lavoro.
Non ritengo  infatti che le politiche attive possano essere la prosecuzione della precarizzazione del lavoro che è stato il risultato vero del Jobs act e vorrei dunque sapere quali politiche e iniziative  la Regione potrebbe realizzare con una maggiore autonomia: una riduzione dell' orario di lavoro? L' incoraggiamento di contratti con maggiori tutele rispetto a quelle previste dal Jobs act? 
Nell'importante campo delle politiche passive abbiamo assistito, anche se se ne parla poco, alla distruzione del sistema degli ammortizzatori sociali: oggi come oggi una fabbrica ferma è una fabbrica morta perché la cassa integrazione non copre più situazioni in cui nla produzione si ferma, non esiste più cioè la cassa a zero ore. Le Regioni hanno già avuto un' esperienza importante con la cig in deroga e quindi è certo che ci sarebbe uno spazio grandissimo per l' autonomia gestionale ed amministrativa. Idem sul versante dei controlli contro il lavoro grigio gli appalti, i subappalti, le cooperative spurie ecc su tutto questo bisognerebbe fare uno studio approfondito, una proposta seria e poi discutere dei dettagli. Certamente quindi, a partire dalla condizione di relativo privilegio di questa regione, un' accentuata autonomia in quelle materie potrebbe darci vantaggi in termini di insediamento di imprese estere oppure per l'internazionalizzazione  delle nostre  imprese ma la domanda è si tratta effettivamente di temi nei quali l' autonomia regionale può svilupparsi o è solo un modo per non affrontare i medesimi problemi a livelli nazionale? Quando si dice creiamo autonomia finanziaria per affrontare questi temi non ho dubbio che sia possibile mi chiedo però quanto sia giusto e credo sia il dilemma in cui si muove la Lega in bilico oggi tra il vecchio secessionismo alla  Bossi e il nuovo nazionalismo di Salvini.
Allo stato attuale quindi mi asterrò sul progetto per significare che sono senz'altro favorevole ad una maggiore autonomia ma che il progetto stesso per ora è praticamente privo di contenuti, tutti ancora da discutere a mettere a punto.  Vedremo nei prossimi giorni se si è trattato di un semplice spot elettorale del Pd in concorrenza con la Lega o di un' iniziativa seria e significativa".




mercoledì 2 agosto 2017

Strage del 2 Agosto. La ricerca dei colpevoli non è finita.


La ricerca dei responsabile della strage del 2 agosto alla stazione di Bologna non può essere conclusa.

Il Consigliere regionale prof. avv. Piergiovanni Alleva ( nella foto)  ha richiesto all'Assemblea Legislativa regionale di istituire una commissione speciale d’inchiesta sui fatti della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.


A settembre 2017,” si evidenzia nella presentazione della richiesta, “è stata infatti fissata l’udienza per valutare la richiesta di archiviazione della Procura di Bologna delle indagini sui mandanti della strage, che vede l' opposizione dell’Associazione dei familiari delle vittime, sulla base di precedenti sentenze passate in giudicato. Restano però da ascoltare le rilevanti testimonianze dirette di persone informate sui fatti ed analizzare molti documenti processuali, oltre a quelli forniti dall’Associazione vittime, che derivano dal processo per la strage di Brescia in piazza della Loggia del 28 maggio 1974”. 


Nel caso, purtroppo probabile,” precisa il professor Alleva, “ che la Procura decida per l'archiviazione, credo che le istituzioni si debbano fare carico di svelare tutta la verità su una tragedia che il presidente Pertini definì "l'impresa più criminale avvenuta in Italia".

Ecco la richiesta:

Alla Presidente dell’Assemblea Legislativa
Della Regione Emilia-Romagna
Simonetta Saliera

Richiesta di istituzione di una commissione speciale d’inchiesta, ai sensi dell’art. 60, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea Legislativa e dell’art. 40, comma1, dello Statuto della Regione Emilia-Romagna.

Premesso che

Il 2 agosto 1980 una bomba, di tritolo e T4 (esplosivo militare), nella sala d’attesa della seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna causò la morte di 85 persone ed il ferimento di oltre 200, come è noto. Questo accadimento costituisce, come lo definì l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, “l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.
La vicenda delle indagini e giudiziaria purtroppo ha registrato negli anni molte difficoltà fra depistaggi, false dichiarazioni, omissioni e reticenze e ingerenze di istituzioni deviate. La strage è stata fin dai primi tempi addebitata a gruppi della destra eversiva, ma molte interferenze, avvallate da personaggi legati alla massoneria di stampo piduista con ruoli anche pubblici, hanno aperto piste false, smentite in sede giudiziaria.
Nel 1995 si è avuta la sentenza definitiva da parte della Corte Suprema di Cassazione che ha portato alla condanna di esponenti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) e di personaggi della massoneria, i cui nomi sono pubblicati agli atti. Nel 2007 si è aggiunta la sentenza definitiva a conclusione dell’iter giudiziario seguito dalla magistratura minorile e l’esito è coincidente al primo. Tra i condannati in via definitiva compaiono anche alti ufficiali dei servizi segreti militari e il loro entourage diretto, compreso il capo della loggia massonica P2, a cui appartengono anche i predetti ufficiali.
Ancora resta aperto un procedimento a carico di un altro membro del NAR, che sarebbe stato complice dando copertura ai già condannati. In questo caso, a ottobre 2017 è prevista l’udienza preliminare per la valutazione della richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Bologna.
Si stratta però di nomi conosciuti, su cui pendono numerose condanne, presumibilmente la parte più marginale di una ben più ampia ramificazione.
A settembre 2017 è stata invece fissata l’udienza per valutare la richiesta di archiviazione della Procura di Bologna e la relativa opposizione dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. In questo caso, il fascicolo nasce da più memoriali depositati dall’Associazione stessa per richiedere, con indicazioni circostanziate, che siano individuati i mandanti, dopo i procedimenti che hanno portato alla condanna di esecutori materiali e depistatori.
Considerato che

In questi anni la costituita Associazione dei familiari delle vittime della strage, nata nel 1981, è stata molto attiva e ha richiesto l’avvio di procedimenti giudiziari, ha tenuto alta l’attenzione sulla strage respingendo i molti tentativi di depistaggio, che in altri eventi analoghi accaduti in quegli anni hanno portato all’archiviazione senza la verità dei fatti.
L’Associazione è stata particolarmente impegnata sulla proposta di Legge di iniziativa popolare per “Abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo” e assieme all’Istituto Storico Parri dell’Emilia-Romagna ha realizzato il Centro di documentazione storico politica sullo stragismo.
L’anniversario della strage è un appuntamento molto sentito che vede la straordinaria partecipazione dei cittadini e la presenza delle istituzioni regionali e nazionali.
Richiamata inoltre la Legge regionale n° 3 del 3/03/2016 “MEMORIA DEL NOVECENTO. PROMOZIONE E SOSTEGNO ALLE ATTIVITA’ DI VALORIZZAZIONE DELLA STORIA DEL NOVECENTO IN EMILIA-ROMAGNA”, che individua fra gli eventi che costituiscono la memoria collettiva della nostra comunità regionale anche le stragi e che definisce linee guida per promuovere la conoscenza e l’approfondimento dei fatti storici.
Valutato altresì che
La Procura di Bologna ha predisposto in 37 pagine la richiesta di archiviazione della strage, non ravvisando in città ed in Regione la presenza di organizzazioni dell'eversione stragista e di logge massoniche di stampo piduista, diversamente da come ipotizzato dall’Associazione dei familiari delle vittime della strage. Ma numerose sono le testimonianze dell’attività della destra extraparlamentare in Emilia-Romagna e della presenza di fenomeni come la loggia massonica universitaria bolognese Zamboni De Rolandis, esplicitata negli atti dell’On. Tina Anselmi, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2. Questo convincimento della Procura a non procedere nelle indagini sulla strage è basata sulla lettura di precedenti sentenze della magistratura passate in giudicato. Rimangono però da ascoltare le rilevanti testimonianze dirette di persone informate sui fatti ed analizzare molti documenti processuali, oltre a quelli forniti dall’Associazione vittime, che derivano dal processo per la strage di Brescia in piazza della Loggia del 28 maggio 1974, terminato nelle settimane scorse con la condanna in via definitiva di un informatore dei servizi segreti e un noto esponente di Ordine Nuovo.
Esistono quindi elementi di congiunzione, in un periodo ben più ampio ed oltre i confini regionali, che vanno dagli atti criminosi di gruppi eversivi neo fascisti in regione dal 1969, alle stragi dell’Italicus del 4 agosto del 1974, alla strage del rapido 904 del 23 dicembre 1984, evento quest’ultimo che diede inizio al periodo della strategia della tensione da parte della mafia, culminato con gli eventi del 1992-1993 (lo testimonia anche la recentissima operazione “‘Ndrangheta stragista” della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ultima di molti documenti giudiziari convergenti sul tema). Tali elementi che vanno indagati e approfonditi, utilizzando anche i materiali recentemente digitalizzati e riversati negli Archivi di Stato, consentirebbero di mettere in piena luce i tanti eventi di strage oltre che sulla strage di Bologna del 1980, individuando una volta per tutte i veri mandanti, di restituire credibilità alle istituzioni e di rendere giustizia alle numerose vittime e ai loro familiari.
Chiedo pertanto di istituire una commissione speciale d’inchiesta sui fatti della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ai sensi dell’art. 60, comma 1, del Regolamento interno dell’Assemblea Legislativa e dell’art. 40, comma1, dello Statuto della Regione Emilia-Romagna.

Bologna 1/08/2017

Il Consigliere
Prof. Avv. Piergiovanni Alleva

sabato 1 aprile 2017

A proposito della Stampi Group.

Il consigliere regionale PierGiovanni Alleva ( nella foto) raccoglie il guanto di sfida lanciato da chi si vuol confrontare sul 'problema Stampi Group' di Monghidoro. L'azienda ha cessato l'attività e ha licenziato tutti i dipendenti.
 
“Sono naturalmente più che disponibile ad un incontro con i sindacati, come richiesto dal segretario Fiom Papignani in merito alla vicenda Stampi Group sulla quale mi preme avanzare qualche riflessione”, scrive Alleva. “La vicenda drammatica dei lavoratori dell'azienda di Monghidoro e l'impossibilità di accedere alla cassa integrazione è davvero esemplare della involuzione del nostro sistema di ammortizzatori sociali voluta dal Jobs act sulla scia della legislazione Fornero. Infatti nel sistema di ammortizzatori sociali vigenti nell'epoca pre montiana la cig straordinaria non serviva soltanto a riorganizzazioni e ristrutturazioni produttive da parte della medesima proprietà, ma anche a favorire e consentire un avvicendamento imprenditoriale quando il vecchio imprenditore era divenuto per varie ragioni o insolvente o deciso a non continuare e si affacciava la possibilità di un nuovo gestore. Da questo punto di vista il fatto che l'attività aziendale fosse cessata o meno era relativo. Si trattava di una visuale tutt' altro che assistenzialistica ma realistica perché le aziende normalmente non muoiono ma cambiano o possono passare di mano e allora è socialmente importante che nel frattempo i lavoratori non si disperdano ma, ricevendo un reddito, restino uniti nell'attesa e che i territori non si desertifichino ulteriormente come sta accadendo sul nostro Appenino. A questa visuale realistica ma anche solidaristica si è opposta quella neoliberista ma soprattutto classista voluta dalla Commissione Europea e puntualmente e zelantemente applicata prima dal governo Monti e poi soprattutto dal governo Renzi che vuole i lavoratori immediatamente in strada non appena vi sia la cessazione aziendale in modo che essi si disperdano e che il passaggio di mano dell'azienda, se ci sarà, avvenga a condizioni di rapina e fuori dal controllo sociale e degli enti locali. In altre parole, fino a che il rapporto di lavoro è giuridicamente in essere e i lavoratori sono uniti in lotta per la realizzazione di una prospettiva di rilancio, i lavoratori stessi costituiscono una forza e un problema politico laddove i disoccupati, ancorché ricevano una indennità di disoccupazione dello stesso importo della cig, sono invece lavoratori che soffrono da soli e che non contano più nulla dal punto di vista organizzativo e politico Quello che vuole la Commissione Europea e la destra renziana è proprio questo: indebolire, ricattare e isolare i lavoratori e ciò può avvenire (e sta avvenendo) sia sul piano individuale con la liberalizzazione dei licenziamenti e l'abrogazione dell'articolo 18 sia - adesso lo stiamo verificando - sul piano  collettivo con l'abbandono o quasi degli ammortizzatori sociali conservativi in favore dei cosiddetti risarcitori come la Naspi. 


Quindi se fosse ancora in piedi la legislazione del lavoro ispirata a principi di giustizia ed uguaglianza il problema dei lavoratori che adesso devono essere per forza licenziati in tutta fretta per poter almeno accedere alla Naspi non si sarebbe verificato. I mandanti di questo scempio sociale hanno nomi e cognomi che ricorderemo alle opportune scadenze elettorali per poterli finalmente mandare a casa come meritano”.








lunedì 23 gennaio 2017

Solidarietà espansiva: lavorare meno per lavorare tutti. Una risposta al problema della disoccupazione.

di Piergiovanni Alleva
capogruppo regionale l'Altra Emilia – Romagna

Naturalmente mi aspetto che la mia proposta di solidarietà espansiva, specialmente se non studiata approfonditamente, possa dar luogo ad una serie di fraintendimenti ed equivoci. Uno potrebbe essere la difficoltà o impossibilità di finanziamento della misura, l'altro, sul versante diverso, una critica che la intenda come proposta di decrescita anziché di maggior utilizzo degli impianti con aumento della produzione e dell'occupazione. 
In realtà, tra riduzione dell'orario settimanale da 5 a 4 giornate e possibile maggior utilizzo degli impianti in presenza di una domanda aggiuntiva non solo non c'è contraddizione, ma anzi vi è sinergia perché se la settimana lavorativa è di 4 giorni diventa agevole pensare ad un ulteriore turno di lavoratori di nuova assunzione che saturi pienamente la potenzialità degli impianti mentre con l'attuale settimana di 5 giornate la saturazione dovrebbe avvenire per la via improbabile e comunque discriminatoria delle "squadrette week end" (lavoratori a part time, in somministrazione, precari, insomma un'occupazione di serie B che non garantisce un reddito sufficiente).

Ovviamente la proposta di ridurre la settimana lavorativa a 4 giornate, aumentando in parallelo il numero dei lavoratori, non tocca affatto il monte ore lavorato e lascia pertanto intatta la produzione mentre diverso è la riflessione su come aumentarla all'occorrenza con l'istituzione di nuovi turni e per questo, come detto, è opportuno che ogni turno settimanale sia più breve e non esteso fino a 5 giorni.
Altre perplessità, in realtà infondate e generiche, possono riguardare l'esigenza in generale di definire l'organizzazione aziendale moderna prima di toccare il tema degli orari di lavoro, ma resta il fatto che una diversa distribuzione su una platea più ampia di risorse umane dell'insieme delle ore lavorative è criterio che può adattarsi a molti modelli industriali, l'importante è comprendere che un'occupazione più ampia significa anche un mercato più ampio, più ricettivo e più equilibrato. E che non è mai troppo presto per dare una risposta concreta alle troppe persone che hanno perso la speranza di trovare un lavoro anche nella nostra regione.





mercoledì 29 giugno 2016

Chiaritemi il perchè degli esuberi in Fiera.


Di Piergiovanni Alleva
capogruppo regionale l'Altra Emilia - Romagna 


Buffoni, ladri, criminali, siete voi gli esuberi, tagliatevi lo stipendio”. Le agenzie riferiscono oggi le reazioni dei lavoratori della Fiera di Bologna informati all’ improvviso, dopo mesi e mesi di rassicurazioni sul punto da parte dei soci pubblici, di costituire, con i loro stipendi da mille euro a testa, il motivo per cui la Fiera di Bologna sta colando a picco.
Condivido in pieno la posizione di questi 123 lavoratori part time e denuncio con loro l’arroganza di un management che, incapace evidentemente di implementare politiche industriali di valore, ricorre al solito facile strumento dello scaricare la crisi sull’anello più debole della catena, che tanto può essere sostituito da altri lavoratori ancora più deboli e ricattabili di quelli che ora vogliono mandare via. Che bel risparmio!
Risulta infatti abominevole che questi piani della dirigenza siano condivisi dai soci pubblici: dice il sindaco Merola che gli esuberi sono indispensabili per salvare la Fiera, mi chiedo allora dov’erano Merola e il Pd regionale in tutti questi anni in cui l’Expo cancellava dal calendario manifestazioni prestigiose sostituite da eventi da sagra paesana, in cui l’amministratore delegato, (proveniente direttamente dal partito di maggioranza come nella migliore tradizione del sistemare i “trombati” anche se immeritevoli) si dimostrava palesemente inadeguato al ruolo. Neanche un mese fa Merola tacciava come gufo (c’era la campagna elettorale in corso) chi osava sollevare timori in merito agli esuberi, ed ecco che a neanche una settimana dal voto i responsabili di questo sfacelo gettano la maschera e danno il via alla cacciata di quasi metà della forza lavoro della Fiera.
Recentemente BolognaFiere aveva già ottenuto il benestare, da parte dei soci pubblici, Regione, Comune e Camera di Commercio, ad uno stanziamento di svariati milioni per l’ammodernamento della struttura fieristica. In base a quale ragione si stanziano fondi pubblici a fronte del licenziamento di 123 dipendenti della stessa azienda che prende questi fondi? Per chiedere un chiarimento doveroso su questo ed altri aspetti ho depositato oggi un’interrogazione al Consiglio Regionale che allego alla presente.




giovedì 5 maggio 2016

Legge 'truffa' ? Alleva : " la Giunta regionale pur di premiare i suoi fedelissimi ha voluto approvare un emendamento foriero di futuri guai.

Di Piergiovanni Alleva
capogruppo regionale l'Altra Emilia - Romagna 

Questa mattina l'Assemblea regionale si è trovata di fronte ad una proposta di riforma legislativa proveniente dal Pd quanto mai equivoca ed opaca che suscita la più grave perplessità in ordine a possibili finalità clientelari.
Le leggi regionali consentono infatti di assumere a tempo determinato personale di fiducia per le cosiddette strutture speciali ossia per compiti di immediata collaborazione con organismi politico - istituzionali.
A questo personale viene applicato da sempre il contratto collettivo degli enti locali il quale presuppone per la fascia superiore D il possesso della laurea ovviamente richiesta anche per la categoria dirigenziale.
La proposta del Pd è finalizzata a  svincolare l'inquadramento in una certa categoria, che non può prescindere dal titolo di studio, dal trattamento economico ipotizzando che il lavoratore svolga comunque, indipendentemente dalla categoria alla quale lo destinerebbe il suo titolo di studio, mansioni più alte e pregiate.
Al limite potrebbe trattarsi anche di compensi di livello dirigenziale sui 90 mila euro annui.
La giustificazione data dal Pd e sospetta di ipocrisia è che in questo modo si potrebbe dare la giusta retribuzione a chi la merita indipendentemente dal titolo di studio. Non si comprende peraltro quale sarebbe  la scala delle mansioni e delle qualifiche quando si tratti appunto di attività di collaborazione politica che nessun contratto collettivo colloca in ordine gerarchico.
Delle due l'una allora: o la Regione riesce nell'impresa mai realizzata di ordinare tra loro mansioni di collaborazione politica su una scala di valori e di qualità oppure tutto ciò significa semplicemente la possibilità per i vertici politici di premiare con stipendi molto ricchi i loro fedelissimi, in spregio al buon senso che imporrebbe di pensare anzitutto a quelli che il capogruppo del Pd ha definito in aula  "i più deboli" e che non sono di certo quei  fedelissimi bensì i tanti sottoccupati, disoccupati, cassintegrati o lavoratori normali il cui contratto collettivo è bloccato da ormai sette anni. Vedremo l'applicazione di questa opaca decisione da parte dell'Assemblea regionale ma tutto lascia pensare che le cose non fileranno lisce.





giovedì 28 aprile 2016

Il consigliere regionale Alleva: “Il Partito Democratico vuole smantellare il SSN per favorire gli interessi privati di Unipol e delle altre compagnie assicurative”.

di Piergiovanni Alleva
consigliere regionale l'Altra Emilia - Romagna


E' stata diffusa con grande enfasi e toni trionfalistici la notizia che la polizza di Unisalute (gruppo Unipol) consentirà di accedere a visite in extramoenia presso gli ospedali pubblici Maggiore e Bellaria per superare così le liste di attesa. Questa in verità, se si guarda oltre la cortina della propaganda, è per i cittadini una pessima notizia che ha bisogno di essere compresa politicamente: ogni cittadino italiano che paga le tasse per il solo fatto essere cittadino italiano ha diritto ad accedere al Servizio Sanitario Nazionale quindi a cure adeguate e tempestive pertanto senza file di attesa estenuanti che rendono magari inutile la cura in questione. Questo è un diritto che spetta a tutti in quanto cittadini. Allora questa notizia cosa significa? La prima cosa da evidenziare è che l'attuale governo nazionale e regionale non eroga in maniera adeguata ciò che è dovuto per legge ai cittadini perché ci sono liste di attesa troppo lunghe e il diritto alla salute nei fatti viene così negato. Come risponde il Partito Democratico a questa illegittimità ? Non già potenziando il Sistema Sanitario Nazionale ma aprendo alla finanza privata e cioè alla possibilità di stipulare una polizza ovviamente costosa presso l' Unipol la quale poi potrà consentire al cittadino di non avvalersi più del Sistema Sanitario Nazionale ma di medici in libera professione che però per lavorare useranno infrastrutture pubbliche.
Il che è la solita contraddizione in cui si muove il SSN della professione privata all' interno della struttura pubblica. Si crea così illegittimamente un bisogno che non dovrebbe esistere e poi gli si dà una riposta di tipo speculativo che non dovrebbe esistere
Quel che resta al fondo insomma è che la finanza privata viene favorita sfacciatamente dall' insufficienza del sistema pubblico, peggio ancora, si afferma che questo sistema dovrebbe essere allargato sempre di più. In altre parole il SSN rinnega se stesso in favore di chi? Dei padroni del vapore quali sono anzitutto le assicurazioni private ed una in particolare molto forte con riferimenti politici che tutti conosciamo ( il Pd). Non si tratta di impedire a chi ha bisogno di curarsi di accedere a dei servizi sanitari adeguati, come vorranno far credere i politici sponsor interessati degli affari privati, noi siamo contrari perché quello che si vuole ottenere pagando Unipol i cittadini dovrebbero già averlo solo in quanto cittadini italiani. 




mercoledì 20 gennaio 2016

Il consigliere regionale Alleva su Saeco.


Di Piergiovanni Alleva
Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna



Chi dice che la lotta di classe è solo una narrazione del passato ha solo da fare una passeggiata a Gaggio Montano. Quello che si sta verificando ai danni dei lavoratori Philips Saeco non è altro infatti che una delle tante declinazioni della lotta spietata che il capitale finanziario ha sferrato con successo da almeno un trentennio contro i lavoratori che hanno visto peggiorare sostanzialmente la loro condizione anno dopo anno.

La Philips viola tutte le intese del passato e per meri scopi speculativi delocalizza la produzione in Romania e pretende anche che i lavoratori accettino passivamente la distruzione della loro vita professionale. Siamo all'assurdo.

Sono schierato accanto ai lavoratori in lotta e invito la Philips a considerare di rinunciare al suo progetto di ridimensionamento della Saeco perché qui in regione troverà le istituzioni unanimemente solidali con i lavoratori di Gaggio Montano.

Le provocazioni come quella di stamattina con i tir carichi pronti ad uscire mentre era in corso il tavolo di salvaguardia al Mise non aiutano di certo.

mercoledì 13 gennaio 2016

Il consigliere regionale Alleva su Saeco: “ Fare chiarezza sugli accordi sottoscritti”.

Di Piergiovanni Alleva
capogruppo regionale l’Altra Emilia – Romagna


Dialogare fino all'ultimo minuto, come propone il presidente Bonaccini riguardo il caso Saeco, è giusto, ma ad un certo momento bisogna tirare le somme e soprattutto attestare la verità. A questo proposito sarebbe utile e necessario che la Regione, tramite la sua Giunta, dica parole chiare sugli impegni presi a suo tempo da Philips a fronte dei vantaggi che la società ha ricevuto per il suo insediamento. E' vero o no che c'era stato un preciso impegno a mantenere a Gaggio Montano le produzioni di alta e media gamma? Se le cose stanno così, e non si dovesse arrivare ad una soluzione politica della vicenda cosa che invece auspico, chiedo che i funzionari regionali forniscano con dovizia di particolari tutti gli elementi necessari a provare detto impegno anche in vista di un possibile futuro accertamento giudiziario ,considerato che le condizioni sottoscritte erano sicuramente in favore dei lavoratori.

Non possiamo comunque nasconderci che queste vicende nascono da una visione dell'economia e della società improntata al neoliberismo più selvaggio che fa strame di diritti e tutele dei più deboli per permettere a quei pochi già ricchissimi, di arricchirsi ulteriormente. Un riflessione in questo senso sarebbe indispensabile, peccato che il Pd sia diventato un partito di destra e questo tipo di dialogo con loro è impossibile.


sabato 19 dicembre 2015

Giovanni Alleva: " La Regione tuteli i lavoratori con Patti di Insediamento adeguati".


Piergiovanni Alleva
Di Piergiovanni Alleva
consigliere regionale l'Altra Emilia - Romagna

Vicende come quella della Saeco ispirano naturalmente il desiderio di una reazione forte quale sarebbe quella di una acquisizione, tramite procedimenti espropriativi, dello stabilimento e dei mezzi di produzione. Peraltro, l'esistenza di molte tutele della proprietà privata e dell'iniziativa economica costituiscono un inevitabile ostacolo a queste pur giuste reazioni e dunque appare più agevole la via che predisponga delle tutele per i lavoratori derivanti da autolimitazioni dell'impresa stabilite e promesse nel momento iniziale dell'insediamento quando cioè l'impresa, desiderando di ricevere quanti più incentivi pubblici possibili, è ben disposta a largheggiare in promesse. È quello il momento in cui bisognerà stilare dei veri e propri Patti di Insediamento riguardanti impegni di durata dell' investimento e della permanenza con previsione, anche espressa, della loro naturale destinazione alla tutela degli occupati. 
Una clausola di questo genere porterebbe poi alla possibilità dei lavoratori di agire giudizialmente contro l'azienda in fuga e anche di acquisire, a tutela del loro credito risarcitorio, la disponibilità o titolarità dei beni produttivi. La regione Emilia Romagna dovrebbe mettere a punto simili Patti di Insediamento con clausole in favore dei lavoratori  che costituirebbero davvero una polizza di assicurazione per loro. Per far questo non occorre alcuna nuova legge nazionale, ma al più una normativa regionale alla quale già sto lavorando in qualità di capogruppo dell'Altra Emilia - Romagna.




martedì 1 dicembre 2015

Per la Saeco usare tutti gli strumenti per non perdere neanche un posto di lavoro, compreso il sequestro conservativo degli impianti produttivi.





Di Piergiovanni Alleva
consigliere regionale l'Altra Emilia - Romagna


Condividiamo pienamente la posizione della Fiom  -Cgil che mette il dito nella piaga quando spiega che la “divisione del lavoro” tra gli impianti italiani e quello romeno era ben chiara e prevedeva che le produzioni di alta gamma avessero luogo in Gaggio Montano mentre ora sono trasferite o in corso di trasferimento in Romania.
Non si tratta solo di una denuncia politica, fondatissima, ma anche di un'indicazione preziosa in tema di legittimità giuridica perché violare un accordo che prevedeva che un certo tipo di produzione si svolgesse a Gaggio Montano con ricaduta occupazionale evidente significa, da un punto di vista legale, un contratto in favore di terzi quali sono appunto i lavoratori che in base a quell'intesa, che ora viene rinnegata, hanno trovato occupazione e l’hanno mantenuta fino ad ora.
Ogni terzo, ossia ogni lavoratore, ha dunque il diritto, a mio avviso, di essere risarcito per la violazione della clausola che da subito istituiva una sua condizione di "vantaggio" dal punto di vista giuridico di cui si può chiedere il mantenimento ovvero l’equivalente risarcitorio.
Naturalmente, se i lavoratori sono, come io credo, titolari di un diritto di risarcimento per violazione di una clausola contrattuale in loro favore ciò comporta anche che nel loro insieme ben potrebbero chiedere garanzie giurisdizionali di tali crediti ad esempio tramite un sequestro conservativo degli impianti e degli altri insediamenti italiani dell’impresa debitrice.
Questa prospettiva contenziosa non è quella immediatamente preferibile, dovendosi piuttosto privilegiare una soluzione di carattere politico, ma è importante aver presente che certe clausole stabilite durante “la luna di miele” della fase di insediamento produttivo non possono essere impunemente violate.


domenica 12 luglio 2015

I LAVORATORI DELL’IKEA HANNO TUTTE LE RAGIONI DEL MONDO PER SCIOPERARE. Lo dice Piergiovanni Alleva, consigliere regionale l’Altra Emilia –Romagna.



Di Piergiovanni Alleva
consigliere regionale l’Altra Emilia -Romagna

Le ragioni della protesta dei lavoratori dell’Ikea  in sciopero, rappresentano l’ennesimo segnale del degrado delle relazioni tra imprese e lavoratori a tutto vantaggio delle prime, degrado fomentato da leggi di impianto neoliberista che in questi ultimi anni hanno mirato solo a punire e bastonare la parte più debole cioè il lavoratore. In questo quadro in cui la politica ha abdicato al suo ruolo di fattore  riequilibrante le diseguaglianze per alleggerire le pressioni sulle spalle degli ultimi, è chiaro e naturale che le imprese più spregiudicate abbiano facile gioco a disdire unilateralmente contratti integrativi che miglioravano salario e condizione lavorativa dei dipendenti. Poco conta che queste modifiche peggiorative siano mistificate dietro parole fumose e ambigue quali ‘valorizzazione della parte di retribuzione variabile’ o  ‘ innovativo sistema di gestione dei turni’, i lavoratori che vivono sulla loro pelle la fatica quotidiana sanno bene che i fatti parlano di stipendi decurtati e diritti evaporati.  Per questo siamo e saremo sempre accanto ai lavoratori in lotta e sappiamo che tale solidarietà è adesso finalmente condivisa dal resto dei cittadini sempre più consapevoli della spirale fatta di crescente povertà e disperazione.


martedì 24 febbraio 2015

Il neo consigliere regionale professor Alleva ‘bacchetta’ Renzi e Del Rio : la CITTA’ METROPOLITANA è nata morta.



Piergiovanni Alleva
Riportiamo la dichiarazione del capogruppo regionale di l’Altra Emilia – Romagna, Piergiovanni Alleva :

La vicenda della chiusura delle vecchie Province,  che doveva essere una delle riforme di razionalizzazione e modernizzazione della Pubblica A amministrazione,  sta virando a grande velocità verso esiti drammatici ed anche paradossali: ciò che sin da subito hanno temuto lavoratori e sindacati e cioè che tutto si riducesse ad un risparmio di cassa a scapito dell’occupazione da una parte e dell’effettivo svolgimento delle funzioni pubbliche dall’altra, è sotto gli occhi di tutti dal momento che il più nuovo degli enti risultanti dalla riforma, e cioè la Città Metropolitana,  è già in crisi o, per meglio dire, sembra essere nata morta. Questo è il frutto del dilettantismo con cui il Partito Democratico, in specifico Renzi e il suo braccio destro Del Rio, hanno affrontato la questione del riordino degli enti locali partendo dall’abolizione di enti di lunga tradizione e di permanente utilità quali erano le Province costituite come enti elettivi e democratici. A quanto pare le Province che nascono sono null’altro che degli ectoplasmi che scaricano da subito su un tessuto economico sociale molto provato il problema di migliaia di lavoratori esodati.
Come consigliere di opposizione vigilerò e lavorerò affinchè i lavoratori ottengano il giusto riconoscimento della loro professionalità tramite ricollocazione in altro ente e affinchè i buchi di bilancio non peggiorino o azzerino  i fondamentali servizi ai cittadini messi a rischio dagli sciagurati tagli renziani.