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mercoledì 29 ottobre 2025

Omicidio di Castel D’Aiano, svolta nel giallo: arrestata la moglie di Roberto Berti

Leda Stupazzoni, 81 anni, ai domiciliari con l’accusa di omicidio volontario. L’uomo sarebbe stato colpito una quarantina di volte con un oggetto affilato

Foto d'archivio 


Un anno dopo la morte di Roberto Berti, 81 anni, trovato senza vita nel cortile della sua abitazione a Razora di Castel D’Aiano, arriva la svolta nelle indagini. La moglie, Leda Stupazzoni, coetanea della vittima, è stata posta agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio volontario.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nella mattinata di oggi, mercoledì 29 ottobre, dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bologna, in collaborazione con la compagnia di Vergato, su disposizione del pubblico ministero Beatrice Ronchi.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Berti sarebbe stato colpito una quarantina di volte con un oggetto affilato, forse i cocci di un vaso, rinvenuti insanguinati a poca distanza dal corpo. A condurre gli investigatori verso la svolta è stato un complesso lavoro di analisi scientifiche e rilievi biologici, che hanno evidenziato tracce di sangue di entrambi i coniugi sui frammenti del vaso e all’interno dell’abitazione.

Il 23 novembre 2024, giorno della tragedia, Stupazzoni aveva chiamato il 118 sostenendo che il marito fosse caduto dal tetto del casolare mentre lavorava, riportando ferite fatali dopo essere precipitato su una carriola. Una versione che fin da subito aveva destato perplessità negli investigatori e che non ha trovato riscontro nelle successive perizie.

L’autopsia sul corpo dell’anziano ha infatti rivelato numerose ferite da taglio alla testa, al volto e al collo, incompatibili con una semplice caduta accidentale. All’interno della casa, i carabinieri avrebbero inoltre trovato un paio di scarpe della donna macchiate di sangue, lasciate accanto alla vasca da bagno. Stupazzoni, al momento del sopralluogo, presentava un taglio profondo alla mano.

Già nelle prime fasi dell’indagine, la moglie era stata iscritta nel registro degli indagati, ma la complessità delle analisi e la necessità di chiarire le dinamiche del delitto hanno richiesto mesi di approfondimenti.

Le testimonianze raccolte dagli investigatori, tra cui quella del figlio della coppia e di alcuni conoscenti, delineano un quadro familiare difficile: Berti sarebbe stato un uomo dal carattere violento, con episodi di aggressione domestica mai denunciati.

Con l’arresto di oggi, il giallo di Castel D’Aiano sembra dunque avviarsi verso una possibile verità, anche se la ricostruzione completa di quanto accaduto in quella casa isolata resta ora affidata al vaglio della magistratura.


lunedì 13 gennaio 2025

Omicidio Dario Devincenzi: 48enne condannata a 22 anni di carcere. Eseguito l'arresto dai Carabinieri

 



I Carabinieri della Stazione di Lizzano in Belvedere hanno eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di una donna marocchina di 48 anni, condannata a 22 anni, 10 mesi e 9 giorni di reclusione per l'omicidio di Dario Devincenzi, un 55enne bolognese.

L'ordine è stato emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, a seguito della sentenza definitiva della Corte Suprema di Cassazione, che ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell’imputata, rendendo esecutiva la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio.

L'omicidio risale al 23 maggio 2021, quando, durante una lite domestica, l’uomo fu gravemente ferito con un'arma da taglio. Trasportato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna, Devincenzi lottò tra la vita e la morte per mesi, fino al decesso avvenuto il 2 dicembre dello stesso anno. Inizialmente accusata di tentato omicidio, la compagna della vittima – ritenuta responsabile dell’aggressione – vide l’imputazione aggravarsi in omicidio dopo la morte dell’uomo.

La donna, che si trovava agli arresti domiciliari presso una struttura per anziani, è stata rintracciata dai militari e arrestata nella giornata di ieri. Dopo le formalità di rito, è stata tradotta presso la Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna, dove sconterà la pena.

La vicenda, che aveva destato forte clamore nella provincia di Bologna, si conclude così con l’esecuzione della sentenza definitiva, frutto di un lungo iter giudiziario.

giovedì 4 luglio 2024

La Corte d'assise d'appello ha confermato l’ergastolo per Fabio Enrico Ferrari

L’uomo è stato ritenuto colpevole dell’uccisione della cugina  Natalia Chinni,  ex insegnante di Gaggio Montano

Riceviamo:

La Corte di assise di appello ha confermato l’ergastolo per Fabio Enrico Ferrari. 

L’uomo era imputato per omicidio aggravato dai futili motivi e per detenzione illegale di armi e munizioni. Secondo l’accusa, Chinni è stata uccisa da sette pallettoni sparati a bruciapelo, esplosi da un fucile che l’uomo avrebbe detenuto in modo illecito. Il cadavere era stato rinvenuto dal figlio. L’arma non è mai stata trovata durante le indagini condotte dai carabinieri. Per detenzione e porto illegale del fucile, oltre che di numerose munizioni da caccia e di una pistola, la moglie di Ferrari, Loredana Bicocchi, è stata condannata in abbreviato a un anno e quattro mesi. L'imputato si è sempre dichiarato innocente.

mercoledì 19 luglio 2023

Ex insegnante uccisa a Gaggio Montano, ergastolo per il cugino imputato

Accolta la richiesta della Procura di Bologna 

rgastolo per Fabio Ferrari, imputato per l'omicidio della cugina Natalia Chinni, insegnante in pensione assassinata, in ipotesi di accusa per banali motivi di vicinato il 29 ottobre 2021 mentre stava riparando la recinzione della sua proprietà a Santa Maria Villiana di Gaggio Montano, sull'Appennino bolognese.

Lo ha deciso la Corte di assise di Bologna, presidente Pier Luigi Di Bari, al termine della camera di consiglio, accogliendo la richiesta della Procura (pm Antonello Gustapane).

L'imputato rimane agli arresti domiciliari ed è stata respinta la richiesta della difesa di attenuazione della misura. Ferrari e la cugina avevano litigato in passato e i loro rapporti erano da tempo rovinati. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Chinni, 72 anni, è stata uccisa da sette pallettoni sparati a bruciapelo, esplosi da un fucile illecitamente detenuto, arma che non è mai stata trovata. Per detenzione e porto illegale del fucile, oltre che di numerose munizioni da caccia e di una pistola la moglie di Ferrari, Loredana Bicocchi, nei mesi scorsi è stata condannata a un anno e quattro mesi.
    L'imputato si è sempre detto innocente.
    I familiari della vittima erano costituiti parte civile, assistiti dall'avvocato Mario Bonati. "Hanno sempre ritenuto - spiega il legale - che la responsabilità fosse di Ferrari e ora questa valutazione è stata riconosciuta dai giudici. La sentenza ha premiato il lavoro metodico, paziente e capillare dei carabinieri di Bologna, sotto la direzione del dottor Gustapane.
    Il dibattimento ha consolidato prove univoche, concordanti, elementi quasi sovrabbondanti".

venerdì 29 luglio 2022

Omicidio Kristina Gallo, eseguita misura cautelare dai carabinieri

Foto d'archivio

 

 

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bologna, nella serata di ieri, hanno arrestato e tradotto in carcere un 44enne , con l’accusa di omicidio aggravato, essendosi già reso responsabile di atti persecutori nei confronti della vittima.

Il provvedimento cautelare ha accolto in toto le richieste avanzate dalla Procura felsinea, di cui ha condiviso integralmente le valutazioni e le risultanze delle articolate, complesse e variegate indagini delegate ai Carabinieri. 

Il cadavere, nudo, della ragazza fu rinvenuto dal fratello, in stato di decomposizione, il 26 marzo 2019, all’interno della propria abitazione, dove giaceva da diversi giorni in compagnia del suo rottweiler. Gli elementi raccolti in sede di sopralluogo e le prime valutazioni medico-legali rendevano compatibile il decesso con cause naturali. Nel frattempo i militari avviavano indagini sulla personalità e sulle relazioni intrattenute della vittima. La donna era madre di una bambina affidata al padre, aveva lavorato presso un centro scommesse ed aveva avuto negli ultimi tempi una relazione sentimentale problematica con l’arrestato, che, negando ogni coinvolgimento, riferiva, allora, di aver interrotto la relazione circa una settimana prima del decesso. 

Il Tribunale, anche su richiesta dei familiari della ragazza, disponeva ulteriori indagini di natura medico legale e tecnico scientifiche sul luogo del reato. Tuttavia, nel frattempo, il cadavere era stato cremato, mentre l’abitazione, dove la ragazza viveva in affitto, era stata restituita al proprietario. Venivano comunque effettuati ulteriori esami sui campioni biologici prelevati nel corso dell’esame autoptico da parte di consulenti nominati dalla Procura nonché venivano effettuati esami incrociati da parte dei RIS di Parma sui profili genetici estratti altresì dal materiale repertato in sede di sopralluogo. Sulla base dei nuovi elementi raccolti veniva anche effettuata la ricostruzione in 3D della scena del crimine da parte dei RIS che evidenziava il coinvolgimento dell’indagato nella morte della donna, avvenuto per asfissia meccanica. 

Venivano esperiti ulteriori accertamenti tecnici sui cellulari e sulle utenze in uso alle persone coinvolte. In particolare l’analisi dei tabulati telefonici confermavano la presenza dell’indagato presso l’abitazione della donna anche nella settimana precedente il decesso (smentendo quanto inizialmente dichiarato). Tale circostanza veniva confermata dal rinvenimento delle chiavi dell’autovettura in uso all’indagato nella camera da letto dove era stato rinvenuto il cadavere nonché da altri particolari notati nel corso del sopralluogo. 

Inoltre nonostante l’indagato avesse disinstallato l’applicazione dal cellulare, sono stati acquisiti circa 6.000 file audio relativi alle registrazioni delle sue telefonate, in cui emerge “con ragionevole certezza” la personalità dell’indagato e della vittima e la natura “burrascosa” della loro relazione. In particolare trovavano riscontro le numerose testimonianze rese da amiche, colleghi e vicini di casa della vittima circa le ripetute e costanti violenze fisiche e psicologiche subite dalla ragazza per la smisurata gelosia dell’indagato. 

3. Il quadro indiziario raccolto sotto il coordinamento della Procura di Bologna che ha disposto, oltre alle tradizionali attività d’indagine, anche l’attivazione di innovativi strumenti investigativi di carattere tecnico-digitale, ha evidenziato numerosi e gravi elementi di colpevolezza a carico dell’indagato di cui è emersa altresì “l’estrema pericolosità” e pertanto è stato adottato il provvedimento della custodia cautelare in carcere.

Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna

martedì 14 dicembre 2021

Arrestato il cugino di Natalia Chinni

E’ lui l’indiziato per la morte della 72enne avvenuta il 29 ottobre scorso a Gaggio Montano

I carabinieri hanno ricostruito l’accaduto che ha portato alla morte di Natalia Chinni.

 La donna è stata raggiunta da una fucilata all’addome mentre stava riparando la recinzione della sua casa a Gaggio Montano.  Pur se  ferita si  è trascinata, prima verso l’auto dove ha trovato il suo cellulare , poi ha  arrancato fino a raggiungere l’interno della sua casa e trovarvi un rifugio sicuro. Infine ha tentato chiedere aiuto con il cellulare, ma non ha avuto la forza per farlo ed è deceduta.  Il presunto omicida, il cugino Fabio Ferrari,  è stato rintracciato a Rimini nella sua casa al mare. L’uomo è agli arresti domiciliari da ieri pomeriggio. L’ipotesi di reato che pende sul suo capo è quella  di omicidio aggravato dai futili motivi e detenzione illegale di armi. 

L'autopsia avrebbe rivelato che la morte della donna  sarebbe avvenuta tra le 9.20 e le 10.30 del mattino e numerose sono le incongruenze nel racconto di Ferrari che i militari sono riusciti a confutare: "Un'indagine complessa in quanto  il corpo è stato trovato solo  in serata dal figlio della vittima che , non vedendola arrivare,  era andato a cercarla. La zona è impervia, quindi il medico legale ha potuto esaminare il corpo dopo diverse ore", ha detto ai cronisti Giovanni Russo che guida il reparto operativo. 

La ricostruzione degli inquirenti degli accadimenti che hanno preceduto la morte della donna sono: Natalia Chinni era inginocchiata e stava riparando una recinzione, quando è stata colpita a distanza ravvicinata, quasi a bruciapelo, all'addome e alle gambe, si è rialzata, probabilmente per mettersi al riparo, si è tolta il maglione per controllare l'entità delle ferite, si è trascinata fino alla sua auto, ha aperto la portiera, ha preso il telefono dalla borsa ed è rientrata in casa, dove poi si è definitivamente accasciata vicino a una poltroncina e dove l'ha trovata la sera il figlio, con il telefono in mano. 

A convincere gli inquirenti della probabile colpevolezza del cugino della vittima sono state principalmente  le testimonianze  dei vicini e dei conoscenti e le analisi del sistema di videosorveglianza delle vicine serre che hanno registrato anche i suoni e i rumori, e quindi anche lo sparo di quella tragica mattina, quando l'attività venatoria era sospesa”.

Svolta nelle indagini dell’omicidio di Natalia Chinni.

  Il presunto colpevole raggiunto da una ordinanza cautelare

 

 

Foto dell’archivio dei Carabinieri

 I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bologna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del presunto autore dell’omicidio di Natalia Chinni, la 72enne di Gaggio Montano  deceduta il 29 ottobre scorso per una ferita provocata da un fucile calibro 12.

Le indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Bologna hanno consentito di risalire all’identità di una persona, sospettata di aver esploso il colpo che ha ucciso l’anziana.

Raggiunta dalla misura cautelare, la persona indagata è stata sottoposta agli arresti domiciliari.

Ulteriori dettagli saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà in mattinata.

sabato 6 novembre 2021

Omicidio di Gaggio Montano. Si scandagliano ancora le acque de fiume Reno

 Si indaga a fondo alla ricerca di conferme o smentite sui sospetti degli inquirenti sull’unico indagato, il cugino della vittima.


 

I carabinieri e i vigili del fuoco nel letto del fiume Reno lungo un tratto della Porrettana alla ricerca di indizi che, con agli esami dattiloscopici, biologici e balistici, possano chiarire il quadro della situazione e dare agli inquirenti ulteriori elementi a conferma o smentita dei loro sospetti.

La ricerca è finalizzata soprattutto all’individuazione dell'arma del delitto, con tutta probabilità un fucile a cartucce, che gli inquirenti pensano possa essere stato gettato o distrutto proprio nei pressi del ponte che attraversa il corso d'acqua poco prima di Porretta. Il tratto fiume Reno che si vuole scandagliare ha già restituito alcune reperti, bossoli da fucile, sia già utilizzati, sia ancora attivi e in buono stato. E ciò fa presumere di essere sulla pista giusta. Il nuovo sondaggio dei sommozzatori, che interesserà un tratto più lungo del fiume, sonderà in modo più approfondito il sito .

giovedì 4 novembre 2021

Ex insegnante uccisa: trovati bossoli in una delle case dell'indagato

Trovato anche  il fodero di un fucile da caccia e materiale per attività di bracconaggio

Diversi bossoli, alcuni esplosi e altri inesplosi, il fodero di un fucile da caccia e una trappola per la caccia di frodo.

Sono gli oggetti sequestrati oggi dai carabinieri nel corso di alcune perquisizioni in tre abitazioni in uso all'uomo di 72 anni indagato a piede libero, con l'accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, per la morte della cugina Natalia Chinni, l'insegnante in pensione anche lei 72enne uccisa venerdì 29 ottobre a Gaggio Montano.

I militari hanno perquisito nuovamente la casa che si trova accanto a quella della vittima, in località Santa Maria Villiana, inoltre una seconda abitazione in un'altra frazione di Gaggio e un appartamento a Casalecchio di Reno. Gli oggetti, ritrovati dai carabinieri con l'ausilio delle unità cinofile, saranno esaminati e in particolare saranno fatte comparazioni fra questi bossoli e le munizioni trovate due giorni fa nel fiume Reno, nei pressi di un ponte sul quale gli investigatori ipotizzano sia transitato l'indagato il giorno del delitto, oltre che con i pallini rinvenuti sul corpo della vittima durante l'autopsia. Oltre alle tre perquisizioni, durante le quali l'indagato era assistito da uno dei propri legali, i carabinieri hanno svolto un nuovo sopralluogo anche nella casa della donna, per ulteriori accertamenti sulla scena dell'omicidio. (ANSA).

giovedì 1 agosto 2019

Due fermati per l'uomo trovato morto vicino a Tolè. L'accusa è di omicidio



E' stato ucciso Consolato Ingenuo. E' quanto hanno rivelato gli ultimi elementi investigativi


Sarebbero stati in due a causare la morte di Consolato Ingenuo, l'operaio 42enne ( nella foto) trovato senza vita l'altro pomeriggio a Cereglio, frazione di Vergato. I due erano suoi conoscenti con i quali sarebbe scoppiato un litigo sfociato in un pestaggio, sorto per cause ancora non chiarite. A queste conclusioni sono arrivati gli investigatori, che così, all'alba di oggi, hanno fermato due persone con l'accusa di omicidio in concorso aggravato da futili motivi e occultamento di cadavere. Si tratta di due cittadini stranieri di 34 e 50 anni.

L'uomo mancava da casa dalla sera del 29 luglio. A denunciare la scomparsa era stata la ex moglie, impensierita perchè il 42enne, calabrese di San Nicola da Crissa, Vibo Valentia, ma residente in Appennino da tempo, aveva saltato la telefonata serale che era solito fare per salutare la figlia. Avviate le ricerche, Ingenuo è stato trovato dai carabinieri senza vita, nei pressi della strada provinciale 26, tra Cereglio e Tolè. Il corpo giaceva fuori dal guard rail, in una scarpata. Sul cadavere non c'erano ferite compatibili con coltellate o colpi da arma da fuoco, ma diverse ecchimosi che  sono giudicate causate dal pestaggio ipotizzato dagli investigatori.

Proprio stamane era previsto un accertamento sul cadavere per stabilire la causa del decesso, che in principio aveva fatto avanzare parecchi dubbi.
Subito dopo il ritrovamento del corpo, i carabinieri hanno avviato indagini serrate, ascoltando le persone con le quali il 42enne si era intrattenuto la sera della scomparsa. L'uomo era stato al bar del paese. Qui, secondo gli investigatori, aveva avuto un diverbio con dei conoscenti. Poi aveva lasciato il locale. E da quel momento di lui si erano perse le tracce.


Ansa così riporta l'accaduto.

Morto a Vergato, due fermi per omicidio. Decisivo il ritrovamento di un'auto con tracce di sangue

Ci sono due fermi per omicidio in concorso aggravato dai futili motivi e occultamento di cadavere per la morte di Consolato Ingenuo, il 42enne trovato morto ieri pomeriggio in una scarpata in località di Vergato sulle colline di Bologna. Questa mattina all'alba i carabinieri, su disposizione della Procura di Bologna, hanno fermato un 34enne di origine serba e un 50enne romeno.
Secondo quanto ricostruito, i due hanno trascorso l'ultima sera insieme alla vittima. Dell'uomo, operaio, si erano perse le tracce da lunedì sera e a dare l'allarme erano stati l'ex moglie e il fratello della vittima. Fondamentale per le indagini il ritrovamento di un'auto, martedì mattina, a 500-600 metri di distanza da dove si trovava il cadavere. La vettura, da accertamenti, é risultata essere in uso al 34enne e presentava danneggiamenti, per un incidente. Sono state scoperte tracce ematiche anche in prossimità del bagagliaio.



venerdì 12 aprile 2019

Uccide anziana moglie e si suicida

A Zola Predosa- La donna presa a bastonate, l'uomo impiccato

Ha ucciso a bastonate la moglie, affetta da demenza senile, poi si è tolto la vita. L'omicidio-suicidio è avvenuto in mattinata a Zola Predosa. 
 
Dalla prima ricostruzione dei carabinieri l'uomo, Giancarlo Bedocchi di 84 anni, avrebbe colpito a bastonate la moglie Elena Caprio, di un anno più giovane, per poi uccidersi impiccandosi. Il gesto sarebbe riconducibile alle difficoltà nell'assistenza alla donna da parte dell'anziano.

martedì 27 novembre 2018

Novantenne uccide la moglie e si suicida

Lui ha lasciato un biglietto con le scuse, lei gravemente malata

Un uomo di 93 anni avrebbe ucciso la moglie 91enne, gravemente malata, poi si è buttato dalla finestra al terzo piano. E' successo intorno alle 6.30 a Bologna, in via Montefiorino, zona stadio. L'anziano avrebbe lasciato un biglietto in cui chiede scusa per il gesto. E' precipitato su un marciapiede, davanti all'ingresso di un supermercato. Sul posto, la Polizia.

giovedì 27 settembre 2018

OMICIDIO DEL MINORE BALBONI GIUSEPPE A TIOLA DI CASTELLO DI SERRAVALLE


Il Comando Provinciale Carabinieri Bologna precisa:

Effettuata nella giornata odierna, da parte del medico legale, l’autopsia sul corpo del giovane Balboni ucciso da un coetaneo il 17 settembre u.s. e fermato nella nottata di ieri su disposizione della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna.
La stessa ha evidenziato come il succitato sia stato attinto al viso da due colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata, che ne hanno causato la morte pressoché immediata.
Prevista per oggi, giovedì 27 settembre, l’udienza di convalida del fermo.


mercoledì 22 novembre 2017

Individuato l'uccisore di Anna Lisa CACCIARI. E' il marito.


E’ stato il marito, il 69enne VITALI Athos ( nella foto), l’autore dell’omicidio di Anna Lisa CACCIARI , la 65enne rinvenuta senza vita all’interno della sua abitazione di Armarolo di Budrio il 20 novembre scorso. 
 L'uomo è tato fermato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bologna.
E’ stata la locale Procura della Repubblica, nelle persone del Procuratore Capo dott. AMATO e dei Sostituti Procuratori dott.ri CIERI ed ORSI, ad emettere il Decreto di Fermo di Indiziato di Delitto nei confronti del succitato, concordando pienamente con le risultanze investigative dei Carabinieri bolognesi.
Il citato Provvedimento, notificato nel corso della nottata, scaturisce tra l’altro dalla confessione resa dal VITALI apparso in difficoltà dinanzi alle domande degli inquirenti. Lo stesso, in fase di escussione, forniva un quadro coerente con il complesso gravemente indiziario raccolto nei suoi confronti - attraverso lo sviluppo di attività tecniche, analisi di tabulati di traffico telefonico e di filmati di alcuni impianti di videosorveglianza - non riuscendo a fornire, in particolare, valide motivazioni circa alcuni movimenti e contatti asseritamente intrattenuti tra le 07.30 e le 10.00, arco orario di commissione del delitto.
In tale quadro ammetteva le proprie responsabilità, riferendo in merito alla discussione avuta con la consorte, per futili motivi, conclusasi con il tragico epilogo, allorquando la stessa veniva colpita con due fendenti inferti con un coltello da cucina rinvenuto e sottoposto a sequestro.  
Espletate le formalità di rito il fermato è stato tradotto presso la locale Casa Circondariale, a disposizione dell’AG competente. Ulteriori accertamenti tuttora in corso.



Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna

giovedì 19 gennaio 2017

Cacciatore ucciso durante battuta alla volpe. Disposta autopsia, chi ha sparato indagato omicidio colposo.

 Da ANSA

Un cacciatore di 80 anni è stato colpito accidentalmente e ucciso da un compagno di battuta 40enne, nella zona di Zola Predosa, nel Bolognese. E' successo questa mattina presto. I due, entrambi italiani, erano usciti insieme ad altri due cacciatori per una battuta alla volpe. L'anziano è stato colpito alla nuca: l'uomo che ha sparato, sotto choc, ha detto ai Carabinieri che lo interrogavano di aver visto qualcosa muoversi e di aver fatto fuoco, convinto che ci fosse un animale. 

Il Pm Michele Martorelli ha disposto l'autopsia: il cacciatore che ha sparato è indagato per omicidio colposo. Tra gli elementi da approfondire, il tipo di arma di cui era dotato il cacciatore: sembra infatti che il fucile fosse caricato a pallettoni, non consentiti per la caccia alla volpe.


venerdì 13 luglio 2012

Un mistero l'omicidio-suicidio di Lama di Reno

Roberto Rizzi

Ancora avvolte nel mistero le motivazioni del tragico gesto che ha portato ieri mattina Roberto Rizzi  a uccidere con un colpo di pistola la madre ottantottenne e a rivolgere poi l’arma verso sé stesso per suicidarsi.
Gli inquirenti sono al lavoro per cercare di scoprire qualcosa di più nella vita del cinquantasettenne ufficialmente domiciliato a Castel di Casio ma di fatto residente con la madre in una villetta di Lama di Reno nei pressi di Marzabotto.
A parte le accorate dichiarazioni sul triste momento che stava attraversando confidate all’amico che proprio ieri mattina aveva con lui svolto alcuni lavori di giardinaggio e le preoccupazioni sulla salute della madre, cui era profondamente legato, e sulle difficoltà economiche legate al prossimo pagamento dell’IMU particolarmente oneroso, non pare ci fossero problemi tanto gravi da poter giustificare un gesto estremo di tale portata.
L’uomo, a detta dei conoscenti di carattere mite e socievole, da qualche tempo era particolarmente taciturno e scoraggiato tanto da far pensare a un probabile stato depressivo che lo attanagliava. La sua situazione economica pareva del tutto tranquilla: possedeva alcune unità immobiliari di cui una grande casa dove abitava e una ferramenta a Vergato. Proprio queste proprietà sarebbero all’origine della consistente somma che avrebbe dovuto corrispondere all’erario in questo periodo.
Il profondo legame con la anziana madre si era fatto ancora più forte dopo la morte del padre avvenuta una quindicina di anni fa e la esigenza di starle sempre più vicino era aumentata ultimamente per l’accresciuta necessità di assistenza  dovuta all’età.
Un insieme di fattori che, uniti ad un ‘male oscuro’ che toglie ogni aspettativa e ogni attrazione alla vita, possono averlo portato in un tunnel senza via d’uscita.
   

giovedì 12 luglio 2012

Omicidio - suicidio a Lama di Reno di Marzabotto.

Roberto Rizzi protagonista dell'omicidio suicidio.



Questa mattina, intorno alle 9, è accaduto un grave fatto di sangue a Lama di  Reno di Marzabotto.
Un uomo, per motivi ancora non noti, ha ucciso con un colpo di arma da fuoco  la madre e poi ha rivolto la stessa arma contro di se.
A dare l'allarme i vicini, spaventati dai colpi provenienti dalla abitazione  dell'uomo.

Sono intervenuti immediatamente i Carabinieri di Marzabotto, una ambulanza  della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi e l'automedica del 118 di Lama di  Setta ma purtroppo non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di  entrambe le persone coinvolte.

Sono in corso indagini per ricostruire l'esatta dinamica degli eventi.