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mercoledì 10 novembre 2021

Silviero Sansavini è grizzanese

 

E’ stata consegnata l’onorificenza al professore Emerito per gli studi condotti sui frutti antichi tipici. Il sindaco Franco Rubini: “per la nostra comunità è una giornata importante”

di Maria Elena Mele


Il Consiglio Comunale di Grizzana Morandi, con voto all’unanimità, ha consegnato al professore emerito, Silviero Sansavini, la cittadinanza onoraria.

Tra le motivazioni che hanno indotto il Comune a consegnare la cittadinanza al professor Sansavini sono gli studi che lo stesso professore ha svolto, assieme al suo staff, sulla biodiversità presente nel territorio. Silviero Sansavini, infatti, attraverso un percorso molto accurato sono stati riscoperti gli antichi frutti tipici, oramai spesso dimenticati e sono stati studiati, divulgati e valorizzati”. Fra tutti lo studio e la ricerca sulla Mela rosa romana dell’Appennino.

 Alla cerimonia oltre ai consiglieri comunali e alla Giunta di Grizzana Morandi erano presenti anche i familiari del professore, l’ex sindaco, Graziella Leoni, e il presidente del GAL dell’Appennino bolognese, Tiberio Rabboni. 

Franco Rubini, sindaco di Grizzana Morandi, nell’esternare la sua soddisfazione, ha spiegato: “Con lo studio sui frutti antichi e tipici, il professor Silviero Sansavini ha aperto la strada al futuro imprenditoriale dei giovani del nostro territorio. E’ per noi un onore avere tra i nostri concittadini il professor Sansavini che si aggiunge agli altri cittadini onorari come Giorgio Morandi, Colin Eglin e Andrea Emiliani”. Il professor Silviero Sansavini ha dichiarato: “Sono commosso perché è un riconoscimento inatteso, imprevisto che va oltre quello che io ho fatto”. 



venerdì 5 novembre 2021

Il professor Silviero Sansavini è cittadino onorario di Grizzana Morandi

Il 7 novembre, in occasione di Tartufesta, sarà consegnata l’onorificenza al professore Emerito per gli studi condotti sui frutti antichi tipici

 

di Maria Elena Mele

Il comune di Grizzana Morandi consegnerà al professore emerito, Silviero Sansavini ( nella foto), la cittadinanza onoraria e, per l’occasione, si riunirà in seduta straordinaria il Consiglio Comunale. L’evento si svolgerà domenica prossima, 7 novembre alle 10.30, in occasione di Tartufesta 2021: “la sagra dei frutti dimenticati…tutto il buono dell’antico”. 

La scelta della data non è casuale, infatti, il professore Sansavini nella sua lunga e importante carriera di studioso, ha “concentrato le ricerche e gli studi sulla biodiversità presente su questi monti (…). Attraverso un percorso molto accurato  sono stati riscoperti gli antichi 

frutti tipici, oramai spesso dimenticati e

sono stati studiati, divulgati e valorizzati”.

La consegna della cittadinanza onoraria è il momento principe di una giornata che presenta tanti appuntamenti: si inizia alle ore 9.00 con l’apertura del mercatino con i prodotti tipici dell’Appennino e oggetti del passato; la mostra micologica a cura dell’Associazione Micologica Avis Bologna; la mostra frutti antichi a cura del Centro ricerche produzioni vegetali. Dalle ore 12.00, subito dopo la consegna dell’onorificenza, si potranno degustare i piatti tipici del territorio presso i ristoranti locali o i punti vendita. Oltre al tartufo si potranno degustare anche i frutti del bosco come le castagne, caldarroste, le pere osse e vin brulè.

Il pomeriggio proseguirà con la musica e i balli popolari con “Fragole e Tempesta e il Gruppo La Galoppa.

domenica 7 ottobre 2018

C'è un tesoro in un'isola dell'Appennino. Si chiama 'rosa romana'.

La mela rosa romana qui è d'eccezione. Cresce solo in questo habitat ed è il risultato di una felice interazione fra ambiente e genetica. Il potenziale è enorme. Merita il marchio di Rosa Romana Appennino”.
Ne è entusiasticamente sicuro il professor Silviero Sansavini dell'Università di Bologna che dice di aver individuato un 'tesoretto' se non un vero e proprio tesoro che giace dimenticato nell'alta valle del Reno e che staziona con preferenza nel comune di Grizzana Morandi e comuni limitrofi. Reduce dell'ennesima indagine e catalogazione delle diverse specie del frutto che hanno superato il flagello dell'abbandono dell'agricoltura del dopoguerra, il professore riferisce delle piacevoli sorprese che ad ogni appuntamento rileva. Scende poi nello specifico quando gli viene chiesta la ragione per cui i produttori dell'Appennino dovrebbero riprendere la coltivazione della Rosa Romana quando è noto che la produzione appenninica e quantitativamente molto minore rispetto a quella di pianura e le mele, come il resto della produzione agricola, si vendono a peso. “Come già detto, il perimetro che stiamo indagando assicura una produzione di altissima qualità e quindi di forte interesse per il mercato. E' vero che è stata valutata una produzione di soli 150 quintali/ha, contro i 300 della pianura. E' altrettanto vero che i costi di produzione in montagna sono più alti di quelli di pianura. Ma una produzione biologica con interventi di lotta integrata contro i parassiti assicura una tale qualità da giustificare una spesa maggiore alla pesatura. E' una mela diversa dalle altre, è aromatica, cromatica e ha un profumo antico. Le potenzialità commerciali sono concrete. Molti altri esempi dimostrano che il consumatore attento è disposto a una spesa maggiore, se compensata da una qualità superiore del prodotto che acquista”.


Sansavini mostra il 'tesoretto'
Con Sansavini sono all'opera i professori Luca Dondini e Claudio Buscaroli del Dipartimento di scienze e tecnologia agroalimentare: “Stiamo valutando alcune varietà di Rosa Romana di cui si era persa la memoria,” precisano. “Si è scoperto che la coltivazione è presente in questa zona da 2000 anni. E' coeva a Giulio Cesare ed è quindi una produzione antica in Italia, seconda solo a quella della mela Annurca descritta da Plinio.
Qui è una presenza generalizzata, residuo di antiche coltivazioni anche intensive e stiamo studiando le sue qualità dal punto di vista nutrizionale. La si mangia anche cotta ed è ricchissima di antiossidanti.
Il suo rilancio è legato anche al turismo che in 

Appennino sta incrementando. Della 'partita' fa parte anche Cesare Calisti ( a destra nella foto)  del Cosea e alla domanda di cosa c'entri Cosea con la mela Rosa Romana chiarisce che l'ente ha anche il distretto agro alimentare che ha fra le finalità quella di fare sistema nella ricerca dello sviluppo del territorio . Collegare il mondo agricolo con quello industriale al fine di individuare sistemi utili alla produzione e alla lavorazione e tali da migliorare anche la qualità ambientale. Entrando nello specifico ha detto: “Il 30% dei rifiuti viene dall'organico e dal vegetale che oggi sono smaltiti con un costo di 12-13 euro al quintale. Cosea punta all'autosmaltimento con le compostiere la cui produzione di fertilizzanti è poi da collocare in agricoltura ' a km 0'. La valorizzazione della produzione agricola locale assicura questo utilizzo a Km 0 appunto, a costi vantaggiosissimi. Sostenere la produzione locale è quindi anche un sostenere l'ambiente. E' poi entrato ancora di più sulla tematica dei 'prodotti tipici' ricordando che Cosea partecipa al recupero di due fondi agricoli al Campiaro di Giorgio Morandi. I fondi dispongono di 25 ettari che saranno utilizzati con le tecniche di un tempo e con la ripiantumazione dei 'filari' che delimitavano gli appezzamenti coltivati con filari di uva sorretti dal gelso e dall'acero campestre , chiamato 'Opi'.

Brindisi alla 'rosa romana'