mercoledì 6 maggio 2026

Sanità, liste d’attesa e diritti: tra Costituzione e realtà in Emilia-Romagna



Con una risoluzione indirizzata alla Giunta regionale, il consigliere Marco Mastacchi (Rete Civica) torna ad affrontare l’emergenza dei tempi di attesa nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna, proponendo un cambio di paradigma: non più il cittadino costretto a orientarsi da solo nella burocrazia per far valere i propri diritti, ma un sistema che li garantisca automaticamente.

Il riferimento normativo esiste già. Il Decreto-Legge n. 73 del 2024, convertito nella Legge n. 107 del 29 luglio 2024, non è un semplice manifesto d’intenti, ma uno strumento che definisce diritti precisi: rispetto delle classi di priorità con tempi vincolati all’urgenza, obbligo di soluzioni alternative se il servizio pubblico non riesce a erogare la prestazione nei tempi previsti, e invarianza dei costi — con il cittadino tenuto a pagare esclusivamente il ticket, senza oneri aggiuntivi anche in caso di ricorso all’intramoenia o al privato convenzionato.

La proposta di Mastacchi impegna la Regione a introdurre un sistema informatico trasparente che consenta agli utenti di monitorare le liste d’attesa. Non solo: le aziende sanitarie dovrebbero attivare automaticamente percorsi alternativi — come la libera professione o il privato accreditato — quando i tempi massimi vengono superati. L’obiettivo è garantire equità e tempestività nell’accesso alle cure su tutto il territorio regionale, senza costi aggiuntivi per i pazienti.

Le cause del problema, tuttavia, restano strutturali: carenza di personale, riduzione della spesa pubblica e aumento della domanda legato all’invecchiamento della popolazione. In questo contesto, i ritardi finiscono per spingere molti cittadini verso il settore privato o, nei casi peggiori, alla rinuncia alle cure, mettendo in discussione il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, che lo definisce «fondamentale diritto dell’individuo».

Il rischio è quello di una sanità a due velocità: da un lato chi può permettersi prestazioni rapide a pagamento, dall’altro chi resta in attesa o rinuncia. Una frattura che incide direttamente sul principio di uguaglianza e che rappresenta una vera emergenza sociale. Non a caso, anche il Presidente della Repubblica ha richiamato l’attenzione sul tema, sottolineando come i ritardi nell’accesso alle cure non siano solo un problema organizzativo, ma una questione che riguarda la tenuta stessa del sistema democratico e sociale.

La risoluzione punta quindi a un cambiamento concreto: un sistema digitale regionale che renda trasparenti tempi e posizioni in lista, ma soprattutto un meccanismo automatico che sollevi il cittadino dall’onere di reclami e solleciti. Se i termini vengono superati, deve essere l’azienda sanitaria ad attivarsi, indirizzando il paziente verso soluzioni alternative senza aggravio economico.

In questa prospettiva, la gestione delle liste d’attesa non è solo una questione di risorse, ma anche di organizzazione e responsabilità amministrativa. Spostare l’iniziativa dall’utente al sistema significa restituire dignità al paziente e ridurre quella “tassa occulta” fatta di tempo, incertezza e frustrazione, che oggi pesa soprattutto sui più fragili.

Il futuro della sanità regionale si gioca sulla capacità di trasformare diritti formali in prestazioni effettive. Solo quando il sistema sarà in grado di riconoscere e correggere automaticamente i propri ritardi, si potrà affermare che il cittadino è davvero tornato al centro delle politiche sanitarie.

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