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venerdì 17 febbraio 2017

Con quello di Vergato anche L’OSPEDALE DI LOIANO è in equilibrio precario: si ipotizza la sua trasformazione in CASA DI RIPOSO.



Silvia Piccinini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione sul caso del presidio sanitario dell’Appennino bolognese. L'ospedale di Loiano sarebbe messo a repentaglio dal piano di riorganizzazione sanitaria presentata dall’AUSL.


La riorganizzazione che l’AUSL vorrebbe attuare sull’ospedale di Loiano trasformerebbe in un sol colpo uno dei presidi più importanti del nostro Appennino in una semplice casa di riposo. Un’ipotesi che bisogna respingere in tutti i modi perché, oltre ad aumentare i disagi per chi abita in quelle zone, aprirebbe ancor di più la strada al loro costante spopolamento”. Silvia Piccinini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione alla Giunta riguardo al contestatissimo progetto di riorganizzazione ospedaliera messa a punto dall’AUSL di Bologna e che prevede un sostanziale declassamento anche per l’ospedale di Loiano e che in generale sembra avere un unico obiettivo: quello di un risparmio senza tenere in considerazione i bisogni del territorio e dei cittadini. “Il rischio concreto che corriamo è che se dovesse passare questo scellerato piano, il Simiani sarebbe destinato a diventare una semplice casa di riposo – spiega Silvia Piccinini – I pesanti tagli dei posti letto, quelli al personale medico, il ridimensionamento del Punto di Primo Intervento, che non avrà più la possibilità del ricovero ma semplicemente la capacità d’invio dei pazienti presso altre strutture, rappresenterebbero una mazzata mortale per il presidio sanitario che verrebbe così svuotato dei suoi servizi fondamentali”. Per questo nella sua interrogazione la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle chiede alla Giunta di bloccare al più presto il piano ridimensionamento messo a punto dall’AUSL "non solo per Loiano ma anche per tutti gli altri centri dell’Appennino bolognese".

domenica 18 dicembre 2016

Interventi sei giorni su sette e incentivi Il piano per ridurre i tempi dei ricoveri. Le priorità per la Regione sono tumori e protesi d’anca. Stop alla libera professione nei casi critici.


Marco segnala:


Gestione centralizzata dei ricoveri programmati, con informazione in tempo reale ai pazienti e trasparenza dei dati. Sistema di allerta nel caso i tempi oltrepassino le soglie previste. Sale operatorie in funzione per sei giorni alla settimana. Stop della libera professione nel caso di sforamento delle attese nel pubblico. Investimenti ad hoc per aumentare le sedute chirurgiche e incentivi agli operatori sanitari per le prestazioni aggiuntive. Se necessario, acquisto di prestazioni chirurgiche dal privato accreditato per abbattere le attese nei casi più critici. Al via il piano della Regione per abbattere i tempi d’attesa nelle prestazioni di ricovero programmato.

La delibera è pronta, è al vaglio dei sindacati e a gennaio andrà in Giunta per il via libera. Come il 2016 è stato l’anno in cui sono rientrati nella norma i tempi d’attesa per visite ed esami, così il 2017 lo sarà per i ricoveri ospedalieri. È la sfida che viale Aldo Moro lancia alle aziende sanitarie emiliano-romagnole. I ricoveri programmati sono suddivisi in quattro classi: entro 30 giorni per i casi che possono aggravarsi rapidamente (tumori ad esempio),entro 60 gg per i casi gravi ma che non manifestano una tendenza ad evolvere negativamente in tempi rapidi, entro 180 giorni nei casi per i quali l’attesa non si trasforma in un’emergenza ed entro 12 mesi per i casi senza dolore, disfunzioni o disabilità.
Le attese medie, calcolate dalla Regione nel 2016, sono rispettate in tutte le classi eccetto nella seconda, dove i due mesi diventano invece 98 giorni( addirittura 113 in libera professione). Per la Regione i tempi devono essere rispettati non solo nella media, ma ovunque. E il cittadino deve sapere esattamente quanto deve aspettare, e nel caso deve ricevere un’alternativa se i tempi si allungano oltre la soglia. Da qui il piano d’attacco, partito già a metà di quest’anno ma che ora entra nel vivo delle azioni. Intanto ogni azienda sanitaria si deve dotare di un responsabile unico che, come per le liste d’attesa delle prestazioni, controlla costantemente la situazione e interviene nei casi critici. Il monitoraggio avviene attraverso uno strumento centralizzato informatico, Sigla (Sistema integrato gestione liste d’attesa), che ogni azienda deve alimentare con i propri dati. Nel corso dell’anno il 90% dei ricoveri per tumore deve avvenire entro i 30 giorni, il 90% delle protesi d’anca entro 180 giorni e il 90% delle prestazioni oggetto di monitoraggio (ricovero diurno: chemioterapia, coronarografia, biopsia percutanea del fegato, emorroidectomia, riparazione di ernia inguinale; ricovero ordinario: by pass aortocoronarico, angioplastica carotidea, endoarterectomia carotidea, tonsillectomia) entro i tempi previsti dalla classe di urgenza.
Con quali strumenti? Intanto le sale operatorie saranno programmate in funzione della consistenza e criticità delle liste d’attesa e su sei giorni (e non cinque) alla settimana. Se il maggior utilizzo delle sale non è sufficiente, le aziende potranno ricorrere ad accordi con il privato accreditato. Si lavorerà anche sull’appropriatezza dei ricoveri, e in particolare nei centri oncologici l’indicazione chirurgica deve essere valutata dall’intero team multidisciplinare.
Per aumentare le prestazioni di ricovero, la Regione è pronta a convogliare il cosiddetto fondo ex 5% (860 mila euro) e almeno il 30% degli importi dedicati ad riconoscimento di attività aggiuntiva per reclutare medici e infermieri nelle aree più critiche. Se ancora tutto ciò non bastasse è previsto il blocco della libera professione, tendo conto che questa incide per l’1,5% (3.024 ricoveri su 197 mila nel 2015). La speranza in viale Aldo Moro è di vincere la battaglia, come è avvenuto per visite ed esami.


martedì 21 giugno 2016

I sindaci dei comuni del medio Reno: “ Cara Regione, dacci alternative alla riduzione estiva dei servizi ospedalieri a Vergato”.


L'Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese informa:


Graziella Leoni, Massimo Gnudi e Romano Franchi, sindaci rispettivamente di Grizzana Morandi, Vergato e Marzabotto, hanno manifestato tramite una lettera inviata in Regione Emilia-Romagna la loro preoccupazione per la situazione ospedaliera dell'area dell'Appennino bolognese e in particolare dell'ospedale di Vergato.
La missiva, inviata a Sergio Venturi, Assessore alle politiche per la salute, Chiara Gibertoni, Direttore generale AUSL Bologna, Eno Quargnolo, Direttore Distretto Socio-sanitario dell'Appennino bolognese (così ribattezzato di recente, precedentemente era chiamato “Distretto Socio-sanitario di Porretta Terme”) e Marco Mastacchi, presidente del Distretto omonimo, fa riferimento ad alcune decisioni prese in relazione al periodo estivo.
Nelle ultime settimane, fanno notare i sindaci, sono state assunte alcune decisioni in relazione al periodo estivo che va dal 1 giugno al 30 settembre che rischiano di minare pesantemente i servizi ai cittadini: i posti letto sono stati ridotti complessivamente ad un totale di 22, 12 per il reparto di medicina - che è stato dimezzato passando da 24 a 12 - e 10 per il reparto di ortopedia: il tutto in un periodo in cui la popolazione dell'area appenninica, soprattutto anziana, aumenta. Inoltre ai ai medici della medicina interna di Vergato si chiede di farsi carico di alcuni turni di guardia notturna presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Porretta, che vanno ad aggiungersi agli impegni di guardia, di reperibilità notturna, pomeridiana e festiva, presso l’ospedale di Vergato.
I tre sindaci spiegano che “si tratta di decisioni, che al di là delle intenzioni, finiscono per aumentare la percezione di precarietà per il presente e di incertezza per il futuro, sia tra gli operatori sanitari che tra gli utenti”.
Oltre tutto gli amministratori lamentano il fatto che queste decisioni vengano assunte a ridosso dell’avvio di un percorso di confronto che si pone l'obiettivo di portare alla ridefinizione del modello organizzativo dei presidi ospedalieri. Un percorso di riordino dell’assistenza ospedaliera complessiva che dovrà essere proiettato nel medio e lungo periodo.
In un’ottica metropolitana – continua la lettera degli amministratori - ribadiamo la nostra intenzione di ragionare in termini di rete ospedaliera, cioè di rendere sempre più interconnessi tra loro le tre unità ospedaliere presenti sul nostro territorio, cioè gli ospedali di Vergato, Porretta e la Casa di Cura Nobili di Castiglione dei Pepoli, in sinergia con i presidi ospedalieri di eccellenza della città di Bologna”.
Una sanità pubblica regionale che che ci pone ai primi posti in Europa va difesa e preservata, pure nella consapevolezza delle difficoltà complessive in cui si opera: la lettera si conclude infatti con la ferma richiesta da parte degli amministratori di valutare possibili soluzioni alternative.

domenica 15 maggio 2016

119 nuove farmacie, opportunità professionale per 500 persone: 319 i farmacisti titolari, 211 le donne.

Gli sviluppi occupazionali legati all'assegnazione delle sedi varata dalla Regione. 22 saranno farmacie rurali, situate in Comuni o località con meno di 5 mila abitanti

Dal portale della Regione E-R.



Una nuova opportunità professionale per 500 persone319 farmacisti titolari della struttura, di cui 211 donne, e circa 200 fra farmacisti impiegati e altri collaboratori. Questo grazie all’apertura delle prime 119 nuove farmacie in Emilia-Romagna assegnate con un concorso straordinario bandito nel 2013. Nei prossimi sei mesi saranno operative 5 nuove farmacie  nel territorio di Piacenza, 14 a Parma, 27 a Reggio Emilia, 19 a Modena, 21 a Bologna, 3 a Ferrara, 9 a Forlì-Cesena, 10 a Ravenna, 11 a Rimini. Al concorso hanno partecipato 5.740 farmacisti.
Tutta la
 documentazione e gli atti adottati sono online sul portale regionale Salute all'indirizzo  http://salute.regione.emilia-romagna.it.
Una nuova opportunità professionale per 500 persone: 319 farmacisti titolari della struttura, di cui 211 donne, e circa 200 fra farmacisti impiegati e altri collaboratori.
Questo grazie all’apertura delle prime 119 nuove farmacie in Emilia-Romagna, in seguito al provvedimento della Regione (pubblicato sul Bollettino ufficiale - Burert n. 134) che ha chiuso gran parte del concorso straordinario bandito nel 2013. Dunque, nei prossimi 6 mesi ne apriranno 5 a Piacenza, 14 a Parma, 27 a Reggio Emilia, 19 a Modena, 21 a Bologna, 3 a Ferrara, 9 a Forli-Cesena, 10 a Ravenna, 11 a Rimini.
Nell’ottica della valorizzazione del servizio farmaceutico quale presidio sanitario sul territorio, alla base della recente legge 2 del 3 marzo 2016 in materia di organizzazione degli esercizi farmaceutici, le 119 nuove farmacie renderanno ancora più capillare l'assistenza farmaceutica su tutto il territorio regionale, facilitando l’accesso al servizio ai nostri cittadini.
Obbiettivo strategico, inserito nella legge regionale, è di avviare un percorso di ampliamento dei servizi che le farmacie possono erogare, in  collaborazione con le Aziende sanitarie: dei 119 esercizi, 22 sono infatti farmacie rurali, ossia farmacie situate in Comuni o località con meno di 5.000 abitanti.
Inoltre, si favorisce l'accesso alla titolarità delle farmacie da parte di numerosi aspiranti: i farmacisti potevano partecipare al concorso anche in forma associata e tale forma di partecipazione ha ricadute positive in termini di occupazione favorendo l’ingresso di numerosi professionisti nel mercato del lavoro regionale. I farmacisti che entro sei mesi apriranno la 119 farmacie sono in totale 319, di cui 211 femmine, con un’età media degli assegnatari pari a 45 anni.
Tutta la documentazione relativa al concorso e gli atti adottati sono disponibili nella pagina dedicata di ER Salute, il sito web del Servizio sanitario regionale: http://salute.regione.emilia-romagna.it.
Per ulteriori informazioni, si può contattare l’Ufficio relazioni con il pubblico della Regione Emilia-Romagna chiamando il numero 800 662200, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00; il lunedì e il giovedì anche dalle 14.30 alle 16.30, oppure inviando una email a: urp@regione.emilia-romagna.it.



sabato 9 aprile 2016

Fusione dei Comuni: Lega Nord chiede una legge che assicuri il rispetto della volontà popolare.

Il Gruppo consiliare di Lega Nord in Regione ha presentato un progetto di legge sulla 'fusione dei Comuni' che si propone di tutelare la reale volontà dei cittadini e di rispettare la scelta del singolo comune e non della globalità della popolazione. Altrimenti, secondo il gruppo consiliare,  si rischia di sopraffare la volontà di comuni contrari.  

Rivedere la vigente normativa regionale in materia di fusione dei Comuni andando a tutelare il reale volere dei cittadini”, spiega il consigliere regionale della Lega Nord, Daniele Marchetti , " è la finalità del  progetto di legge, che si propone il rispetto della volontà dei cittadini valutati percentualmente in riferimento ad ogni singolo Comune e non nella totalità dei voti dei residenti interessati dall’eventuale fusione. Negli ultimi anni – spiega - abbiamo assistito ad alcune fusioni di Comuni. In alcuni casi il referendum consultivo ha confermato il diffuso consenso della popolazione interessata al processo di fusione; in altri casi, invece, pur raggiungendo la maggioranza assoluta dei consensi, i risultati referendari hanno mostrato come, in alcune realtà, la maggioranza si è espressa in modo negativo. E’ chiaro che  il referendum in questione è di tipo consultivo e che formalmente non impone all’Assemblea Legislativa il rispetto del volere popolare, ma per ovvie ragioni politiche la Regione difficilmente si esprimerebbe in antitesi rispetto al volere popolare. Tuttavia – chiarisce - si sono verificati casi come, ad esempio, la fusione che ha portato alla creazione del comune di Valsamoggia, dove in alcuni dei Comuni interessati, nella fattispecie Bazzano e Savigno, la maggioranza si è espressa in modo negativo circa la fusione. E qui si nasconde il problema. L’Assemblea Legislativa ha, infatti, legiferato in base ai numeri complessivi del referendum. In questo modo, però, i Comuni le cui maggioranze si erano espresse negativamente hanno, di fatto, subito l’imposizione delle maggioranze degli altri comuni interessati”.
Con questo sistema, paradossalmente – sottolinea Marchetti -, un Comune o un gruppo di Comuni potrebbero imporre la fusione con un altro Comune trasformando, nei fatti, un processo di fusione in un’acquisizione coatta. Per questo – chiarisce - anche se la natura prettamente consultiva della consultazione referendaria è costituzionalmente sancita, nulla vieta all’Assemblea Legislativa di introdurre, per mezzo di una legge, ulteriori limiti  al proprio potere discrezionale, dando maggiore peso e rilevanza alle posizioni espresse mediante le consultazioni popolari. Esattamente quello che si chiede invitando la Regione a rafforzare l’autonomia degli Enti locali, e delle relative popolazioni, ampliando gli spazi che l’ordinamento riconosce alla loro libera determinazione”.
Stabilendo che la votazione si intende favorevole in caso di conseguimento, in ogni Comune interessato, della maggioranza dei voti validi favorevolmente espressi, daremo il giusto valore a un referendum che altrimenti, rischia di essere falsato”.


sabato 19 marzo 2016

Mobilità pedonale e sostenibile in due volumi della Regione. Online ‘A piedi e in bici con le amiche e con gli amici’ e ‘Interventi per alimentazione e attività fisica: cosa funziona’

 
Segnalato da ER Ambiente.
 

Mentre ‘Siamo nati per camminare 2016’, la sesta edizione della campagna regionale per promuovere la mobilità sostenibile sui percorsi casa-scuola macina e raccoglie adesioni a pieno ritmo, il Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione presenta due volumi che affrontano i temi della mobilità pedonale e sostenibile.
Il primo ‘A piedi e in bici con le amiche e con gli amici. Come promuovere la mobilita scolastica ciclopedonale nella scuola primaria’ si propone come una guida pratica per interventi di mobilità scolastica. Gli autori, assunti i panni di un ipotetico operatore della salute, raccontano l'avvio di un progetto di promozione dell’attività fisica con bambini e bambine della scuola primaria, seguendo una metodologia di lavoro improntata al modello Precede-Proceed proposto da Lawrence W. Green e Marshall Kreuter: un metodo che, quasi come una bussola, consente di monitorare, orientare, documentare e valutare efficacemente il lavoro svolto. Il testo fornisce suggerimenti operativi e approfondimenti bibliografici, spiega le ragioni delle scelte e racconta dettagliatamente le tappe dell’itinerario progettuale, dalla raccolta dei dati necessari per capire il contesto e le sue problematicità, fino all’implementazione e alla valutazione del progetto. Si comprende così che Precede-Proceed è un modo di pensare, un metodo di lavoro che non nega la complessità, né la enfatizza, ma aiuta a riconoscerla e ad affrontarla con sistematicità, consentendo di promuovere azioni efficaci.
Il secondo è la traduzione del documento OMS ‘What Works’ intitolato ‘Interventi per alimentazione e attività fisica: cosa funziona’. Questo documento propone una rassegna di letteratura sugli interventi efficaci su alimentazione e attività fisica e nel capitolo ‘Politica e ambiente’ si parla anche di mobilità casa scuola mentre nel capitolo ‘Comunità’ di Pedibus. Quali sono i principali interventi che si sono dimostrati efficaci nella promozione dell’attività fisica e di una corretta alimentazione? Quali azioni sono risultate valide nel ridurre il rischio delle malattie croniche correlate a stili di vita non salutari? Per provare a rispondere a queste domande e per offrire a decisori e operatori esempi concreti, evitando la dispersione di risorse in azioni inutili, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2009 ha pubblicato il rapporto ‘Interventions on diet and physical activity: what works’ (in breve “What works”). Il lavoro presentava, in diversi documenti, i risultati di un’indagine fatta sulla base di 395 pubblicazioni scientifiche selezionate dagli autori per la loro correttezza scientifica tra oltre 1700 studi esaminati (937 studi sull’alimentazione e 776 sull’attività fisica). Questa pubblicazione, nata sotto il cappello strategico della ‘Global Styrategy on Diet, Physical Activity and Health’ (Dpas) adottata nel 2004 dall’Assemblea mondiale della sanità, ne fa proprie le linee guida e il mandato: combattere inattività fisica e cattiva alimentazione (principali cause di gran parte delle malattie non trasmissibili che affliggono la popolazione) e seguire obiettivi e strategie comuni. Anche al passare di qualche anno dalla sua pubblicazione, “What works” rimane un documento di particolare interesse per tutti coloro che si occupano di promozione della salute.

mercoledì 9 marzo 2016

Mobilità pedonale e sostenibile, due volumi della Regione. Online ‘A piedi e in bici con le amiche e con gli amici’ e ‘Interventi per alimentazione e attività fisica: cosa funziona’

Da E-R Ambiente



Mentre ‘Siamo nati per camminare 2016’, la sesta edizione della campagna regionale per promuovere la mobilità sostenibile sui percorsi casa-scuola macina e raccoglie adesioni a pieno ritmo, il Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione presenta due volumi che affrontano i temi della mobilità pedonale e sostenibile.
Il primo ‘A piedi e in bici con le amiche e con gli amici. Come promuovere la mobilita scolastica ciclopedonale nella scuola primaria’ si propone come una guida pratica per interventi di mobilità scolastica. Gli autori, assunti i panni di un ipotetico operatore della salute, raccontano l'avvio di un progetto di promozione dell’attività fisica con bambini e bambine della scuola primaria, seguendo una metodologia di lavoro improntata al modello Precede-Proceed proposto da Lawrence W. Green e Marshall Kreuter: un metodo che, quasi come una bussola, consente di monitorare, orientare, documentare e valutare efficacemente il lavoro svolto. Il testo fornisce suggerimenti operativi e approfondimenti bibliografici, spiega le ragioni delle scelte e racconta dettagliatamente le tappe dell’itinerario progettuale, dalla raccolta dei dati necessari per capire il contesto e le sue problematicità, fino all’implementazione e alla valutazione del progetto. Si comprende così che Precede-Proceed è un modo di pensare, un metodo di lavoro che non nega la complessità, né la enfatizza, ma aiuta a riconoscerla e ad affrontarla con sistematicità, consentendo di promuovere azioni efficaci.
Il secondo è la traduzione del documento OMS ‘What Works’ intitolato ‘Interventi per alimentazione e attività fisica: cosa funziona’. Questo documento propone una rassegna di letteratura sugli interventi efficaci su alimentazione e attività fisica e nel capitolo ‘Politica e ambiente’ si parla anche di mobilità casa scuola mentre nel capitolo ‘Comunità’ di Pedibus. Quali sono i principali interventi che si sono dimostrati efficaci nella promozione dell’attività fisica e di una corretta alimentazione? Quali azioni sono risultate valide nel ridurre il rischio delle malattie croniche correlate a stili di vita non salutari? Per provare a rispondere a queste domande e per offrire a decisori e operatori esempi concreti, evitando la dispersione di risorse in azioni inutili, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2009 ha pubblicato il rapporto ‘Interventions on diet and physical activity: what works’ (in breve “What works”). Il lavoro presentava, in diversi documenti, i risultati di un’indagine fatta sulla base di 395 pubblicazioni scientifiche selezionate dagli autori per la loro correttezza scientifica tra oltre 1700 studi esaminati (937 studi sull’alimentazione e 776 sull’attività fisica). Questa pubblicazione, nata sotto il cappello strategico della ‘Global Styrategy on Diet, Physical Activity and Health’ (Dpas) adottata nel 2004 dall’Assemblea mondiale della sanità, ne fa proprie le linee guida e il mandato: combattere inattività fisica e cattiva alimentazione (principali cause di gran parte delle malattie non trasmissibili che affliggono la popolazione) e seguire obiettivi e strategie comuni. Anche al passare di qualche anno dalla sua pubblicazione, “What works” rimane un documento di particolare interesse per tutti coloro che si occupano di promozione della salute.



mercoledì 3 febbraio 2016

CROCEFISSO: LEGA Nord: “IL PD A CASALECCHIO NON LO VUOLE AL CIMITERO, IN REGIONE LO DIFENDE”.


"Se il problema del Comune di Casalecchio è la spesa che dovrebbe sostenere per la croce del cimitero, mi offro volontario per costruirla io stesso, in metallo grezzo e in maniera molto discreta". É la proposta di Mauro Muratori, Consigliere Comunale Lega Nord di Casalecchio, che rimarca così l'importanza del Crocefisso, quale simbolo religioso e culturale. La formazione politica di Muratori non manca poi di allargare il raggio della critica sulla tematica al partito di maggioranza in Regione. "Che il Partito Democratico fosse 'vittima' di una crisi di identità è cosa risaputa. Quello che non sapevamo è che questa crisi ha ormai raggiunto livelli preoccupanti, “ aggiunge infatti Daniele Marchetti, consigliere regionale della Lega Nord in regione Emilia Romagna commentando gli ultimi episodi di Casalecchio in merito alla presenza del Crocefisso all'interno del Cimitero, anche alla luce della discussione di ieri in Regione.
"Il Partito Democratico in Assemblea Regionale - spiega Marchetti - ha proposto e ha votato una risoluzione con cui oltre a dire tutto e il contrario di tutto, afferma chiaramente che 'nei luoghi dove per significato, opportunità e tradizione tali simboli hanno una plurisecolare presenza ne venga garantita in ogni caso la continuità'. Insomma,  per il PD è importante garantire la presenza di questo simbolo che oltre ad essere religioso è anche culturale. Ma allora - attacca Marchetti -, se è così, perché a Casalecchio fanno l’esatto contrario in un luogo, come il cimitero, dove tali simboli hanno una plurisecolare presenza?".

mercoledì 27 gennaio 2016

Kemet di Pontecchio Marconi, contratto di solidarietà per 362 dipendenti.

Da Bologna Today
 
Verso il contratto di solidarietà per 362 dipendenti della Kemet di Sasso Marconi che consente alla azienda di completare gli investimenti previsti. È questo in sintesi quanto emerso dal tavolo regionale sulla Kemet Electronics Italia Srl dove oggi pomeriggio in  Regione, si è ha fatto il punto sulla situazione sullo stabilimento di Pontecchio Marconi.
 
All’incontro – convocato dall’assessore regionale alle Attività produttive,Palma Costi – sono intervenuti la Città Metropolitana di Bologna, il Comune di Sasso Marconi, i rappresentanti  dell’azienda, le rappresentanze sindacali aziendali assistiti da Fim-Cisl e Fiom-Cgil. Al termine dell’incontro è stato siglato un verbale di accordo.
 
«La Regione continua a lavorare, impegnando  risorse e azioni, a sostegno di iniziative volte a mantenere e creare occupazione nel nostro territorio: l'obiettivo generale resta quello di creare le condizioni perché possano consolidarsi e svilupparsi le imprese esistenti ed insediarsi nuove attività. L’accordo raggiunto rappresenta un esempio di buone relazioni tra azienda, una multinazionale, e le parti sociali". Accordo utile – ha sottolineato l’assessore regionale Palma Costi - alla salvaguardia occupazionale e al "sostegno del piano industriale aziendale necessario per affrontare le sfide della competizione futura". È la dimostrazione "che si può dialogare con le multinazionali, si possono trovare accordi nell'interesse dei lavoratori, dell’azienda e del territorio: con responsabilità e condivisione insieme si posso affrontare le difficoltà". Così conclude Costi, probabilmente pensando invece al dialogo complesso in essere con un'altra multinazionale operante sul nostro territorio, la Philips, che non arretra sugli oltre 240 licenziamenti alla Saeco di Gaggio Montano.
 
Nell’Accordo si evidenzia che l’azienda proseguirà con il piano di investimenti prevedendo che una parte di quelli previsti oggi non siano oggi più prioritari in funzione delle variazioni del mercato poiché le nuove tecnologie e le scelte industriali dei clienti finali rendono necessarie successive e costanti rivalutazioni. Per questo Kemet sta esplorando e testando nuove produzioni e ambiti di mercato e entro il mese di maggio 2016 sarà avviata una verifica specifica sui test contestualmente alla presentazione delle linee generali dell’aggiornamento del piano industriale.
"Per accompagnare questo percorso di investimento e sviluppo - dice l'amministrazione regionale - compatibilmente con i tempi tecnici"  è stato firmato con le organizzazioni sindacali nel verbale di accordo per un Contratto di Solidarietà della durata di 12 mesi per un massimo di 362 dipendenti coinvolti. Al termine del Contratto di Solidarietà, e comunque non oltre il novembre 2016, Kemet valuterà la situazione produttiva e di mercato al fine di esaminare l’eventualità di fare ricorso a ulteriori strumenti. Le parti mensilmente esamineranno lo stato di applicazione dell’accordo.

La campagna Come Minimo un Reddito risponde alla Gualmini: “Aspettiamo lo studio di fattibilità sul reddito minimo nella nostra Regione”.


Marco Trotta ha inviato e ne chiede la pubblicazione:

A nome della campagna "Come minimo un reddito" esprimiamo soddisfazione per le parole con cui l'assessore al Welfare Gualmini apre ad una collaborazione di tutti i soggetti interessati per la definizione della misura di sostegno al reddito che la Regione ha intenzione di rendere operativa a partire dal 2016. Registriamo invece con preoccupazione le affermazioni con le quali dichiara che la misura sarà temporanea,  che potrebbe essere rivolta solo a certe categorie di soggetti, come gli anziani e le famiglie con bambini, e che potrebbe andare a sostituire alcune spese sociali (rappresentando una partita di giro). Consapevoli della limitatezza dei fondi disponibili a livello regionale, e sostenitori convinti della necessità di lottare per istituire a livello nazionale una misura universalistica e incondizionata di sostegno al reddito, crediamo comunque che una misura discrezionale e troppo limitata nel tempo possa rivelarsi poco efficace anche come sperimentazione a livello locale.
La campagna “Come minimo un reddito”, grazie allo sforzo di varie realtà (Forum Welfare, AILES, ACT!, Naufragi, TILT Emilia Romagna, TILT Italia e Piazza Grande), ha già portato su questo tema alla costituzione di un intergruppo al quale hanno partecipato vari consiglieri regionali, di maggioranza e opposizione. Durante gli incontri si è iniziato a discutere di possibili criteri e principi per l'erogazione di una misura di reddito minimo, in attesa di disporre di tutte le informazioni (contributi nazionali e accordi tra Governo e Regione) per poter approfondire i nodi della platea dei destinatari e degli importi. A tal proposito chiediamo pubblicamente all'assessore di rendere disponibili a tutte le realtà interessate le informazioni sul tema; in particolare, di diffondere la ricerca elaborata dall'Università di Modena e Reggio Emilia sull'istituzione del reddito minimo garantito e di illustrare le voci del bilancio da poco approvato che andranno a finanziare la misura.


Cogliamo l'occasione anche per invitare tutte le persone interessate all'incontro QUALE REDDITO PER QUALE LAVORO? che si terrà Lunedì 8 febbraio alle ore 17:45 presso la Sala Imbeni di Palazzo d'Accursio, organizzato dal comitato operativo della campagna "Come minimo un reddito", Libera e Làbas.
Discuteremo, assieme a Federico Martelloni, professore di diritto del lavoro, Giuseppe Bronzini, magistrato e socio fondatore di BIN Italia, Maurilio Pirone, attivista di Làbas-Tpo, e Giuseppe De Marzo, referente nazionale della campagna Miseria ladra - Libera, delle trasformazioni del diritto al lavoro e della possibilità di ripensare il welfare affinché sia sistema universale a tutela della dignità della persona e strumento per ridurre le diseguaglianze sociali tramite una nuova modalità di redistribuzione del reddito.

lunedì 16 marzo 2015

E ora la Giunta regionale chieda 'lo stato di calamità naturale'.



Marco ha inviato l’indirizzo in cui si può trovare la risoluzione, approvata dal consiglio regionale alla unanimità, che impegna la Giunta  a richiedere lo stato di calamità naturale  per i disastri provocati dalle nevicate del 5 e 6 febbraio scorso:



Ottenere il riconoscimento dello stato di calamità naturale consentirà ai soggetti colpiti dalla pesante nevicata di ottenere  il risarcimento dei danni subiti dalla sospensione di servizi, verificare l’operato delle società che li erogano coinvolgendo i consumatori e di  prevenire inoltre situazioni di emergenza e di dissesto idrogeologico.
La risoluzione è a  firma dei consiglieri: Montalti, Iotti, Gibertoni, Taruffi, Rontini, Marchetti Francesca, Prodi, Poli, Boschini, Molinari, Zoffoli, Serri, Lori, Mumolo, Rossi Nadia, Pruccoli, Zappaterra, Soncini, Calvano, Ravaioli, Torri, Bagnari, Mori.

Il riconoscimento è attesa da molti e fra questi i castanicoltori dell’Appennino fra i più colpiti dalla pesante nevicata. In alcuni casi i castagneti sono stati portati allo stato di ‘ campi bombardati’. La cultura del marrone, di forte interesse economico e ambientale per le aree appenniche,  ha patito negli ultimi anni forti sofferenze causate da un andamento climatico penalizzante e dall’arrivo della deleteria ‘vespa cinese’. Il flagello ‘neve pesante’ rischia di portare altri abbandoni e scoraggiare ulteriormente i produttori agricoli dell’Appennino. Un aiuto che consenta di riavviare alla produzione i castagneti  è più che necessario.


Marco conclude sottolineando : “Hanno approvato risoluzioni con tanti positivi e buoni propositi. Ora è necessario  che ognuno faccia la sua parte affinchè si possa fare da cassa sa risonanza a Roma e si vigili passo passo il percorso della risoluzione”.

mercoledì 11 marzo 2015

Tagli ai COSTI della POLITICA in Regione. Lega Nord e 5 Stelle cantano vittoria e ne propongono altri.



“E questo È STATO SOLO L’INIZIO”, sostengono i leghisti nell’annunciare un risparmio annuo di 700.000 euro dal taglio dei compensi dei consiglieri approvato dal consiglio regionale.  “C’è ancora tanto da tagliare. Dobbiamo fare di più”, dice il capogruppo leghista Alan Fabbri. “Come fatto in questi giorni, continueremo a proporre tagli agli sprechi. Vogliamo azzerare: la consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, l’associazione degli ex consiglieri, i premi a pioggia ai dirigenti e tagliare drasticamente gli incarichi esterni, le auto blu, i compensi faraonici dei manager pubblici. È partita l’operazione anti-sprechi”.
I risparmi che abbiamo ottenuto e che intendiamo ottenere vogliamo destinarli al lavoro e alla sicurezza”, dice ancora Fabbri, che oggi ha appoggiato la protesta del sindacato delle polizie locali Sulpl, che chiede una riforma, più tutele e maggiori risorse per gli agenti. “Viviamo un’epoca di emergenze: crisi e sicurezza sono ai vertici della lista delle urgenze, ci auguriamo che la maggioranza sappia coglierle e ascolti le nostre proposte”. 


Il Movimento 5 Stelle ha inviato un comunicato dal titolo ‘MICRO CREDITO E LAVORO AL POSTO DEGLI SPRECHI: VITTORIA DEL M5S NELLA NUOVA LEGGE SUI COSTI DELLA POLITICA’.



“La destinazione ad un fondo per il micro credito e alle politiche sul lavoro dei risparmi derivanti dai tagli ai costi della politica è una straordinaria vittoria del M5S in Emilia-Romagna. Siamo riusciti a trasformare gli sprechi della classe politica in nuove opportunità di rilancio e di lavoro per le piccole e medie imprese della nostra regione. Un risultato importante per il Movimento, ottenuto in pochissimo tempo, e che conferma la validità delle nostre proposte contenute nel progetto di legge sui tagli ai costi della politica che presentammo fin dai primi giorni del nostro insediamento”. È  il commento del gruppo assembleare del M5S subito dopo l’ok alle nuove norme sui costi dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Un’approvazione che soddisfa a metà il Movimento 5 Stelle visto che tra le misure adottate non c’è quella sull’abolizione retroattiva del vitalizio.  “Se da un lato il tetto di 5mila euro lordi come indennità di carica per i consiglieri e l’abolizione delle indennità di fine mandato sono punti sui quali non si poteva e doveva prescindere, dall’altro lato sul tema dei vitalizi crediamo si sia persa un’occasione per annullare una volta per tutte uno degli sprechi più lampanti della politica – spiega la capogruppo Giulia Gibertoni - Con il nostro progetto di legge, anche grazie all’abolizione retroattiva del vitalizio, saremmo riusciti a risparmiare qualcosa come 35 milioni di euro invece dei 7,5 proposti dalla maggioranza. Una differenza abissale che si doveva e poteva colmare soprattutto attraverso l’abolizione retroattiva dei vitalizi. Farlo avrebbe rappresentato un gesto di giustizia sociale visto che, come è ormai chiaro a tutti, il vitalizio non può essere assolutamente equiparabile ad una pensione”.
Per limitarne i danni il M5S aveva avanzato una serie di accorgimenti presentando diversi emendamenti al testo, ovvero: decurtazione del 50% del costo devi vitalizi,  innalzamento a 66 anni dell’età per la loro fruizione contro i 60 attuali, divieto di cumulo tra vitalizio e incarichi retribuiti e soprattutto abolizione dei vitalizi per i condannati per mafia o corruzione secondo quanto prevede la legge Severino. Tutte proposte che la maggioranza ha deciso di bocciare. “Con un emendamento last minute, presentato facendo un ‘copia e incolla’ maldestro del nostro, – aggiunge Gibertoni -  il Pd ha previsto la cancellazione del vitalizio solo in caso di condanne per reati di mafia stralciando invece quelli per corruzione previsti dalla legge Severino che avevamo individuato facendo nostro l’appello delle associazioni Libera e Riparte il futuro. Il testo approvato è un passo in avanti in un cammino avviato nella scorsa legislatura dal M5S e che non deve certamente fermarsi qui”.

Sì,  pare veramente che ci sia ancora molta da fare. 
Lo faranno ? Basterà essere vigili ? 
O passata la ‘buriana’ i costi della politica torneranno a crescere.
Chi vivrà vedrà.