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martedì 14 ottobre 2025

A Modena, sterno in titanio per una paziente affetta da carcinoma

È il terzo intervento in Italia, tra i pochi in Europa


Uno sterno in titanio, realizzato con tecnologia di stampa 3D, ha sostituito quasi interamente quello naturale di una paziente di 68 anni affetta da metastasi sternali dovute a un carcinoma ovarico già operato.

L’intervento, della durata di otto ore, è stato eseguito nei giorni scorsi all’Ospedale Civile di Baggiovara (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena) dall’équipe di Chirurgia Toracica diretta da Pier Luigi Filosso, in collaborazione con quella di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva diretta da Massimo Pinelli.

Si tratta del terzo intervento di questo tipo in Italia e di uno dei pochi effettuati in Europa.

Secondo quanto riferisce l’Aou di Modena, l’innovazione risiede nella realizzazione di una protesi in titanio personalizzata, progettata su misura per la paziente sulla base delle immagini radiologiche e dell’estensione della resezione chirurgica necessaria. Il risultato è frutto di una stretta collaborazione multidisciplinare tra diverse specialità mediche.

L’operazione, radicale dal punto di vista oncologico, è riuscita con successo: la paziente ha già ripreso le normali attività quotidiane e proseguirà ora il percorso terapeutico previsto per la sua patologia.

La decisione di intervenire chirurgicamente è stata presa dopo una valutazione congiunta con l’équipe di Oncologia diretta da Massimo Dominici. La pianificazione ha previsto la quasi totale resezione dello sterno, seguita dalla realizzazione della protesi tridimensionale in titanio. Durante l’intervento sono stati rimossi anche il blocco sternale e costale, parte del diaframma, del pericardio e del polmone destro, anch’essi interessati dal processo tumorale.

martedì 9 settembre 2025

Trapianto a cuore fermo: primo intervento in Emilia-Romagna con prelievo fuori regione

 Il cuore è stato prelevato a Livorno e trapiantato con successo al Sant’Orsola di Bologna. Paziente in buone condizioni.



Un cuore fermo da venti minuti è stato prelevato a Livorno e trapiantato con successo al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Si tratta del primo trapianto in Emilia-Romagna da donatore a cuore fermo con prelievo effettuato fuori regione, realizzato grazie al lavoro congiunto di due équipe cardiochirurgiche.

La prima squadra si è recata a Livorno, dove ha ricreato una sala operatoria cardiochirurgica all’interno di un ospedale privo di questa specializzazione, per procedere al prelievo e garantire il trasporto dell’organo. Nel frattempo, a Bologna, la seconda équipe era pronta per l’intervento di trapianto. Il paziente ricevente, riferisce l’ospedale, è in buone condizioni.

«È stato un vero gioco di squadra – sottolinea Davide Pacini, direttore della Cardiochirurgia del Sant’Orsola – che ci ha permesso di valorizzare donatori in ospedali non sede di cardiochirurgia. Portare l’équipe al cuore, anche fuori regione, consente di ottenere performance migliori».

L’operazione ha richiesto la collaborazione dei Centri Regionali di Riferimento Trapianti di Emilia-Romagna e Toscana. La prima équipe era composta da due cardiochirurghi, uno specializzando, un’infermiera strumentista, due perfusionisti e due rianimatori, oltre a strumentazione dedicata e sistemi di supporto come le macchine Ecmo.

«Un’altra vita salvata e un ulteriore passo avanti per la nostra rete trapiantologica – commenta l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi – che si conferma punto di riferimento innovativo a livello nazionale».

La Cardiochirurgia del Sant’Orsola registra una sopravvivenza a cinque anni dal trapianto pari al 79%, a fronte di una media nazionale del 73%.

mercoledì 21 agosto 2024

Ambulatori ai medici di base per presidiare le frazioni decentrate

L’amministrazione comunale di San Benedetto ha messo a disposizione i locali di proprietà pubblica concedendone l’uso gratuito.

 

In tempi di difficoltà nel reperire professionisti sanitari anche nel campo della medicina di base e pediatria, soprattutto nelle frazioni di montagna, nel Comune di San Benedetto Val di Sambro si registra una piacevole controtendenza: ha preso servizio il dottor Romolo Cimini, già presente da anni sul territorio grazie ad un incarico provvisorio che ora viene definitivamente superato da un'assegnazione definitiva, ma sia lui che la collega Dottoressa Rossella Mingozzi riapriranno due importanti ambulatori decentrati: quelli di Ripoli e Madonna dei Fornelli.
La Dottoressa Mingozzi sarà a Ripoli il mercoledì dalle 10 alle 12, mentre il Dottor Cimini, già presente a Pian del Voglio, sarà sempre a Ripoli il lunedì dalle 10.30 alle 11.30 ed a Madonna dei Fornelli il lunedì dalle 15 alle 16 ed il mercoledì dalle 10.30 alle 11.30.
Per agevolare tali attività, l’amministrazione comunale di San Benedetto ha messo a disposizione dei professionisti i locali di proprietà adibiti ad ambulatori concedendone l’uso gratuito.


La scelta - spiega il Sindaco di San Benedetto,  Alessandro Santoni -  ha creato  i presupposti affinché i professionisti potessero decidere di riaprire tali sedi e di trovare nei professionisti la disponibilità che si è effettivamente concretizzata da parte della dottoressa Mingozzi e del dottor Cimini, che ringrazio anche a nome della collettività. Disponibilità che si aggiunge a quelle degli altri medici di medicina generale che operano, oltre che presso l’ambulatorio principale, anche in altre sedi distaccate proprio con l’obiettivo di dare maggiore copertura possibile: il dottor Albini infatti riceve sia a San Benedetto che a Pian del Voglio, così come la dottoressa Fontana. Questa disponibilità è ancora più rilevante in territori particolari come quello di San Benedetto, molto esteso e soprattutto caratterizzato dalla presenza di ben 12 frazioni: anche per questo, la portata di tali disponibilità assume una rilevanza ancora maggiore, di cui siamo davvero tutti molto contenti e soddisfatti”.

sabato 25 maggio 2024

I CAU sono un fallimento

 Marta Evangelisti (FDI): impoveriscono sistema salute territoriale e appesantiscono pronto soccorso


La Capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione scrive:


I dati relativi al funzionamento dei CAU della provincia di Bologna confermano che la riforma dell’emergenza urgenza così come organizzata non può funzionare e appunto non funziona. Intanto si evince come i cittadini non abbiamo nemmeno chiaro quali siano le prestazioni erogate in questi ambulatori, situazione che determina molti trasferimenti ai PS che, giocoforza, non risultano alleggeriti ma addirittura con ingressi in aumento e paradossalmente con meno personale a disposizione. 

Da tenere in considerazione c’è poi anche il rischio di sottovalutazione dei sintomi lasciati all’autodiagnosi e non alla valutazione di un medico. 

È gravissimo che per dare vita a questo modello sia sia intervenuti anche sulla razionalizzazione delle auto mediche e delle ambulanze, che non garantiscono più la copertura dell’intero territorio come prima. 

Ci pare, quindi, che quello creato si traduca semplicemente in  un sistema concorrenziale ai medici di medicina territoriale che potevano essere coinvolti in altro modo e con risultati più significativi. 

Riteniamo che a fronte delle ingenti risorse economiche impiegate e dei risultati ottenuti il progetto si stia rivelando fallimentare e suggeriamo ancora una volta un passo indietro, nell’interesse dei cittadini e di tutti o professionisti medico sanitari chiamato oggi a garantire l’assistenza e le cure anche nelle situazioni di urgenza

 

giovedì 18 gennaio 2024

All’ospedale di Porretta Terme serve dirigente medico della disciplina di ortopedia e traumatologia

 


E’ pubblicato il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un  posto a tempo indeterminato, nel profilo professionale di  ortopedia traumatologia per le esigenze della sede di Porretta Terme.

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata TRAMITE PROCEDURA TELEMATICA connettendosi all’ indirizzo

 https://concorsi-gru.progetto-sole.it/exec/htmls/static/whrpx/login-concorsiweb/pxloginconc_grurer10501.html

e  compilando lo specifico modulo on-line.

Per le informazioni necessarie e per acquisire copia del Bando,  collegarsi al sito internet: www.ausl.bologna.it , nella sezione “bandi di concorso”,  oppure rivolgersi all’indirizzo di posta elettronica selezioni@ausl.bologna.it .

lunedì 25 settembre 2023

Assordante silenzio della Fimmg rispetto le dichiarazioni stampa dei giorni scorsi

CAU come sostituti low cost dei medici di ps e delle cooperative ? 


Comunicato congiunto Snami e Smi Emilia-Romagna: 


Siamo quanto meno perplessi del silenzio assordante serbato dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale che pare rimasta e rimanere inerme rispetto le notizie stampa di questi giorni. Leggiamo infatti di uno stravolgimento dei contenuti del verbale d’ intesa che solo loro hanno sottoscritto con la Regione Emilia-Romagna.

Dalla stampa apprendiamo che : 

“Rizzo Nervo guarda già al 2024 quando sono attesi altri Cau. “Abbiamo anche anticipato la volontà di programmare i Cau negli ospedali Sant'Orsola, Maggiore e Bentivoglio. In quel caso – precisa Rizzo Nervo –, dovrebbero avere un unico triage da cui poi partirebbero i due percorsi differenziati, uno per l'urgenza nel Pronto Soccorso e l'altro per la bassa intensità, per rispondere a quel 70% dell'utenza che viene definita inappropriata, pazienti a cui vengono attribuiti codici bianchi e verdi, e che oggi attendono molte ore, mentre domani avranno i Cau".

(Segnalato da Dubbio)

domenica 3 luglio 2022

Tre milioni di euro di investimenti per migliorare l’assistenza dei bambini con patologie del sistema nervoso centrale.

A beneficiarne la Neuropsichiatria dell’età pediatrica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche (nella sede del Sant’Orsola). Si tratta di un lascito testamentario di un milione e mezzo di euro e altrettanti investiti dalla Regione per tramite del Sant’Orsola.

Comunicato congiunto Azienda USL di Bologna - IRCCS Istituto Scienze Neurologiche e Policlinico di Sant'Orsola IRCCS

Tre milioni di euro di investimenti per migliorare l’assistenza dei bambini con patologie del sistema nervoso centrale. A beneficiarne la Neuropsichiatria dell’età pediatrica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche (nella sede del Sant’Orsola). Si tratta di un lascito testamentario di un milione e mezzo di euro e altrettanti investiti dalla Regione per tramite del Sant’Orsola. 

Un’area di monitoraggio intensivo dell’epilessia a misura di bambino, una piattaforma di telemedicina che metterà in collegamento le strutture dedicate all’età pediatrica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche con l’Ospedale Bellaria, il Sant’Orsola e l’Ospedale Maggiore, una nuova risonanza magnetica dedicata esclusivamente ai reparti pediatrici. Sono alcuni degli interventi che nell’arco di un anno saranno realtà. A rendere tutto questo possibile, un lascito testamentario di quasi un milione e mezzo di euro che una privata cittadina ha voluto destinare al miglioramento delle attività assistenziali della neuropsichiatria infantile. 

A questo si aggiunge un investimento di un milione e 400 mila euro da parte della Regione Emilia-Romagna per tramite del Policlinico Sant’Orsola (fondo articolo 20) per le opere di riqualificazione della Pediatria dell’IRCCS, portando così l’investimento sulla Neuropsichiatria infantile a quasi 3 milioni di euro.  

Tutti i dettagli, sono stati presentati oggi, 30 giugno, nella sede legale dell’Azienda USL di Bologna alla presenza di Paolo Bordon, Direttore Generale dell’Azienda USL e dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, Duccio Maria Cordelli, Direttore della Neuropsichiatria dell’età pediatrica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, Raffaele Donini, Assessore regionale alla sanità, Chiara Gibertoni, Direttore Generale del Policlinico di Sant’Orsola IRCCS, Valentino Di Pisa, Presidente FANEP, associazione a sostegno dei pazienti della Neuropsichiatria Infantile, a cui la donatrice era molto legata. È difatti attraverso l’associazione che la donatrice ha avuto la possibilità di conoscere i professionisti e i reparti dedicati alla Neuropsichiatria infantile, riconoscendone l’eccellenza e decidendo di lasciare un importante contributo che andrà ora a garantire la miglior assistenza possibile ai piccoli pazienti della Neuropsichiatria dell’Età pediatrica.

Gli interventi principali

Creazione di un’area di monitoraggio video-EEG intensivo per i piccoli pazienti con epilessia, a cui sarà destinato un investimento di circa 150 mila euro. Si tratta di un’area dedicata a monitoraggi video-EEG (video-encefalogramma) prolungati, della durata media di 24-48 ore, fondamentali per verificare la candidabilità del bambino alla chirurgia. In alcuni casi selezionati, infatti, quando l’epilessia è farmacoresistente, il paziente può ricorrere all’intervento neurochirurgico che in buona parte dei casi si rivela risolutivo. L’esame è inoltre fondamentale per la diagnostica differenziale delle crisi epilettiche, per l’adeguata modulazione delle terapie in condizioni urgenti (es. stato epilettico non convulsivo, ovvero una crisi epilettica prolungata che si manifesta in assenza di crisi convulsive) per la correlazione anatomo clinica delle epilessie. L’area di monitoraggio verrà creata in due camere di degenza singole, ma la registrazione dei tracciati sarà possibile anche in altre aree del reparto, grazie a un caschetto con elettrodi collegato in modalità wireless al sistema in camera affinché al bambino sia consentita la maggiore libertà di movimento, con possibilità di lasciare la stanza e trascorrere del tempo nell’area giochi del reparto.

Con un investimento di 150 mila euro, sarà realizzata una piattaforma di telemedicina che garantisca uno specialista a disposizione del bambino in tempo reale, anche a distanza, collegando tutti i presidii ospedalieri dell’area metropolitana in cui vengono svolte attività di neuropsichiatria dell’età pediatrica, Policlinico di Sant’Orsola IRCCS, Ospedale Maggiore e IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna: (Ospedale Bellaria). Grazie alla telemedicina sarà possibile l’attività di valutazione di esami neurofisiologici, video-EEG (video-elettroencefalogramma) e monitoraggi EEG, in corso nelle varie sedi e strutture, anche per esempio, nelle terapie intensive. 

950 mila euro, a cui si aggiunge il costo di un milione di euro per lavori di adeguamento a carico del Sant’Orsola, saranno poi investiti nell’acquisizione e installazione della nuova risonanza magnetica all’interno del padiglione pediatrico. La macchina consentirà al bambino di eseguire l’esame rimanendo all’interno del padiglione di ricovero, garantendo maggior confort e sicurezza al piccolo paziente, e tempi di esecuzione più rapidi. La nuova risonanza sarà destinata in particolare a esami neuroradiologici ai bambini seguiti da Neuropsichiatria e Neurochirurgia Pediatrica ma di fatto a disposizione di tutti i pazienti pediatrici che ne avessero bisogno.

Il restante finanziamento sarà utilizzato all’acquisizione di apparecchiature elettromedicali e per l’inizio dei lavori di ammodernamento degli spazi nell’area ambulatoriale dedicata in particolare ai bambini con malattie neurologiche rare, al Centro Hub Neurofibromatosi, alle patologie neurogenetiche, alle epilessie rare e complesse e alla neurochirurgia con creazione di ulteriore ambulatorio. All’area ambulatoriale si aggiunge inoltre un’area dedicata ai colloqui con le famiglie e una sala multifunzionale dedicata ai professionisti.

Verranno inoltre implementate le strutture e acquistate strumentazioni necessarie per le degenze acute dei ragazzi e ragazze con Disturbo della Nutrizione e Alimentazione (DNA) presso il Policlinico di Sant’Orsola oltre che finanziato un progetto di ricerca e cura a favore dei bambini/e e ragazzi/e affetti da DNA in età evolutiva, anche tramite la copertura di un medico a tempo determinato, dedicato alla ricerca e cura di queste patologie, in particolare per quanto riguarda la fase acuta. Potenziare l’intervento di ricerca e cura nei disturbi alimentari dell’età evolutiva è divenuta una priorità, a seguito dell’importante incremento di incidenza e di impatto sociale avvenuto negli ultimi anni.

La Neuropsichiatria dell’Età Pediatrica è una struttura interaziendale afferente all’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB). L’Unità opera su più sedi, principalmente il Policlinico di S. Orsola e l’Ospedale Bellaria, ed è un importante punto di riferimento a livello regionale ed extraregionale per le patologie del sistema nervoso centrale e periferico in età evolutiva (0-18 anni). 

 

mercoledì 9 giugno 2021

Mastacchi: “Assicurarsi che i medici di medicina generale rimangano punti di riferimento”

Nella seduta odierna il capogruppo di RETE CIVICA Marco Mastacchi ( nella foto)  ha presentato una Question Time che affrontava il tema dei corsi di formazione per i medici di medicina generale, obbligatori per ottenere l’idoneità allo svolgimento della professione di medico di medicina generale.


 


di Letizia Rostagno

I medici di medicina generale sono il primo riferimento sanitario per i cittadini, l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale. Per questo la loro presenza capillare sul territorio è di fondamentale importanza. In questi anni invece la figura del medico di famiglia è diventata sempre più marginale e insignificante agli occhi della politica e dei cittadini. Inoltre, una politica poco lungimirante sugli accessi alla Facoltà di Medicina ha fatto sì che a fronte di un consistente numero di medici di famiglia in via di pensionamento non ci sia il rincalzo sufficiente di nuove leve pronte a sostituirli. Una situazione che finisce per oberare di pazienti i medici rimasti e penalizzare il servizio ai cittadini. Ripensare all’organizzazione della sanità territoriale e non, è impossibile senza un ripensamento del ruolo del medico di famiglia. Lo stesso Assessore regionale alle Politiche per la Salute, nonché neo-eletto Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni Raffaele Donini in un’intervista rilasciata il 2 giugno scorso al Quotidiano Sanità così si esprimeva: “In questo momento mi preme di più inserire e valorizzare l’attività dei medici di medicina generale nella medicina del territorio in un’ottica di rete territoriale…… occorre puntare su una sinergia forte fra farmacisti e medici di base, valorizzando la loro professionalità e sfruttando appieno il loro rapporto capillare con l’utenza. La rappresentazione “medico prescrittore-farmacista erogatore” ha finora mortificato ruolo e funzioni di due professionalità che sono snodi essenziali della sanità pubblica. Va superato attraverso un coinvolgimento attivo in un’ottica di front-office del servizio sanitario. Non dobbiamo dimenticare che lo studio del medico di famiglia e la farmacia sono i primi luoghi a cui il paziente fa riferimento.”

Ma il medico, per ottenere l’abilitazione allo svolgimento dell’attività di Medico di Medicina Generale deve seguire un corso triennale di formazione post-laurea. In gran parte dei paesi europei la specializzazione dei medici di medicina generale è demandata alle università che istituiscono lo specifico corso di specializzazione. In Italia invece dagli anni '90 è di pertinenza delle regioni e degli ordini dei medici locali.

Il bando per l’ammissione al corso triennale 2020/2023 si è appena concluso in Emilia-Romagna e l’avvio del corso è programmato per la terza decade del mese di luglio 2021.

La frequenza è obbligatoria e comporta un impegno a tempo pieno, per un totale nel triennio di almeno 4.800 ore. Implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio nel quale si effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che il medico in formazione dedichi a tale formazione pratica e teorica tutta la sua attività professionale per l'intera durata della normale settimana lavorativa e per tutta la durata dell'anno rendendo di fatto e per legge INCOMPATIBILE con il corso ogni altra attività, anche se è previsto che i laureati in medicina e chirurgia abilitati, anche durante la loro iscrizione ai corsi di specializzazione o ai corsi di formazione specifica in medicina generale, possono sostituire a tempo determinato medici di medicina generale convenzionati con il SSN ed essere iscritti negli elenchi della guardia medica notturna e festiva e della guardia medica turistica.

A fronte di un impegno così totalizzante, il medico riceve una borsa di studio di 11.103 euro l’anno, soggetta alle trattenute I.R.P.E.F. e I.R.A.P. ed è tenuto a stipulare a proprie spese una polizza assicurativa per i rischi professionali e gli infortuni connessi all'attività di formazione in base alle condizioni generali stabilite dalla regione.

Nel 2006 un Decreto del Ministro della Salute ha previsto la possibilità che i corsi di formazione possano essere frequentati a tempo pieno o parziale e in questo caso decadono le preclusioni e le incompatibilità presenti in caso di formazione a tempo pieno.

Nel caso la possibilità del corso parziale non sia attivata, il medico con incarichi provvisori – indeterminati e a titolo temporaneo - di assistenza primaria da 1500 pazienti che intenda frequentare il corso, sarà costretto a ridurre il numero dei suoi assistiti a 500 lasciando gli altri 1000 pazienti senza alcun medico di riferimento. Inutile sottolineare che a risentirne saranno i territori più fragili e marginali, come la montagna, che già faticano ad avere la copertura dei posti vacanti, poiché notoriamente meno appetibili per i professionisti. Una situazione questa che si aggraverebbe ancor di più se i medici fossero costretti a ridurre i propri assistiti a soli 500 pazienti, per poter frequentare il corso di formazione.

Attivare il corso a tempo parziale, peraltro già disposto da altre Regioni, significa garantire una continuità assistenziale a un territorio particolarmente fragile e lasciare ai medici la possibilità di effettuare il corso di formazione senza alcuna limitazione nel numero degli assistiti. Garantire i servizi essenziali e dare risposte ai bisogni di una popolazione decentrata e distante dai centri urbani aiuta a migliorare il buon funzionamento anche di altri servizi sanitari, quali ad esempio gli accessi al pronto soccorso, alle consulenze specialistiche, ecc.

Mastacchi Interroga la Giunta regionale per sapere se non ritenga opportuno e importante intervenire, come già disposto in altre Regioni e come previsto dalla normativa nazionale vigente, attivando in tempi brevissimi i corsi di formazione di medicina generale a tempo parziale, a garanzia di una continuità di erogazione dei servizi pubblici essenziali a tutta la popolazione, compresi i territori più fragili e marginali, come la montagna dove spesso permangono posti vacanti data la peculiarità del territorio ed è quindi assolutamente indispensabile mantenere i professionisti che qui già operano.

Soddisfa parzialmente la risposta dell’Assessore Donini che definisce il tema proposto da Mastacchi “strategico” e meritevole di essere affrontato e risolto con una politica più generale che chieda anche allo Stato una maggiore disponibilità di percorsi volti alla medicina del territorio. Rileva però Donini che l’attivazione dei corsi a tempo parziale comporterebbe un’inevitabile estensione dell’intero periodo formativo ben oltre i tre anni, che se da una parte consentirebbe al medico di svolgere anche altre attività lavorative, dall’altro non ne consentirebbe lo svolgimento in forma continuativa dato che in alcuni periodi la formazione rimarrebbe a tempo pieno. Tale opportunità non sembra aver rappresentato per i medici una soluzione ottimale a giudicare dal numero delle richieste per corsi parziali pervenute.

Per quanto riguarda il tema proposto da Mastacchi di come coprire le zone piò carenti, soprattutto quelle montane, è un tema che Donini dichiara aver intenzione di porre al centro della discussione nazionale, confrontandosi anche con i colleghi delle altre regioni.

Mastacchi nel far notare che le analisi vengono sempre fatte sui numeri e che i numeri della montagna sono sempre poco autorevoli rispetto alle zone più popolose, auspica nondimeno che l’interessamento dell’Assessore sia determinante per trovare una soluzione definitiva alle problematiche dei medici di medicina generale in montagna parallelamente a tante altre problematiche sanitarie.


lunedì 16 marzo 2020

Coronavirus, Medicina e Ganzanigo 'zona rossa'

Ordinanza straordinaria della Regione, stop a ingressi e uscite



Il Comune di Medicina e la frazione di Ganzanigo, nel Bolognese, come Codogno e Vo': sono 'zona rossa' per contenere il coronavirus. Da oggi e fino al 3 aprile aumentano le restrizioni in base all'ordinanza n. 36 del 15/3/20 della Regione Emilia-Romagna che dispone il divieto di allontanamento e di accesso per queste zone. "Dobbiamo evitare altri contagi dentro Medicina", dice il sindaco Matteo Montanari, ed evitare l'estensione del "contagio verso la Città metropolitana di Bologna".
Medicina ha poco più di 16mila abitanti ed era già tra i sorvegliati speciali in regione per l'epidemia del coronavirus: nelle scorse settimane era emerso un 'focolaio' in una bocciofila del paese frequentata da anziani. Un caso rimarcato nelle scorse settimane anche dal commissario straordinario Sergio Venturi che aveva segnalato 19 contagiati in un solo giorno tra gli avventori della bocciofila. "Abbiamo capito come il tipo di virus che ha colpito Medicina sia particolarmente aggressivo e contagioso", dice il sindaco. (ANSA)

martedì 18 febbraio 2020

A Bologna prima operazione al mondo con la realtà aumentata.

Il visore è il risultato di un progetto europeo, coordinato dall'Università di Pisa, al quale hanno collaborato scienziati e tecnici di quattro diversi paesi per tre anni.

Successo per la prima operazione chirurgica al mondo guidata dalla realtà aumentata. L'intervento è stato eseguito al S.Orsola di Bologna. A dare la notizia l'Università di Pisa. Il chirurgo indossava un visore speciale, di realtà aumentata all'avanguardia, Vostars. Con il visore il chirurgo ha la possibilità di aggiungere informazioni essenziali sul paziente e di guidarlo durante l'intervento senza usare un monitor esterno. Il Vostars è il frutto di un progetto europeo, coordinato dall'Università di Pisa, che ha coinvolto scienziati e tecnici di quattro diversi paesi, per tre anni.

L'onorevole Carlo Piastra della Lega ha espresso tutta la sua gratitudine per il prestigioso traguardo a ricercatori e agli attuatori di questo progetto che pone la nostra medicina ai vertici mondiali e scrive:

«Il gruppo di lavoro che ha permesso al chirurgo del Sant’Orsola di realizzare con successo il primo intervento grazie all’ausilio della realtà aumentata è il simbolo di un polo ospedaliero che si dimostra di altissima qualità. Complimenti a quanti hanno reso possibile questo risultato».

giovedì 10 ottobre 2019

«Medici come burocrati». È bufera contro l’assessore regionale Venturi

Il responsabile della sanità della giunta regionale: «Certe mansioni vadano a tecnici e infermieri». Ma i camici bianchi lo stroncano. E c’è chi chiede le dimissioni

Dubbio sollecita

L’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi L’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi


«Il medico vuole essere il burocrate, vuole essere lui a fare l’anamnesi ma per quale motivo?». «I medici sono diventati degli impiegati». «Le professioni sanitarie si devono muovere per rivendicare autonomia e nuove responsabilità». «Se ci sono meno medici, a parte le risorse che si liberano, un medico neo assunto costa 70mila euro complessivamente, un infermiere 36mila, se mi vanno via due medici ed io prendo due infermieri o tecnici, sapete quanti soldi che possiamo distribuire ai medici e ai professionisti?». Sono alcune delle frasi dell’intervento che l’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi ha tenuto sabato al congresso nazionale della Fials, la Federazione italiana autonomia locali e sanità, a Riccione. Frasi che ieri sono rimbalzate nei siti, scatenando una gragnola di reazioni inferocite da parte dei sindacati medici. In testa la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (parole «sconcertanti», le ha bollate il presidente Filippo Anelli che ha chiesto al governatore Stefano Bonaccini di intervenire). La Lega in Regione chiede le dimissioni di Venturi. L’unico a difenderlo è il sindacato Fials, organizzatore dell’incontro.
Le polemiche
Quando Venturi mette in discussione ciò che i medici fanno, e potrebbero in futuro non fare più, scoppia la rivoluzione. È successo con la vicenda ultra nota delle ambulanze su cui operano solo infermieri specializzati: l’Ordine dei medici di Bologna ha radiato Venturi, un provvedimento contro cui ci sono due ricorsi e soprattutto un’inchiesta con la richiesta di rinvio a giudizio per i nove medici che hanno votato il provvedimento disciplinare. Nel suo discorso di sabato l’assessore parlava come presidente del Comitato di settore delle Regioni. Toccando un tema a lui caro e non certamente nuovo: la valorizzazione delle professioni sanitarie. E al contempo criticando la burocratizzazione dei medici. «Quando mi sono laureato, i medici andavano a fare le endovenose — ha detto Venturi —, oggi vi fareste mai fare un prelievo da un medico? Tutte le volte io voglio un infermiere». «Come è possibile — ha proseguito Venturi — che in Italia i medici radiologi vogliono fare delle cose che, quando vanno all’estero e vanno a vedere come funzionano gli assetti organizzativi negli ospedali, non le fanno perché si rifiutano di farle. E allora perché in Italia vogliono continuare a farle? Perché non si possono fare i referti delle ecografie da parte dei tecnici di radiologia? Insistete per quello, se volete noi una mano ve la diamo».
Fuoco di fila contro l’assessore
Apriti cielo. «Dimissioni subito! Se un assessore propone di disattendere leggi e regolamenti vigenti è indispensabile che si faccia di lato», dichiara la Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane. Anelli (Fnomceo) si rivolge a Bonaccini: «chiediamo un intervento teso a rasserenare gli animi e a ripristinare il clima di collaborazione compromesso dalle dichiarazioni del suo assessore, smentendo ogni ipotesi di task shifting, di trasferimento di funzioni tra professionisti, e convocando il Tavolo permanente istituito con la Fnomceo». Anaao, Fp Cgil, Cisl medici, Fassid, Federazione veterinari e medici, tutti contro Venturi. Alessandro Vergallo, numero uno dell’Aaroi-Emac, si dice «pronto a scatenare una pubblica campagna mediatica politicamente schierata espressamente contro qualunque partito che metta in dubbio le nostre competenze medico-specialistiche, in primis in vista delle varie elezioni regionali che si svolgeranno nei prossimi mesi», a meno che Venturi non faccia una «marcia indietro immediata». Ma non solo. Alcuni esponenti della categoria medica avrebbero anche segnalato le frasi di Venturi sia all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) sia al comando dei Nas di Roma. L’ipotesi alla base dell’esposto è che le parole di Venturi a favore di una maggior valorizzazione degli infermieri possano costituire un’istigazione all’esercizio abusivo della professione medica.
La precisazione
Venturi cerca di correggere il tiro, rammaricandosi di non essere riuscito a rendere «concetti che penso da sempre». «Se oggi i medici sono costretti, loro malgrado, a dover adempiere anche a compiti amministrativi, spesso soverchianti— spiega — vuol dire che dobbiamo cambiare molto nell’organizzazione del sistema. Ora ci sono le condizioni per cambiare le cose insieme». Per la Fials nel suo discorso «non c’era alcuna polemica o attacco a questa o quella categoria». La sua era una «sottolineatura, anche se con toni alti, sul presente della professione, perché non resti tale e non perda le sue caratteristiche», fatta in qualità di «medico e assessore».

martedì 4 giugno 2019

Osteosarcoma, 14 ore salvano paziente

Dopo 4 mesi in condizioni buone, a Bologna con medici 2 ospedali

Un paziente di 40 anni colpito da osteosarcoma delle parti molli, tumore maligno rarissimo e molto aggressivo, è stato operato a Bologna da un'equipe di chirurghi ortopedici dell'Istituto ortopedico Rizzoli e da cardiochirurghi e chirurghi toracici del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi. Si è trattato, spiegano le due aziende sanitarie, di "un intervento di altissima complessità, l'unica possibilità di salvare il paziente, che presentava un quadro clinico considerato finora inoperabile". L'intervento, che non ha precedenti in Italia, eseguito nelle sale operatorie del Polo cardio-toraco-vascolare del Sant'Orsola, è durato oltre 14 ore. La situazione era aggravata da un trombo che dal braccio, dove era localizzato il tumore, si estendeva fino al cuore e dal fatto il paziente aveva già subito un intervento, non radicale. Quattro mesi dopo, le condizioni risultano buone sia dal punto di vista oncologico che cardiocircolatorio


mercoledì 21 novembre 2018

Sciopero nazionale di 24 ore della dirigenza. Tutti i servizi garantiti dall’Azienda Usl di Bologna

L'Azienda USL di Bologna informa:

Domani, venerdì 23 novembre sciopero nazionale di 24 ore della dirigenza medica, proclamato dalle Organizzazioni Sindacali AAROI EMAC, ANAAO ASSOMED, CIMO, FP CGIL MEDICI, DIRIGENTI SSN, FVM Federazione Veterinari e Medici, FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR), CISL MEDICI, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI, Coordinamento Nazionale e Delle Aree Contrattuali Medica Veterinaria Sanitaria UIL FPL – AREA DIRIGENZA.
Per quanto riguarda l’Azienda Usl di Bologna, lo sciopero interessa la dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa.

L’Azienda USL di Bologna assicura i livelli minimi di attività previsti dall’accordo sindacale in caso di sciopero, in linea con le disposizioni normative di riferimento.

In particolare, oltre all’assistenza di base e alle urgenze, negli Ospedali dell’Azienda Usl di Bologna sono garantite le seguenti attività individuate per aree:
-    Emergenza 118, Centrale Operativa 118, Pronto Soccorso, trasporti sanitari assistiti
-    Terapie Intensive, Rianimazione e attività di Emodinamica
-    Salute Mentale, urgenze psichiatriche nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura, Trattamento Sanitario Obbligatorio, REMS, Cento di Salute Mentale
-    Dialisi, garantiti i trattamenti di emodialisi in tutti i centri Dialisi Ausl
-    Ostetricia - Ginecologica e Assistenza Pediatrica (accettazione urgenze ostetrico-ginecologiche, sala travaglio parto, terapia intensiva neonatale, pronto soccorso pediatrico)
-    Blocchi operatori- Endoscopie, garantite in via prioritaria le prestazioni collegate alle urgenze – emergenze
-    Diagnostica per immagini, assicurate indagini diagnostiche che presentano un carattere di urgenza. Garantite, inoltre, le indagini correlate a percorsi terapeutici oncologici 
-    Riabilitazione Ospedaliera, Fisioterapia e Logopedia presso Ospedale Maggiore, Fisioterapia presso Corte Roncati e Ospedale Bellaria, Fisioterapia e Terapia Occupazionale presso Casa dei Risvegli
-    Day Service Ambulatoriale Area Oncologica, assicurati trattamenti chemioterapici
-    Laboratorio Unico Metropolitano, Anatomia Patologica, Servizio Trasfusionale, Casa del Donatore
-    ISNB (IRCSS), assicurata l’assistenza sanitaria di base in tutte le aree di degenza ordinaria, l’attività di urgenza dei laboratori di neuro fisiopatologia
-    Neuroradiologia ISNB, assicurati interventi di diagnostica neuro radiologica nelle urgenze non differibili
-    Punti prelievo Ospedalieri e Territoriali.  Esecuzione prelievi TAO, urgenze indifferibili (entro 24 ore), controlli terapie, percorsi nascita
-    Assistenza Domiciliare, Esecuzione prelievi, TAO, urgenze indifferibili (entro 24 ore), controlli terapie. Attività terapeutiche ed urgenze non procrastinabili
-    Servizi Dipendenze Patologiche (SERT), garantita la continuità assistenziale nella distribuzione di metadone
-    Sanità Pubblica, garantiti gli interventi e le attività nei casi di urgenza nei servizi di Igiene Pubblica e degli alimenti, Tutela ambienti di lavoro, Veterinario, Funzione Clinico Assistenziale.


giovedì 1 novembre 2018

SCLEROSI MULTIPLA: NO AL DEPOTENZIAMENTO DEL CENTRO IL BeNe DEL BELLARIA

La consigliera regionale Raffaella Sensoli ha presentato una risoluzione per chiedere ad AUSL e Regione di rivedere la collocazione del centro all’interno del Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale (PDTA).

Riceviamo:

No al depotenziamento del centro 'il BeNe' dell'IRCCS Bellaria di Bologna dove, solo nel 2017, sono stati assistiti più di duemila pazienti colpiti da sclerosi multipla e da altre malattie neurologiche rare. È la richiesta contenuta in una risoluzione presentata da Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al futuro del Bellaria Neuroscienze, la struttura autorizzata per la diagnosi e cura delle sindromi riconosciute come malattie neurologiche rare e neuro immuni e per la quale si teme un depotenziamento. “L'unicità di questo centro, oltre che dal suo riconoscimento a livello nazionale ed internazionale grazie alla collaborazione con altri importanti istituti di ricerca, è data dalla piena valorizzazione del concetto di presa in carico multidisciplinare, dalla fortissima riduzione delle liste d'attesa in rapporto alla gravità delle condizioni, dall'esperienza specifica maturata dai professionisti coinvolti, compenetrata da una profonda e costante partecipazione dei pazienti stessi alla vita del centro – spiega Raffaella Sensoli – Di recente però sembra che la definizione del Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale (PDTA) non abbia tenuto conto dell’attività del Centro BeNe, che ha in carico 1300 pazienti, di fatto impedendogli una presa in carico compiuta di questi pazienti  e privandolo della possibilità di accedere  ed erogare farmaci di seconda fascia per la sclerosi multipla”. Un particolare che preoccupa e che attraverso la risoluzione presentata dal M5S ha come obiettivo quello di chiedere alla Regione un impegno concreto. “Visto che la pianificazione ancora non definitiva della riorganizzazione dei servizi dell’AUSL di Bologna permette una riconsiderazione dell’importanza del centro e della necessità di dare continuità assistenziale ai pazienti già presi in carico, chiediamo alla Giunta di intervenire in questo senso – conclude Raffaella Sensoli – innanzitutto riconoscendo ai suoi professionisti medici il ruolo di prescrittori autonomi di farmaci di seconda linea per la Sclerosi Multipla e avviando contestualmente il pieno riconoscimento del Centro il BeNe per le malattie neurologiche rare e neuro immuni”.

venerdì 30 marzo 2018

Idrosadenite suppurativa, visite gratis

Tappa al Sant'Orsola di Bologna campagna di sensibilizzazione

 
Da ANSA

Nuova tappa a Bologna della Campagna nazionale di sensibilizzazione sull'idrosadenite suppurativa "Che nome dai alle tue cisti?", che prevede visite dermatologiche di screening gratuite su prenotazione in tutta Italia.
    Le visite gratuite si terranno sabato 7 Aprile nella Clinica di Dermatologia, Policlinico Sant'Orsola, diretta dalla professoressa Annalisa Patrizi. Chi soffre di Hs potrà usufruire di una visita gratuita, previa prenotazione.
    L'Hs, malattia cronica della pelle, si manifesta con la formazione di cisti e lesioni dolorose nella zona ascellare, inguinale e in altre zone specifiche del corpo. Dal momento che il quadro clinico non è sempre facile da riconoscere, la diagnosi precoce è fondamentale per evitare la progressione verso forme invalidanti.
    Prenotazioni al numero 3928077216 dalle 9 alle 17.


martedì 18 aprile 2017

Un giorno in Emergenza. Sabato 22 aprile l’Open Day della Centrale 118.


ASL Bologna informa:

Un giorno in emergenza tra telefoni bollenti, videowall, sistemi di geolocalizzazione, ambulanze, automediche ed elicotteri. E’ l’Open Day della Centrale 118 dell’Area Omogenea Emilia Est, in programma sabato 22 aprile.
Dalle 10 gli operatori del 118 condurranno i partecipanti in un tour guidato della Centrale, nel corso del quale sarà illustrata la storia del 118, dalle prime ambulanze sul territorio sino al servizio di emergenza sanitaria così come lo conosciamo oggi. Si potrà assistere in diretta al lavoro degli operatori nella grande sala operativa nella quale arrivano le richieste di soccorso. Il tour si concluderà con la visita alla base dell’elisoccorso adiacente alla Centrale. 

Iscrizioni entro il 19 aprile sul sito web dell’Azienda Usl di Bologna, ausl.bologna.it.
La Centrale Operativa 118 Bologna
La Centrale 118 Emilia Est, realizzata nel 2014, serve le province di Bologna, Ferrara e Modena e riceve tutte le chiamate di soccorso provenienti dai tre ambiti territoriali, coordinando l’invio dei mezzi di soccorso nei diversi territori.
Tutte le postazioni contano su una completa integrazione tra i sistemi radio, telefonici e dati, grazie ad un applicativo informatico dedicato. In questo modo l’operatore può interagire con i diversi supporti utilizzando un unico computer ed una unica cuffia microfonica. Gli applicativi colloquiano con i database telefonici e cartografici, rendendo così più sicura la localizzazione di quanti si rivolgono alla Centrale.
L’integrazione dei dati è completata dai flussi informativi da e verso i computer di bordo dei mezzi di soccorso. L’operatore di Centrale può conoscere, quindi, in tempo reale la posizione  e lo stato di tutti i mezzi di soccorso sul territorio, individuando immediatamente quello più vicino al luogo di intervento. Nella sala operativa sono presenti 2 videowall con 4 schermi da 50 pollici affiancati, che compongono un unico schermo di 2 metri per 3. I videowall consentono a tutti gli operatori, nelle diverse postazioni, di visualizzare e scambiare in tempo reale, in una sorta di chat multimediale, informazioni video e applicazioni come, per esempio, le telecamere poste sulle autostrade, e il dettaglio delle attività in corso e i mezzi utilizzati.  

La struttura
La nuova Centrale Operativa 118 occupa una superficie di 1.451 metri quadrati, articolata su due piani.
Al piano terra, di circa 1.000 metri quadrati, si trovano:
la sala operativa per la ricezione e gestione delle emergenze, con 16 postazioni di lavoro;
un locale dedicato alle comunicazioni radio tra la Centrale e i mezzi 118, e di arrivo di tutte le reti telefoniche;
un locale che ospita le centrali informatiche e telefoniche per tutto l’edificio;
uffici con postazioni lavoro;
la sala operativa per le macro-emergenze, con 8 postazioni di lavoro;
due locali dedicati al riposo degli elicotteristi, completi di servizi igienici;
due locali dedicati al riposo dei tecnici di assistenza agli elicotteri, completi di servizi igienici;
un locale per la bonifica delle barelle e dei materiali utilizzati nel corso degli interventi;
due servizi igienici per il personale;
un locale destinato al relax del personale, dotato di cucinetta.

Al primo piano, di circa 450 metri quadrati, si trovano:
due locali destinati agli spogliatoi del personale;
la sottocentrale termica di condizionamento e trattamento dell’aria, il quadro elettrico generale e il sistema di alimentazione elettrico di emergenza;
una sala riunioni/briefing per operatori/equipaggi;
quattro uffici per i coordinatori della Centrale.

L’attività della Centrale 118

La Centrale ha gestito nel 2016 quasi 220.000 emergenze sanitarie, con una media di 850 chiamate di soccorso al giorno e oltre 145 mila trasporti sanitari inter e intra-ospedalieri.
La Centrale coordina, inoltre, gli interventi degli elicotteri dalla basi di Bologna e di Pavullo nel Frignano. Nel 2016 l'elicottero della base di Bologna ha effettuato 806 missioni, mentre quello di Pavullo nel Frignano ne ha realizzate 549.

Gli Open Day dell’Azienda Usl di Bologna
Sono 6 gli Open Day dell’Azienda Usl di Bologna inseriti nel programma del Festival della Scienza Medica, tutti in calendario il 22 aprile. Si può scegliere di osservare le funzioni cerebrali con una Risonanza Magnetica di ultima generazione. O assistere alla simulazione del trattamento endoscopico di una calcolosi del coledoco da parte di una équipe che organizza il proprio lavoro con le tecniche di una squadra di basket. O ancora, dialogare con gli oculisti di educazione ai corretti stili di vita e prevenzione delle principali patologie dell’occhio. Si può scegliere di trascorrere alcune ore all’interno della Centrale 118 di Bologna, una delle più tecnologiche d’Italia, o tra le provette del Laboratorio Unico Metropolitano che si muovono come vagoni ferroviari intelligenti senza alcun intervento del manovratore. O, infine, sperimentare la gestione di una intera casa attraverso un unico telecomando, attivabile con un impercettibile spostamento del capo. Un lungo viaggio tra le tecnologie che ci consentono di vivere più a lungo e meglio, anche quando alcune funzioni sembrano irrimediabilmente compromesse. Nel dettaglio, porte aperte all’Area monumentale Roncati e al Polo multifunzionale per le disabilità Corte Roncati, alla Centrale Operativa 118 Emilia Est, alla Neuroradiologia dell’ISNB, alla Piastra Endoscopica dell’Ospedale Maggiore, al Laboratorio Unico Metropolitano, all’Oculistica dell’Ospedale Maggiore.

Iscrizioni entro il 19 aprile sul sito ausl.bologna.it.


domenica 12 febbraio 2017

International Epilepsy Day, domani, lunedì 13 febbraio, i medici dell’ISNB a disposizione dei cittadini.

Neurologi e Neuropsichiatri Infantili dell’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna ( ISNB), a disposizione dei cittadini per fornire informazioni sull’epilessia degli adulti e dei bambini e sulle possibilità di cura. E’ ciò che accadrà lunedì 13 febbraio, a Bologna, in occasione dell’International Epilepsy Day, organizzato dalla LICE, Lega Italiana Contro l’Epilessia. 
Medici dell’ISNB e volontari dell’AEER, Associazione Epilessia Emilia-Romagna, risponderanno alle domande dei cittadini, dalle 10 alle 12, presso l’atrio dell’Istituto delle Scienze Neurologiche, padiglione G, Ospedale Bellaria.

Bologna ha sviluppato negli ultimi 40 anni una scuola epilettologica di fama internazionale, con un modello assistenziale avanzato basato sui servizi offerti dall’ISNB. L’Azienda Usl di Bologna ha attivato due PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali) dedicati all’assistenza e alla cura dell’epilessia, uno per l’età evolutiva e uno per l’età adulta, per la gestione della malattia e dei bisogni di cura ed assistenza di chi ne soffre dal suo esordio sino alla possibile fase di cronicità.
Sono tre i Centri per la diagnosi e cura dell’epilessia presenti all’ISNB, due per l’età adulta, diretti rispettivamente da Paolo Tinuper e Roberto Michelucci, e uno per l’età evolutiva, diretto da Antonella Boni, integrati funzionalmente all’interno di un programma specifico.

Chi soffre di epilessia in caso di crisi acuta, dopo una prima valutazione e stabilizzazione presso uno dei Pronto Soccorso dell’Azienda, viene preso in carico dagli specialisti dell’ISNB per sottoporsi ad esami diagnostici più approfonditi in ambito neurofisiologico, neuroradiologico e genetico, e ricevere le terapie farmacologiche del caso. All’ISNB accedono anche pazienti in condizioni di non urgenza inviati dai medici di famiglia e dai pediatri di libera scelta, o da altri neurologi, per le valutazioni di secondo livello. Sono oltre 4.000 le persone provenienti da tutta Italia che ogni anno effettuano visite presso l’ISNB, ed eseguono circa 5.000 esami diagnostici e oltre 200 ricoveri.

Presso l’ISNB è presente, inoltre, il Centro di riferimento regionale per la chirurgia dell’epilessia, che può contare su un team dedicato, composto da epilettologi, neurologi, neuropsichiatri infantili, neurofisiologi, neuropsicologi, neurochirurghi e neuroradiologi, che individua i pazienti candidabili all’intervento chirurgico. Presso il Centro è possibile effettuare, tra l’altro,  il monitoraggio video-elettroencefalografico a lungo termine (UMIE).

Cos’è l’epilessia
Col termine epilessia si indica un gruppo di disturbi del cervello caratterizzati dal ripetersi di crisi epilettiche, cioè episodi improvvisi di disfunzione neurologica con una ampia varietà di manifestazioni cliniche (per esempio crisi convulsive, che interessano tutto il corpo, o scosse o tremiti concentrati, invece, su parti specifiche).
Le epilessie sono patologie frequenti, che colpiscono quasi un italiano su 100, per un totale di 500.000 persone affette e 30.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. Si manifestano soprattutto in età infantile o avanzata, anche se possono manifestarsi in ogni periodo della vita. Le cause sono molteplici, e cambiano in relazione all’età. Una origine genetica è riconosciuta nel 40% dei casi, ma una qualche predisposizione è presente anche nelle forme collegate a cause strutturali, come malformazioni della corteccia cerebrale, traumi, tumori, infezioni, lesioni vascolari.
Nella maggioranza dei pazienti con epilessia la diagnosi può essere fatta con una anamnesi dettagliata e un esame diagnostico (Elettroencefalogramma e Risonanza Magnetica Cerebrale). In alcuni pazienti, per i quali la diagnosi clinica è poco chiara o che richiedono una localizzazione precisa della zona dalla quale si scatena la crisi (ad esempio, in caso di trattamento chirurgico), è necessario registrare le crisi attraverso un monitoraggio video-EEG.  Una adeguata e tempestiva terapia farmacologica, prolungata nel tempo, consente a più del 70% dei pazienti con epilessia di non subire più crisi, mentre circa il 30% non risponde ad alcun tipo di terapia. In questi casi deve essere preso in considerazione l’intervento chirurgico, che consiste nella eliminazione dell’area cerebrale dalla quale hanno origine le crisi. La terapia chirurgica è praticabile, tuttavia, solo in una minoranza di casi. Nei casi inoperabili possono essere prese in considerazione terapie alternative come la chirurgia di disconnessione, la stimolazione del nervo vago o la dieta chetogenica.
La ricerca sull’epilessia è particolarmente attiva, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi farmaci, di tecniche chirurgiche in grado di impedire la progressione verso epilessie croniche gravi e nella definizione del ruolo dei geni nelle epilessie a causa sconosciuta e nella farmaco-resistenza.

venerdì 27 gennaio 2017

Il risiko dei reparti e dei letti. Ecco il piano che agita i Comuni. A Bologna previsti 195 posti in meno. Bellaria super-specializzato, via cardio e medicina generale.

Inviato da un lettore.


Saranno in tutto 195 i posti letto ridotti quest’anno negli ospedali bolognesi, che si sommano ai 500 già eliminati o riconvertiti negli anni scorsi: un’operazione ritenuta necessaria per permettere al capoluogo di adeguarsi alle linee guida della Regione e allo standard di 3,7 posti per mille abitanti.

L’intervento è stato annunciato in primavera ma ora i dettagli di questa corposa riorganizzazione sono finiti in un documento di oltre 60 pagine che in questi giorni la Conferenza territoriale socio sanitaria sta illustrando ai distretti sanitari. Non senza preoccupazione da parte di alcuni sindaci. I cambiamenti più importanti riguardano Bologna, in particolare l’ospedale Bellaria, oltre a Vergato il cui Pronto soccorso si ridurrà a un Punto di primo intervento. Si tratta di una bozza e non di scelte definitive, come ha spiegato il presidente della Conferenza, l’assessore comunale alla Sanità Luca Rizzo Nervo.

Dalla lettura della bozza si capisce però come cambierà l’offerta socio sanitaria in città e nell’area metropolitana, secondo una riorganizzazione che prevede il passaggio dei posti letto dal regime di ricovero a quello ambulatoriale. Per l’Ausl di Bologna, che non vuole sentire parlare di tagli, senza impatti sul cittadino. Vediamo nel dettaglio cosa potrebbe accadere in città. Il nuovo riassetto porterà a una riduzione di 84 posti letto per l’Ausl e quindi per l’ospedale Maggiore e per il Bellaria; 92 posti in meno per il Sant’Orsola e altri 19 per l’Istituto Ortopedico Rizzoli (altri 30 posti riguarderanno l’Ausl di Imola). 

A leggere bene il piano di riorganizzazione è chiaro però che molte novità saranno in capo al Bellaria, sempre più incentrato sulle attività dell’Istituto delle scienze neurologiche, che vedrà spostarsi la sua Cardiologia al Sant’Orsola, «per potenziarne la vocazione riabilitativa», mentre la Medicina interna sarà ricollocata al Maggiore, «per evitare il trasferimento dei pazienti dal Pronto soccorso». La Pneumologia sarà ridisegnata «in senso riabilitativo», si legge nel documento, lasciando al Bellaria il percorso per i pazienti affetti da Sla. E pure l’Oncologia vedrà un passaggio dell’attività di ricovero dal regime di day hospital a quello ambulatoriale.
Il piano arriva anche a simulare la riduzione futura dei posti letto per tutta l’Ausl di Bologna fino a 123 unità in meno, che dovrebbero incidere maggiormente sulla Medicina interna (-30), sulla Lungodegenza (-27), sull’Oncologia (-38) e sulla Medicina d’urgenza ( -24) ; meno sul la Ginecologia (-5) e sulla Chirurgia (-5). A fronte di questa rivoluzione, un ruolo importante è in mano alle Case della salute. Anche se al momento in città otto su dieci sono nei distretti periferici, una è di tipologia «grande», tutte ospitano le specialistiche di base ma coprono solo un quinto della popolazione. «Da questi dati elementari si ricava l’impressione che il percorso per rendere le Case della salute il punto di riferimento primario, per quanto avviato, richieda ancora molto lavoro», si legge. I motivi sono diversi: il prestigio degli ospedali bolognesi, la competizione interna tra professionisti pubblici e privati, la tendenza della popolazione a scegliersi in autonomia il medico specialista. L’idea quindi che si fa avanti è di far diventare la Casa della salute un «centro di responsabilità dei livelli di assistenza», in grado di supportare i distretti sanitari, individuare le reti professionali necessarie, fare attività di promozione e prevenzione sul territorio.

A rafforzare questa rete, c’è l’idea di utilizzare il padiglione Tinozzi del Bellaria, al pari del Palagi del Sant’Orsola, per accogliere servizi territoriali. Più in generale, il piano prevede riassetti per tutta l’area metropolitana. Il Maggiore, il Sant’Orsola assieme all’ospedale di Bentivoglio, saranno le sedi di terapia intensiva post operatoria, dove si concentreranno le urgenze di chirurgia generale ed urologiche e gli interventi di medio alta complessità.

Le strutture ospedaliere di San Giovanni in Persiceto e Bazzano saranno pensate per le attività di complessità medio bassa, mentre Porretta gestirà le urgenze di chirurgia generale e gli interventi di media complessità. 

A Vergato è prevista la chiusura del Pronto soccorso e la struttura diventerà un Punto di primo intervento con la presenza per metà giornata di personale medico con competenze in ambito di urgenze.

sabato 19 novembre 2016

Diagnosi e trattamento multidisciplinare della narcolessia. Verso il registro nazionale della narcolessia e delle ipersonnie. Il punto a Bologna, all’ISNB.

ASL informa:

Parte oggi all’ISNB (Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna) una due giorni per fare il punto sulla costituzione del primo registro nazionale della narcolessia, alla quale partecipano neurologi e neuroscienziati da tutta Italia.

Il progetto per la realizzazione del registro, d’intesa con la Regione Emilia- Romagna, vede l’ISNB centro di riferimento internazionale per lo studio della narcolessia, con oltre 500 pazienti seguiti, la maggiore casistica al livello europeo.

Tre i temi centrali della due giorni bolognese: la definizione della cornice normativa per il  registro, approccio e strumenti metodologici, e la sua possibile estensione extra-regionale.

La costituzione di un registro per le narcolessie consentirà, oltre ad una più efficace sorveglianza della malattia, anche il supporto alla programmazione omogenea degli interventi diagnostico-terapeutico-assistenziali. Attraverso il registro si potranno ottenere informazioni epidemiologiche utili ad individuare con precisione le dimensioni del bacino di utenza della patologia, a supportare la ricerca clinica e a promuovere il confronto tra operatori sanitari per l’affinamento dei criteri diagnostici.
Il Centro per lo studio del sonno dell’ISNB, riferimento internazionale per la narcolessia
Il Centro per lo studio sul sonno, all’interno dell’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, è stato fondato nel 1969 dal professore Elio Lugaresi, riconosciuto a livello internazionale come uno dei padri fondatori della Medicina del sonno. Il Centro, primo in Europa e tra i primi al mondo ad essersi occupato di questi temi, è riferimento internazionale per tutti i disturbi del sonno e, in particolare, per quelli motori, che caratterizzano spesso malattie neurodegenerative come il Parkinson e la Narcolessia. Presso il Centro sono seguiti ogni anno circa 700 nuovi pazienti.
È recente la scoperta da parte dei ricercatori del Centro, guidati da Giuseppe Plazzi, di una particolare forma di narcolessia, quella autosomica dominante, per la quale sino allo scorso anno non esisteva la diagnosi.
Il Centro del Sonno dispone della maggior casistica europea, ed è primo nel continente per pubblicazioni sul tema, terzo al livello mondiale dopo Stanford e Harvard.

La narcolessia è una malattia neurologica caratterizzata dall’incapacità del cervello di controllare i ritmi sonno-veglia. Il sintomo più comune è il disturbo del sonno notturno, con conseguenti problemi di memoria diurna, mentre il più eclatante è la cataplessia, che porta alla perdita improvvisa del tono muscolare. Nei bambini, in particolare, la narcolessia causa la perdita della capacità di concentrazione e problemi di apprendimento.
La narcolessia sembra causata da una combinazione di problemi genetici e di fattori di rischio come quelli ambientali. Tuttavia i meccanismi che portano al suo sorgere e manifestarsi rimangono ancora incerti. L’ipotesi per ora più condivisa è che in buona parte essa sia causata dalla carenza nell’ipotalmo di ipocretina, il neurotrasmettitore che coordina la veglia fisiologica, l’attenzione e l’attività motoria. La sua carenza è documentata soprattutto in chi soffre di cataplessia e si accompagna alla morte selettiva dei neuroni che si occupano della produzione dell’ipocretina, associandosi in qualche modo a malattie degenerative come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer.