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lunedì 12 gennaio 2026

Masterplan Castagno: le proposte di UNCEM e le nuove linee di azione per le montagne italiane

 


 Richiesto da Dubbio: 

Dieci anni fa, il 5 dicembre 2015, UNCEM – Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani – insieme a IPLA, all’Università di Torino e al Centro Nazionale di Castanicoltura, lanciava il primo Masterplan Castagno, un documento strategico pensato per rilanciare una delle colture simbolo delle aree montane italiane.

A distanza di un decennio, molte di quelle intuizioni si confermano attuali e vengono oggi rilanciate e rafforzate. Il percorso avviato nel 2015, infatti, non si è mai interrotto: nel tempo è cresciuto, si è arricchito di esperienze, dati, pratiche territoriali e nuove consapevolezze, fino a delineare un piano rinnovato, capace di guardare al futuro con maggiore incisività.

Il nuovo Masterplan Castagno si inserisce in un contesto profondamente mutato, segnato dalla crisi climatica, dallo spopolamento delle aree interne e dalla necessità di ripensare i modelli di sviluppo delle montagne italiane. In questo quadro, il castagno torna a essere un elemento strategico: non solo risorsa produttiva, ma vero e proprio vettore di protezione ambientale, presidio del territorio, strumento di adattamento climatico e di economia locale sostenibile.

Per UNCEM, il castagno rappresenta uno snodo centrale delle politiche per la montagna. La montagna è, prima di tutto, agricoltura e gestione forestale attiva: due dimensioni inscindibili che garantiscono cura del paesaggio, sicurezza idrogeologica, biodiversità e opportunità di lavoro. Investire sul castagno significa quindi investire su comunità, filiere locali, conoscenze tradizionali e innovazione.

Le nuove linee di azione del Masterplan puntano a integrare tutela e produzione, rafforzare la ricerca, sostenere i castanicoltori, valorizzare i prodotti e riconoscere al castagneto un ruolo chiave nelle strategie nazionali per le aree montane. Un impegno che guarda alle radici, ma con uno sguardo lucido e concreto rivolto al futuro delle montagne italiane.

Ripartiamo da qui.

·          UNCEM Masterplan Castagno 11-12-2025 2 MB

 

domenica 12 novembre 2023

UNCEM incontra i parlamentari eletti in Emilia-Romagna

Presentato un documento con le istanze della montagna per la Legge di Bilancio. 

Dubbio invia: 

UNCEM Emilia-Romagna incontra i parlamentari eletti nella regione. Lo fa in una riunione online con il presidente Giovanni Battista Pasini, i componenti della Giunta e alcuni sindaci dei Comuni montani. L’occasione è quella della presentazione del nuovo documento elaborato dalla stessa delegazione UNCEM intitolato “Contrastare lo spopolamento della montagna, stimolare il suo rilancio”.

Un momento di confronto importante, che fa seguito all’incontro svoltosi un anno fa, a seguito dell’insediamento del nuovo Parlamento, dedicato alle problematiche delle aree appenniniche. L’invito di UNCEM, anche questa volta, è stato motivato dalla richiesta a deputati e senatori di farsi interpreti - a prescindere dall’appartenenza politica - delle istanze delle aree montane, in particolare in questo momento, quando è in corso l’approvazione della nuova Legge di Bilancio.

Il presidente Pasini, nella sua introduzione, ha fatto riferimento al fatto che UNCEM è consapevole delle difficoltà date dalla complicata congiuntura che Governo e Parlamento devono affrontare, ma la richiesta è quella di un’attenzione maggiore alla montagna, che, pur occupando più della metà del territorio nazionale, è abitata soltanto dal 10% della popolazione. Un’attenzione che si traduca in interventi non assistenziali, ma di valorizzazione e tutela del tessuto socio-economico dei territori montani, negli ultimi decenni fortemente impoverito.

Il documento elaborato da UNCEM, già inviato preventivamente ai parlamentari, diffuso presso i Comuni e le Unioni Montane all’indomani della sua approvazione, e indirizzato alla condivisione con l’UNCEM nazionale, è articolato in sei punti che trattano gli ambiti più sensibili e critici sui quali occorre intervenire per contrastare lo spopolamento, quali il mantenimento dei servizi, gli svantaggi fiscali per le imprese, le sperequazioni a danno degli Enti locali, le nuove opportunità di reddito per i cittadini, il divario digitale e la qualità territoriale-ambientale. Pasini ha fatto una rapida illustrazione del documento, a cui hanno fatto seguito i contributi dei parlamentari intervenuti, dai quali è venuta una sostanziale ed unanime condivisione dei contenuti. Le differenze sono emerse quando si è entrati nel dettaglio della Legge di Bilancio, dove alcuni ravvisano gravi carenze sugli interventi a beneficio della montagna, mentre altri pongono l’accento sulla scarsità delle risorse economiche a disposizione, indicando nel nuovo disegno di Legge sulla Montagna (recentemente approvato in Consiglio dei Ministri) l’ambito nel quale questi interventi sono previsti. Occorrerà poi capire - viene ancora detto dai primi - su quante risorse questa nuova legge potrà contare, visto che la stessa impostazione pare orientata al risparmio, come nel caso della riclassificazione dei Comuni montani, destinata a ridurne il numero.

Comunque, pur nelle differenti visioni, tutti i partecipanti all’incontro hanno confermato la necessità di un’attenzione maggiore alle problematiche della montagna. E se gli esponenti della maggioranza si sono detti disponibili a mantenere aperto il confronto in Parlamento, quelli dell’opposizione sono pronti a presentare emendamenti, anche in forma unitaria, in aula per modificare, per quanto possibile, la stesura della Legge di Bilancio.

Il presidente Pasini, nelle conclusioni, si è augurato che gli emendamenti siano “bipartisan” e ha voluto rimarcare il fatto che nel documento UNCEM non ci sono rivendicazioni di risorse o contributi, ma solo richieste affinché si creino le condizioni per mantenere i residenti e per favorire investimenti in montagna. Cita come esempio l’IMU, su cui UNCEM non chiede sconti, ma solo che venga lasciata ai Comuni. Non rinuncia, in chiusura, a ricordare la Legge sulla Montagna n. 97 approvata dal Parlamento nel lontano 1994: la migliore di tutte, secondo Pasini, ancora attuale nonostante i trent’anni passati, ma purtroppo in larga parte inattuata. 

mercoledì 3 giugno 2020

Corte dei Conti, no allo smantellamento dei piccoli ospedali

Uncem: finalmente il monito che aspettavamo. da dieci anni uncem si oppone alla riduzione dei servizi e alle concentrazioni urbane


Una adeguata rete di assistenza sanitaria sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo”. Lo scrive la Corte dei Conti in un approfondimento sulla sanità contenuto nell’ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica. “Ed è quello che Uncem ripete da almeno dieci anni – evidenzia il Presidente nazionale dell’Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, Marco Bussone, accogliendo positivamente quanto scritto nel report – Viene data ragione a centinaia di Amministratori che si sono opposti alle chiusure di ospedali e alla riduzione dei servizi nelle valli alpine e appenniniche. Ricordiamo bene quanto il past president Enrico Borghi, con il vicepresidente Ugo Parolo (oggi alla guida dell’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna) hanno evidenziato in molte occasioni, provando con la Strategia nazionale Aree interne a modificare parametri non adeguati, previsti per standard ospedalieri e di altri servizi. La montagna ha bisogno di numeri peculiari, riconosciuti e riconoscibili. Lo abbiamo sempre detto che nelle valli occorre dare risposte alle esigenze delle comunità con ospedali efficienti, soccorso in emergenza efficace, piani delle cronicità che facciano leva su una fitta rete di medici di base, oggi troppo carente”.
L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto. Una attenzione a questi temi – scrive ancora la Corte dei Conti – si è vista nell’ultima legge di bilancio con la previsione di fondi per l’acquisto di attrezzature per gli ambulatori di medicina generale, ma dovrà essere comunque implementata superata la crisi, così come risorse saranno necessarie per gli investimenti diretti a riportare le strutture sanitarie ad efficienza”.
Quello della Corte è un monito che è fondamentale anche per attuare il Decreto Calabria ove afferma che si possono dare incentivi ai medici di base che restano con i loro studi sui territori – aggiunge Marco Bussone – Perchè, sempre citando la Corte, la concentrazione delle cure nei grandi ospedali verificatasi negli ultimi anni e il conseguente impoverimento del sistema di assistenza sul territorio, divenuto sempre meno efficace, ha lasciato la popolazione italiana senza protezioni adeguate di fronte all’emergenza Covid. Uncem e i Sindaci avevano, hanno ragione. Ora lavoriamo con le Istituzioni, come detto qualche giorno fa con il Ministro Boccia, per rivedere i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie alla luce di covid e definire percorsi che facciano sentire tutti sicuri, con le adeguate cure, all’interno di opportuni piani regionali coordinati con il Ministero della Salute. Servono le reti. Perché la crisi, spiega la Corte, ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte del forte sforzo operato per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di appropriatezza nell’utilizzo delle strutture di ricovero”.