sabato 29 agosto 2015

Uniti per Cambiare Marzabotto non vuole ospitare altri rifugiati che chiama severamente ‘migranti clandestini’.




Il gruppo consiliare Uniti per Cambiare Marzabotto scrive:
Abbiamo richiesto la convocazione urgente di un consiglio comunale  per affrontare e dibattere la proposta di  un ampliamento di posti dove accogliere ‘ migranti clandestini’ e per negare tale possibilità.

 Marzabotto ne ospita 12 (6 di ns competenza e 6 del comune di Monzuno) e,  dopo i gravi episodi che hanno comportato  un ordine di allontanamento della Prefettura per 4 di loro,  crediamo non possa accettarne nemmeno uno in più.

Non si tratta di intolleranza o assenza del senso di integrazione. Crediamo che ormai per loro la speranza di trovare in Italia un paese  in cui iniziare una vita di agi  sia ormai un  sogno infranto. Come possiamo pensare di poter ospitare altre persone che approdano sulle nostre coste con il miraggio di una vita migliore che si rivela inevitabilmente come inganno. 
Crediamo che i comuni con le proprie amministrazioni debbano porre un freno e non permettere che vengano individuati ulteriori alloggi (nemmeno con i privati) da parte della cooperativa che li gestisce. Forse qualcuno drizzerebbe le antenne.

OGGETTO: Richiesta convocazione URGENTE Consiglio Comunale con relativo Odg

         Preg.mo Sindaco a fronte della comunicazione pervenutale dall'ufficio di Piano in data 20 Agosto ore 19.39 mezzo mail, avente per oggetto la collocazione di nuovi migranti, siamo con la presente a richiedere la convocazione di un Consiglio Comunale Straordinario, entro il 14 Settembre p.v.

Detta comunicazione riporta infatti come in tale data, vi sarà un nuovo consiglio di distretto, al fine di individuare sulla base delle indicazioni rese dall'assessore Gualmini, ulteriori strutture o abitazioni assegnatarie.
In particolare la stessa recita, in modo perentorio e del tutto ingiustificato: "Risulta evidente che, in assenza di riscontri da parte dei Comuni, il soggetto gestore dell'accoglienza sul nostro Distretto (coop. Laimomo) si riterrà autorizzato ad agire autonomamente per il raggiungimento del nuovo standard di accoglienza da garantire."

Ritenendo fondamentale l'espressione del Consiglio Comunale al fine di mantenere saldo l'intendimento già assunto, che per altro ha visto il nostro Comune ospitare 6 migranti più 6 spettanti al Comune di Monzuno nella valle del Setta, rinnoviamo la richiesta già presentata in diverse Commissioni competenti secondo cui la minoranza UCM chiede di mantenere l'intendimento di non accogliere ulteriori migranti nel comune di Marzabotto.

Reputiamo che a sostengo della presente richiesta, giochi un ruolo di fondamentale importanza il gravissimo episodio avvenuto presso gli alloggi di accoglienza nel Comune di Marzabotto, secondo cui la Prefettura ha predisposto l'immediato allontanamento di n. 4 soggetti ritenendoli potenzialmente pericolosi a fronte degli atteggiamenti fortemente aggressivi e intimidatori avuti nei confronti degli operatori della cooperativa stessa.

Sulla base delle vigenti normative e in assenza di altre a sostengo di quanto riporta la segreteria dell'ufficio di Piano nella persona della Sig.ra Fanini Annalisa, riteniamo non corretto che la coop. Laimomo possa surclassare la figura del Sindaco e dell'amministrazione Comunale nel decidere e assegnare un numero spropositato di migranti in comuni e territori di cui non se ne conoscono limiti e problematiche.

In caso di diniego rispetto a quanto ritenuto necessario esporre nell'incontro del 14 settembre p.v. da parte del Comune di Marzabotto chiediamo di ricevere ufficiale motivazione scritta.

La presente richiesta di convocazione di C.C. è da intendersi già integrata dell'ordine del giorno oggetto di discussione.

In qualità di Capogruppo del Gruppo Consiliare di Minoranza UNITI per CAMBIARE MARZABOTTO, richiedo di poter partecipare all'incontro che si terrà il 14 Settembre Affinché, stante l'urgenza dovuta alle ristrettezze della tempistica indicata, vi possa essere un percorso di scelta condiviso, tra maggioranza e minoranza, nell'interesse della cittadinanza.

Il presidente del distretto socio sanitario Marco Mastacchi tranquillizza: “Marzabotto non è fra i comuni del distretto cui è richiesto di ospitare rifugiati. Gli è stato chiesto  di individuare, in via precauzionale,  eventuali spazi da destinare a migranti, nel caso questa eventualità in futuro si presentasse,  poiché se non viene fatto la cooperativa appaltatrice del servizio ha la facoltà di agire autonomamente rivolgendosi a privati e scavalcando l’amministrazione comunale.  I comuni coinvolti sono Camugnano, Castel di Casio, Grizzana, Castiglione e Granaglione”.

Granaglione. Guida l’Ape ubriaco: 51enne denunciato dai Carabinieri.




Beccato alla guida del suo Ape Piaggio con il ‘pieno’ di alcol, si è rifiutato di sottoporsi al test alcolico. L’uomo è stato però tradito dall’alito.
I Carabinieri di Vergato hanno denunciato un 51enne del Castel di Casio per guida in stato di ebbrezza alcolica con rifiuto di sottoporsi al test. E’ accaduto questa notte durante un posto di controllo alla circolazione stradale che i militari stavano effettuando a Granaglione. Il 51enne è stato fermato mentre guidava un’Ape Piaggio. Di fronte ai Carabinieri che gli chiedevano i documenti, il conducente, sudato, barcollante, con gli occhi lucidi e l’alito vinoso, faceva fatica a reagire perché evidentemente ubriaco. Invitato ad andare in ospedale per sottoporsi a un prelievo del sangue per stabilire il valore del tasso alcolico ingerito, il 51enne, consapevole di aver alzato un po’ troppo il gomito, si è rifiutato.

Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

Giorgio Morandi, le opere e la vita.



Da Focus.it

Il pittore e incisore italiano Giorgio Morandi è sicuramente uno dei più noti e originali protagonisti della pittura italiana del Novecento ed è considerato tra i maggiori incisori mondiali del secolo. 
Figura solitaria, Morandi è un caso veramente straordinario di pittore isolato, al di fuori dei movimenti, con scarsissimi contatti con altri pittori e maestri del tempo.
È anche un caso straordinario di un artista che ha praticamente dipinto quasi esclusivamente gli stessi soggetti: bottiglie, vasi, caffettiere, fiori, ciotole e paesaggi dipinti per la stragrande maggioranza nella stessa stanza dove ha abitato per tutta la vita.
Eppure, nonostante questi aspetti - che potrebbero sembrare dei limiti - Giorgio Morandi è diventato uno dei più grandi artisti italiani del Novecento e oggi le sue opera vendute a oltre un milione di euro.

Morandi che era nato a Bologna il 20 luglio 1890 non si è praticamente mai spostato da Bologna o da Grizzana, una cittadina sull'Appennino dove passava le sue estati e che dal 1985 si chiama Grizzana Morandi in suo onore.
La sua formazione è semplice: primo di cinque figli, dimostra fin da bambino una precoce predisposizione per l’arte, di cui sono testimonianza alcuni piccoli dipinti; dal 1907 al 1913 studia all'Accademia di Bologna.


Giorgio Morandi a sinistra in una delle rare foto (scattata dal fotografo dell'agenzia Magnum Herbert List nel 1953), a destra in un altrettanto raro autoritratto del 1924 quando l'artista aveva 34 anni.

Le sue opere giovanili partono dalle riproduzioni di opere di Cézanne e proseguono al contatto con i futuristi e l'adesione alla corrente della Metafisica.

Tra i dipinti più interessanti di questo periodo spiccano la Natura morta metafisica (1918) e la Natura morta con Palla (1918).


Giorgio Morandi, Natura morta con palla, 1918.











Poi, a partire dal 1920, la sua opera si concentra su pochissimi, modesti soggetti. Sono soprattutto le bottiglie e i paesaggi di Grizzana che vengono continuamente rielaborati e approfonditi.

Il suo carattere schivo e riservato non aiutano a metterlo in mostra. A partire dagli anni Trenta si concentra sulle nature morte, dove applica una ricerca formale metodica e rigorosa. Le sue opere diventano così una sintesi tra il realismo di Chardin e le semplificazioni formali di Cézanne.

Sempre uguale a se stesso, ma sempre diverso, Morandi non cerca temi nuovi. La sua pittura è una meditazione paziente, profonda, intellettuale degli oggetti. Morandi di fatto ne approfondisce il ritmo, i contorni, i riflessi.

Morandi sembra attirato dall'atmosfera di meditazione e di silenziosa contamplazione. Il rigore formale che guida la sua produzione artistica infonde, anche agli oggetti più semplici e banali, una solennità pacata e austera.

Dal 1930 al 1956 insegna all'Accademia delle Belle Arti di Bologna dove muore il 18 giugno 1964.
Natura morta

ANTENNA WIND A MONTE SAN PIETRO, IL M5S PORTA IL CASO IN REGIONE.



Riceviamo e pubblichiamo.

Sbarca in Regione il caso dell’antenna per la telefonia mobile che la Wind vorrebbe installare a Monte San Pietro, in provincia di Bologna. Silvia Piccinini, consigliera regionale del M5S, ha presentato una interrogazione per chiedere alla Giunta di prendere provvedimenti sul pasticcio messo in atto dall’amministrazione comunale del comune dell’Appennino bolognese che ha, di fatto, spianato la strada alla costruzione di un’antenna in una zona che l’Asl aveva dichiarato poco idonea, a ridosso del centro abitato e poca distanza da una futura scuola materna. “Questa vicenda, benché ci fossero tutti i presupposti normativi e giuridici per chiuderla in pochissimo tempo, va avanti ormai da due anni – spiega la consigliera Silvia Piccinini – Tutta colpa del Comune che grazie a una serie di incredibili errori ha permesso a Wind di raggiungere il suo obiettivo, ovvero la realizzazione dell’antenna proprio in quella posizione, che però il M5S sta cercando in tutti i modi di ostacolare. Ecco perché questa mattina i nostri consiglieri comunali, assieme a quelli delle altre minoranze, hanno depositato un esposto alla magistratura per chiedere che si faccia luce su una vicenda che ha del paradossale”. Tutto comincia nell’ottobre del 2013 quando Wind presenta una richiesta per la realizzazione di un impianto al servizio della rete di telefonia mobile su un terreno agricolo di circa 25 mq nella frazione di San Martino in Casola, a Monte San Pietro.  A febbraio del 2014 Arpa, dato che l’installazione dell’antenna potrebbe provocare lo sforamento dei valori elettromagnetici consentiti dalla legge, consiglia all’amministrazione comunale di individuare delle alternative al terreno di San Martino. Il Comune però a questo punto emette una nota sospensiva del procedimento avviato: una scelta che si è trasformata in un clamoroso autogol, più o meno volontario. “Il provvedimento comunale è avvenuto fuori dai termini previsti dalla legge regionale e quindi non si poteva fare – aggiunge Silvia Piccinini – Così è stato un gioco da ragazzi per Wind impugnarlo davanti al Tar e ovviamente vincere, con il risultato che l’antenna adesso è pronta per essere installata in una zona vicina alle abitazioni ed a una scuola”. Ma la tempistica con la quale si è cercato di annullare il provvedimento non è stato l’unico errore commesso dal Comune: “Dalla presentazione della domanda in poi l’amministrazione comunale non si è mai degnata di informare i cittadini su quanto stava avvenendo – continua la consigliera del M5S – tanto che chi abita in quella zona ha saputo di quello che Wind voleva fare grazie a un gruppo di condomini che si erano insospettiti dei continui sopralluoghi sul terreno”. Una vicenda che adesso finirà anche sui banchi della Giunta grazie all’interrogazione presentata dalla consigliera: “Quello che vogliamo capire è come sia stato possibile che un Comune abbia così tranquillamente ignorato le procedure stabilite dalla legge regionale – conclude Silvia Piccinini – Forse sarebbe il caso di introdurre degli accorgimenti, anche normativi, affinché casi del genere non si verifichino più. Intanto speriamo che la magistratura, dopo la presentazione del nostro esposto, possa ricostruire al meglio quello che è successo a Monte San Pietro”.