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giovedì 25 giugno 2026

Marzabotto punta al turismo itinerante: a Pian di Venola, nasce l’area camper comunale

 Al via dal 1° luglio: sosta a 25 euro


 

La Giunta comunale di Marzabotto ha approvato le tariffe e il piano economico-finanziario del nuovo servizio pubblico a domanda individuale relativo all’area di sosta camper di Pian di Venola, che entrerà in funzione dal 1° luglio 2026.

Il provvedimento dà attuazione alla decisione assunta dal Consiglio comunale con la deliberazione n. 26 del 10 giugno 2026, che aveva istituito il nuovo servizio e approvato il relativo regolamento di gestione, demandando alla Giunta la definizione delle tariffe e della percentuale di copertura dei costi.

Secondo il prospetto allegato alla deliberazione, il costo complessivo previsto per il secondo semestre del 2026 ammonta a 3.250 euro. Le spese comprendono 500 euro per l’attivazione del servizio, 630 euro per le utenze, 1.250 euro per il canone dell’applicazione gestionale e 870 euro per le pulizie.

Le entrate previste sono invece pari a 2.200 euro e consentiranno di coprire il 67,69% dei costi di gestione. Una percentuale ben superiore alla soglia minima del 36% prevista dalla normativa per gli enti locali strutturalmente deficitari. Il Comune, tuttavia, non rientra in tale categoria, come attestato dal rendiconto di gestione 2025, e non è quindi soggetto a tale obbligo.

La Giunta ha inoltre approvato le tariffe per l’utilizzo dell’area camper nel 2026:

  • Sosta giornaliera: 25 euro;
  • Servizio di scarico acque con permanenza massima di due ore: 10 euro.

mercoledì 20 maggio 2026

Appennino Outdoor Fest 2026

A Sasso Marconi un weekend dedicato all'outdoor: escursioni, sport, cultura e degustazioni per scoprire i cammini e le ciclovie dell'Appennino


 

Il Comune informa:

 

Torna con la III edizione Appennino Outdoor Fest, l’evento dedicato al gusto e al turismo outdoor che sabato 23 e domenica 24 maggio animerà gli spazi del Parco del Chiù, a Pontecchio: due giorni di festa per chi ama la natura e il movimento all’aria aperta, alla scoperta dei cammini e delle ciclovie che attraversano il nostro Appennino.


 Organizzata da Appennino Slow in collaborazione con il Comune di Sasso Marconi, l'Associazione Parco del Chiù e alcune realtà locali del mondo outdoor, la kermesse vuole promuovere il territorio che da Sasso Marconi sale verso la montagna, con un programma checomprende escursioni, attività sportive, visite guidate, iniziative culturali e attrazioni per tutte le età.



Ci saranno po idue nuove, coinvolgenti attrazioni: la Climbing Tower, una parete di arrampicata alta 8 metri, che bambini, ragazzi e adulti potranno provare sotto la guida di qualificati istruttori, e la pista da curling su superficie sintetica, per vivere le emozioni di uno sport olimpico en plein air.

Gli amanti dello sport potranno anche cimentarsi in una disciplina dinamica come lo Spikeball, provare il Fit Walking Yoga e il baseball con il tunnel battuta del BSC Sasso M. 

Accanto ad iniziative ormai consolidate come le passeggiate e i tour in e-bike sulle colline marconiane, le visite guidate al Borgo di Colle Ameno e all’Oasi San Gherardo e i laboratori creativi con i Lego, l’edizione 2026 si arricchisce di alcune curiose novità, tra cui le prove gratuite di moto da enduro elettriche a cura di Elettricamente Mag.ie, e le dimostrazioni con i droni di Traildrop Drone, startup che presenterà tecniche di ripresa e volo pensate appositamente per l'outdoor e il trail. 


Nell'area espositiva dedicata ai Cammini sarà possibile trovare informazioni e materiali sui tracciati che attraversano Sasso Marconi (Via degli Dei e Via della Lana e della Seta) e sugli altri itinerari di viaggio lento che collegano Emilia e Toscana, come il Cammino Tesori del Reno, il Bologna Montana Art Trail e le Alte Vie di Firenzuola. 

Ad arricchire il programma contribuiranno diversi appuntamenti culturali, tra cui il laboratorio musicale ‘Suoni nel Bosco’, lo spettacolo di teatro/danza ‘Blu Tango’, uno spettacolo di kamishibai e burattini per tutta la famiglia, i laboratori creativi per imparare l’arte dell’uncinetto e a manipolare l’argilla, un laboratorio per bambini dedicato al mondo delle api (con degustazione finale di miele), il Contest fotografico promosso da Pantagorà e l'Aperitivo Poliglotta organizzato dall'Associazione per il Gemellaggio Guglielmo Marconi per conversare in lingua inglese, francese, spagnolo (e in dialetto bolognese!) in un'atmosfera informale. 

Le serate saranno accompagnate dal Dj set di Ferro & Dallas Dj. 

La manifestazione sarà anche il contesto per presentare la guida escursionistica “Sentieri Resistenti del Bolognese”, dedicata agli itinerari della Resistenza, e discutere di promozione turistica con il convegno su "Cicloturismo e territorio", un momento di confronto tra Istituzioni e operatori sulle potenzialità di sviluppo sostenibile e turistico legate al mondo bike.

Ci sarà infine un’area food & drink con il Chiosco del Parco (dove trovare drink, aperitivi, caffè, snacke gelati), lo street food truck di 081 Bistrot, con specialità della cucina partenopea, e il ristorante gestito dall’Associazione Parco del Chiù, che propone un menù ispirato ai sapori dell’Appennino Tosco-Emiliano: tra pici e tagliatelle, polenta e pecorino, cantucci e zuppa inglese, la cucina bolognese incontra e “sfida” quella toscana, rendendo Appennino Outdoor Fest un evento davvero per tutti i gusti!

“L’Appennino Outdoor Fest è un’occasione preziosa per raccontare Sasso Marconi come territorio vivo,accogliente, capace di unire natura, sport, cultura e convivialità, e ragionare al tempo stesso attorno a un’idea di turismo lento e sostenibile, che invita a camminare, pedalare, fermarsi, conoscere le comunità e costruire relazioni autentiche”, afferma la Vice Sindaca e Assessora al Turismo di Sasso Marconi, Ilaria Indovini. “Grazie dunque ad Appennino Slow, infoSASSO e all’Associazione Parco delChiù per aver reso possibile un evento con cui vogliamo confermare la vocazione turistica di Sasso Marconi, promuovendo un’idea di benessere che tiene insieme ambiente, socialità e qualità della vita”.

ORARI: sabato dalle 15.30 alle 23, domenica dalle 10 alle 22. L’ingresso al Parco del Chiù è gratuito. 

Per tutti i dettagli sul programma: www.infosasso.it/outdoorfest - Info: 051 6758409 (infoSASSO)

mercoledì 25 marzo 2026

Turismo, 400 mila euro per il territorio bolognese: approvato il piano contributi 2026

 Dalla Città metropolitana via libera al Programma di promozione locale: risorse per accoglienza, eventi e iniziative nei Comuni



La Città metropolitana di Bologna ha approvato il piano di assegnazione dei contributi per il 2026 destinati allo sviluppo turistico del territorio, nell’ambito del Programma turistico di promozione locale (PTPL) condiviso con la Provincia di Modena.

Il provvedimento, firmato dal sindaco metropolitano, mette a disposizione complessivamente 400 mila euro, stanziati dalla Regione Emilia-Romagna, per sostenere servizi turistici, accoglienza e iniziative di promozione locale.

Come saranno distribuite le risorse

Il budget viene ripartito in due principali ambiti di intervento, nel rispetto delle linee regionali:

  • 250.538,98 euro per i servizi turistici di base (Ambito 1)
    • 199.988,98 euro per informazione e accoglienza (IAT tradizionali e innovativi)
    • 50.550 euro per attività di animazione e intrattenimento
  • 149.461,02 euro per la promozione turistica locale (Ambito 2)

All’interno di quest’ultimo ambito, 49.692,42 euro finanzieranno direttamente il progetto metropolitano “Iniziative turistiche di interesse metropolitano”, dedicato in particolare alla valorizzazione dei cammini e a forme di fruizione sostenibile del territorio.

Percentuali e criteri

I contributi saranno assegnati sulla base di criteri di qualità dei progetti (fascia alta, media, bassa), con percentuali differenziate:

  • fino al 45% per i progetti migliori di promozione locale
  • fino al 40% per iniziative di animazione turistica
  • tra il 15% e il 33% per i servizi di informazione e accoglienza, a seconda della tipologia

Non risultano progetti in fascia bassa per alcuni ambiti, segnale di una qualità media elevata delle proposte presentate.

Focus su innovazione e accoglienza

Una quota significativa delle risorse per l’accoglienza turistica sarà destinata anche ai servizi innovativi (IAT digitali, diffusi e welcome room), che riceveranno il 22,35% del budget dell’Ambito 1.a.

Si tratta di una scelta intermedia rispetto ai nuovi indirizzi regionali, che riducono la quota minima obbligatoria, ma che consente comunque di sostenere l’innovazione già avviata negli ultimi anni.

Il quadro generale

Il piano rientra nella strategia condivisa del Territorio Turistico Bologna-Modena, prevista dalla normativa regionale, che punta a integrare promozione e servizi tra i due territori.

Le risorse, già inserite nel bilancio 2026-2028 della Città metropolitana, saranno assegnate concretamente con successivi atti dirigenziali, che definiranno gli impegni di spesa e la liquidazione dei contributi ai beneficiari.

Per i soggetti che gestiscono i servizi di informazione turistica, l’erogazione dei fondi sarà vincolata al mantenimento dei requisiti previsti dalla normativa regionale.

martedì 24 marzo 2026

Tassa di soggiorno da record, Confesercenti Bologna: “Più investimenti sulla promozione turistica”

 



Bologna registra un nuovo record negli introiti della tassa di soggiorno, ma tra gli operatori cresce la preoccupazione per l’andamento del turismo nel 2026. È questo il quadro tracciato da Confesercenti Bologna all’indomani della pubblicazione dei dati relativi al 2025.

“Prendiamo atto del trend positivo e crescente degli introiti derivati dalla tassa di soggiorno, ma permangono non poche preoccupazioni”, spiegano dall’associazione. Lo scorso anno l’imposta ha raggiunto quota 23,5 milioni di euro, con un incremento di circa sette milioni rispetto al 2024.

Secondo Confesercenti, tuttavia, l’aumento della tassa – salita nel 2025 fino a sette euro – ha generato qualche malumore tra i turisti. “Ci aspettiamo nuove iniziative di rilancio del turismo in città e in provincia”, sottolineano i vertici dell’associazione. “Il 2026 è partito lentamente e sottotono, e ora il settore si trova a fare i conti con diverse criticità”.

Tra le principali preoccupazioni c’è la concorrenza legata agli scali aeroportuali regionali. “L’azzeramento della tassa di soggiorno in città come Parma, Forlì e Rimini, che ospitano aeroporti privati, preoccupa molto i nostri operatori – evidenzia Confesercenti – perché potrebbe favorire uno spostamento dei flussi turistici verso destinazioni percepite come più economiche”.

A incidere sul clima di incertezza contribuiscono anche fattori internazionali ed economici, come le tensioni geopolitiche in Centro Europa e Medio Oriente e il caro energia. “Gli operatori stanno già affrontando un aumento significativo dei costi energetici”, aggiunge l’associazione.

Per questo Confesercenti chiede che le maggiori entrate derivanti dalla tassa di soggiorno vengano reinvestite in modo mirato. Due le priorità indicate: da un lato, il potenziamento della promozione turistica nei periodi di bassa stagione – in particolare agosto, le festività natalizie e i primi mesi del 2027 –; dall’altro, un rafforzamento del calendario di eventi.

“In particolare – conclude Confesercenti Bologna – è necessario sostenere e cofinanziare iniziative culturali, sportive e del tempo libero, oltre a favorire l’organizzazione di conferenze e congressi di rilievo nazionale e internazionale, così da rendere più attrattivo il territorio durante tutto l’anno”.

venerdì 23 gennaio 2026

Appennino bolognese, ARCA denuncia un sistema inefficiente: “Promozione turistica bloccata da carenze strutturali”

 



Gravi e persistenti criticità nella promozione turistica, nell’ospitalità e nell’accoglienza dell’Appennino bolognese. A denunciarle è ARCA Appennino Bolognese, impegnata da tempo in un progetto di valorizzazione territoriale legato a un’antica via etrusca che attraversa più comuni, e oggi costretta a fare i conti con un contesto istituzionale che – afferma l’associazione – non è all’altezza delle potenzialità del territorio.

Il lavoro di ARCA consiste nella raccolta, verifica e organizzazione di informazioni fondamentali per il turista: servizi disponibili, accessi, collegamenti, siti di interesse, strutture di accoglienza. Un’attività che sul versante toscano ha potuto svilupparsi con efficacia grazie a un sistema informativo accessibile, a interlocutori disponibili e a una macchina pubblica collaborativa.

Lo scenario cambia radicalmente sull’Appennino bolognese, dove emergono ostacoli continui e strutturali. L’associazione segnala difficoltà croniche nell’ottenere risposte dagli uffici competenti, l’assenza di informazioni chiare, aggiornate e realmente utili al visitatore e, in molti casi, una gestione dell’accoglienza inadeguata, segnata da scarsa disponibilità e da una relazione con il pubblico che non risponde agli standard minimi richiesti da un territorio a vocazione turistica.

«L’accoglienza non è un dettaglio – sottolinea ARCA – ma il primo biglietto da visita di un territorio». Eppure, il funzionamento della macchina pubblica appare spesso lento, frammentato e autoreferenziale, incapace di sostenere chi lavora concretamente alla valorizzazione locale. Un limite che non solo ostacola i progetti in corso, ma finisce per scoraggiare associazioni, operatori e piccole realtà che cercano di costruire percorsi di sviluppo sostenibile.

Pur evitando generalizzazioni e riconoscendo l’impegno di singoli operatori e dipendenti pubblici che lavorano con professionalità, ARCA evidenzia come il problema sia sistemico e riguardi l’organizzazione complessiva, la mancanza di coordinamento e una visione ancora troppo debole sul ruolo strategico del turismo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio ricchissimo di storia, ben collegato e con enormi potenzialità culturali e ambientali che continua a essere sottoutilizzato, poco raccontato e scarsamente promosso.

Quella di ARCA non è una semplice osservazione, ma una presa di posizione netta: le criticità vanno riconosciute e affrontate senza ulteriori rinvii. Perché senza un cambio di passo deciso, l’Appennino bolognese rischia di restare ai margini, penalizzando chi lo abita e allontanando chi vorrebbe scoprirlo.

martedì 30 dicembre 2025

Turismo a Capodanno, in regione verso il tutto esaurito

In Riviera camere occupate all'85%, ancora meglio l'Appennino

 

 

Vanno bene le prenotazioni per Capodanno in Emilia-Romagna: la costa al momento registra percentuali di camere occupate fino all'85% e i principali comprensori sciistici dell'Appennino, in vista del 31 dicembre, si avvicinano al tutto esaurito.

In crescita anche le città d'arte, con Bologna capofila: sono oltre il 90% le camere occupate sotto le Due Torri.
    "I dati sulle presenze turistiche e sulle prenotazioni per queste festività sono molto positivi - commentano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l'assessora al Turismo, Roberta Frisoni, in visita al comprensorio sciistico del Cimone (Modena ) - Ancora una volta, la nostra si conferma una regione dalle mille anime, capace di attrarre e accogliere un pubblico vasto e differenziato".
    In Riviera le prenotazioni hanno superato i livelli dello scorso anno, tornando ai volumi che hanno preceduto la pandemia.
    In tutte le località è in aumento il numero delle strutture alberghiere aperte (circa 500 a Rimini, più di 150 a Riccione, circa 60 a Cesenatico), con prenotazioni delle camere attualmente intorno all'85% per gli alberghi che offrono servizi all inclusive (pensione completa e veglione) e al 60% per i bed&breakfast.
    Per quanto riguarda l'Appennino, alla vigilia del Capodanno le strutture sono quasi al completo nei comprensori sciistici del Cimone e del Corno alle Scale. (ANSA)m

domenica 19 ottobre 2025

Agriturismi, depositato in Regione un progetto di legge per modernizzare il settore: “Più flessibilità, semplificazione e autenticità”

 



Un progetto di legge per la modifica della normativa regionale sull’agriturismo in Emilia-Romagna (L.R. 4/2009) è stato depositato in Assemblea legislativa dal consigliere Mastacchi (Rete Civica) ed è ora in attesa di discussione in Aula.
La proposta nasce dalla necessità di aggiornare un quadro normativo considerato ormai obsoleto e rigido, con l’obiettivo di rafforzare la competitività del comparto, semplificare i procedimenti amministrativi e promuovere uno sviluppo rurale sostenibile.

Tra i punti principali del progetto figurano la valorizzazione dell’Ospitalità Rurale Familiare (O.R.F.), l’introduzione di una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei prodotti agroalimentari di eccellenza nella ristorazione, e l’incremento della capacità ricettiva, anche attraverso la realizzazione di agricampeggi.
Il testo prevede inoltre misure a sostegno del ricambio generazionale, una significativa semplificazione amministrativa e il riconoscimento formale dell’enoturismo e dell’oleoturismo come attività multifunzionali delle aziende agricole.

Approvata nel 2009, la Legge Regionale n. 4 ha rappresentato per oltre quindici anni un punto di riferimento nella regolamentazione dell’attività agrituristica in Emilia-Romagna. Tuttavia, il contesto socio-economico e produttivo è profondamente cambiato: oggi il settore richiede strumenti più dinamici e coerenti con le sfide del turismo rurale contemporaneo.
Modernizzare la legge è dunque un passo necessario per mantenere la competitività rispetto ai principali Paesi europei – come Francia, Austria e Germania – che da tempo hanno adottato modelli più flessibili e innovativi.

“L’obiettivo non è stravolgere, ma rafforzare lo spirito originario dell’agriturismo – spiega Mastacchi – rendendolo economicamente più sostenibile, burocraticamente più agile e, soprattutto, ancora più autentico nel suo legame con il territorio.”

Tra i punti salienti della proposta:

·         Superamento delle percentuali rigide nella ristorazione, sostituite dal concetto di “impiego prevalente” di prodotti di eccellenza regionale (DOP, IGP, BIO), di filiera corta e del territorio, per valorizzare la qualità dell’offerta.

·         Semplificazione delle procedure di subentro nella gestione (affitto o cessione), per favorire il passaggio generazionale.

·         Ampliamento della capacità ricettiva, con un aumento del numero massimo di posti letto e una maggiore flessibilità per l’ospitalità in spazi aperti.

·         Valorizzazione dell’Ospitalità Rurale Familiare (O.R.F.), come modello di accoglienza autentico, sostenibile e radicato nella tradizione contadina regionale.

La legge del 2009, pur innovativa al momento della sua approvazione, è oggi considerata inadeguata a rispondere alle nuove esigenze del settore agricolo, dei modelli di consumo e delle dinamiche territoriali.
Il nuovo progetto di legge punta quindi a incentivare la qualità e la territorialità dell’offerta agrituristica, valorizzando le produzioni regionali, le filiere corte, i biodistretti e le reti tra imprenditori, e a favorire l’ingresso di nuove generazioni nella gestione agrituristica attraverso strumenti di semplificazione e sostenibilità economica.

In sintesi, la proposta si propone di modernizzare la disciplina dell’agriturismo per rendere il settore più attrattivo, competitivo e inclusivo, nel rispetto delle radici rurali dell’Emilia-Romagna.

venerdì 15 agosto 2025

Appartamenti turistici, Mastacchi: “Normativa obsoleta, servono regole aggiornate e più trasparenza”

Il consigliere di Rete Civica chiede alla Regione criteri più flessibili, identificazione univoca delle strutture e meno burocrazia




Aggiornare la normativa regionale sugli appartamenti ammobiliati ad uso turistico per renderla più aderente alle esigenze del mercato e alle nuove modalità di fruizione. È la richiesta contenuta in un’interrogazione alla Giunta presentata dal consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica, che sollecita una revisione della disciplina extralberghiera alla luce dei cambiamenti tecnologici, socioeconomici e turistici degli ultimi anni.

Il riferimento normativo attuale è la Delibera di Giunta Regionale n. 802 del 2007, considerata “pionieristica” al momento della pubblicazione, ma oggi giudicata superata. «In oltre quindici anni il contesto è radicalmente cambiato — sottolinea Mastacchi —: le piattaforme online hanno rivoluzionato le prenotazioni e la gestione delle strutture, mentre i turisti chiedono sempre più qualità, sicurezza e sostenibilità».

Le proposte
Secondo il consigliere, l’aggiornamento dovrebbe prevedere:

·         Criteri di classificazione più flessibili, superando approcci rigidi che non rispecchiano la realtà delle strutture;

·         Valorizzazione degli investimenti degli operatori in dotazioni e servizi aggiuntivi, riconoscendone il ruolo nel migliorare l’offerta;

·         Maggiore trasparenza con strumenti di identificazione univoca delle strutture (anche nei canali digitali) e introduzione di obblighi come il Codice Identificativo Nazionale;

·         Riduzione della burocrazia per i gestori e controlli più efficaci da parte degli enti preposti;

·         Contrasto all’abusivismo e tutela della legalità nel settore.

L’obiettivo, conclude Mastacchi, è rafforzare la competitività del turismo regionale, migliorare la qualità complessiva dell’offerta e rendere più semplice e tracciabile la gestione delle strutture, in linea con le migliori pratiche adottate in altre regioni italiane.

lunedì 14 aprile 2025

Sasso Marconi inserisce la Ciclovia del Sole nel piano urbanistico: lavori al via nel 2025

 


 

Durante la seduta del 2 aprile scorso, il Consiglio comunale di Sasso Marconi ha approvato l’inserimento del tracciato della Ciclovia del Sole negli strumenti urbanistici comunali. Il provvedimento è stato votato favorevolmente dai consiglieri del gruppo di maggioranza Centro-sinistra per Sasso Marconi, mentre i rappresentanti della lista Dimmi si sono astenuti.

La Ciclovia del Sole è un ambizioso itinerario cicloturistico che, una volta completato, collegherà Capo Nord a Malta attraversando l’intera penisola italiana. Il tracciato interesserà anche Sasso Marconi con il cosiddetto Tratto 4, ovvero la porzione che collega Casalecchio di Reno a Marzabotto. Questo segmento, lungo complessivamente poco meno di 9 chilometri, si svilupperà per circa il 75% sul territorio comunale di Sasso Marconi, attraversando in particolare l’area del lungofiume Reno.

Durante il Consiglio, l’assessore alla Viabilità Alessandro Raschi ha illustrato i dettagli del progetto, che prevede un investimento complessivo di 6.945.676 euro. L’itinerario si snoderà a partire dalla zona dei Laghetti del Maglio, per poi raggiungere via Pila e l’area di Ponte Albano. Da lì proseguirà fino a Fontana, dove verrà realizzata una passerella ciclopedonale di collegamento tra via Fiaccacollo e via Brolo, permettendo l’innesto nel territorio del Comune di Marzabotto.

Poiché parte del percorso ricade in aree che, secondo gli attuali strumenti urbanistici, non prevedono tracciati ciclabili o pedonali, l’approvazione consiliare consentirà di avviare le necessarie modifiche al PSC – Piano Strutturale Comunale.

Intanto, si è conclusa la Conferenza di Servizi convocata dalla Città metropolitana di Bologna, soggetto attuatore responsabile delle procedure legate all’affidamento dei progetti di fattibilità tecnico-economica per i tratti della Ciclovia ricadenti nell’area metropolitana. Per il tratto che interessa Sasso Marconi, sono già state avviate anche le procedure di esproprio, essendo il tracciato previsto in parte su terreni di proprietà privata.

Salvo imprevisti, l’inizio dei lavori è previsto per luglio 2025. Tutta la documentazione progettuale è disponibile per la consultazione sul sito ufficiale della Città metropolitana di Bologna.


sabato 12 aprile 2025

Bologna in Fiore: la primavera esplode tra colori, profumi e turisti

Piazza Minghetti, un giardino incantato fino a domani,  domenica 13 aprile

Lorenzo Rossi, Luisa Guidone e Paolo Storchi 




La primavera è sbocciata nel cuore della città con Bologna in Fiore, l’attesa manifestazione florovivaistica che ha trasformato Piazza Minghetti e l’attigua Piazza del Francia in un tripudio di colori e profumi. Fino a domani, domenica 13 aprile, i visitatori potranno immergersi in un vero e proprio giardino all’aperto, tra rose, bonsai, piante perenni e rampicanti, aromatiche, esotiche e ornamentali.


L’evento, organizzato da Piazze in Fiore con il patrocinio di Confesercenti Bologna, ha richiamato sotto le Due Torri i migliori floricoltori professionisti da tutta Italia. Un’occasione unica per appassionati e curiosi, che potranno scoprire e acquistare piante di altissima qualità direttamente dai produttori.

«Finalmente la primavera è arrivata in città – ha dichiarato Luisa Guidone, assessora al Commercio del Comune di Bologna – e ci ha portato questi straordinari fiori in una delle piazze più belle. Un sentito plauso agli organizzatori e a Confesercenti per aver arricchito il calendario degli eventi bolognesi con questa iniziativa così coinvolgente. I bolognesi amano abbellire le loro case e i loro balconi, e Bologna in Fiore è un’occasione preziosa, anche per trovare idee originali e di qualità».

Soddisfazione anche da parte di Loreno Rossi, direttore di Confesercenti Bologna: «Abbiamo sostenuto con entusiasmo questa manifestazione per il suo valore professionale e per la qualità dei prodotti proposti. Piazza Minghetti, nel cuore del centro storico, si conferma una location ideale, capace di valorizzare il commercio locale e attrarre turisti e cittadini, a due passi dal Quadrilatero, da Piazza Maggiore e dalle Due Torri».

Bologna in Fiore è a ingresso libero e sarà aperta con orario continuato dalle 9 alle 20.

Info utili:
Sito web: www.bolognainfiore.it
Facebook e Instagram: @piazzeinfiore

lunedì 24 marzo 2025

Relazioni in Movimento: turismo responsabile per valorizzare l'Appennino

 


San Benedetto Val di Sambro, insieme ai comuni di Loiano, Monghidoro e Monzuno, ha lanciato il progetto "Relazioni in Movimento", un'iniziativa dedicata alla pianificazione turistica dell’Appennino all'insegna della sostenibilità e dell'inclusione. Il progetto si inserisce nell’ambito delle attività promosse dal Protocollo d’Intesa Bologna Montana (BOM), nato nel 2019 per favorire lo sviluppo turistico e territoriale dell’area.

Obiettivo principale dell’iniziativa è stato il coinvolgimento delle comunità locali nella progettazione dell’offerta turistica, puntando sulla valorizzazione di percorsi meno conosciuti e sull’accessibilità. Il percorso ha visto la partecipazione di esperti di turismo e accessibilità, rafforzando il legame tra offerta turistica e tessuto sociale.

Le attività si sono svolte nei quattro comuni coinvolti e hanno portato all’individuazione di itinerari guidati ed esperienze. Alcune proposte di Monghidoro e Monzuno sono state presentate durante il festival IT.A.CÀ 2024, mentre i progetti riguardanti San Benedetto Val di Sambro e Loiano verranno realizzati nel 2025.

Itinerari accessibili e valorizzazione del territorio

Nel comune di San Benedetto Val di Sambro sono stati individuati due itinerari ad anello con partenza e arrivo da Madonna dei Fornelli. Il primo collega il borgo di Qualto, attraversando i caratteristici castagneti, mentre il secondo porta a Castel dell’Alpi, con la possibilità di esplorare il suggestivo lago. Entrambi i percorsi, già fruibili, verranno ufficialmente presentati in occasione dell’edizione 2025 del festival IT.A.CÀ.

L’Assessore al Turismo di San Benedetto Val di Sambro, Alessio Santi, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti e della partecipazione delle realtà locali. Il percorso partecipativo ha suggerito azioni per migliorare la fruizione turistica, puntando su itinerari con esperienze tattili e sensoriali per persone con disabilità visive e motorie, installazioni artistiche e attività educative nei borghi e nei musei”.

Il sindaco Alessandro Santoni ha ribadito l'impegno dei comuni del BOM per rendere il territorio sempre più accessibile e fruibile: “Da anni lavoriamo alla valorizzazione turistica dell’Appennino, puntando anche alla destagionalizzazione. La collaborazione con i privati è fondamentale per sviluppare un’offerta inclusiva e sostenibile”.

Un modello di turismo inclusivo e partecipato

La realizzazione di un turismo accessibile e sostenibile passa attraverso il confronto tra professionisti, stakeholder locali e comunità. Il progetto "Relazioni in Movimento", curato da Eubios e sostenuto dalla legge regionale sulla partecipazione dell’Emilia-Romagna, ha visto la collaborazione di numerosi enti e associazioni tra cui Yoda APS, IT.A.CÀ Festival del Turismo Responsabile, Foiatonda, Madreselva e molte altre realtà locali.

Per approfondire l’iniziativa, è possibile visitare il sito ufficiale: Relazioni in Movimento. Inoltre, tutte le proposte sviluppate sono disponibili nel Documento di Proposta Partecipata.

martedì 14 gennaio 2025

Comune di Bologna: Affidati i servizi turistici alla Fondazione Bologna Welcome per il 2025

Approvata una spesa di 870.000 euro per potenziare l’accoglienza e la promozione turistica del territorio.


di Dubbio

Con una recente determinazione, il Comune di Bologna ha formalizzato l’affidamento dei servizi turistici alla Fondazione Bologna Welcome per l’anno 2025. L’Ente, considerato strumentale e strategico per la promozione e l’accoglienza turistica della città, si occuperà di gestire attività chiave per un importo complessivo di 870.000 euro Iva inclusa.

I servizi previsti

L’affidamento copre tre aree principali:

1. Servizi turistici di base: accoglienza, informazione e intrattenimento turistico (630.000 euro).

2. Marketing e promozione culturale: gestione della "Card Cultura", uno strumento volto a valorizzare l’offerta culturale cittadina (150.000 euro).

3. Convention Bureau: attività collegate alla promozione di Bologna come meta per eventi e congressi (90.000 euro).

Motivazioni e procedure

La scelta di affidare i servizi direttamente alla Fondazione Bologna Welcome si basa su quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 36/2023, che consente affidamenti diretti in house providing in presenza di vantaggi in termini di economicità, rapidità e perseguimento di interessi strategici.

Con la deliberazione P.G. N. 891347/2024, il Consiglio Comunale ha confermato la sussistenza di tali condizioni, autorizzando il Capo del Dipartimento Cultura, Sport e Promozione della Città, ing. Osvaldo Panaro, a procedere con l’affidamento. Il RUP (Responsabile Unico del Procedimento) per l’operazione è lo stesso ing. Panaro.


L’impegno per il turismo a Bologna

Con questo provvedimento, il Comune di Bologna ribadisce la volontà di rafforzare l’attrattività della città per turisti, talenti e imprese, integrando l’offerta culturale e ricreativa con strumenti innovativi di promozione.

Il Sindaco Matteo Lepore e l’amministrazione comunale sottolineano l’importanza di investire in servizi di alta qualità per accrescere la competitività del territorio, favorendo un turismo sostenibile e culturalmente ricco. 

mercoledì 13 novembre 2024

Il rapporto-promemoria per Lucia Bergonzoni, sottosegretario della Cultura, per valorizzare il patrimonio storico e promuovere il turismo nell’Appennino tosco-emiliano.

E’ il resoconto del confronto con Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega Bologna, e Lucia Bergonzoni, sottosegretario della Cultura.

L’obiettivo è fornire alla sottosegretaria  un quadro il più completo possibile, affinché possa essere informata su eventuali iniziative o bandi per la cura e la valorizzazione del patrimonio e assicurarle una informazione costante e aggiornata sul patrimonio storico, culturale ed enogastronomico presente in Appennino. 

 

di Fabio Righi


Questo rapporto è dedicato alla cura e alla valorizzazione del nostro amato Appennino Bolognese, con particolare attenzione agli elementi che compongono il patrimonio storico, culturale, naturale e agroalimentare del territorio. Attraverso un attento studio, il documento raccoglie e descrive le risorse principali del nostro territorio, suddivise per tipologia, con l’obiettivo di promuoverle e preservarle. 

Oltre alla promozione turistica, il rapporto vuole sottolineare l'importanza della tutela di questi siti, che non solo rappresentano la nostra identità, ma contribuiscono anche al benessere e alla sicurezza delle comunità locali. Dalla storia e cultura delle borgate, alle eccellenze enogastronomiche e agli aspetti naturalistici unici, ogni elemento individuato merita attenzione e interventi mirati per essere valorizzato. 

Questa guida si propone quindi come un punto di partenza per chi desidera partecipare alla cura e alla rigenerazione dell’Appennino Bolognese, con la consapevolezza che ogni intervento può contribuire a un grande cambiamento.

 

1. Castelli, Rovine e Palazzi Storici

Castelli e Palazzi Ben Conservati

L'Appennino Emiliano, in particolare il Bolognese, conta un numero straordinario di castelli, spesso in buono stato grazie alla cura dei proprietari. Tuttavia, anche questi siti potrebbero beneficiare di ulteriori iniziative di valorizzazione, come l'apertura al pubblico, attività didattiche, visite guidate e eventi culturali che mettano in risalto la storia locale e le tradizioni.

 

Rovine di Castelli

Le rovine di castelli rappresentano una componente essenziale del patrimonio culturale dell'Appennino. Si contano quasi un centinaio di questi siti, legati alla storia di confine e controllo del territorio, in un'area storicamente strategica e di passaggio. Molti di questi resti architettonici, attualmente in stato di abbandono, costituiscono un'opportunità unica per un recupero e una valorizzazione finalizzata alla conservazione della memoria storica locale e alla promozione turistica.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Interventi di messa in sicurezza per preservare le strutture esistenti.

-Progetti di recupero storico per ricostruire, laddove possibile, parte delle strutture originali.

-Percorsi turistici e didattici che narrino la storia dei castelli e delle fortificazioni medievali, integrando le rovine in un circuito culturale e naturalistico.

-Eventi tematici e rievocazioni storiche nei castelli e nelle rovine recuperate, creando occasioni di incontro tra turisti e comunità locali.

 

2. Borgate e Case Torri dell'Appennino

Borgate

Le borgate rappresentano il cuore della vita rurale dell'Appennino Bolognese, con una rete di villaggi e piccoli centri abitati che in gran parte sono ancora curati e abitati. Tuttavia, vi sono borghi in stato di completo abbandono che meritano attenzione particolare, come Chiapporato e Castiglioncello. Questi borghi, un tempo attivi e vivaci, rischiano oggi di perdere tracce significative della loro storia e architettura.

 

Proposte di Valorizzazione per le Borgate:

-Progetti di recupero abitativo e architettonico per promuovere il ritorno di residenti o la creazione di strutture ricettive per il turismo rurale.

-Itinerari turistici tematici che includano le borgate abbandonate, con guide storiche che raccontino la vita e le tradizioni del passato.

-Eventi culturali e fiere locali per promuovere la riqualificazione delle borgate attraverso l'incontro con la comunità locale.

 

Case Torri

Le case torri, antiche strutture difensive tipiche dell’Appennino e spesso in buono stato, costituiscono un elemento distintivo del paesaggio. Originariamente utilizzate come presidi militari e di controllo del territorio, oggi potrebbero essere valorizzate sia come attrazioni turistiche che come testimonianze storiche uniche della vita medievale.

 

Proposte di Valorizzazione per le Case Torri:

-Restauro e conservazione delle strutture per migliorare la sicurezza e l’accessibilità.

-Reti di promozione turistica in cui le case torri diventino punti di interesse storico e culturale, inseriti in percorsi di visita.

-Creazione di spazi espositivi o musei locali all’interno delle torri dove i visitatori possano conoscere la storia delle comunità appenniniche.

 

3. Siti Naturalistici e Paesaggistici

Parchi Naturali e Siti di Interesse

L'Appennino Bolognese ospita numerosi parchi, inclusi siti storici e naturalistici come il Parco del Pliocenico. Sebbene molte di queste aree siano mantenute con cura, alcuni siti di rilevanza all’interno dei parchi soffrono di abbandono. Un esempio significativo è la colombaia romana a Badolo, la cui condizione richiederebbe interventi di conservazione per evitare il degrado.

 

Proposte di Valorizzazione per i Parchi e Siti:

-Piani di manutenzione regolare per i siti storici all'interno dei parchi, come la colombaia romana, per prevenire il deterioramento e garantirne la fruizione sicura.

-Maggior promozione dei percorsi escursionistici attraverso segnaletica migliorata e informazioni turistiche aggiornate, evidenziando le attrazioni meno conosciute.

 

Vette e Passi Montani

Le vette e i passi dell'Appennino Bolognese offrono panorami spettacolari e sono mete ideali per il turismo escursionistico. Tuttavia, la loro valorizzazione rimane ancora parziale, con opportunità per migliorarne la visibilità tra i turisti.

 

Proposte di Valorizzazione per le Vette e i Passi:

-Progetti di promozione turistica mirati che includano mappe e guide per percorsi panoramici.

-Eventi stagionali e manifestazioni sportive che attirino escursionisti e amanti della natura, incentivando il turismo montano.

 

Alberi Monumentali e Aree Forestali

L'Appennino conta oltre 600 alberi monumentali censiti, gestiti dalla Regione attraverso un team appassionato e dedicato. Tuttavia, le aree forestali, tra cui castagneti e altre zone boschive, necessitano di una cura maggiore, anche per prevenire danni in pianura causati da fenomeni alluvionali.

 

Proposte di Valorizzazione per gli Alberi Monumentali e le Foreste:

-Interventi di manutenzione delle foreste per ridurre il rischio di dissesto idrogeologico e migliorare la salute degli alberi secolari.

-Percorsi educativi dedicati agli alberi monumentali, per sensibilizzare i visitatori sull'importanza ecologica e storica di questi giganti verdi.

 

Fiumi e Cascate

L’Appennino è ricco di fiumi e cascate che, pur avendo un potenziale turistico enorme, ricevono poca cura e promozione. Migliorare l’accesso e la valorizzazione di questi siti potrebbe attirare un maggior numero di visitatori e sostenere le economie locali.

 

Proposte di Valorizzazione per Fiumi e Cascate:

-Progetti di pulizia e manutenzione regolare per preservare l’ambiente naturale dei corsi d’acqua.

-Promozione e segnaletica per i siti delle cascate, rendendo più agevole l’accesso ai turisti e mettendo in luce il valore paesaggistico dell’Appennino.

 

4. Siti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale

Monumenti della Prima Guerra Mondiale

L'Appennino Bolognese conserva numerosi monumenti della prima guerra mondiale, curati da associazioni di volontariato, pro loco e comuni locali. Questi monumenti onorano la memoria di eventi storici cruciali e, nonostante la manutenzione costante, beneficerebbero di iniziative che ne migliorino la visibilità e ne arricchiscano la narrazione storica.

 

Proposte di Valorizzazione per i Monumenti della Prima Guerra Mondiale:

-Maggior promozione dei monumenti tramite eventi commemorativi e pubblicazioni che raccontino la storia dei conflitti.

-Percorsi tematici guidati che integrino i monumenti in itinerari storici e culturali.

 

Siti della Seconda Guerra Mondiale - La Linea Gotica

L'Appennino Bolognese è stato un'area strategica durante la seconda guerra mondiale, con circa 3.000 siti legati alla linea gotica, tra cui bunker, rifugi, trincee e postazioni di cemento armato. Tuttavia, molti di questi luoghi, come il bunker di Lagaro e il cannone di Acqua Panna, sono abbandonati e poco conosciuti. Uno dei siti di maggior rilievo è il deposito carburante segreto di Sasso Marconi, un bunker in muratura di 400 metri, sotto Monte Mario, che potrebbe essere trasformato in un museo della linea gotica.

 

Proposte di Valorizzazione per i Siti della Linea Gotica:

-Progetti di restauro e recupero di rifugi, trincee e bunker per salvaguardare queste testimonianze storiche.

-Creazione di un museo della linea gotica presso il deposito carburante di Sasso Marconi, che documenti la storia e l’impatto del conflitto nella regione.

-Itinerari turistici e storici lungo la linea gotica, con percorsi attrezzati e segnalati per far conoscere i siti e gli eventi della seconda guerra mondiale.

-Collaborazioni con associazioni di veterani e storici locali per promuovere iniziative di memoria e conservazione.

 

5. Siti Archeologici

Via del Ferro Etrusca

Uno dei tesori archeologici più importanti dell’Appennino Bolognese è la via del ferro etrusca, un’antica strada usata dagli Etruschi per trasportare il ferro dall’isola d’Elba fino a Comacchio, passando per il territorio appenninico. Questo percorso rappresenta una delle prime grandi opere viarie d’Occidente, ma è oggi poco conosciuto e valorizzato.

 

Proposte di Valorizzazione per la Via del Ferro:

-Creazione di un cammino tematico lungo il percorso della via del ferro, con segnaletica informativa e stazioni di sosta, che possa attrarre turisti e appassionati di archeologia.

-Tour tematici in treno e bici (archeo bike tour), in collaborazione con Arca Appennino Bolognese, per offrire un'esperienza completa tra archeologia, enogastronomia e paesaggio.

 

Zona Archeologica di Sasso Marconi

La zona di Sasso Marconi è un’area di rilevante importanza archeologica, contenente una dozzina di cunicoli artificiali, una colombaia romana e un acquedotto romano parzialmente chiuso da una frana. Nonostante la loro rilevanza storica, questi siti non sono mai stati oggetto di studi approfonditi e rimangono esposti all'incuria e al vandalismo.

 

Proposte di Valorizzazione per la Zona di Sasso Marconi:

-Ripristino e restauro dei cunicoli e dell’acquedotto romano, per riportare alla luce le strutture storiche.

-Potenziamento della promozione turistica attraverso percorsi guidati che colleghino i vari siti archeologici, creando un’esperienza che riporti i visitatori indietro di 2.500 anni.

-Monitoraggio e manutenzione costante per preservare questi luoghi e prevenire ulteriori atti di vandalismo.

 

Altri Siti Archeologici e Villaggi Antichi

L’Appennino Bolognese custodisce tracce di villaggi etruschi e romani non ancora studiati a fondo dalle università, che rappresentano un'opportunità unica per approfondire la conoscenza delle antiche civiltà che abitavano la regione.

 

Proposte di Valorizzazione per Altri Siti Archeologici:

-Collaborazione con istituti universitari per avviare progetti di scavo e ricerca in aree di potenziale interesse.

-Eventi ed esposizioni tematiche nei musei locali che raccontino la storia degli Etruschi e dei Romani nell’Appennino, attirando così ricercatori e visitatori.

 

6. Santuari, Pievi, Chiese e Oratori

L'Appennino Bolognese vanta un patrimonio religioso di grande valore, rappresentato da santuari, pievi, chiese e oratori che raccontano la storia spirituale e culturale della regione. Negli ultimi anni, la Curia ha compiuto notevoli sforzi per preservare molti di questi luoghi; tuttavia, alcuni edifici versano ancora in condizioni critiche, richiedendo interventi urgenti di restauro per evitarne la perdita definitiva.

 

Siti Religiosi in Stato Critico:

Chiesa di Monte Cavalloro: Questo luogo sacro, situato in posizione dominante, è oggi in condizioni estremamente deteriorate. Il suo recupero consentirebbe di restituire al territorio un importante luogo di culto e di storia.

 

Oratorio di San Luigi Gonzaga a Burzanella: Esemplare unico di oratorio circolare con cripta sotterranea, questo edificio rischia il crollo se non verranno effettuati interventi di consolidamento e restauro. La sua unicità architettonica lo rende un patrimonio di grande valore per l'intero Appennino Bolognese.

 

Proposte di Valorizzazione per i Siti Religiosi:

-Collaborazione con enti religiosi e associazioni locali per avviare progetti di recupero e manutenzione dei siti a rischio.

-Inserimento di questi luoghi in circuiti di turismo culturale e religioso, con l’obiettivo di attrarre visitatori e generare risorse per la loro manutenzione.

-Organizzazione di eventi e mostre storiche nei santuari e nelle pievi restaurate, per raccontare la storia e l'arte religiosa della zona e favorire il coinvolgimento delle comunità locali.

 

7. Rocce, Minerali e Fossili

L'Appennino Bolognese è una risorsa inestimabile anche dal punto di vista geologico. Il suo sottosuolo ospita una varietà di minerali, fossili e rocce di pregio, che rappresentano un aspetto poco conosciuto e scarsamente valorizzato del patrimonio naturale.

 

Minerali e Fossili di Valore Geologico:

Diversità di Minerali: Sul territorio sono presenti circa 43 tipi di minerali, tra cui alcuni rari e preziosi, come la millerite, la giamborite e il quarzo di Montecuto Ragazza. Questi elementi rappresentano un’importante attrazione scientifica e turistica che meriterebbe di essere promossa adeguatamente.

 

Fossili di Monte Vigese e Montovolo: Le aree di Monte Vigese e Montovolo sono ricche di fossili di elevato valore storico e naturalistico, alcuni dei quali rappresentano autentiche rarità.

 

Antica Cava Romana di Marmo: Sull’Appennino Bolognese è presente una cava di marmo, probabilmente sfruttata già in epoca romana, come testimoniano le cinque tombe rinvenute nelle sue vicinanze. Attualmente in stato di abbandono, questo sito potrebbe divenire un'importante risorsa archeologica e culturale.

 

Proposte di Valorizzazione Geologica:

-Creazione di percorsi geologici ed escursioni tematiche per far conoscere e apprezzare i minerali e i fossili della zona.

-Collaborazione con università e musei per organizzare mostre e laboratori didattici sulle risorse minerarie e paleontologiche locali.

-Valorizzazione dell’antica cava romana con interventi di recupero e trasformazione in sito visitabile, affiancato da pannelli informativi che illustrino l’importanza storica e geologica del luogo.

 

8. Sport e Benessere

L'Appennino Bolognese offre un ambiente ideale per un turismo che, oltre a valorizzare il patrimonio culturale, promuova anche uno stile di vita attivo e salutare. Circa 19 discipline sportive possono essere praticate nel territorio, tra cui:

 

Parapendio e Scalata: Le alture dell'Appennino, con i loro panorami mozzafiato e conformazioni rocciose uniche, rappresentano luoghi perfetti per il parapendio e l’arrampicata sportiva.

 

Kayak e Sport d'Acqua: Fiumi e torrenti offrono percorsi suggestivi per il kayak, garantendo un’immersione totale nella natura.

 

Trekking, Escursioni e Mountain Bike: Sentieri panoramici e percorsi montani permettono esperienze di trekking e bici che valorizzano il contatto diretto con il paesaggio e la biodiversità locali.

 

 

Questi siti, se promossi adeguatamente, non solo possono attrarre amanti dello sport e della natura, ma anche incentivare un turismo eco-sostenibile che sostiene il territorio montano.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Creazione di pacchetti turistici sportivi integrati, che combinino escursioni, attività sportive e visite ai siti culturali dell’Appennino.

-Eventi sportivi locali per attirare l’attenzione sui luoghi meno conosciuti e creare un legame tra sport e valorizzazione del territorio.

-Collaborazione con associazioni sportive per la promozione degli sport in Appennino e per migliorare la sicurezza e la fruibilità dei percorsi esistenti.

 

Promuovere un turismo legato allo sport e al benessere permette di sfruttare in modo sostenibile le risorse naturali e attrarre nuovi visitatori, creando un’opportunità unica per rivitalizzare l’Appennino e renderlo un punto di riferimento per il turismo attivo e salutare.

 

9. Flora e Fauna dell'Appennino

La biodiversità dell'Appennino Bolognese è un autentico patrimonio naturale che arricchisce il nostro territorio e merita di essere conosciuto e valorizzato.

 

Flora

L'Appennino ospita un'ampia varietà di piante officinali, mediche e spontanee, che rappresentano una risorsa preziosa sia per il loro valore ecologico che per il potenziale uso in ambito terapeutico, cosmetico e culinario. Tra le specie più significative:

 

Piante officinali e aromatiche come la lavanda, il timo e la menta, che crescono spontaneamente e in abbondanza.

 

Essenze forestali di pregio, tra cui castagni e querce, fondamentali per l'ecosistema e per l’economia locale.

 

 

Tutelare e promuovere la flora dell'Appennino può contribuire a valorizzare il territorio anche attraverso la realizzazione di percorsi botanici ed eventi tematici.

 

Fauna

La fauna dell'Appennino è altrettanto straordinaria, con specie di cervi, daini, volatili e altri animali di taglia notevolmente grande, riconosciuti tra i più imponenti d'Europa. Questa unicità rende l'Appennino una meta di grande interesse per il turismo naturalistico e il birdwatching.

 

La fauna locale comprende anche specie rare e protette che svolgono un ruolo importante nell'ecosistema montano e rappresentano un’attrattiva aggiuntiva per gli appassionati di natura.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Creazione di aree protette e riserve naturali specificamente dedicate alla flora e fauna endemiche.

-Percorsi e tour di osservazione, come sentieri per il birdwatching o visite guidate per scoprire le piante officinali e la fauna locale.

-Collaborazione con esperti e associazioni per promuovere la consapevolezza del patrimonio naturale e offrire attività educative e laboratori didattici sul territorio.

-Preservare e far conoscere la flora e fauna dell'Appennino Bolognese permette di valorizzare le caratteristiche naturali e sostenere un turismo rispettoso dell’ambiente.

 

10. Prodotti Agroalimentari e Gastronomici dell'Appennino

L'Appennino Bolognese è ricco di eccellenze agroalimentari che non solo rappresentano un simbolo di tradizione e qualità, ma costituiscono anche un'opportunità preziosa per la promozione turistica.

 

Eccellenze del Territorio

Il territorio è popolato da numerose piccole aziende agricole a conduzione familiare che, con metodi artigianali, producono cibi di altissima qualità, riconosciuti e apprezzati a livello internazionale. Tra i prodotti più noti e premiati, troviamo:

 

Parmigiano Reggiano: vincitore del primo premio come miglior formaggio al mondo.

 

Mela Rosa Romana: riconosciuta con il secondo premio per l'innovazione agricola in Europa.

 

Questi e altri prodotti locali di pregio sono motivo di orgoglio e meritano di essere promossi sia a livello nazionale che internazionale.

 

Diversità e Ricchezza della Produzione

L'Appennino Bolognese offre una vasta gamma di prodotti, con circa 50 specialità locali e ben 14 tipologie di vino che rendono unica la proposta gastronomica del territorio. La varietà include formaggi, salumi, miele, conserve, e altre prelibatezze che riflettono la tradizione agricola e gastronomica della regione.

 

Sostegno al Territorio

Le aziende agricole dell’Appennino, oltre a produrre cibi sani e genuini, svolgono un ruolo cruciale nella cura e tutela del territorio, contribuendo a mantenerlo vivo e rigoglioso. La loro attività è essenziale anche per prevenire il degrado ambientale e sostenere l'economia locale.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Percorsi enogastronomici: promuovere tour dedicati alla scoperta delle eccellenze locali e dei prodotti a km zero, valorizzando le aziende agricole e i ristoranti locali.

-Collaborazioni con eventi e fiere: per dare maggiore visibilità ai prodotti dell’Appennino e attrarre turisti e appassionati di gastronomia.

-Laboratori e degustazioni: organizzare esperienze sensoriali e didattiche per permettere ai visitatori di conoscere i metodi di produzione e le caratteristiche uniche dei prodotti locali.

 

Promuovere il patrimonio agroalimentare dell'Appennino Bolognese permette non solo di valorizzare i prodotti locali, ma anche di sostenere un turismo sostenibile e di qualità, che contribuisce alla crescita dell'economia territoriale.

 

11. Mulini e Magli dell'Appennino

I mulini e i magli rappresentano uno degli aspetti più interessanti e antichi dell'Appennino Bolognese. Erano le “fabbriche” dell'epoca medievale, alimentate dalla forza dell’acqua, che permettevano di lavorare materie prime come il grano e il ferro, essenziali per l’economia e la vita quotidiana di allora.

 

Presenza Storica e Distribuzione

Mulini: anticamente molto diffusi, erano fondamentali per la macinazione del grano e altre produzioni locali. Purtroppo, non sembra esistere un censimento completo dei mulini presenti nell'Appennino Bolognese, e molti di questi siti restano sconosciuti o trascurati.

 

Magli: principalmente localizzati lungo il corso del Reno e nelle aree dell’alto Appennino, erano impiegati nella lavorazione del ferro. Ne restano pochissimi esemplari ancora visibili, molti dei quali in stato di abbandono.

 

Importanza Storica e Culturale

Questi siti rappresentano un patrimonio storico e culturale unico, legato all'ingegno e alla maestria del territorio bolognese. I magli, in particolare, furono utilissimi per lo sviluppo delle attività metallurgiche dell'epoca, consentendo la lavorazione del ferro e altri metalli. La loro presenza dimostra l’elevato livello di innovazione tecnica raggiunto nell’Appennino in periodi storici in cui la forza dell’acqua era l’unica fonte di energia.

 

Stato di Conservazione e Necessità di Valorizzazione

Alcuni mulini e magli sono stati recuperati e valorizzati, ma la maggior parte resta abbandonata e poco conosciuta. Questo patrimonio merita interventi di tutela e promozione per preservarne la memoria storica e incentivarne la fruizione pubblica.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Censimento e Mappatura: effettuare un censimento dei mulini e dei magli dell'Appennino per identificare e catalogare i siti ancora esistenti.

-Restauro e Accesso Pubblico: avviare progetti di restauro per i mulini e i magli in stato di degrado, rendendoli accessibili e visitabili.

-Percorsi Didattici e Turistici: creare percorsi tematici che raccontino la storia dei mulini e dei magli, coinvolgendo le scuole e i visitatori attraverso esperienze immersive.

-Collaborazione con Associazioni Locali: collaborare con le associazioni del territorio per la manutenzione e promozione di questi siti.

 

I mulini e i magli sono testimonianze preziose del passato industriale dell'Appennino Bolognese. La loro riscoperta e valorizzazione non solo arricchirebbero il patrimonio culturale locale, ma attrarrebbero anche un turismo curioso di conoscere le antiche tecniche artigianali e l’importanza delle risorse naturali del territorio.

 

12. Arte e Artigianato dell'Appennino

L'Appennino Bolognese ha una tradizione artistica e artigianale che affonda le sue radici nei secoli, partendo dall’epoca etrusca e proseguendo con un’evoluzione che ha contribuito a forgiare maestri in varie arti e mestieri, apprezzati in tutto il mondo.

 

Origini Storiche e la Via del Ferro Etrusca

La via del Ferro Etrusca: questa antica strada era usata per il trasporto del prezioso ferro dall'Isola d'Elba fino a Comacchio, attraversando l'Appennino Bolognese. Lungo questo percorso si trovavano importanti interporti come Gonfienti e Marzabotto, dove già 25 secoli fa si lavorava il ferro a livello artigianale e artistico.

 

Statuine e Bronzetti Etruschi: l’Appennino Bolognese vanta alcuni dei bronzetti e delle statuine etrusche più belle mai ritrovate, come le preziose statuine votive di Montecuto Ragazza, testimonianze della maestria locale nella lavorazione dei metalli.

 

Armaioli e Innovazioni nella Meccanica

La tradizione nella lavorazione dei metalli ha portato, secoli dopo, alla nascita dei più importanti armaioli e cesellatori al mondo. L’Appennino Bolognese è famoso per:

 

Armaioli Bolognesi: maestri come gli Acquafresca, Negroni, Ghini e Pozzi furono pionieri nella fabbricazione delle armi. Bologna è nota per aver prodotto archibugi e fucili che sono considerati tra i più belli e innovativi al mondo, con i primi fucili a ripetizione prodotti già nel tardo 1600.

 

Eredità Meccanica e Moderna: il sapere acquisito nella lavorazione dei metalli si è evoluto, facendo di Bologna e del suo Appennino un centro mondiale per la produzione di macchine automatiche e motori, celebri per qualità e innovazione.

 

La Tradizione della Liuteria

L'Appennino Bolognese è stato anche la culla della liuteria, una tradizione artistica di altissimo livello che continua a vivere grazie ad artigiani e liutai di fama internazionale.

 

Liuteria Bolognese: figure come Roberto Regazzi di San Ruffillo, il liutaio dei più celebri violinisti al mondo, continuano a portare avanti l’eccellenza bolognese nella costruzione di strumenti musicali.

 

Famiglia Fiorini di Pianoro: i Fiorini rilanciarono la liuteria bolognese in tutta Europa e furono responsabili dell'acquisto della bottega Stradivari, destinata poi al Museo del Violino. Questo atto di conservazione e promozione del patrimonio liutaio è un tributo alla dedizione degli artigiani dell'Appennino.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Musei e Mostre Itineranti: creare spazi espositivi permanenti o mostre itineranti per mostrare la produzione artistica e artigianale del territorio, dalle opere etrusche ai fucili bolognesi.

-Eventi e Percorsi Didattici: organizzare eventi che celebrino le abilità degli armaioli e dei liutai locali, con dimostrazioni dal vivo e percorsi didattici aperti al pubblico e alle scuole.

-Collaborazione con Maestri Artigiani: coinvolgere i maestri artigiani locali in progetti di formazione e laboratori che possano tramandare la tradizione a nuove generazioni di artisti e artigiani.

 

L’arte e l’artigianato dell'Appennino Bolognese, dalle statuine etrusche alle opere di liuteria, rappresentano una parte preziosa del patrimonio culturale del territorio. La valorizzazione di queste competenze artistiche e artigianali può contribuire a rafforzare l’identità dell’Appennino e a promuovere un turismo culturale di alta qualità.

 

13 I Collezionisti ed i ricercatori

Evidenziamo l'importanza dei collezionisti e dei ricercatori dell'Appennino come custodi di patrimoni culturali e scientifici. Con una rete di strutture adatte, come musei o centri espositivi nei locali vuoti, queste collezioni – dai reperti della Linea Gotica ai minerali, fossili e opere d'arte – potrebbero essere messe a disposizione della comunità, contribuendo a educare e ispirare i visitatori. Questi spazi, oltre a valorizzare le storie locali, offrirebbero un punto d'incontro tra passato e presente, promuovendo l’identità del territorio e stimolando il turismo.

 

14 le acque dell’Appennino

L'Appennino Bolognese vanta una risorsa preziosa e unica: le sue acque. Grazie alla ridotta pressione agricola e all’assenza di un’intensiva attività di sfruttamento del suolo, il territorio conserva un ecosistema naturale che mantiene vive e incontaminate le sue fonti d’acqua. Le acque dell'Appennino sono di altissima qualità, tanto da ricevere frequentemente riconoscimenti a livello regionale e nazionale per la loro purezza e caratteristiche chimiche eccezionali.

 

La valorizzazione delle risorse idriche è essenziale non solo per la salute e il benessere della comunità, ma anche per rafforzare l’attrattività del territorio. Investire nella tutela e promozione delle acque dell’Appennino significa garantire una migliore qualità di vita e costruire un futuro più sostenibile. L’acqua, elemento fondamentale della nostra identità ambientale, rappresenta un’opportunità di sviluppo e benessere, promuovendo al contempo il turismo sostenibile e rispettoso della natura.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Creazione di percorsi delle fonti: Organizzare percorsi escursionistici e naturalistici dedicati alle fonti d’acqua più significative dell’Appennino. Questo tipo di itinerari può includere visite guidate che approfondiscano la qualità e l’importanza delle fonti locali, coinvolgendo esperti ambientali per valorizzare il patrimonio idrico e educare i visitatori sull’ecosistema locale.

-Marchio di qualità locale: Creare un marchio di qualità riconosciuto per le acque dell'Appennino Bolognese, identificabile a livello regionale e nazionale. Questo marchio potrebbe essere utilizzato per valorizzare le acque locali e garantire un elevato standard di purezza e sostenibilità.

-Eventi e manifestazioni tematiche: Organizzare eventi annuali come fiere, festival o giornate a tema sull’acqua e sull’ecosostenibilità, coinvolgendo la comunità locale, le scuole e i turisti. Questi eventi possono aiutare a sensibilizzare le persone sui benefici della qualità dell’acqua dell’Appennino e favorire un maggiore impegno nella sua protezione.

- Partnership con produttori locali: Collaborare con produttori di bevande o aziende locali per includere l'acqua dell’Appennino nei loro prodotti, come birre artigianali, liquori o bibite, sottolineando l’origine dell’acqua come elemento distintivo di qualità. Questa sinergia può favorire la diffusione del “brand” Appennino e aumentare la visibilità del territorio.

-Eco-turismo e benessere: Promuovere il territorio come meta di eco-turismo e benessere, sviluppando strutture e attività legate all’acqua, come terme naturali, aree per il relax, percorsi di idroterapia o meditazione lungo i fiumi e le sorgenti. Tali iniziative possono attrarre un turismo sostenibile e salutare.

-Educazione ambientale e workshop: Realizzare attività didattiche per le scuole e workshop per la comunità che insegnino l’importanza della conservazione delle risorse idriche e la gestione sostenibile dell’acqua. Questi laboratori possono sensibilizzare le giovani generazioni e rafforzare il senso di appartenenza al territorio.

-Collaborazioni con enti di ricerca e università: Stabilire partnership con istituti di ricerca o università per monitorare la qualità delle acque e sviluppare studi scientifici sul territorio. Queste collaborazioni possono fornire dati aggiornati e certificati, utili per valorizzare ulteriormente le risorse idriche e garantire la conservazione degli ecosistemi.

 

15 Confini d’Imperi, Stati e Contee

L’Appennino Bolognese, crocevia di culture e civiltà, è stato per millenni un territorio di passaggio e un baluardo difensivo per le popolazioni del Nord e del Sud. Le sue valli e alture conservano tracce di popolazioni indoeuropee, etrusche, romane, celtiche, bizantine, longobarde e molte altre, che nel corso del tempo hanno lasciato impronte profonde nel territorio. La sua posizione strategica ha trasformato l'Appennino in una terra di confine tra grandi imperi e Stati.

 

Già al tempo dei romani, gli Appennini venivano considerati come una “muraglia naturale” per la difesa di Roma. Con il tempo, sono diventati un simbolo di separazione e connessione, fungendo da limite tra la Gallia Cisalpina e Roma, e in seguito ospitando il confine tra l’Impero Longobardo e l’Esarcato di Ravenna. Questi territori di confine si sono poi evoluti, con la nascita di nuove suddivisioni come il confine dello Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana, e in aree come la Contea di Pian del Voglio e Castiglione dei Pepoli.

 

Questi confini storici testimoniano il ruolo cruciale dell'Appennino come terra di passaggio e difesa e ne arricchiscono il valore culturale.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Creazione di percorsi storici tematici sui confini: Sviluppare itinerari che seguano i principali confini storici attraverso l'Appennino, arricchiti da pannelli informativi, installazioni artistiche e guide interattive. Questi percorsi tematici potrebbero raccontare la storia dei confini romani, longobardi, bizantini e dei territori medievali come la Contea di Pian del Voglio, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva.

-Allestimento di mostre e punti espositivi: Creare esposizioni nei musei locali o nei centri culturali, con documenti, mappe antiche, reperti e ricostruzioni che illustrino l’evoluzione storica dei confini nell’Appennino Bolognese. Le esposizioni potrebbero essere arricchite da modelli interattivi e tecnologie di realtà aumentata per coinvolgere il pubblico e raccontare la storia dei confini in modo coinvolgente.

-Eventi storici rievocativi e visite guidate: Organizzare rievocazioni storiche e tour guidati per portare alla vita la storia dell’Appennino come terra di confine. Eventi come fiere medievali, festival longobardi o bizantini, o simulazioni di antiche battaglie possono attirare turisti e creare un legame vivo con la storia. Le visite guidate, condotte da esperti, potrebbero toccare i punti più significativi, come i passaggi strategici e le fortificazioni lungo i confini storici.

-Collaborazioni con scuole e università: Coinvolgere istituti scolastici e università in progetti di ricerca e studio sui confini storici dell’Appennino. Laboratori, pubblicazioni e tesi di laurea potrebbero contribuire a far conoscere l’importanza storica del territorio, favorendo al contempo la formazione dei giovani in ambito storico e archeologico.

 

16. Le Antiche Strade di Valico

L’Appennino Bolognese custodisce un inestimabile patrimonio rappresentato dalle sue antiche strade di valico, che da millenni hanno collegato il nord e il sud Italia. Queste vie, utilizzate dagli Etruschi per il trasporto del ferro, percorse dall’Impero Romano, dai Templari e, in epoca medievale, da pellegrini e mercanti, sono oggi una risorsa culturale e turistica di grande importanza, ancora poco conosciuta e valorizzata.

 

Non solo queste strade hanno fatto da sfondo alla storia locale, ma sono state anche percorse da alcuni dei più illustri personaggi a livello nazionale e mondiale. Imperatori romani come Augusto, Cesare e Antonio, artisti del calibro di Leonardo da Vinci e Michelangelo, poeti come Dante, nonché figure storiche come Carlo Magno e Carlo V, hanno tutti attraversato questi percorsi, utilizzati da chiunque dovesse muoversi da nord a sud.

 

Tra le principali vie storiche spiccano la Via degli Dei, che attraversa un’antica strada romana, e la Via del Ferro, tracciata sul percorso di un'antica via etrusca e attualmente in fase di ricostruzione. Recentemente è stata presentata anche la Via dei Longobardi, che segue il confine tra l'Impero Bizantino, l'Esarcato di Ravenna e l'Impero Longobardo.

 

Queste strade di valico sono spesso arricchite da punti medievali di attraversamento, come il ponte medievale di Castel del Rio, in ottime condizioni, e quello di Castrola, recentemente restaurato. Altri ponti minori meritano anch’essi attenzione per interventi di manutenzione e valorizzazione, al fine di preservare e promuovere questo patrimonio storico e architettonico.

 

Proposte di Valorizzazione:

-Sviluppo di Itinerari Escursionistici Storici: Creare e promuovere percorsi lungo queste antiche strade, arricchiti da pannelli informativi e guide storiche che raccontino la loro evoluzione, dagli Etruschi ai Longobardi. Questi itinerari storici potrebbero includere visite ai ponti medievali, attirando turisti e appassionati di storia.

-Collaborazioni con Enti Turistici e Culturali: Coinvolgere associazioni, enti di promozione turistica e musei locali per organizzare visite guidate, eventi e conferenze lungo le antiche vie di valico. Questa collaborazione potrebbe prevedere anche la produzione di materiale didattico e turistico, come brochure e guide digitali, per far conoscere questi percorsi e il loro valore storico.

-Restauro e Manutenzione dei Punti Medievali: Realizzare un piano di manutenzione e restauro per i ponti e gli altri punti medievali lungo le strade di valico, con l’obiettivo di garantirne la conservazione e la sicurezza. Potrebbero essere previsti interventi regolari per preservare la struttura e il fascino storico di questi manufatti, contribuendo a rafforzare l’identità storica del territorio.

-Campagne di Comunicazione e Marketing Territoriale: Creare una campagna di comunicazione dedicata alle antiche strade di valico, utilizzando video, articoli e testimonianze sui social media, per raggiungere un pubblico ampio e promuovere il turismo culturale in Appennino. Un sito web dedicato potrebbe includere mappe interattive, informazioni storiche e risorse per escursionisti e viaggiatori.

-Eventi Culturali e Rievocazioni Storiche: Organizzare eventi che rievocano la storia delle antiche strade di valico, come mercati medievali, festival culturali e rievocazioni storiche. Queste attività potrebbero coinvolgere la comunità locale e attrarre visitatori, rendendo le strade non solo percorsi da esplorare, ma anche luoghi di incontro e di festa.

 

17 Le grandi Opere e le grandi infrastrutture.

L'Appennino, spina dorsale d'Italia, è un territorio che ha visto l'uomo sfidare la natura e costruire opere monumentali, testimoni di ingegno e determinazione. Dalla maestosa Direttissima, che attraversa la montagna con tunnel colossali, alla storica Ferrovia Porrettana, che serpenteggia tra valli e borghi, fino alle imponenti dighe di Suviana e Brasimone e all'Autostrada del Sole, arteria vitale del Paese, ogni infrastruttura racconta una storia, un'eredità da custodire e valorizzare."

Campagne pubblicitarie mirate per la promozione turistica e la valorizzazione dell’Appennino Tosco-emiliano: Creare campagne pubblicitarie che mettano in evidenza la bellezza e l'unicità di di tutto l’Appennino lungo queste infrastrutture, utilizzando immagini suggestive e contenuti coinvolgenti.

 Grazie per l'attenzione.

 

Per ora, allego una parte della lista dei siti (circa 50 su 400 segnalati e individuati fino ad ora) per iniziare a far conoscere questa importante ricchezza alle nostre amministrazioni ed ai preposti alla tutela.

 

SASSO MARCONI
DEPOSITO CARBURANTI SEGRETO E PRIMA GALLERIA DELLA LINEA SASSO-LAGARO.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
È un deposito di carburante dell'Areonautica militare in uso fino agli anni 80 del Novecento nei pressi di Sasso Marconi. Era collegato alla ferrovia Porrettana con un raccordo. fino a qualche anno fa nei pressi della Stazione di Sasso c'era un'area recintata con i due automotori che effettuavano le manovre.
Il camino serviva per lo sfiato dei gas prodotti dagli idrocarburi.
A quanto pare i serbatoi, o vasche, potevano contenere enormi quantità di carburanti e l'area era costantemente presidiata dai militari. SI trattava di un area militare segreta e non segnata sulle mappe.

 

VALLE DEL SETTA
LINEA FERROVIARIA SASSO-LAGARO, UNA LINEA DI SERVIZIO CONCEPITA E COSTRUITA .COME UNA VERA FERROVIA (RACCORDO TRA LA LINEA PORRETTANA E DIRETTISSIMA DEL 1921) 30 km di ferrovia in completo stato di abbandono
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
La ferrovia Sasso Lagaro non è altro che la parte emiliana della ferrovia di servizio costruita per dare appoggio logistico provvedendo al trasporto dei materiali utili alla costruzione della piu grande opera ferroviaria in Italia, cioè la direttissima prato bologna completata nel 1934.
A tal motivo per il trasporto del materiale in zone impervie e comunque non facilmente raggiungibili da mezzi stradali ed inoltre per non sovraccaricare di traffico le già precarie vie di comunicazione dell'epoca si penso a ragione di di costruire una ferrovia di servizio che collegasse i cantieri posti su tutto il tracciato della ferrovia in questione in maniera più puntuale i cantieri di attacco alla grande galleria in appennino che si stava iniziando a costruire, per l'unione delle due regioni, Emilia e Toscana. 

 

MARMO DI LAGARO (CASTIGLIONE DEI PEPOLI).
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
Ormai divenuto raro per lo sfuttamento fin dall’epoca romana, come testimoniano le 5 tombe trovate poco al di sotto dell’ affioramento limitrofo a Lagaro, di estende per circa 3 lungo la dorsale del Brasimone poi Setta fino a Pian di Setta, alcuni massi li abbiamo trovati al di sotto dell’ oratorio dedicato a Vincezo Ferreri, Il famoso Geologo Vinassa de Regny lo descrive come calcare bianco e cristallino, nei suoi pressi vi sono tracce di antiche calcinare,nelle quali il marmo veniva trasformato tramite forni in calce viva e di seguito, con abbondante acqua”motivo per cui sono vicine al letto del fiume” in calce da costruzione. Da racconti di paese, ancora non ben documentati, si vocifera che sia stato usato per la costruzione della Basilica di San Petronio di Bologna, la grande gradinata che da sulla piazza Maggiore, e per una chiesa di Milano, non ben identificata, altre ricerce ci spingono a pensare al passaggio di Michelangelo Buonarroti, nel suo viaggio che da Firenze lo portò a Bologna per la costruzione dell’Arca di San Domenico. 

 

CHIAPPORATO (CAMUGNANO)
NEL CUORE DELL'APPENNINO, AL CONFINE TRA TOSCANA E EMILIA.
L'ULTIMO PAESE ITALIANO AD AVERE LA LUCE ELETTRICA.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO VANDALIZZATO NON PROMOSSO.
E’ un borgo circa del 1200, quasi disabitato. Vi si accede solo percorrendo sentieri impervi, o mediante una mulattiera non transitabile con le auotomobili. Era la dogana dei signori di Stagno, e, dal punto divista militare un luogo strategico.
Ultimo borgo Italiano ad accedere alla rete elettrica nazionale. L’impianto è costato molto, perchè lungo diversi chilometri, e, doveva servire per migliorare la vita quotidiana delle sole due persone abitanti il borgo. Queste, una volta che hanno scoperto, che l’energia elettrica doveva essere pagata, hanno continuato a vivere senza l’energia elettrica, come sempre avevano fatto, cucinando il cibo con la loro stufa o con il loro forno a legna, ed attingendo l’acqua da una fontanella vicina.
Posizione Gps 44° 05’ 40.16’’N 11° 04’ 02.61’’E Alt 841m slm 

 

MONTE CAVALLORO (VERGATO)

STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO VANDALIZZATO NON PROMOSSO.
Montecavalloro: un gioiello dimenticato dell'Appennino.

L'antica chiesa di Montecavalloro, con le sue radici che affondano nell'epoca di Matilde di Canossa, è un testimone muto di un passato glorioso. Situata nel cuore dell'Appennino, questa chiesa era un tempo il centro spirituale e sociale di un'intera comunità.

Negli ultimi decenni, l'abbandono e l'incuria hanno lentamente eroso la sua bellezza. Nonostante ciò, la chiesa conserva ancora il suo fascino e il suo mistero, invitandoci a riflettere sulla nostra storia e sulla necessità di proteggere il nostro patrimonio culturale.

 

GRIZZANA MORANDI
LA VIA DEL FERRO ETRUSCA.
UN TRATTO DELLA STRADA DEL FERRO FU RINVENUTO IN LOCALITA SANT ABRAMO
NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.

La prima strada d’Occidente e prima grande opera su suolo italiano fu la “Via del Ferro” costruita dagli Etru-schi 2.500 anni fa. Partiva da Pisa e arrivava a Spina, nelle valli di Comacchio, attraversando gli Appennini. Lunga 250 chilometri e larga più di 6 metri, veniva percorsa, narra l’esploratore greco del VI secolo a.C., lo “pseudo” Sci-lace di Carianda, “in tre giorni di cammino”. Un tragitto di cui oggi sono stati portati alla luce solo poche centinaia di metri di acciottolato. Questa strada, ha visto passare non solo merci, ma anche uomini, tecnologia, sapienza e cultura, contribuendo in modo significativo alle basi della nostra civiltà occidentale.

Doveva essere uno spettacolo emozionante, quello delle lunghe file di carri che oltre 25 secoli fa trasportavano un metallo nuovo e ancora misterioso: il ferro. Le miniere etrusche dell’isola d’Elba erano uno dei più importanti centri di estrazione del ferro, un minerale di gran pregio che grazie al suo minor costo riuscì a soppiantare il bronzo, tanto più che in lega con il carbonio forniva il resistentissimo acciaio che dette un formidabile vantaggio rispetto alle splendide ma più deboli spade e armature di bronzo descritte da Omero.

STORIA:

lo sviluppo della "Lega etrusca" tra le cittàstato dell'Etruria durante il periodo arcaico (circa 580-480 a.C.) è culmi-nato con l'egemonia delle Dodecapoli. Questo periodo vide trasformazioni sociali e politiche significative, come la cacciata di Tarquinio il Superbo a Roma nel 509 a.C. e la fine della tirannide ad Atene tra il 510 e il 507 a.C.

In Etruria settentrionale e padana iniziò un processo di infrastrutturazione dei territori interni, migliorando le vie esistenti e creando nuovi collegamenti tra il Mar Tirreno e l'Adriatico. Un elemento chiave fu la costruzione della "Via del Ferro", che collegava Pisa a Spina. Gli scavi a Capannori nel 2004 hanno confermato l'esistenza e l'uso di questa strada tra il VI e il IV secolo a.C.

La via etrusca del Frizzone, scoperta nel 2004, era progettata per il trasporto di merci pesanti, evidenziato dai pro-fondi solchi lasciati dai carri. Costruita solidamente e larga abbastanza per due carri, collegava gli scali elbani al porto di Pisa.

Gli scavi a Gonfienti hanno rivelato un importante emporio etrusco collegato dalla via transappenninica, sottoli-neando l'eccellenza economica e politica degli Etruschi. Gonfienti divenne un centro di produzione metallurgica con infrastrutture avanzate. L'espansione etrusca oltre l'Arno nel VI secolo a.C. creò un corridoio viario sicuro tra le valli cispadane e la Tuscia interna, ma successivamente il territorio fu invaso dai Galli, segnando l'inizio della conquista romana.

Le bonifiche etrusche nella Val di Marina resero la zona fertile e navigabile, nonostante le successive esondazioni e interventi umani. L'area dell'Interporto della Toscana ha rivelato una via glareata collegata alla via del ferro, influenzando la disposizione viaria di Gonfienti.

Nel IV secolo a.C., i Celti invasero i territori etruschi, portando alla sovrapposizione delle culture celtiche ed etrusche. La via transappenninica, già utilizzata dagli Etruschi, fu riutilizzata dai Celti e successivamente dai Romani. Gonfienti, con il suo sito archeologico, conserva importanti tracce della civiltà etrusca, ma richiede ulteriori ricerche per comprendere appieno la sua estensione e importanza storica.

 

VAL DI ZENA
Canyon dello Zena.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO, NON PROMOSSO.
La gola è stata formata dallo scorrimento del torrente Zena che, con l’aiuto dei numerosi piccoli affluenti, ha scavato nella roccia di arenaria un solco discretamente profondo e suggestivo, considerando la morfologia del luogo. Caratteristica della gola sono appunto gli scivoli, le vasche e i piccoli canyon che si aprono nell’arenaria. Intinerario: Dal Parco dei Pianazzoli, presso la fonte di Quinzano, si percorrono 400 m di fiume in un tratto pianeggiante e completamente immerso nel bosco.

 

VADO (MONZUNO)

STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO, NON PROMOSSO.

Sulla vetta del monte Rocchetta alle Crede di Vado c'è uno dei pochissimi rifugi su più piani dell'Appennino Bolognese, con al di sotto molte trincee. Il sito è un'importante testimonianza storica del periodo della linea gotica e merita di essere tutelato, valorizzato e promosso.

 

MONTE MARIO (SASSO MARCONI)
IL CASTELLO DI BATTEDIZZO ED IL POZZO DEL CASTELLO
PERICOLOSISSIMO. (SEGNALATO RIPETUTAMENTE ALLE AMMINISTRAZIONI E CC) STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
un'importante Castello sul monte Mario, dalla vetta si controllava tutta la valle del Setta e parte della valle del Savena (importantissime via trranappenniniche)
Il castello fu probabilmente smantellato nel ‘300 come quello di Badolo e i suoi resti furono distrutti da una frana nel 1775. Sempre nel ‘300 è documentata una chiesa, dedicata a San Martino come quella tuttora presente, che era tra le dipendenze della Pieve del Pino. 

Oggi e presente cio che rimane di un antico pozzo di circa 13 metri di profondita, si trova a circa 20 metri a valle dalla vetta, ha le pareti sfondate ed e un inghiottitoio che non lascia scampo al malcapitato (sia uomo che animale) che sbadatamente casca all’interno.

 

PRATI DI MUGNANO (SASSO MARCONI).
PROBABILE NECROPOLI ETRUSCA
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
Nove tratti di galleria per un totale di 50 metri lineari. Un ingresso e anche due finestre. Una dozzina di nicchie ricavate nella roccia lungo le gallerie e decine di cellette. Questa la teoria di cunicoli (costellata di alcuni buchi per paratie, sei o sette buchi per lumino, qualche crollo e qualche masso) che si estende su na superficie di venti metri per venti nel ventre di un monte del crinale tra le valli del Reno e del Setta dell’Appennino bolognese.

 

PASSO DELLA FUTA
UNO DEI POCHI BUNKER TEDESCHI IN MURATURA  IN APPENNINO.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO. (credo sia un pollaio oggi)
Il Bunker del Futa Pass, un relitto della Linea Gotica,
Muta sentinella a guardia della statale 65, che da Firenze corre verso Bologna, il Bunker del Futa Pass è ancora lì dopo 77 anni, massiccio, annerito dalle bombe e dal tempo

 

MUSIANO (PIANORO)
I LUITAI BOLOGNESI . LA FAMIGLIA FIORINI
NON VALORIZZATO, NON PROMOSSO.
L'arte della liuteria, l'abilità di costruire strumenti musicali a corda, è da sempre una delle più grandi tradizioni artigianali di Bologna, simbolo della passione e della vocazione musicale della città delle due torri. Questa tradizione risale al Medioevo, come testimoniano documenti del XIII secolo che parlano di una produzione locale di strumenti musicali. Ma è nel Rinascimento che la liuteria bolognese comincia a distinguersi, con le prime botteghe di liutai attive già alla fine del Quattrocento.
La famiglia Fiorini di Musiano, a Pian di Macina (Pianoro), ha giocato un ruolo fondamentale nella rinascita e nell'elevazione dell'arte della liuteria nel capoluogo emiliano. Raffaele Fiorini, nato nel 1828, è stato una delle figure più rappresentative e versatili della storia della liuteria moderna italiana. Il suo lavoro ha avuto un impatto duraturo sulla cultura musicale di Bologna e oltre.
Giuseppe Fiorini, figlio di Gabriele e discendente della famiglia di liutai, ha contribuito in modo significativo alla tradizione europea con la sua abilità nella costruzione di strumenti ad arco di alta qualità. La sua eredità è stata ulteriormente arricchita quando ha acquisito l'intera bottega di Antonio Stradivari da una famiglia nobile piemontese, comprendente attrezzi, disegni e forme utilizzate dal celebre maestro per i suoi capolavori. Questo tesoro è stato preziosamente custodito a Bologna e successivamente donato alla città di Stradivari, guadagnando Giuseppe non solo la stima per il suo talento, ma anche per la sua generosità e integrità impeccabile.

 

ARCHIBUGI BOLOGNESI.

I FUCILI PIU BELLI DEL MONDO

NON VALORIZZATO, NON PROMOSSO.
Un incredibile e meravigliosa scoperta è stata fatta quest’ anno dall’ associazione dal gruppo di ricerca e volontariato A.R.C.A. di Lagaro.

Nell’approfondire e ricercare foto e documenti degli archibugi bolognesi sparsi nei musei del mondo, si sono accorti dell’enorme fama, importanza e stima che gli armaioli dell’appennino bolognese, Acquafresca di Bargi, Negroni di Brento, Ghini di Loiano e i Pozzi dei Sabbioni di Monghidoro, avevano in tutto il mondo.

Una fama dovuta per il loro modo di costruire archibugi, esaltati artisticamente in ogni loro piccolo dettaglio, per la grande  precisione e tecnica di costruzione evoluta dei loro artefatti rispetto alle armi prodotte dai loro concorrenti italiani ed esteri,  battendo sicuramente tutti sul tempo nella costruzione del primo archibugio a retrocarica a ripetizione al mondo, nel 1650 circa ad opera dell’ armaiolo che più di tutti spicca nel settore, Matteo Acquafresca di Bargi, grande cesellatore ed incisore che ha portando importantissime innovazioni nel settore, e creato un modello di costruzione degli archibugi, cosi finemente decorati e curati con cesellature ed incisioni, chiamato in tutto il mondo “ modello tosco emiliano”, diventato così l armaiolo più conteso dalle corti europee dell’ epoca.

Questi artefatti, di cosi splendida manifattura artigianale, anche se ora poco conosciuti ai più, entrano di tutto diritto nella nicchia degli oggetti italiani più belli ed importanti che tutto il mondo ci invidia e ci apprezza, al pari del veliero Amerigo Vespucci, delle auto emiliane Ferrari, Lamborghini e Bugatti o dei violini di Cremona di Stradivari, Guarnieri e Amati.

Gli archibugi dell’ appennino bolognese, sono l’identità culturale, artistica ed artigianale che più rappresenta e distingue il nostro territorio in tutto il mondo, un importantissimo patrimonio di conoscenze e competenze, ancora trasmesse da padre a figlio, da generazione a generazione, con l’ultimo discendente degli Acquafresca, Fabrizio,  importantissimo cesellatore di diciassettesima generazione, di Firenze (MAESTROACQUAFRESCA), o dell’ armiere Zanotti Renato di Bologna, discendente di Cassiano Zanotti, l’ armieri dal 1625, con il  nome più antico in Italia subito dopo a quello di Beretta, Con tali caratteristiche, queste opere d’arte, sono degne e possono di fatto entrare nel patrimonio immateriale dell’umanità.

 

SASSO MARCONI
LE VIE CAVE DI RIO CONCO.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO. (OGGI SONO QUASI SEPPELLITE DA UNA NUOVA FRANA.
Alcune di queste grotte (circa 12, con alcune con simboli sconosciuti) sembra poi che siano state usate per un certo periodo anche dai tedeschi come postazioni difensive (quelle più in alto in vista sulla valle del Reno proprio di fronte a Palazzo de’ Rossi). Ma esistevano già, poi altri usi hanno invaso questi antri. Ma chi li ha realizzati e da dove venivano? Ricordo cose abbastanza simili che ho visto in Toscana: mi fanno pensare alle tombe Etrusche.

 

SASSO MARCONI
ACQUEDOTTO ROMANO DI BOLOGNA.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO. (OGGI SONO QUASI SEPPELLITE DA UNA NUOVA FRANA.
In epoca romana il territorio venne interessato dal tracciato dell'acquedotto di età augustea che condusse a Bologna le acque del Setta, attraverso lo scavo di uno stretto cunicolo lungo circa 20 km.
Nella tarda antichità l'acquedotto cessò di funzionare e venne riscoperto solo nella seconda metà dell'Ottocento, grazie ad Antonio Zannoni, ingegnere del Comune di Bologna e archeologo, che ne curò il restauro e la riattivazione. stretto cunicolo lungo circa 20 km

 

RIFUGI DELLA GUERRA.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
Nell'appennino sono presenti innumerevoli rifugi scavati durante gli anni della seconda guerra mondiale, utilizzati da civili sia per nascondersi da rappresaglie, sia per proteggersi durante i bombardamenti, secondo i ricercatori la stima e non meno di 3000, sono un importante documento storico e testimonia la gravita della situazione durante il secondo conflitti mondiale e soprattutto durante il periodo della linea gotica.

 

CREDA, CASTIGLIONE DEI PEPOLI
MONTE MAVORE, PROBABILI MURA DI UN CASTELLO.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
Monte dedito l culto di Marte, in romano Mavors.
Nelle vicinanze della chiesa di San Rocco sono presenti molti resti di importanti edifici medioevali, notizie non confermate narrano di un giacimento di Rame nella zona.

 

CASTIGLIONE DEI PEPOLI
LE ROVINE DEL CASTELLO DI CIVITELLA ED IL CUNICOLO SOTTERRANEO PER FUGGIRE.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
Il rudere della roccaforte di Civitella, datata intorno al 1200, si può ritenere una delle opere in muratura più antiche dell’Emilia e dell’Appennino. Il Castello di Baragazza è collocato sulla vetta opposta al fiume, e, frontalmente alla roccaforte. La comunicazione fra i due luoghi avveniva per mezzo di un cunicolo sotterraneo. “ La leggenda” dice che un gruppo di armati controllava la confluenza dei fiumi Setta e Gambellato, che per secoli rappresentò un passaggio di viabilità obbligato.

 

LAGARO (CASTIGLIONE DEI PEPOLI).
LE CALCINE MEDIOVALI
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO.
È formato da una struttura di sassi squadrati resistenti al calore, e costruito nei pressi di una strada allo scopo di facilitare il trasporto di rocce calcaree e legname.
Dopo aver acceso il forno lo si lasciava scaldare, continuando ad alimentarlo con legna, per circa 6-8 giorni,al ritmo di 10 kg ogni 3 minuti[senza fonte], col fine di ottenere circa 250 kg[senza fonte] di calcare cotto.
Raggiunta la temperatura di 800 °C - 1000 °C, la roccia calcarea (carbonato di calcio) perde anidride carbonica trasformandosi in "calce viva" (ossido di calcio).
La calce viva verrà poi trattata con acqua, che la rende "calce spenta" (idrossido di calcio), ed idratata fino al raggiungimento di una massa pastosa chiamata "grassello". Il "grassello", mescolato con sabbia fine, forma la malta 

 

COLOMBAIA ROMANA (SASSO MARCONI).
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO VANDALIZZATO
Allevamento di colombi o luogo di sepoltura di epoca romana? Una profonda cavità con due grandi aperture verso l’esterno e tante piccole nicchie scavate dall’uomo. Così si presenta la colombaia di Monte del Frate, che si affaccia sul fiume Setta, visibile dalla strada che da Badolo conduce a Brento.
Pur mancando reperti e documentazioni storiche che consentano una datazione precisa, alcuni studiosi hanno attribuito a queste piccole celle un significato legato all’architettura funeraria dell’Antica Roma, con numerosi esempi simili soprattutto in Lazio e in Toscana.
Queste strutture, con nicchie allineate su più file parallele, potevano essere utilizzate dai Romani come luogo di sepoltura per defunti cremati. Non avendo però testimonianze ad avallare questa tesi, un’altra ipotesi, meno affascinante, porta a pensare che il colombario fosse una struttura adibita dai romani, esclusivamente all’allevamento dei colombi per scopo alimentare. 

 

GRUPPO DEL VIGESE (GRIZZANA MORANDI)
PICCO DI CANTALIA.
STATO DI ABBANDONO, NON CURATO, NON VALORIZZATO NON PROMOSSO MI DICONO ADIRITTURA MINATA PERICOLOSAMENTE DAL COMUNE DECENNI FA ASSIEME ALLA FONTE ANTICA DI CANTALIA

Il Gruppo del Vigese: Con la sua forma trapezoidale simile a un vulcano e un'altezza di 1091 m, il Vigese si distingue dalle altre vette dell'Appennino bolognese, dominando la valle del Reno con la sua imponente presenza.

Il Castello dei Panico sul Cantaglia (Rocca Bruna): Questa fortezza medievale, situata sulla cima del Monte Paleuse, oggi noto come Montovolo, ha una storia ricca di assedi e leggende. I Conti di Panico vi trovarono rifugio nel 1306 durante l'assedio del Comune di Bologna. La leggenda narra di un passaggio segreto che collegava il castello alla Rocca di Vigo e all'antico monastero di Carpineta.

 

La Foresta di Castagni Millenari di Montovolo**: Questo frutteto di castagni secolari, il più antico della regione Emilia-Romagna, è stato recentemente recuperato grazie all'Associazione Forestale Italiana e al gruppo di ricerca Arca Appennino Bolognese. Un vero patrimonio naturale da proteggere e valorizzare.

 

Le Grotte di Montovolo: Con un dislivello di 31 m, queste cavità tettoniche nelle arenarie Langheriane sono un affascinante sito geologico. Durante la Seconda Guerra Mondiale, furono utilizzate come rifugi e forse anche come ospedali. L'ubicazione esatta resta nascosta per motivi di sicurezza.

 

MOGNE (CASTIGLIONE DEI PEPOLI).
NON VALORIZZATO, CON CURATO NON PROMOSSO.
Mogne, “Gens Lemonia”
Il nome deriva da una famosa famiglia Romana dei Lemonia, del I secolo d . C. Questa famiglia presumibilmente aveva interessi in questa zona dell’Appennino. Oggi, questo antico borgo si trova ai piedi della diga del Brasimone, che già nel 1903 sfruttava la pendenza del vicino fiume, per produrre energia elettrica ad uso degli abitanti di Castiglione dei Pepoli. Forse è uno dei primi esempi di produzione dell’energia elettrica con una centrale idrica.

 

LA QUERCIA (MARZABOTTO)
UN VILLAGGIO ETRUSCO RITROVATO ALLE SPONDE DEL SETTA.
NON VALORIZZATO, NON PROMOSSO.
Nel corso dei lavori, in località La Quercia, e stato rinvenuto un importantissimo sito archeologico risalente all’epoca etrusca .
Da studi condotti, la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia-Romagna ha datato il sito intorno al V secolo a. C.
Sono stati rinvenuti tracce di 5 edifici, articolati in diversi vani, alcuni con piani di calpestio originari, e con annesse aree cortilive e produttive esterne. Molto interessante è l’antica sistemazione idraulica, costituita da un grande canale e da una serie di canalette, poste a protezione delle strutture abitative dal ruscellamento delle acque meteoriche provenienti dal vicino pendio.
Gli archeologi ritengono che l’insediamento di La Quercia, certamente collegato alla città etrusca di Marzabotto, abbia rappresentato uno snodo importante nel sistema di collegamenti tra Etruria padana ed Etruria tirrenica". (Da autostrade.it, Variate di Valico - Newsletter n. 38, febbraio 2014)

 

L PERCORSO DI CARLO MAGNO IN ITALIA.
NON VALORIZZATO, NON PROMOSSO.
Carlo Magno ha percorso un tragitto in Italia di cui non si conosce con precisione la strada. Si pensa che abbia seguito in Appennino il limes Bizantino/ Romano, un'antica strada che delimitava l'Impero. Questa strada con buona probabilità partiva da Lizzano, attraversava la Valle del Reno, Montovolo (la Sella), la Valle del Setta (Confienti) e continuava fino a Brento, per poi giungere a Imola. Sappiamo con certezza che Carlo Magno si è recato due volte a Montovolo e a Confienti, antica borgata medioevale nei pressi di Lagaro. A questo proposito, è stato pubblicato un libro intitolato "La Croce e la Spada" che descrive il percorso compiuto da Carlo Magno in Italia.

 

BORGONUOVO DI SASSO MARCONI.
POCO VALORIZZATO E ANCOR MENO PROMOSSO.
Villa Grifone.
A guerra finita la villa si trovava in uno stato di gravissimo decadimento per cui si dovette procedere subito ad opere di presidio onde evitare ulteriori e irreparabili crolli. A questo scopo - previo l'approntamento di un progetto generale a cura di chi scrive - si diede inizio al ripristino delle principali strutture e al relativo rafforzamento, peraltro con il preciso ed inderogabile intendimento di riportare l'ambiente allo stato in cui si trovava allorché vi abitava Marconi e ivi compiva i suoi primi storici esperimenti . Questi lavori occuparono molti anni sia per le scarse disponibilità della Fondazione e sia per le difficoltà incontrate nei lavori di riparazione e ripristino; tuttavia il 3 ottobre 1965, in occasione della «Giornata di Marconi», si potè inaugurare l'Aula Magna - ricavata, con paticolari accorgimenti e assoluto rispetto del preesistente, dal fienile della Villa - Aula che può contenere fino a duecento persone e che è divenuta il principale e più adatto ambiente per le riunioni scientifiche e culturali, che sempre più numerose si svolgono nella casa di Marconi. Tenuto conto della notevole disponibilita’ di locali nella Villa e stato possibile realizzare a Pontecchio una iniziativa, che ha ottenuto un rapido e davvero insperato successo: si tratta del Centro Onde Millimetriche sorto in base ad accordi fra le Università dl Bologna e Trieste, la Fondazione Ugo Bordoni di Roma e naturalmente la Fondazione Marconi. Il Centro opera al secondo piano della casa ed occupa i famosi locali del granaio - o ("stanze dei bachi") - nei quali il giovanissimo Marconi compì i suoi primi storici esperimenti.

 

LENTULA, CASTEL DI CASIO
QUANDO SPARTACO PASSO SUI NOSTRI APPENNINI
LA GRANDE BATTAGLIA TRA SPARTACO E IL GENERALE ROMANO LENTULO.
NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.
l passo di Lentula è un valico dell'Appennino tosco-emiliano, posto fra Prato e Bologna. Il toponimo deriverebbe dal nome del console Gneo Cornelio Lentulo Clodiano che vi sarebbe stato sconfitto da Spartaco nel 72 a.C. In alcuni antichi documenti, in particolare il "Diploma di re Corrado" (1026), è citato un "capud Lentule". Anche il torrente Limentra orientale, che scorre attiguamente a tale villaggio, nei documenti più antichi viene citato come "flumen Lentule". Negli stessi documenti appare anche un "confinum pontis a Lentula" A Lentula, in epoca granducale, vi era una delle dogane di confine fra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio.

 

FUNICOLARE LAGARO-CA DI LANDINO.
NON VALORIZZATO, E NON PROMOSSO.
Costruita per il trasporto in profondità degli uomini e dei materiali di scavo sarà installata, tra Lagaro e Cà di Landino, una teleferica lunga quasi 9 Km, ...

 

ROCCA DI TAVERNOLA. L'ALTARE ETRUSCO RUPESTRE PIU GRANDE

NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.

Nei pressi dell’area Sacra etrusca sulla cima di Monteacuto Ragazza, immersa nella vegetazione dell'Appennino bolognese, sorge la Rocca di Tavernola, un'imponente struttura megalitica a gradoni avvolta da mistero e fascino. Con i suoi circa 70 metri di altezza, rappresenta l'altare rupestre più grande d'Occidente,

Le sue origini sono ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi. Alcuni ipotizzano che si tratti di una piramide etrusca, sebbene non vi siano prove concrete a sostegno di questa teoria. Altri invece suggeriscono che possa essere stata una postazione di guardia militare, utilizzata in epoche successive, come quella bizantina o longobarda, per controllare la valle del Setta sottostante.

Indipendentemente dalla sua funzione originaria, la Rocca di Tavernola sprigiona un'aura di mistero che affascina chiunque si avventuri tra le sue rovine. La struttura presenta scalini ricavati nella roccia e si erge maestosamente verso il cielo, offrendo una vista mozzafiato sulla vallata circostante. Sulla cima, sono ancora visibili i plinti di fondazione di una costruzione sovrastante, che probabilmente serviva successivamente come presidio militare.

Tuttavia, è importante sottolineare che la salita alla Rocca di Tavernola deve essere affrontata con cautela e solo con attrezzature adatte all'alpinismo e in compagnia di persone esperte, data la sua natura rocciosa e impervia.

 

SASSI SCRITTI DEL LIMENTRA (CASTEL DI CASIO).
NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.
Complesso di tre massi di arenaria incisi, situato nel fondovalle della Limentra orientale, presso il casone Al Consiglio (m 706) i cui ruderi si trovano una ventina di metri a monte della strada provinciale Pistoia-Riola, a sud del punto in cui dalla suddetta provinciale ha origine una strada asfaltata che conduce al Rifugio Pacini, del CAI di Prato, posto in zona detta La Rasa. Partendo dal bivio seguire la provinciale in direzione nord (verso L'Acqua), per circa 250 metri: in corrispondenza ad un bosco di conifere a monte della strada salire per una ripida traccia, per poi seguire la stessa verso sinistra per circa cento metri. In corrispondenza ad un palo in legno la traccia torna scendere ripida verso la strada. Dopo pochi metri siamo al Sasso del Consiglio. I massi sono pressoché completamente ricoperti di incisioni di varia tipologia: secondo De Marchi (op. cit.) nel masso principale si possono evidenziare tre fasi incisorie.


VERGATO

CASTAGNETO MATILDICO PLURISECOLARE DELLA TORRE DI TOLE

NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.
Il bosco matildico di castagni di 800 -900 anni del complesso Torre di Tole' di Vergato. Situata sul medio Appennino, per l’aria salubre e per un antico castagneto, Un luogo magico la cui storia si perde nei secoli e attira ogni anno migliaia di turisti.

La tradizione del castagno, in questa zona, è fatto risalire ai tempi di Matilde di Canossa, per fornire cibo calorico (e facilmente conservabile) alle popolazioni locali.

 

MONTE SAN GIOVANNI (MONTE SAN PIETRO)

ULIVI MILLENARI

NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.

 

LAGARO (CASTIGLIONE DEI PEPOLI)

AREA ARCHEOLOGICA RAMPA

NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.

Nell’anno 1881, mentre si costruiva l’attuale strada Nazionale ”ora SP 327”, furono rinvenuti nei pressi di Lagaro vasetti di bucchero, frammenti di coppe, vasi e tazze, e un candelabro a quattro spuntoni. Si presume che facessero parte di una sepoltura Etrusca, datati tra la metà del IV e lII secolo a.c. Oggi i reperti si trovano presso il Museo civico archeologico di Bologna.

 

BURZANELLA (CAMUGNANO)

ORATORIO DI SAN LUIGI GONZAGA 

PERICOLO DI CROLLO IMMINENTE, NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO.

L’oratorio di San Luigi Gonzaga, della seconda metà del 1800 in Collina, ora in stato di completo abbandono. Una leggenda narra che Aurelio Negri, proprietario di tale oratorio, avesse intenzione di farsi seppellire in una cripta sottostante alla chiesa, quando scoprì che un enorme serpente aveva preso alloggio fisso in quella cripta, decise di non farne più nulla della sua idea.

Di rara bellezza, in stile più Veneto che montano.

Posto di proprietà privata, per questioni legate alla sicurezza non è più accessibile al pubblico.

Posizione Gps 44° 11’ 37.26’’N 11° 06’ 45.38’’ Alt 744 slm

 

SAMBUCA PISTOIESE

ROCCA DI SAMBUCA

NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO

Rocca di Sambuca Quasi sospeso tra cielo e montagna, il borgo di Sambuca Pistoiese e la sua antica Rocca raccontano una storia secolare, di gloria e di sfide, in un luogo che sembra scolpito dal tempo stesso. Situato a 736 metri di altitudine, questo borgo medievale custodisce l’eredità di un castello considerato inespugnabile nel Medioevo, protetto da possenti mura che ancora oggi ne definiscono i contorni.

La Rocca di Sambuca, con la sua iconica facciata e la torre pentagonale, resta uno dei simboli più affascinanti dell'Appennino, un luogo intriso di mistero, eppure ormai chiuso al pubblico e dimenticato. L'antico borgo, attraversato dalla storica Via Francesca della Sambuca – la strada che univa Pistoia e Bologna – meriterebbe oggi una valorizzazione all'altezza del suo immenso potenziale culturale e turistico.

 

TREPPIO (SAMBUCA PISTOIESE)

NON VALORIZZATO, NON CURATO E NON PROMOSSO

Passeggiando per la piazza di Treppio, nel Comune dei Sampduca e Pistoliesi, è impossibile non notare Villa Gargallo, un elegante palazzetto signorile che si affaccia su un grande parco pubblico, proprio di fronte alla chiesa settecentesca dei Santi Lorenzo e Michele Arcangelo.

La villa, appartenente ai Marchesi Gargallo di Castellentini, ha una storia affascinante. Dopo la scomparsa del Marchese Tommaso nel 1917, suo figlio Filippo Francesco trasformò la villa in una vera e propria corte signorile, completa di un cinematografo interno. Filippo, noto per la sua generosità, era molto amato dai treppiesi: si racconta che aiutasse regolarmente poveri e bisognosi e che avesse persino intenzione di costruire un piccolo ospedale per il paese. Purtroppo, il suo progetto umanitario si fermò bruscamente, quando fu costretto a lasciare Treppio a causa delle pressioni delle cricche fasciste locali.

La storia di Filippo Gargallo, morto senza eredi nel 1954, è ancora viva nella memoria di chi lo ricorda come una figura quasi leggendaria. Le vicende che portarono alla sua partenza sono oggetto di racconti popolari, tra cui presunti screzi con alcuni abitanti influenti. Qualunque sia la verità, il suo lascito di generosità e la sua influenza su Treppio restano incancellabili.

Questa è una delle tante storie che fanno di Treppio un luogo magico, dove storia e leggenda si intrecciano, arricchendo il nostro territorio con un fascino unico.