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venerdì 23 gennaio 2026

Appennino bolognese, ARCA denuncia un sistema inefficiente: “Promozione turistica bloccata da carenze strutturali”

 



Gravi e persistenti criticità nella promozione turistica, nell’ospitalità e nell’accoglienza dell’Appennino bolognese. A denunciarle è ARCA Appennino Bolognese, impegnata da tempo in un progetto di valorizzazione territoriale legato a un’antica via etrusca che attraversa più comuni, e oggi costretta a fare i conti con un contesto istituzionale che – afferma l’associazione – non è all’altezza delle potenzialità del territorio.

Il lavoro di ARCA consiste nella raccolta, verifica e organizzazione di informazioni fondamentali per il turista: servizi disponibili, accessi, collegamenti, siti di interesse, strutture di accoglienza. Un’attività che sul versante toscano ha potuto svilupparsi con efficacia grazie a un sistema informativo accessibile, a interlocutori disponibili e a una macchina pubblica collaborativa.

Lo scenario cambia radicalmente sull’Appennino bolognese, dove emergono ostacoli continui e strutturali. L’associazione segnala difficoltà croniche nell’ottenere risposte dagli uffici competenti, l’assenza di informazioni chiare, aggiornate e realmente utili al visitatore e, in molti casi, una gestione dell’accoglienza inadeguata, segnata da scarsa disponibilità e da una relazione con il pubblico che non risponde agli standard minimi richiesti da un territorio a vocazione turistica.

«L’accoglienza non è un dettaglio – sottolinea ARCA – ma il primo biglietto da visita di un territorio». Eppure, il funzionamento della macchina pubblica appare spesso lento, frammentato e autoreferenziale, incapace di sostenere chi lavora concretamente alla valorizzazione locale. Un limite che non solo ostacola i progetti in corso, ma finisce per scoraggiare associazioni, operatori e piccole realtà che cercano di costruire percorsi di sviluppo sostenibile.

Pur evitando generalizzazioni e riconoscendo l’impegno di singoli operatori e dipendenti pubblici che lavorano con professionalità, ARCA evidenzia come il problema sia sistemico e riguardi l’organizzazione complessiva, la mancanza di coordinamento e una visione ancora troppo debole sul ruolo strategico del turismo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio ricchissimo di storia, ben collegato e con enormi potenzialità culturali e ambientali che continua a essere sottoutilizzato, poco raccontato e scarsamente promosso.

Quella di ARCA non è una semplice osservazione, ma una presa di posizione netta: le criticità vanno riconosciute e affrontate senza ulteriori rinvii. Perché senza un cambio di passo deciso, l’Appennino bolognese rischia di restare ai margini, penalizzando chi lo abita e allontanando chi vorrebbe scoprirlo.

sabato 3 gennaio 2026

Appennino, valore, resistenza e futuro: incontro operativo a Montepiano


ARCA Appennino bolognese informa: 


Domenica 11 gennaio, alle ore 10, allo Chalet di Montepiano, è in programma un incontro operativo dedicato al futuro dell’Appennino. Un momento di confronto e progettazione nella cornice del luogo in cui nasce il fiume Setta, valico strategico dell’Appennino tosco-emiliano.

L’iniziativa, promossa dal gruppo ARCA Appennino Bolognese, nasce con l’obiettivo di favorire ascolto, cooperazione e visione condivisa. Al centro del confronto, l’idea di un Appennino non solo come paesaggio, ma come patrimonio vivente, da valorizzare attraverso una rete concreta tra cittadini, aziende agricole e associazioni, per promuovere un turismo consapevole e sostenibile.

L’invito all’incontro è stato esteso a tutte le realtà della Valle del Bisenzio e dell’Appennino tosco-emiliano, coinvolgendo docenti e ricercatori, imprenditori locali e associazioni culturali, sociali e sportive.

Hanno aderito istituzioni e Pro Loco dei Comuni di Vernio, Cantagallo e Vaiano, insieme alle Pro Loco di Montepiano, Luciana, Cavarzano, La Pieve, Luicciana, Migliana, Carmignanello, Gavigno, Fossato e Schignano. Presenti anche numerose realtà impegnate nella tutela della cultura e della memoria storica, tra cui associazioni di sviluppo turistico, biblioteche, gruppi legati alla memoria della Linea Gotica, accademie e musei locali.

Ampia la partecipazione delle associazioni attive sul fronte del territorio e dello sport, dai gruppi trekking al CAI, fino alle realtà impegnate nella manutenzione dei sentieri e nella valorizzazione ambientale. Non manca il mondo del volontariato e dell’associazionismo sociale, con la presenza dei Gruppi Alpini, delle Misericordie, delle pubbliche assistenze e di numerose associazioni locali. Coinvolti anche i circoli Arci e parrocchiali della zona.

L’obiettivo dell’incontro è costruire una rete di cooperazione stabile, mettendo in comune competenze ed energie per affrontare le sfide quotidiane dei territori montani. Dare voce a chi vive e lavora in queste valli, unendo la storia e la memoria al valore delle produzioni e delle comunità locali.

L’appuntamento allo Chalet di Montepiano vuole essere un primo passo per costruire, insieme, una prospettiva di sviluppo condiviso e duraturo per l’Appennino.

 

martedì 30 dicembre 2025

Chiapporato (Camugnano). Denuncia pubblica di ARCA Appennino Bolognese sulla gestione del borgo medievale

 



ARCA Appennino Bolognese, gruppo di ricerca e volontariato impegnato nella tutela, valorizzazione e promozione del territorio, ha diffuso un atto di denuncia pubblica e dichiarazione di responsabilità in merito alla gestione, alla sicurezza e alla tutela del borgo medievale di Chiapporato, nel comune di Camugnano.

L’associazione chiede chiarimenti sulle condizioni di sicurezza del sito e segnala presunte situazioni di pericolo e gravi comportamenti offensivi che si sarebbero verificati negli ultimi mesi, attribuiti a soggetti riconducibili al Comitato “Chiapporato Ri-Vive”.

ARCA Appennino Bolognese sottolinea di non accettare in alcun modo minacce, ingerenze o imposizioni da parte di gruppi definiti “prepotenti”. Nell’ultimo anno, l’associazione si è assunta la responsabilità operativa della stabilità del progetto di recupero del borgo in una fase di forte criticità, intervenendo direttamente nella gestione, nella mediazione delle complessità organizzative e nella creazione, su richiesta esplicita della proprietà (Curia), di una rete strutturata di associazioni. Complessivamente sono state coinvolte oltre 45 realtà associative, con l’obiettivo di evitare la chiusura definitiva del sito e la perdita di un patrimonio collettivo.

Secondo quanto denunciato, nel corso del 2025 si sarebbero verificati almeno cinque episodi di particolare gravità:

1. Accuse infondate e offensive rivolte al referente di ARCA, Fabio Righi, da parte di una collaboratrice vicina ai responsabili del Comitato Chiapporato Ri-Vive, con intento ritenuto lesivo della reputazione personale.

2. Attacchi ingiustificati a collaboratori tecnici, in particolare a un elettricista impegnato nel ripristino dei servizi presso la canonica, accusato senza prove nonostante l’operato svolto nell’interesse della collettività.

3. Aggressione e diffamazione di un volontario, che aveva donato materiale per l’allestimento della canonica e che sarebbe stato vittima di strattonamenti e offese in un locale pubblico; episodi che l’associazione dichiara documentabili.

4. Minacce dirette e personali, avvenute il 26 dicembre, con prospettazione di aggressioni gravi nei confronti del referente dell’associazione.

5. Tentativi di delegittimazione e sabotaggio del progetto, tra cui la rimozione della segnaletica per i viandanti. Un atto considerato di estrema gravità, soprattutto in un’area di alto Appennino, dove l’assenza di indicazioni può esporre escursionisti e visitatori a rischi concreti per l’incolumità.

ARCA Appennino Bolognese rende inoltre nota una rendicontazione dettagliata delle attività svolte nell’ultimo anno. L’associazione riferisce di aver realizzato 11 interventi sul borgo, spesso con permanenze di due giorni consecutivi, coinvolgendo 2–3 volontari per sessione e una media di 8 ore di lavoro ciascuno.

Il totale stimato è compreso tra le 170 e le 260 ore di lavoro volontario, pari a un valore economico indicativo tra i 2.600 e i 4.000 euro. A queste si aggiungono donazioni dirette per un importo stimato tra i 2.000 e i 3.000 euro, sotto forma di materiali, interventi tecnici e supporto logistico.

L’associazione ha inoltre curato l’organizzazione di un convegno con associazioni locali e regionali, ritenuto un passaggio fondamentale per costruire una rete territoriale stabile e garantire un futuro a un sito particolarmente isolato. Grazie a questo lavoro, secondo ARCA, è stato possibile ripristinare una condizione di normalità nel borgo dopo precedenti episodi di vandalismo.

Durante il percorso sarebbero però emerse gravi criticità organizzative interne all’associazione che gestiva il borgo, incluse problematiche legate a rimborsi, documentazione di spesa e preventivi, che avrebbero messo a rischio il lavoro svolto.

Nel complesso, ARCA stima il proprio contributo – tra lavoro volontario, competenze, risorse economiche dirette e coordinamento – in una cifra compresa tra i 7.000 e i 10.000 euro, interamente offerti dall’associazione.

Dopo un anno di tensioni e tentativi di mediazione ritenuti infruttuosi, ARCA Appennino Bolognese ha deciso di rendere pubblica la denuncia in data 27 dicembre, trasmettendola anche ai responsabili e agli uffici competenti.

L’associazione annuncia inoltre l’intenzione di monitorare attentamente le condizioni di ospitalità turistica e la sicurezza dei viandanti nell’Alto Appennino Bolognese, con particolare attenzione alle aree di Fossato e Stagno. Qualora venissero riscontrati pericoli per l’incolumità degli escursionisti o comportamenti ritenuti instabili o violenti da parte di collaboratori del Comitato Chiapporato Ri-Vive, ARCA dichiara che procederà a segnalarli tempestivamente alle autorità competenti.

Secondo l’associazione, si tratta di un dovere civico per contrastare comportamenti che arrecherebbero danno al territorio e al lavoro dei volontari impegnati nel miglioramento della qualità della vita nelle valli appenniniche.


giovedì 22 maggio 2025

Appello alle Associazioni del territorio: il 25 maggio incontro a Pian di Setta per costruire una rete attiva a tutela dell’Appennino

 



Pian di Setta si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più significativi mai organizzati per le realtà associative dell’Appennino Tosco-Emiliano. Sabato 25 maggio, oltre 200 associazioni sono state invitate a partecipare a un incontro promosso da ARCA Appennino Bolognese, con l’obiettivo di rafforzare la rete del volontariato impegnato nella tutela, valorizzazione e cura del territorio.

«Crediamo fortemente nel valore di questo evento – scrive Fabio Righi, referente dell’associazione – perché vuole essere la dimostrazione concreta che esiste una comunità attiva, appassionata, competente, che ama il proprio territorio e si adopera per il suo futuro.»

L'incontro si propone come un momento di condivisione e progettazione collettiva: ogni associazione sarà chiamata a contribuire secondo le proprie competenze e il proprio ambito di intervento, con l’intento di costruire insieme un progetto partecipato e concreto, capace di generare impatto reale.

«Vogliamo mostrare alle istituzioni, agli amministratori e ai sindaci che il volontariato c’è ed è pronto a fare la differenza. Serve unità, visione comune e la volontà di collaborare nel rispetto delle singole specificità», sottolinea Righi.

L’invito è rivolto non solo ai membri delle associazioni, ma anche a tutte le persone di buona volontà che credono nella forza delle comunità locali e nella necessità di fare rete per affrontare insieme le sfide dell’Appennino.

L’appuntamento è per sabato 25 maggio a Pian di Setta, con entusiasmo, spirito di servizio e la consapevolezza che solo unendo le forze sarà possibile dare vita a qualcosa di davvero duraturo e significativo.



lunedì 27 febbraio 2023

Il grido d’allarme di Arca Appennino Bolognese.

Appennino bene culturale che aspetta il salvatore .

L'Appennino bolognese, un vero e proprio museo a cielo aperto in preda ai vandali e ferito dall’incuria.

Dopo 10 anni di lavoro dobbiamo cominciare a denunciare pubblicamente il fatto che quasi tutto quello che è il nostro patrimonio storico si trova in completo totale stato di abbandono, alla mercè di vandali e in preda all'incuria. Questo disastro è dovuto prevalentemente al totale disinteresse, ma sopratutto all'impotenza delle amministrazioni preposte nel curare e promuovere questa ricchezza, che sono la più 'importante attrattiva turistica’ per le nostre vallate.

Da qualche settimana stiamo lavorando con diversi professori e con persone di buona volontà per sensibilizzare la nostra collettività su questo gravissimo danno per noi e per il nostro territorio.

Sulla destra l'indimenticabile Pietro Vicinelli 

A breve mandiamo un report alle amministrazioni territoriali (Regione, Città Metropolitana, Soprintendenza) per chiedere una risposta in tempi brevi su cosa intendono fare per mettere in condizione le persone di buona volontà di lavorare per curare, valorizzare e promuovere tutto il patrimonio storico in stato di abbandono nell'Appennino bolognese. (I volontari sono la parte migliore dell’Appennino e l'unica che nei fatti e nel concreto riesce a intervenire efficacemente con risorse equilibrate e con tempi ragionevoli), e se non si vogliono trovare soluzioni (che ci sono) cominciare un'importante campagna di raccolta firme per la tutela del nostro patrimonio storico.

Per ora alleghiamo una parte della lista (circa 50 siti dei 400 per ora segnalati e ritrovati) per cominciare far conoscere questa importante ricchezza alla nostra collettività.

Qui l’elenco:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0JtiJMXfeLaWCfmVFZrambNrAYkRfEm3E89ZwmsNQDT7NTxh16AV3Xzn9ukQfE1z7l&id=100068674093551

 

Se anche voi pensate che questa iniziativa per tutelare la nostra storia è importante vi chiediamo di condividere il più possibile.


(Costituzione-art. 9)
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica .
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Gli enti pubblici, responsabili della cura del patrimonio storico, artistico e culturale se lasciato in stato di abbandono, al degrado e alla vandalizzazione altrui, e altresì tutti coloro che erano tenuti alla conservazione ed alla vigilanza del medesimo bene culturale, rispondono innanzitutto ai sensi degli artt. 677 e 733 c.p. dei danneggiamenti strutturali e dei pericoli di crollo che siano stati immediatamente e direttamente causati dalla mancanza di manutenzione.

Un patrimonio storico e culturale così ingente e prezioso come quello italiano, definito in questo modo dalle ultime statistiche mondiali curate dall’UNESCO, e il possesso di un patrimonio storico-culturale-artistico, in particolare, che dovrebbe costituisce i due terzi delle risorse planetarie, non può lasciare indifferenti.

sabato 14 gennaio 2023

Colombaia Romana di Sasso Marconi, uno dei siti più belli dell’ Appennino che potrebbe portare moltissimo turismo .

Valerio Brecci ha inviato questa accorata segnalazione di ARCA Appennino Bolognese sullo stato abbandono e disinteresse della Colombaia di Badolo, antico sito di origine romane.


E’ totalmente abbandonato. Dalle  amministrazioni comunali 3 anni fa siamo andati a chiedere di curare il sito. Ci è stato negato con la minaccia di chiuderlo e di tombarlo. Così funziona qua, come  in moltissimi altri comuni. Ci sono enormi incapacità  di promozione e cura del territorio. 

Foto ABC Appennino Bene Culturale

 Allevamento di colombi o luogo di sepoltura di epoca romana?

Una profonda cavità con due grandi aperture verso l’esterno e tante piccole nicchie scavate dall’uomo. Così si presenta la Colombaia di Monte del Frate, che si affaccia sul fiume Setta, visibile dalla strada che da Badolo conduce a Brento.

Pur mancando reperti e documentazioni storiche che consentano una datazione precisa, alcuni studiosi hanno attribuito a queste piccole celle un significato legato all’architettura funeraria dell’Antica Roma, con numerosi esempi simili soprattutto in Lazio e in Toscana.

Queste strutture, con nicchie allineate su più file parallele, potevano essere utilizzate dai Romani come luogo di sepoltura per defunti cremati.

Non avendo però testimonianze ad avallare questa tesi, un’altra ipotesi, meno affascinante, porta a pensare che il colombario fosse una struttura adibita dai romani, esclusivamente all’allevamento dei colombi per scopo alimentare.


Foto ABC Appennino Bene Culturale e Gianluca Bonafe

Salire solo con attrezzature idonee all’Alpinismo e in compagnia di persone esperte.

Posizione Gps 44° 21’ 29.46’’N 11° 16’ 46.27’’E Alt 666m slm