Riportiamo
la preoccupata denuncia delle mamme e dei parenti dei bambini di Villa Marini.
Vittime della
'burofollia (come loro la chiamano)', i loro figli sono costretti a
passare l'intervallo 'in classe' , quando la scuola è attorniata da
un magnifico parco, utilizzato tranquillamente dai piccoli
frequentatori della scuola fino a 8 mesi fa.
Poi è stata individuata 'una pecca' e da lì si sono moltiplicati gli inghippi, tanti da trasformare l'intervallo degli studenti in una parentesi di prigionia in classe ( anche i carcerati hanno diritto all'ora d'aria). (A onor del vero, ora essi dispongono solo di un piccolo spazio recintato che debbono utilizzare a turno).
Le mamme hanno a lungo sperato e pazientato nella convinzione che la logica e il buonsenso prevalessero in poco tempo, poi, di fronte al muro burocratico che impediva il legittimo diritto dei loro figli, sono insorte e hanno firmato una petizione-denuncia, sottoscritta da più di 100 genitori, dal titolo 'UNA PICCOLA STORIA IGNOBILE', che riportiamo:
Oggi
sento il bisogno di fare ordine nei pensieri e scrivere è di certo
il modo migliore per raggiungere tale scopo. Partirò da lontano,
dalla mia infanzia, gli anni delle elementari, seconda metà degli
anni ’80, altri tempi.
Quando
io ero bambina, si andava a scuola sei giorni su sette e si tornava a
casa alle 12.30, a parte pochi “sfortunati” bambini che facevano
il tempo pieno perché anche le mamme lavoravano mentre noi, più
“fortunati”, li guardavamo con una certa compassione e ci
dispiacevamo per il loro triste destino.
Trascorrevamo
gli intervalli nei parchi della scuola e giocavamo a tutti quei
giochi ormai in disuso: l’elastico, campana, strega comanda colore,
nascondino e l’unico intramontabile: il calcio.
Le
maestre erano spesso severe e alcune usavano liberamente la
bacchetta, che pur non avendo poteri particolari, riusciva nella
magia di ottenere il silenzio in classi di 30 bambini.
I
genitori non osavano contraddire gli insegnanti che avevano sempre
ragione e facevano bene il loro mestiere in ogni caso.
Tornati
a casa mangiavamo i pranzetti genuini che ci preparavano le nostre
mamme casalinghe e bravissime cuoche.
Non ricordo lunghi pomeriggi sui libri, forse una mezz’oretta ogni
tanto, ricordo però le ore trascorse con i vicini di casa in
cortile, alle tre tutti giù e via si partiva con i giochi che tanto
amavamo, che poi erano gli stessi che facevamo durante l’intervallo
a scuola. Tutto questo in totale libertà, senza quasi nessuna
vigilanza da parte degli adulti, cioè, ogni tanto una mamma si
affacciava a dare un’occhiata, ma era più per vedere se c’era
qualche altra mamma con cui fare due chiacchiere. I litigi, le crisi
erano cose nostre che gestivamo da soli.
E’
stata una bella infanzia, mi sentivo libera ma comunque al sicuro,
c’era una rete invisibile che ci proteggeva e tutelava quei diritti
fondamentali che oggi, purtroppo, vengono spesso violati. Non
fraintendetemi, grazie al cielo le maestre non hanno più la
bacchetta magica…sono altri i cambiamenti che mi inquietano e mi
portano a riflettere.
Veniamo
dunque ad oggi: ho 39 anni e 3 figli, di cui una alla scuola
dell’infanzia (un paradiso) e 2 alle elementari (una specie di
purgatorio).
Oggi
i bambini passano dalle 30 alle 40 ore a settimana a scuola, alcuni
sono costretti addirittura ad usufruire del pre e del post scuola che
li porta ad una permanenza settimanale all’interno degli istituti
che supera le 50 ore.
Gli
intervalli, quel sacrosanto diritto di ogni essere umano dedito ad
un’attività, vengono gestiti in base agli orari scolastici, nel
caso di una scuola a tempo pieno come quella di cui voglio arrivare a
parlare, dovrebbero avere una certa durata e dovrebbero servire a
permettere ai bimbi di muoversi, respirare aria fresca e
possibilmente pulita, giocare liberamente, distrarre lo sguardo e la
mente dalle incombenze scolastiche.
Ognuno
di noi è stato bambino, facendo uno sforzo di memoria ricorderete il
bisogno fisico che avevate anche solo di correre e saltare; io lo
vedo nei miei figli, hanno un’energia che la vita
quotidiana,
ahimè purtroppo ormai stressante anche per loro, comprime e se non
do loro modo di sfogarla diventano nervosi, irascibili e capricciosi.
Vengo
al dunque: uno dei miei figli frequenta la III elementare in una
scuola di Sasso Marconi, una scuola a tempo pieno, Villa Marini, una
villa antica, tutelata, ma solo sulla carta, dai beni culturali,
adibita a scuola primaria ormai da oltre 40 anni e immersa in un
meraviglioso parco, un parco con un suo microclima, fresco nella
stagione calda e protetto in quella fredda, grazie alla presenza di
numerosi alberi secolari, un piccolo paradiso insomma.
Il
parco compensa le mancanze dell’edificio, le aule sono anguste, non
ci sono spazi comuni, i pavimenti sono quelli di un tempo (inutile
raccontarvi come si può ridurre negli anni un cotto non trattato
adeguatamente), non ci sono scale antincendio, ci sarebbe molto altro
da aggiungere a quest’elenco, ma il mio scopo non è narrarvi la
situazione angosciante di una tra le tante scuole disastrate del
nostro paese.
Il
parco è sempre stato nei decenni il luogo dove i giovani studenti
potevano godere a pieno della loro “ora d’aria”.
A
settembre 2018 qualcosa è cambiato, la nuova dirigente ha sollevato
un problema che fino a quel momento nessuno si era posto: il parco,
avendo diversi varchi aperti attraverso i quali chiunque può entrare
o uscire in qualunque momento, non rispetta le norme di sicurezza
necessarie, quindi niente più intervallo nel parco!
Io
e numerosi altri genitori ci siamo detti: “Beh, sì, è vero, il
parco non è sicuro, non siamo più negli anni ’80, bisognerà
trovare al più presto una soluzione condivisa da noi, dirigente e
Comune (proprietario dell’edificio)”. In quel momento pensammo
ingenuamente che non ci sarebbero state difficoltà insormontabili,
che nel giro di poche settimane i nostri figli avrebbero potuto
tornare a godere del loro parco e che sicuramente le istituzioni
sarebbero state collaborative e attente ai bisogni dei bambini.
Ci
stavamo sbagliando…
Non
ricordo quante riunioni abbiamo fatto con la dirigente e con vari
rappresentanti del comune, ad ogni incontro la soluzione sembrava a
portata di mano ma nel giro di poco venivamo a sapere che quella
soluzione non era più percorribile.
La
prima idea che proponemmo fu quella di chiudere il parco al resto
della comunità e fare in modo che fosse ad uso esclusivo della
scuola (premesso che normalmente la comunità di Sasso Marconi non
utilizza questo spazio, se non alcuni, pochissimi, per portare a
spasso i cani, nonostante sia vietato), la proposta fu bocciata dal
comune “perché non si può privare la comunità del suo parco e
perché è un parco pubblico”.
Poi,
grazie all’interessamento di noi genitori, scoprimmo che il parco
non è pubblico, per lo meno non tutto: gran parte dell’area
risulta essere nel RUE attrezzatura scolastica. Accidenti! Si sono
sbagliati! Il parco è già in gran parte dei bambini! Bene, basterà
recintare l’area a loro destinata. Mica facile però! Bisogna
chiedere autorizzazione ai Beni Culturali, sotto la cui tutela
edificio e parco sono custoditi (sempre e solo sulla carta).
Insomma, bisognava che il comune facesse un progetto e che il
progetto fosse approvato dalla Sovrintendenza. I tempi cominciavano a
prospettarsi
molto più lunghi, ma poi avremmo avuto un parco grande e sicuro ad
uso esclusivo dei bambini.
Speravamo
in una soluzione temporanea, nell’attesa che i tempi burocratici
trascorressero, ma è stato impossibile trovare un accordo tra comune
e dirigente.
Il
comune ha impiegato oltre due mesi per inviare il progetto e
altrettanti i Beni Culturali a bocciarlo…
Perché?
Perché
il progetto non era compatibile con le norme che regolano gli
interventi nei parchi di interesse storico culturale, in poche parole
era “brutto”.
Non
voglio fare commenti su questo fallimento, la cosa si commenta da sé,
se poi aggiungiamo che la recinzione che attualmente delimita la
piccola area a disposizione della scuola è stata fatta decenni
orsono probabilmente senza chiedere autorizzazione alcuna e che la
Sovrintendenza ha richiesto al comune chiarimenti su quello che
sembra essere un abuso, voi capirete che la faccenda è diventata
veramente preoccupante.
A
inizio primavera la situazione era questa: il progetto era stato
bocciato e i bambini erano ancora rinchiusi nella loro scuola, urgeva
un’altra soluzione, abbiamo fatto sopralluoghi coinvolgendo tutte
le parti interessate (comune, dirigente, responsabile della sicurezza
e genitori), abbiamo deciso una soluzione, poi un’altra, le
settimane scorrevano veloci.
Finalmente,
ad aprile, comune e responsabile della sicurezza hanno trovato il
tanto atteso accordo, hanno deciso la chiusura dell’intera area per
2 ore al giorno (privando la comunità del suo amato parco!). Il
comune ha provveduto alla chiusura di tutti i varchi aperti. Gli
accordi erano precisi e condivisi, però (perché c’è sempre un
però in tutta questa faccenda), nel varco principale invece di un
cancelletto, come era stato stabilito, sono state apposte delle
catenelle.
Tutti
coloro che non hanno mai visto il varco in questione penseranno: “ma
le catenelle non sono sicure! Possono essere scavalcate, o qualcuno
potrebbe passarci sotto!..”, peccato che neanche il cancelletto
avrebbe costituito una barriera adeguata, in quanto aggirabile molto
facilmente perché affiancato ad una semplice sbarra da un lato e da
un semplice gradone dall’altro. Insomma, per l’ennesima volta
tutto si è bloccato, perché la “burofollia” all’italiana
impone delle norme di sicurezza che considerano un cancelletto
aggirabile più sicuro di 2 catenelle scavalcabili.
La
trattativa scuola-comune non si è quindi conclusa, finchè il comune
non ha messo nero su bianco che le catenelle sarebbero state una
soluzione temporanea.
“Finalmente!”
Direte voi, “ce l’avete fatta! I bambini, seppur a un mese dalla
fine della scuola, sono tornati a correre felici tra i loro alberi!”
Mi
dispiace deludervi, ma no: tutto questo trambusto ha messo in allarme
le insegnanti: se il parco non avendo un cancelletto in quel varco
non è sicuro al 100%, così come comunicato dalla dirigente, come la
mettiamo con la copertura assicurativa?
Per
l’ennesima volta noi genitori, ingenui inguaribili, ci siamo detti:
“Ma se sono decenni che il parco viene utilizzato da bambini e
insegnanti, vuoi che non ci sia copertura assicurativa? Ma è
assurdo! Per favore dirigente, lo dica alle insegnanti che possono
stare tranquille…”
Indovinate…
l’assicurazione, interpellata dalla scuola, ha dichiarato che se
non c’è una convenzione tra proprietario del parco, cioè il
comune, e scuola, lei non è tenuta a risarcire gli infortuni
eventuali.
Anche
su questa faccenda non voglio fare commenti, i fatti sono più che
eloquenti.
Oggi
è il 3 Maggio 2019, forse la prossima settimana le parti firmeranno
la convenzione in questione…forse.
Di
certo i nostri bambini, il bene più prezioso che abbiamo, la
ricchezza che ogni comunità dovrebbe tutelare e curare ad ogni
costo, passano 8 ore al giorno chiusi in aulette minuscole da 8 mesi
e probabilmente ci resteranno fino alla fine dell’anno scolastico.
Concludo
questa piccola storia ignobile, lascio a chi legge il giudizio e alle
istituzioni rivolgo un ultimo appello: fin da piccola mi è stato
insegnato che avrei raggiunto qualunque obiettivo se l’avessi
voluto veramente e mi fossi impegnata per raggiungerlo, a voi
basterebbe veramente poco per risolvere i problemi di Villa Marini,
fate in modo di liberare i nostri bambini.
Scritto
da
Claudia
Messina
Condiviso
da
Gran
parte delle famiglie e dei bambini di Villa Marini






