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giovedì 16 giugno 2022

La cittadina gallese Cardiff blocca l’installazione di un monumento dedicato all’inventore della Radio poiché Marconi è sospettato di aver collaborato con il Fascismo.

Il Comune di Sasso e la Fondazione Marconi: “parliamone per chiarire” e  invitano  di ripensare la scelta di non realizzare un monumento in onore di Marconi

 

Il sindaco Roberto Parmeggiani e il presidente Giovanni Emanuele Corazza precisano:

Appresa la notizia che il Comune di Cardiff (Galles) ha deciso di bloccare la realizzazione di un monumento dedicato a Guglielmo Marconi, motivando la scelta con l’adesione al fascismo e il presunto antisemitismo dello scienziato, il Comune di Sasso Marconi e la Fondazione Guglielmo Marconi hanno inviato una lettera congiunta al Comune di Cardiff, invitando la Municipalità gallese a rivedere la propria scelta e rendendosi disponibili ad avviare un dialogo utile a collocare correttamente la figura di Marconi nel contesto storico dell’epoca. La città di Cardiff aveva deciso di onorare Marconi con una scultura alta 4 metri, raffigurante una radio: il luogo scelto per installare la scultura è la baia di Cardiff, dove nel maggio 1897 lo scienziato, per la prima volta nella storia, riuscì a trasmettere messaggi radio in mare aperto. I lavori per la realizzazione del monumento sono stati congelati dopo che il Consiglio comunale di Cardiff ha sollevato la questione dei legami di Marconi con il fascismo, sottolineando anche il ruolo che Marconi avrebbe avuto nell’escludere alcuni scienziati ebrei dall’Accademia d’Italia: a tal riguardo, si rendono necessarie indagini storiche più approfondite; al contrario, ci sono prove che lo scienziato offrì aiuto a persone ebree in difficoltà. “Guglielmo Marconi è stato un inventore, scienziato ed imprenditore globale, con base principale in Inghilterra”, sottolinea il Presidente della Fondazione Marconi, Giovanni Emanuele Corazza. “Come tale, aveva contatti di altissimo livello con numerosi governi, compreso certamente quello italiano, e questo ben prima del 1923. Infatti, il Regno d’Italia mandò Marconi alla Conferenza di Pace di Parigi del 1919. Marconi aveva chiarissimo il valore umanitario della propria invenzione. E’ quindi importante invitare tutti ad evitare giudizi affrettati sulle grandi figure della nostra storia. È tempo di una analisi storica serena, e la nostra lettera a Cardiff è proprio orientata ad aprire con loro un dialogo e un approfondimento in questo senso”. “Celebrare Marconi non significa nascondere o negare il ruolo che lo scienziato ha avuto nella storia e nel contesto in cui è vissuto”, afferma il sindaco di Sasso Marconi, Roberto Parmeggiani. “Il nostro illustre concittadino ci ha lasciato in eredità gli strumenti che oggi tutti noi utilizziamo per comunicare: un patrimonio straordinariamente prezioso, che ha consentito di superare i confini geografici e mettere in comunicazione i popoli, tra cui anche le nostre città, che così possono collaborare per ricordare adeguamente e senza pregiudizi il genio di Marconi”.

martedì 14 settembre 2021

Imbrattato al Pincio busto di Guglielmo Marconi per 'legami con il fascismo'

 

Il busto di Guglielmo Marconi al Pincio, a Roma, è stato imbrattato di vernice, in mattinata.

L'azione è stata rivendicata dal gruppo 'Creare è Distruggere'.

Alla base dell'iniziativa, la presunta adesione al partito fascista dell'inventore, nato a Bologna nel 1874 e morto a Roma nel 1937.

"È possibile accettare di venerare personaggi che hanno fatto del fascismo una mentalità, senza ripensamenti? Con le sue invenzioni Marconi fu l'iniziatore di una delle mutazioni più pericolose e devastanti per il mondo contemporaneo. Portandoci a tutto questo", ha scritto sulla sua pagina Facebook il gruppo Creare è Distruggere. 

Il gruppo ha inserito on line un video che riprende tutte le fasi del blitz messo in atto da un uomo giunto in bicicletta. Sotto al busto è stato anche lasciato un foglio con scritto: "Tutte le lotte sono la stessa lotta, non dimenticarlo".

Sul luogo sono prontamente intervenuti i Carabinieri della Compagnia Roma Centro. "Stiamo raccogliendo quanto scritto su internet e analizzando anche le foto - spiega il maggiore Fabio Valletta - per dare un nome e cognome all'autore di questa azione".

La questione dell'adesione di Gugliemo Marconi al fascismo è una questione ancora controversa e resta a tutto oggi oggetto di studio.

 Fornito da Rai News

lunedì 20 agosto 2018

Luppi con il suo saluto romano a Marzabotto non ha commesso reato

Per la Procura non c'è stato pericolo per l'ordine democratico. Chiesta l'archiviazione

 

Non c'è reato nel comportamento del calciatore dilettante Eugenio Maria Luppi, che esultò con un saluto romano e mostrando una maglietta della Repubblica Sociale nel campo di Marzabotto, paese dell'eccidio nazifascista. Per la Procura di Bologna, che ha chiesto l'archiviazione poi disposta dal Gip, "nessun pericolo all'ordinamento democratico può essersi riscontrato". Luppi era indagato per apologia di fascismo.

    Nella richiesta del pm si dice che quello di Luppi, difeso dall'avvocato Alessandro Veronesi, è stato "un gesto isolato, di un giovane che non pare nemmeno avere avuto piena contezza del grave significato della simbologia esposta e che, lungi dal voler diffondere o rafforzare l'ideologia del disciolto partito fascista a danno dei valori democratici e costituzionali, si è poi scusato cercando, invece, l'incontro" con Franco Leoni Leutizi, "sopravvissuto alla strage di Marzabotto, che gli ha offerto la sua testimonianza a spiegazione della gravità del gesto mostrato". (ANSA)

sabato 17 marzo 2018

Il consiglio dell’Unione dell’Appennino: "No agli spazi pubblici a chi non si riconosce nei valori della resistenza e della Costituzione". La proposta è di Cinque Stelle

Una mozione approvata in consiglio impegna l’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese a dare un segnale in difesa dei valori della Costituzione repubblicana. Già modificati a livello comunale i regolamenti di Marzabotto, Monzuno e Vergato

Riceviamo dall'Unione

Il Consiglio dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, che "chiede che il consiglio dell'Unione si impegni a non concedere spazi o suolo pubblici a coloro i quali non garantiscano di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti, omofobi e sessisti".

La consigliera Katya Di Bella ha spiegato che la mozione, sottoscritta con la collega Sara Boselli, nasce alla luce degli episodi recenti avvenuti a Marzabotto e che hanno ricevuto oltre tutto un notevole rilievo mediatico. Episodi tanto più gravi quanto più si consideri che ci sono territori dell’Unione che sono stati insigniti con medaglia d’oro al valore civile per il sostegno dato dai cittadini alle attività antifasciste. La mozione chiede inoltre che l’Unione si impegni a incentivare iniziative culturali, in particolare rivolte alle giovani generazioni, per mantenere viva la memoria storica dei sacrifici che avrebbero poi portato alla nascita della Repubblica.
Nel concreto la mozione chiede che si realizzi un regolamento che subordini la concessione di suolo pubblico, spazi e sale solo in seguito a “dichiarazione esplicita di rispetto dei valori antifascisti sanciti dall’ordinamento repubblicano”.

Durante il dibattito in consiglio il consigliere Carlo Monaco (Vergato) pur riconoscendo lo spirito che anima la mozione presentata, che nasce peraltro da un episodio indiscutibilmente sgradevole, ha osservato tuttavia che si tratta di un tema estremamente complesso che investe questioni dottrinali di non poco conto, interrogando tutto il tema dei vecchi e dei nuovi fascismi e della relazione con il mondo contemporaneo. Le perplessità espresse dal consigliere sono riconducibili al rischio “moralizzatore” di tali regolamenti che potrebbe mettere a rischio i principi liberali e democratici facendo processi alle intenzioni: chi può sentirsi legittimato infatti a decidere su questi temi? Il cuore della democrazia è infatti legato, ha osservato Monaco, al principio costituzionale della libera manifestazione del pensiero, anche quando questo è a dir poco discutibile. Dopo aver prospettato la possibilità di lasciare l’aula in occasione del voto, il consigliere ha poi invece preferito votare a favore della mozione riconoscendone lo spirito e sottolineando il principio di difesa dei valori costituzionali. Stesse perplessità sono state espresse dalla consigliera Rita Marchioni (Castiglione dei Pepoli), in particolare per quanto attiene alla pratica applicabilità delle disposizioni. Anche il sindaco Alfredo Del Moro ha fatto notare che pur apprezzando lo spirito della proposta va notato come agli amministratori locali sono riconosciuti pochi strumenti o mezzi.

Apprezzamento alla mozione sono invece stati espressi dal consigliere Elisabetta Di Natale (Monzuno) e dal sindaco Massimo Gnudi (Vergato), che ha evidenziato una forte preoccupazione per l'escalation degli ultimi episodi e per la deriva che ne è conseguita, visto che alle opinioni stanno facendo seguito le azioni talvolta violente, e ha sottolineato che non ci saranno giudici, perché si chiederà sostanzialmente a chi chiede una risorsa pubblica di riconoscersi nei valori della Costituzione.

La mozione può rappresentare un indirizzo per i singoli Consigli Comunali, che per altro in alcuni casi si sono già attivati in questo senso: a Marzabotto una modifica apportata al regolamento prevede che “Non potranno in alcun modo essere rilasciate concessioni di utilizzo di spazi di proprietà comunale alle organizzazioni ed associazioni che si richiamino di rettamente all'ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia, o che esibiscano e pratichino forme di discriminazione razziale, etnica, religiosa”. A Vergato una mozione impegna il sindaco ad attivarsi perché il regolamento preveda “il divieto dell’uso di spazi pubblici per organizzazioni che si richiamano ai principi ed alle prassi dell’ideologia fascista”, mentre a Monzuno il regolamento modificato prevede che “non può essere concesso a singoli, organizzazioni, comitati ed associazioni che direttamente o indirettamente si richiamano ad ideologie contrarie alla Costituzione e alle leggi dello Stato o che usino linguaggi e rituali di discriminazione razziale, etnica, religiosa e sessuale

sabato 15 luglio 2017

Anpi Marzabotto a Battistini: “Rimuovere il dolore è un normale processo di sopravvivenza, ma dimenticarne le cause è un errore da non commettere.”

Anche la replica di ANPI Marzabotto, in risposta alle recenti affermazioni del consigliere Battistini, non si è fatta attendere.

Il direttivo dell'ANPI marzabottese scrive infatti:

Abbiamo appreso dagli organi di stampa di un recente comunicato del consigliere Battistini in cui si lamenta del recente pronunciamento del sindaco Romano Franchi in merito alla proposta di legge Fiano.
SIAMO SERI??” si chiede nel suo comunicato. Abbiamo pensato molto circa l'opportunità di questa risposta, perché non ci importa la polemica politica, ma crediamo che le affermazioni fatte rappresentino a pieno i tempi bui che stiamo vivendo. Noi rispondiamo per la storia che rappresentiamo e per quel che sentiamo profondamente di dover dire, non tanto all'estensore di tale comunicato ma ai cittadini di Marzabotto.
Noi non siamo seri, siamo serissimi e anche molto fermi nel dire che l'antifascismo è un valore fondante del nostro paese ed il comunicato di cui sopra dimostra una volta di più che c'è ancora molto da fare. Quando si dice “si tenta come al solito di strumentalizzare facendo leva sui brutti episodi accaduti per mano del nazismo” si commette l'errore grossolano di derubricare a semplici “episodi” tutti gli orrori perpetrati da quella folle ideologia. E si dimentica il fascismo. Le legge razziali in Italia sono state promulgate dal fascismo, così come le “leggi fascistissime” che di fatto distrussero i pochi scampoli di libertà ancora presenti in Italia nel 1926. Senza dimenticare l'entrata in guerra e la repubblica sociale.
Lasciate che i nostalgici continuino a riciclare gadget fascisti, perché non è vietandone il commercio che sopprimerete quel senso di insoddisfazione..” si legge ancora nel comunicato. Può darsi, ma ci sentiamo di dissentire anche qui. I nostalgici non sono così innocui come si crede. I fatti di Firenze del 2011, con un duplice omicidio da parte di un simpatizzante di Casa Pound e l'omicidio dell'anno scorso a Fermo dimostrano che in Italia abbiamo dei problemi col razzismo. E che le frange dell'estrema destra sono un fertile bacino di cultura. Inoltre la legge Fiano non parla di gadget ma di propaganda fascista, con specifico interesse per quella via Internet.
A oltre 70 anni dai fatti ben noti, stiamo davvero ancora parlando di Fascismo?” si legge nel comunicato. Sinceramente noi preferiremo non parlarne, anzi preferiremo non aver senso di esistere come associazione antifascista in un paese che – avendo fatto bene i conti con la sua storia – potesse finalmente preoccuparsi di costruire un futuro migliore. E per costruire c'è bisogno di solide fondamenta. Ma purtroppo così non è. Anzi, proprio questa crisi economica, sociale e culturale fa riaffiorare spettri di un passato che sono stati vinti dalla storia ma che si ripresentano ora per alimentare pericolose “guerre fra poveri”.
Da Marzabotto, dalla nostra storia dovremmo ripartire e cercare di RESISTERE davanti ad un invasione incontrollata...” si legge infine nel comunicato.
Qui – ci scuserà il consigliere – ci rivolgiamo direttamente a Lei per chiederLe sommessamente di evitare di utilizzare i termini “RESISTERE” e “invasione” accanto a Marzabotto. Questo perché l'unica invasione che si ricordi a Marzabotto a memoria d'uomo è quella perpetrata dai nazifascisti a Monte Sole e che la Resistenza fu quella che fecero i nostri partigiani. Lo sappiamo che lei non ha nessun rispetto per la nostra storia ma almeno abbia RISPETTO per i nostri morti! Siamo disponibili a discutere con chi almeno si sforza di conoscere e rispetta la storia per quella che è stata. Se in Italia non c'è una legge sulle vittime del comunismo è perché quel partito in Italia non ha commesso stragi, non ha emesso leggi razziali, non ha ordinato guerre ma soprattutto risulta tra i firmatari (assieme agli altri partiti democratici) di quella Costituzione che è alla base del nostro vivere civile. Quella stessa Costituzione che contiene la norma contro la ricostituzione del partito fascista. Concludiamo con un pensiero di una nostra iscritta che ci pare importante condividere “rimuovere il dolore è un normale processo di sopravvivenza ma dimenticarne le cause è un errore da non commettere”.

venerdì 14 luglio 2017

Da Marzabotto e da Stazzema il 'no' alla propoganda fascista.

Con una DICHIARAZIONE CONGIUNTA il SINDACO DI STAZZEMA e il SINDACO DI MARZABOTTO intervengono a sostegno della PROPOSTA DI LEGGE DELL’ON. FIANO CONTRO LA PROPAGANDA DEL REGIME FASCISTA ATTRAVERSO LA LIBERA VENDITA DI OGGETTI E SUL WEB:

Il Sindaco di Stazzema Maurizio Verona ed il Sindaco di Marzabotto Romano Franchi, rappresentanti di comunità colpite da due delle più sanguinose stragi nazifasciste del 1944 in quella che è stata definita “Guerra ai civili” intervengono a difesa della Proposta di Legge del deputato Emanuele Fiano che mira a punire la propaganda del regime fascista e nazifascista con immagini e contenuti di cui intende vietare la produzione, la distribuzione, la diffusione e la vendita di beni mobili raffiguranti immagini o simboli del disciolto partito fascista con l’obiettivo di integrare la legge 20 giugno 1952, n. 645 – la cosiddetta legge Scelba, ossia quella che dà attuazione alla XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del dissolto Partito fascista. “Oggi ad oltre 70 anni dalle stragi che hanno colpito i nostri territori all’interno di una strategia che mirava a colpire in maniera terroristica la popolazione civile, assistiamo ad un proliferare messaggi che inneggiano a quelle ideologie, nazista e fascista, che di quelle stragi furono colpevoli. Non è possibile derubricare a folklore o richiamare la libertà di parola allorché si parla di nazismo e fascismo che avevano nel loro Dna la violenza, la soppressione del dissenso, l’idea di un pensiero unico, valido per tutti e in cui non era possibile il dialogo. L’Italia, la Germania sono oggi due paesi democratici e le nostre Comunità sono impegnate da tempo nel gettare le basi di una Europa in cui mai più la razza, il colore della pelle, la religione, il diverso credo politico possano essere motivo di esclusione, denigrazione, marginalizzazione, violenza. I simboli hanno la loro importanza ed il proliferare di oggetti che esaltano il Duce ed il fascismo venduti liberamente nelle bancarelle, nei mercatini alla stregua di gadget o souvenir offendono la memoria di chi è morto per l’affermarsi di quelle ideologie che seminarono odio e violenza sul presupposto di una razza superiore ad un’altra. Sosteniamo per questo l’on. Emanuele Fiano e la sua proposta di legge che impedisce l’ostentazione pubblica e la diffusione di messaggi per i quali i nostri ragazzi, in modo particolari, non hanno ancora gli strumenti giusti per comprendere. Occorre vietare la libera vendita di questi oggetti di dubbio gusto, ma porci soprattutto il problema di una grande azione culturale da svolgere soprattutto attraverso la scuola per far conoscere e far comprendere cosa fu il fascismo in Italia e cosa fu il nazismo per la Germania. Il web è uno straordinario strumento di democrazia e di ricchezza, ma veicola anche messaggi ed idee che niente hanno a che vedere con la democrazia e che senza filtri divengono pericolosi come accade anche con la propaganda terroristica. La proposta di Legge dell’on. Fiano metterebbe fine a questa odiosa vendita alla luce del sole di oggetti che richiamano ed inneggiano al fascismo che non significa mettere un freno alla libertà di opinione: il fascismo non fu un movimento di pensiero, ma una dittatura che annullò qualsiasi libertà e qualsiasi possibilità di esprimere il proprio pensiero, perseguitando gli oppositori politici, uccidendo chi denunciava i crimini commessi, discriminando gli ebrei, inviando centinaia di migliaia di soldati a morire in Russia, sui monti della Grecia ed Albania, sostenendo l’esercito tedesco e le SS nel disegno di uccisione della popolazione civile anche in Italia. Non è un caso se dal confino a Ventotene nacque il sogno dell’Europa in cui queste idee di discriminazione non avessero più ragion d’essere. Oggi l’Italia è un Paese in cui la democrazia non è rischio, ma occorre non abbassare la guardia: fascismo e nazismo partirono come idee ed in brevissimo tempo si trasformarono in regimi che inglobarono lo Stato e si appropriarono dell’istruzione dei giovani. Invece che permettere la vendita di accendini del Duce e bandiere con i fasci littori, che si insegni davvero delle colpe di cui si macchiò il fascismo. Certamente, faremo un servizio migliore ai nostri ragazzi e se la proposta di legge Fiano fosse approvata potrebbero farsi meglio una idea della storia”.

domenica 17 aprile 2016

Quando la democrazia è debole e corrotta nascono le dittature.

Riceviamo la segnalazione di questo articolo dal titolo ' Il fascismo fu la risposta alle minacce dei "rossi". Nel 1919-20 la sinistra evocò lo spettro della rivoluzione, ma provocò la nascita dello squadrismo. Come racconta Pansa in "Eia Eia Alalà".
Tutti i nodi vennero sciolti con il colpo di spada dell'offensiva squadrista. È il calendario a ricordarci la velocità di quell'azione. Un blitz che ebbe inizio, si sviluppò e vinse in meno di due anni: dalla fine del 1920 all'ottobre del 1922.

    
I rossi cianciavano di rivoluzione, i neri costruirono con i fatti la reazione a tante chiacchiere. Aveva ragione il mio edicolante: la colpa di aver messo in sella il fascismo, e di aver mandato al governo Mussolini, era soltanto dei socialisti. Chi comprese subito quanto era avvenuto fu uno scrittore anarchico, il bolognese Luigi Fabbri, autore di un libro stampato nel 1922 dall'editore Cappelli e intitolato: La controrivoluzione preventiva. La sua tesi era semplice. La rivoluzione tanto predicata dai socialisti non era arrivata e in un certo senso non era mai stata voluta per davvero. Ma le sinistre l'avevano fatta pesare come una minaccia per tutto il 1919 e il 1920.
Questo fu sufficiente a provocare la controrivoluzione moderata, di cui il fascismo era il protagonista più impietoso e risolutore. Una bufera che si giovò soprattutto di due armi: la violenza illegale dello squadrismo e la repressione legale del governo liberale, attuata dalla polizia, dai carabinieri e dalla guardia regia, quasi sempre rivolte contro le sinistre.
Il risultato fu simile ai giochi di guerra delle Play Station odierne. Le sinistre avevano gridato per due anni di voler fare come in Russia, ma senza saper passare dai proclami alla rivoluzione vera. E i fascisti andarono all'assalto per impedire a chiunque di trasformare in fatti le teorie del bolscevismo nostrano. Gli incauti parolai rossi si erano comportati come l'apprendista stregone: avevano creato il mostro che li avrebbe divorati.
Infine le sinistre erano pronte a farsi sconfiggere. Dentro un corpo in apparenza molto solido celavano il virus della discordia e della divisione. Stavano insieme in un solo partito e in poco più di un anno si ritrovarono frantumate in tre segmenti. Nel gennaio 1921, a Livorno, la corrente guidata da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga lasciò il Psi e fondò il Partito comunista d'Italia. Allora accadde un fatto assurdo, che anticipava tutte le pazzie destinate nel futuro a corrodere la sinistra italiana. Mentre il nuovo partito iniziava subito l'attacco ai vecchi compagni, i socialisti rimasti nel Psi rinnovavano all'unanimità la fedeltà a Mosca che aveva voluto la scissione.
Anni dopo, un Gramsci costretto all'autocritica avrebbe affermato che la scissione era stata «il più grande regalo fatto alla reazione». Ma in quel 1921, già carico di pericoli per la sinistra, pochi lo compresero. Fra questi c'era Nenni, che scrisse: «A Livorno è cominciata la tragedia del proletariato italiano». E un altro politico vicino al Psi sfornò un'immagine sempre attuale: «La scissione è il cacio sulla minestra della borghesia».
Ma al socialismo italiano una sola frantumazione non bastava. Se ne costruirono una seconda all'inizio dell'ottobre 1922, ventiquattro giorni prima della marcia su Roma. Al diciannovesimo congresso del Psi, la corrente massimalista, sfruttando una lieve maggioranza di delegati, espulse i riformisti di Filippo Turati, Claudio Treves e Giacomo Matteotti. I compagni messi fuori dalla vecchia casa formarono un nuovo movimento politico: il Partito socialista unitario. Affidato alla guida di Matteotti, nominato segretario. Gramsci schernì subito il deputato di Fratta Polesine dicendo che era «un pellegrino del nulla».
Mentre la sinistra si svenava in una guerra senza quartiere contro se stessa, lo squadrismo fascista cresceva a vista d'occhio e partoriva figure sempre nuove. Molti protagonisti della controrivoluzione in camicia nera il lettore li troverà effigiati in Eia eia alalà. Alcuni di loro emergevano da un'Italia sotterranea e sconosciuta, da mondi estranei alla politica, con un passato torbido, non privo di nefandezze. È il caso di una coppia di amanti, poi divenuti marito e moglie: i conti Carminati Brambilla che hanno un posto di rilievo in questo libro.
***
Mentre scrivevo questo libro mi sono rivolto una domanda. Nell'Italia degli anni Duemila è possibile vedere emergere un regime autoritario non molto diverso dal regime fascista, anche se di colore differente, bianco invece che nero, oppure rosso o rosa? Non è un interrogativo privo di senso. La storia europea del Novecento ci ha insegnato che le dittature nascono in paesi che hanno tre caratteristiche. Sono deboli perché stremati da una guerra o da una crisi economica feroce. Hanno istituzioni democratiche screditate e che non funzionano più, in mano a partiti inefficienti e corrotti. Risultano dilaniati da contrasti sociali molto forti, tra una minoranza di presunti ricchi e una maggioranza di cittadini sempre più poveri. L'Italia del 2014 è così? Esiste un'affinità tra il paese di oggi e quello del 1919-1922? Qualche volta temo di sì.