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mercoledì 31 gennaio 2024

La storia delle donne componenti della Costituente in un libro

Sarà presentato sabato prossimo 3 febbraio,  alle 17, presso la stazione di Vado il volume della giornalista Angela Intosca  ‘Ventuno: le donne che fecero la costituzione’, ovvero la storia delle ventuno donne che presero parte all'assemblea costituente che venne votata nel 1946 e che scrissero la costituzione poi entrata in vigore nel 1948.


“Sono molto contento di avere nuovamente Angela Iantosca a Monzuno,” sottolinea il vicesindaco, Ermanno Pavesi. “In passato venne a parlare con gli alunni delle scuole di problematiche legate alla dipendenza da droghe, oggi viene a parlarci di storia. Una storia interessante e spesso non raccontata. Illustrerà la storia delle ventuno donne che parteciparono alla Costituente e che contribuirono a redigere la nostra costituzione. Un tema estremamente importante e di attualità”.

venerdì 25 settembre 2020

Costituzionalisti: “Basta con le liste bloccate, gli eletti scelti dai cittadini”


Dante Franchi scrive:

Dopo il referendum che ha dato il risultato che tutti conosciamo,  mi riconosco nell'appello di questi costituzionalisti, teso a riqualificare il ruolo del parlamento rendendolo davvero rappresentativo della volontà popolare. Per questo fine è fondamentale che le liste consentano finalmente agli elettori di dire l'ultima parola”.

Questo l’appello dei 10 costituzionalisti cui si riferisce Franchi:

"Visto il risultato del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, come professori di Diritto costituzionale, riteniamo che sia indispensabile procedere rapidamente verso la definizione di una nuova legge elettorale.

Tra di noi, alcuni hanno votato Sì e altri No, ma ora riteniamo che debba essere comune il nostro impegno per sollecitare una legge che favorisca la rappresentanza e il pluralismo politico e territoriale, da anni sacrificati.

Essenziale è un sistema elettorale che consenta alle persone di individuare e scegliere chi mandare in Parlamento, instaurandovi un effettivo rapporto rappresentativo e potendo far valere la loro responsabilità politica. In questo modo si potrà dare una migliore qualità alla rappresentanza e favorire anche una maggiore efficienza delle Camere.

Da troppo tempo le nostre leggi elettorali (“Porcellum”, “Italicum” e “Rosatellum”) hanno imposto sistemi di liste bloccate e la proposta oggi in discussione in Commissione Affari costituzionali della Camera non può rischiare di cadere nello stesso errore, né in quello di privare molti elettori di rappresentanza con soglie troppo elevate. La Corte costituzionale (sentenze n.1 del 2014 e n.35 del 2017) è stata chiara: niente lunghe liste bloccate. Partendo da questo punto, riteniamo essenziale favorire un’effettiva scelta da parte degli elettori, valorizzando i principi costituzionali, superando liste bloccate e candidature multiple.

Con questo appello intendiamo rivolgerci a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché si impegnino nell’approvazione di una legge elettorale che restituisca una maggiore, rappresentanza, invitando i colleghi che condividano le nostre posizioni a unirsi alle nostre richieste."

Lorenza Carlassare, Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Paolo Caretti, Roberto Romboli, Stefano Merlini, Emanuele Rossi, Giovanni Tarli, Andrea Pertici


martedì 17 maggio 2016

Venerdì prossimo a Marzabotto di parla di COSTITUZIONE.

Dante Franchi informa:

Il Comitato per il no al referendum sulle modifiche costituzionali e l'ANPI di Marzabotto si sono fatti carico di promuovere una occasione di approfondimento dei contenuti concreti delle modifiche apportate alla Costituzione per iniziativa del Governo attuale.
 
A confrontarsi saranno due figure di altissima competenza, ragion per cui l'iniziativa rappresenta una delle migliori occasioni per approfondire in maniera onesta e fuori dalla semplice propaganda, per tutti coloro che sentono il bisogno di affrontare un tema tanto delicato quale è la Costituzione, fuori da pure ragioni di appartenenza.
Partecipate e confrontatevi civilmente e onestamente.




giovedì 14 aprile 2016

Dante Franchi e lo stop del Consiglio di Stato sul 'Canone Rai in Bolletta'.


Dante Franchi ha inviato 'questa considerazione provocatoria' e sollecita un dibattito che possa fare emergere le ragioni delle diverse opinioni:


La domanda sorge spontanea, si sarebbe detto in un recente passato.

Io mi chiedo e chiedo ai lettori di questo blog: 
 

Ma un Governo che non è in grado di fare un decreto per la riscossione del canone RAI, è legittimato a mettere le mani nella Carta fondamentale, la nostra preziosa Costituzione, senza produrre seri guai alla nostra Repubblica Democratica?

mercoledì 13 aprile 2016

Il Comunicato dei Comitati Dossetti per la Costituzione.


Dante Franchi ha inviato:


I Comitati Dossetti per la Costituzione prendono atto con dolore – nelle parole del loro presidente Raniero La Valle - dell’abbandono dell’ordinamento costituzionale del ’48 per un nuovo assetto di potere di cui lo stesso presidente del Consiglio dichiara che dovrà in seguito verificarsi la validità.
Ancor più motivo di rammarico è la spaccatura del Parlamento e del Paese mediante la quale la riforma viene portata a termine, facendo venir meno, con la Costituzione del ’48, l’unica grande risorsa di unità ancora esistente, in un momento in cui tutto porta alla divisione nell’Italia della rottura tra le generazioni, in un’Europa ormai fatta a pezzi da muri di divisione e reti di sbarramento e nel Mediterraneo dove sono in atto sanguinosi e dilaganti conflitti.
Il dott. Matteo Renzi ha inteso mettere il cambiamento costituzionale dietro il riparo delle grandi figure di La Pira e Dossetti. Certamente “l’attesa della povera gente”, di cui parlava La Pira, non era l’attesa che i poveri venissero esclusi dalle istituzioni rappresentative mediante sistemi elettorali miranti all’emarginizzazione dei poveri, delle loro organizzazioni e delle loro forze politiche, in una società sempre più drammaticamente marcata dall’esclusione e con il dichiarato obiettivo di un potere a partito unico. E quanto a Dossetti negli anni ’50 lungi dal mettere in questione la Costituzione appena instaurata, diagnosticò una profonda crisi di civiltà che riguardava l’intero sistema mondiale nelle pari responsabilità dei due sottosistemi, capitalista e sovietico, prevedendo con lucidità il precipitare progressivo degli ordinamenti nella tragica situazione in cui oggi sono caduti.
Il presidente del Consiglio ha ironizzato nella sua replica alla Camera sulla “Costituzione più bella del mondo” per giustificarne il superamento; che fosse una bella Costituzione è stato finora un parere unanime; si può dire piuttosto che non ce la meritavamo, se addirittura i principali promotori della svolta sono stati i due magistrati costituzionali che avevano il compito di garantirla. Ha cominciato il presidente Cossiga con il picconare e il presidente Napolitano che l’ha data da rottamare come Renzi ha rivendicato a suo favore. La vicenda italiana dimostra purtroppo che in questi cinquanta anni le società si sono imbarbarite sicché costituzioni come quelle che erano state pensate per le società, uscite dalla tragedia della II guerra mondiale, non sono più atte a reggere un corso storico dominato dal predominio della ricchezza dell’esclusione e del denaro, come per prima aveva diagnosticato la Banca d’affari americana JP Morgan. Ma proprio questo scarto tra i valori e gli obiettivi della Costituzione e il suo inadempimento avrebbe dovuto consigliare di mantenerla almeno come un  traguardo alto da mantenere, come un “non ancora” da raggiungere e come prova del fatto che società giuste con poteri democratici e pluralistici ad esse conformi sono state pensate e sono possibili.
Questa è la ragione per cui nella battaglia referendaria si dovrà fare ogni sforzo perchè la Costituzione di De Gasperi, Moro, Togliatti, Dossetti, La Pira, Lelio Basso, Calamandrei, Meuccio Ruini, non vada perduta.


Frequenze Partigiane Live: Viva la Costituzione! Venerdi 15 a Marzabotto

Dalla redazione di Radio Frequenza Appennino



E siamo arrivati a tre!

Dopo i live di Bazzano ed al Pratello, Frequenze Partigiane torna a casa, ovvero presso gli studi di Radio Frequenza Appennino al Centro Musicale di Marzabotto, di fianco la stazione dei treni.  

Venerdì 15 Aprile alle ore 20.30 infatti vi diamo appuntamento per la terza puntata live di Frequenze Partigiane.

Una puntata speciale che vedrà la partecipazione di varie voci, proprio perché l'argomento trattato riguarda tutti: LA COSTITUZIONE!


Frequenze Partigiane Live: Viva la Costituzione!   

Per parlare della nostra carta fondamentale abbiamo scelto un'ottica particolare, parleremo infatti delle donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione e racconteremo le loro storie che spesso sono intrecciate con la storia della Resistenza italiana. 

 Siamo quindi molto orgogliosi di invitarvi a questo nuovo appuntamento live, in collaborazione con ARCI, ANPI ed il Comitato per il no al referendum nel referendum costituzionale. 

 Come sempre abbiamo bisogno del vostro calore per scaldare gli animi ed i nostri microfoni per una puntata che si preannuncia ricca di sorprese. 

 Appuntamento quindi a Venerdì 15 con FREQUENZE PARTGIANE LIVE!   

 Ingresso libero.   





venerdì 29 gennaio 2016

Considerazioni in vista del 'referendum'.

Da Dante Franchi con la precisazione: “ E' utile la pubblicazione di questi spunti della professoressa di diritto Costituzionale Lorenza Carlassare ( nella foto) , che già ha partecipato all'evento tenutosi a Marzabotto i 30 marzo dello scorso anno, sulle riforme costituzionali.
La professoressa propone importanti elementi di approfondimento e di riflessione che potranno divenire particolarmente importanti in vista del fatto che i Cittadini saranno chiamati ad esprimere il loro parere nel referendum confermativo delle riforme in via di definitiva approvazione".

Ecco il testo della nota di Lorenza Carlassare dal titolo "INCROCIO PERICOLOSO”.

1. Un’occasione perduta. Mi dispiace che si debba arrivare al referendum . Si è persa un’occasione. Questioni in discussione da tempo si potevano agevolmente risolvere ; nessuno difendeva il bicameralismo paritario, l’accordo sulla sua modifica era praticamente unanime. Bastava procedere seguendo le vie indicate dalla Costituzione, dopo una riflessione approfondita e un confronto serio tra le diverse posizioni per giungere al risultato condiviso richiesto dall’art. 138.

Le Costituzioni sono fatte per durare, non le si può cambiare secondo gli umori della maggioranza del momento, la quale può esprimere, legittimamente, il proprio indirizzo politico nelle leggi, non nella Costituzione che è di tutti. Per questo sono previsti procedimenti più articolati e complessi che coinvolgano le minoranze e non consentano a chi governa di disporre della Costituzione. E sempre per questo è previsto infine un referendum , a disposizione di chi si oppone a modifiche non condivise per salvare l’integrità della Costituzione.
Ho sperato fino all’ultimo in un ripensamento , nell’attenzione ai rilievi altrui, in un sussulto di ragionevolezza ; la folle corsa verso il risultato ha travolto invece il rispetto per le minoranze e la dialettica democratica in un percorso dominato dalla velocità. Ogni proposta diretta migliorare la legge costituzionale rendendola accettabile sono state arrogantemente respinte o addirittura drasticamente escluse dalla discussione : la riflessione critica, evidentemente, non abita qui!
Tutto sembra irragionevole, ma è solo apparenza : gli obbiettivi diventano più chiari e decifrabili man mano che il disegno complessivo prende forma.
2. La composizione del Senato, i cittadini senza ‘voce’. Partiamo dalla composizione del Senato. In un momento in cui si registra uno scollamento fra popolo e istituzioni , sarebbe logico aspettarsi dalla politica la ricerca di soluzioni dirette ad attenuare la distanza e a far sentire ai cittadini che hanno voce nelle istituzioni , che trovano ascolto e non sono ‘fuori’, estranei a un sistema lontano . Di fronte al desiderio forte e diffuso di ‘partecipare’, pensando a un Senato delle Regioni, sarebbe stato particolarmente importante coinvolgerli nella scelta dei senatori ,di coloro che dovrebbero rappresentare a livello centrale le esigenze di ciascuna Regione .Non è stato così.
Cos’è accaduto,invece?
I canali di trasmissione delle domande sono stati drasticamente recisi da una ‘riforma’ che si comprende solo innestandola in un disegno complessivo il cui perno non è la legge costituzionale ma la legge elettorale, approvata con la stessa frenetica velocità, contingentando tempi e impedendo il dibattito, cosa inspiegabile, per una legge destinata ad entrare in vigore solo in tempi futuri. Anche questo sembra irragionevole ma non lo è. Bisognava infatti approvare subito l’Italicum perché senza di esso la legge costituzionale non sarebbe servita a raggiungere l’obiettivo vero : verticalizzare il potere e gestirlo senza ostacoli e limiti da parte di nessuno, cittadini compresi.
E i cittadini, alla fine, sono rimasti senza voce: con un Senato non più eletto dal popolo ma dai Consiglieri regionali ( che si eleggono fra loro!) ; con Provincie abolite che però funzionano ma senza il Consiglio Provinciale che i cittadini eleggevano e una Camera non più ‘rappresentativa’ dominata da una maggioranza artificiale creata alterando l’esito del voto. Una Camera che una minoranza, anche esigua, è in grado di dominare , dominando insieme le istituzioni tutte senza trovare limiti politici -le altre forze sono ridotte all’irrilevanza- né limiti giuridico-costituzionali. L’influenza della potente maggioranza artificialmente creata può estendersi infatti alle stesse istituzioni di garanzia.
3. L’Italicum ,la soglia e il trucco del ballottaggio. Una minoranza anche esigua può prendere tutto. La soglia del 40% prevista dall’Italicum per ottenere il premio in seggi è del tutto fittizia, scritta sulla carta all’ unico fine di non contrastare apertamente la sent. n.1 del 2014 che, dichiarando illegittimo il Porcellum, condiziona la legittimità dell’attribuzione del premio all’indicazione di una ‘soglia’. Ecco allora che l’Italicum la stabilisce al 40%; ma è una soglia di fantasia , un semplice schermo, perchè in realtà non interessa a nessuno: se non la si raggiunge, interviene il ballottaggio. Il trucco è qui ; attraverso il ballottaggio il legislatore ha aggirato la sentenza costituzionale . Al ballottaggio, infatti, sono ammesse le due liste più votate qualunque sia la percentuale ottenuta, senza che sia prevista alcuna soglia per partecipare . Sicché, pur ottenendo un risultato modesto ( il 20%, ad esempio,o anche meno) , chi vince piglia tutto.
I ricorsi presentati contro l’Italicum sono già molti ed è presumibile che la Corte dichiari illegittima anche questa nuova legge elettorale.
4.Il ruolo di un Senato legislatore sconnesso dal popolo. Tornando al Senato, i sostenitori della legge costituzionale tendono a minimizzarne l’importanza, a minimizzarne compiti e ruolo : conta poco -si ripete- non è dunque il caso di discutere tanto sulla sua composizione. Un’altra falsità, un’altra ipocrisia! Al nuovo Senato, mal costruito, sono affidate funzioni di carattere costituzionale, ad esempio l’elezione di due dei cinque giudici costituzionali eletti, ora, dal Parlamento in seduta comune: oltre seicento deputatine eleggeranno tre, cento senatori ne eleggeranno due! Il divario di potere è evidente, com’è evidente l’intenzione del governo di mettere le mani sulla Corte anche attraverso un Senato manipolabile ( già la Camera lo sarà, vista la nuova legge elettorale). Funzioni importanti, di carattere costituzionale: il Senato infatti è un (co)legislatore, partecipando alla funzione legislativa con gli tessi poteri della Camera -esattamente come oggi- nelle leggi di revisione costituzionale, ma non solo. Devono essere approvate da entrambi secondo le normali regole del bicameralismo paritario anche leggi ordinarie del massimo rilievo, leggi d’indirizzo politico e non leggi legate alla sola dimensione regionale.
Ma la sovranità -disse Meuccio Ruini alla Costituente- “spetta tutta al popolo” e “il fulcro dell’organizzazione costituzionale” è nel Parlamento “che non è sovrano di per sé stesso, ma è l’organo di più diretta derivazione del popolo: e come tale… ha la funzione di fare le leggi”. E’ un concetto di sempre che spetti al popolo o ai suoi rappresentanti fare le leggi, un concetto ribadito nel modo più chiaro da Marsilio da Padova nel Defensor Pacis del 1324: soltanto il corpo di tutti i cittadini (civium universitsas) ha l’autorità di fare le leggi perché ogni cittadino dev’essere libero e non soggetto al dispotismo altrui come avverrebbe se uno o pochi facessero le leggi ”auctoritate propria supra civium universitatem”; sarebbe “aperta la strada all’oligarchia” se si concede il potere legislativi a “pochi”, o alla “tirannia” se “si concede il potere legislativo a un solo uomo”.
E “non sarebbe cosa sicura affidare la funzione legislativa alla discrezione di pochi”; potrebbero guardare più al vantaggio privato che al vantaggio comune, mentre la legge “che solo il corpo dei cittadini ha l’autorità di fare”, non è fatta “per essere utile all’amico o nociva al nemico, ma in universale”. Amo Marsilio e lo cito spesso; dovrebbero rileggerlo i nostri “riformatori”!
Accennerò soltanto a un altro importante rilievo, già approfondito in particolare da Gaetano Azzariti: l’argomento più convincente a favore della riforma del Senato era la semplificazione del procedimento legislativo. Tutto invece si è complicato: al posto di uno, abbiamo sei o sette procedimenti.
La presenza-assenza del Senato nella varietà delle previsioni, ha generato una complicazione incredibile! Senza contare l’ altra decisiva variante, il nuovo potere del governo di intervenire nel procedimento legislativo, determinando il contenuto delle leggi.
5. Cambia le forma di governo, cambia la forma di stato. Chi vuole difendere la legge costituzionale cui ci opponiamo, non si stanca di ripetere che non viene toccata la forma di governo come invece avveniva nella riforma del centro-destra, bocciata dal popolo col referendum del 2006 . Il testo non ne parla, è vero, ma è di nuovo l’intreccio perverso fra riforma costituzionale e Italicum a tornare in gioco; negli ingranaggi del sistema complessivo si nascondono le peggiori deformità.
Il punto centrale, la chiave che apre tutte le porte, sta ancora una volta nel ballottaggio attraverso il quale si arriva in modo traverso all’elezione diretta del Premier. Al ballottaggio partecipano due liste; essendo una competizione a due avrà necessariamente un vincitore che tenderà ad attribuire al voto popolare il valore di un’investitura personale, anziché presentare il ballottaggio per ciò che dovrebbe essere: la fase terminale di un procedimento finalizzato ad eleggere i membri della Camera dei deputati. In base a quell’interpretazione del voto, il futuro Premier potrà anche definirsi -come si definiva Berlusconi- l’unto del Signore; sarà difficile, dopo, togliergli “l’unzione”!
Senza mutare il testo, si arriva così all’abbandono della forma di governo parlamentare stabilita nella Costituzione. E non certo per avvicinarsi al modello presidenziale americano -che rispetta in modo rigoroso il principio della separazione dei poteri e i limiti reciproci- ma al modello autoritario novecentesco che, a suo tempo, l’Italia ha felicemente esportato.
Ma non è la sola forma di governo che finirà travolta; in assenza di limiti e controlli, senza contrappesi politici e istituzionali, si uscirà dalla stessa forma di Stato, dalla democrazia costituzionale .
C’è un filo sotterraneo che lega ogni cosa. Gobetti accusava il potere di allora di non voler portare il conflitto sociale in Parlamento, di non volere che affiorasse nelle istituzioni, entrando nel dibattito parlamentare dove lo scontro tra interessi diversi poteva comporsi coi metodi della democrazia: alla Camera, come altrove, si voleva il ‘pensiero unico’!
Anche a questo serve una legge elettorale iper maggioritaria."


venerdì 16 ottobre 2015

Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale: “ A proposito di Costituzione e Istituzioni.”

Dante Franchi ha inviato:

Costituzione e Istituzioni:
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale riunito a Roma il 15 ottobre ha deciso quanto segue:

1) L’approvazione da parte del Senato della legge che apporta profonde modificazioni alla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, crea insieme alla legge elettorale ipermaggioritaria un quadro istituzionale preoccupante per il futuro democratico dell’Italia, in particolare per le nuove generazioni.
2) Per questo il coordinamento esprime piena condivisione e sostegno all’appello dei giuristi che aveva chiesto al Senato di non approvare questa riforma. Appello che nei contenuti sostanziali resta tuttora pienamente valido e rappresenta una critica di fondo a quanto deciso a maggioranza da un Parlamento screditato ed eletto con una legge dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.
3) Il coordinamento sulla base della introduzione svolta dal prof. Azzariti sulle modifiche della Costituzione approvate dal Senato ha deciso di diffondere nei prossimi giorni una nota critica per favorire una migliore comprensione dei pericoli che corre la democrazia del nostro paese per effetto dell’approvazaione del disegno di legge di riforma costituzionale. Infatti le modifiche della Costituzione sono state decise da una maggioranza che è tale solo per effetto del “porcellum” e che in spregio ad ogni elementare prudenza ha costruito un mostro istituzionale modificando la Costituzione e approvando contestualmente una nuova legge elettorale che ripropone un sistema elettorale ipermaggioritario che ha effetti probabilmente peggiori dello stesso “porcellum”.
Sulla base delle valutazioni espresse sulle modifiche della Costituzione il Coordinamento ha deciso di promuovere la costituzione del comitato per il No in vista del referendum previsto dalla Costituzione, che come è noto è senza quorum dei partecipanti.
4) Il coordinamento sostiene pienamente la piattaforma per i ricorsi immediati ai tribunali predisposta dal suo gruppo di lavoro contro l’Italicum (L. 52/2015) che ha l’obiettivo di ottenere una pronuncia della Corte Costituzionale, e decide di costituire in tutti i territori i comitati a sostegno dei ricorsi.
5) Il coordinamento condivide i quesiti abrogativi predisposti dal prof. Villone sulla legge elettorale (52/2015) e farà il loro deposito immediato in Cassazione in vista dell’avvio dei contatti con tutte le associazioni politiche e sociali alle quali chiederà di contribuire a formare un fronte referendario ampio, unitario e inclusivo che sia in grado di raccogliere le firme in calce alle richieste referendarie nel primo semestre del prossimo anno.
6) Il coordinamento appoggerà pienamente il referendum abrogativo promosso dalle Regioni su sollecitazione del comitato Notriv che si svolgerà nella prossima primavera.
Il coordinamento dando seguito ai rapporti di collaborazione già consolidati con il mondo della scuola dichiara fin d’ora di essere disponibile ad appoggiare eventuali iniziative referendarie abrogative sull’ultima riforma fatta approvare dal governo Renzi. Analogamente il coordinamento esprime la sua disponibilità ad appoggiare iniziative referendarie sui temi del lavoro, e in particolare dei diritti dei lavoratori gravemente intaccati dal governo Renzi con provvedimenti come il jobs act.
7) Il coordinamento decide la sua articolazione nel territorio e quindi la costituzione di comitati a livello locale che affrontino insieme la campagna per il No alla revisione costituzionale e quella per l’abrogazione di punti fondamentali della legge elettorale. L’avvio di contatti con tutti i soggetti sociali e politici disponibili per costruire la campagna referendaria, avviene nella piena consapevolezza che raccogliere le firme è certamente un compito molto impegnativo ma convincere a votare il 50% più uno degli elettori per l’abrogazione richiede un forte coinvolgimento delle elettrici e degli elettori, obiettivo che può realizzare un insieme di forze di grande portata, in larga misura tuttora da costruire.
8) Il coordinamento convocherà un seminario nazionale per mettere a punto e selezionare gli argomenti della campagna referendaria, sia per il No alla legge di revisione costituzionale, sia per l’abrogazione del meccanismo ipermaggioritario della legge elettorale, per restituire ai cittadini il potere di eleggere i loro rappresentanti e di essere rappresentati in condizioni di eguaglianza.  Il seminario metterà a punto anche gli argomenti propositivi che faranno parte costitutiva della prossima fase di iniziative.
Inoltre il coordinamento decide di convocare un’assemblea nazionale nel prossimo gennaio 2016 per valutare l’esito dei contatti e i sostegni ottenuti nella campagna referendaria in vista delle decisioni operative conseguenti al punto 5.
Roma 15/10/2015.
Domenico Gallo Alfiero Grandi



lunedì 21 settembre 2015

L’ALTRA EMILIA ROMAGNA: “MOBILITIAMOCI PER LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE!”



Dante Franchi ha inviato:

Consideriamo profondamente sbagliata la riforma dell'assetto del Senato della Repubblica che si prospetta. Sbagliata sul piano del metodo perché è perseguita a colpi di maggioranza, peraltro risicata, con buona pace di quel “le regole del gioco vanno definite assieme” demagogicamente a suo tempo sottolineato dallo stesso Renzi.
La volontà pervicace di questo governo di esautorare il Parlamento risulta evidente dal ricorso al voto di fiducia per ben 43 volte oltre che dalla creazione di maggioranze posticce e fondate su favori reciproci come quella nata con il Patto del Nazzareno.
Tale riforma è sbagliata nel merito perché, oltre alla rilevante questione della eleggibilità o meno dei pochi senatori che rimarranno, assegna agli stessi ruoli e compiti discutibili, marginali, per molti osservatori tali da indurre a domandarsi l'utilità di un Senato così configurato che tra l'altro non comporterà alcun risparmio di spesa.
Il rapporto, ineludibile, di tale progetto di riforma con la nuova legge elettorale, il cosiddetto italicum, è tale da prefigurare nel nostro Paese un assetto dei poteri assai preoccupante, da uomo solo al comando. Infatti una volta abolito il Senato come camera parlamentare elettiva, l'elezione della camera dei deputati resterà l'unica istanza di espressione degli elettori, ma già stravolta ed inquinata dall'Italicum che consente anche ad un partito con una striminzita maggioranza relativa di voti di possedere un'ampia maggioranza assoluta di seggi, con lo scopo evidente di conferire al capo di quel partito poteri enormi basati su un consenso artificiale e gonfiato. Molto peggio di quanto previsto dalla stessa "legge truffa" di antica memoria, che non creava una maggioranza assoluta ma si limitava ad ampliare quella già ottenuta da un partito o da una coalizione di partiti. Il vero precedente dell'italicum, a ben pensarci, è da ravvisare nella Legge Acerbo del 1923 che, creando una maggioranza artificiale tramite un largo premio al primo partito, consentì a Mussolini, con le elezioni del 1924 di avere una solida maggioranza parlamentare che aprì la strada all'instaurazione della Dittatura col le " leggi fascistissime" del 1926.
E' evidente per noi il sussistere in Italia di un'emergenza democratica.
Ciò che è accaduto, che si prospetta, non è casuale, è parte di un processo che viene da lontano, che ha progressivamente messo in discussione i principi, i diritti, gli equilibri tra i poteri dello Stato sanciti dalla Costituzione, in nome di una governabilità sempre più funzionale ad affermare le politiche antipopolari da tempo in atto, in altre parole gli interessi di pochi a scapito dei tanti.
Che a seguito di tale riforma Renzi si attenda dall'Europa un allentamento dei vincoli finanziari vigenti, funzionale a coprire parte dei costi di quanto dallo stesso prospettato attraverso la legge di stabilità, dice molto del senso, del carattere antidemocratico del processo di Unione Europea affermatosi, della subalternità del governo a tali politiche ( altro che cambiare verso! ).
Molte sono le iniziative, promosse da soggetti singoli e/o organizzati, di denuncia, di contrasto alle scelte in questione: praticamente la totalità dei più insigni costituzionalisti italiani si è espressa in maniera severa riguardo questa modifica del Senato e sono nate diverse iniziative referendarie per scongiurare il disastro democratico che si prefigura.  

Altre si preannunciano, anche e soprattutto in concomitanza con la discussione parlamentare prevista il prossimo giorno 23 settembre. In relazione a ciò riteniamo necessario ed opportuno promuovere ed organizzare in Emilia-Romagna un presidio di denuncia e di protesta sotto la sede della Prefettura di Bologna per le ore 17 di tale giornata.

giovedì 15 maggio 2014

'Chi è Stato ?', i ragazzi del Fantini di Vergato lo sanno e domani sera faranno la 'spia'.




‘Chi è "Stato"?’ risponderanno alla domanda domani , venerdì 16 maggio alle 21, al Cinema Nuovo di Vergato,  gli studenti del Fantini che per un giorno vestiranno i ‘panni’ dei Padri costituenti e dal palco illustreranno la Costituzione italiana e i gli indirizzi socio legali che la identificano e da cui discende l’intero ordinamento nazionale.

Le ragioni di assistere allo spettacolo sono diverse, dal piacere di ‘rinverdire’ la conoscenza della Costituzione, illustrata nel modo semplice, attento e nel contempo profondo dagli studenti, investiti di un ruolo che non permetterà loro di essere superficiali, a quello di godere della recitazione spontanea di chi attore non è ma si impegna con passione e quello di valutare le capacità delle nuove generazioni. 


sabato 29 marzo 2014

Marzabotto. L'appello di Libertà e Giustizia: non toccate la Costituzione.



Dante Franchi (nella foto)  ha inviato ‘l'appello di Libertà e Giustizia’ dal titolo ‘Verso la svolta autoritaria’ , precisando che è “l’allarme lanciato da eminenti personalità, costituzionalisti e figure di ineccepibile fede democratica, sui rischi imminenti che incombono sul nostro Sistema Costituzionale e Democratico, in ottemperanza a quel noto adagio che recita ‘uomo avvisato mezzo salvato’".

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.

Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare.

La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.

Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava.

Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.

Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.

Primi firmatari:

Nadia Urbinati; ustavo Zagrebelsky; Sandra Bonsanti; Stefano Rodotà; Roberta De Monticelli; Salvatore Settis; Rosetta Loy; Corrado Stajano; Giovanna Borgese; Alberto Vannucci; Elisabetta Rubini; Gaetano Azzariti; Costanza Firrao; Alessandro Bruni; Simona Peverelli; Sergio Materia; Nando dalla Chiesa; Adriano Prosperi; Fabio Evangelisti.