«Mangeremo
pannelli fotovoltaici e pale eoliche oppure ghiande e castagne?». Con questa
provocazione di Dubbio interviene nel dibattito sulla transizione energetica e
sul crescente utilizzo del territorio agricolo per la produzione di energia da
fonti rinnovabili.
Dubbio
richiama l'attenzione sull'evoluzione
dell'uso del suolo negli ultimi cento anni. Secondo i dati riportati, la
superficie agricola è passata dal 70% del territorio regionale nel 1925 a poco
meno del 40% nel 2025. Nello stesso periodo la superficie forestale è cresciuta
da meno del 20% al 33,6%, modificando profondamente il paesaggio e la
disponibilità di aree destinate alla produzione agricola.
Sul
tema è intervenuta recentemente anche la Regione Emilia-Romagna con una nuova
disciplina per l'individuazione delle aree idonee all'installazione di impianti
alimentati da fonti rinnovabili. Tra le ulteriori aree individuate dalla
Regione, oltre a quelle già previste dalla normativa nazionale, figurano i siti
oggetto di bonifica, gli interporti e le cave ripristinate.
Particolare
attenzione viene riservata alle aree agricole. L'articolo 4 del progetto di
legge stabilisce infatti che gli impianti per la produzione di energia da fonti
rinnovabili non possano occupare più dello 0,8% della Superficie Agricola
Utilizzata (SAU) regionale. Inoltre, in ciascun Comune tali impianti non
potranno interessare una quota superiore al 2% della SAU comunale, limite che
potrà essere aumentato soltanto attraverso una specifica deliberazione.
Nel
corso della presentazione del provvedimento, l'assessora regionale alle
Politiche energetiche, Irene Priolo, ha sottolineato anche i contenuti
dell'articolo 10, dedicato agli impianti agrivoltaici. La norma definisce
criteri puntuali per la loro installazione, regolamentando inoltre gli impianti
flottanti nei bacini e negli invasi artificiali.
Per
quanto riguarda l'eolico, il progetto di legge prevede che nelle aree agricole
possano essere installati soltanto impianti in grado di garantire una
producibilità annua pari ad almeno 2.300 ore equivalenti, così da assicurare
un'effettiva efficienza energetica dell'investimento territoriale.
Resta
dunque aperto il confronto tra la necessità di accelerare la produzione di
energia rinnovabile e quella di tutelare il patrimonio agricolo e la sicurezza
alimentare. Un equilibrio delicato che, secondo Dubbio, dovrà evitare che la
produzione energetica finisca per sottrarre ulteriore terreno alla vocazione
agricola del territorio.
2 commenti:
Meglio mangiare pannelli (brutti finché vuoi a terra) fatti in materiale completamente riciclabile (vetro, alluminio, rame), che "mangiare" l'uranio delle centrali nucleari
Faccio presente che per una semplice domanda fatta sul WEB, tramite cellulare o altro, si consumano 0,3 wattora. Sembra poco ma bisogna moltiplicarlo per qualche miliardo di persone
Posta un commento