Situazione dei nuovi contagi promettente: solo poche unità nei Comuni in sinistra Reno.
Il Report è aggiornato a lunedì 26 aprile
Situazione dei nuovi contagi promettente: solo poche unità nei Comuni in sinistra Reno.
Il Report è aggiornato a lunedì 26 aprile
Nuovi casi di coronavirus poco sopra i 700 in Emilia-Romagna, calo nei ricoveri di pazienti Covid e quasi mezzo milione di cittadini immunizzati con due dosi di vaccino. Il bollettino giornaliero della Regione indica che i contagi sono 723 sulla base di 30.756 tamponi nelle ultime 24 ore, età media 38 anni.
In
terapia intensiva ci sono 246 pazienti (22 in meno rispetto a ieri) e
negli altri reparti Covid 1.833 persone (28 in meno). Si contano però
altre 19 vittime, tra cui una donna di 52 anni in provincia di
Piacenza.
I casi attivi, cioè i malati
effettivi, a oggi sono 47.803, più di 700 in meno rispetto a ieri, e
di questi quasi il 96% è in isolamento domiciliare. Per quanto
riguarda i contagi giornalieri nelle province, in testa c'è Bologna
con 193 nuovi casi (più 15 del circondario imolese), seguita da
Modena (118) e Reggio Emilia (100).
Per quanto
riguarda la campagna vaccinale, aperta per le persone dai 65 anni in
su, alle 15 risultano somministrate complessivamente 1.527.892 dosi.
Sul totale 482.893 sono le persone che hanno ricevuto due dosi.
(ANSA).
Il capogruppo di RETE CIVICA - Progetto Emilia-Romagna, Marco Mastacchi, ha presentato una Risoluzione alla Presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e alla Giunta Regionale per evidenziare una serie di incongruità e di situazioni portatrici di possibili difficoltà al territorio montano, contenute nel Piano Territoriale Metropolitano in via di approvazione.
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| Marco Mastacchi |
C'era una volta il Piano Regolatore: si riusciva a dire in due parole e già dalla definizione erano immediatamente recepiti gli intenti normativi.
Oggi, in barba alla SEMPLIFICAZIONE tanto sbandierata e invocata per soli scopi elettorali, il troppo semplice Piano Regolatore ha lasciato il posto a una nutrita serie di sigle – PRGC / PUG / PTC / PUC / PTCP / PSM e chi più ne ha più ne metta – espressioni di altrettante istituzioni che tutte insieme e ognuno con le proprie norme pesano e di fatto bloccano le attività.
Le norme imposte a cascata da ogni possibile istituzione (comprese quelle che via via vengono abolite, come le province) e che in questo modo danno un senso alla propria esistenza, sono spesso in contraddizione tra loro, lasciando aperti spazi a contenziosi e difficoltà applicative.
Una nuova sigla sta per aggiungersi alla fila, il PTM Piano Territoriale Metropolitano diretta conseguenza della nascita delle Città Metropolitane.
Nel Dicembre del 2020 il PTM è stato adottato in via provvisoria e se ne prevede l'approvazione nella primavera 2021. Scopo del Piano: tutelare il suolo, garantire sicurezza, assicurare inclusione e vivibilità, attrarre investimenti sostenibili e rafforzare la coesione territoriale.
In questo ´piano regolatore sovracomunale´ al quale i comuni dovranno attenersi nel normare il proprio territorio, vi sono alcuni punti che toccano pesantemente il territorio dell'Appennino, già per sua natura con caratteristiche che lo rendono zona particolare quando non svantaggiata.
Brevemente in tre punti:
sono state inserite nel PTM norme che vietano il cambio d'uso di vecchi fienili e stalle (fabbricati ex rurali), che non potranno più essere trasformati in abitazioni – pratica questa usuale e consolidatasi con i cambiamenti di diversa natura che hanno coinvolto l'agricoltura. Tali trasformazioni sono spesso fatte nel pieno rispetto del pre-esistente e della tradizione e contribuiscono di fatto a preservare il patrimonio architettonico rurale.
altre norme vietano gli ampliamenti fuori dai centri abitati. Significa, per chi abita fuori dal centro abitato, che non potrà più “adattare” la casa alle nuove e sopraggiunte esigenze e quindi, ad esempio, costruire una camera per un figlio o un bagno in più.
esistono poi norme che non consentono il recupero dei fabbricati “collabenti”. Un'unità collabente è un fabbricato che non è più agibile o idoneo alla funzione per cui era stato costruito. Si tratta principalmente di immobili allo stato di rudere o soggetti a forte degrado, che devono essere accatastati e fino a ieri potevano essere ristrutturati. Tali fabbricati, soprattutto nelle zone rurali e nei piccoli borghi, si trovano spesso a ridosso di altre abitazioni. Con la normativa del PTM il “collabente” viene lasciato crollare creando così una situazione di danno e pericolo per i fabbricati vicini. Nel caso ci fosse qualche volenteroso cittadino che volesse acquistare tali fabbricati per recuperarli, non potrà più farlo perché il Piano in approvazione non lo consente.
Errori strategici e di prospettiva, che sembrano andare in contrasto con le principali norme stilate dalla Regione Emilia-Romagna, in particolare con la legge regionale 24 del 2017 la cosiddetta legge del “CONSUMO SUOLO A SALDO ZERO”. Da una parte si legifera per recuperare l’esistente per non consumare territorio e dall’altra la Città Metropolitana vieta di recuperare l’esistente: un cortocircuito istituzionale a danno e detrimento in questo caso del nostro Appennino.
Sia nell’Appennino che nella nostra pianura esistono tantissimi ex poderi agricoli, diventati abitazioni civili perché il numero di agricoltori si è ridotto, i terreni quindi vengono aggregati e i fabbricati non sono più abitati da agricoltori, ma da persone che amano la natura e amano stare in campagna. Moltissimi fienili e stalle sono in attesa di essere recuperati e vincolarli per restare stalle o fienili, significa mantenerli nel loro status quo, dal momento che per la moderna agricoltura sono strutture inidonee.
Il timore che nuovi insediamenti diano luogo a richieste aggiuntive di servizi territoriali non è giustificato. Gli insediamenti di nuovi nuclei familiari si realizzano spesso per motivi di cure verso la famiglia di origine, che si allarga per ospitare i figli che si occuperanno in futuro della cura dei propri genitori. Si assiste di fatto a un'ottimizzazione dei servizi che sono già presenti sul territorio.
Un ulteriore e importante aspetto riguarda le attività economiche. Nelle aree rurali e in caso di “Edificato sparso e discontinuo” di cui alla L.R. 24/2017, il PTM invita i Comuni a evitare ampliamenti delle attività economiche per non generare nuovo carico urbanistico e eventuali richieste di ampliamento devono rimanere all'interno dell'area di pertinenza del fabbricato principale senza interessare aree esterne.
Ma, in attuazione della L.R. n. 15/2013 e di principi fondamentali che trovano il loro fondamento nella nostra Costituzione, rileva Mastacchi, tali scelte dovrebbero essere lasciate ai Comuni, che meglio conoscono il territorio e le concrete e differenti situazioni imprenditoriali e geografiche. Inoltre, l’applicazione di questa limitazione realizzata in maniera astratta e senza tener conto dei diversi contesti, incide sullo sviluppo delle attività economiche sul territorio, soprattutto nelle zone montane e svantaggiate, disincentivando investimenti e rischiando di innescare processi di involuzione di economie, che comunque presidiano il territorio e possono peraltro anche essere collegate alla economia agricola.
Da notare che la legge 24/2017, con riguardo all’edificato sparso o discontinuo assegna al Piano Urbanistico Generale il compito di prevedere quelle azioni che consentano il mantenimento e il consolidamento del patrimonio edilizio esistente, coerentemente al tipo di edificato.
Va peraltro tenuto presente che nell'edificato residenziale sparso risiedono 85.000 abitanti (ISTAT, 2011), equivalenti alla seconda città del territorio metropolitano. Gli usi del suolo urbani all’esterno del territorio urbanizzato ammontano a circa 20.000 ha (CTR 2014), pari al 47% dell’urbanizzato complessivo. In altri termini, fuori dalla città pianificata e dotata di servizi c’è il 50% dell’urbanizzato. Parte dell’urbano disperso è “operazionale”, cioè serve a far funzionare la città che “colonizza” il territorio rurale con le sue strutture. Parte della dispersione è invece l’esito di dinamiche abitative e produttive.
Altro punto ostativo alla possibilità di ampliamento di attività economiche già insediate, normato dal PTM, riguarda l'eventuale taglio di alberi, funzionali a tali ampliamenti. Secondo il PTM sono ammessi modesti ampliamenti, purché ciò non comporti l'eliminazione di alberature.
Singolare che, come riportato nel “ Quadro Conoscitivo Diagnostico per l’avvio della Consultazione preliminare” (vedi sito del Piano Territoriale Metropolitano), dal 1976 al 2014 le coperture “naturali” hanno avuto un notevole incremento (dal 28,9% della superficie territoriale al 32,6%) dovuto prevalentemente ai boschi (dal 14,3% al 23,5%), che si sono diffusi sia in coperture “naturali” (praterie, brughiere, aree cespugliate) sia in terreni agricoli abbandonati, fatto che potrebbe controbilanciare eventuali e ridotte eliminazioni di alberature.
“L'Appennino sta vivendo un momento di potenziale grande sviluppo proprio per effetto dei limiti imposti dal lockdown ancora in corso e credo che i due fattori che richiedono il nostro impegno e intervento siano le infrastrutture viarie (collegamenti autostradali, ferroviari e viari) e quelle informatiche e digitali.” continua Mastacchi.
Apparentemente la disciplina del PTM interpreta in modo eccessivamente estensivo le proprie competenze, finendo per ledere l’esercizio di funzioni fondamentali che la legge assegna ai Comuni e laddove impedisce il cambio d’uso e il recupero di edifici, con originaria funzione diversa da quella abitativa, finisce anche per contraddire le stesse finalità della legge regionale, quali il “contrasto allo spopolamento e abbandono delle aree remote e marginali”, effetto che inevitabilmente si determinerà, a fronte dell’impossibilità di un proficuo recupero degli edifici. Recupero caldeggiato recentemente anche dal Ministro della Cultura Dario Franceschini che ha annunciato alcune proposte da inserire nel Recovery Plan. Tali proposte prevedono misure per 650 milioni di euro per il restauro del patrimonio costituito dall’edilizia rurale come casali, depositi agricoli, rustici spesso abbandonati, a cui si aggiunge circa un miliardo di euro per rivitalizzare i borghi, compresi quelli abbandonati, e gli alpeggi, per ridare vita a quella parte d'Italia lontana sia dei grandi centri che dalle coste marine, la più soggetta all'abbandono da parte delle nuove generazioni che non trovano più occasioni di lavoro e prospettive di vita.
Alla luce di queste considerazioni Mastacchi chiede alla Giunta di prevedere nel proprio Atto regionale di coordinamento tecnico, ancora da emanare, che le misure del PTM in regime di salvaguardia non siano interpretate in senso impeditivo rispetto alla possibilità di recuperare ai fini abitativi edifici siti nelle aree rurali, qualora tale possibilità sia prevista e/o ammessa negli strumenti urbanistici comunali.
Chiede inoltre che si determini una modifica radicale di prospettiva delle disposizioni del PTM, che sono palesemente in contrasto con la strategia regionale del “consumo del suolo a saldo zero” delineata dalla legge regionale 24 del 2017, affinché venga restituita ai Comuni una maggiore flessibilità relativamente all’uso dei propri territori, flessibilità che consenta di tenere conto delle caratteristiche geo-morfologiche e delle esigenze delle comunità che li popolano, diretta ad ostacolare lo spopolamento del nostro Appennino ed a incentivare il trasferimento di famiglie e di giovani coppie, ottimizzando i servizi che già esistono sul territorio, dando la possibilità di realizzare civili abitazioni con il cambio di uso di vecchi fienili e/o stalle, di effettuare eventuali ampliamenti fuori dai centri abitati o di recuperare fabbricati “collabenti” tipici dei nostri borghi.
Concorso pubblico per esami presso l’Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese.
E' indetto un concorso pubblico per esami per un posto di “Istruttore direttivo tecnico in materie forestali e ambientali” presso l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese. La graduatoria del concorso conserva efficacia per due anni e nel periodo di efficacia potrà essere utilizzata sia per l'eventuale copertura di ulteriori posti a tempo indeterminato, sia per l’assunzione a termine di unità di personale della stessa qualifica e profilo professionale.
Viene garantita la pari opportunità fra uomini e donne per l'accesso al lavoro.
La domanda di ammissione al concorso dotrà essere presentata in modalità telematica seguendo le indicazioni riportate nella sezione “Bandi di concorso” del sito dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese: http://www.unioneappennino.bo.it e dovrà essere inviata attraverso la procedura on-line entro le 23,59 del 16 MAGGIO 2021.
Informazioni o copia del Bando possono essere richiesti all’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese, piazza della Pace n.4 a Vergato (BO), telefono 051-911056 o all’e-mail: personale@unioneappennino.bo.it.
Dubbio segnala:
Il decreto Sostegni ha previsto “Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19”.
La circolare INPS 19 aprile 2021, n. 65 chiarisce che l’erogazione una tantum di un’ulteriore indennità di importo pari a 2.400 euro, in attuazione del decreto Sostegni (decreto-legge n. 41 del 2021), riguarda:
i lavoratori stagionali e i lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
i lavoratori autonomi occasionali;
i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
i lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
i lavoratori dello spettacolo.
Tutti coloro che hanno già fruito delle indennità del decreto Ristori (decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137), non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità una tantum del decreto Sostegni ma essa sarà erogata dall’INPS con le modalità di quelle precedenti.
La circolare inoltre, riporta al suo interno, le tabelle con i codici ATECO per i quali può essere concessa l’indennità ai settori Turismo e Stabilimenti termali, fornisce indicazioni ai lavoratori dello spettacolo che non hanno già fruito delle indennità di cui agli articoli 15 e/o 15-bis del decreto Ristori, sulla modalità di presentazione della domanda e sul regime di compatibilità.
La circolare ricorda (come già precisato nella circolare n. 94 del 2015 in materia di indennità NASpI), che per evento di disoccupazione si intende l’evento di cessazione involontaria del rapporto di lavoro e in applicazione di ciò, per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2021 è ammesso l’accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI in presenza dei soli requisiti dello stato di disoccupazione involontario e delle tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, con esclusione quindi del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo di cui al richiamato articolo 3, del D.lgs n. 22 del 2015.
I lavoratori dello spettacolo che non hanno già fruito delle indennità di cui agli articoli 15 e/o 15-bis del decreto Ristori, potranno trovare nella circolare, un paragrafo con le indicazioni e i requisiti per la presentazione della domanda.