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giovedì 15 dicembre 2016

L'Unione dei Comuni dell'Appennino bolognese è l'unica erede legittima della Comunità Montana. Lo ha stabilito il Tar regionale che ha respinto il ricorso di alcuni comuni e ha legittimato la scelta della Regione di riconoscere solo l'Unione dei comuni dell'Appennino bolognese come interlocutore per i servizi regionali in precedenza delegati alla Comunità montana.

L'Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese informa:

La scelta della Regione Emilia-Romagna di attribuire all'Unione dei comuni dell'Appennino bolognese le funzioni precedentemente in carico alla Comunità Montana, nonostante il rifiuto di quattro comuni di aderirvi, è legittima e corretta. Lo ha stabilito una sentenza del TAR dell'Emilia-Romagna (la n. 924 del 10 novembre 2016) con la quale ha respinto un ricorso presentato dai comuni di Lizzano in Belvedere e Camugnano.
I fatti risalgono al 2012: la Regione, attraverso un proprio provvedimento di riordino territoriale, in ossequio al decreto-legge n. 78/2010, che, tra le altre cose, aboliva le Comunità Montane, suddivise il territorio in ambiti territoriali ottimali, tra i quali quello dell'Appennino bolognese che corrisponde al Distretto socio-sanitario ed alla circoscrizione della Comunità montana. Per la Regione dunque l'Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese doveva subentrare alla coincidente Comunità Montana dell’Appennino bolognese nella gestione di funzioni di delega regionale (forestazione, difesa del suolo, agricoltura, vincolo idrogeologico e altre). Da più parti però si registrarono delle resistenze, per cui la Regione apportò delle modifiche alla L.R. 21/2012 e in particolare attraverso la legge 9 del 2013 consentì ai Comuni di scegliere se far parte o meno delle Unioni di Comuni che stanno nascendo. Quattro comuni - Camugnano, Granaglione, Lizzano in Belvedere e Porretta Terme - non aderirono all'Unione e ne crearono una autonoma, l'Unione dell'Alto Reno, senza i parametri previsti dalla Regione.
A questo punto arrivò la scelta della Regione, quella che 3 di questi comuni (nel frattempo Granaglione e Porretta si sono fusi in Alto Reno Terme) contestarono, e cioè quella di delegare all'Unione dell'Appennino bolognese tutte le funzioni regionali, comprese quelle relative ai territori dei comuni che non hanno aderito. La delega portò a diversi ricorsi, compreso quello in questione, bocciato dal TAR. Va detto poi che Lizzano si è ritirato per cui il ricorso è stato portato a termine solo da Camugnano, mentre Porretta Terme e Granaglione non hanno mai chiesto la fissazione dell'udienza del loro ricorso.
La sentenza stabilisce che la scelta della Regione è legittima perché si tratta di una materia in cui ha competenza esclusiva, e visto che l'Unione dell'Appennino bolognese risponde ai requisiti previsti dalla Regione (in ogni ambito territoriale ottimale ci deve essere una sola Unione con popolazione non inferiore ai 10.000 abitanti, 8.000 se per i comuni montani), quest’ultima ha tutto il diritto di sceglierla come interlocutore.
Ciò non limita l’autonomia comunale perché non sono in discussione le funzioni che la legge attribuisce direttamente ai Comuni, ma funzioni che la Regione può affidare al soggetto che ritiene più idoneo. Se alcuni comuni decidono di intraprendere una strada diversa rispetto al piano regionale, devono accettarne le conseguenze, che non appaiono viziate sul piano costituzionale: e quindi devono versare le quote previste dai decreti successori (nelle quali si prevede la ripartizione a carico di tutti i comuni delle spese di personale, la suddivisione delle quote delle proprietà immobiliari, l'accollo dei debiti della precedente comunità).
Inoltre, visto che l’Unione conserva la titolarità di funzioni e compiti anche nei confronti dei comuni che hanno scelto di restare fuori dall'Unione e che si sono rifiutati di riassorbire fra il proprio personale i lavoratori della vecchia comunità, è l'unica titolata a subentrare nel ricevere i contributi prima spettanti alla precedente comunità.
Speriamo che questa sentenza ponga fine ad un periodo di conflittualità e divergenze che non fanno bene al territorio dell'Appennino bolognese – spiega il presidente dell'Unione Romano Franchi - che avrebbe bisogno di scelte politiche condivise. Siamo contenti di aver perseguito con la Regione una scelta che si è confermata quella giusta, adesso però ci preoccupa soprattutto la sostenibilità degli interventi che queste deleghe comportano, e che non è così scontata visto i costi che come Unione dell'Appennino siamo costretti ad anticipare”:

giovedì 28 novembre 2013

Non 'declassiamo' la stazione ferroviaria di Vergato. Lo chiede l'assessore Romano Franchi.



Pubblichiamo la lettera dell’assessore della Comunità Montana e sindaco di Marzabotto, Romano Franchi, in cui il primo cittadino si fa portavoce dei pendolari della linea ferroviaria Porrettana e ricorda alle autorità competenti gli accordi convenuti per la riorganizzazione della stazione ferroviaria di Vergato.

Chi l’ha inviata non ha mancato di sottolineare quello giudica  ormai un sostanziale disinteresse sull’importante tematica da parte degli amministratori dei comuni della Valle del Reno e ringrazia Franchi per la presa di posizione. 


martedì 23 aprile 2013

Cambio della 'guardia' al Consiglio Comunale di Vergato.



Giuseppina Mazzini

Il Consiglio Comunale di Vergato è di nuovo completo. Ha surrogato infatti la dimissionaria Alessandra Guermandi  con Giuseppina Mazzini di Tolè .
La nuova consigliera ha già preso possesso della sua carica e ha preso il posto della Guarmandi anche nella commissione consigliare ‘Servizi Sociali e Sanità’.
Il consiglio comunale ha inoltre approvato il ‘rendiconto economico del comune per il 2012’ con il voto contrario delle opposizioni. I consiglieri di minoranza hanno motivato il loro dissenso  alla azione amministrativa della maggioranza per la  mancata attenzione al risparmio  motivato anche con un sovradimensionamento di settori comunali come quello dell’ufficio tecnico nel quale potrebbero essere trovati, secondo i consiglieri, interessanti risparmi.

Ha risposto alle critiche il sindaco Sandra Focci che non ha evitato di affrontare il ‘toro per le corna’ dicendo che se la critica era riferita all’ufficio di Nanni, oggi in pensione, il servizio ha ancora lo stesso numero di dipendenti  di allora. Ha poi messo  in risalto come un risparmio possa avvenire con l’Unione dei Comuni’, grazie alla quale la condivisione di esercizi consentirà una migliore razionalizzazione con inevitabile conseguente risparmio. Ha poi portato ad esempio il piano regolatore disegnato in unione con Marzabotto. “Abbiamo speso molto meno di ciò che verrà speso a Castel d’Aiano e ancor meno se lo si confronta con la spesa di Sasso Marconi”.
Fra le novità ‘simpatiche’ c’è la nomina di Dario Mingarelli a rappresentante delle minoranze in Comunità Montana. Il simpatico è che il 9 di maggio l’ente verrà sciolto per cui il neo consigliere non avrà neppure modo di mettervi piede.  Difficile dare un senso a una elezione con ‘tanto di scheda’ per il voto segreto. La burocrazia nelle formalità e cieca, non dovrebbe però essere ‘sciocca’.
A settembre nascerà, sulle ceneri della Comunità Montana sciolta, l’Unione dei Comuni che comprenderà quelli tra i 13  comuni della Comunità Montana che hanno deciso di aderire.  Dovranno allora di nuovo  eleggere due rappresentanti per comune ( per la maggioranza sarà il sindaco, per la minoranza un consigliere indicato dalla minoranze stesse) che formeranno il consiglio dell’Unione dei Comuni.
E anche qui si è arrivati al ‘curioso’: i componenti del nuovo consiglio sono 24 e se vi aderiranno tutti i 13 comuni della Comunità Montana, uno non avrà posto in consiglio. La Focci ha riferito scherzosamente che non è detto che tutti i comuni della Comunità Montana aderiscano all’Unione. Altrimenti uno di questi dovrà farsi rappresentato da uno degli altri.

domenica 8 gennaio 2012

Dante Lolli: vittoria su tutti i fronti.


Credevano di averlo trovato in ‘castagna’, lo hanno multato a ripetizione e non sapevano di avergli trovato ‘l’elisir di lunga vita’.

Protagonista della singolare vicenda è Dante Lolli di Vedegheto, destinatario di oltre dieci rilievi amministrativi con altrettante ammende. L’uomo ha preso la cosa di petto e, avviato un attento studio dei verbali, li ha contestati tutti quanti, è arrivato fino alla scommessa legale davanti al tribunale civile, ha impostato e sostenuto da solo senza il supporto di alcun legale il confronto davanti al giudice (La Comunità Montana esattrice delle ammende era rappresentata da uno studio legale) ed è stato tanto convincente che il giudice gli ha dato ragione.

Ora Lolli chiede all’ente pubblico il risarcimento del danno per aver perso tempo e per aver dovuto sospendere i lavori già impostati. Alla vittoria legale si è aggiunta quella contro la malattia. Durante il periodo del confronto legale è inceppato in un ‘tumore alla prostata’ giunto al massimo della gravità. La sua determinazione per arrivare alla diagnosi esatta del male, per il quale è ricorso ad ogni mezzo per superare i tempi lunghi degli esami (tempi lunghi poiché non si sospettava la gravità poi rilevata), gli ha fatto bruciare le tappe ‘perché non aveva tempo da perdere: doveva preparare l’arringa’ . Una volta rilevato che si doveva operare in fretta poiché era prossimo l’avvio della ‘metastasi’ quindi al processo tumorale ‘di non ritorno ’ ha rifiutato l’anestesia totale, consigliata dai medici per i tempi di intervento, ha richiesto e ottenuto quella locale e, con la fretta di riprendere l’esame delle leggi, ha sopportato un intervento alla prostata per oltre tre ore e mezza che gli ha permesso di vincere la malattia.

“Se non avessi avuto fretta e avessi atteso i tempi fissati per gli esami i medici avrebbero valutato il tumore quando oramai era tardi “, racconta Lolli. “Non solo ho superato il tumore, mi pare che anche la cataratta sia guarita”. Insomma la caparbietà a leggere leggi e sentenze per sostenere il contradditorio con i legali gli ha riassestato la vista. Chissà, vista la sua determinazione è anche possibile. “L’ho fatto”, precisa ancora riferendosi ai suoi ricorsi, “per dimostrare che quando si sa di aver ragione bisogna non aver paura. La gente di fronte a un verbale di poche decine di euro di solito paga perché teme che la verifica legale gli costi molto di più anche se ha ragione. Non siamo sudditi siamo cittadini” sentenzia Lolli presentando la sua nuova battaglia, quella del risarcimento del danno che ha quantificato in oltre 60.000 euro e che ha presentato alla Comunità Montana. L’ente ha già risposto con una nota nella quale i tecnici chiariscono che il loro operato era dovuto e che ‘Le istanze risultano estremamente generiche sia nelle motivazioni che nella quantificazione dei presunti danni”. Ma c’è chi dice che qualcuno, trattandosi di una richiesta di Dante Lolli, non dorme sonni molto tranquilli.

martedì 1 novembre 2011

Defranceschi: grande attenzione ai lavori di Ripoli.


Andrea Defranceschi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna in consiglio regionale, che per primo ha denunciato i rischi legati allo scavo in corrispondenza della frana di Ripoli, scrive piuttosto preoccupato: “All’interno dello scavo della Variante di Valico, in corrispondenza della testa del tunnel, Autostrade ha cominciato da alcune settimane azioni di drenaggio dell’acqua ma l’ha fatto senza autorizzazioni.

Spea sta cercando di togliere pressione al tunnel, togliendo acqua, ma la Comunità Montana non ne era a conoscenza e non ha ancora autorizzato questi lavori. Tant’è che venerdì, con una lettera firmata dalla Presidente della Comunità, ha chiesto ad Autostrade di presentare un progetto esecutivo.

Ma intanto l’azienda sta eseguendo lavori abusivi?

Domandiamo anche perché la Presidente della Comunità Montana abbia indirizzato tale comunicazione solo ad Autostrade, non mettendo in copia Regione Emilia-Romagna, Sindaco di San Benedetto e Procura delle Repubblica, vista la delicatezza delle indagini in corso.”





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