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giovedì 29 marzo 2012

Incendio alla ex Reno De Medici di Marzabotto.



Incendio allo stabilimento che fu della cartiera Reno De Medici, a Marzabotto questa sera intorno alle 20 Fiamme alte fino a quattro metri, alimentate dal vento particolarmente forte a quell’ora, si sono alzate dalla parte più interna dello stabilimento ora in disuso per la cessazione dell’attività. Il bagliore ha allarmato i residenti che hanno chiamato i soccorsi.

Il pronto intervento dei Vigili del Fuoco ha permesso di domare le fiamme in poco tempo. Presenti sul posto anche i Carabinieri.

A preoccupare maggiormente i residenti delle palazzine della zona è stata però la nube di fumo nero generata dall’incendio che stazionava sopra i tetti delle abitazioni vicine allo stabilimento. Al fumo si aggiungeva l’odore acre di combustione che faceva pensare a plastica o gomma.

Lo stabilimento è in disuso da mesi e si sta provvedendo a trasferire tutto ciò che può essere riutilizzato. A questo fine un gruppo di lavoro sta operando da diversi giorni utilizzando per gli smontaggi anche il flessibile e altre attrezzature, fra cui la fiamma ossidrica.

Natascia Preci (nella foto), la cui casa è separata dallo stabilimento dalla sola linea ferroviaria e che ha richiesto l’interventi dei Vigili del Fuoco, ha detto che già in mattinata odori preoccupanti che provenivano dagli stabilimenti avevano consigliato alcuni suoi vicini a chiedere un controllo della Polizia Municipale su ciò che stava accadendo all’interno della fabbrica. “Gli agenti ci sono andati e hanno verificato che l’odore era generato dell’erosione del flessibile sui materiali da tranciare, nulla più. Ma il fatto che gli incendi avvengano la sera e che le combustioni provochino odori particolari genera diversi sospetti. Domattina farò denuncia ai Carabinieri perché si controlli ancora”, ha concluso.

venerdì 9 ottobre 2009

Rifondazione Comunista su 'La cartiera Reno De Medici'

LE IRRESPONSABILITA’ DELLA RENO DE MEDICI

La situazione della Cartiera Reno de Medici è sotto gli occhi di tutti, di fronte ad una gravissima crisi l’unica risposta della dirigenza è stata la decisione di chiudere lo stabilimento di Marzabotto per colmare il calo di produzione.

A febbraio scorso gli operai con un picchetto permanente impedirono la messa in sicurezza dello stabilimento scongiurando nell‘immediato la prospettiva della chiusura definitiva della cartiera.

Successivamente le parti sociali ottennero, in cambio dello smantellamento del picchetto permanente, la garanzia da parte della proprietà che i macchinari non sarebbero stati trasferiti; nota di non poco conto è però che la proprietà riuscì a mettere in sicurezza lo stabilimento eliminando così gli ultimi costi di gestione.

Nel frattempo, avrebbe articolato un progetto per reintegrare parte dei dipendenti.

Già da allora Rifondazione Comunista si augurava che la vicenda Burgo fosse stata maestra, mentre oggi quello che era un’idea progettuale e diventato un progetto di massima: un “termovalorizzatore di rifiuti speciali da lavorazioni industriali”, la risposta più chiara alle nostre speranze.

Si ripropone la stessa dinamica, dopo aver posto i lavoratori in situazioni estremamente precarie si esce con un progetto – per ora di massima - che non sarà attuabile nel breve-medio periodo e quasi sicuramente non sarà attuabile per cause che non dipendo né dalle parti sociali e né dalla proprietà, scaricando ad altri la responsabilità di questa situazione.

Dato di non poco conto è che nell’accordo di cassa integrazione straordinaria non è posto nessun vincolo di vendita alla proprietà qualora vi fosse un acquirente concorrente o un progetto alternativo per l’area, quindi a questo punto i lavoratori e la cittadinanza sono ad un bivio che vede un termovalorizzatore o la provvidenza per le famiglie dei lavoratori RDM di Marzabotto.

Nota di non poco rilievo invece arriva da Borgo Mozzano dove la Lucart, del gruppo cartiere lucchesi, ha interrotto la procedura di valutazione di impatto ambientale e ritirato un progetto similare a quello del RDM per Marzabotto, accusando gli enti locali di grandi ostilità nei 6 anni già stracorsi dalla presentazione del progetto.

In realtà, tra i numerosi studi commissionati da vari comitati di cittadini e presentati come osservazioni nella procedura di Via, vi è uno studio che dimostrerebbe che impianti di questo tipo in quella vallata appenninica, morfologicamente molto simile alla valle del Reno, a causa della presenza di venti poco forti e non in grado di disperdere efficacemente gli inquinanti, questi ristagnerebbero a lungo nel fondo valle, con conseguenze ben immaginabili per la salute.

Vista l’esperienza già fatta, Rifondazione Comunista sensibilizza istituzioni, proprietà e parti sociali a trovare alternative concrete, con progetti attualizzabili nel breve periodo, altrimenti si corre il rischio di prestarsi a giochi che ad oggi hanno solo contribuito alla spaccatura delle nostre comunità.

Marzabotto, lì 09/10/09

Partito della Rifondazione Comunista

circolo di Marzabotto

venerdì 3 aprile 2009

CARTIERA RENO DE MEDICI


Proroga della cassa integrazione ordinaria per altre 21 settimane per i 120 dipendenti della cartiera Reno de Medici di Marzabotto, è l’esito dell’incontro avvenuto ieri (3 aprile) in Provincia con la mediazione dell'assessore al lavoro Paolo Rebaudengo,tra la direzione aziendale assistita da Unindustria e le Rsu assistite dalle organizzazioni sindacali di categoria (Slc-Cgil e Fistel-Cisl).


L’accordo prevede inoltre che, se al termine della cassa integrazione non fosse possibile la ripresa dell'attività produttiva, si ricorrerà all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali. L'azienda si è inoltre impegnata ad anticipare il trattamento di cassa integrazione a carico dell'Inps e una somma pari a 3.000 euro di trattamento di fine rapporto ad ogni lavoratore. Si provvederà inoltre a mettere in sicurezza lo stabilimento per assicurare il suo futuro funzionamento. Infine, le parti hanno concordato di incontrarsi entro di giugno al 'Tavolo di salvaguardia del patrimonio industriale' in Provincia per esaminare l'andamento produttivo e di mercato del Gruppo, con particolare riferimento alla situazione dello stabilimento di Marzabotto.

L’accordo ha soddisfatto le organizzazioni sindacali . “Abbiamo ottenuto che l’aziende rinunciasse alla cassa integrazione straordinaria per crisi e a proseguire con la cassa integrazione ordinaria “ ha precisato Alessio Festi del CGIL, “motivata quindi da una congiuntura negativa di mercato. Gli impegni dell’azienda alla conservazione del sito produttivo e a verifiche future fa sperare in una soluzione positiva della crisi”.

martedì 10 marzo 2009

Licenziati della ex BURGO


I licenziati dalla cartiera Burgo incassano la solidarietà dei lavoratori della Cariera Reno De Medici di Marzabotto, impegnati pure loro nella difesa del posto di lavoro messo in dubbio dalla crisi del settore.

Gli ex operai della Burgo puntavano, per riavere un posto di lavoro, nella realizzazione nell’area ex Burgo di una centrale a turbogas già progettata e ora sottoposta alla valutazione di impatto ambientale (Via). A questa presenza si oppongo con determinazione i componenti del comitato No Turbogas che hanno avviato una intensa attività divulgativa circa i rischi per la salute che comporterebbe la presenza della centrale.

A questa presa di posizione si oppongono gli ex dipendenti Burgo poiché, secondo costoro, priva di un riscontro oggettivo; riscontro ottenibile con la valutazione di impatto ambientale, ancora in via di ultimazione.

Nel confronto interviene ora la RSU della Cartiera Reno De Medici che scrive: “Tutti i lavoratori della Cartiera Reno de Medici, che negli ultimi tempi sono impegnati a difendere il proprio lavoro e che vedono sempre le loro vicissitudini affiancate al problema Turbogas, vogliono precisare che sono solidali ai lavoratori della ex Cartiera Burgo di Lama di Reno, ai quali viene negata la possibilità di lavorare. La salute è un bene inviolabile e siamo convinti che con la tecnologia e le attenzioni dovute, ci possa essere la possibilità di creare ‘lavoro’”.