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mercoledì 8 ottobre 2025

Progetto Ue Eclipse, da Unibo novità per prevenire pandemie

Progetto europeo coordinato dal professor Luca Prodi di Chimica



Un dispositivo portatile, delle dimensioni di un cellulare, capace di individuare in tempi rapidi e con altissima sensibilità virus, batteri e parassiti.

È il risultato di Eclipse, progetto di ricerca europeo coordinato dall'Università di Bologna, presentato oggi a Palazzo Malvezzi Campeggi dal professor Luca Prodi, docente al Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician".
    "Questa ricerca - ha spiegato il professor Luca Prodi - nasce dall'esigenza di affrontare le infezioni nei Paesi in via di sviluppo, ma con il Covid è diventata una necessità primaria anche per gli altri Paesi rilevare subito la presenza di agenti patogeni significa limitare pandemie già in corso e, auspicabilmente, prevenirne di nuove".
    I primi risultati sono incoraggianti: "Abbiamo ottenuto una sensibilità simile a quella dei tamponi molecolari e mille volte superiore ai test rapidi - ha sottolineato -.

Questo consentirebbe di superare il problema dei falsi negativi che hanno caratterizzato l'emergenza Covid".
    Le possibili applicazioni vanno ben oltre la salute umana.
    "Pensiamo a un utilizzo anche in ambito veterinario e ambientale - ha precisato Prodi -. Un medico di famiglia o un veterinario potrebbero fare un'analisi durante una visita, con una risposta in 15-20 minuti e una terapia mirata immediatamente. Ma anche le contaminazioni batteriche del mare, ad esempio, potrebbero essere monitorate con questi strumenti".
    Il percorso verso la diffusione non sarà breve. "Siamo pronti a costruire i primi prototipi - ha detto - ma serviranno nuovi finanziamenti, pubblici e privati, per arrivare alla fase di industrializzazione, ai test clinici su larga scala e alla certificazione. Alcune aziende sono già interessate e avremo altri incontri con potenziali partner".
    Le prospettive si estendono anche ad altri campi della medicina: "Le scoperte fatte con Eclipse - ha concluso Prodi - possono essere applicate anche nella diagnostica precoce di tumori e malattie neurodegenerative, settori in cui la medicina ha ancora grandi limiti. Per questo riteniamo che valga la pena investire e portare avanti questa strada".

lunedì 10 aprile 2023

Batterie e celle senza errori, con il laser: premio da 2,8 milioni per prof (e team) Unibo

Il coordinamento con altri sei Atenei coinvolti: obiettivo l'applicazione industriale. Ferrari main partner


Lo studio sulla realizzazione di un laser per la fabbricazione senza difetti di celle e batterie a combustibile per mezzi elettrici è valso a Alessandro Fortunato, professore associato di Tecnologia e sistemi di fabbricazione del dipartimento di Ingegneria industriale dell'Università di Bologna, il premio internazionale 'Marie Curie' per la ricerca applicata.

Il progetto, che ha come partner industriale la scuderia Ferrari, riceverà dalla Commissione europea fondi di ricerca per 2,8 milioni di euro. Il riconoscimento è assegnato dalla Ue nell'ambito dei progetti di ricerca a forte impatto scientifico del Horizon Europe Framework Programme. A far parte del team dell'Ateneo di Bologna, oltre a Fortunato, i professori Luca Tomesani, Alessandro Ascari ed Erica Liverani. Insieme coordineranno gli altri sei Atenei coinvolti: l'Università inglese di Warwick, la svedese Lulea Tekniska Universitet, la tedesca Technische Universitaet Ilmenau, le africane Botswana International University of Science & Tecnology e la Pentecost University del Ghana.

Uno degli obiettivi del progetto è anche quello di trasferire le conoscenze dal nord al sud del mondo, in particolare su tematiche che sono di interesse globale e non solo europee. Il progetto avrà la durata di quattro anni e accanto ai sei Atenei, sono stati coinvolti anche undici partner industriali delle varie nazioni. Il partner principale italiano è, dunque, la Scuderia Ferrari che si sta convertendo verso una motorizzazione elettrica. La casa di Maranello assisterà e guiderà il progetto di ricerca con la formazione di nuovi ingegneri. Il grant 'Marie Curie', infatti, è un fondo di finanziamento per la creazione di nuove figure professionali, ovvero di ingegneri altamente specializzati in grado di rispondere alle esigenze della futura mobilità elettrica.

Un 'grant' da 2,8 milioni di euro: obiettivo laser super-preciso

 "Il progetto ha l'obiettivo di sviluppare nuovi sistemi di fabbricazione e controllo dei processi per raggiungere 'zero' scarti nella produzione di batterie e celle a combustibile. Il fine, dunque, consiste nel migliorare l'efficienza di produzione, abbattendo i costi di fabbricazione che riducono di molto il costo di acquisto dell'automobile elettrica da parte dell'utente finale", spiega Fortunato. "Abbiamo ottenuto 2,8 milioni di euro di finanziamenti ed è stata una competizione a livello europeo molto serrata in quanto hanno partecipato tutte le università del mondo. Lo studio cercherà di capire come il laser può essere utilizzato nella fabbricazione e nell'assemblaggio di batterie e celle a combustibile.

Vaiolo delle scimmie, una app per riconoscerlo grazie all’intelligenza artificiale

I laser sono già utilizzati dall'industria, ma per riuscire a realizzare quelle che sono le esigenze del mercato, riducendo gli scarti e migliorando la qualità, occorre capire meglio come il laser interagisce con i materiali", aggiunge il docente dell'Alma Mater. "Una volta che verrà compreso più a fondo, sarà possibile migliorare le performance di fabbricazione riducendo gli scarti e abbattendo i costi. Il sistema di accumulo a batteria è quello più utilizzato e rappresenta la parte più importante e costosa dell'automobile. Trovando un sistema per fabbricarle meglio, potrà essere immagazzinata l'energia in modo più efficiente, consentendo una maggiore diffusione di automobili elettriche", conclude il ricercatore.

venerdì 31 dicembre 2021

Il 2021 ci lascia una bella eredità: la mela rosata


La nuova varietà di mela nata all’Università di Bologna è stata proposta ai cittadini di Sondrio, ottenendo apprezzamenti e interesse. In partenza la sperimentazione in campo e la valutazione economica, per arrivare ad una filiera produttiva in Valtellina.

 

Dopo decenni di ricerche e tecniche tradizionali di incrocio, la mela rosata prodotta nei laboratori dell’Università di Bologna è stata assaggiata da 130 persone in un evento unico che si è svolto  nella piazza Garibaldi di Sondrio.

 Il risultato degli “assaggiatori” è: decisamente gradevole nell’aspetto quanto nel gusto, questa nuova varietà sembra avere caratteristiche organolettiche ideali: la sintonia fra aroma, dolcezza, croccantezza e succosità stimola infatti gli intervistati ad apprezzarla anche economicamente. 

Il momento di “assaggio”  è stato organizzato dall’Alma Mater e dalla Fondazione Fojanini, in collaborazione con ERSAF Regione Lombardia e il Comune di Sondrio, nell’ambito del Gruppo di Azione Locale Valtellina Valle dei sapori. Proprio la Valtellina è infatti il territorio in cui si punta a sviluppare la Mela Rosata UniBo. Un recente accordo siglato tra Università di Bologna e ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) su incarico e finanziamento di Regione Lombardia, ha infatti dato il via ad una collaborazione tra i due enti finalizzata alla sperimentazione in campo e alla valutazione economica della nuova varietà di mela, con l’intento di costituire e sviluppare una filiera produttiva in Valtellina. 

Inviato da Dubbio

fonte: Università di Bologna

venerdì 2 novembre 2018

UrbanFarm2019, un concorso internazionale di rigenerazione urbana a guida Unibo

Marco invia:

Studenti di tutto il mondo realizzeranno progetti per la riappropriazione di spazi non utilizzati a Bologna, Belluno e Conegliano riconvertendo queste aree in sistemi innovativi di agricoltura urbana

urbanfarm2019

Il concorso internazionale UrbanFarm2019, liberamente ispirato alla student challenge 'Design the Ultimate Urban Greenhouse' organizzato dalla Wageningen University and Research in Olanda, nasce con l'obiettivo di ripensare la produzione di cibo nei tessuti urbani in termini di sostenibilità ambientale e creazione di welfare. Team multidisciplinari di studenti di Agraria, Biologia, Architettura, Design, Economia, Ingegneria e studi umanistici sono invitati a partecipare alla sfida e a progettare sistemi innovativi di agricoltura urbana che integrino le migliori innovazioni architettoniche e tecnologiche per la produzione alimentare in ambiente urbano. A organizzare il concorso sono l’Alma Mater Studiorum e l’Università degli Studi di Firenze.

I progetti di UrbanFarm2019 si baseranno su
spazi liberi esistenti in tre città italiane (Bologna, Belluno e Conegliano), caratterizzate da diverse peculiarità. Queste strutture abbandonate verranno riconvertite in luoghi di socialità, studio, produzione ed innovazione agricola. Dovrà quindi svilupparsi il concetto di agricoltura urbana in tutta la sua trasversalità. Il loro design, inoltre, deve avere una forte connotazione imprenditoriale, promuovendo la generazione di nuove forme di occupazione per gli utenti svantaggiati.

Per conoscere i team che parteciperanno all’evento o per formarne di nuovi,
venerdì 9 novembre si terrà un incontro nell’aula 6 in viale Fanin, 46, Bologna, della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna. Per gli studenti interessati al concorso che non hanno compagni di squadra è stato inoltre creato un gruppo Facebook dedicato, dove conoscere colleghi da tutto il mondo con cui preparare un progetto.

La competizione è aperta infatti a gruppi di studenti provenienti
da tutto il mondo, e i team possono essere composti da studenti provenienti da diverse università. I team saranno liberi di lavorare su una o più location, per ognuna verrà stabilito un team vincitore che riceverà un premio. Una giuria internazionale e multidisciplinare, selezionata dalle università organizzatrici (Bologna e Firenze), assegnerà rispettivamente 6mila euro, mille e cinquecento euro ai tre progetti ritenuti migliori. La deadline per la registrazione dei team è il 1 dicembre 2018, mentre la finale si svolgerà presso la fiera NovelFarm di Pordenone dal 13 al 14 febbraio 2019.


giovedì 24 agosto 2017

Una ricerca svela: le piogge intense arriveranno sempre più tardi

Un team europeo a cui hanno partecipato anche ricercatori di Ingegneria dell'Alma Mater, ha trovato collegamenti tra riscaldamento globale e regimi alluvionali europei.


Il riscaldamento globale ha modificato il regime stagionale delle alluvioni in Europa. Il risultato arriva dal lavoro di un team internazionale coordinato da Günter Blöschl della Technische Universität di Vienna, a cui hanno partecipato anche due docenti del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna: Attilio Castellarin e Alberto Montanari. Lo studio – da poco pubblicato su Science – è il primo a mostrare come il cambiamento climatico abbia un reale impatto sul regime degli eventi alluvionali di alcune ampie regioni europee.
Il team di ricerca ha analizzato i dati raccolti nel corso di più di cinquant’anni da oltre 4.000 stazioni di monitoraggio attive in 38 paesi europei. Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno scelto di non concentrarsi sull'intensità delle singole alluvioni ma di analizzare invece il regime stagionale dei fenomeni di piena.
I risultati. Nell'area mediterranea, ad esempio, le alluvioni si verificano di norma più spesso tra l’autunno e l’inverno, quando l'evaporazione dell’acqua dal terreno e la traspirazione attraverso le piante sono basse, mentre le precipitazioni sono più significative.
In particolare nell'area adriatica, il riscaldamento del Mediterraneo ha fatto slittare in avanti di un mese – alla fine dell'autunno – il periodo di massima allerta per le inondazioni. a causa dello scioglimento sempre più anticipato delle nevi, nell'area nord-orientale del continente, le inondazioni tendono a verificarsi con un mese di anticipo – all'inizio della primavera – rispetto a quanto accadeva negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.
La ricerca ha coinvolto anche l’area nord-orientale del continente, dove è risultato che le alluvioni tendono a verificarsi un mese prima rispetto agli anni '60 e '70 del secolo scorso, con ogni probabilità perché, a causa del riscaldamento globale, lo scioglimento delle nevi è sempre più anticipato.
Tornando all’Europa meridionale, invece, gli eventi alluvionali si verificano più tardi che in passato, e la causa in questo caso è legata alle conseguenze del riscaldamento del Mediterraneo.
Si tratta di un risultato estremamente interessante – spiegano i due ricercatori Unibo Alberto Montanari e Attilio Castellarin – che indica la strada per comprendere meglio l’impatto di cambiamenti recenti sulla sicurezza del territorio. L’Italia, in questo senso, è un esempio notevole, perché sul suo territorio ci sono bacini idrografici caratterizzati da condizioni climatiche molto diversificate. Questi risultati possono rivelarsi quindi molto utili per affinare la progettazione di strategie di adattamento al cambiamento climatico per il nostro Paese”.


Da Bologna Today