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venerdì 22 aprile 2022

Potenzialità e sviluppo della Mela Rosa Romana in un convegno a Vergato

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martedì 22 marzo 2022

A scuola di potatura dei meli di Rosa Romana

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martedì 22 maggio 2018

Questo matrimonio è da fare. Appennino e mela Rosa Romana sono 'fidanzati in casa' da mo'. E' tempo di matrimonio.

Questa unione s'ha da fare. L'Appennino è pronto al fatidico sì e a coronare un'unione sacrosanta. Officerà il consorzio Mela Rosa Romana. Manca però chi accompagna la sposa all'altare.
 

Per ricercarlo si è tenuto nella magnifica 'Sala dei Quaranta' della Rocchetta Mattei di Grizzana Morandi, un partecipatissimo convegno sul tema 'Rifiorisce l'Appennino' dal Giardino Pomario di Casa Morandi all'associazione per il ritorno della Mela Rosa Romana'. Al centro del dibattito il progetto per favorire la ripresa della coltivazione di questo frutto antico, le cui potenzialità possono ridare agli operatori della montagna bolognese una opportunità incoraggiante.
Ha introdotto il confronto il sindaco di Grizzana, Graziella Leoni, che ha voluto aprire ricordando con simpatia e gratitudine il concittadino Pietro Vicinelli, recentemente scomparso, artefice dell'avvio di tutte le verifiche e le ricerche tecnico-scientifiche alla base del ritorno in Appennino della coltivazione di Rosa Romana. Ha poi ricordato che il territorio appenninico bolognese custodisce un'immensa ricchezza nel patrimonio agroalimentare e nei saperi, tecniche e consuetudini legate all'agrobiodiversità che vanno valorizzate e non dimenticate.
Il sindaco ha poi voluto dare corpo a questo impegno preannunciando la nascita del 'Giardino di Morandi' attorno alla casa del celebre pittore. Attraverso il recupero dell'antica maglia poderale dei due fondi agricoli di pertinenza del complesso rurale del Campiaro ( circa 25 ettari) , si darà vita a un 'Pomario', un giardino con valenza didittico-informativa che ospiterà le specie antiche a rischio di estinzione, quali ad esempio la 'pera ossa', frutto quasi estinto perchè molto sodo, quindi poco masticabile, ma più che eccellente se mangiato cucinato.

Altro comune coinvolto è quello di Castel d'Aiano con il sindaco Salvatore Argentieri sostenitore entusiasta dell'iniziativa il quale ha concluso il suo intervento dicendo: “Io stesso ho in giardino due alberi di Rosa romana di cui sono particolarmente fiero”. 
 

Il progetto illustrato per la rinascita della coltivazione della rosa romana prevede che un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna, guidato dal professor Saverio Sansavini, ordinario di frutticoltura, anch'egli intervenuto nel convegno, faccia una parte di indagine attraverso il DNA delle piante per capirne persino la struttura e individuarne le specie e le loro diversità.
Il professor Sansavini ha illustrato diffusamente i risultati del lungo lavoro già svolto dal suo gruppo sulla rosa romana dando anche diversi spunti sui possibili sbocchi, anche economici, che la coltivazione di questa mela può portare alla economia montana. Dopo aver ricordato che, mentre agli inizi del '900 questa specie costituiva il 25 % delle mele della provincia di Bologna, e che la sua presenza si è andata via via riducendo fino allo 0,2 % degli anni sessanta, ha rimarcato che la capacità produttiva dell'Appennino sarebbe rilevante soprattutto sotto il profilo qualitativo. Ha quindi sottolineato l'importanza della costituzione di un consorzio che possa affrontare in modo organico problemi quali la registrazione di un marchio, la programmazione degli investimenti, la individuazione delle aree vocate, i piani di marketing, l'individuazione dei possibili aiuti economici assistenziali, le programmazioni sull'utilizzo, anche attraverso la trasformazione in succo, le modalità di vendita, i possibili contatti con l'Università, la programmazione di un piano di filiera.
Il convegno della Rocchetta Mattei ha aperto quindi una fase in cui si raccoglieranno idee e suggerimenti di oltre 200 operatori di tutta la Valle del Reno, da sottoporre ufficialmente ai Comuni interessati nel quadro delle iniziative riconosciute valide e sostenibili dal Gal ( il cui presidente Tiberio Rabboni era presente al convegno) o dalla Regione Emilia Romagna. Il progetto terrà poi conto dei numerosi sopralluoghi nei vecchi siti di coltivazione che sono serviti per conoscere e approfondire le diverse varietà di frutti antichi e le esperienze di coltivazione.
Al convegno era presente anche l'assessore regionale all'agricoltura Simona Caselli cui è stato chiesto un riconoscimento formale per una associazione da costituire con enti promotori e agricoltori, primo passo verso un consorzio operativo.

domenica 26 novembre 2017

La mela Rosa Romana dell'Appennino al vaglio dei ricercatori dell'Università di Bologna


Il professor Sansavini
Il progetto per l 'associazione e marchio della Mela Rosa Romana dell'Appennino procede a grandi passi. Il professor Silviero Sansavini dell'Università di Bologna, cui fa capo, ha inviato un documento di sintesi del lavoro svolto e delle possibili iniziative per procedere al raggiungimento dell'obiettivo. I dottori Gregori e Buscaroli con Sansavini stanno individuando e valutando le varietà di Rosa romana reperite su esemplari storici di melo nelle zone di Riola, Porretta, Gaggio Montano, Castel di Casio e San Benedetto Val di Sambro effettuando confronti con i cloni di varie rose della pianura bolognese. Per ora i tre ricercatori hanno certezze solo di tre varietà; la rosa romana, la rosa romana gentile e la rosa nostrana. Per la parte biotecnologica il professor Dondini e la dottoressa Alessandri hanno prelevato le foglie per le analisi del DNA di una trentina di alberi di siti distinti: le analisi con i marcatori molecolari e le relative comparazioni saranno rese note appena disponibili.

Il gruppo ha già individuato altre possibili ricerche e ambiti di studio che vanno dalle valutazioni sul succo di mela e dei possibili mixage varietali, alle valutazioni degli aromi dei polifenoli e dei micronutrienti presenti nella varie Rose e infine al coinvolgimento di un economista esperto di marketing per la registrazione e promozione del marchio, le possibili azioni di mercato e il coordinamento della filiera. Il professor Sansavini non ha mancato di sottolineare quanto l'entusiasmo e l'impegno del gruppo di operatori dell'Appennino, estimatori della Rosa Romana, abbiano convinto il gruppo di ricercatori dell'Università ad aiutarli, concludendo comunque che servirà un grosso lavoro di squadra per far recuperare valore e redditività alla Mela Rosa e ai potenziali nuovi impianti di Rosa nell'Appennino.

Contini e Carboni mostrano il succo di Rosa Romana.
Fra gli operatori locali c'è molta attenzione e speranza. Punti di riferimento organizzativo e aggregativo, Antonio Contini e Antonio Carboni di Riola che, con convinzione e determinazione, continuano il lavoro sulla importante novità, ripetendo sempre che questa idea è partita da una intuizione del compianto Pietro Vicinelli, che ha saputo per primo convincere tanti della validità del recupero di questo frutto dall'aroma e dal sapore inconfondibili. Egli seppe anche iniziare la produzione del succo di Mela Rosa, recandosi personalmente in Trentino dove esperienze del genere erano state fatte su altre specie di mele. “Proprio nel solco del suo grande entusiasmo continuiamo,” ha detto Contini, “ sicuri di raggiungere grandi obiettivi con risvolto economici interessanti. Stiamo preparando un prossimo convegno cui inviteremo l'assessore regionale di riferimento, operatori bancari e i 150 amici che già con Vicinelli, avevano manifestato interesse per l'iniziativa. In quella sede speriamo di ottenere risposte concrete su possibili sostegni al nostro lavoro. Noi ce la stiamo mettendo tutta, “ ha concluso.

martedì 29 marzo 2016

Sasso Marconi. Si incontrano il cultori della 'mela Rosa Romana'.

Domani sera, MERCOLEDI 30 MARZO, dalle 19.30 alle 22, presso 'LA BETTOLA' in via Porrettana 423  a SASSO MARCONI, si terrà un incontro fra i soci e gli aspiranti soci del 'neo consorzio Mela Rosa Romana', fondato dal grizzanese Pietro Vicinelli al fine di recuperare tale coltura nell'Appenino Bolognese.
L'incontro è finalizzato a fare il punto operativo e organizzare le attività future pratiche (esempio ordine piantine, partecipazione al bando per recinzioni ecc..). 

 

mercoledì 11 novembre 2015

La mela Rosa Romana, uno dei tesori dell'Appennino.

Si concretizza la nascita del Consorzio Mela Rosa Romana dell'Appennino Bolognese, a conferma del fatto che in agricoltura oggi il 'futuro è nel passato'.
Infatti l'idea è quella di recuperare la coltivazione di un frutto, la mela rosa romana appunto, che un tempo era molto diffusa nei fondi agricoli dell'Appennino, nei campi tra le viti e nelle vicinanze delle case coloniche, ma che poi è stata abbandonata con lo spopolamento della montagna. Il consumo di questa mela è stato soppiantato da quello delle mele di pianura dove le vaste coltivazioni a frutteto hanno permesso una produzione estensiva. Eppure questa piccola mela dal profumo intenso e dal sapore gustoso e inconfondibile è rimasto nei ricordi di tanti che hanno vissuto la loro infanzia in montagna e che hanno conservato l'abitudine di tornare d'autunno a cercare qualche residuo coltivatore che ancora conserva gelosamente gli alberi antichi.
Ieri sera, a un incontro a Pian di Setta, si sono ritrovati numerosi aspiranti soci del neo consorzio e aspiranti coltivatori che hanno ascoltato la relazione del grizzanese Pietro Vicinelli reduce da una spedizione informativa in Trentino, dove ha potuto sperimentare una macchina che estrae dalle mele il succo e dove ha avuto la prova che il succo di mela rosa romana è particolarmente gustoso e dissetante e non ha niente da invidiare a quello già ampiamente commercializzato con successo dai produttori di mele di quella zona.

Vicinelli, che ultimamente si è documentato ampiamente anche raccogliendo le conoscenze e le testimonianze dei 'vecchi' produttori, ha ricordato che fino agli anni '50, la rosa romana grizzanese veniva esportata nel nord Europa, in particolare in Francia, in Germania e in Inghilterra, dove era utilizzata per la produzione di una melassa che gli inglesi mettevano a contorno della carne.
L'esperto ricercatore universitario Salvatore Martelli ha detto che lui stesso ha fatto delle ricerche sugli alberi ancora esistenti, analizzando il Dna e ha appurato che sono ancora alberi sani dai quali è possibile estrarre 'le spolette' per innestare in modo molto efficace nuove piante. 

E' stato anche fatto notare che, a differenza delle altre mele che necessitano di uno stoccaggio in frigoriferi per essere conservate, la rosa romana si mantiene per tutto l'inverno in ambienti riparati.
Proprio queste notizie hanno destato forte interesse poiché è già forte il desiderio di recuperare la coltivazione di antiche colture locali nella convinzione che, fatte con le dovute attenzioni al biologico e applicando le tecniche operative moderne, ciò possa essere effettivamente una fonte di reddito interessante e un modo per ritornare ad appropriarsi di un ambiente salubre, bello e generoso.

Il consorzio ha già siti web che sono www.melarosaromana.it e www.consorsiomelarosaromanaappenninobolognese.it , quest'ultimo in allestimento e si propone di organizzare i soci per eventuali acquisti, domande di sussidi, informative e supporto per le nuove tecniche di coltivazione. 


Pietro Vicinelli ha inviato: