Presentato al Welfare day l’annuale
report sulla sanità pubblica, privata e intermediata. Le liste d’attesa
sono “un calvario” e il 35,8% dei cittadini le ha trovate chiuse almeno una
volta e per questo si rivolge al privato mettendo mano al portafoglio. La
spesa privata sale così a 37,3 miliardi di euro: +7,2% dal 2014 (-0,3% quella
pubblica). Vecchietti (Rbm): “Raddoppiare il diritto alla Salute degli
italiani, istituzionalizzando la sanità integrativa, è una priorità ormai
improcrastinabile e per farlo serve un Secondo Pilastro Sanitario aperto che si
affianchi al SSN. Il Governo intervenga”.
Richiesto
“Sono 19,6 milioni i “Forzati della
sanità a pagamento” costretti a pagare di tasca propria per ottenere
prestazioni essenziali prescritte dal medico, almeno una prestazione sanitaria
all’anno e di questi circa il 50% appartiene alle categorie sociali più
fragili, come gli anziani e malati cronici. 1 italiano su 2, è “Rassegnato” e
non prova neanche a prenotare una prestazione sanitaria con il SSN ma va
direttamente nel privato mettendo mano al portafoglio. Nel 2019, le prestazioni
sanitarie pagate dai cittadini, passeranno da 95 a 155 milioni. La spesa
sanitaria privata media per famiglia è pari a 1.522 euro (+ 2,97% dal 2017),
quella pro capite è di 691,84 euro (+ 12,33% 2017). Mentre aumenta dal 10, 54%
al 27, 4% la necessità di finanziare le spese sanitarie attraverso prestiti e
crediti al consumo”.
Sono questi alcuni dei numeri contenuti nel IX Rapporto Rbm-Censis presentato
oggi al “Welfare Day 2019”, svolto al Roma alla presenza, tra gli altri,
di Roberto Favaretto, Presidente Gruppo RBHold, Marco
Vecchietti, Amministratore Delegato di Rbm Assicurazione Salute, Giuseppe
De Rita e Francesco Maietta, rispettivamente Presidente e
Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, e Claudio Durigon,
Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
“Nel 2019, quasi 1 italiano su 2 (il 44% della popolazione), a prescindere
dal proprio reddito, si è “Rassegnato” a pagare personalmente di tasca propria
per ottenere una prestazione sanitaria senza neanche provare a prenotarla
attraverso il SSN. E’ chiaro che cosi non si può continuare, i dati parlano
chiaro – spiega Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale
di RBM Assicurazione Salute, commentando i risultati del IX Rapporto
RBM-CENSIS, una delle più grandi indagini mai condotta sulla sanità italiana,
realizzata su un campione nazionale di 10.000 cittadini maggiorenni - . Occorre
pianificare un veloce passaggio da una sanità integrativa a disposizione di
pochi, circa 14 milioni di italiani hanno una polizza sanitaria, ad una sanità
integrativa diffusa, un vero e proprio “Welfare di Cittadinanza”, attraverso
l’evoluzione del Welfare Integrativo da strumento “contrattuale” a strumento di
“tutela sociale” in una prospettiva di presa in carico dell’intero “Progetto di
Vita” dei cittadini”. Non bisogna dimenticare, infatti, che i bisogni di cura
crescono con il progredire dell’età e con l’insorgenza di malattie croniche o
di lunga durata”.
Nella vita vissuta degli italiani la spesa sanitaria di tasca propria è una
integrazione necessaria del Servizio Sanitario Nazionale: ”Ognuno di noi –
prosegue Vecchietti - ha sperimentato senza dubbio la necessità di “surfare”
tra pubblico e privato per completare, in tempi certi, un iter clinico o
diagnostico, prescritto dal proprio medico. I dati parlano chiaro: considerando
le visite specialistiche, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio
Sanitario di visite ginecologiche sono 51,7 quelli che transitano nella sanità
a pagamento, 45,7 le visite oculistiche, 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le
visite ortopediche; tra gli accertamenti diagnostici, su 100 tentativi di
prenotazione nel Servizio sanitario, transitano nel privato 30,1 ecografie,
27,4 elettrocardiogrammi, 26,3 risonanze magnetiche e 25,7 RX”.
E ancora: “Raddoppiare il diritto alla Salute degli italiani è pertanto una
priorità ormai improcrastinabile e per farlo serve la Sanità Integrativa.
Non è più sufficiente limitarsi a garantire finanziamenti adeguati alla Sanità
Pubblica ma è necessario affidare in gestione le cure acquistate dai cittadini
al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale attraverso un Secondo Pilastro
Sanitario aperto. Un Sistema Sanitario universalistico è incompatibile con
una necessità strutturale di integrazione “individuale” pagata direttamente dai
malati, dagli anziani e dai più fragili. Il Secondo Pilastro Sanitario
non è un modello nel quale i cittadini ricevono le cure privatamente, ma un
sistema di “gestione in monte” delle prestazioni sanitarie erogate al di fuori
del Servizio Sanitario Nazionale rimaste a loro carico. Non è la Sanità
Integrativa a spingere i consumi privati in Sanità, ma la crescita della Spesa
sanitaria privata a richiedere un maggiore livello di «intermediazione» delle
cure private dei cittadini. La spesa sanitaria privata si attesta oggi a 37,3
miliardi di euro e si stima nel 2019 possa arrivare appena al di sotto di 42
mld di euro: +7,3% dal 2014 a causa soprattutto dell’allungamento dei tempi
delle liste d’attesa, che, a dispetto dei tentativi di riduzione avviati
raggiungono, in determinati casi durate non compatibili con i LEA. Nel 2019 le
prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli assistiti passeranno da 95
alla cifra record di 155 milioni. Dall’inizio della crisi, in circa 10 anni, la
Spesa Pubblica per la salute in Italia, si è fermata, mentre la spesa delle
famiglie ha continuato a crescere. Nella maggior parte dei percorsi di cura gli
italiani si trovano a dover accedere privatamente a una o più prestazioni
sanitarie. E la necessità di pagare di tasca propria cresce in base al proprio
stato di salute (per i cronici la spesa sanitaria privata è in media del 50%
più elevata di quella ordinaria, per i non autosufficienti è in media quasi 3
volte quella ordinaria) ed all’età (per gli anziani la spesa sanitaria privata
è in media il doppio di quella ordinaria)”.
Sono pagate di tasca propria nella quasi totalità dei casi, il 92%, delle
cure odontoiatriche (che si caratterizzano anche per il costo medio più
elevato, 575 euro). Nell’ambito dei beni sanitari di assoluta evidenza, i
farmaci rappresentano la seconda voce di spesa pagata direttamente dai
cittadini in termini di costo medio (380 euro) e la prima in termini di
frequenza (38%), costi medi oltre i 220 euro per lenti e occhiali e di 185 per
protesi e presidi, ma con frequenza decisamente più contenute (rispettivamente
18% e 9%). Più alto il presidio pubblico sugli esami diagnostici, che comunque
vengono pagati privatamente nel 23% dei casi, e sulle prestazioni ospedaliere,
dove comunque i cittadini sostengono direttamente i costi dell’acquisto in
quasi il 10% dei casi. La necessità di ricorrere a prestiti e credito al
consumo per finanziare le proprie cure passa dal 10,54% al 27, 14%”.
Liste d'attesa. Inoltre: ”Per le visite specialistiche infatti, solo a
titolo di esempio si hanno circa: 128 giorni medi di attesa per una visita
endocrinologica, 114 per una visita diabetologica, 65 per una visita
oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56
per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una
visita di chirurgia vascolare e 49 giorni per una visita cardiologica. È
evidente che a fronte di queste lungaggini molti cittadini (il 44% degli
intervistati) si rivolgono direttamente al privato anche per le cure che
rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario
Nazionale. L’evidenza è nei numeri: tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una
crescita del + 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria
“intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta del + 0,5%. Appare evidente
che nel lungo periodo solo un cambio di passo potrà consentire di risolvere il
difficile rebus della sanità italiana: la soluzione è la prevenzione sanitaria
intesa come una azione di lungo periodo in grado di prevenire l’insorgere delle
patologie o almeno individuarle in fase iniziale, prima che diventino gravi o
irreversibili, con relativa moltiplicazione dei costi sanitari. Oggi di
prevenzione sanitaria si parla molto e si pratica troppo poco: la sfida è far
entrare nella cultura sociale la priorità della prevenzione, dagli stili di
vita al ricorso alle tante forme di screening”.
Importanti anche i dati sulla capacità di rimborso della spesa sanitaria
privata da parte della sanità integrativa: se in media infatti un cittadino
finanzia l’85% delle cure private aderendo ad una forma sanitaria integrativa
l’ammontare da pagare di tasca propria per le medesime cure scende al 33%
perché quasi 2/3 della spesa sono rimborsati dalla polizza sanitaria. a
carico dell’assicurato. In particolare, suddividendo per categoria: per quanto
riguarda le cure ospedaliere se in media il costo a carico del cittadino è in
media pari al 36,1% con la Sanità Integrativa si dimezza, dal momento che
l’84,5% della spesa è rimborsata dalla forma sanitaria integrativa; il 15,6% a
carico dell’assicurato, mentre per quanto riguarda le cure specialistiche se in
media il costo a carico del cittadino è in media pari all’80,4,1% con la Sanità
Integrativa quasi 2/3 sono rimborsati dalla polizza sanitaria. Assolutamente
significativo anche l’aiuto fornito dalle polizze sanitarie per l’odontoiatria:
se in media il costo a carico del cittadino è in media pari all’81,2% con la
Sanità Integrativa il costo da pagare scende a poco più del 35% grazie ad un
rimborso da parte della polizza sanitaria di oltre il 60% della spesa;
relativamente alla prevenzione, da ultimo, a fronte di una quota pagata di
tasca propria in media di quasi l’80% con la Sanità Integrativa il cittadino
beneficia di un rimborso di quasi il 70% della spesa.
“La Sanità Integrativa, Fondi e Polizze Sanitarie – conclude Vecchietti - sono
in grado di garantire un aiuto concreto ai cittadini ed alle famiglie italiane
di fonte al costante innalzamento dei bisogni di cura ed alla necessità di
pagare una quota delle cure sempre maggiore di tasca propria. Un sistema che
nei numeri dimostra di funzionare piuttosto bene per chi lo ha già A questo
punto sarebbe normale immaginare a politiche da parte del Governo di supporto
alla diffusione di questa importante tutela sociale aggiuntiva”.