sabato 29 giugno 2013

Ubriaco, dà in escandescenza al Policlinico Sant’Orsola Malpighi dove è stato ricoverato e fa una strage di persone e cose: feriti medici e infermieri.




Foto d'archivio
Ricoverato perché ubriaco fradicio, reagisce violentemente ai tentativi di curalo, sfasciando tutto ciò che era a sua portata di mano, minacciando di morte i medici e mandandone ‘all’ospedale’ alcuni altri  e due infermieri che, per loro fortuna, si fa per dire, all’ospedale c’erano già.  Per calmare l’esagito, anche qui si fa per dire, c’è voluto l’intervento della forza dell’ordine.

I Carabinieri  di Bologna hanno infatti denunciato un quarantacinquenne per interruzione di pubblico servizio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, minaccia e danneggiamento. Il fatto che ha portato alla denuncia è avvenuto giovedì sera all’interno del Policlinico Sant’Orsola Malpighi, dove la persona denunciata era stata trasportata e ricoverata a causa di un abuso etilico. All’arrivo presso la struttura sanitaria, il quarantacinquenne, senza fissa dimora e con precedenti di polizia, se l’è presa con tutti, persone e cose. Alcuni medici sono stati minacciati di morte, altri sono stati aggrediti e feriti. Due infermieri hanno riportato un paio di giorni di prognosi. La porta d’ingresso della sala Triage è stata danneggiata, costringendo un medico di turno a interrompere il servizio sanitario. Soltanto l’intervento dei Carabinieri ha contribuito a riportare la situazione alla calma.
 Lo scalmanato è stato fermato, sedato e ricoverato per le cure del caso.

Dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Bologna. 

Demolito il centro Radio Marconi a Budrio per fare un supermercato. Le ruspe hanno abbattuto la palazzina di Budrio, voluta nel 1936 dall'inventore. La soprintendenza non ha posto il vincolo.


L'ultima immagine del 'centro che non c'è più'.

Da il Fatto Emilia Romagna.

Alla fine la ruspa si è accesa e ha iniziato ad abbattere la palazzina Rai di Budrio, quella voluta da Guglielmo Marconi, inaugurata nel 1936 quando lo scienziato era ancora in vita. Pochi colpi ben assestati, un po’ di polvere spazzata via dal vento e uno dei centri trasmittenti della radiotelevisione italiana, nato su impulso di uno degli inventori della radiotelegrafia e a lui dedicato fin dalla posa della prima pietra, è sparito dal panorama pianeggiante della campagna alle porte di Bologna. “Questo centro è noto in tutto il mondo come Radio Marconi, l’unica Radio Marconi. Ora invece chi arriverà qui troverà un centro commerciale”, spiega sconsolato Elio Antonucci, colui che più si è opposto all’abbattimento.
Tutto comincia almeno 10 anni fa quando l’amministrazione di Budrio inizia a progettare una grande area produttiva e commerciale proprio su quegli ampi terreni dove dal 1936 prima l’Eiar poi la Rai hanno trasmesso per Bologna e l’Emilia Romagna. Interessatissimi alla possibilità di costruire si erano mostrati due colossi industriali della zona: uno è il produttore di patatine Pizzoli, che vorrebbe costruire un nuovo stabilimento in sostituzione di quello presente all’interno di Budrio; l’altro è il gruppo Maccaferri di Bologna che invece progetta un centro commerciale da 27 mila metri quadri. Nel 2010 l’accordo sembra raggiungere una quadra. Il Comune di Bologna, proprietario dell’area fin dal 1934 e allora guidato dal commissario straordinario Anna Maria Cancellieri, approva la delocalizzazione delle antenne Rai e la dismissione del centro. Il Comune di Budrio e la Provincia, entrambi roccaforti Pd, stappano lo champagne: “Il piano territoriale di coordinamento provinciale è uno strumento flessibile che tiene conto dei cambiamenti della società e delle esigenze del territorio”, commenta il vicepresidente della Provincia Giacomo Venturi. 
Passano i mesi e pian piano il centro gestito da RaiWay a Budrio viene spento. L’ultima antenna, dopo 76 anni viene messa fuori servizio all’inizio del 2012. Ma a maggio arrivano le elezioni comunali e il ciclone Beppe Grillo rischia di rovinare i piani dell’amministrazione Pd. Il candidato Giulio Pierini infatti vince solo al ballottaggio contro Antonio Giacon del Movimento 5 stelle. Per poco anche Budrio non fa il ribaltone. “Noi siamo proprio contrari a quel centro commerciale che potrebbe mettere in ginocchio i commercianti del paese”, spiegano oggi Giacon e il consigliere Maurizio Mazzanti della lista Noi per Budrio.
Il 2 agosto 2012 per il nuovo sindaco Pierini e per il vicepresidente Venturi arriva una doccia fredda. La Direzione provinciale per i Beni culturali, su proposta di alcuni radioamatori, inizia a valutare la possibilità di porre un vincolo sulla palazzina. L’edificio infatti, pur profondamente mutato rispetto all’originale (oltre alla demolizione del portale razionalista, le finiture, i bancali, le scale interne le tinteggiature esterne non sono le stesse), è indubitabilmente quello del 1936, alla cui inaugurazione Marconi non poté andare perché già gravemente malato.
Il 23 aprile 2013 però la Direzione Beni culturali emette la sua sentenza di morte: “La palazzina non raggiunge la qualità architettonica necessaria alla dichiarazione di interesse storico artistico, rivelando piuttosto un valore di edificio storico testimoniale”. Dopo la grande paura gli amministratori Pd esultano: “Ha sortito i suoi effetti la pressante richiesta del sindaco di Budrio, Giulio Pierini, del vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi e dell’assessore regionale Alfredo Peri verso la Direzione regionale per i beni culturali”, scrive una nota della Provincia.
Nel frattempo però la Pizzoli, quella delle patate, annuncia che forse delocalizzerà da un’altra parte, non più in quei terreni. E nemmeno il supermarket è certo che si costruirà. “Ora dicono che se salta il centro commerciale e anche lo stabilimento di Pizzoli la colpa è delle opposizioni che hanno bloccato l’iter con la richiesta del vincolo alla Soprintendenza”, spiegano Giacon e Mazzanti. In realtà sembra che a scoraggiare i costruttori, più che la palazzina Marconi, siano state la crisi economica e la notizia che forse il Passante nord, una nuova autostrada alle porte di Bologna, passerà più lontano e non avrà più il suo svincolo proprio lì a Budrio.
Di certo però per la palazzina non c’è più niente da fare. “Eppure persino la piccola emittente Radio Budrio si era detta disponibile a prendere la palazzina per farci i suoi studi e gestire eventualmente un museo della radio”, spiega Elio Antonucci. “L’area in questione è privata, dunque non c’è più nessun tipo di collegamento col comune di Budrio. Non mi risultano proposte concrete a livello economico e culturale di gestione della palazzina”, ribatte il sindaco. “Si era raggiunto un accordo coi radioamatori per salvare le strumentazioni (ora conservate in un altro capannone, ndr). Avremmo potuto pensare anche a un laboratorio o un museo dentro il centro commerciale. Tutto però è precipitato perché la battaglia di alcuni radioamatori era quella di vincolare la palazzina”, conclude Pierini.
Ora però, ammette il primo cittadino di Budrio, “il centro commerciale si farà solo se ci sarà veramente la volontà di farlo”. E se non si fa, la palazzina sarà stata abbattuta per niente.

GLI ‘STELVIO OVER 70’ ALLA BASILICA DI SAN LUCA PER RICORDARE MAURO TALINI .





Foto prima della partenza
 Favoriti anche da un’imprevista giornata di sole, gli ‘attempati solo anagraficamente’ ciclisti Over 70 ed  il loro fondatore Giancarlo Maini, hanno pedalato in ricordo di Mauro da piazza del Nettuno a Bologna  fino alla Basilica di San Luca, insieme ad altri ciclisti del bolognese.

A dare partecipazione e consistenza alla manifestazione erano presenti  Benedetto Zacchiroli consigliere comunale di Bologna, Stefano Mazzetti sindaco di Sasso Marconi, Raffaele Ammendola  assessore allo sport del Comune di Sasso Marconi, Adolfo del Soldato  vice sindaco di Massarosa, il professor Francesco Rivelli presidente della LILT, Claudio Pesci presidente dell’Associazione Fausto e Serse Coppi, Franco Magli presidente UIPS ciclismo, il rappresentante dell’Associazione Aido di Sasso Marconi, Marta Graziani presidente AIPK Onlus, Beppe Guidotti mentore del ciclismo bolognese e Francesco e Chiara nipoti di Mauro Talini.

Dopo le foto di rito i ciclisti hanno inforcato le biciclette e hanno raggiunto con la pedalata dei ventenni il Santuario di San Luca dove  è stata  celebrata la Messa dal Rettore della Basilica di San Luca mons. Arturo Testi.
Al termine della Messa, Marta Graziani ha ricordato Mauro Talini tracciandone il profilo morale e spirituale e sportivo e, tra gli altri, ha passato parola a Giancarlo Maini, che ha consegnato al monsignore, a nome dei ‘Ragazzi di Stelvio Over 70’, una delle maglie di Mauro incorniciata e sottolineata dalla targa ‘Mauro Talini: Atleta di Dio’.

Tra le tante parole in ricordo di Mauro è emerso un comune denominatore: quando la semplicità, la purezza dei sentimenti e l’amore per la vita sono valori veri, niente e nessuno può disconoscerli. Egoismi e distorsioni ideologiche scompaiono per incanto. Mauro era tutto questo e il suo insegnamento, costruito con infinita passione e forza di volontà, non avrà mai fine.

Diabetes no limits e Povertà no limits


I ciclisti di ‘Stelvio Over 70’ si sono formati nel 2005 e la finalità che il gruppo si è dato è sintetizzato  nella scritta sulle maglie dei giovani settantenni ‘Ragazzi non fumatevi  la vita’ ed è questo il messaggio che rivolgono  soprattutto ai giovani: non sciupate la vita con droghe e altri vizi.
“Per noi che ne abbiamo vissuto una bella fetta, la grande magia della vita va apprezzata ed amata fino all’ultimo giorno che il Buon Dio ci ha riservato,” scrive il fondatore Giancarlo Maini. “Con questo spirito, il 18 giugno 2005 è stato programmato il raduno ciclistico nazionale della scalata al passo dello Stelvio riservato a ciclisti Over 70. Sulla carta una follia, nella realtà un’incredibile successo documentato da stampa e televisione. Dopo due anni di forzata inattività, ho ripreso il discorso creando un gruppo prettamente bolognese di ‘ragazzi’ over 70. Con loro, nel giugno 2008, ho scalato il Monte Grappa per rendere omaggio ai 23.000 ragazzi, per lo più ignoti, sepolti  nel grande Sacrario posto sulla cima. A loro la vita l’ha fumata l’orrore della guerra. Nel 2009 la scelta è caduta sul Piccolo San Bernardo. Siamo andati là per ritrovarci con il meno giovane della prima impresa allo Stelvio, il valdostano Franco Cuaz. Un personaggio straordinario ancora oggi in forma smagliante con i suoi 87 anni! Ma ancora tante sono state le imprese ciclistiche che abbiamo messo in campo a tutt’oggi. Cito le più significative:
Lo Stelvio nel 2010 per ricordare i 50anni della morte di Fausto Coppi
Il Gran San Bernardo nel 2011 e, tanto per cambiare, lo Stelvio nel 2012 per festeggiare i 90 anni della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Questa volta sono saliti con noi Francesco Moser e Gilberto Simoni, una giornata indimenticabile.
A contorno di queste ‘passeggiate’, abbiamo messo in campo alcune iniziative a sfondo umanitario, come la collaborazione con la LILT presso le scuole Medie in diversi comuni della nostra provincia e interventi  presso Centri di Recupero per Tossicodipendenti. Indimenticabile il viaggio a San Patrignano su invito di quella comunità: una giornata di grande gioia e commozione.  Durante il pranzo nella immensa sala della struttura, per un attimo ho creduto di sognare e quando mi sono reso conto che era tutto vero, ho avuto come unico desiderio la condivisione con quei 1800 ragazzi di una mia antica sofferenza. Per me una taumaturgica liberazione, per loro un segno di amicizia e solidarietà”.

I Parchi si accordano per la gestione della fauna: Tra le attività oggetto dell'intesa il tema della filiera delle carni di selvatici.



La Provincia informa:

Approvato il 17 giugno 2013 dal Consiglio Provinciale il protocollo d'intesa tra la Provincia di Bologna e l'Ente di gestione per i parchi e la biodiversità Emilia Orientale per l'armonizzazione delle politiche faunistiche nei cinque parchi regionali del territorio provinciale. Il documento riprende i contenuti di un analogo protocollo sottoscritto nel 2009 tra la Provincia di Bologna e i Consorzi di gestione dei cinque parchi regionali - Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa, Laghi di Suviana e Brasimone, Storico di Monte Sole, Corno alle Scale, Abbazia di Monteveglio - che ha consentito in questi anni di operare nelle rispettive autonomie con obiettivi comuni portando benefici per l'intero territorio provinciale.
Tra le novità del nuovo accordo vi è la “filiera delle carni di selvatici”, un tema che si è posto all'attenzione degli enti pubblici a seguito dell'obbligo di conferire tutte le carcasse di animali abbattuti in controllo ai centri di lavorazione specificamente autorizzati e quindi della necessità di destinare le carni di selvatici alla commercializzazione. Con questo accordo sarà possibile valorizzare un prodotto di alta qualità, in un contesto di tracciabilità e di assoluta garanzia per il consumatore.
Le altre attività oggetto dell'intesa riguardano i censimenti degli ungulati, i piani di controllo, le eventuali catture, il conseguimento delle densità compatibili, le forme di caccia, i rapporti con gli ambiti privati, la prevenzione e il risarcimento dei danni alle imprese agricole, la formazione dei volontari, la ricerca di innovazioni e la promozione del patrimonio faunistico, la mitigazione degli incidenti stradali, la condivisione dei dati statistici e l'analisi dei fenomeni attraverso l'Osservatorio faunistico.
Da questo accordo rimane escluso il Parco della Vena del Gesso Romagnola che ricade solo per una parte della sua superficie in provincia di Bologna e che per la gestione rientra nella macro area n. 5 denominata “Romagna”.