giovedì 28 febbraio 2013

Ancora nessuna traccia di Max. Le ricerche continuano.







Continuano incessanti le ricerche per trovare Max, disperso ormai da cinque giorni sulle pendici dei monti di Gaggio Montano. I soccorritori trovano molte difficoltà per la abbondante presenza di neve caduta negli ultimi giorni.




 Christian Labanti, capostazione del gruppo di Soccorso Alpino Rocca di Badolo, impegnato fin dal primo allarme nella ricerca, informa:

Massimiliano Palmizzi  ‘Max’ , di 38 anni, è sparito da quattro giorni. L'uomo è uscito dalla sua abitazione di Torre Nerone, comune di Gaggio Montano, senza cellulare, per fare delle fotografie in montagna, presumibilmente  per un book fotografico intitolato ‘Acqua’ e non vi ha fatto più rientro 



Il Soccorso Alpino della Rocca di Badolo e quello della stazione del Corno alle Scale, attivati dai Carabinieri di Vergato, sono impegnati nelle ricerche, ancora senza esito. Max ha lasciato il computer acceso, come se dovesse tornare a casa in breve tempo. 



Le ricerche sono molto difficili a causa dalla grande quantità di neve caduta nei giorni passati, e presente ancora al suolo con accumuli di oltre un metro di altezza. Alle ricerche ha collaborato anche l'unità cinofila del Soccorso Alpino di Reggio Emilia.

Incontro per fare il punto sulle ricerche

Inizia l'indagine a 'rastrello' in un bosco.




mercoledì 27 febbraio 2013

Montagna: sos agricoltura.


Pietro Sabbioni

L’assessore all’ambiente di Sasso Marconi Pier Paolo Lanzarini, in occasione di una discussione consiliare, ha avuto modo di riferire sulle aziende agricole che registrano, nei comuni dell’Appennino, una preoccupante ‘moria’ ed ha elencato i dati:  nel comune di Gaggio Montano, ad esempio, negli ultimi 10 anni il numero delle imprese agricole si è pressoché dimezzato.  
Il dato ha piuttosto sorpreso, anche perché con la crisi dell’industria e dell’artigianato si è parlato di una ripresa del settore agricolo  cui si sarebbero rivolti numerosi giovani.

Abbiamo incontrato il referente del settore lavoro-impresa  della Confederazione Italiana agricoltori di Bologna (CIA) Pietro Sabbini e gli abbiamo chiesto conferma sui dati di chiusura di impresa.

“Purtroppo è così. Ciò è dovuto principalmente all’età elevata degli operatori e  al fatto che sono  purtroppo difficoltosi  il ricambio generazionale e i nuovi inserimenti nel settore. Questo per diversi motivi: il principale è dovuto alle  difficoltà di ricavare redditi soddisfacenti dall’attività agricola specialmente nelle zone montane perché si produce di meno a costi più elevati.  Inoltre il boom industriale degli anni ’70 ha attirato i figli degli agricoltori verso altri settori che assicuravano meno sacrifici e maggiori entrate. Infine è  impossibile iniziare l’attività agricola se non si è in possesso di un consistente capitale iniziale e di un bagaglio operativo specifico del settore che  si acquisisce  solamente con l’esperienza ‘sul campo’. I tempi per apprenderlo sono lunghi”.

Se tutto questo è vero dobbiamo rassegnarci a perdere l’agricoltura di montagna ?

“Il problema è reale ed è più ampio di quello che generalmente si crede. L’agricoltore oltre  all’utilizzo agricolo  dei campi, assicura la salvaguardia, il presidio e la tutela dell’ambiente montano estremamente fragile e che non può essere abbandonato. Per questo motivo diventa indispensabile che il tema dell’abbandono dell’agricoltura in montagna venga preso in seria considerazione da tutto il sistema politico-economico. Se il territorio non può essere fruibile perché abbandonato ne risente il turismo, il commercio e l’intera economia della montagna”.

E’ insistente da parte degli agricoltori la lamentela per l’eccessiva presenza di ungulati e per il carico burocratico scoraggiante. Cosa ne dice?

“Sono pienamente d’accordo. A mio parere occorre trasformare il problema degli ungulati in una opportunità per l’impresa agricola. L’attuale regolamentazione della gestione faunistica venatoria  non va. Deve essere modificata radicalmente. Gli ungulati nobili, specialmente il cervo, sono considerati dai cacciatori i migliori d’Europa e  richiamano molti di loro disposti a compensarne il  valore. Questi introiti sono già una cospicua realtà destinata ad aumentare. Risorsa però non gestita dai montanari e non utilizzata in montagna. Le risorse della montagna debbono essere reinvestite in montagna. La burocrazia poi è un’altra palla al piede che comunque non appesantisce solo l’agricoltura”. 

Sto parlando con un operatore che la diagnosi la conosce molto bene. Avete valutato quale è la cura ?

“Diventa indispensabile valorizzare i prodotti tipici di nicchia: marroni, ciliegie, patate, piccoli frutti di bosco, piccola zootecnia come capre e pecore , con punti organizzativi di trasformazione associata che esalti qualità e salubrità del prodotto montano. Incrementare inoltre la formazione delle filiere che consentano agli operatori locali di essere protagonisti  dalla coltivazione del prodotto base alla commercializzazione,  tramite accordi con il settore commerciale e turistico locali. In questo campo sono un punto d’eccellenza i numerosi agriturismi già presenti.  Si sta concludendo l’iter per la formazione del consorzio ‘carni dell’Appennino bolognese’ tra allevatori e macellai locali che metterà a disposizione dei consumatori la carne di prima qualità che la montagna garantisce. Un esempio da seguire, l’eccellenza rappresentata dalla realtà operativa degli allevatori associati nei caseifici che producono un parmigiano reggiano di grande qualità ma che non ha ancora le distinzione che meriterebbe e che è necessario per distinguerlo dal prodotto di pianura”.

Vuole aggiungere qualcos’altro?

“ Mi preme fare un altro esempio emblematico di ciò che sta succedendo e che si deve superare. C’è in montagna un’altra importante risorsa quella della coltivazione del bosco. Norme oltremodo vincolanti, che potevano avere una ragione 30 anni fa quando si tagliava in modo indiscriminato, oggi si stanno rivelando dannose, poiché impediscono di operare. Faccio un esempio, il castagno dopo 24 anni dall’ultimo taglio, non può più essere rinnovato se non con l’avvio ad alto fusto. Ma tale operazione lo porta diritto all’essicazione e  alla morte. E’ necessario quindi rivedere e consentire di operare al fine di conservare il bosco e raccogliere il suo frutto.

Voglia di archeologia: un convegno sull'Italia preromana e tante presenze nei musei.



La dottoressa Paola Desantis, direttrice del museo etrusco a Marzabotto, ha annunciato  un  Convegno su ‘Il mondo Etrusco e Italico’, in programma per domani, giovedì  28 febbraio a partire dalle 10 e venerdì 1 marzo a partire dalle 9, organizzato dalla SEZIONE DELL'ETRURIA PADANA E ITALIA SETTENTRIONALE DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI ETRUSCHI E ITALICI  nell’ Aula Prodi del  Complesso di San Giovanni in Monte a Bologna e verterà sulla storia nell’Italia settentrionale  prima dell’impatto con Roma (IV-III sec. a.C.).
L’iniziativa, che vede la partecipazione di numerosi giovani ricercatori, tratta un tema di grande interesse scientifico da sempre dibattuto e ritenuto cruciale per la storia del territorio in età preromana.

Il convegno è aperto a tutti

Per i informazioni tel. 051-2097715 (dalle 8 alle 16 Chiara Mattioli) oppure
chiara.mattioli4@unibo.it


 

Inoltre, il Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, Filippo Maria Gambari  ha reso noto che sta aumentando l’interesse per l’archeologia, comprovando questa bella notizia con i dati delle presenze nei musei e nelle aree archeologiche dell’Emilia Romagna, registrati lo scorso anno.

Oltre 66mila persone (per l’esattezza 66.619), di cui quasi un quinto paganti, hanno visitato nel 2012 i quattro Musei Nazionali e le tre aree archeologiche gestite dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.
Un incremento che sfiora il +9% rispetto all’anno precedente (61.280) ma che registra un +19% se confrontato con la media del periodo 2001-2011 (55.951)
Ancora meglio è andata sul piano degli incassi, +22% rispetto al 2011, complice l’aumento del costo del biglietto dei musei di Ferrara e Parma.
Era dal 2002 che non si registrava un’affluenza di pubblico così alta, con un minimo storico di 45 mila presenze annue nel 2005 dovuto alla riforma scolastica che, eliminando l’insegnamento della Storia antica nelle scuole medie, ha provocato il crollo dei visitatori di musei e zone archeologiche.
Da allora però i Musei Archeologici Nazionali di Parma, Ferrara, Marzabotto e Sarsina e le aree archeologiche di Veleia, Classe e Russi hanno registrato un lento ma costante recupero di pubblico, fino all’ottimo risultato del 2012, con 5339 visitatori in più rispetto all’anno precedente che già aveva dato numeri da boom.
"Il risultato raggiunto,” ha commentato soddisfatto il Soprintendente, “ premia gli sforzi di tutto il nostro personale e dei tanti enti locali, volontari e collaboratori che ci hanno affiancato con vero entusiasmo e autentica passione, confermando ancora una volta la grande attrazione dell'archeologia emiliana anche in periodi di investimenti limitati. Nel ringraziare tutti, cercheremo di moltiplicare gli sforzi anche in questo 2013 che oltretutto festeggia il 22° centenario della strada consolare romana che dà il nome alla nostra regione, quella Via Emilia tracciata nel 187 a.C."




Porretta Terme: I cinghiali guastano l’escursione nella neve a una coppia di escursionisti fiorentini nei boschi della Madonna del Faggio.




Un branco di cinghiali ha spaventato e fatto perdere l’orientamento a una coppia di escursionisti impegnati in una camminata sulla neve vergine alta mezzo metro.
Solo un pronto dietro front e il ritorno al punto di partenza lontano dagli ungulati li ha riportati alla serenità
Il fatto è accaduto ieri pomeriggio, quando due coniugi escursionisti di Firenze si sono trovati di fronte, mentre percorrevano un sentiero che conduce al Santuario della Madonna del Faggio, una località situata nel Comune di Porretta Terme, un branco di cinghiali, per niente spaventati dalla loro presenza e all’apparenza intenzionati ad attaccare.
La vista degli animali ha spaventato la donna che, già affaticata per lo sforzo enorme di camminare su mezzo metro di neve, è caduta in uno stato di agitazione che le ha fatto perdere l’orientamento. Il marito, temendo di non farcela, ha telefonato al 112 chiedendo aiuto. Un mezzo fuoristrada dei Carabinieri ha raggiunto il luogo in pochi minuti.
Nel frattempo, la coppia era riuscita a riprendere la marcia e a raggiungere il punto di partenza, grazie alle indicazioni e ai suggerimenti che i militari gli avevano comunicato telefonicamente. Al termine della disavventura, nessuno dei due escursionisti ha richiesto l’intervento dei sanitari del 118.
I due conoscevano la zona perché l’avevano già attraversata a piedi l’estate scorsa in meno di due ore, ma ieri pomeriggio non è stato possibile ripetere la performance a causa delle condizioni meteorologiche avverse e dalla antipatica presenza del branco di cinghiali sbucato improvvisamente dalla boscaglia.

Foto e notizia dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Bologna.