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martedì 4 agosto 2026

La ‘Pompei etrusca’ di Marzabotto continua a elargire ‘ fantastici regali archeologici’

 𝐀 𝐊𝐚𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐞𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐳𝐳𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐢 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢


 

Il Comune di Marzabotto informa:

 

Si è conclusa, con risultati di eccezionale rilevanza scientifica, la XXXIX campagna di scavo archeologico condotta dall’Università di Bologna nella città etrusca di Kainua (Marzabotto).

Le indagini hanno portato alla luce un pozzo rituale dalle caratteristiche uniche, situato presso l’area sacra urbana dedicata alla dea Uni.


Il riempimento del pozzo, scavato con la preziosa collaborazione sul campo del G.R.A. (Gruppo Ravennate Archeologico), ha rivelato sul fondo due statuette femminili in bronzo e un rarissimo piatto bronzeo che conservano ancora l’originario colore lucente del metallo. Si tratta di offerte votive deposte durante un solenne rito di fondazione del pozzo, inquadrabile cronologicamente tra la fine del VI e i primi decenni del V sec. a.C., in concomitanza con la nascita stessa della città di Kainua. Riferibili invece a un atto rituale di chiusura del pozzo sono due scheletri umani di adulti che segnarono la fine dell’utilizzo della struttura.

La scoperta dimostra che il pozzo non aveva solo la funzione di approvvigionamento idrico, ma rivestiva una profonda e complessa valenza sacra e rituale legata alla fondazione stessa della città e al culto dell’acqua.

Questo traguardo corona una consolidata collaborazione tra Musei Nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna diretti da Luigi Gallo, il MNEMa – Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto diretto da Denise Tamborrino e l’Università di Bologna.

Il museo è già pronto ad accogliere in esposizione i nuovi reperti non appena gli approfondimenti scientifici lo consentiranno.

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mn-bo.museonazionaletrusco@cultura.gov.it

domenica 28 ottobre 2018

A Ozzano la città romana di Claterna riemerge dalla sua tomba secolare ed è viva più che mai. Ci fa molto piacere.


Mentre si delinea meglio la forma della Domus del fabbro e del teatro, nuove ricerche geomagnetiche disegnano un quadro quasi completo della città, individuando alcuni edifici del comparto pubblico mai visti prima. E dai lavori per la pista ciclabile spuntano un mosaico e potenti strutture proprio dove si credeva potessero trovarsi le antiche terme

La Soprintendenza Archeologia per la città metropolitana di Bologna informa: 

 Una delle possibili ipotesi ricostruttive per l’edificio teatrale di Claterna. I dati di quest’anno e quelli delle prossime campagne di scavo consentiranno di raggiungere un modello ricostruttivo sempre più attendibile (grafica 3D di Paolo Nanni)
Il foro, il teatro, le domus private, le officine artigianali e ora quasi certamente l’impianto termale. L’antica città romana di Claterna definisce ogni anno di più la sua forma urbis svelando i propri segreti e confermando le ipotesi ricostruttive proposte nel corso dei vari scavi.
Le ricerche e i sondaggi sistematici dell’ultimo decennio hanno permesso di disegnare un quadro pressoché completo della città romana che giace ‘sepolta’ a pochi centimetri di profondità lungo la Via Emilia, nel territorio di Ozzano dell’Emilia, tra Bologna e Imola.
Ogni campagna di scavo porta con sé nuove sfide e prove.
Quella appena conclusa ha operato su tre fronti: la domus del fabbro e il teatro, in prosecuzione al progetto 2017-2019, e la ricerca geomagnetica su tutta la pianta della città, una novità assoluta. Docenti e studenti dell’Università di Venezia Ca’ Foscari e dell’Università di Siena e ragazzi impegnati in esperienze di alternanza Scuola Lavoro hanno lavorato da giugno a settembre sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e con il coordinamento dell’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’.
 
Molte e interessanti le novità emerse dalle ricerche 2018.
Nella Domus del fabbro, sono proseguite le ricerche nella nuova area aperta verso nord, operando più in profondità per raggiungere le fasi imperiali di I – III secolo d.C. La scoperta più importante è stata quella di un secondo peristilio, un’area cortiliva porticata dotata di pozzo sulla quale affacciava una cucina. Sono stati anche scoperti un altro cortile e altri ambienti, questi ultimi intonacati.
La domus insomma sta prendendo sempre più forma, confermandosi come un grande e complesso organismo architettonico.
Abbiamo continuato anche quest’anno il progetto di ricostruzione delle strutture antiche, aggiungendo nuovi ambienti e riedificando uno dei pozzi ritrovati negli anni scorsi. La sperimentazione continua con materiali e tecniche differenti, sempre però ispirate al sapere costruttivo degli antichi romani.
 
Abbiamo proseguito le ricerche anche nel settore del Teatro, aprendo un’area molto vasta di fianco a quella dell’anno scorso. Le indagini sono ancora in corso ma va segnalato il ritrovamento di strutture di fondazione della cavea, in grandi blocchi di arenaria, che si stanno rivelando molto più profonde e ben conservate di quanto non fosse emerso l’anno scorso.
L’esplorazione della parte bassa della cavea ha restituito anche materiali lapidei lavorati, come un grosso frammento di cornice, mentre sono iniziate quest’anno le indagini nella zona dell’orchestra e degli ingressi laterali che si trovano a profondità elevate in quanto parte della struttura è stata parzialmente costruita sotto il livello di calpestio antico.
Queste scoperte stanno definendo la forma architettonica di un grande teatro, consentendoci in futuro di proporne una ricostruzione sempre più dettagliata.
 
Ricerche geomagnetiche ed edifici pubblici. La campagna di scavo 2018 ci ha consentito di avviare un progetto sognato da tempo: l’esplorazione estensiva della città attraverso le più moderne tecnologie geofisiche. Abbiamo trovato un ottimo interlocutore nell’Università di Siena, in particolare nel Prof. Stefano Campana, stimato e famoso ricercatore che vanta un’esperienza pluriennale nello specifico campo delle prospezioni su città e territori antichi e medievali.
I risultati non si sono fatti attendere: l’integrazione tra le nuove prospezioni geomagnetiche condotte dall’Università di Siena (ben 16 ettari sui 18 del totale urbano) e la mappatura delle tracce aerofotografiche portata avanti in lunghi anni di ricerche ha prodotto un quadro quasi completo dell’area urbana e di parte del suburbio. Questi nuovi dati ci permettono ora di individuare meglio, tra le tante altre particolarità, tutto il comparto pubblico (compresi alcuni edifici mai individuati prima) e la scansione interna del tessuto urbano. Un materiale di assoluto interesse che stiamo studiando nei particolari e che sarà oggetto di analisi nei prossimi mesi.
 
Ultima ma non meno importante novità di quest’anno è la scoperta legata alla realizzazione della pista ciclabile che collegherà San Lazzaro di Savena e Castel San Pietro Terme: le ricerche dirette dalla Soprintendenza hanno intercettato un grande mosaico e potenti strutture proprio nel luogo dove le prospezioni e le foto aeree inducevano a ritenere che esistesse un grande edificio pubblico, probabilmente termale.
Scavi e indagini future confermeranno o chiariranno la natura di questa costruzione.
 
Le indagini archeologiche a Claterna sono promosse dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dall’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’ con il finanziamento di CRIF SpA e il contributo Gruppo IMA SpA e RENNER Italia SpA. Il progetto di alternanza scuola-lavoro è coordinato dal Rotary Club Bologna. Le ricerche geomagnetiche sono state eseguite dall’Università degli Studi di Siena (Prof. Stefano Campana); le indagini sul campo sono eseguite dall’Università di Venezia Ca’ Foscari.
 
Informazioni scientifiche di
Renata Curina, archeologa della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (renata.curina@beniculturali.it )
Claudio Negrelli, responsabile scientifico dell’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’ (claudionegrelli@gmail.com  )
Maurizio Molinari, referente scientifico dell’Associazione Culturale “Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi” (molinariemme@libero.it )
 
Info e foto http://www.archeobologna.beniculturali.it/bo_ozzano_emilia/scavi_2017-2019/attivita_2018.htm
 
 
Claterna
Claterna è la città romana che giace ‘sepolta’ a pochi centimetri di profondità lungo la Via Emilia, nel territorio di Ozzano dell’Emilia, tra Bologna e Imola.
Claterna nasce nel II secolo a.C. con una duplice funzione: da un lato è un importante snodo viario all’incrocio fra via Emilia, torrente Quaderna e una via transappenninica, forse la Flaminia minor, dall’altra come centro di mercato e servizi.
Nel I secolo a.C. Claterna, come tante altre città italiche, diventa un municipium con competenza sul vasto territorio compreso fra i torrenti Idice e Sillaro. Dopo il periodo di massimo splendore collocabile nella prima età imperiale, la città sopravvive fino alla tarda antichità (V-VI secolo d.C.), seppure notevolmente ridimensionata, per poi venire totalmente abbandonata fino al completo oblio.
Fin dall’Ottocento, l’antica città romana di Claterna è stata un campo d’indagine privilegiato per l’archeologia emiliano-romagnola. L’unicità di Claterna è dovuta al fatto di non aver avuto una continuità storica analoga a quella degli altri centri sorti lungo la via Emilia (da Rimini a Piacenza) e questa assenza di stratificazione ha offerto la possibilità di indagare la città nella sua estensione e configurazione originale, senza le modifiche intervenute nel tempo. A partire dagli anni 80, la Soprintendenza ha intrapreso la progressiva acquisizione dell’ampia superficie su cui si estende l’antica città romana e dal 2005 si è dato vita a un grande progetto di studio e valorizzazione con enti locali e associazioni culturali.
L’obiettivo delle ricerche e dei sondaggi sistematici intrapresi nell’ultimo decennio è di chiarire alcuni aspetti topografici (i suoi limiti, l’articolazione interna, gli spazi pubblici e sacri quali foro, basilica, edifici templari e teatro) e cronologici (dalla fondazione e dall’eventuale origine preromana al declino) dell’antica città e di valorizzare alcuni spazi per consentire al pubblico di visitare le evidenze archeologiche più suggestive, come la Casa del fabbro e la Domus dei mosaici.
 


sabato 25 novembre 2017

Nuove testimonianze archeologiche dalla valle del Samoggia. Le illustra l’archeologa Sara Campagnari

La  Soprintendenza Archeologia informa:

Martedì prossimo, 28 novembre, alle 21, l'archeologa Sara Campagnari, in un incontro al Centro Sociale Giorgio Costa in via Azzo Gardino n. 48, illustrerà i ritrovamenti più significativi avvenuti nel cantiere della Nuova Bazzanese a Crespellano.
Anche se le indagini hanno abbracciato un’area più vasta, estesa dalla via Lunga al confine comunale occidentale, oltre il torrente Samoggia, l'archeologa tratterà in particolare gli scavi effettuati nella zona compresa tra le vie Cassola e Cassoletta, che include anche la terramara di Pragatto.

Dopo le prime verifiche, sono stati effettuati scavi estensivi che hanno interessato in particolar modo l’area insistente sulla via Cassola, oltre allo scavo integrale di un settore della terramara di Pragatto.
I nuovi rinvenimenti hanno consentito da un lato di confermare quanto già noto a partire dagli scavi ottocenteschi effettuati nel territorio da Arsenio Crespellani e dalle successive indagini della Soprintendenza, dall’altro di gettare nuova luce sulla ricostruzione del sistema insediativo dell’età del Ferro, grazie allo scavo di due aree di abitato e al rinvenimento di porzioni di necropoli di fase villanoviana ed etrusca.

Per l’età romana è stato confermato il pieno inserimento di questa fascia di pianura, ampiamente popolata, nella poderosa rete infrastrutturale costituita dalla maglia della centuriazione, un dato già indiziato in passato dalla presenza di resti di fattorie e villae rustiche, con i relativi sepolcreti, cave per l’estrazione di argilla e impianti produttivi per la fabbricazione di ceramiche e laterizi. Questo popolamento, teso soprattutto allo sfruttamento agricolo del territorio, era favorito da una funzionale rete viaria imperniata sulla via Aemilia a nord, tramite le vie di percorrenza coincidenti con gli assi centuriali, e sulla via pedemontana a sud, ricalcata in parte dal percorso della vecchia Bazzanese, a sua volta collegata all’entroterra montano dalle aste fluviali che sfociavano in pianura.

I dati archeologici, che Campagnari presenterà in via preliminare, riguardano un amplissimo excursus cronologico che va dall’Eneolitico all’Età moderna. Le nuove acquisizioni sono state possibili grazie alle indagini preliminari effettuate sull’intero tracciato di progetto nell’ambito della procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico, prevista dal codice degli Appalti.



lunedì 17 febbraio 2014

Nuove testimonianze etrusche da Bologna: la tomba con stele del sepolcreto di via Saffi.



La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna informa:
    Domani, martedì 18 febbraio, alle 21, BOLOGNA, al Centro Sociale G. Costa di via Azzo Gardino a Bologna,  l’archeologa Paola Desantis, terrà una conferenza per illustrare i risultati degli scavi effettuati a Bologna alla ricerca di testimonianze etrusche.
Nell'autunno 2007, gli scavi effettuati nell'ex Cinema Marconi, in via Saffi a Bologna, hanno portato alla luce una necropoli etrusca databile tra il VI e il V secolo a.C.
Il sepolcreto, costituito da 11 tombe con ricchi corredi in ceramica attica, ha restituito in particolare una straordinaria stele in arenaria scolpita a bassorilievo, con rappresentazione del viaggio del defunto nell'aldilà su un carro trainato da una pariglia di cavalli.
L'archeologa Paola Desantis, responsabile dello scavo, illustra per la prima volta a Bologna questa eccezionale sepoltura e le ultime novità sulla lettura dell'apparato decorativo della stele emerse dai lavori di restauro tutt'ora in corso.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

La conferenza fa parte del ciclo Comunicare l’archeologia, promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese.


approfondimento su:
 


venerdì 12 agosto 2011

A Ferragosto, tutti aperti i musei e le zone archeologiche gestite dalla Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.


Con lo slogan ‘Ferragosto, chiusura mia non ti conosco!’ la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna informa che il 15 agosto saranno visitabili i musei archeologici nazionali di Parma, Marzabotto (BO) e Sarsina (FC) e gli scavi archeologici di Veleia (PC) e Ravenna Classe.

Il Museo Nazionale Etrusco e l'area archeologica di Marzabotto saranno aperti dalle 9 alle 18.30.

Maggiori informazioni sul sito della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna www.archeobologna.beniculturali.it o direttamente ai musei.

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, Via XX settembre 122, tel. 0532.66299

Museo Archeologico Nazionale di Parma, Palazzo della Pilotta, tel. 0521.233718

Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (BO), Via Porrettana sud 13, tel. 051.932353

Museo Archeologico di Sarsina (FC), Via Cesio Sabino 39, tel. 0547.94641

Zona archeologica di Veleia (PC), località Rustigazzo di Lugagnano Val dArda, tel. 0523.807113

Villa Romana di Russi (RA), Via Fiumazzo, tel. 0544.581357

Area archeologica di Ravenna Classe, Via Marabina 8, tel. 0544.67705