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| Federica Badiali |
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| Battuta di cervo |
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| Costolette disossate di capriolo |
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| Hamburgher di cinghia |
di Federica Badiali
L’utilizzo
della selvaggina come fonte di approvvigionamento di proteine risale già a 2,5
milioni di anni fa quando l’Homo habilis cacciava
le sue prede con mezzi rudimentali. Oggi, attraverso la tecnologia e le maggiori
conoscenze in campo igienico sanitario, che assicurano una corretta
manipolazione delle carcasse (rapida eviscerazione, stoccaggio a temperature
controllate, lavorazione e manipolazione in ambienti igienicamente idonei) possiamo
avere a disposizione carni di selvaggina cacciata ottime dal punto di vista
nutritivo e quindi anche gastronomico.
Che
si tratti di ungulati oppure di piccola selvaggina queste carni, rispetto a
quelle provenienti da animali di allevamento, vantano in primo luogo una minore
quantità totale di grassi, sia intramuscolare che sottocutaneo, caratteristica
che deriva direttamente dal fatto che non sono allevate e quindi non sono
espressamente ingrassate ma “pascolano” liberamente e si nutrono delle risorse
naturali del bosco e in secondo luogo i grassi di cui sono composti sono di
ottima qualità, essendo proporzionalmente più ricchi in acidi grassi
polinsaturi. Studi recentemente effettuati su carni di cinghiale abbattuti tra
il 2009 e il 2010 nella Provincia di Bologna hanno confermato queste
caratteristiche peculiari delle carni di selvaggina ed in particolare è stato evidenziato
un ottimo rapporto PUFA/SFA (acidi grassi polinsaturi / acidi grassi saturi >0,4
per il cinghiale selvatico) e un migliore rapporto omega-6/omega-3 (rispetto a
quello del suino commerciale e del cinghiale allevato) (Barbani et al. 2011).
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| Tataki di cervo |
Le
carni di selvaggina inoltre avendo una minore quantità di acqua e di grassi
hanno in proporzione più proteine, ed in particolare di aminoacidi essenziali
(cioè quegli aminoacidi che l’organismo umano non può sintetizzare e deve
assumere con la dieta), caratteristica che contribuisce ad elevarne il valore
nutrizionale.
Per
tutte queste caratteristiche e per la qualità igienico-sanitaria, che viene
garantita da attenti controlli veterinari e ancor prima dalla professionalità
degli stessi cacciatori, la carne di selvaggina è una carne che si può
consigliare anche nell’alimentazione dei bambini.
Tuttavia
a monte di qualsiasi considerazione nutrizionale è fondamentale la
valorizzazione di questa risorsa a livello di territorio, così come sta facendo
la nostra Provincia di Bologna, perché è solo attraverso un sistema integrato
di competenze e quindi in un ottica di filiera, costituita dai cacciatori
professionisti, dai veterinari e infine dai trasformatori che si riesce a
salvaguardare veramente questa risorsa del territorio senza dover ricorrere,
come è accaduto spesso in passato, a carni di provenienza estera, magari
congelate e dalle dubbie qualità igieniche.
Attualmente
sul territorio della Provincia di Bologna sono già presenti realtà aziendali
che lavorano in quest’ottica di filiera, come è il caso della Macelleria
Zivieri che acquista carni di ungulati cacciati sul territorio (cinghiale,
capriolo, cervo) e li propone alla clientela più attenta e alla migliore
ristorazione. La valorizzazione gastronomica con preparazioni anche semplici
come arrosti, hamburger, salsicce, tagli tipo roast-beef o persino la tartare
cruda possono rappresentare la lettura in chiave moderna della più antica
tradizione culinaria che l’uomo conosca.
Federica Badiali
PhD in
Biotecnologia degli Alimenti
Consulente per la Qualità nell'Agroalimentare
Biologa
Nutrizionista
E’ stata compagna di vita
di Massimo Zivieri