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venerdì 20 settembre 2019

Renzi non spariglia le carte della sinistra a Sasso Marconi


Renzi non sfonda a Sasso Marconi anche se la componente maggioritaria del partito è notoriamente renziana. Solo l'ex sindaco, Stefano Mazzetti, fra l'altro non più impegnato amministrativamente a Sasso Marconi, ha aderito con slancio alla proposta del 'toscano'. “Il gruppo consigliare rimane fedele al Pd sotto le cui insegne è stato eletto,” riferisce il segretario dell'unione comunale, Carlo Sinigaglia. “ Solo un componente del direttivo del partito è in bilico. Non ha ancora deciso. Non ha comunque incarichi amministrativi o politici per cui non creerà, qualora decida per Italia Viva, difficoltà organizzative.

Quindi nulla di nuovo sotto la 'stella PD sassese' che continua la sua azione politica e amministrativa senza intoppi di simbolo, anche se si dice che all'interno della compagine il confronto fra le due componenti che si sono contese la candidatura a sindaco alle elezioni della primavera scorsa è ancora piuttosto vivace e non ancora risolto.

sabato 16 febbraio 2019

Renzi a Sasso Marconi. Ha presentato il suo libro e ha risvegliato l'orgoglio PD

E' arrivato in orario e, con tutta la carica istrionica di cui ha dato sempre prova, ha iniziato presentando il suo libro : “ Non è un racconto del passato, “ ha detto. “ma l'impressione sulla situazione che stiamo vivendo". E la sua impressione l'ha subito esternata: “Abbiamo alla guida del paese cialtroni e incompetenti” ha sentenziato. “Dopo 14 trimestri di crescita , siamo piombati in recessione. Se non sono incompetenti, portano sfiga”.

 Quindi ha assicurato: “Noi domani torneremo,” riferendosi alla guida del paese. “Purtroppo arriveremo quando gli altri hanno già fatto i danni. Non se ne parla ma l'asta di gennaio 2019 ci è costata un miliardo e 300 milioni in più rispetto a quella del gennaio 2018. E' una classe dirigente che ti prende in giro ”. 

Poi una sferzata: “Tornerà di moda la politica . Noi ci chiamiamo 'domani' perchè siamo positivi”. E ha sfornato la sua ricetta. “Il mondo è di chi non ha paura di sudare. Non possiamo contare sul reddito di cittadinanza . Crea dipendenza. Mettiti in gioco, prova, puoi anche fallire. Ma se provi riuscirai”. Quindi il dito accusatore anche verso chi lo ha osteggiato all'interno del suo partito, definendolo 'fuoco amico'. “Per 4 anni hanno fatto la guerra a me, al Matteo sbagliato e oggi si ritrovano Salvini. Sono stati sul carro fino a quando noi lo abbiamo spinto, poi lo hanno abbandonato. Abbiamo fatto cose eccezionali, avevamo il PD al 41 %”. 

Ha inoltre annunciato, dopo il 22 febbraio, una serie di azioni legali per risarcimenti nei confronti dei tanti che hanno agito solo per creargli danno. Ha concluso chiudendo il cerchio e ritornando da dove era partito: “ La politica è una grande cosa. Non lasciamo la politica ai cialtroni e agli incompetenti”. Si è guadagnato diversi applausi entusiastici e anche parecchi 'Matteo sei l'unico'. 

 

mercoledì 13 febbraio 2019

Matteo Renzi a Sasso Marconi


Sabato prossimo, 16 febbraio, l'ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sarà a Sasso Marconi per presentare il suo nuovo libro,  'Un'Altra Strada. Idee per l'Italia di domani'. 

L'incontro si terrà alle 9.30, nel teatro comunale del capoluogo

La presentazione cade in un memento particolarmente delicato: alla vigilia delle amministrative di maggio e delle europee e a ridosso delle primarie di centro sinistra a Sasso Marconi. Per cui si prevede che saranno toccati anche temi politico-elettorali. La mattinata sarà quindi molto vivace e interessante.





domenica 18 marzo 2018

Il Pd archivia il "renzismo": tra i dem parlare di governo non è più un tabù

Riportiamo l'articolo di Bologna Today poiché emblematico di come in politica tutto sia quantomai precario, ricordando che il 'buon Petrarca' soleva affermare che 'le rivoluzioni servono perchè chi andava a cavallo vada a piedi e chi a piedi vada a cavallo'. Questo per sottolineare che, per il popolo, poco cambiava: c'era sempre uno a cavallo da ' servire'. In questo frangente, non siamo di fronte a una rivoluzione, ma un terremoto politico piuttosto forte le cui conseguenze si vedranno in futuro.

Il sottotitolo dell'articolo

Pezzi importanti del partito stanno iniziando a smarcarsi dalla linea dettata dall’ex segretario. Obiettivo comune: assicurare la disponibilità del Pd ad un eventuale esecutivo di scopo voluto dal Colle

L'articolo

Il Pd mette da parte il “renzismo”. Inizia a concretizzarsi lo scenario che Matteo Renzi temeva dopo l’esito del voto: pezzi importanti del partito infatti stanno iniziando a smarcarsi dalla linea dettata dall’ex segretario prima di annunciare le sue dimissioni. Per ora i dirigenti continuano a ripetere che il Pd starà all’opposizione, ma qualche segnale in senso contrario inizia ad arrivare. Il primo è stato lanciato da Dario Franceschini che sul Corriere della Sera ha invitato le altre forze politiche a partecipare tutte insieme ad una legislatura costituente. Tutti dentro in un governassimo insomma, con l’obiettivo di cambiare le regole del gioco dopo decenni di tentativi infruttuosi. E ieri l’iniziativa di Gianni Cuperlo, che ha chiamato a raccolta vari parlamentari dem, ha rappresentato un altro segnale in tal senso.

Pd al governo? Perché no

Non vedo le condizioni per un accordo con chi dice di aver vinto – ha detto Cuperlo – ma i sei milioni che ci hanno votato lo hanno fatto perché governassimo…”. E per essere ancora più chiaro: “Se dopo tentativi a vuoto l’appello fosse a un governo condiviso, io dico che non dovremmo scegliere l’Aventino”.
Perché è chiaro a tutti che il capo dello Stato arriverà probabilmente ad un tentativo del genere, se chi ha vinto politicamente le elezioni – cioè M5s da un lato e centrodestra e in particolare la Lega dall’altro – non sarà in grado di mettere insieme una maggioranza in Parlamento.

Pd, nasce un nuovo correntone?

Insomma parlare di un Pd di nuovo al governo non è più un tabù. Del resto, come sottolinea Askanews, bastava leggere l’elenco dei partecipanti per capire che aria tirava: Andrea Orlando, il neo-iscritto Pd Carlo Calenda, il neo-reggente Maurizio Martina che si è presentato nella sua nuova veste esaltando le virtù della “gestione collegiale” del partito, cioè il contrario di quello che faceva Renzi. L’embrione di un ‘correntone’ che rimescola gli assetti usciti dal congresso dello scorso aprile, mettendo insieme pezzi di minoranza, di maggioranza e new-entry come il ministro che da mesi polemizza con Renzi.


Obiettivo comune: assicurare la disponibilità del Pd ad un eventuale tentativo di Sergio Mattarella di mettere su un ‘governo di scopo’ o ‘del presidente’ per uscire dalle sabbie mobili.



mercoledì 12 luglio 2017

La rivincita di Renzi ?


In questi mesi ho lavorato molto per scrivere un libro.
Uscirà tra mercoledì e giovedì in tutta Italia, si chiama "Avanti".
Spero ne sia valsa la pena, me lo direte voi se e quando lo leggerete.
L'email la conoscete:
matteo@matteorenzi.it

Le prime anticipazioni già dimostrano che farà discutere. Perché ci sono diverse idee per il futuro del nostro Paese: raddoppiare i fondi per le periferie, ad esempio. O l'assegno universale per i figli perché la questione demografica sia affrontata anche sotto il profilo fiscale. O cambiare completamente l'approccio sul fisco (
qui Il Foglio anticipa un capitolo interessante di Avanti). Per non parlare dell'immigrazione o della proposta di ritornare a Maastricht su cui ieri ha aperto il Sole 24 Ore e di cui trovate eco nel numero 9 di Democratica che potete scaricare da qui

Mi piace che si discuta delle idee. Anche perché altrimenti le polemiche sono tutte banali e stropicciate sulle coalizioni, sulle candidature, sul futuro degli addetti ai lavori.
Queste cose lasciamole fare ad altri.
Noi preoccupiamoci dell'Italia, noi occupiamoci dell'Italia.
E se dunque abbiamo da offrire risultati e proporre idee, bene: facciamolo.
Ascoltando gli altri, partendo dal presupposto che il loro contributo ci renda migliori. Ma senza rinunciare a una proposta: perché stare insieme nasce dal condividere idee, non dall'essere contro qualcuno. E questo è stato il più grande limite che talvolta ha caratterizzato la sinistra del passato: essere contro qualcuno, più che per qualcosa.
Ma il libro "Avanti" è qualcosa di profondamente diverso.
Le idee ci sono.
Gli aneddoti pure. Il patto del Nazareno e Berlusconi, lo Stai Sereno e Letta, le Banche e i veri scandali del mondo del credito. Gli appassionati di gossip politico andranno a nozze. Me li immagino a misurare gli aggettivi.

Ma il punto vero è umano, personale. Vorrei parlare di questo con voi che siete da anni i compagni di viaggio di questa avventura straordinaria. Che mi sopportate ogni settimana. E che mi riempite di suggestioni e proposte.
Scrivere serve, sempre. Fissa su carta ciò che il cuore non riesce fino in fondo a scandagliare.
Personalmente ho vissuto un periodo delicato e bellissimo. La cosa che ancora oggi fatico a comprendere non è la sconfitta al referendum o la pubblicazione di intercettazioni personali, non è la scissione o la polemica post-primarie quando uno sperava di poter finalmente parlare di politica anziché di polemica. La cosa che proprio fatico a digerire è la possibilità che pezzi delle istituzioni abbiano fabbricato prove false contro l'allora Presidente del Consiglio. Perché questa vicenda - su cui continuiamo a chiedere verità e giustizia - continua a sembrarmi enorme per la credibilità delle istituzioni.

Scrivere, in un periodo come questo, mi ha permesso allora di mettere in fila le cose.
Mi ha permesso di rispondere a commenti un po' superficiali di chi magari non ha seguito il tuo ragionamento ma ti giudica senza appello, come è accaduto per la frase sui migranti quando io ho detto - e ribadisco - che dobbiamo davvero aiutarli a casa loro. Davvero. Con la cooperazione internazionale, in primis. Con gli aiuti allo sviluppo. Con la prima legge in Europa sui minori migranti. Con l'investimento in cultura importante quanto l'investimento in sicurezza.
E voglio vedere se c'è una persona di buon senso che possa contestare questo davvero. Lo dice anche Salvini? Vero. Ma la Lega i soldi per la cooperazione internazionale li ha tagliati. Il PD in Africa ha mandato il Presidente del Consiglio, non i diamanti in Tanzania, come ha fatto qualche camicia verde. E se qualcuno avesse ancora dubbi può guardare
questa intervista di ieri al Tg2.

Quando qualcuno indica la luna, guardare il dito non aiuta. Da tempo ogni mia/nostra parola viene vivisezionata in profondità cercando le contraddizioni, i limiti, gli errori.
Tutto naturale, fa parte delle regole del gioco. Però ti viene voglia di reagire. Non urlando, ma sussurrando quello che realmente sei.
Nel libro - questo è ciò che volevo condividere - c'è anche e soprattutto la piccola storia di una persona, la grande storia di un popolo, che semplicemente crede nella politica.
È un libro umano, tutto qui. C'è un'anima rinchiusa, non solo un'idea o un retroscena.
Ecco allora che nel libro troverete i miei dubbi, le mie incertezze, le mie cicatrici.
Non solo le mie idee, le mie battute, le mie rivendicazioni.
Troverete il momento in cui faccio fatica, umana fatica, a fare gli scatoloni. E troverete i commenti della mia famiglia. Troverete i miei errori, perché solo chi non fa nulla non sbaglia mai. Ma troverete anche l'incredibile serie di risultati ottenuti, un'altra storia rispetto a quella raccontata quotidianamente dal pensiero unico dei commentatori e degli oppositori.
E mentre il mondo fuori passa il tempo a provare a farmi cambiare carattere, noi proviamo a cambiare l'Italia. Che, con tutto il rispetto per il mio carattere, è decisamente più importante.

Troverete anche laggiù, in lontananza ma più vicino di quello che pensiamo, il futuro che vogliamo costruire, non solo aspettare. Dipende da noi, da ciascuno di noi. E più persone saremo in grado di coinvolgere, più sarà bello andare avanti, insieme.

L'ho scritto io, questo libro. Può sembrare un'aggravante, forse lo è. Ecco perché ci ho messo così tanto. Lo ribadisco per sottolineare che non è un'operazione commerciale per far discutere la gente nella stagione delle prossime Feste dell'Unità. È un modo per mettersi a nudo davanti alla propria gente. Tutto sommato se io sono ancora in cammino è perché ho incontrato gente più tenace e più ostinata di me che mi ha dato una scossa e mi ha detto, con il voto democratico di qualche milione di italiani, "Torna al tuo posto e lavora".

Non si è mai soli in politica. Mai. C'è un popolo che cammina con te anche quando gli addetti ai lavori non se ne accorgono. Questo libro - dedicato esplicitamente a chi mi ha permesso di non mollare - è un libro che mi piacerebbe fosse recensito, criticato, discusso insieme a voi.
C'è la ricostruzione di una parte del passato, c'è la visione di una parte del futuro.
Ma ci sono io e ci siete voi. Ci siamo noi, insomma. Ecco perché vi dico, prima di tutto, grazie.

Un sorriso,
Matteo

mercoledì 14 giugno 2017

Il sorriso di Matteo.



1. La presenza dopo i riflettori delle TV
Questa mattina sono stato di nuovo nella zona del cratere. Ho aspettato che finisse la campagna elettorale per evitare di sentirmi dire “Lo fa per cercare i voti” e stamani, con Nicola Zingaretti, ho visitato Amatrice e Accumoli assieme ai sindaci Pirozzi e Petrucci. Direte: e che c'entra il terremoto in questa fase politica? Nulla. O meglio: tutto. Perché le scosse del 24 agosto e del 30 ottobre sono un ricordo per una larga parte degli italiani. Ma sono una ferita che non si rimargina per gli abitanti del cratere. Allora promisi che ci sarei stato anche quando i riflettori delle TV, fatalmente, si sarebbero spenti. Ho cambiato ruolo, ma non ho cambiato idea. Oggi per l'ennesima volta siamo tornati in quelle zone, abbiamo controllato il lavoro dei cantieri, ascoltato i cittadini. Non lasceremo mai, mai, mai soli i nostri connazionali colpiti dal terremoto.
Qui il link della visita.
2. Amministrative: che strano, non ha perso nessuno
Dopo le elezioni amministrative è sempre il festival delle dichiarazioni. Hanno vinto sempre tutti, non perde mai nessuno. Tipico in Italia, non perde mai – davvero – nessuno. È un giochino che appassiona gli addetti ai lavori ma che non attacca con le persone normali. Che sanno benissimo una verità: si vota per i sindaci. E si spera che i sindaci facciano funzionare le cose.
Poi certamente c'è un elemento politico: il PD è il partito che ha eletto più sindaci al primo turno. Ed è il partito che manda più candidati al ballottaggio. Il Movimento Cinque Stelle ottiene il risultato peggiore mentre il centrodestra tiene. Grillo ha fatto un post per attaccare il PD, dicendo che noi siamo spariti. Salvini ha attaccato il PD, dicendo che noi abbiamo perso.
Qui ci sono i numeri per gli interessati. Non fateli vedere a Grillo e Salvini, altrimenti ci rimangono male.
Un abbraccio agli eletti, un invito ai candidati che affronteranno il ballottaggio: non parlate della destra, dei Cinque Stelle, degli altri, delle coalizioni. Parlate di problemi concreti e la vostra gente vi premierà. Lasciate le discussioni sulla politica politicante e lanciatevi in mezzo alle questioni della vostra comunità: solo così farete la differenza. E sappiate che un sindaco deve prendersi degli impegni, non scappare dalle proprie responsabilità. Ieri ho scritto due messaggi diversi,
per Imola e per Bari, dopo che si sono svolti eventi di grande livello. Perché compito di un amministratore non è rinunciare agli eventi, ma gestirli bene.
In bocca al lupo, a tutti e a ciascuno.
2.bis Un grazie particolare
Vorrei dire grazie a Giusi Nicolini. In questi anni lei è stata un punto di riferimento per molti in Italia e in Europa, impegnata in una difficile sfida culturale: far capire che i valori non si barattano con la paura. Ieri Giusi ha perso a Lampedusa, succede. In politica si può vincere, si può perdere. Ma la qualità dei rapporti umani - se autentici - non viene mai meno. Grazie Giusi per la tua testimonianza di questi anni. Lavoreremo ancora nel PD, avanti, insieme.
3. Legge elettorale: la palude post-Referendum del 4 dicembre
Sulla legge elettorale, avete probabilmente seguito l'evoluzione degli eventi. Credo che provare a scrivere le regole insieme fosse giusto e doveroso. È andata male, peccato. Per chi se la fosse persa, qui c'è
una intervista a Aldo Cazzullo del Corriere della Sera su cui mi piacerebbe la vostra opinione. È lunga, lo so. Ma ci tengo. Se vi va scrivetemi le vostre opinioni sull'intervista a matteo@matteorenzi.it. E se siete rimasti vivi dalla lunga intervista, qui c'è il link all'ancora più lunga rassegna stampa “Ore Nove” che ho fatto venerdì scorso. La potete seguire anche sul web o scaricando la app del PD, Bob. O sulla mia.
Tra le cose accadute in questa settimana.
  • Scusate se insisto con l'Ambiente, ma il tema è cruciale per noi e per i nostri figli. Qui trovate alcune immagini delle manifestazioni di martedì scorso organizzata dal PD (In difesa del nostro futuro). Ma soprattutto è stato importante il G7 che il ministro Galletti ha presieduto a Bologna. Qui trovate la “Terrazza PD” con Realacci di martedì scorso.
  • Il Governo ha dato il via libera al Reddito di Inclusione, strumento che aiuta chi si trova in difficoltà dando dei soldi ma anche e soprattutto l'opportunità di ripartire. Non è il reddito di cittadinanza, che crea un Paese fondato sui sussidi e l'assistenzialismo, anziché sul lavoro. Qui trovate un video del Gruppo PD della Camera.
  • Il Ministro Madia ha discusso alcuni aspetti della riforma della Pubblica Amministrazione con due personalità di grande livello chiamate dal Governo dei MilleGiorni a darci una mano: Raffaele Cantone nella lotta alla corruzione, Diego Piacentini nella battaglia per l'innovazione. Qui trovate il video dalla #TerrazzaPD
  • Mentre il Ministro Fedeli, giustamente, annuncia il rilancio del progetto Scuole Aperte d'estate (ricordate? Ne parlammo a lungo lo scorso anno a proposito soprattutto di alcune realtà di Napoli), il Dipartimento Pari Opportunità guidato dal sottosegretario Boschi ha pubblicato un bando di 3 milioni per 12 mesi, destinati a progetti per l'integrazione dei cittadini diversamente abili nel mondo dell'impresa, delle startup e per lo sviluppo delle loro capacità artistiche, culturali e sportive (qui il link). Lo ripeto sempre e vi sembrerò monotono: una comunità è solida solo se è solidale.
  • Intanto il Presidente Gentiloni e il Ministro Delrio hanno inaugurato – insieme al Presidente Enzo De Luca – la meravigliosa stazione di Afragola (Napoli). Qui il racconto di Delrio.
  • Qui trovate il mio intervento di martedì scorso all'Assemblea dei Soci di Sistema Moda Italia, a Milano.


Pensierino della sera.
Conosco PIF da qualche anno, prima che diventasse così famoso. È stato uno dei primi ospiti della Leopolda. Ci ha sempre stimolato a fare meglio. Adesso che è uno dei personaggi più in vista dello star system non è cambiato. E sulla questione dei disabili in Sicilia ha provato a fare una battaglia insieme ad altre personalità del mondo dello spettacolo, battaglia quasi frustrante da leggere qui. Ci siamo scritti in privato e PIF mi ha illustrato alcuni casi specifici, pazzeschi.
La Regione Siciliana deve risolvere una volta per tutte questo problema.
Nel mio piccolo farò di tutto perché il PD si schieri con forza dalla parte delle donne e degli uomini che pretendono semplicemente che sia riconosciuta la dignità. Smascherare i falsi invalidi senza pietà, garantire risorse a chi ne ha diritto.
Su questa cosa non c'è più tempo da perdere. Spiace dirlo, ma su questo ha ragione PIF. La politica adesso ha il dovere di battere un colpo, il PD c'è. Anche perché se il PD non è qui, perde se stesso.
Appuntamenti.
  • Domani alle 11 Filo Diretto a Repubblica.it, condotto da Massimo Giannini.
  • Mercoledì sera sarò ospite di Lilli Gruber, a Otto e Mezzo.
  • Venerdì mattina condurrò io la rassegna stampa “Ore Nove” sui social del PD

Un sorriso,
Matteo

martedì 30 maggio 2017

Matteo Renzi non molla.


Matteo Renzi scrive:
 
In queste ore mi stanno arrivando molte email e messaggi di chi può finalmente scegliere l'APE, cioè l'anticipo pensionistico, e andare in pensione un po' prima dei limiti previsti dalla Fornero. Ci abbiamo lavorato a lungo, come sapete. E finalmente ci siamo. È una scelta volontaria e solo per alcune categorie. Ma ci siamo.
Come ci siamo sul bonus mamme (
qui il video).
Come ci siamo sul bonus asili nido (
qui il video).
Come ci siamo sul bonus per i 18enni. La scorsa settimana vi ho raccontato del servizio di Striscia la Notizia su un uso disonesto del bonus. Oggi invece vi invito a guardare
l'altro lato, che magari non fa scalpore, ma è il motivo per cui il bonus è nato. Già 340.000 neo maggiorenni hanno utilizzato il bonus e il 70% delle risorse è stato utilizzato per acquistare libri.
Come ci siamo sulle iniziative per le periferie e per gli investimenti: oggi il premier Gentiloni ha firmato il DPCM da 47 miliardi di
“tesoretto” contenuto nella Legge di Bilancio approvata alla fine dei mille giorni. Concretamente, passo dopo passo, i risultati arrivano. Non mi stancherò mai di far notare come la differenza tra un populista e un politico è che il populista enuncia un problema, un politico lo risolve.
2. Incanto.
Si è svolto il G7 a Taormina. Al netto della difficile discussione sul merito, lasciatemi dire che le immagini di incanto e bellezza che arrivavano dal teatro Greco sono state magnifiche e apprezzate in tutto il mondo. Grazie dunque a chi ha reso possibile questo evento, lavorandoci in modo incessante e proficuo, e grazie agli
abitanti della Sicilia.
3. E poi finalmente BOB.
Domani il PD riunisce la Segreteria e la Direzione. Da domani trovate sull'Apple Store per iOS e Play Store per Android la app del PD, prima tappa del più complesso progetto BOB. Da mercoledì mattina tutte le mattine alle 9 su Facebook e sulla App potrete seguire un quarto d'ora di punto della giornata con un dirigente del PD (il primo, mercoledì 31, sarò io: finalmente conduttore TV!). Dal 5 giugno invece alle 18.30 e tutti i giorni dal Nazareno potrete seguire gli approfondimenti in Terrazza sui principali argomenti dell'attualità. Primo tema: la sicurezza, partecipa Marco Minniti.
Ma il progetto BOB ha bisogno dell'aiuto di tutti a cominciare dall'individuazione di un responsabile digitale per ognuno dei seimila circoli del PD: con il responsabile dell'organizzazione, Andrea Rossi, nei prossimi giorni coinvolgeremo i singoli animatori territoriali. Coniugare la più forte rete di iscritti con una innovativa presenza digitale è la scommessa del nuovo PD. Vuoi darci una mano? Scrivici:
bob@partitodemocratico.it
4. Lavoro, non assistenzialismo.
Vorrei che ciascuno di voi potesse impiegare cinquanta secondi - non uno di più - per ascoltare
queste parole di Papa Francesco. L'obiettivo non è creare un assegno o un sussidio per tutti, sulla base del cosiddetto reddito di cittadinanza, ma dare lavoro a tutti. E farlo si può investendo nella crescita e aiutando quegli imprenditori che non siano sfruttatori. Ma non si può aver paura della tecnologia e del futuro, mai. Vi prego: se avete meno di un minuto ascoltate le parole chiarissime di Papa Francesco. Parole che non vogliamo strumentalizzare ma che vogliamo ascoltare.
5. Decisione.
La legge elettorale della Germania non è la mia preferita, anzi. Tuttavia in queste ore molti partiti tra quelli che hanno sostenuto il no al referendum del 4 dicembre la stanno indicando come proposta al Paese (Forza Italia, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Sinistra Italiana, per esempio: uniti dalla stessa proposta). Il PD non ha i numeri da solo. Ma se dobbiamo andare sul modello tedesco che sia tedesco anche nella soglia di sbarramento al 5% (così da limitare il numero dei partitini in Parlamento). E che ci siano i nomi sulla scheda: voglio sapere almeno il nome e il cognome di chi voto.
Mi piacerebbe molto che chi di voi ha il tempo leggesse l'intervista che ho fatto ieri a Barbara Jerkov del Messaggero: la trovate
qui, graditi i vostri commenti.
Pensierino della sera. Tante le emozioni che ci ha regalato la domenica sportiva appena trascorsa. Dalla doppietta Ferrari a Montecarlo fino al centesimo Giro d'Italia conclusosi al fotofinish. Ma sicuramente per molti di noi l'emozione dell'addio alla Roma di Totti ha lasciato il segno. Condivido anche qui la riflessione che ho postato stamattina su facebook:
E comunque i video di Francesco Totti, del suo saluto, del passaggio della fascia di capitano emozionano anche uno come me che non è e non sarà mai romanista.
Immagino adesso i soliti commenti: "ah, con tutti i problemi che ha l'Italia, questo parla di Totti".
Critichi pure chi vuole criticare ma la magia dello sport è la condivisione delle emozioni, non solo i risultati. E nel calcio le bandiere sono sempre meno ma segnano la storia: ricordo ancora le mie lacrime di bambino per Giancarlo Antognoni. Totti è stato una grande bandiera e le emozioni di ieri all'Olimpico sono straordinarie. Sono emozioni giallorosse, è ovvio. Ma non si offendano i romanisti: sono emozioni che hanno anche i colori di un'intera generazione, la nostra.
Il calcio è bello anche per questo.
Onore a Francesco Totti, viva le bandiere del calcio.

mercoledì 3 maggio 2017

I ringraziamenti di Matteo Renzi.

Da Matteo

La parola grazie ha sei solo lettere, ma un'infinità di significati.
È anche una delle parole più belle: detta sinceramente ti fa sentire in debito con gli altri. Se detta col cuore ti costringe all'umiltà e alla responsabilità.
Vorrei inviarvi un grazie non scontato, un grazie fatto di umiltà e responsabilità come ho detto dalla terrazza del Nazareno domenica scorsa dopo la vittoria delle primarie 2017.
 

Mi piacerebbe che fosse un grazie personalizzato a chi ha montato un gazebo, saltato il ponte per organizzare le primarie, rinviato una partenza per dare la propria preferenza, accompagnato l'anziana mamma al seggio. E a quei sedicenni che hanno votato per la prima volta (con mio figlio che mi ha detto: "Ma non si potevano fare le primarie quindici giorni dopo che votavo anch'io?"). Grazie: avete smentito tutte le previsioni catastrofiche e avete smontato tutte le polemiche.

La politica è passione, relazione umana, sangue. Non bastano gli editoriali e gli algoritmi: ci vogliono le persone, con le loro storie, con la loro forza.
Il vero modo di bloccare il populismo è coinvolgere il popolo.
Il bagno di partecipazione delle primarie è la vera risposta ai signori dei salotti che immaginano di poter determinare la storia tenendo a debita distanza il consenso.
Noi siamo quelli che credono nella democrazia. E credono che la politica abbia bisogno di più confronto democratico. Per questo non ci stancheremo di proporre più democrazia, a cominciare dall'Europa. Dove proporremo di rilanciare le primarie nel Partito Socialista Europeo.

C'è però un aspetto umano che vorrei condividere con voi. Non basta avere discusso per mesi di mozioni, se poi non si condividono anche le emozioni. E io prima di conoscere i risultati, mentre scendevo a Roma in treno, ho scritto su Facebook questo pensiero:
Prima di tutto, prima di sapere come andrà a finire, devo dirvi grazie.
In molti pensano che quelli che fanno politica siano robot.
Non è così. Anche se non sembra, siamo umani anche noi.
Persone in carne e ossa, con le nostre emozioni, con i nostri dubbi, con le nostre difficoltà.
Ho vissuto cinque mesi non facili dopo la sconfitta referendaria.
Rifarei domattina quella battaglia. Una battaglia persa non è una battaglia sbagliata. Sono più convinto oggi di cinque mesi fa che l'Italia avesse bisogno della svolta istituzionale che proponevamo. Sia detto col massimo rispetto per i cittadini che allora si sono espressi in modo chiaro: se fosse andata diversamente oggi l'Italia sarebbe più forte, in Europa e non solo. E la politica non stagnerebbe in una palude di imbarazzanti ritardi, a cominciare dalla melina sulla legge elettorale.
Ma il popolo ha deciso e il popolo ha sempre ragione.
Mi sono dimesso da tutto. In qualche giorno sono uscito da Palazzo Chigi come c'ero entrato: libero. Senza vitalizio, senza immunità, senza indennità. Ma con uno smisurato senso di gratitudine per il mio Paese che mi ha concesso un onore immenso nel servirlo. Sarò un inguaribile romantico ma io mi emoziono a cantare l'Inno di Mameli e provo un brivido davanti alla bandiera simbolo di una comunità.
Quando mi sono dimesso, volevo davvero mollare tutto.
Dopo anni di impegno totalizzante per la cosa pubblica, volevo pensare a me, ai miei, ai fatti miei. Non mi vergogno di dirlo: volevo mettere al centro il mio futuro.
Sono stato circondato dall'affetto, dalla cura, dall'esigente attesa, anche dalla rabbia di tantissime donne e uomini. La maggioranza di queste persone non le conosco personalmente ma è come se fossimo amici da sempre. Perché siamo simili: simile l'idea del futuro, simili i valori, simile l'attaccamento all'Italia. E in questi anni abbiamo camminato sullo stesso sentiero.
Debbo molto a queste persone perché mi hanno costretto a guardarmi in faccia. Mi hanno costretto a fare i conti con la parola responsabilità. Rispondere, appunto, non solo a se stessi ma a una comunità. Tra le tante canzoni che ho sentito in questi mesi, fatti di letture, di poesie, di pensieri ma anche di tanta musica, una di Ligabue mi ha colpito a cominciare dal titolo "Ho fatto in tempo ad avere un futuro, che non fosse soltanto per me".
E allora ho ripreso il trolley e ho girato, dalla Locride alle periferie della nostra città, da Taranto al quartiere Sanità a Napoli. Dal profondo nord fino alla mia Firenze che ho ricominciato a girare in bicicletta, finalmente. Ho ripreso a girare ascoltando i ragazzi che combattono in comunità contro la ludopatia o chi lavora all'ombra dalle vele di Scampia.
E insieme alle persone che condividono questo sogno splendido di mandare avanti l'Italia, senza lasciarla nelle mani di chi sa solo protestare, contestare, urlare, ci siamo rimessi in gioco. Per andare avanti, insieme. Stanotte sapremo come è andata la grande sfida delle primarie. Sapremo se come canta ancora il Liga faremo in tempo "ad avere un futuro che fosse molto più grande di me: magari ne merito un altro di nuovo, dove comunque ci sei anche te"
Quello che però voglio dirvi, adesso, a seggi chiusi ma prima di sapere il risultato delle primarie, è che io stasera prima di tutto vi devo un gigantesco grazie. Anche nel tempo dei social e dell'intelligenza artificiale, non c'è niente che valga più dei rapporti umani. La politica è innanzitutto umanità. E io in questi cinque mesi sono stato incoraggiato, sostenuto, accompagnato da un'ondata straordinaria di umanità. Restituire questo affetto non sarà facile. Ma sarà uno dei miei impegni più grandi per il futuro, comunque vada stasera.
Ci sentiamo più tardi per i risultati, intanto un abbraccio e un sorriso.
Domenica 7 maggio l'Assemblea Nazionale ufficialmente darà il via al mandato 2017-2021 della nuova segreteria. In quella sede illustrerò le mie proposte di lavoro ai mille delegati. Umiltà e responsabilità significa che c'è un grande lavoro da fare e con Maurizio Martina lo faremo volentieri. Lo faremo con l'impegno e la passione che ci riconoscono anche i nostri avversari. Lo faremo insieme a voi.

Alcune considerazioni extra primarie.
1. Vi ricordate le polemiche sul commissariamento di Bagnoli? Bene, dopo tante chiacchiere, l'arenile è a disposizione dei cittadini. Sottotitolo: le scelte coraggiose di chi vuole andare avanti battono gli slogan demagogici di chi voleva tenere tutto fermo.
Cliccate qui per saperne di più.
2. Siamo stati a Bruxelles con tanti giovani, come ricorderete. E abbiamo fatto proposto per cambiare l'Europa. E a chi si lamenta dei nostri toni considerati anti europei vorrei ribadire che noi crediamo all'Europa ma vogliamo cambiarla. Noi però siamo quelli che più di tutti hanno ridotto le infrazioni europee, segno che non siamo sfasciacarrozze europei: con i dati di oggi le infrazioni sono 66, erano oltre 120 quando il mio governo si è insediato.
3. Tante polemiche ma anche i dati di oggi dicono che la disoccupazione giovanile scende al 34% dal 44% del 2014, l'indice delle Piccole Medie Imprese torna ai massimi del 2011, il piano industria 4.0 con i suoi bonus sta funzionando molto bene (+22%, secondo le stime del primo trimestre)

Nessuno si accontenti. Ma la realtà è che le cose stanno cambiando. La verità è più forte delle polemiche. Bisogna avere un po' di pazienza, ma come diceva quello, «i fatti sono argomenti testardi».
Pensierino della sera.
Sono molto colpito da quello che accade in Venezuela, l'ho già scritto e lo ribadisco. Un Paese meraviglioso che meriterebbe ben altro destino. La responsabilità deriva dalle scelte assurde del regime che qualche aspirante statista italiano definiva un modello e un punto di riferimento. Ne parlano in pochi e mi fa male. Vi chiedo una cortesia: per favore guardate
questo video. E capirete perché dobbiamo invitare tutti insieme la comunità internazionale a far sentire la propria voce in Venezuela.

martedì 4 aprile 2017

L'euforia di Matteo.


Il PD è un partito democratico. Nel nome. E nei fatti. Decidono gli iscritti nel congresso e poi nelle primarie. Mesi di polemiche e scissioni. Poi la parola passa agli iscritti. Migliaia di circoli, migliaia di dibattiti, centinaia di interventi. Alla fine si vota, grazie a uno sforzo democratico di volontari e militanti che non ha paragoni in Italia. Lo ridico perché sia chiaro: nessuno fa ciò che facciamo noi in termini di democrazia e trasparenza. Oggi Guido Crosetto, già esponente della destra italiana e membro dei governi Berlusconi, scrive su Twitter: "Lo dico per l'ennesima volta: invidio il sistema democratico del PD. Dovrebbe essere obbligatorio per tutti i partiti." Prima o poi qualche commentatore si accorgerà anche di questo.

Alla fine del primo round abbiamo ottenuto oltre i due terzi dei voti. Aspettiamo i dati ufficiali per dire la percentuale esatta ma la matematica non è un'opinione. Domenica a Roma i risultati saranno proclamati e in quella sede lanceremo lo sprint per arrivare alle primarie di domenica 30 aprile. Senza attaccare i nostri avversari interni perché noi non parliamo male degli altri: noi raccontiamo che idee abbiamo per il PD e per l'Italia.
Qualcuno dice che in qualche caso ci sono stati dei problemi e delle incongruenze: sono il primo a dire che dove ci sono problemi riconosciuti (ammesso che ci siano) è giusto che si intervenga con decisione invalidando il voto. Noi siamo i primi ad avere interesse che tutto sia trasparente: perché una vittoria così larga e così bella non sia sporcata dalle polemiche del giorno dopo. Allo stesso tempo chiediamo a tutti di riconoscere la verità dei numeri che non possono essere oscurati da nessuna polemica. Quando si vince, si vince. Quando si perde, si ammette. Punto.

Vorrei dire grazie dal profondo del cuore a tutti. Mettere la croce su un nome è sempre un gesto di grande responsabilità. Ricevere - di nuovo - migliaia e migliaia di voti è una responsabilità ancora più grossa. Abbiamo passato quattro mesi non facili: sentirsi accerchiato da tanto affetto e condivisione sinceramente è molto toccante, dal punto di vista umano prima ancora che politico.
Vorrei dirvi che avverto la necessità di rispondere a questo impegno con umiltà e con coraggio: chi ha votato per la mozione che mi sostiene, insieme a Maurizio Martina, ci sta dicendo che vuole un'Italia che vada avanti, che non si fermi, che non si rassegni, che non abbia paura. E ci sta dicendo che dobbiamo spingere ancora più di prima, tutti insieme. Facendo tesoro degli errori. Ma non perdendo mai la fiducia e la tenacia.

Grazie a tutti quelli che in queste settimane hanno lavorato, organizzando le assemblee e le votazioni, gratuitamente e senza gloria; dalle migliaia di militanti che l'hanno presentata in tutti circoli fino a chi votandoci ci ha consegnato un pezzetto del suo futuro. Mi piacciono quelle lingue in cui grazie si dice con un concetto che in Italiano traduciamo con "Obbligato". Il mio grazie è sentirmi obbligato a fare del mio meglio insieme a tutti voi. Siamo il PD, siamo l'Italia: possiamo farcela, dobbiamo provarci. Adesso, avanti, in cammino verso le primarie del 30 aprile.
2. Tra il JobsAct e Equitalia
In questi giorni sono accadute alcune cose, anche frutto del lavoro dei mille giorni. Vorrei segnalarvele perché ciascuno di voi possa semplicemente riflettere sul fatto che la politica è concretezza. E che chi dice che in mille giorni non è cambiato nulla, semplicemente dice una bugia. Rinnovo l'invito per tutti a verificare sul sito
www.italiaincammino.it i dati che il team del Prof. Fortis ha spiegato molto bene. E sui quali sarebbe bello un confronto all'americana con chi nei talk dice numeri a caso: non sanno, questi amici, che anche nel tempo della post-verità le bugie continuano a chiamarsi bugie.

Intanto:
  1. Equitalia. Dicevano che i nostri erano solo slogan. Leggete qui, cliccando qui, e ditemi che cosa ne pensate: matteo@matteorenzi.it
  2. Pensioni. Arriva l'aumento per le pensioni minime, come avevamo promesso durante gli ultimi mesi del nostro Governo. Qui il post di Maurizio Martina che spiega nel dettaglio
  3. Metropolitane. Abbiamo investito come non mai, da Napoli a Torino, da Catania fino a Milano sino ad arrivare a Roma che ha presentato la bellissima nuova stazione della metropolitana proprio in questi giorni. Graziano Delrio, che per me è un ministro ma soprattutto un fratello maggiore, continua a tenere un tono molto riservato e dunque non ha partecipato alla cerimonia di presentazione con il sindaco Raggi. Ma è un peccato: perché il ministero sta investendo molto nei progetti specie con le città. Spero che Graziano abbandoni la sua riservatezza e si faccia sentire di più :-)
  4. Casa Italia e Periferie. Il Premier Gentiloni illustrerà il progetto Casa Italia nei prossimi giorni, progetto nato nei giorni del Terremoto del Centro Italia con Renzo Piano e l'allora rettore del Politecnico Giovanni Azzone. Si tratta di una svolta storica per il Paese: passare dall'emergenza alla prevenzione, dalla risposta al progetto. è la stessa filosofia che ci ha portato a investire come non mai sulle periferie, valorizzando i progetti di tutte le città metropolitane. Nessuna esclusa. #Avanti, perché questi due progetti sono cruciali per il futuro delle nostre città.
  5. G7 Cultura. Firenze ha accolto con i due Dario (Nardella e Franceschini) il G7 della Cultura. Avevamo deciso di iniziare la presidenza italiana con gli appuntamenti culturali e sulla base del principio: un euro in sicurezza, un euro in cultura. Credo sia stata una bellissima presentazione di cosa sarà la presidenza italiana del G7 che avrà il suo clou a Taormina nel mese di maggio. L'Italia, amici, è molto più del suo Pil o delle statistiche tecnocratiche: è una miniera di emozioni e tale deve apparire al mondo.
  6. Avete visto i dati del turismo? Gli indici di crescita del mercato immobiliare? Il fatto che i bonus del superammortamento previsti dalle leggi di bilancio funzionano? Che la fiducia torna ai massimi livelli? Che in tre anni la disoccupazione giovanile - ancora altissima - è scesa dal 46% al 35% grazie al JobsAct? Perché possono dire tutti quello che credono: ma il JobsAct funziona, ormai negarlo è impossibile, amici. Non c'è solo la crescita che passa dal meno due al più uno in tre anni. è l'Italia che va meglio: non ancora bene, ma meglio. I prossimi eventi del Salone del Mobile di Milano e di Vinitaly a Verona lo dimostreranno ancora. Ma ancora non va bene: ci sono sacche di povertà, problemi atavici, vergognose diseguaglianze. Sono dossier e argomenti che vanno affrontati con grande determinazione. Ma in tanti settori piano piano stiamo tornando a ingranare. Ecco perché è un'assurdità crede re al protezionismo e ai seguaci nostrani di Trump. Qui trovate ciò che penso e aspetto i vostri commenti.
3. Giornata mondiale dell'autismo
Qualche anno fa un senatore eletto dal PD e poi fortunatamente fuoriuscito dal nostro partito pensò bene, volendo insultarmi, di dirmi che ero "autistico". Gli risposi dicendo che stava insultando le persone che vivono quella condizione, non me. E che si doveva vergognare ma che la mia risposta non sarebbe stata una polemica, sarebbe stata la legge sull'autismo. La legge c'è.
Ieri, per la giornata mondiale dell'autismo, ho scritto
questo post.
Ma vorrei che post o non post, legge o non legge, le famiglie di questi nostri concittadini si sentissero ascoltate, coinvolte, apprezzate. L'indifferenza in molti casi è la ferità più grave. Una società è forte solo se si sa prendere cura dei più deboli.


domenica 2 aprile 2017

Il PD di Sasso Marconi sta con Renzi.


Decisamente soddisfatto per i risultati del congresso PD di Sasso Marconi, il segretario dell'unione comunale, Carlo Sinigaglia, ha reso noto i dati della votazione avvenuta ieri. Sinigaglia sottolinea: “ E' un trionfo per Renzi. Il risultato migliore in assoluto per tutta la Provincia”.

Sasso Marconi

Iscritti 372
votanti 182 (48,9%)

Nulle 1

Orlando 40 ( 22%)

Emiliano 0

Renzi 141 (78%)


Tra tutti i 130 circoli della provincia di Bologna, quello di Sasso Marconi è l'unico risultato per Renzi a tre cifre”, conclude Sinigaglia. 
 

martedì 28 marzo 2017

Le news di Matteo Renzi.


1. Il congresso del PD
Migliaia di iscritti stanno votando, discutendo le singole mozioni e finendo con l'esprimere una preferenza. A me sembra affascinante: la democrazia in azione. Ci sono seimila circoli del PD in Italia, alcuni piccolissimi, altri più grandi. Si discute di tutto, dall'ambiente al lavoro, dalla sicurezza alla cultura. E poi si vota. Questa è la politica, non solo stare a lamentarsi o a fingersi scandalizzati. Per il momento la partecipazione degli iscritti è ottima, superiore in percentuale a quella del 2013 nonostante stavolta abbiamo scelto di non consentire di iscriversi all'ultimo minuto per evitare caos come in passato. La nostra mozione sta andando molto bene anche tra gli iscritti, ma c'è ancora da lavorare: vorrei però dire grazie a tutti perché i primi dati sono superiori alle più rosee previsioni. Vedo che tanta gente continua a dirci "Dai, andiamo avanti" e mi vengono i brividi per la responsabilità che ciò compor ta. E quando smettiamo di parlarci addosso, quando usciamo e apriamo porte e finestre all'ascolto, alla proposta, al voto sembra quasi di riprendere a respirare a pieni polmoni dopo una lunga apnea. Iniziate per favore a segnare la data del 30 aprile sul calendario: quello sarà il giorno delle Primarie. Io nel frattempo continuo col mio trolley a girare l'Italia, andando nei luoghi meno conosciuti e cercando di arrivare in incognito. Guidato da Matteo Richetti e Stefano Bonaccini sono andato a incontrare alcune realtà del sociale modenese, a cominciare da chi combatte contro la ludopatia - terribile piaga del nostro tempo - e da chi aiuta i più anziani, oltre che a pranzo con il mondo della ceramica e a cena con i volontari del PD di Campogalliano. Ieri con Maurizio Martina ho incontrato gli studenti universitari di Perugia per riflettere insieme sull'Europa (
qui il video dell'incontro). Chi vuole dare una mano, idee, stimoli, suggerimenti può scrivere a francesca@matteorenzi.it
Chi è interessato a sapere come la penso su alcuni temi di questi giorni (dai voucher ai vitalizi passando per Macron e i vaccini)
qui può vedere l'intervista a corriere.it. È 55 minuti, vi ho avvertito.
2. I 60 anni della firma dei trattati
Il Governo italiano ha ospitato - d'accordo con la presidenza di turno maltese - le celebrazioni per i 60 anni della firma dei trattati europei. Organizzazione perfetta, anche dal punto di vista dell'ordine pubblico e i miei più affettuosi complimenti a Gentiloni e Minniti. Oltre che ovviamente a tutti quelli che hanno lavorato su questi temi e soprattutto alle forze dell'ordine italiane che hanno dato al mondo una dimostrazione di professionalità di cui essere, una volta di più, orgogliosi. Adesso la sfida è un'Europa che sappia essere all'altezza del sogno dei padri fondatori. E per farlo i prossimi mesi saranno decisivi. Elezione diretta dei vertici europei, cominciando almeno con le primarie già nel 2019. Maggiore attenzione sui progetti di investimento e di crescita. Principio del "Per ogni euro in difesa e sicurezza, investire un euro in educazione e cultura". Su questi temi - se vinceremo il congresso - saremo in prima fila per stimolare e sp ingere tutta la comunità dei socialisti e democratici europei. Perché l'Europa si può cambiare, ma serve la politica.
3. Solo per addetti ai lavori e appassionati di politiche economiche
In queste ultime settimane si parla delle scelte dei mille giorni in modo improvvisato, specie sul lavoro e sul bilancio pubblico. Non vi tedio. Dico solo a chi ha voglia di discutere nel merito che la verità non è un optional. Quando si parla di numeri andrebbero rispettati i fatti. Io dico: volete discutere? Bene. Ci stiamo. Il prof. Marco Fortis, la cui straordinaria tenacia contro le fake-news è ammirevole, ha redatto alcuni documenti che da oggi sono disponibili sul sito
www.italiaincammino.it e che consentiranno di smontare uno per uno le accuse di chi dice che abbiamo fatto finanza allegra o fatto peggio di altri governi rigorosi solo a parole. Per esempio su questo grafico (slide 32) si vede quanto è cambiato il rapporto debito-pil degli ul timi quattro governi (Berlusconi IV, Monti, Letta, Renzi), è evidente come i momenti in cui i conti sono peggiorati sono quelli dei governi Berlusconi, Monti e Letta. I numeri sfatano una bugia virale di questi mesi. Il prof. Tommaso Nannicini, che sta coordinando anche il programma per la mozione, ha scritto questo contributo molto utile per fare chiarezza su veri numeri del JobsAct. Chi ha un po' di tempo guardi queste carte: perché vi troverà la risposta ai tanti che in modo superficiale piegano la realtà a polemiche di parte. Ultimo in ordine di tempo il dibattito sulla flessibilità. Una corrente di pensiero dice che noi abbiamo avuto dall'Europa la flessibilità e l'abbiamo usata male. Tre considerazioni tecniche sulla flessibilità:
  1. L'Europa non ci ha dato la flessibilità. Ce la siamo presa combattendo una durissima battaglia politica nel nostro semestre di presidenza, nel 2014. Al termine del quale abbiamo detto che non avremmo votato Juncker se non ci fosse stato un esplicito riferimento alla flessibilità. Cosa che è avvenuta perché senza il PD col 40% non si chiudeva l'accordo in Europa. Non ci hanno regalato nulla, abbiamo fatto politica e abbiamo vinto una battaglia grazie ai voti presi dagli italiani. Ogni tanto succede.
  2. La flessibilità non significa "maggiore spazio di deficit rispetto al passato" come fa credere qualcuno. Ma significa "maggiore spazio di deficit rispetto alle assurde previsioni del fiscal compact". In altri termini: il Governo Monti e il Governo Letta avevano un deficit più alto del nostro, lo avevano al 3%. Noi lo abbiamo ridotto, non aumentato. Siamo stati più rigorosi, non meno rigorosi. Abbiamo usato la flessibilità che ci siamo conquistati per tenere il deficit al 2,3% (che diventerà 2,1% per effetto della manovrina concordata dall'attuale Governo a Bruxelles) anziché arrivare da subito al pareggio di bilancio voluto dalla politica di austerity del passato. Dunque la flessibilità non significa finanza allegra, ricreazione per tutti: noi abbiamo tenuto i conti in ordine più degli ultimi tre governi. Ma abbiamo cercato di farlo senza uccidere le prospettive di crescita, cos a che il fiscal compact - votato da quelli di prima, non da noi - ci avrebbe costretto a fare. Più rigorosi di chi ci ha preceduto, senza però essere totalmente proni alla filosofia dell'austerity. E questo l'abbiamo fatto insieme al ministro Pier Carlo Padoan cui sono legato da un rapporto personale di stima e amicizia che nessun retroscena giornalistico riuscirà a mettere in discussione.
  3. Il QE della Banca Centrale Europea - che abbiamo sostenuto con tutte le nostre forze durante il semestre di presidenza e che è stato perfettamente gestito dal Presidente Draghi - ha aiutato molto sotto il profilo degli interessi sul debito pubblico: contestualmente la riduzione dello spread è stata possibile grazie anche al lavoro di riforme a cominciare da quella sul lavoro o quella sulle banche popolari. Non a caso nel momento di massima forza riformatrice del Governo abbiamo avuto performance superiori a quelle di altri Paesi, come la Spagna ad esempio, che invece nell'imminenza del referendum e soprattutto dopo la sconfitta ci hanno di nuovo superato
Insomma. Io non voglio difendere il lavoro del governo dei mille giorni per dovere professionale. Quello che abbiamo fatto, abbiamo fatto. Punto. È il passato, anche coi suoi errori. Produrrà effetti più di quanto si creda, non solo sul cantiere sociale, dalle periferie alla povertà, dal dopo di noi al terzo settore. Oggi ad esempio il mondo dello spettacolo si è riunito al Quirinale per i David di Donatello e molto giustamente Benigni ha definito il cinema come uno degli strumenti per "consentire alle nostre anime di raggiungerci": abbiamo lavorato molto con la legge sul cinema e non solo con questa per investire nella cultura come valore prezioso per le prossime generazioni.
Ma se si vuole discutere della recente storia di questo meraviglioso Paese bisogna dire la verità. Troppo spesso noi non abbiamo replicato nel merito, lasciando che chiunque mettesse in circolo mezze verità o intere menzogne. Abbiamo permesso con questo approccio che chi ha organizzato intere strutture finalizzate a diffondere falsità e viralizzare concetti semplici ma fasulli prevalesse in particolar modo nel mondo dei social.
Per vincere la sfida non serve rivendicare il passato. Bisogna indicare una direzione al Paese. Ma senza la verità su ciò che è accaduto ogni prospettiva perde serietà e rigore. E non possiamo permettere che la storia sia scritta dalle notizie false.
Pensierino della sera. In questi giorni ripartono le polemiche sul sindaco di Roma. Le (presunte) firme false sono l'ultima goccia. E la settimana bianca, e l'abuso d'ufficio, e l'avviso di garanzia, e la funivia. Continuo a pensare che noi dobbiamo rifiutare questa linea di battaglia. È vero, lo sappiamo tutti: se la Raggi avesse avuto la tessera del PD, il blog di Beppe Grillo l'avrebbe disintegrata ogni giorno con post virali e accuse infamanti. Ma siccome lei appartiene al movimento, loro la difendono. Bene, ma allora non facciamo noi i grillini. Non inseguiamoli nel loro terreno finto moralista e molto doppiogiochista. Parliamo di cose concrete, incalziamoli sul fatto che i loro progetti sono irrealizzabili, raccontiamo la nostra idea di Italia. Ma non inseguiamoli nel loro atteggiamento di scontro. Se ci sono firme false, lo dirà la magistratura, non una trasmissione televisiva. Fino a quel momento, massimo rispetto per il Sindaco che i romani han no scelto. E buon lavoro. E se loro usano un altro metodo, peggio per loro: gli italiani sapranno valutare e decidere.

Un sorriso,
Matteo

lunedì 27 febbraio 2017

Matteo è arrivato alla Enews 461

Di Matteo Renzi

Buongiorno a tutti e buona settimana!IL PD
Dopo lunghe polemiche finalmente il Partito Democratico ha scelto la strada del congresso. Domani, martedì 28 febbraio, sarà l'ultimo giorno per iscriversi al PD per chi vorrà: si potrà così partecipare alla fase del confronto tra gli iscritti, circolo per circolo. Per festeggiare la fine del tesseramento domani sarò a pranzo insieme agli amici del circolo in cui sono iscritto, a Firenze, lo storico circolo Vie Nuove. Bello avere dei luoghi in cui ti chiami per nome. Dove comunque vada ci sono sempre gli amici ad aspettarti.
Poi Domenica 30 aprile le primarie per la scelta del leader.
Perché finalmente si discuta di cosa serve all'Italia, e non più di quanto è antipatico Tizio o Caio, è fondamentale rilanciare sui contenuti, sulle idee, sulle proposte. Sulla sanità, la cultura, le tasse, l'innovazione, il capitale umano. E allora a tutti e ciascuno chiedo di dare una mano con la presenza e con il contributo per il
Lingotto, l'appuntamento che si terrà a Torino dal 10 al 12 marzo. Gli altri parlano di me? E noi parliamo dell'Italia, con il sorriso e senza rabbia. Ci sono milioni di persone che credono in noi: guai a disperdere questa energia....IL GOVERNO...
Spero che nessuno alimenti la polemica con il Governo. Il Governo ha il compito di guidare il Paese fino alle elezioni e noi facciamo il tifo per l'Italia, quindi per tutto l'esecutivo. Ci sono cose da fare, avanti tutta! Nei mille giorni abbiamo commesso alcuni errori e ottenuto risultati storici, ma abbiamo anche lasciato un'eredità concreta. Non mi riferisco alle statistiche, ma ai progetti già finanziati. Ci sono quasi due miliardi di euro sulla povertà: niente chiacchiere, si spendano! Ci sono cinquecento milioni di euro già pronti sulle periferie (e con quelli già stanziati si arriva a oltre due miliardi): si parta, i progetti - alcuni molto belli - sono già pronti da mesi. E sull'Europa noi non vogliamo violare le regole, anzi. Nei mille giorni abbiamo ridotto al minimo le infrazioni europee, segno che vogliamo che le regole siano rispettate (quelle che non ci piacciono le vorremmo cambiare, ma questa è un'altra storia): l'impor tante è che il Paese sia forte e autorevole nella trattativa con Bruxelles sui numeri del bilancio. E noi stiamo dalla parte dell'Italia, sempre.
... NOI!
E noi? Libero da ogni incarico, libero da ogni responsabilità mi sono rimesso in viaggio e continuerò a girare, con l'allegra curiosità di chi è innamorato della vita e del futuro, scrivendo i miei appunti su un taccuino che diventerà libro molto presto. E incontrando storie, persone, volti. Molta ironia è stata fatta sul viaggio in California (di cui ho parlato sul
blog.matteorenzi.it); spero che sia dedicata uguale attenzione ai viaggi nelle periferie che ho fatto, a cominciare da Scampia, e che continuerò a fare. Oggi ad esempio sono a Cernusco sul Naviglio in provincia di Milano. Vado lì perché c'è un sindaco, bravo, Eugenio Comencini che è stato tra i primi a stimolarmi ad investire nell'edil izia scolastica a cui avevo promesso che avrei visitato il cantiere della scuola che ha voluto con dedizione e tenacia. E il nostro Governo ha liberato risorse come nessun altro prima sull'edilizia scolastica: dal 2014 abbiamo avviato 7890 cantieri, di cui 5.800 conclusi. Oltre sei miliardi messi a disposizione degli Enti Locali, di cui 1,4 con il mutuo della Banca Europea degli Investimenti, circa 80 scuole totalmente nuove, cento milioni a disposizione entro il 30 aprile per le verifiche antisismiche. Sono numeri, cifre, dati che forse suonano freddi. Ma dietro ci sono sindaci come Eugenio. Che ci hanno messo faccia, cuore e sudore. E che costituiscono la parte migliore della politica. Oggi vado a dire grazie a lui e a loro.
Nei prossimi giorni continuo il mio viaggio in Italia. C'è chi passa il tempo sulla rete con i trolls: io preferisco il trolley. In viaggio, lungo la strada, ascoltando, imparando, dialogando. Mi sono segnato tutti i luoghi che mi avete suggerito: se li dovessi visitare tutti prima delle elezioni bisognerebbe votare nel 2037. Ma cercherò di fare tesoro delle vostre indicazioni, preziose come sempre. Ma quanto è ricca di bellezza e di stimoli, l'Italia!
Pensierino della sera. Le favole finiscono. È normale. Prima o poi finiscono. Ma quando finiscono male la tristezza pervade non solo i bambini che hanno creduto alla favola. Lo scorso anno il calcio mondiale è stato letteralmente rivoluzionato da una piccola squadra inglese, il Leicester, che grazie a un italiano coraggioso e tenace come Claudio Ranieri ha trionfato in Premier League. A distanza di otto mesi la squadra gli si è rivoltata contro e mister Ranieri è stato esonerato: gli stessi che esaltavano l'impresa, hanno maramaldeggiato sul mister romano. Ma anche se le favole finiscono, prima o poi, le persone vere restano. Chi conosce Ranieri sa che lui tornerà, mentre i giocatori che lo hanno tradito... chissà. Viva il calcio, viva le favole.


martedì 21 febbraio 2017

Siamo arrivati alla 460.ma Enews di Renzi.


Di Matteo Renzi blog.matteorenzi.it 



Primissime ore del mattino, arrivo in aeroporto e butto un occhio sui canali delle news: tutti ripetono ossessivamente le sfumature e i dettagli delle posizioni interne al PD. Da qualche giorno l'apertura di tutti i media italiani è la scissione - o fuoriuscita, per dirla con le parole di Paolo Mieli - del Partito Democratico. Ne sono molto dispiaciuto, anche perché i motivi di questa divisione sono difficili da comprendere anche a noi, addetti ai lavori: figuriamoci ai cittadini normali.

Facciamola semplice, senza troppi giri di parole. Dal primo giorno della vittoria alle primarie del 2013 alcuni amici e compagni di strada hanno espresso dubbi, riserve, critiche sulla gestione del partito e soprattutto alla gestione del Governo. Penso che sia legittimo e doveroso in un partito democratico, di nome e di fatto, che chi ha idee diverse possa presentarle in un confronto interno, civile e pacato. Vinca il migliore e poi chi vince ha il diritto di essere aiutato anche dagli altri: si chiama democrazia interna. L'alternativa è il modello partito-azienda. E sia detto con il massimo rispetto: a me non convince. Certo, è più facile essere guidati da un capo che decide da solo. Ieri un signore di Genova e uno di Milano - senza alcuna carica istituzionale - sono arrivati a Roma insieme e hanno spiegato ai rappresentanti di quella città che cosa fare e che cosa non fare nel governo del Campidoglio. Dall'altra parte accade che da vent'anni in una villa in Brianza si prendono le decisioni che riguardano la destra in Italia, senza la fatica di fare congressi o discussioni vere.
Ormai si è affermato il modello del partito azienda e capisco di conseguenza che noi democratici sembriamo quelli strani. Un'azienda è più semplice da gestire rispetto a un partito. Ma credo sia giusto difendere i principi della democrazia interna, l'idea di far parte di una comunità di persone che decide sulla base di regole condivise. Che sono sempre quelle, non cambiano sulla base delle esigenze.

Per questo motivo il nostro dibattito deve essere autentico. Il PD ha la sua forza nella partecipazione, sia nei circoli che alle primarie. Personalmente ho giurato a me stesso che non sarò mai il leader di qualche caminetto, messo lì da un accordo tra correnti: si vince prendendo i voti, non mettendo i veti. Per settimane intere gli amici della minoranza mi hanno chiesto di anticipare il congresso, con petizioni online e raccolte firme, arrivando persino al punto di minacciare "le carte bollate". Quando finalmente abbiamo accolto questa proposta, ci è stata fatta una richiesta inaccettabile: si sarebbe evitata la scissione se solo io avessi rinunciato a candidarmi. Penso che la minoranza abbia il diritto di sconfiggermi, non di eliminarmi. E se è vero che la parola scissione è una delle più brutte del vocabolario politico, ancora più brutta è la parola ricatto.

Dunque: abbiamo indetto il congresso, secondo le regole dello Statuto. Si terrà nei tempi previsti dallo Statuto. Chi ha idee si candidi. E vinca il migliore. Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità, questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d'ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino. Tutti insieme, spero, ma in cammino. Non immobili. Il destino del PD e del Paese è più importante del destino dei singoli leader.

Per vincere il congresso però non basta arrivare primi. Bisogna vincere nel consenso, certo, ma anche vincere esprimendo idee, sogni, partecipazione. Il dibattito del PD vi ha stancato? Bene, aiutateci a ribaltarlo. Aiutateci a mettere a fuoco i problemi e le soluzioni vere del Paese. Mettiamo al centro l'Italia, sul serio. Per questo dal 10 al 12 marzo ci vedremo a Torino, al Lingotto. Abbiamo già ricevuto oltre mille email di idee, suggerimenti, proposte. Vi sono grato per questa esplosione di entusiasmo, segno che c'è tanta voglia di partecipare, di proporre, di rilanciare. Il Lingotto sarà l'occasione per mettersi definitivamente alle spalle le polemiche di queste ore. E per raccontare che tipo di Paese vogliamo per i prossimi anni. Intanto vi ricordo l'email: lingotto@matteorenzi.it per darci una mano.

E mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso, io sono in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Soprattutto nel campo del fotovoltaico, un settore dove si incrociano innovazione, sviluppo e ambiente. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell'innovazione. Perché se è vero - ed è vero - che dopo il 4 dicembre l'Italia sembra aver rimesso indietro le lancette della politica (proporzionale, scissioni in tutti i partiti, polemiche, palude: prima o poi qualcuno rifletterà sulle conseguenze politiche del voto referendario, non solo su quelle personali che sono decisamente meno importan ti), è anche vero che il mondo, là fuori, corre e corre a un ritmo impressionante. Continuo a pensare che l'Italia abbia tutto per farcela e che ciò che ci serve sia soprattutto l'energia di rischiare e la volontà di sfidare il cambiamento senza vivere di rendita. Non rassegnamoci amici, non rassegnamoci alla palude. Vi aspetto con le vostre idee al Lingotto e per email: matteo@matteorenzi.it

Nei prossimi giorni, con calma e minore intensità rispetto al passato, tornerò anche a partecipare a trasmissioni televisive. E riprenderemo i dialoghi su Facebook, inaugurando un modello diverso. Dopo aver più volte lanciato il "MatteoRisponde", daremo spazio dalla prossima settimana a qualche "MatteoDomanda", mettendoci in ascolto delle idee e delle proposte di chi vorrà farsi sentire.. Ascolto, partecipazione, coinvolgimento: queste le parole chiave del lavoro che faremo durante la campagna congressuale.
Pensierino della sera. A me piace una definizione che molti giudicano fuori tempo: mi piace l'espressione "patriota". Mi sento cittadino del mondo e sono orgogliosamente italiano. Voglio bene al mio Paese. Per questo adesso che non sono più alla guida del Governo voglio dire con ancora più forza di prima che faccio il tifo per l'Italia. Credo sia giusto evidenziare che in queste ore il Governo sta facendo cose molto importanti di cui si parla poco. Quando il premier Gentiloni firma l'accordo del Progetto-periferie a Cagliari, quando il ministro Delrio presenta il nuovo Polo Mercitalia - strategico per il futuro dei nostri trasporti - insieme ai vertici di FS, quando il ministro Padoan spiega alle aziende tutti i benefici della Legge di Bilancio 2017 a cominciare da Industria 4.0 e dall'abbassamento delle tasse, quando il ministro Minniti prova a definire una nuova visione di sicurezza (e ho fatto solo quattro esempi, ma potrei continuare a lungo) tutti gli italiani che si sentono davvero patrioti hanno il dovere di sperare che le cose vadano meglio, non lamentarsi e criticare soltanto. Giudicatemi pure fuori moda, fuori tempo, insomma sempre fuori dai: ma essere patriota è bello. Abbiamo mille difetti, lo sappiamo, ma siamo un grande Paese. Non dimentichiamolo mai. Ed è giusto ribadirlo soprattutto adesso che sono totalmente fuori dal Palazzo. Viva