Da Matteo
La
parola grazie ha sei solo lettere, ma un'infinità di significati.
È
anche una delle parole più belle: detta sinceramente ti fa sentire
in debito con gli altri. Se detta col cuore ti costringe all'umiltà
e alla responsabilità.
Vorrei inviarvi un grazie non scontato, un
grazie fatto di umiltà e responsabilità come ho detto dalla
terrazza del Nazareno domenica scorsa dopo la vittoria delle primarie
2017.

Mi piacerebbe che fosse un grazie
personalizzato a chi ha montato un gazebo, saltato il ponte per
organizzare le primarie, rinviato una partenza per dare la propria
preferenza, accompagnato l'anziana mamma al seggio. E a quei
sedicenni che hanno votato per la prima volta (con mio figlio che mi
ha detto: "Ma non si potevano fare le primarie quindici giorni
dopo che votavo anch'io?"). Grazie: avete smentito tutte le
previsioni catastrofiche e avete smontato tutte le polemiche.
La
politica è passione, relazione umana, sangue. Non bastano gli
editoriali e gli algoritmi: ci vogliono le persone, con le loro
storie, con la loro forza.
Il vero modo di bloccare il populismo è
coinvolgere il popolo.
Il bagno di partecipazione delle primarie è
la vera risposta ai signori dei salotti che immaginano di poter
determinare la storia tenendo a debita distanza il consenso.
Noi
siamo quelli che credono nella democrazia. E credono che la politica
abbia bisogno di più confronto democratico. Per questo non ci
stancheremo di proporre più democrazia, a cominciare dall'Europa.
Dove proporremo di rilanciare le primarie nel Partito Socialista
Europeo.
C'è però un aspetto umano che vorrei condividere
con voi. Non basta avere discusso per mesi di mozioni, se poi non si
condividono anche le emozioni. E io prima di conoscere i risultati,
mentre scendevo a Roma in treno, ho scritto su Facebook questo
pensiero:
Prima
di tutto, prima di sapere come andrà a finire, devo dirvi grazie.
In
molti pensano che quelli che fanno politica siano robot.
Non è
così. Anche se non sembra, siamo umani anche noi.
Persone in
carne e ossa, con le nostre emozioni, con i nostri dubbi, con le
nostre difficoltà.
Ho vissuto cinque mesi non facili dopo la
sconfitta referendaria.
Rifarei domattina quella battaglia. Una
battaglia persa non è una battaglia sbagliata. Sono più convinto
oggi di cinque mesi fa che l'Italia avesse bisogno della svolta
istituzionale che proponevamo. Sia detto col massimo rispetto per i
cittadini che allora si sono espressi in modo chiaro: se fosse andata
diversamente oggi l'Italia sarebbe più forte, in Europa e non solo.
E la politica non stagnerebbe in una palude di imbarazzanti ritardi,
a cominciare dalla melina sulla legge elettorale.
Ma il popolo ha
deciso e il popolo ha sempre ragione.
Mi sono dimesso da tutto. In
qualche giorno sono uscito da Palazzo Chigi come c'ero entrato:
libero. Senza vitalizio, senza immunità, senza indennità. Ma con
uno smisurato senso di gratitudine per il mio Paese che mi ha
concesso un onore immenso nel servirlo. Sarò un inguaribile
romantico ma io mi emoziono a cantare l'Inno di Mameli e provo un
brivido davanti alla bandiera simbolo di una comunità.
Quando mi
sono dimesso, volevo davvero mollare tutto.
Dopo anni di impegno
totalizzante per la cosa pubblica, volevo pensare a me, ai miei, ai
fatti miei. Non mi vergogno di dirlo: volevo mettere al centro il mio
futuro.
Sono stato circondato dall'affetto, dalla cura,
dall'esigente attesa, anche dalla rabbia di tantissime donne e
uomini. La maggioranza di queste persone non le conosco personalmente
ma è come se fossimo amici da sempre. Perché siamo simili: simile
l'idea del futuro, simili i valori, simile l'attaccamento all'Italia.
E in questi anni abbiamo camminato sullo stesso sentiero.
Debbo
molto a queste persone perché mi hanno costretto a guardarmi in
faccia. Mi hanno costretto a fare i conti con la parola
responsabilità. Rispondere, appunto, non solo a se stessi ma a una
comunità. Tra le tante canzoni che ho sentito in questi mesi, fatti
di letture, di poesie, di pensieri ma anche di tanta musica, una di
Ligabue mi ha colpito a cominciare dal titolo "Ho fatto in tempo
ad avere un futuro, che non fosse soltanto per me".
E allora
ho ripreso il trolley e ho girato, dalla Locride alle periferie della
nostra città, da Taranto al quartiere Sanità a Napoli. Dal profondo
nord fino alla mia Firenze che ho ricominciato a girare in
bicicletta, finalmente. Ho ripreso a girare ascoltando i ragazzi che
combattono in comunità contro la ludopatia o chi lavora all'ombra
dalle vele di Scampia.
E insieme alle persone che condividono
questo sogno splendido di mandare avanti l'Italia, senza lasciarla
nelle mani di chi sa solo protestare, contestare, urlare, ci siamo
rimessi in gioco. Per andare avanti, insieme. Stanotte sapremo come è
andata la grande sfida delle primarie. Sapremo se come canta ancora
il Liga faremo in tempo "ad avere un futuro che fosse molto più
grande di me: magari ne merito un altro di nuovo, dove comunque ci
sei anche te"
Quello che però voglio dirvi, adesso, a seggi
chiusi ma prima di sapere il risultato delle primarie, è che io
stasera prima di tutto vi devo un gigantesco grazie. Anche nel tempo
dei social e dell'intelligenza artificiale, non c'è niente che valga
più dei rapporti umani. La politica è innanzitutto umanità. E io
in questi cinque mesi sono stato incoraggiato, sostenuto,
accompagnato da un'ondata straordinaria di umanità. Restituire
questo affetto non sarà facile. Ma sarà uno dei miei impegni più
grandi per il futuro, comunque vada stasera.
Ci sentiamo più
tardi per i risultati, intanto un abbraccio e un sorriso.
Domenica
7 maggio l'Assemblea Nazionale ufficialmente darà il via al mandato
2017-2021 della nuova segreteria. In quella sede illustrerò le mie
proposte di lavoro ai mille delegati. Umiltà e responsabilità
significa che c'è un grande lavoro da fare e con Maurizio Martina lo
faremo volentieri. Lo faremo con l'impegno e la passione che ci
riconoscono anche i nostri avversari. Lo faremo insieme a
voi.
Alcune considerazioni extra primarie.
1. Vi ricordate
le polemiche sul commissariamento di Bagnoli? Bene, dopo tante
chiacchiere, l'arenile è a disposizione dei cittadini. Sottotitolo:
le scelte coraggiose di chi vuole andare avanti battono gli slogan
demagogici di chi voleva tenere tutto fermo. Cliccate
qui per
saperne di più.
2. Siamo stati a Bruxelles con tanti giovani,
come ricorderete. E abbiamo fatto proposto per cambiare l'Europa. E a
chi si lamenta dei nostri toni considerati anti europei vorrei
ribadire che noi crediamo all'Europa ma vogliamo cambiarla. Noi però
siamo quelli che più di tutti hanno ridotto le infrazioni europee,
segno che non siamo sfasciacarrozze europei: con i dati di oggi le
infrazioni sono 66, erano oltre 120 quando il mio governo si è
insediato.
3. Tante polemiche ma anche i dati di oggi dicono che
la disoccupazione giovanile scende al 34% dal 44% del 2014, l'indice
delle Piccole Medie Imprese torna ai massimi del 2011, il piano
industria 4.0 con i suoi bonus sta funzionando molto bene (+22%,
secondo le stime del primo trimestre)
Nessuno si accontenti.
Ma la realtà è che le cose stanno cambiando. La verità è più
forte delle polemiche. Bisogna avere un po' di pazienza, ma come
diceva quello, «i fatti sono argomenti testardi».
Pensierino
della sera.
Sono
molto colpito da quello che accade in Venezuela, l'ho già scritto e
lo ribadisco. Un Paese meraviglioso che meriterebbe ben altro
destino. La responsabilità deriva dalle scelte assurde del regime
che qualche aspirante statista italiano definiva un modello e un
punto di riferimento. Ne parlano in pochi e mi fa male. Vi chiedo una
cortesia: per favore guardate questo
video. E
capirete perché dobbiamo invitare tutti insieme la comunità
internazionale a far sentire la propria voce in Venezuela.