venerdì 10 luglio 2026

Peste suina africana, il virus arriva alle porte di Bologna: zona rossa in Appennino e massima allerta per evitare il contagio

Un cinghiale trovato positivo al confine con il Corno alle Scale fa scattare le restrizioni più severe. Il rischio non è per l'uomo, ma per allevamenti, economia e fauna selvatica: scatta il piano straordinario di contenimento.

Foto dal web


La peste suina africana è arrivata alle porte della provincia di Bologna, si legge oggi su Bologna Today. Il ritrovamento di un cinghiale risultato positivo al virus, rinvenuto nel territorio di Fanano, a ridosso del confine con Lizzano in Belvedere e dell'area del Corno alle Scale, rappresenta un passaggio particolarmente critico nella diffusione della malattia e ha fatto scattare immediatamente le misure di emergenza previste dal piano nazionale di contenimento.

Pur non essendo trasmissibile all'uomo e non costituendo un pericolo per la salute pubblica, la peste suina africana rappresenta una gravissima minaccia per il patrimonio suinicolo. Il virus è infatti altamente contagioso tra cinghiali e suini domestici e può essere trasportato involontariamente dalle persone attraverso scarpe, indumenti, attrezzature o veicoli, favorendone la diffusione negli allevamenti e provocando pesanti conseguenze economiche.

Per questo motivo, in applicazione dell'ordinanza straordinaria del Commissario Giovanni Filippini, i comuni di Lizzano in Belvedere e Alto Reno Terme entrano nella zona di restrizione con il livello massimo di allerta, mentre Gaggio Montano, Castel di Casio, Camugnano e Castiglione dei Pepoli vengono inseriti nella fascia cuscinetto, sottoposta a specifiche misure di sorveglianza.

Le restrizioni interessano numerose attività all'aperto. Chi frequenta boschi e montagne dovrà attenersi a rigide norme di biosicurezza: è vietato uscire dai sentieri segnalati, al rientro occorre cambiare gli indumenti e disinfettare accuratamente le calzature, mentre è proibito parcheggiare su prati o aree vegetate. I cani dovranno essere sempre tenuti sotto controllo e non potranno circolare liberamente fuori dalle aree consentite. Anche la raccolta dei funghi sarà soggetta a particolari prescrizioni: chi pratica questa attività non potrà avvicinarsi ad allevamenti di suini nelle 48 ore successive all'escursione.

Parallelamente prende il via un piano operativo straordinario della Città metropolitana di Bologna per limitare la diffusione del virus. La Polizia locale metropolitana sta individuando i siti destinati allo stoccaggio delle carcasse e i centri di raccolta dei cinghiali abbattuti, mentre, grazie ai finanziamenti regionali, saranno acquistati nuovi mezzi per il trasporto in sicurezza e gabbie-trappola da utilizzare nelle aree più difficili da raggiungere.

L'obiettivo è aumentare gli abbattimenti selettivi dei cinghiali e ridurne drasticamente la presenza sul territorio, creando un "vuoto biologico" che interrompa la circolazione del virus prima che possa raggiungere gli allevamenti. Una misura drastica ma ritenuta indispensabile per contenere quella che viene considerata una delle emergenze sanitarie più gravi per il comparto zootecnico italiano degli ultimi anni.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non vedo controlli per il "vuoto biologico"... auguri!