L'amministrazione comunale si schiera contro il decreto attuativo della riforma Calderoli: «Il Governo ha ignorato le richieste dei sindaci. A rischio risorse, incentivi, servizi e autonomia delle aree montane».
Dal
22 luglio 2026 il Comune di Marzabotto non
sarà più classificato come Comune montano. La novità,
conseguenza dell'entrata in vigore del decreto attuativo della legge 131/2025
sulla nuova classificazione dei territori montani, viene duramente contestata
dalla Giunta comunale, che parla di una decisione destinata ad avere pesanti
ripercussioni sul futuro delle aree interne.
Secondo
l'amministrazione, il provvedimento comporterà una riduzione delle opportunità
per il territorio, incidendo sull'accesso ai finanziamenti pubblici, sugli
incentivi destinati alle imprese agricole, sulle politiche di contrasto allo
spopolamento e sulla tenuta dei servizi essenziali, comprese le istituzioni
scolastiche.
In
una nota, la Giunta esprime una netta bocciatura del provvedimento, definendolo
il risultato di una scelta politica del Governo nell'ambito della riforma
promossa dal ministro Roberto Calderoli.
«Il
Governo ha ignorato le richieste dei sindaci e ha deciso di declassare numerosi
Comuni montani – afferma l'amministrazione – con conseguenze dirette sulla
distribuzione delle risorse pubbliche, sugli incentivi destinati
all'agricoltura, sulle politiche di sviluppo delle aree interne e sulla
possibilità di garantire servizi adeguati alle comunità locali».
Per
il Comune, il decreto non rappresenta un semplice intervento tecnico, ma una
scelta destinata a modificare gli equilibri tra Stato e autonomie locali,
incidendo concretamente sulla programmazione territoriale e sulle politiche
dedicate alla montagna.
L'amministrazione
ricorda come, nei mesi scorsi, numerosi sindaci dell'Emilia-Romagna interessati
dal declassamento abbiano chiesto senza successo l'apertura di un confronto con
il Governo, evidenziando le criticità della nuova classificazione. Richieste
che, secondo i primi cittadini, sono rimaste inascoltate nonostante gli appelli
e le proposte avanzate durante l'iter del provvedimento.
Tra
le principali preoccupazioni figurano la possibile riduzione dei fondi
destinati ai Comuni montani, la perdita di agevolazioni e incentivi per il
settore agricolo, le ricadute sulle politiche di contrasto allo spopolamento e
i possibili effetti sull'organizzazione dei servizi pubblici, compreso il
mantenimento dell'autonomia scolastica nei territori più fragili.
La Giunta di Marzabotto ribadisce infine che la mobilitazione istituzionale non si fermerà con l'entrata in vigore del decreto. «Il confronto politico e istituzionale non può considerarsi concluso – sottolinea l'amministrazione –. Continueremo a difendere il ruolo delle autonomie locali e il diritto delle comunità montane a essere protagoniste delle decisioni che riguardano il proprio futuro, chiedendo una revisione di criteri che riteniamo penalizzanti e non rispondenti alla realtà dei nostri territori».
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