domenica 12 luglio 2026

Dal 22 luglio Marzabotto non sarà più Comune montano. La Giunta: «Una scelta che penalizza il territorio»

L'amministrazione comunale si schiera contro il decreto attuativo della riforma Calderoli: «Il Governo ha ignorato le richieste dei sindaci. A rischio risorse, incentivi, servizi e autonomia delle aree montane».



Dal 22 luglio 2026 il Comune di Marzabotto non sarà più classificato come Comune montano. La novità, conseguenza dell'entrata in vigore del decreto attuativo della legge 131/2025 sulla nuova classificazione dei territori montani, viene duramente contestata dalla Giunta comunale, che parla di una decisione destinata ad avere pesanti ripercussioni sul futuro delle aree interne.

Secondo l'amministrazione, il provvedimento comporterà una riduzione delle opportunità per il territorio, incidendo sull'accesso ai finanziamenti pubblici, sugli incentivi destinati alle imprese agricole, sulle politiche di contrasto allo spopolamento e sulla tenuta dei servizi essenziali, comprese le istituzioni scolastiche.

In una nota, la Giunta esprime una netta bocciatura del provvedimento, definendolo il risultato di una scelta politica del Governo nell'ambito della riforma promossa dal ministro Roberto Calderoli.

«Il Governo ha ignorato le richieste dei sindaci e ha deciso di declassare numerosi Comuni montani – afferma l'amministrazione – con conseguenze dirette sulla distribuzione delle risorse pubbliche, sugli incentivi destinati all'agricoltura, sulle politiche di sviluppo delle aree interne e sulla possibilità di garantire servizi adeguati alle comunità locali».

Per il Comune, il decreto non rappresenta un semplice intervento tecnico, ma una scelta destinata a modificare gli equilibri tra Stato e autonomie locali, incidendo concretamente sulla programmazione territoriale e sulle politiche dedicate alla montagna.

L'amministrazione ricorda come, nei mesi scorsi, numerosi sindaci dell'Emilia-Romagna interessati dal declassamento abbiano chiesto senza successo l'apertura di un confronto con il Governo, evidenziando le criticità della nuova classificazione. Richieste che, secondo i primi cittadini, sono rimaste inascoltate nonostante gli appelli e le proposte avanzate durante l'iter del provvedimento.

Tra le principali preoccupazioni figurano la possibile riduzione dei fondi destinati ai Comuni montani, la perdita di agevolazioni e incentivi per il settore agricolo, le ricadute sulle politiche di contrasto allo spopolamento e i possibili effetti sull'organizzazione dei servizi pubblici, compreso il mantenimento dell'autonomia scolastica nei territori più fragili.

La Giunta di Marzabotto ribadisce infine che la mobilitazione istituzionale non si fermerà con l'entrata in vigore del decreto. «Il confronto politico e istituzionale non può considerarsi concluso – sottolinea l'amministrazione –. Continueremo a difendere il ruolo delle autonomie locali e il diritto delle comunità montane a essere protagoniste delle decisioni che riguardano il proprio futuro, chiedendo una revisione di criteri che riteniamo penalizzanti e non rispondenti alla realtà dei nostri territori».

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