mercoledì 29 luglio 2009

Frana di BRENTO


Sono iniziati i lavori per il ripristino della viabilità sulla comunale che mette in comunicazione Brento con Badolo.

La strada è rimasta interrotta per diversi mesi per il crollo di un muro di sostegno in cemento, scalzato dalle piogge e spinto dalle parti rocciose che si sono staccate a monte. L’intervento di sistemazione è stato affidato alla ‘Esploden’ che già ha portato a termine diverse sistemazioni nell’area del Contrafforte Pliocenico.
Si presume che i lavori impegneranno per circa una decina di giorni e comprendono lo sgombero del fondo stradale di quanto è franato, la pulizia della parete interessata dal distacco di rocce, il distacco di parti in bilico nella parete e che potrebbero quindi portare a una seconda frana. Per questa operazione verranno utilizzate anche micro cariche esplosive.
Infine la parete verrà messa in sicurezza con una rete metallica fissata alla roccia. Questa impedirà che eventuali disgaggi di parti rocciose arrivino sulla strada. L’avvio dei lavori è stato apprezzato principalmente dagli operatori economici della zona .
Osvaldo, il titolare della Vecchia Trattoria di Monte Adone, ha detto: “La mancanza di via Brento si è fatta sentire. Molti di coloro che ci raggiungevano seguendo questa via, si sono trovati spiazzati. Abbiamo registrato un calo di presenze”. Il sindaco di Monzuno Marco Mastacchi ha ottenuto i finanziamenti dichiarando l’intervento di ‘massima urgenza’.

Acqueforti di Luciano De Vita

Trenta acqueforti di Luciano De Vita saranno esposte da sabato (1° agosto), alle 18,30, ai Fienili del Campiaro di Grizzana Morandi. Si tratta di incisioni realizzate dall’artista dal 1952 al 1982 e le due cartelle ‘Nel mio giardino’ del 1970 e ‘Le cose che volano’ dell’anno successivo che testimoniano la raffinatissima sapienza incisoria e la predilezione per le tecniche calcografiche dell’artista e che lo fanno uno dei più grandi incisori italiani del XX secolo. Il catalogo della rassegna, che resterà aperta al pubblico fino a domenica 20 settembre, ospita anche testi critici di Eugenio Riccòmini e di Pietro Lenzini e presenta le riproduzioni di tutte le opere esposte e aggiornati apparati bio-bibliografici.

FERMO FRANCHI




“Ho novantuno anni quasi novantadue e li debbo a mio fratello Medardo, alla sua determinazione e al mio intuito che mi ha portato a sfidare la sorte e fuggire davanti al militare tedesco che stava per spararci”, chiarisce subito Fermo Franchi, il superstite ancora in vita della prima strage tedesca a Marzabotto.
“L’averlo seguito mi ha salvato dalle pallottole tedesche, pallottole già in canna della mitragliatrice a noi rivolta”.
Poi Fermo racconta l’accaduto del lontano 23 luglio 1944, quando a seguito di uno scontro fra tedeschi e partigiani a Sibano, era rimasto sul campo un soldato germanico e diversi altri avevano riportate ferite.
Gli occupanti iniziarono subito un rastrellamento per la rappresaglia che intendevano attuare. I militari prelevarono diversi malcapitati e passarono anche dal podere ‘Faggiolo’dove fecero prigionieri anche i fratelli Fermo e Medardo Franchi che assieme ai loro famigliari conducevano appunto il podere Faggiolo.
“Noi due e altri nove uomini fummo radunati in un gruppo e per diverse ore rimanemmo fermi nei pressi del fienile in attesa ”, racconta ancora Fermo. “Mio fratello in diverse occasioni mi propose di tentare la fuga poiché a sorvegliarci c’era un solo soldato. Ma io lo frenavo poiché temevo per le probabili ritorsioni nei confronti dei nostri famigliari”.
A guidare i tedeschi c’erano due miliziani repubblichini, precisa ancora il sopravvissuto che ci fecero capire che la nostra sorte era segnata.
“Poi ci rendemmo conto che l’informazione era fondata poiché fummo costretti a metterci in fila e il soldato tedesco si preparò a fare fuoco contro di noi” ricorda ancora Fermo. “Mio fratello non esitò, fece un balzo in avanti, diede uno spintone al soldato che , pur non cadendo a terra, fu costretto a muoversi per mantenere l’equilibrio. Quasi contemporaneamente a mio fratello balzai in avanti anch’io, poi ci seguì un terzo dei rastrellati. Il tedesco lanciò subito una raffica di mitra che prese in pieno il terzo fuggiasco, ferì me a un orecchio e non raggiunse mio fratello che se la cavò senza alcun danno. Corremmo lungo una capezzagna”, racconta ancora Medardo fino a un punto da poterci riparare alla vista. I tedeschi portarono a termine il loro progetto criminoso fucilando nove poveretti e poi diedero fuoco al fienile. A noi giunsero le insopportabili e strazianti grida di dolore delle vittime”.
Le vittime di Faggiolo sono state recentemente ricordate in un incontro alla presenza del neo sindaco Romano Franchi, figlio di Medardo.

martedì 28 luglio 2009

CRISI



“Le aziende di Sasso Marconi registrano ormai 1800 cassaintegrati e non è detto che siamo al vertice della parabola”. La precisazione è del sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti che ha voluto avere, a seguito della congiuntura in atto, un quadro preciso della situazione.

“Nel settore metalmeccanico, il più consistente a Sasso Marconi, le aziende coinvolte nella cassa integrazione sono 31: Arcotronics registra 350 cassaintegrati, 240 la Ravaglioli, 40 la Bierrebi, 20 la El Control, 23 la Rivetteria Bolognese, un centinaio la ATS Microfusione , 34 la Cat Corsini solo per citarne alcune, quelle che presentano numeri consistenti. Le altre sono per lo più al di sotto delle 10 unità. Negli altri settori produttivi non si naviga in acque migliori, come la Ciba nel settore chimico, le tre aziende grafiche presenti nel territorio comunale e la Marconigomma. Sono in grosse difficoltà la Cat Corsini, per la quale si è aperto un ‘tavolo di crisi’ in Provincia proprio oggi e la Bierrebi per la quale si potrebbe giungere a breve allo stesso punto. A settembre ci aspettiamo l’onda d’urto della crisi, alla quale ci prepariamo cercando di attutire l’impatto sociale con un progetto di valenza distrettuale e con programmi di riqualificazione formativa, utili ad agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro degli eventuali espulsi dal mondo del lavoro. Si affronterà la difficoltà anche assicurando un supporto logistico a chi vorrà tentare la libera professione o l’attività imprenditoriale” ha concluso il primo cittadino.

Cristina Pattarozzi , che segue le imprese meccaniche della valle del Reno per la Fiom Cgil, commenta così il momento: “Il futuro è incerto per tutte le aziende con personale in cassa integrazione, anche perché tale futuro è fortemente condizionato da ciò che faranno le banche. Se le banche decidono di non supportare le aziende il crollo sarà inevitabile, con un imprevedibile impatto occupazionale”.

Chi vive il momento con vera apprensione sono i cassaintegrati: “E’ opprimente sentirsi, a un certo punto della tua vita lavorativa, un peso per l’azienda nella quale hai lavorato a volte per decenni, legandoti ovviamente ad essa” precisa Natascia Zagnoni della Cat Corsini. “Temiamo che non vi sia in diversi casi soluzione poiché molte aziende non sono vittime solamente della crisi globale, ma pagano anche proprie difficoltà. Difficoltà spesso addebitabili a una strategia sbagliata di puntare al solo contenimento dei costi e non sulla innovazione. Questo ha portato anche all’abbandono degli investimenti”.

La posta che non arriva



A Sasso Marconi la posta arriva alle buchette con cadenza settimanale, anziché giornaliera come tutti si attendono.

La constatazione è di Alberto Scagliarini che abita in via XXV Aprile. Aspettava posta con urgenza. Gli era stato assicurato che il plico era stato spedito nei termini previsti, ma la sua buchetta era sempre vuota. Si è allora recato alla direzione locale delle Poste e gli è stato spiegato che la sua abituale porta lettere aveva chiesto un periodo di ‘aspettativa’ e che quindi per tale periodo la porzione di paese a lei assegnata avrebbe avuto una riduzione di quantità di servizio poiché la signora in aspettativa non era stata rimpiazzata. Alla sua protesta per tale incomprensibile disorganizzazione, gli veniva spiegato che la sostituzione non dipendeva dall’ufficio di Sasso Marconi ma dalle direzione centrale di Bologna. Sicuro di essere di fronte a una chiara dimenticanza, Scagliarini si è messo al telefono e ha fatto i numeri che lo potevano mettere in contatto con i dirigenti bolognesi. L’impresa, nonostante diversi tentativi, non gli è riuscita: “Un muro di gomma” lamenta l’utente deluso. “Ognuno mi passava il ‘responsabile’ del settore e finivo regolarmente a un telefono che non rispondeva. La poste sono sotto organico e allora ho chiesto di poter prelevare io stesso la mia posta dall’ufficio postale e mi è stato detto che non era possibile poiché la posta ‘non era stata lavorata’ e cioè divisa per utente. Mi sono offerto di fare io stesso la selezione e mi è stato ripetuto che non è consentito. Sono abbonato a un settimanale per vere un recapito urgente ho pagato un ‘supplemento’, bella presa in giro ” conclude amareggiato. Il direttore della sede sassese della Posta Angela Danesi e il caposquadra dei portalettere Franco Fontana non vogliono commentare la denuncia. Dall’ufficio bolognese si precisa: “Nelle ultime settimane si è provveduto all’assunzione di personale con contratto a tempo determinato. I portalettere neoassunti, mentre erano impegnati nella necessaria formazione, sono stati affiancati dai colleghi nell’attività quotidiana della consegna e questo può aver provocato un rallentamento del servizio di recapito”.