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sabato 12 luglio 2025

Integrazione CAU e Continuità Assistenziale nelle Case della Comunità: nessuna criticità nella fase di avvio



L’Azienda USL di Bologna informa:

 

Nessuna criticità registrata nella prima settimana di integrazione tra l’attività dei Centri di Assistenza Urgenza (CAU) e il servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) nelle Case della Comunità del Navile, di San Lazzaro di Savena e di Casalecchio di Reno. I dati relativi agli accessi confermano una buona tenuta del nuovo modello organizzativo, con numeri in linea con lo stesso periodo del 2024 e un utilizzo corretto delle diverse modalità di assistenza.

Dal 1° all’8 luglio, durante le prime sette notti di attività integrata, sono state complessivamente erogate 459 prestazioni sanitarie:

·         188 al Navile (media: 27 persone a notte),

·         135 a Casalecchio (media: 19 persone a notte),

·         136 a San Lazzaro (media: 19 persone a notte).

La maggior parte degli accessi si è concentrata nella fascia oraria compresa tra le 20 e le 22 (50%), seguita da quella tra le 22 e le 24 (30%) e dalle ore 0 alle 8 del mattino (20%).

Tipologia di interventi

Il 47% delle richieste è stato gestito con un consulto telefonico attraverso il numero unico 051 3131, attivo dalle ore 20. Il 51% ha richiesto una visita ambulatoriale:

·         In media, 14 persone a notte al Navile,

·         11 a San Lazzaro,

·         9 a Casalecchio.

Solo nel 2% dei casi è stata necessaria una visita domiciliare o presso strutture di riferimento (rispettivamente 5 e 4 episodi).

Nel 90% delle situazioni, le prestazioni erogate hanno consentito di garantire la permanenza o il ritorno del paziente al proprio domicilio. I pochi casi che hanno richiesto un accesso a percorsi di emergenza sono stati sempre presi in carico in modo tempestivo e appropriato, in continuità con quanto avveniva con i precedenti servizi di CA e CAU.

L’invito ai cittadini: “Telefonare sempre allo 051 3131”

L’Azienda USL di Bologna ricorda che, a partire dalle ore 20, è fondamentale telefonare sempre allo 051 3131, numero unico della Continuità Assistenziale. Questo consente una valutazione preventiva, per garantire la risposta più adeguata al bisogno (consulenza telefonica, visita ambulatoriale o domiciliare) e attivare tempestivamente i percorsi più appropriati.

Per rafforzare l’informazione e promuovere un uso consapevole del servizio, nei prossimi giorni sarà avviata una campagna di comunicazione dedicata, rivolta a tutti i cittadini del territorio.

martedì 14 gennaio 2025

Dipendenza dei Medici di Famiglia nelle Case della Comunità: un grave errore da evitare

 


 

Il Consiglio Regionale dello SNAMI Emilia-Romagna esprime profonda preoccupazione per la proposta emersa negli ultimi giorni di trasformare i Medici di Famiglia in lavoratori dipendenti e subordinati, allo scopo di colmare forzatamente le criticità del progetto delle Case della Comunità. Tale soluzione, qualora attuata, rappresenterebbe un grave errore, in grado di compromettere sia la qualità che l’efficienza del sistema sanitario territoriale, a meno di un improbabile investimento di miliardi di euro per sostenere l’intero impianto.

La scelta di modificare il "contenitore contrattuale" senza affrontare i problemi strutturali del sistema sanitario rischia di peggiorare le criticità attuali. L’imposizione di una subordinazione gerarchica ai Medici di Famiglia – già provati da una governance decennale priva di visione – potrebbe determinare un effetto domino negativo, simile a quanto si osserva negli ospedali. L’esplosione del fenomeno dei medici a gettone è un chiaro esempio delle conseguenze di una gestione centralizzata, burocratica e politicizzata.

I Medici di Famiglia svolgono un ruolo cruciale come garanti degli interessi dei cittadini, grazie alla loro autonomia professionale e alla capacità di instaurare un rapporto di fiducia personale con i pazienti. Privarli di questa autonomia, trasformandoli in dipendenti delle Case della Comunità, significherebbe snaturarne la funzione e ridurne l’efficacia. Inoltre, l’aumento delle pressioni burocratiche e gerarchiche potrebbe ripercuotersi negativamente sul benessere psicofisico dei professionisti, già sottoposti a carichi di lavoro insostenibili.

Le Case della Comunità, ideate come presidi sanitari di prossimità, rischiano di trasformarsi in strutture impersonali e sovraccariche, lontane dall’attuale capillarità degli studi medici. Questo approccio, più orientato alla logica industriale che a quella relazionale, non soddisfa le esigenze di fiducia e continuità assistenziale che i cittadini meritano. La letteratura scientifica evidenzia come il rapporto fiduciario tra medico e paziente sia una componente fondamentale della cura.

La soluzione non è assorbire i Medici di Famiglia nel sistema pubblico come lavoratori subordinati, bensì aggiornare le regole convenzionali con una visione strategica. È necessario:

  • Potenziare le competenze attribuite ai Medici di Famiglia, a partire dal percorso formativo;
  • Negoziare standard di accreditamento e regole per la contestabilità del medico curante;
  • Semplificare i processi amministrativi e garantire risorse adeguate per l’esercizio della professione;
  • Integrare i diversi livelli di assistenza sanitaria con strumenti innovativi e investimenti mirati.


In un momento in cui la sanità territoriale ha bisogno di rafforzarsi per rispondere alle crescenti esigenze della popolazione, è fondamentale valorizzare il ruolo del Medico di Famiglia come pilastro del sistema. Invitiamo le istituzioni a riconsiderare questa proposta e ad avviare un confronto serio con i professionisti del settore, individuando soluzioni concrete e sostenibili per migliorare l’assistenza sanitaria senza compromettere l’autonomia e la qualità del servizio offerto ai cittadini.

Questo testo mantiene i punti chiave del messaggio originale, ma li organizza in modo più coerente e fluido, migliorando chiarezza ed efficacia comunicativa.