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sabato 6 dicembre 2025

Cade durante l’arrampicata a Badolo: 28enne salvato dal Soccorso Alpino

Un volo di cinque metri sulla falesia della “palestrina”: intervento congiunto di tecnici del CNSAS ed elisoccorso, il giovane trasportato al Maggiore in codice di media gravità.



Incidente nella tarda mattinata di oggi nella zona della “palestrina”, la parte più alta e frequentata della falesia di Badolo a Sasso Marconi. Due amici, un uomo e una donna, erano usciti per un’arrampicata quando, intorno alle 11.30, il 28enne – residente in provincia di Potenza – è precipitato per circa cinque metri mentre stava scalando, finendo sulla cengia sottostante e riportando una frattura a un arto inferiore.

La compagna di cordata ha subito allertato il NUE 112. La Centrale Operativa 118 Emilia Est ha inviato sul posto l’ambulanza di Sasso Marconi, la squadra del Soccorso Alpino e Speleologico – Stazione Rocca di Badolo – e l’elisoccorso 118 di Pavullo, dotato di verricello e con a bordo un tecnico del CNSAS.


I tecnici territoriali del Soccorso Alpino hanno raggiunto rapidamente il ferito, immobilizzandogli l’arto e sistemando l’uomo sulla barella per poi calarlo fino al piazzale della chiesetta. Nel frattempo l’equipaggio dell’elicottero, impossibilitato ad atterrare nella zona, è stato sbarcato con il verricello.

Dopo la valutazione del medico anestesista, l’alpinista è stato recuperato e imbarcato nuovamente tramite verricello sull’elicottero, che lo ha trasportato all’Ospedale Maggiore di Bologna. È stato ricoverato in codice di media gravità.



martedì 16 agosto 2022

Club alpino e guide alpine italiane insieme per la riqualificazione delle falesie italiane

Al via un progetto di riqualificazione e manutenzione di 20 siti di arrampicata su roccia, uno per ogni regione d'Italia


È in partenza un progetto di riqualificazione e manutenzione delle falesie italiane guidato dal Club alpino Italiano, in particolare dalla Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo Scialpinismo e Arrampicata Libera, in stretta collaborazione con il Collegio Nazionale delle Guide alpine Italiane.

I lavori, che inizieranno in questi ultimi mesi del 2022, riguarderanno 20 siti d'arrampicata su roccia, uno per ogni regione italiana, ancora in via di definizione. Lo scopo è quello di realizzare dei prototipi di riferimento di siti naturali dedicati all'arrampicata su roccia, al fine di promuovere questa attività in ambiente naturale: saranno scelte falesie che offrono itinerari di arrampicata adatti a diverse tipologie di utenti, dai bambini ai principianti, con un occhio anche agli esperti.   

Il progetto punta a creare siti di arrampicata su roccia che prevedano chiodature affidabili, realizzate da professionisti competenti secondo le "Linee guida per l'attrezzatura dei siti naturali per l'arrampicata e dei percorsi attrezzati", pubblicate nel 2016 dal Collegio Nazionale delle Guide Alpine. Resta fermo che indipendentemente dal tipo di chiodatura impiegata, l'arrampicata su roccia rimane un'attività potenzialmente pericolosa perché si svolge in natura e richiede all'arrampicatore osservazione dell'ambiente e comportamenti corretti.

Il CAI per promuovere l'iniziativa mette a disposizione per l'anno 2022 un primo finanziamento di 400.000 euro che garantisce ad ogni Gruppo Regionale la realizzazione di un prototipo di falesia del costo previsto di 20.000 euro cadauno. Il Gruppo Regionale farà riferimento alla Commissione Regionale Scuole di Alpinismo Scialpinismo e Arrampicata libera per individuare i siti più adatti. In base a successivi finanziamenti sia del CAI che di altri enti sarà possibile realizzare altri prototipi. 

"Questo progetto è un primo tassello di un programma più ampio di attenzione nei confronti dell'alpinismo da parte del CAI - dice Antonio Montani, presidente del Club alpino italiano -. Ci sta molto a cuore perché le falesie rappresentano una porta d'accesso verso l'arrampicata in ambiente che come CAI vogliamo tornare a promuovere con molta convinzione".  

"Siamo molto contenti che il CAI abbia coinvolto le Guide alpine italiane in un progetto che valorizza il patrimonio di conoscenza e competenza tecnica tipico della nostra professione - dice Martino Peterlongo, presidente del Collegio Nazionale delle Guide alpine Italiane. Ci auguriamo che sia l'inizio di una collaborazione che ci porti insieme a promuovere la passione dell'alpinismo tra nuovi praticanti".

giovedì 4 dicembre 2014

A Grizzana Morandi si 'potano' le piante in arrampicata.



Domenica prossima 7 e lunedì 8 dicembre, nel parco di Villa Mingarelli e in piazza del municipio di Grizzana Morandi si impara a potare gli alberi con la tecnica del ‘tree cilmbing’.

Il tree climbing è una tecnica di arrampicata, movimento e lavoro in pianta nata per effettuare interventi mirati e selettivi sugli alberi lavorando all'interno della chioma. Spesso le piante su cui si deve operare  presentano difficoltà di accesso per i macchinari o le branche che necessitano di interventi sono difficili da raggiungere senza danneggiare altri rami. In questi casi l'azione del climber è non solo l'unica possibile, ma anche la più rispettosa della fisiologia della pianta.

Le lezioni a Grizzana Morandi si propongono di dare gli elementi base e le precauzioni utili per operare in sicurezza a chi si avvicina per la prima volta a questa attività nonché conoscere le attrezzature, i sistemi di accesso e i materiali utilizzati per l’arrampicata e la potatura.

venerdì 6 giugno 2014

Il CSI Sasso invita a ‘vivere l’estate in ‘moto’.








Domenica prossima la passeggiate del CSI sarà tra antichi borghi, alla ricerca di rare fioriture ... e curiosando in fattoria.




ARRAMPICATA SPORTIVA nella PALESTRE  ALL' APERTO del 
 centro sportivo Ca' de Testi.


                                            
                                                                   

Per il prossimo weekend, due simpatiche escursioni:
la prima sotto la luce della Luna,

la seconda alla ricerca di antichi Mulini.


martedì 7 aprile 2009

BENNI


“Hanno fatto la multa a ‘Benni’. Lo hanno beccato mentre scendeva lungo la parete in tempi e in tracciati proibiti e lo hanno multato di ben 500 euro”. La voce è girata di bocca in bocca lungo tutto il contrafforte pliocenico e la novità ha avuto la disapprovazione generale.

Multare Benni, il più noto cultore della parete di Badolo, attento manutentore e tracciatore dei sentieri e delle linee di arrampicata lungo la bianca parete di arenaria, è per i tanti estimatori dell’arrampicatore come per un bolognese veder mettere i pantaloni al Gigante. Uno scempio contro la città. Multare Benni è stato uno scempio contro il contrafforte pliocenico. Tutti irritati e alla ricerca di qualcosa da fare, poiché la vicenda non può passare in sordina ne’ terminare con il pagamento.

Gli ospiti della casa famiglia di padre Marella, la Sorgente di Badolo, dove Benni collabora per portare avanti il difficile compito di assistere coloro che devono ritrovare la forza della vita, pensano a una vera e propria protesta ufficiale alla Polizia Provinciale che ha redatto il verbale di contravvenzione. Il Club Alpino sta pensando a un ricorso. Se si multa Benni che certamente non può aver fatto danni ambientali o operazioni dannose per la parete pliocenica, cosa fare a chi compie nell’indifferenza di tutti continuamente scempi ambientali, come abbandonare per esempio i rifiuti a Badolo?. Non ci siamo, si ripete fra coloro che si trovano a commentare la vicenda.

Ma Benni, al secolo Benito Modoni, che dice? Non si scompone. “Sapevo che non potevo andare ma come sempre ho fatto alcune discese lungo la parete per valutare lo stato dei chiodi applicati alle masse rocciose. Gli altri anni questa operazione la facevo in settembre-ottobre. Quest’anno per l’andamento climatico non mi è stato possibile per cui l’ho fatto in febbraio. Qualcuno mi ha visto e mi ha fotografato. La Polizia provinciale mi ha poi convocato e mi ha consegnato il verbale”. Benni spiega poi, “Quando si poteva fare arrampicata senza tante beghe ho tracciato tante nuove vie e nuovi sentieri. Poi il contrafforte è divenuto parco : non si poteva, ma si chiudeva un occhio. Ora è area protetta e non chiudono più quel benedetto occhio”.