Pierpaolo Lanzarini: «In Appennino più che servizi di trasporto, vere e proprie sevizie»
Vivere nelle aree interne significa spesso fare i
conti con servizi essenziali costosi e inefficienti. Una realtà che molti
residenti descrivono senza giri di parole: «Quassù siamo vacche da mungere. E
dobbiamo accettarlo».
Un’affermazione dura, ma che trova riscontro nei numeri e nelle esperienze
quotidiane di chi abita in montagna, dove – denunciano i cittadini – sulla
pelle dei residenti si costruisce più propaganda che soluzioni concrete.
A raccontarlo è una residente
dell’Appennino bolognese, che prende ad esempio una situazione tutt’altro che
eccezionale: una visita medica all’ospedale Maggiore di Bologna partendo da
Vergato. Dopo gli ultimi aumenti delle tariffe ferroviarie e del trasporto
pubblico locale – decisi da Tper e approvati dalla maggioranza in Comune a
Bologna – il conto è presto fatto.
Il viaggio di sola andata prevede
4,50 euro per il treno, ai quali si aggiungono 2,30 euro per il biglietto dell’autobus
urbano da 90 minuti. Per il rientro servono altri due titoli di viaggio: un
ulteriore biglietto del bus e un altro del treno, per un totale di 13,60 euro
complessivi. Una cifra che, in caso di anziani o persone non autosufficienti
costrette a viaggiare con un accompagnatore, raddoppia facilmente, arrivando a
pesare come «una cena stellata» o «una spesa settimanale per due».
E tutto questo prima ancora di
considerare l’eventuale ticket sanitario.
Di fronte a costi simili, ci si
aspetterebbe almeno un servizio efficiente, capace di incentivare l’uso del
trasporto pubblico e ridurre il ricorso all’auto privata. La realtà, però, è
ben diversa. Ritardi frequenti, corse cancellate, carrozze sovraffollate e
continui disservizi caratterizzano il viaggio. Una volta arrivati in città, il
quadro non migliora: cambi di percorso improvvisi, autobus che saltano le
corse, collegamenti poco affidabili.
«Più che un servizio – osserva
Pierpaolo Lanzarini (nella foto) – sembra una sevizia». Una condizione che rende difficile,
se non scoraggiante, affidarsi ai mezzi pubblici per esigenze fondamentali come
la salute.
Eppure, denunciano i residenti,
questi stessi disagi vengono spesso ignorati da chi siede nei palazzi della
politica, troppo impegnato in una campagna elettorale permanente. «Basterebbe
guardare un po’ di più a ciò che accade nella vita reale delle persone – e un
po’ meno ai tavolini degli spritz – per rendersi conto della situazione», è
l’amara considerazione.
Un appello che riguarda anche gli
amministratori locali delle vallate appenniniche, chiamati a occuparsi non solo
di grandi opere, progetti infrastrutturali o nuove colate di cemento, ma anche
– e soprattutto – dei bisogni quotidiani dei propri cittadini: muoversi,
curarsi, vivere dignitosamente nei territori che abitano.
(Sollecitato da Dubbio)
2 commenti:
Sono d'accordo
Caro Pierpaolo sottoscrivo la tua riflessione.
È evidente che alla intollerabile disattenzione verso il territorio montano da parte degli enti sovraordinati, si somma la evidente inadeguatezza degli amministratori locali nel rappresentare e difendere gli interessi delle Comunità.
Non è sempre stato così in passato e la fifferenza è abissale.
Posta un commento