giovedì 5 febbraio 2026

La vita nelle aree interne, ovvero il calvario quotidiano della montagna

 Pierpaolo Lanzarini: «In Appennino più che servizi di trasporto, vere e proprie sevizie»



Vivere nelle aree interne significa spesso fare i conti con servizi essenziali costosi e inefficienti. Una realtà che molti residenti descrivono senza giri di parole: «Quassù siamo vacche da mungere. E dobbiamo accettarlo».
Un’affermazione dura, ma che trova riscontro nei numeri e nelle esperienze quotidiane di chi abita in montagna, dove – denunciano i cittadini – sulla pelle dei residenti si costruisce più propaganda che soluzioni concrete.

A raccontarlo è una residente dell’Appennino bolognese, che prende ad esempio una situazione tutt’altro che eccezionale: una visita medica all’ospedale Maggiore di Bologna partendo da Vergato. Dopo gli ultimi aumenti delle tariffe ferroviarie e del trasporto pubblico locale – decisi da Tper e approvati dalla maggioranza in Comune a Bologna – il conto è presto fatto.

Il viaggio di sola andata prevede 4,50 euro per il treno, ai quali si aggiungono 2,30 euro per il biglietto dell’autobus urbano da 90 minuti. Per il rientro servono altri due titoli di viaggio: un ulteriore biglietto del bus e un altro del treno, per un totale di 13,60 euro complessivi. Una cifra che, in caso di anziani o persone non autosufficienti costrette a viaggiare con un accompagnatore, raddoppia facilmente, arrivando a pesare come «una cena stellata» o «una spesa settimanale per due».

E tutto questo prima ancora di considerare l’eventuale ticket sanitario.

Di fronte a costi simili, ci si aspetterebbe almeno un servizio efficiente, capace di incentivare l’uso del trasporto pubblico e ridurre il ricorso all’auto privata. La realtà, però, è ben diversa. Ritardi frequenti, corse cancellate, carrozze sovraffollate e continui disservizi caratterizzano il viaggio. Una volta arrivati in città, il quadro non migliora: cambi di percorso improvvisi, autobus che saltano le corse, collegamenti poco affidabili.

«Più che un servizio – osserva Pierpaolo Lanzarini (nella foto) – sembra una sevizia». Una condizione che rende difficile, se non scoraggiante, affidarsi ai mezzi pubblici per esigenze fondamentali come la salute.

Eppure, denunciano i residenti, questi stessi disagi vengono spesso ignorati da chi siede nei palazzi della politica, troppo impegnato in una campagna elettorale permanente. «Basterebbe guardare un po’ di più a ciò che accade nella vita reale delle persone – e un po’ meno ai tavolini degli spritz – per rendersi conto della situazione», è l’amara considerazione.

Un appello che riguarda anche gli amministratori locali delle vallate appenniniche, chiamati a occuparsi non solo di grandi opere, progetti infrastrutturali o nuove colate di cemento, ma anche – e soprattutto – dei bisogni quotidiani dei propri cittadini: muoversi, curarsi, vivere dignitosamente nei territori che abitano.

(Sollecitato da Dubbio) 

2 commenti:

  1. Caro Pierpaolo sottoscrivo la tua riflessione.
    È evidente che alla intollerabile disattenzione verso il territorio montano da parte degli enti sovraordinati, si somma la evidente inadeguatezza degli amministratori locali nel rappresentare e difendere gli interessi delle Comunità.
    Non è sempre stato così in passato e la fifferenza è abissale.

    RispondiElimina