mercoledì 19 agosto 2026

Commercio. Evangelisti (FdI): "Crisi delle botteghe storiche, la Regione intervenga"

 La capogruppo chiede alla Giunta di farsi promotrice di un albo unico nazionale delle botteghe storiche



di Luca Govoni

La crisi del commercio di vicinato e delle botteghe storiche dell’Emilia-Romagna sono al centro di un'interrogazione presentata da Marta Evangelisti (Fratelli d'Italia), che sollecita l'intervento della Regione.

Costi insostenibili, burocrazia asfissiante e una totale assenza di ricambio generazionale - si legge nell'atto ispettivo - stanno facendo scomparire negozi di vicinato e botteghe storiche. I dati sono esemplificativi: negli ultimi dieci anni si è registrato un saldo negativo del -44,8% di aperture di nuovi negozi rispetto al 2014. "Di fronte a questa desertificazione commerciale, le risposte della Regione si stanno rivelando del tutto insufficienti e parcellizzate”, scrive la capogruppo di FdI.

"Colpisce - evidenzia Evangelisti - la crisi degli 800 negozi storici censiti nella nostra regione fra cui figurano eccellenze uniche come la ferrarese Osteria 'Al Brindisi' (la più antica d’Italia, attiva dal 1435) o l’Osteria del Sole a Bologna (dal 1465). Così come destano preoccupazione le chiusure che colpiscono la quotidianità delle nostre città, come quella dello storico negozio 'Centro Casa Casalinghi' di Modena, che ha abbassato le serrande dopo ben 58 anni di attività".

Le attività di prossimità - sottolinea la consigliera - non sono solo un pilastro economico e turistico, ma rappresentano vere e proprie sentinelle del territorio, presidi insostituibili di legalità, decoro e sicurezza urbana contro il degrado. Eppure, gli esercenti vengono lasciati soli di fronte ad affitti alle stelle, tassazione locale e costi fissi fuori controllo.

Da qui la richiesta alla Giunta di azioni urgenti e strutturali, a partire da un tavolo di coordinamento con gli enti locali e le associazioni di categoria, per definire un pacchetto straordinario di sgravi fiscali su Tari e occupazione del suolo pubblico per le attività certificate. “I fondi stanziati dalla Regione per i cosiddetti hub urbani si configurano nei fatti come uno spot politico - critica la capogruppo -. Per salvare il commercio di vicinato non basta certo finanziare il rifacimento di una vetrina o il posizionamento di due panchine di arredo urbano. servono interventi continui che sostengano l'esistenza fisica della bottega, accompagnando i giovani nel ricambio generazionale e supportando economicamente la complessa transizione digitale e multicanale”.

Infine, Marta Evangelisti sollecita l'esecutivo regionale "a chiarire quali misure intenda adottare per potenziare la sicurezza attorno ai locali storici e se intenda farsi promotrice presso il Governo e la Conferenza Stato-Regioni dell’istituzione di un albo unico nazionale delle botteghe storiche, volto a garantire una tutela legislativa omogenea e semplificata a livello nazionale".

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho dei vicini che si fanno portare da Deficiezon pure la carta igienica.
Aspetto solo che dopo aver chiuso la bottega sparisca pure la Deficiezon, vista la miseria locale che sarà stata ottenuta.
Magari chiuderà pure la cartiera PincoPallo in cui essi lavorano. Voglio vedere come si puliranno il c*lo, le aquile.

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

Fino ad una quarantina di anni fa i bottegai si compravano gli appartamenti con le entrate della propria attività, anche perché, diciamocelo, all’erario avevano l’abitudine di dichiarare il meno possibile. Poi è cambiato il mondo: centri commerciali sempre più frequentati, e con internet veloce è esploso l’acquisto online. Pensiamo che abbassando la Tari alla bottega invertiamo la tendenza? Otteniamo solo che, per compensare, qualcun altro non bottegaio si troverà a pagare una Tari più alta…
Questi grandi disegni vanno fatti a livello nazionale, con programmi strutturali a lunga scadenza. Cosa che negli ultimi decenni non è stata fatta. Si tira a fare provvedimenti che portino voti nell’immediato. Quanti stabilimenti hanno chiuso nella Valle del Reno? Non c’è rimasto più niente. E adesso che la gente ha meno soldi, non va in bottega ma compra su “Deficiezon” o al discount.
Le proposte che leggiamo sono un “panniciello caldo” per accaparrare qualche voto, nell’immediato appunto. Andando sempre a cascare sulla riduzione di tasse regionali o comunali. Ma sulle drastiche riduzioni di trasferimenti statali alle regioni, si fischietta e non se ne parla.